SANTA BARBARA COME UN FUMETTO SEXY

SANTA BARBARA COME UN FUMETTO SEXY

Secondo la leggenda santa Barbara è la figlia di Dioscoro, un alto dignitario della corte imperiale: alla fine del III secolo la città di Nicomedia (oggi Izmit, non lontano da Istanbul in Turchia) è la sede dell’imperatore romano Diocleziano, ricordato anche per le persecuzioni contro i cristiani.

Barbara vuole farsi cristiana e questo è un inaudito scandalo per il padre, che, temendo per la propria posizione davanti all’imperatore, imprigiona la figlia in una torre. Ma la ragazza fugge dalla prigione e, non trovando un sacerdote, si immerge in una piscina credendo così di “autobattezzarsi”.
L’ostinazione della figlia induce Dioscoro a esercitare lo “ius necandi”. Per la legge romana il marito o padre ha il diritto di uccidere la moglie o la figlia che si è macchiata di adulterio. Aderire alla religione proibita ha lo stesso significato.

Dioscoro spoglia pubblicamente la flglia come rappresentazione di ripudio, la fa torturare e infine la decapita con la spada. La giustizia divina vendica la ragazza sottoforma di un fulmine che cade sulla testa del crudele genitore.

Il fuoco che scende dal cielo consente l’attribuzione a Barbara, fatta santa, del patronato su chi lo maneggia, come i fonditori, i minatori, i pompieri e più avanti quasi tutte le forze armate di terra e di mare italiane, compresi gli artiglieri e gli addetti alle polveriere, che il fuoco lo temono, e chiamano il deposito degli esplosivi santabarbara. La ricorrenza di santa Barbara è il 4 dicembre.

In realtà era impensabile che un antico romano chiamasse Barbara la propria figlia, dato che i barbari erano considerati gente incivile e feroce, quindi disprezzati. Potrebbe però essere che Dioscoro avesse una giovane schiava cristiana, o anche una figlia illegittima nata da una sua schiava, e che a causa della sua conversione al cristianesimo l’avesse eliminata per non fare cattiva figura davanti all’imperatore. Gli schiavi solitamente erano barbari ridotti in servitù. Ecco dunque il termine generico di “barbara” dato alla martire.

In ogni caso, la chiesa Cattolica ha declassato santa Barbara perché la sua esistenza è tutta basata sulla leggenda e non su documenti storici. Anche le ossa del suo corpo sono custodite in troppi posti: l’isola di Burano a Venezia, Rieti, Piacenza, Il Cairo in Egitto. Questa santa da viva doveva avere tre teste, che oggi sono conservate a Montecatini in Toscana, in Pomerania nel nord della Polonia e a Novgorod, in Russia.

Diversi elementi rimandano alle storie di altri martiri, come in una specie di compilation mitica: l’episodio dell’autobattesimo era già conosciuto dalla fine del secondo secolo dopo Cristo con il personaggio di santa Tecla. Idem per l’amputazione e guarigione miracolosa di un seno, presa in prestito da sant’Agata, e per la tortura con fiaccole accese subìta da sant’Agnese (entrambe datate intorno al 252).
La punizione divina del padre crudele colpito dal fulmine potrebbe derivare dalla morte di Marco Aurelio Caro, imperatore di Roma nel 282-83, che sembra venisse ucciso da un fulmine nell’odierno Iraq durante una campagna militare.

Santa Barbara era stata trattata male dai pittori, che ne rappresentavano il martirio in modo cruento e licenzioso. Come principale esempio, il frate domenicano fiammingo Meister Francke (1380/90-1435), in un suo dipinto a episodi (una specie di fumetto), polittico dipinto per una chiesa finlandese intorno al 1415, illustra le sevizie inflitte con frusta, coltello e fuoco a lei quasi nuda e appesa per le braccia, prima a un palo e poi a una forca.

Nella pittura con il palo, un energumeno afferra con la mano sinistra i lunghi capelli della cristiana, li scosta per colpirle le natiche con il suo flagello. Su quest’uomo si nota sotto la pancia prominente una rappresentazione genitale abilmente camuffata, con una borsa simile a un enorme scroto. Sopra questa pende una cintura con due occhielli e un capo forse metallico, simbolo di un pene con il glande. L’elemento pendente sottostante può suggerire la similitudine della cinta come parte maschile, che penetra dentro la fibbia come parte femminile.

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Sopra e sotto: due riquadri del polittico di santa Barbara di Meister Francke. Museo nazionale di Finlandia, Helsinki.

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Nell’altro riquadro, quello con la forca, la sommità di una pianta erbacea a forma di pannocchia o spadice (potrebbe essere una tifa) è un simbolo fallico che si intrufola sotto un velo trasparente, sale inavvertito sulla coscia della giovane, punta insidioso verso il basso ventre e il cunnus esposto e indifeso di lei. Eppure Barbara è indifferente a tutto ciò: essendo sicura della protezione divina non si preoccupa del suo pudore violato, della minaccia alla sua integrità verginale né prova dolore fisico.

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In alto, una borsa con cintura e fibbia dal doppio significato. In basso, sulla coscia di Barbara spunta un chiaro simbolo fallico.



Scopriamo così che gli antichi, compresi gli artisti, avevano il senso della libidine e del sadismo persino in ambito religioso. Può stupire la rappresentazione di questa santa, obbligata a mostrarsi “erotica” in pieno medioevo (come dipinto su tavola è il primo nudo femminile conosciuto). Il suo fisico illibato viene messo a contatto diretto con due forme di sesso maschile, ancor più subdole perché dissimulate. Ma evidentemente una tale esibizione nelle passate epoche non era ritenuta indecente in una chiesa cristiana.

Si sapeva che il corpo di Barbara, eroina che viveva nel sacro mito, era puro come la sua anima. Chi non doveva essere molto puro in questo caso era il pittore Meister Francke. Non esistevano precedenti artistici da cui copiare: per dipingere un corpo femminile ci voleva una modella disponibile a posare, e il pittore era un frate a cui era proibito persino sbirciare una donna. Ma Francke doveva essere riuscito a ottenere una modella spogliata, e le allusive anatomie virili potrebbero significare un peccato del religioso.

Il polittico finlandese creerà una moda artistica su santa Barbara. Dal Quattrocento al Settecento diversi pittori in tutta Europa riprenderanno la figura della santa spogliata e malmenata, tra questi si possono citare i fiamminghi Michiel Coxie e Jean Bellegambe. Il tedesco Wilhelm Kalteisen. Gli spagnoli Pedro Pertus, Baltasar Vargas de Figueroa, Gaspar Requena, Cristobal de Villalpando.
Gli italiani Guidoccio Cozzarelli, Nicola Giolfino, Lorenzo Lotto (nell’immagine posta all’inizio dell’articolo), il cavalier d’Arpino. In Francia ci sono pregevoli rappresentazioni sulle vetrate dipinte nelle cattedrali, dove i seni della santa vengono sforbiciati… sembra una gag fumettistica.



E parlando di fumetti, ecco una nuova interpretazione della leggenda di autori ignoti (diciamo così). Oltre alla figura femminile sexy senza malizia c’è dell’umorismo alla francese sullo stile di Goscinny e Uderzo di Asterix.



Confermando il suo comportamento del dipinto medievale, a Barbara non importa di essere stata denudata ed esposta agli sguardi della gente, né dell’imminente martirio, ma piuttosto di non diventare preda delle voglie maschili. Alla fine, come fosse una medaglia al valore, la croce del merito si accende per lei nella sua stessa mano. La prova di sopportazione e astuzia è stata superata; il titolo di santa è acquisito per tutti i secoli a venire.



(Riferimenti iconografici – Wikimedia Commons, Meister Francke, Barbara altar).



2 commenti

  1. Di pessimo gusto, ma tanto a prendere in giro i santi cristiani non si rischia niente (attendiamo analoghi articoletti su Maometto e compagnia bella).

  2. Carissimo Alessandro, affermi che è di pessimo gusto prendere in giro i santi. Ma cosa sono i santi se non esseri umani che hanno conosciuto e praticato una fede ?
    Niente più, con tutto il rispetto per le loro talvolta tragiche traversie. Del resto, non esistono solo i santi canonizzati citati sul calendario, ma tutti coloro, assolutamente sconosciuti, la cui vita ha portato alla beatitudine dopo la fine della loro vita.
    Nel medioevo vi fu una fabbrica di figure agiografiche che arrivava all’assurdo, e Barbara è uno degli esempi più evidenti; persino la Chiesa cattolica ne ha preso atto.
    Nel 1350 Giovanni Boccaccio raccontava la storia di ser Ciappelletto, persona disonesta e corrotta, che in punto di morte fa credere di essere santo, come tale viene venerato nei tempi posteriori, e c’è chi chiede ed ottiene grazie da lui. Boccaccio conclude che chi concede grazie è miracoli è Dio stesso, e il santo è un semplice tramite benché illustre. Dunque ciò che conta è la fede e la preghiera del credente.
    A questo punto, perché non avere un attimo di allegria e ironia fumettistica ? La figura della santa in tal modo non rimane nell’ infinito dei cieli, ma si avvicina a noi e ci fa simpatia.
    Per ciò che riguarda Maometto, senza ricordare Charlie Hebdo, la religione islamica e il suo fondatore erano stati già aspramente criticati da François Marie Arouet in arte Voltaire, che nel 1736 scrisse e mise poi in scena la commedia Maometto ossia il fanatismo.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Maometto_ossia_il_fanatismo
    Risultato dopo 288 anni: nulla…

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