I SUPEREROI ITALIANI DIMENTICATI

I SUPEREROI ITALIANI DIMENTICATI

Sono pochi a conoscere i supereroi italiani, questa scarsa conoscenza è determinata da diversi fattori. Intanto sono personaggi datati: il più recente che abbia avuto un certo successo risale agli anni sessanta. All’epoca venivano spesso spacciati per americani (o comunque esteri) dagli editori, e risultava quindi difficile ai lettori riconoscerli come prodotti autoctoni. A questo problema si aggiunge che, tranne rare eccezioni, hanno avuto vita piuttosto breve.

Il capostipite dei superman italiani non è un vero e proprio supereroe, ma porta già in sé quelle caratteristiche che verranno riprese da una buona parte dei personaggi italiani di successo. Si tratta di Dick Fulmine, pubblicato per la prima volta nel marzo del 1938. Creato dalle fertili menti di Vincenzo Baggioli e Carlo Cossio, precede lo stesso Superman, nato nel giugno dello stesso anno.
Il poliziotto italoamericano Dick Fulmine è dotato di una forza superiore al normale e di una notevole resistenza, tanto che, più di una volta, esce illeso da esplosioni e incidenti vari. Una “superforza” chiaramente ispirata a quella di Maciste, l’eroe comparso per la prima volta in Cabiria (1914), il film storico di Giovanni Pastrone con didascalie di Gabriele D’Annunzio (ovviamente non c’era ancora il sonoro), e poi riproposto dal cinema fino agli anni sessanta.
L’enorme successo di Dick Fulmine ha aperto la strada a un gran numero di epigoni a fumetti, alcuni dei quali ne sono semplicemente la copia, mentre altri sono da collocare nella fascia dei supereroi veri e propri.


Nel 1939 appare in Italia il primo supereroe americano, Superman, con il nome di Ciclone. Il personaggio riesce a ritagliarsi una nicchia di pubblico, tanto da giustificare la produzione di alcune avventure da parte di autori nostrani. Lo sceneggiatore di queste nuove storie è Vincenzo Baggioli, il creatore di Dick Fulmine. La pubblicazione di Ciclone viene interrotta dopo l’entrata in guerra, ma non senza avere stimolato la fantasia degli autori italiani, dando frutti che si vedranno in seguito.

GLI ANNI DEL BOOM
Bisogna attendere l’immediato dopoguerra per vedere i primi personaggi italiani dotati di veri e propri superpoteri, nati mixando l’eroe italico alla Dick Fulmine con i superuomini americani. Probabilmente i nostri autori hanno potuto conoscere altri supereroi oltre a Superman grazie ai soldati americani che, insieme al cioccolato e alle sigarette, si sono portati dietro anche parecchi albi a fumetti. Inoltre, nel 1946 le Edizioni Milano di Cino Del Duca hanno proposto numerosi supereroi negli albetti della Collezione Uomo Mascherato. Altri ancora compaiono sporadicamente nelle pubblicazioni antologiche, come, già nel 1945, Capitan America sul settimanale Il Pupazzetto.
Un riferimento importante è, infine, il personaggio in costume Phantom (da noi L’Uomo Mascherato), presentato negli anni trenta dal settimanale di grande successo L’Avventuroso: anche se in questo articolo non vengono trattati i personaggi mascherati privi di evidenti superpoteri come Yorga di Gian Luigi Bonelli e Antonio Canale (1945), Amok di Cesare Solini e ancora Canale (1946), Maskar (1949) di Giovanni De Leo e Gallieno Ferri (futuro co-creatore di Zagor), fino a L’Ombra (1964) di Alberto Ongaro e Hugo Pratt.

Nel giro di pochi mesi, tra la fine del 1945 e l’inizio del 1946, appaiono dunque diversi mirabolanti eroi italiani con capacità superiori a quelle dei normali esseri umani.
Il primo in assoluto è Tanks l’Uomo d’Acciaio, creato da Carlo Cossio nel novembre 1945. Le sue capacità fisiche somigliano a quelle di Superman, ma manca una componente fondamentale del modello d’oltreoceano: l’identità segreta. A un certo punto Tanks viene affiancato da una giovane spalla, a emulazione di Batman e tanti altri personaggi americani: Guizzo, un super bambino.
In questo fumetto, che si colloca nel genere fantascientifico, è ben presente la forte componente ironica caratteristica di Cossio, che lo fa risultare simpatico e coinvolgente anche a una lettura attuale. Le continue battute, anche durante le scene più cruente, sono più o meno sullo stesso tono di quelle del più recente Uomo Ragno.

Uno dei pochi eroi italiani ad avere avuto una vita editoriale abbastanza lunga è Misterix (1946), l’ottima creatura di Max Massimino Garnier e Paul Campani, precursore degli eroi tecnologici.
Le trame sono buone, anche se il congegno atomico da cui trae i poteri Misterix ha il difetto di guastarsi troppo spesso, finendo per mettere in grave difficoltà il protagonista. Il personaggio ha avuto un buon successo soprattutto in Argentina, dove continua a essere pubblicato, anche dopo la sospensione della serie italiana, con i testi di Alberto Ongaro. Negli ultimi episodi della serie, comunque, il congegno non viene più usato e Misterix somiglia molto più a Phantom che a un supereroe vero e proprio.

Sotto il nome di Ciclone appare nel dicembre del 1945 un eroe tutto nostrano a cura di Andrea Lavezzolo e ancora Carlo Cossio, con le tipiche sembianze dell’omaccione forzutissimo (una specie di Bud Spencer), chiaro epigono di Dick Fulmine. Già dall’aspetto del protagonista, pelato e corpulento, si intuisce che il fumetto è di taglio piuttosto grottesco e umoristico, risultando più una parodia del genere che un vero e proprio fumetto eroico. Comunque Ciclone ha una reale superforza, e ha anche la pelle decisamente dura, requisiti che lo accomunano al precedente personaggio che aveva portato il nome di Ciclone nell’anteguerra: Superman in persona.


Merita una citazione particolare L’Asso di Picche, il personaggio creato da Mario Faustinelli e Hugo Pratt alla fine del 1945, perché pur non essendo un vero e proprio superuomo si ispira a Batman, come riconosciuto dallo stesso Pratt. In una delle prime avventure viene addirittura affiancato da un ragazzo vestito esattamente come Robin (che stava partecipando a una festa in maschera!). Asso è il primo personaggio italiano ispirato integralmente a un supereroe americano: identità segreta, spalla adolescente e tutto il resto inclusi.


Nel dopoguerra quella degli uomini in maschera diventa una vera invasione, tanto che anche eroi ben collaudati si trovarono a indossarne una: abbiamo così (Dick) Fulmine Mascherato e Furio (Almirante) Mascherato. E tantissimi altri, compresi molti personaggi western, vanno in giro con una mascherina che non copre praticamente nulla. Oltre ai personaggi dotati di mascherina appaiono molti altri giustizieri muniti di un vero e proprio costume, comprensivo di mantello ed emblema sul petto. Anche questi però hanno una vita brevissima, come Dario Bolide (1947) e il Giustiziere (1946), i quali comunque non agiscono seguendo i canoni tipici dei supereroi, ma semplicemente secondo quelli del forzuto all’italiana originato da Maciste. Questi personaggi nascono proprio mentre i supereroi d’oltreoceano stanno agonizzando, fino a scomparire quasi del tutto poco prima della fine degli anni cinquanta, seguiti a breve distanza dai nostri.

IL RITORNO DEGLI EROI
Dopo la grande ondata del primo dopoguerra dobbiamo aspettare fino ai primi anni sessanta per trovare qualche altro supereroe degno di questo nome. Esaurita la spinta degli eroi italici, i successori non mostrano più caratteristiche autoctone, ma sono chiaramente ispirati, se non copiati, dai superuomini americani, che nel frattempo sono arrivati anche da noi sulle pagine dei mondadoriani Albi del Falco.

Fra i più noti ci sono sicuramente quelli presentati dalla casa editrice Universo. Il primo è Junior (1960) di Luigi Grecchi e Loredano Ugolini, inizialmente pubblicato su albetti allegati a Intrepido. Un altro è Atlas, sempre di Grecchi e Ugolini, apparso nel 1963 su Il Monello. Quest’ultimo ha rivisto la luce negli anni novanta sulle pagine del nuovo Intrepido, con Ade Capone ai testi e uno dei creatori originali, Loredano Ugolini. Entrambi i personaggi sono adolescenti, e le loro avventure, decisamente collocabili nella fantascienza, sono tutt’altro che scialbe o ingenue (come la media delle storie dell’epoca), ma ben caratterizzate e avvincenti. Junior viene pubblicato durante tutti gli anni sessanta, sviluppando trame lunghe e abbastanza intricate.

A contendere il successo a questi due eroi c’è Radar di Tristano Torelli e Franco Donatelli (in seguito disegnatore di Zagor), pubblicato dalla testata del Piccolo Sceriffo e poi su una propria (anche lui è stato “revisionato” negli anni novanta sull’effimera rivista Cyborg).
Le storie di Radar, piuttosto ingenue e simili simili a quelle del Superman anni cinquanta, hanno una buona accoglienza, visto che durarono oltre 100 episodi. Purtroppo poco approfondito psicologicamente, perché quello che sappiamo è solo che non vuole assolutamente farsi vedere: in tutte le sue azioni lo troviamo trasformato in animale o in altre persone, cosicché nessuno può dire di averlo mai visto in volto. Ha una identità ovviamente segreta e una fidanzata, Brenda. La sua vita privata è alquanto limitata perché le 12 tavole delle sue storie sono tutte occupate all’azione.


Radar è forse il nostro supereroe di maggiore successo, tanto che venne pubblicato anche in Inghilterra nell’albo Wonderman.

Luciano Secchi / Max Bunker, qualche anno prima di creare Alan Ford e diventare il portabandiera della Marvel in Italia, per l’Editoriale Corno si cimenta con i supereroi realizzando Atomik (1964), disegnato da Paolo Piffarerio, che per molti versi ricalca Misterix, essendo anche lui dotato di una miracolosa “tuta atomica”. Questo personaggio appare inizialmente in appendice agli albi di Maschera Nera, eroe western sempre ad opera di Secchi. Le sue storie sono discrete e le ultime anche ironiche. In una, per esempio, Atomik combatte contro alcune case editrici di fumetti che vogliono avere l’esclusiva della pubblicazione di un albo con le sue gesta.

Nonostante alcuni di questi superereoi abbiano anche avuto una vita abbastanza lunga, nessuno di loro ha mai raggiunto la popolarità dei modelli americani, e nemmeno quella dei maggiori eroi italiani del periodo. Questo nonostante Superman e Batman, contemporaneamente, mietessero successi nelle testate Mondadori. Gli autori italiani non seppero cogliere i motivi del successo dei personaggi d’oltreoceano, limitandosi a proporre storie che andavano dalla fantascienza al poliziesco senza mai sfruttare le vere potenzialità narrative offerte da un essere dotato di poteri sovrumani. Questo portò alla totale scomparsa dei supereroi “made in Italy” prima dell’inizio degli anni settanta.
Nessuno di loro, quindi, farà concorrenza gli eroi Marvel pubblicati dalla Corno.

 

6 commenti

  1. Una precisazione: in Inghilterra Radar mantenne il suo nome (e la stessa testatina degli episodi dell’edizione italiana), anche se appariva all’interno di una collana intitolata Wonderman.

    • Grazie della puntualizzazione Marcello, in effetti non ho mai visto uno degli albi inglesi.

  2. Articolo molto interessante, confesso che non conoscevo nè Tanks nè Ciclone.
    Il Plutos di Bonelli e Cimpellin potrebbe rientrare nella categoria?

  3. Articolo interessantissimo; certo che le storie dell’epoca leggibili in rete sono assolutamente godibili, ed è anche vero che molti non badavano assolutamente ad una identità segreta: addirittura in una serie dell’epoca, “Rizza”, la protagonista attira in trappola i criminali … direttamente dentro casa propria.

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