CHI HA CREATO VERAMENTE ZAGOR?

CHI HA CREATO VERAMENTE ZAGOR?

Zagor nasce nel 1961 in un giornalino formato striscia, seguendo la consuetudine iniziata alla fine degli anni quaranta di offrire albetti in bianco e nero per pochi spiccioli.

Nel corso degli anni sessanta, la maggiore disponibilità economica degli italiani farà decadere, e poi sparire dalle edicole, il formato striscia a favore del “libretto” che conosciamo oggi.

Ufficialmente i creatori di Zagor sono Sergio Bonelli (1932-2011) per i testi e Gallieno Ferri (1929-2016) per i disegni.

Ma chi ha ideato veramente Zagor?

Sin da piccolo i dialoghi dei primi cinque albi di Zagor (quelli nell’attuale formato libretto) mi sono sembrati troppo modesti per Sergio Bonelli. Serve a poco leggere le edizioni recenti perché sono state rivedute, del resto alla Bonelli rifanno tutto: ho visto anche delle vecchie copertine di Galep per Tex ridisegnate fedelmente da altri per essere pubblicate nelle ristampe.

Negli anni ottanta, Gallieno Ferri ebbe un’animata discussione con Bonelli proprio riguardo i diritti del personaggio. Non so come sia finita quella discussione, immagino che Bonelli abbia trovato un accordo economico con Ferri. Forse le conseguenze sono quelle che traspaiono da questo post pubblicato dal forum del sito di Comicus:


Nel 2015, la Bonelli avrebbe comprato “i diritti di Zagor” (una parte di essi?) da Gallieno Ferri per un milione e 336 mila euro, ma non conosco l’affidabilità di questa fonte. Se qualcuno ne sa di più, parli.

Provo a esprimere una opinione piuttosto scomoda: forse Zagor l’ha ideato Gallieno Ferri, con Sergio Bonelli nel ruolo di semplice  redattore.

Avrei voluto parlarne con un figlio del grande disegnatore, che aveva già letto (e, credo, apprezzato) questo mio articolo nella sua prima versione, ma poi ha avuto seri contrattempi e, per un motivo o per l’altro, non se n’è più fatto niente.

I testi del primo numero di Zagor nell’odierna forma libretto sono ufficialmente attribuiti a Sergio Bonelli e quelli dal numero 2 al 5 a Gallieno Ferri. Il quale interrompe per sempre l’attività di sceneggiatore all’inizio del sesto, quando interviene Gian Luigi Bonelli (padre di Sergio e creatore di Tex). Il figlio Sergio Bonelli, che si firma Guido Nolitta per distinguersi dal padre, “tornerebbe” (ma forse “arriverebbe”) solo alla fine del numero 10.

Sergio Bonelli racconta di avere preso la decisione di creare un personaggio vivace come Zagor per contrastare Blek e Miki, gli eroi dell’Editoriale Dardo di Gino Casarotti che stavano insidiando il successo delle pubblicazioni western della Bonelli.

Tra parentesi, se anche la Dardo fosse passata subito al formato libretto, probabilmente oggi Blek e Miki uscirebbero ancora. Perché Casarotti ha preferito, invece, un formato spillato e più piccolo del libretto? Sergio Bonelli era solito “intimidire” i distributori per non fare arrivare alle edicole albi nel formato libretto di altri editori, ma credo che la Dardo abbia semplicemente sbagliato strategia di marketing. Si è adeguata solo alla fine del 1973, quando ormai era troppo tardi.

Comunque sia, di certo Zagor ha poco o nulla a che vedere con la produzione precedente e successiva di Bonelli Junior.

La vera risposta a Blek e a Miki, Sergio Bonelli tenta di darla nel 1958, con il fin troppo convenzionale “Un ragazzo nel Far West”: la creazione di personaggi innovativi non sembra essere il suo forte. Una risposta più riuscita alla Dardo è quella di Andrea Lavezzolo che, sempre per la Bonelli, nello stesso anno lancia Piccolo Ranger (non a caso un giovane ranger come Miki). Zagor, invece, è un personaggio alieno, non classificabile all’interno del genere western. Infatti appartiene a generi diversi.

Zagor ha molto a che vedere con quello che aveva fatto in precedenza Gallieno Ferri.

Nel 1949, Ferri crea Maskar per l’editore De Leo, un personaggio che prende il posto del francese Fantax, pubblicato fino a quel momento. Se il francese Fantax è ricalcato su Hourman, il superoeroe della Dc Comics, l’italiano Maskar discende esplicitamente da Fantax.

Per alcuni, Maskar è il precursore di Diabolik. Secondo me è sì un precursore, ma di un altro personaggio. Su Maskar torneremo tra poco spiegando meglio la sua importanza.

Anche nelle storie di altri personaggi, Ferri infila situazioni semifantastiche che rivedremo in Zagor.

Se Zagor rientra perfettamente nello stile di Ferri, c’entra poco con quello di Sergio Bonelli. Ciononostante, quest’ultimo riuscirà a farne un personaggio di successo, scrivendo storie memorabili.

In realtà Zagor è una via di mezzo fra Tarzan e Phantom.

Come Tarzan, Zagor si muove nella foresta penzolando dalle liane. Anche se ciò non sarebbe materialmente possibile, perché le vere liane avvolgono saldamente i tronchi degli alberi. Inoltre, Zagor lancia un raggelante grido di vittoria simile a quello del re della giungla. Non a caso Maskar, sul quale si era fatto le ossa Ferri, è la continuazione di Fantax, un personaggio che ricalcava letteralmente le tavole di Tarzan disegnate da Burne Hogarth, tanto da avere avuto guai giudiziari per plagio.

Invece, come Phantom, meglio conosciuto in Italia con il nome di Uomo Mascherato, Zagor ha un rapporto paternalistico nei confronti delle tribù indiane, che lo considerano uno spirito divino più che un essere umano.

Proprio perché originato da Fantax, già Maskar aveva le caratteristiche di Tarzan, a giudicare da queste vignette che lo vedono, per esempio, muoversi sulle liane.

E le caratteristiche di Phantom, a giudicare dalla M di Maskar al posto del teschio dell’Uomo Mascherato sull’anello con il quale sferra i pugni.

Tarzan e Phantom sono roba nel sangue di Ferri! E allora, chi può avere trasmesso gli elementi di questi due personaggi a Zagor?

La recente ristampa croata in volume di Maskar

Le scansioni di Maskar viste sopra sono prese da una recente edizione realizzata in Croazia (4 milioni di abitanti), mentre in Italia (60 milioni) Maskar è stato completamente dimenticato e nessun editore lo ha riproposto nemmeno nelle fumetterie. Va be’ che l’edizione croata viene letta anche dai serbi, che parlano la stessa lingua (il serbocroato) anche se usano l’alfabeto cirillico.

La spalla di Zagor è Cico, un messicano cicciottello che si mette sempre nei guai. Se Zagor ha tutte le virtù, l’amico goloso e codardo condensa la mediocrità del mondo.

Sergio Bonelli dice di essersi ispirato a un film del 1949 che purtroppo non ho mai visto, “Il ritorno del kentuckiano”, con l’anomala coppia di John Wayne e Oliver Hardy.

Ma l’origine messicana di Cico rimanda più a Pancho, il compagno di Cisco Kid, un personaggio delle strisce quotidiane.


Io credo che l’ispirazione sia mista e derivi anche dal telefilm della Disney dedicato a Zorro trasmesso in quegli anni, con Guy Williams (nome d’arte di Armando Catalano) nei panni dello spadaccino mascherato e Henry Calvin in quelli del sorprendente sergente Garcia. Il pusillanime sergente Garcia titaneggia in un telefilm per il resto scialbo: lui è l’unico motivo valido per guardarlo, insieme alla sigla finale con l’eco che fa “Zorro-zorrow-zorrowww”…

Solo per l’espressività del volto darei l’Oscar a Calvin! Lo spento Zorro disneyano è solo un pretesto per mettere in evidenza lo sconfinato carisma del sergente Garcia. Allo stesso modo, Zagor è la spalla di Cico, la vera star del fumetto. Come lettore, vedevo in Zagor un robot telecomandato con manopole invisibili dal brillante Cico. Cico, l’unico uomo di mondo dei due!

Le avventure di Zagor si svolgono in un luogo immaginario chiamato Darkwood, collocato nel nord degli Stati Uniti malgrado il clima tropicale (a giudicare dalle rigogliose piante con le liane).

In teoria Zagor sarebbe ambientato nel 1830, come Zorro, ma le armi e tutto il resto appartengono a 30-40 anni dopo, all’epoca della Guerra di secessione e dell’espansione nel Far West.

Prima di analizzare gli albi di Zagor, ricordo en passant che il personaggio era molto famoso in Turchia, dove all’inizio degli anni settanta hanno girato su di lui due film all’insaputa della Bonelli. Certo che delle figone come quella della locandina, nelle castigate pagine di Zagor, noi poveri lettori ce le potevamo sognare: essendo stato in gioventù responsabile dell’organo autocensorio degli editori di fumetti istituito negli anni cinquanta, la versione italiana del Comics code, Sergio Bonelli ha sempre manifestato un certo moralismo.

Il magnetico Levent Çakır (il puntino sulla “i” non gliel’ho rubato io ma l’anomalo alfabeto turco) conquista lo spettatore anatolico.


Sempre insieme a Cico, ovviamente.

In questo articolo utilizzerò immagini tratte da “Tutto Zagor”, cioè la seconda ristampa rimaneggiata uscita a partire dal 1986.

Il primo episodio di Zagor nell’attuale formato libretto porta il numero 52, perché l’albo in origine si chiamava Zenit Gigante e presentava diversi personaggi western a rotazione. Quindi alla numerazione della serie originale di Zagor, che oggi ha superato il numero 600, vanno sempre tolti 51 numeri. Quella sopra è la copertina di “Tutto Zagor” che, giustamente, parte dal numero 1.

Il primo episodio prende avvio con un Cico particolarmente trucido, il vero eroe della serie.

Vediamo adesso il primo numero di Zagor della precedente serie libretto, il n. 52 di Zenit Gigante uscito nel 1965. In quegli anni al posto dei redazionali c’erano le citazioni dei personaggi celebri. Si noti il marchio “Associazione ital. editori periodici per ragazzi MG garanzia morale”, l’organismo autocensorio equivalente al Comics code americano che abbiamo già citato.

Scopriamo che nell’episodio iniziale manca la firma degli autori! L’assenza di quella di Ferri non stupisce, sorprende la mancanza del figlio dell’editore: Guido Nolitta (Sergio Bonelli). Stranamente, sotto la parola “degli” del titolo sembra esserci uno spazio lasciato apposta per i credits, che diversamente dalla successiva edizione di “Tutto Zagor” vista sopra non è stato riempito.

Nel primo episodio vediamo qua e là solo la firma di Gallieno Ferri.

La firma “G. Nolitta”, sempre nella collana Zenit Gigante, appare solo nel secondo episodio. Come stanno le cose nella prima edizione di Zagor, quella formato striscia del 1961?

Ecco come stanno le cose: nella prima edizione di Zagor del 1961, la firma di Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) non c’è! Il che è strano, perché firmava sempre.

Non c’è perché, in realtà, il primo episodio l’ha scritto Gallieno Ferri?

Nelle successive storie scritte ufficialmente da Gallieno Ferri facciamo la conoscenza del primo criminale in costume: Marcus il Grande.

Marcus, oltre a essere un ipnotista, ha il poco credibile superpotere di svolazzare. Questa è la dimensione fantastica in cui si muove solitamente Ferri.

Sempre negli episodi con i testi attribuiti a Ferri vediamo la versione definitiva di Cico, protagonista di una comicità che sfiora il surrealismo dei cartoni animati. Per questo è stato paragonato, dallo stesso Bonelli, a Paperino.

Ecco come Sergio Bonelli ricorda la realizzazione delle prime storie, in una testimonianza riportata da Fabrizio Gallerani nel sito Ubc Fumetti: “Data la struttura artigianale della casa editrice, in quel periodo dovevo fare un po’ tutto io, e molti problemi contingenti richiedevano la mia opera più come ‘amministratore’ che come scrittore … A Zagor, purtroppo, potevo dedicare soltanto i ritagli di tempo, e li utilizzavo per studiare con Ferri un abbozzo di trama. Lui poi andava a casa (a Recco, e quindi a una distanza che peggiorava la situazione) e faceva tutto, sceneggiatura e disegni. Per Ferri, un dannato lavoraccio. Alla fine di questa insolita ‘collaborazione’, io intervenivo per ritoccare i dialoghi, più che altro per dare omogeneità al linguaggio zagoriano … Il mio rapporto con lui è stato anomalo soltanto per questi tre o quattro episodi che portano la sua firma anche come sceneggiatore. Dopo il rapporto si è evoluto verso la normalità: io gli passavo la sceneggiatura e lui la disegnava”. Per la precisione non è arrivato Sergio Bonelli dopo le sceneggiature di Ferri, ma il padre Gian Luigi.

Sergio Bonelli arriva invece con l’episodio di Titan, pubblicato nei numeri 62 e 63 del 1966, che, tolti i soliti 51 nei quali Zenit Gigante presentava altri personaggi, sarebbero l’11 e il 12 di Zagor. In origine, era uscito nel 1963 in formato striscia. Che casino, ‘sto Zagor!

Come il padre, Sergio schizzava sempre le sceneggiature.

Sergio Bonelli ci offre subito una perfetta versione di Zagor sulla falsariga di Ferri. Anzi, si sposta ancora più avanti. Il robottone Titan e il suo costruttore Hellingen rappresentano il top di Zagor.

Titan è ispirato al robottone della serie “Il terrore di Allagalla”, realizzata per la Mondadori nel 1946 dallo sceneggiatore Luciano Pedrocchi (fratello del grande Federico) e dal poliedrico disegnatore Enrico Bagnoli.

Allagalla è a sua volta ispirato all’episodio di Brick Bradford contro il Mostro d’Acciaio, scritto da William Ritt e disegnato da Clarence Gray, pubblicato in strisce giornaliere dal 13 febbraio 1939 al 16 marzo 1940. Sopra vediamo la copertina della riedizione in formato comic book del 1948. In Italia l’episodio è stato pubblicato nel 1941 da “Topolino”.

Zagor si traveste come gli uomini al servizio di Hellingen, per entrare nel deposito dove viene custodito Titan.

Scoperto e catturato, Zagor inizia la stucchevole consuetudine di trovarsi legato di fronte allo scienziato pazzo blaterante. Il quale non solo non lo uccide, ma neppure lo prende a ginocchiate nel basso ventre.

A Zagor viene una idea geniale, mai pensata prima dai muscolosi eroi dei fumetti, quella di rompere i legacci con la pura forza fisica!

Prendendo il controllo dei macchinari che teleguidano il robottone, Zagor dirige Titan nelle acque del lago.

Quando ero bambino ho rimuginato su questa storia, proprio perché mi era piaciuta tanto. Non è credibile che uno scienziato da solo possa inventare tanti strumenti con decenni di anticipo. Così sono arrivato alla insindacabile conclusione che Hellingen proviene dal futuro. Rimasto bloccato nell’epoca di Zagor, ha costruito i suoi strumenti e il robottone utilizzando le rozze tecnologie esistenti nell’America del 1830. Escludo, però, che si possa costruire un robot così alto: crollerebbe al primo passo in obbedienza alle leggi della fisica.

Spero vivamente che la Bonelli accolga questa mia versione del passato di Hellingen, giustificando i punti in contraddizione come frutto di una amnesia.

No, non mi aspetto facili guadagni: da anni non sono ancora arrivati nemmeno i compensi per l’edizione turca e quella croata di un mio albo di “Zona X” (come dico qui).

Iron Man (n. 66 = 15) è il primo supercriminale in costume di Sergio Bonelli, dopo Marcus il Grande di Ferri.

Dato che Bonelli seguiva i comic book americani, e alcuni li passava a Ferri per copiarne le copertine, possiamo ipotizzare che l’ispirazione gli sia venuta dall’Iron Man della Marvel (uscito nel 1963).

Zagor perde i sensi perché la punta dell’arma di Iron Man è stata intinta in una sorta di sonnifero. Espediente un po’ fighetto, per un tizio così truce.

Nel numero successivo, il 67 = 16, Zagor incontra il primo popolo misterioso. Una razza di ominidi che non dovrebbe mai avere calpestato il suolo americano: i primi abitanti che vi giunsero dall’Asia, solo 15 mila anni fa o poco più, erano uomini perfettamente moderni.

La scena madre del grande idolo fatto crollare dall’altare è stata ripetuta innumerevoli volte nei fumetti d’avventura, dopo che l’aveva disegnata Hal Foster in una tavola di Tarzan riprendendola dal film italiano “Cabiria”, il kolossal con i testi di D’Annunzio dove compare per la prima volta Maciste. Da Maciste a Tarzan, fino a Zagor e oltre.

L’avvoltoio è un altro criminale in costume, anche se meno originale.

In un successivo episodio non c’è un antico popolo perduto, come accade sempre nel cuore dell’Africa nei romanzi di Tarzan scritti da Edgar Rice Burroughs, ma qualcosa di simile: un archeologo ricrea l’antico Egitto nel deserto americano servendosi di pellirosse.

Nel numero 78 = 27, vediamo per la prima volta il barone Icaro La Plume, costruttore di macchine volanti. La tecnologia dei suoi velivoli nei prossimi episodi, non in questo, è troppo avanzata per l’epoca. Così da piccolo avevo deciso che La Plume fosse un ex allievo di Hellingen, l’uomo venuto dal futuro, al quale aveva ciulato qualche progetto.

A Gallieno Ferri si alterna Franco Donatelli (1925-1995): a lui viene affidato, nei numeri 91 e 92 (= 40 e 41), il ritorno del più grande nemico di Zagor.

Ebbene sì, c’è dietro proprio il professore pazzo.

Hellingen vuole recuperare Titan dal lago dove Zagor l’aveva fatto sprofondare .

Sergio Bonelli trova sempre soluzioni semplici e credibili per abbattere Titan: la prima volta lo fa affondare, la seconda gli fa sbattere contro una corazzata.

Bonelli aveva una passione per i film horror degli anni trenta, anche se anagraficamente è probabile che abbia visto prima le parodie horror di Gianni e Pinotto.

Un licantropo alla Lon Chaney affronta Zagor nel n. 100 = 49. Ancora Donatelli ai disegni.

Come sempre, il coraggio di Cico viene fuori solo all’ultimo momento.

Donatelli disegna questa sequenza con il buffissimo going-going, un immaginario animale in via di estinzione che ricorda l’indescrivibile Scarpantibus di “Alto gradimento”, la trasmissione radiofonica di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni.

Invenzioni che rendevano magico il mondo di Zagor. Anche perché noi lettori eravamo certi che prima o poi il going-going sarebbe tornato (e infatti fu così), quasi a dimostrare l’esistenza di questa dimensione fantastica.

I vichinghi, che hanno un po’ sfranto gli attributi con quegli inverosimili elmi da cornutoni rubati ai costumi della trilogia wagneriana dell’Anello dei Nibelunghi, in America ci sono stati davvero. Non avendo portato i cavalli e non esistendo ancora la polvere da sparo nell’anno 1000, le loro armi di metallo non erano sufficienti per contrastare i numerosi indiani dell’attuale Canada e alla fine se ne tornarono in Groenlandia (che sempre America era).

Un curiosità: su un “Tutto Zagor” del 1991 Sergio Bonelli divulga i dati di vendita. Cliccare sopra per leggere meglio.

Confrontandoli con gli attuali, vediamo che gli albi della Bonelli oggi vendono un terzo o meno.

E ora una gang di criminali mascherati da aquile: numeri 118 e 119 = 67 e 68.

Quello del Re delle aquile è l’ultimo episodio a essere pubblicato nell’edizione in formato striscia, che chiude nel 1970: ormai la ristampa nell’edizione libretto l’aveva quasi raggiunta, dato che presenterà questa storia poco dopo, nel 1971.

Alfredo Castelli prova a scrivere Zagor a partire dall’episodio che ha come protagonista una specie di Frankenstein chiamato Molok (numeri 127 e 128 = 76 e 77), ma non riesce a entrare in sintonia con il personaggio. Mentre in seguito ci riuscirà perfettamente con Mister No, l’altro eroe di Sergio Bonelli. I disegni sono di Franco Bignotti (1930-1991).

Il 1972 è il periodo d’oro della coppia Bonelli-Ferri: testi e disegni sono più suggestivi che mai e si amalgamano perfettamente.

La saga del vampiro permette a Ferri di mostrare la sua padronanza delle scene tenebrose.

In questa sequenza con la controfigura di Cristopher Lee, siamo ai Gianni e Pinotto nella forma più pura.

Dopo che il terribile Cico se l’è lavorato per bene ai fianchi, lo sfiancato barone zannuto non ha scampo con Zagor.

Di seguito la mia storia preferita: la saga di “Odissea americana” (numeri 138, 139 e 140 = 87, 88, e 89).

Anche le truffe grottesche nelle quali si infila Cico si fanno più elaborate.

Come sempre i piani di Cico, qui pure fuorviato dal vecchio amico Trampy, finiranno in un colossale fallimento. Non gli rimarrà che imbarcarsi con Zagor per affrontare l’Odissea.

Tra le varie situazioni fantastiche nelle quale l’Odissea si snoda, troviamo degli ominidi caudati.

Nella mia fantasia razionalizzante di bimbo (anzi, ormai di ragazzino dodicenne), mi spiegavo l’esistenza delle enormi piante carnivore e degli uomini caudati come conseguenze di esperimenti genetici fatti da Hellingen prima di scegliere la via tecnologica con Titan. Sempre nella mia fantasia, alla fine dell’episodio Zagor avrebbe dovuto scoprire un laboratorio distrutto molto tempo prima proprio dagli uomini caudati.

Quello che non riuscivo a razionalizzare attraverso Hellingen era questo straordinario fenomeno geologico…

L’idea non è di Bonelli, che spesso copia in maniera creativa, arriva da un B movie fantascientifico degli anni cinquanta intitolato “La meteora infernale”.

L’Odissea arriva a conclusione dopo che i nostri eroi hanno attraversato una nebbia “oppiacea” che gli fa rivedere i personaggi del loro passato (una versione razionale del viaggio nell’ade che troviamo nell’opera di Omero).

Negli episodi successivi non ci sono molte altre trovate allo stesso livello. Salvo eccezioni: in questa storia, per esempio, Zagor si imbatte in un popolo che vive in un deserto assolato riparandosi, come cadaveri viventi, nel sottosuolo. Le pietre piatte sembrano lapidi naturali.

La tecnologia dell’aspirante aviatore Icaro La Plume fa passi da gigante, sia pure con esiti non esaltanti.

Terzo round con lo scienziato pazzo Hellingen, nei numeri 158, 159 e 160 = 107, 108 e 109.

Se Von Braun più di un secolo dopo bombarderà Londra con le V2, Hellingen punta i suoi razzi verso un’altra capitale.

Per non dimenticare le buone abitudini, ritroviamo l’eroe di Darkwood legato come un salame davanti al logorroico Hellingen, il quale gli risparmia la vita per farlo trionfare come al solito nel finale.

Proseguendo la sua rielaborazione dell’horror hollywoodiano, Bonelli viene un po’ tradito da Donatelli che ripropone esattamente così com’è il Mostro della Laguna Nera, dell’omonimo film del 1954.

Zagor è un masochista, gli piace ritrovarsi legato: si chiama bondage?

L’unica differenza con il mostro acquatico del film è che a quello piacevano le belle gnocche, mente questo è gay.

Siamo al numero 162 = 111: termino qui la disamina dello Zagor di Sergio Bonelli e Gallieno Ferri (con diverse inserzioni di Franco Donatelli e Franco Bignotti). Il 1974 sta per concludersi.

Nel 1975, Bonelli e Ferri fanno uscire il primo numero di Mister No. Un personaggio ambientato nell’Amazzonia degli anni cinquanta, anche se devono averlo deciso dopo perché la prima storia sembra svolgersi negli anni settanta (a giudicare dai modelli delle auto).

Dal 1976, Sergio Bonelli scrive Tex a partire dall’episodio “Caccia all’uomo”, sotto l’occhio vigile del padre che gli impone realismo e serietà in luogo di fantasia e umorismo zagoriano. Ormai Gian Luigi Bonelli stava perdendo lucidità e negli anni successivi, forse immedesimandosi in Tex Willer, avrebbe cominciato a puntare la sua pistola sui collaboratori.

Di conseguenza, lo stile di Sergio Bonelli vira verso il realismo anche su Mister No, con effetti benefici, e su Zagor, con risultati disastrosi. Cico fa sempre meno ridere e la dimensione fantastica comincia a latitare: Titan non abita più qui.

Poi Sergio Bonelli smette del tutto di scrivere le storie di Zagor, sia perché gli preferisce Mister No, un personaggio veramente suo (in questo caso Gallieno Ferri è davvero solo un disegnatore), sia perché ha sempre di più il peso di Tex sulle spalle. Benché Tex sia un personaggio poco interessante a confronto di Zagor (cioè di Cico), vende un fottìo di copie portando tanti quattrini alla casa editrice.

Il peggio è che il braccio destro di Sergio Bonelli, Decio Canzio (1930-2013), assume il controllo delle sceneggiature di Zagor imponendo quello che lui, comunista filosovietico, definisce genericamente “realismo socialista”. Le storie devono diventare ancora più realistiche e per Zagor è proprio la fine. Per fortuna, ad alternarsi tra gli sceneggiatori c’è Tiziano Sclavi, futuro creatore di Dylan Dog, che coglie perfettamente lo spirito del personaggio: dal ruolo fondamentale di Cico fino all’importanza dell’ingrediente fantastico. Sclavi può fare quello che vuole perché Sergio Bonelli lo apprezza: resuscita perfino Titan in una megastoria di 400 o 500 pagine, che purtroppo conclude in vacca, come troppo spesso gli accade.

A un certo punto Sclavi se ne va e gli altri autori, da Marcello Toninelli al compianto Ade Capone, si adeguano al realismo imposto dalla nuova gestione. Moreno Burattini, che cura e scrive attualmente il personaggio, lo ha riportato alle origini non senza qualche scelta discutibile, come il cambiamento del carattere di Cico, diventato all’improvviso eroe tutto d’un pezzo! Ciononostante la lettura di Zagor è tornata a essere piacevole, e di questo dobbiamo dare atto a Burattini. Si vede che gli è bastato scrivere una sola storia per “Intrepido” durante la mia gestione per ricevere le stimmate.

La banda di Zagor

Sergio Saccà, nipote acquisito di Gallieno Ferri, mi ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Sono sempre stato uno zagoriano, ho parlato spesso con mio zio e tutte le volte mi ha detto che Zagor l’aveva inventato lui”.

L’illustrazione che Gallieno Ferri ha regalato al nipote Sergio

Chiudiamo con il simbolo di Zag… Maskar?

Contatto E-mail: info@giornale.pop

4 commenti

  1. solo una rettifica: i films turchi di Zagor sono 2, non 3. infatti, quello del 1970
    intitolato “Zagor”, nonostante il titolo, non ha nulla a che fare con Zagor.

  2. Davvero un bell’articolo, ma io sono come il Jase Robards di Tutti gli Uomini del Presidente e scavo e scavo fino a che non vedo una pepita che scalpello e cesello prima di portarla alla luce. Ho le mie fonti. Tizi poco raccomandabili di quelli che popolavano i racconti di Beppe Viola e che mancano tanto ad Andrea G. Pinketts.
    Sarò circospetto. Ellittico. Diciamo che il ragazzo Ferri è rimasto folgorato dalla Francia e da quella aria di libertà che là si respirava mentre in Italia si era ancora a Totò e Carolina censurato di qua e di là. Amici mangiarane gli raccontano roba che nemmeno in Cabaret con la Minnelli. E’ giovane, ha fantasia e si sente padrone del mondo che intende forgiare. A Milano si presenta ad un riccioluto Sergio Bonelli con un portfolio pieno dei suoi disegni di un personaggio chiamato Maskara ovvero un pulotto travet di giorno che di notte indaga en travesti in locali equivoici e si scontra spesso con Kajal , il malese pittato come una sciantosa ( sic ). Fergal, come si firma al tempo, pensa che Maskara e Kajal si attraggano e respingano ad un tempo. Avreste dovuto vedere la faccia di SBE. Mi è stato detto che se in quel momento fosse entrato un fattorino e gli avesse detto che la Amazzonia stava bruciando come un cerino, non avrebbe comunque mosso un muscolo. Bobby Fischer che subisce lo scacco matto di Forrest Gump. Non so se rendo. Secondo la leggenda, la paresi durò cinque minuti. Quando le rotelle del futuro papà di Mister No ripresero a girare, SBE realizzò che non era il caso di lasciarsi scappare un ottimo disegnatore, ma – a velocità supersonica – si mise ad elaborare una strategia per impedire a Fergal di continuare nel suo delirio. Il genio deve arrivare il giorno prima, non venti o trent’anni prima. Naturalmente SBE aveva gli skills sufficienti a rimettere il treno in carreggiata e lanciarlo nella direzione giusta, ma a chi conosce questa storia resta il dubbio: e se …?

  3. […] I non pochi supereroi italiani creati tra la seconda metà degli anni quaranta e i primi anni sessanta, come Plutos di Gian Luigi Bonelli, imitavano quasi sempre Phantom, piuttosto che Superman e successori. C’è persino un supereroe western ispirato a Phantom che esce ancora oggi nelle nostre edicole: Zagor di Gallieno Ferri e Guido Nolitta/Sergio Bonelli. Vi rimando all’articolo che gli ho dedicato: “Chi ha creato veramente Zagor?”. […]

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