TOUSSAINT, LO SCHIAVO CHE DIVENNE PRESIDENTE

TOUSSAINT, LO SCHIAVO CHE DIVENNE PRESIDENTE

Un uomo che di nome fa “Ognissanti” e di cognome “L’apertura” (in francese Toussaint Louverture) non può non destare curiosità, specie se la sua vicenda personale ne ha fatto una sorta di Spartaco nero.

Nato schiavo nel 1743 in una piantagione di caffè situata nei pressi di Cap-Français, ad Haiti, Toussaint era nipote di un nobile africano del Dahomey, attuale Benin.

Suo padre, catturato e ridotto in schiavitù, era stato venduto al proprietario della piantagione di Breda, località sulla costa settentrionale dell’isola.

Per quanto fosse piccolo di statura, si era fatto apprezzare dal suo “padrone” per intelligenza, prontezza di riflessi ed affidabilità, oltreché per la conoscenza dell’arte medica, appresa in famiglia come medicina delle erbe.

Gli fu così consentito di imparare a leggere e scrivere, diventando “maggiordomo” della piantagione e sposandosi con una donna libera, dalla quale ebbe due figli.

Nel 1776 fu affrancato dalla sua condizione servile e, diventato benestante, poté prendere in affitto una piantagione di tredici ettari, con una ventina di schiavi al suo servizio.

Tra i suoi libri non mancò la “Storia delle Due Indie” dell’abate Raynal, nella quale lesse che: “Ai neri non manca che un capo tanto coraggioso da trascinarli al riscatto e alla vendetta. Dove sarà mai questo grand’uomo, questo novello Spartaco che non si imbatterà in nessun Crasso?”.

Certamente suggestionato da simili idee, Toussaint si fece coinvolgere nell’insurrezione degli schiavi neri scoppiata al Bois-Caiman nella notte fra il 22 e il 23 agosto del 1791 e capeggiata da un santone voodoo.

Quel giorno ebbe inizio la sua carriera di capo-popolo e “generalissimo” che, conquistati i galloni sul campo, lo avrebbe consacrato eroe della causa degli schiavi di colore e artefice dell’indipendenza della sua Haiti.

Approfittando infatti del vuoto di potere e del caos generato sull’isola dalla Rivoluzione francese e dai messaggi contraddittori provenienti dall’Assemblea nazionale che si guardò bene, almeno in principio, di abolire la schiavitù, Ognissanti con il suo piccolo esercito personale di circa tremila uomini si rifugiò nel 1793 nella parte orientale dell’isola, presso gli Spagnoli di Santo Domingo, con i quali strinse un’alleanza militare in chiave anti-francese.

In pochi mesi riportò numerose vittorie contro i suoi ex-compatrioti, che gli guadagnarono appunto il cognome di “Louverture” per la facilità con cui apriva brecce nelle linee nemiche.

Nell’agosto del 1793 lanciò un proclama in cui si presentava come leader nero, invitando i suoi “fratelli” a unirsi a lui per la redenzione della loro razza e l’instaurazione a Santo Domingo di un governo fondato sui valori della libertà, fratellanza e uguaglianza, per poter così sradicare la malapianta dello schiavismo.

La sua popolarità crebbe in maniera esponenziale, di pari passo con le vittorie da lui riportate sul campo, tanto che nel febbraio del 1794 la Convenzione abolì ogni forma di schiavitù nei territori della repubblica, Haiti compresa.

Al tempo stesso il generale Laveaux, per conto del governo rivoluzionario, cercò di riguadagnare Toussaint alla propria causa, blandendolo con l’offerta del grado di generale di brigata, mai concesso a un uomo di colore prima d’allora.

Dai e ridai, Toussaint si fece convincere, rientrando nei ranghi dell’esercito repubblicano e combattendo questa volta contro i suoi ex-alleati spagnoli e gli inglesi, sbarcati sull’isola per mettere in difficoltà i francesi.

Dovunque passasse, Toussaint emancipava gli schiavi, riorganizzava le piantagioni e invitava i coloni a tornare al lavoro, assicurando loro protezione.

Con grande “savoir faire” riuscì a sbarazzarsi dei suoi avversari politici (tutti bianchi) facendoli uno dopo l’altro eleggere come deputati all’Assemblea Nazionale, in modo da rispedirli nella “Metropole” in ossequio al sempre valido principio del “promoveantur ut amoveantur”.

Senza più intralci,Toussaint nel 1797 si ritrovò a capo d’un esercito di circa 50.000 uomini con i quali riuscì prima a ricacciare gli Inglesi fuori dall’isola e poi a ridurre all’ordine alcuni ribelli, massacrati senza pietà con la condanna a morte di tredici rivoltosi, tra i quali il suo stesso nipote Mosè.

Al culmine della sua parabola ascendente Toussaint nel 1801 si impadronì anche della parte orientale dell’isola, dopo aver cacciato gli spagnoli, autodesignandosi “Governatore generale a vita” di Santo Domingo con il diritto di scegliere il suo successore senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti della madrepatria francese.

Non aveva però fatto i conti con l’altro uomo forte che si stava imponendo sulla scena parigina, il Primo console Napoleone Bonaparte, cui un personaggio tanto debordante non poteva certo andare a genio.

Quando poi si vide arrivare una lettera intitolata: “Du Premier des Noirs au Premiers des Blancs”, Napoleone pensò che la misura era colma.

Nel 1802 inviò sull’isola un’armata di 25.000 uomini armati fino ai denti, comandati da suo cognato generale Leclerc, che ebbero agevolmente la meglio su Toussaint, arresosi dietro promessa di potersi ritirare pacificamente nella propria piantagione.

Dopo nemmeno un mese però fu arrestato e tradotto in catene in Francia, per essere internato con i suoi vestiti leggeri, lui che aveva sempre vissuto una vita a temperature costanti di 28-30 gradi, nella tetra e umida fortezza di Joux, nel dipartimento dello Jura, uno dei più freddi di tutto il Paese.

Gli bastarono nove mesi di prigionia per ammalarsi di polmonite e morire a soli 59 anni.

Tuttavia, la scintilla dell’indipendenza da lui accesa si era trasformata in un incendio indomabile, tanto che i suoi amici e fratelli, anche se orfani del loro “vate”, si ribellarono nuovamente, infliggendo una pesante sconfitta alle truppe di Leclerc e guadagnando così ad Haiti l’agognata indipendenza, proclamata il 1° gennaio del 1804.

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