10 SEQUENZE MEMORABILI DELLA COMMEDIA SEXY

10 SEQUENZE MEMORABILI DELLA COMMEDIA SEXY

La commedia sexy è esplosa in Italia nei primi anni settanta, raggiungendo il massimo fulgore verso la metà del decennio. Ma se consideriamo che alcuni grandi successi, seppur segno evidente del suo imminente tramonto, sono usciti all’inizio degli ottanta (Cornetti alla crema, ad esempio), si può ben dire che la commedia sexy è stato uno dei generi più longevi del nostro cinema. Non è nemmeno sbagliato affermare che, per certi versi, è arrivata sino a oggi, seppure in forme diverse e più adatte a un pubblico familiare.
Comunque sia, vogliamo ricordarne il periodo d’oro attraverso dieci sequenze tratte da alcuni titoli celebri e altri meno conosciuti.

Non commettere atti impuri (1971, Giulio Petroni)
Dopo aver esordito nel 1960 con la pochade I piaceri dello scapolo, interpretato da Mario e Memmo Carotenuto, Sylva Koscina e Gina Rovere, Petroni dirige nel 1971 il pregevole Non commettere atti impuri. Un film spigliato nel mischiare situazioni brillanti a spunti sociali ed esistenziali, e decisamente ardito in alcuni momenti.
È la storia di un giovane di famiglia libertina che s’innamora di una ragazza con una madre bigotta. Dell’ottimo cast fanno parte Dado Crostarosa, Simonetta Stefanelli, Marisa Merlini, Luciano Salce, Gigi Ballista, Claudio Gora e Barbara Bouchet.

Quel gran pezzo della Ubalda tutta nuda e tutta calda (1972, Mariano Laurenti)
Autore del soggetto (insieme a Tito Carpi) e produttore di Quel gran pezzo della Ubalda è Luciano Martino, a cui si devono molti tra i migliori titoli della commedia sexy e del comico/scollacciato (e non solo). Bisogna considerare il fatto che in quegli anni Luciano Martino era molto attivo come produttore di thriller erotici. Il passaggio dal giallo sexy alla commedia gli dev’essere sembrato del tutto naturale.
Quel gran pezzo della Ubalda deve molto a L’armata Brancaleone (1966) e Brancaleone alle crociate (1970), diretti da Mario Monicelli. Anche il protagonista Olimpio (interpretato da un ottimo Pippo Franco) è reduce dalle Crociate in Terra Santa ed è abbastanza evidente che le sue buffe scazzottate con Mastro Oderisi (Umberto D’Orsi) s’ispirano ai duelli non meno buffi di Brancaleone. Al di là di questo, Laurenti aveva già affrontato il Medioevo, con tanto di cintura di castità, nell’episodio interpretato da Riccardo Garrone in Mazzabubù … quante corna stanno quaggiù? e Quel gran pezzo della Ubalda rappresenta soprattutto la quadratura del cerchio di tanti generi e spunti precedenti.
Olimpio, tornato dalla guerra santa, e il mugnaio Oderisi sono molto gelosi delle rispettive mogli, Fiamma (Karin Schubert) e Ubalda (Edwige Fenech), così da averle costrette a indossare la cintura di castità. Le donne però a loro insaputa hanno fatto fare dei duplicati e se la spassano con altri uomini. Quando scoprono d’essere stati traditi, Olimpio e Oderisi s’accordano per passare una notte d’amore uno con la moglie dell’altro. Non sanno però che entrambi, nel frattempo, hanno ordinato dal fabbro mastro Deodato un nuovo tipo di cintura di castità, molto più pericolosa.
Altre volte, in film brillanti, si era alluso a temi sessuali e le donne avevano mostrato (in minima parte) le loro grazie. Qui l’intera pellicola è incentrata sul sesso e sul desiderio e le donne si spogliano parecchio. Proprio come nell’avanspettacolo, trionfano il divertimento e la sensualità femminile.

Giovannona Coscialunga disonorata con onore (1973, Sergio Martino)
La commedia sexy/scollacciata nasce ufficialmente nel 1973, con il film di Sergio Martino Giovannona Coscialunga disonorata con onore, prodotto dalla Dania Film del fratello Luciano. L’idea produttiva che sta alla base di Giovannona Coscialunga è sostanzialmente la stessa di Quel gran pezzo della Ubalda: unire momenti comici e situazioni sexy, le gag e le grazie esibite delle attrici. Anche qui, come nel boccaccesco di Laurenti, gli interpreti principali sono Pippo Franco e Edwige Fenech.
L’industriale La Noce, proprietario di un caseificio nei pressi di Catania, è angosciato dalle norme anti-inquinamento. Per farla franca, su suggerimento del suo segretario decide di ingraziarsi l’onorevole Pedicò, facendolo invaghire della moglie. Il problema è che la moglie di La Noce mai accetterebbe di fare una cosa del genere. L’unica soluzione è sostituirla con una prostituta, e il segretario è incaricato di cercarla. La trova nella bella Giovannona, detta Cocò.
Il film fece registrare incassi strepitosi, consacrando definitivamente l’appeal erotico della Fenech e il suo talento per la commedia. Il successo però va ascritto anche all’ottima regia di Sergio Martino, che fino a quel momento si era cimentato soltanto con il western e il thriller, e al cast di contorno, particolarmente azzeccato: Vittorio Caprioli, Gigi Ballista, Riccardo Garrone e Francesca Romana Coluzzi.

Grazie… nonna (1975, Marino Girolami)
La nonna del titolo è una giovane e conturbante venezuelana a cui presta il volto e il corpo Edwige Fenech. L’arrivo della bella Maria Juana, moglie del nonno defunto, sconvolge l’esistenza della famiglia Persichetti. Il figlio Carletto inizialmente la nasconde al padre e al fratello, convinti che la nonna sia una vecchia signora, ma non può far nulla per impedire che i due, dopo che l’hanno conosciuta, comincino a corteggiarla. Divorato dal desiderio e dalla gelosia, Carletto sarà comunque l’unico dei tre a ottenere l’amore della donna (da qui il titolo). Soluzione non nuova, ma che nel film di Girolami assume una funzione conciliatrice abbastanza curiosa e poco convenzionale: Maria Juana, dopo averlo accontentato, spinge Carletto tra le braccia della ragazzina innamorata e riesce anche a far sì che il padre si accorga delle attenzioni della governante.
Memorabile la colonna sonora composta da Enrico Simonetti (che interpreta il padre) e suonata, solo nelle basi, dai Goblin, con la chitarra tipicamente brasiliana di Irio De Paola. È vero che Grazie… nonna ha molteplici punti in comune con Malizia, ma è altrettanto vero che Girolami (che si firma Franco Martinelli), caso mai copia se stesso, poiché il film è praticamente il rifacimento (con poche variazioni) dell’episodio La vedova del nonno, inserito in Franco, Ciccio e le vedove allegre e diretto da Girolami nel 1968, in cui Raimondo Vianello era il capo famiglia e Margaret Lee la giovane vedova. D’altra parte Girolami rappresenta in un certo senso il trait d’union tra la farsa degli anni sessanta e la commedia sexy, colui che più d’ogni altro ha gettato le basi per il comico scollacciato, e Grazie… nonna dimostra la sua competenza in materia.

Il gatto mammone (1975, Nando Cicero)
Un’ottima commedia sexy, abbastanza sui generis e d’ambientazione siciliana è Il gatto mammone. Il proprietario di un pastificio (Lando Buzzanca) è ossessionato dall’idea di avere un figlio. Convinto che la moglie (Rossana Podestà) sia sterile, d’accordo con lei decide di procreare insieme a un’altra donna. La scelta cade su una bella ragazza veneta (Gloria Guida), ma anche con lei l’uomo non riesce nel suo intento. Scopre infine che è lui ad essere sterile.
La sceneggiatura di Sandro Continenza e Raimondo Vianello viene valorizzata dalla bravura registica di Nando Cicero e dall’interpretazione di Buzzanca. Notevoli anche i caratteri di contorno. L’astro nascente Gloria Guida ci regala un’indimenticabile doccia vista attraverso il buco della serratura e accompagnata dalla musica di Carlo Rustichelli.

Il medico… la studentessa (1976, Silvio Amadio)
Una delle commedie scollacciate più saporite è senza dubbio Il medico… la studentessa, diretto da Silvio Amadio (anche sceneggiatore in coppia con Ferdinando Popoli). Amadio era un regista sempre interessato ai temi legati ai sentimenti e all’erotismo ma sviluppati più in chiave problematica che comica, anche se i nudi nei suoi film sono abbondanti e i momenti brillanti non mancano. In questo caso però siamo più dalle parti de La liceale e della commedia sexy d’origine controllata.
La Guida è Claudia, una studentessa appena uscita dalla maturità decisa a vendicarsi della matrigna (Susan Scott), che le ha impedito di fare un viaggio in Inghilterra. Con l’attrice di Merano ci sono il francese Jacques Dufilho (divenuto famoso anche in Italia con la serie del colonnello Buttiglione) nel ruolo del padre di Claudia (un colonnello altrettanto buffo e autoritario), Pino Colizzi, il divertente Ric (Riccardo Miniggio della celebre coppia Ric e Gian/Gianfabio Bosco), Nicoletta Amadio (figlia del regista) e, non accreditato nei titoli, Enrico Beruschi, in una delle sue prime apparizioni cinematografiche (è un bidello che legge Lotta Continua).

La compagna di banco (1977, Mariano Laurenti)
Si tratta di una commedia sexy tra le più divertenti mai realizzate. La storia, scritta dal bravo Francesco Milizia e Franco Mercuri, è semplice e articolata in segmenti. Al liceo Magnani di Trani arriva una nuova studentessa, Simona Gerardi (Lilli Carati). Istigata da due compagne di classe, Simona decide di dare una lezione al bello della scuola, Mario. L’idea è quella di sedurlo e di prenderlo in giro, ma Simona finisce per innamorarsene. Gli scherzi al liceo Magnaghi sono all’ordine del giorno: obiettivi principali sono il bidello Salvatore, invaghitosi della donna di un boss, e il professor Cacioppo, che deve vedersela con gli assalti della focosa ed energica professoressa Malimondi.
Il resto del cast comprende Lino Banfi, Alvaro Vitali, Gianfranco D’Angelo, Gigi Ballista, Francesca Romana Coluzzi e Niki Gentile nel ruolo della donna del boss che fa innamorare il bidello Alvaro Vitali.

L’insegnante al mare con tutta la classe (1979, Michele Massimo Tarantini)
Il film racconta la storia del commendator Cubetti (Lino Banfi) che invita al mare l’insegnante di francese (Annamaria Rizzoli) con la scusa che deve dare ripetizioni al figlio (Marco Gelardini). In realtà spera in un’avventura, ma resterà puntualmente deluso. Tra gli ultimi comici/sexy degli anni settanta, L’insegnante al mare con tutta la classe è uno dei più briosi, soprattutto nella prima parte, grazie alla coppia Banfi/Vitali che qua funziona molto bene, e ad Anna Maria Rizzoli, che esibisce senza problemi il fisico statuario e mostra predisposizione per la commedia.
Intorno, si muovono i soliti vivaci attori/personaggi caratteristici del genere: Marco Gelardini (il giovanotto che conquista la bellona irraggiungibile per ogni comune mortale), Francesca Romana Coluzzi, Franco Diogene, Gino Pagnani, Adriana Facchetti, Gisella Sofio e l’inimitabile Jimmy il Fenomeno.

La moglie in vacanza… l’amante in città (1980, Sergio Martino)
Anche se non si può sostenere che il 1980 sia già l’anno del definitivo tramonto del genere (ancora molti film vengono prodotti, e alcuni di buon livello) è però evidente che la commedia scollacciata stava cominciando irrimediabilmente a cambiare pelle. Lo dimostra un film come La moglie in vacanza … l’amante in città, una storia di tradimenti ambientata tra Bologna e Courmayeur.
Andrea Damiani, ricco proprietario di una ditta di salumi e sposato con una bella donna, Valeria, ha anche un’amante altrettanto bella e molto gelosa, Giulia. Per restare sola con lui deve aspettare che la moglie parta per una vacanza in montagna. Anche Valeria, però, stanca della routine coniugale, ha deciso di trovarsi un amante, e ha individuato l’uomo giusto in un conte conosciuto a teatro. Non sa però che quello che lei crede un nobiluomo è in realtà Giovanni La Carretta, dipendente di suo marito, il quale approfitta del fatto che suo cugino Peppino è cameriere del conte. I vari personaggi si ritrovano poi a Courmayeur, dove Damiani cerca di far passare Valeria per la fidanzata di Giovanni, ignorando che quest’ultimo è l’amante di sua moglie.
Martino dirige con stile e mano sicura una vicenda intrecciata su vicende amorose trattate con leggerezza, poiché anche in questo caso il regista sposta l’attenzione dal versante sexy a quello brillante. Il cast è arricchito da un istrionico Lino Banfi, da Marisa Merlini e da Pippo Santonastaso. Nella gara tra bellezze Edwige Fenech vince ancora una volta, ma di poco, sulla smagliante Bouchet.

La dottoressa ci sta col colonnello (1980, Michele Massimo Tarantini)
Prodotto sempre da Luciano Martino, utilizza ancora una volta una degli ambienti più sfruttati dal comico/scollacciato, quello militare. In questo caso, per la precisione, un ospedale militare. Il colonnello chirurgo Anacleto Punzone (Lino Banfi), vorrebbe vivere una relazione con la nuova dottoressa (Nadia Cassini) ma, ossessionato dalle dimensioni esigue del suo membro, decide di trapiantarsi l’organo di un soldato superdotato (Alvaro Vitali). Il trapianto, invece di risolvere la sua situazione, la peggiora. Il colonnello finirà a cantare tra le voci bianche.
La Cassini, tra tutte le reginette della commedia sexy, era di una bellezza superba, ma mancava in un certo senso di quel magnetismo (da non confondersi col talento recitativo) che avevano Gloria Guida e Lilli Carati o anche attrici meno conosciute come Florence Barnes. Qui le cose vanno un po’ meglio, e alcuni giochi di parole dovute alla scarsa padronanza della lingua italiana («coglionello») sono gustosi. Il film è piuttosto riuscito, anche grazie alle figure di contorno, come la spassosa suora manesca interpretata da Lucio Montanaro. La moglie di Banfi (che lo chiama «cletino») è Malisa Longo, le musiche sono di Franco Campanino.

1 commento

  1. […] F. Seden (1975), inedito in Italia, è una pellicola girata in Turchia. Si tratta di un remake di Grazie nonna con Edwige Fenech, che vinse il premio Ankara e in Turchia incassò moltissimo. Sonia Viviani viene […]

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