MALISA LONGO NUDA PER TINTO BRASS E BRUCE LEE

MALISA LONGO NUDA PER TINTO BRASS E BRUCE LEE

Malisa Longo, nata a Venezia nel 1950, a sedici anni si mette a viaggiare in autostop. Si ferma a Milano per fare la go go girl (la cubista di oggi) in una discoteca, poi passa a Roma dove balla al Piper. Siamo nel 1967, nella capitale Malisa muove i primi passi nel mondo dello spettacolo: fa la modella, l’indossatrice, parecchia pubblicità. Il suo fisico prorompente, gli occhi azzurri intensi dal taglio malizioso e aggressivo, lo sguardo felino ne fanno una presenza interessante che il cinema non si lascia sfuggire.

Il primo film della giovanissima Malisa Longo è l’hitchcockiano Una sull’altra di Lucio Fulci (1967), un esempio di lesbo triller, ma la sua parte è modesta. Subito dopo, interpreta Eat it! (1967), unico film girato dal documentarista Francesco Casaretti, una strampalata commedia con uno ancora sconosciuto Paolo Villaggio nei panni di un primitivo.

Il 1968 Malisa lo inizia con Nude… si muore di Antonio Margheriti (1967) con il nome di Anthony M. Dawson. Un thriller progettato da Bava che Margheriti gira con poco entusiasmo (non è un lavoro nelle sue corde), presenta la solita trama del killer scatenato in un collegio femminile. Il film viene girato in inglese, con attori anglofoni come Mark Damon e Michael Rennie, ma fanno parte del cast, oltre a Malisa, anche le italiane Lorenza Guerrieri e Luciana Pigozzi. In questo film la Longo ha un ruolo minore, è una ragazza che muore sotto la doccia, in una delle tante scene alla Psycho (1960) diventate un tormentone per il cinema italiano. Margheriti ha il merito di lanciare la cubista del Piper nel mondo della celluloide e tutto sommato ci vede bene.

Sempre nel 1968, Malisa Longo recita due piccole parti in film d’autore come Una ragazza piuttosto complicata di Damiano Damiani, accanto a Catherine Spaak, Florinda Bolkan e Gigi Proietti, e in Fellini Satyricon di Federico Fellini (c’è pure Alvaro Vitali). Ne Il trapianto di Steno (1969), Malisa recita con Carlo Giuffrè e Renato Rascel, Nello stesso film c’è pure Gabriella Giorgelli con la quale condividerà molti decamerotici. Il film è una farsa pecoreccia ispirata ai trapianti di cuore di Barnard, solo che qui si trapianta un membro virile.

Zorro marchese di Navarra di Francesco Montemurro (1970) invece è il primo film che la bella attrice veneziana interpreta da protagonista, nonché il primo della serie sul bandito mascherato, il secondo viene nel 1971 ed è lo spagnolo Zorro il cavaliere della giustizia di José Luis Merino. In entrambi i film Malisa Longo è Carmen, la ragazza di Zorro, vestita con costumi stupendi che fanno risaltare la sua bellezza. Il regista spagnolo la guida anche nel suo primo western girato interamente a Madrid: Ancora dollari per i Mc Gregor, protagonista Stelvio Rosi, che adesso vive in Brasile.

Il primo film da protagonista assoluta di Malisa Longo è Io Cristiana studentessa degli scandali. Nel cast figurano Rossano Attolico e Glenn Saxon. Il film, che poi è anche il primo erotico di Sergio Bergonzelli (1970), è una storia d’amore tra una studentessa e un professore, ambientato nel periodo della contestazione giovanile. Malisa Longo è una studentessa battagliera, una sessantottina inneggiante all’amore libero, che però alla fine si innamora del professore e per questo motivo viene violentata e beffeggiata dai suoi coetanei. Il finale melodrammatico vede Malisa Longo morire precipitando da un burrone a bordo della motocicletta. Non si comprende bene se è un suicidio oppure se si tratta di un incidente, lo spettatore resta nel dubbio. Oreste Del Buono scrive un gran bene di questo film, definendolo un apologo della contestazione giovanile. La scena cult è quella in cui Malisa Longo sale su una macchina, si toglie il reggiseno e lo esibisce come una bandiera. Il film fa scalpore e incassa molto. Nonostante sia girato con pochi mezzi, il clima di contestazione è molto ben ricostruito, come pure lo spirito dissacrante che porta a smitizzare scuola, educazione e ogni tipo di tabù. Rossano Attolico è un attore meteora che si fa chiamare solo con il nome, un bellone da fotoromanzo molto in voga nel periodo.

Due ragazzi da marciapiede di Ramon Fernandez (1970) è una commedia che vede come attori principali Ira Fürstemberg, Annabella Incontrera e Jean Sorel. Malisa Longo fa la parte di un infermiera-segretaria che cura l’affollato studio ginecologico del protagonista. Nel cast, oltre a una serie di belle donne, figura anche uno stilista omosessuale che diventa amico del bel ginecologo. Non è un film di grande interesse.

La ragazza di nome Giulio di Tonino Valerii (1970) è un film importante girato in Veneto da un buon regista, la sceneggiatura è tratta da un romanzo di Milena Milani. Protagonista è Silvia Dionisio (che a sentire Malisa Longo “aveva un po’ la puzza sotto il naso”), ma ci sono anche Riccardo Garrone, Ivano Staccioli, Gianni Macchia, Anna Moffo, Maurizio Degli Esposti, Livio Barbo, Roberto Chevalier e John Steiner.
Marco Giusti su Stracult lo definisce “un infuocato lesbo-movie con la coppia di culto Anna Moffo – Silvia Dionisio”, ma il Giusti va preso con le molle. Per essere nel 1970 di nudo se ne vede abbastanza, la tematica affrontata è trasgressiva, però non così spinta. Silvia Dionisio ci mostra il seno, mentre il soprano Anna Moffo è completamente nuda accanto a Gianni Macchia. La storia racconta di una donna che con gli uomini non prova niente, però se ne porta a letto diversi. A un certo punto cerca l’amore con le donne, vorrebbe cambiare sesso. Per Mereghetti il tema è trattato con poco stile e soprattutto interpretato da attrici legnose.
Malisa Longo è una ragazza che viene assunta in casa della Dionisio, ha un fidanzato che la protagonista cerca di portarle via. In questo film Malisa non si spoglia molt.

Malisa Longo conclude il 1970 interpretando il poliziesco Tre per uccidere di Ignacio F. Iquino (1971), modesta produzione spagnola. Nel 1971 ha una piccola parte da invitata in Roma bene di Carlo Lizzani, un film che si ricorda soprattutto per il modo folle e sconclusionato con cui viene girato. Citiamo per completezza anche Blindman di Ferdinando Baldi, uno spaghetti – western che vede nel cast addirittura il grande Ringo Starr.

Malisa Longo alle prese con la cintura di castità: tema classico dei “decamerotici”

In questo periodo il genere fondamentale in cui Malisa Longo primeggia, accanto a Orchidea De Santis, Gabriella Giorgelli, Femi Benussi è il decamerotico.
Nel 1972 interpreta La bella Antonia prima monica e poi demonia di Mariano Laurenti, con Edwige Fenech come protagonista. Malisa Longo interpreta un’ostessa, ma anche se ha un ruolo importante lei e la Fenech non si incontrano mai. La sua parte di Malisa è interessante e, come lei stessa ricorda, ben fotografata da Clemente Santoni. Impresa non difficile, perché la sua bellezza è davvero al culmine.

Nello stesso anno Malisa ci mostra le sue grazie più segrete in Beffe, licenze et amori nel Decamerone segreto di Giuseppe Vari, Decameron proibitissimo di Marino Girolami, Il Decamerone proibito di Carlo Infascelli e Le mille e una notte all’italiana di Carlo Infascelli. Come già abbiamo avuto modo di dire, il sottogenere derivato dal modello colto di Pasolini dura poco per lasciare campo libero alla commedia sexy.

Ricordiamo con piacere la bella Malisa Longo protagonista di Beffe, licenze et amori nel Decamerone segreto di Giuseppe Vari (che si fa chiamare Walter Pisani) nei panni di una badessa veneta supersexy. Questo film, strampalato ma originale, ha come protagonista Dado Crostarosa che veste i panni del poeta Cecco Angiolieri e passa da una donna all’altra. La poesia S’i fossi foco è adattata per musica e utilizzata come sigla iniziale. Le prede principali di Cecco sono una stupenda Orchidea De Santis, moglie di un marito imbranato come Giacomo Rizzo (molto bravo), e la suora Malisa Longo.

Le attrici sexy italiane si sono cimentate tutte almeno una volta nel ruolo della monaca svestita e concupita, e la Longo, con i suoi occhi espressivi, caratterizza molto bene questa badessa di Sangimignano. La scena cult del film è quella in cui Crostarosa porta la monaca in un bordello e la convince che si tratta di un convento. Ovvio che qui ne accadono di tutti colori e la bella Malisa finisce nuda con gli stupendi seni in bella vista. La badessa riesce a scappare e arriva al convento vestita solo di un telo, tanto che non viene creduta ed è messa in cella di rigore. Crostarosa continua a tormentare la badessa andando al convento vestito da suora per cercare di portarsela a letto, ma non ci riesce. L’occasione è buona per ammirare ancora una volta il prorompente corpo di Malisa Longo senza veli. I capelli neri, tagliati corti, e lo sguardo ingenuo ma allo stesso tempo malizioso, con gli stupendi occhi d’un azzurro intenso, quasi colore dell’acqua, completano il quadro d’una bellezza selvaggia, quasi animalesca, da pantera. Vestita da suora la Longo è davvero provocante.

Nel film fa la sua parte anche Orchidea De Santis, moglie insoddisfatta del saltimbanco Rizzo, che inventa le peggiori malattie infettive pur di scopare con Crostarosa. La De Santis mostra con generosità le sue grazie in un paio di focosi amplessi con l’amante. C’è pure un incontro tra Malisa Longo e Orchidea De Santis, avviene quando quest’ultima decide di andare in convento per nascondere una gravidanza indesiderata. Pure la De Santis vestita da novizia non è male e fa la sua figura. Come nella scena nella quale spinge il marito a un rapido amplesso per addebitargli un figlio che invece è dell’amante. Tutto il film è condito da una grande dose di ironia e le scene di sesso si inseriscono bene in una cornice fondamentalmente comica.

Ricordiamo nella parte del podestà anche l’ottimo Renzo Rinaldi che per l’occasione interpreta un marito cornuto. Il cliché è quello tipico del decamerotico, non è certo un capolavoro, ma non me la sento di definirlo “ignobile” come fa Pino Farinotti. Il film lo produce Carlo Infascelli che poi girerà altri due decamerotici della Longo, la regia è di un buon mestierante come Giusepe Vari che lo realizza in un paio di settimane. La formula è diversa dal solito, perché non abbiamo una pochade a episodi ma un personaggio di raccordo (Cecco Angiolieri) che imperversa per tutto il film. In ogni caso se la storia è unica sono diverse le avventure erotiche del protagonista che danno sale alla trama del film.

Decameron proibitissimo è di Marino Girolami (si fa chiamare Francesco Martinelli), un regista importante della futura commedia sexy. Tra gli interpreti ci sono anche Maurizio Merli e la bella ma sfortunata meteora Christa Nell. Malisa Longo non ha un bel ricordo di Merli, da quanto leggiamo nell’intervista rilasciata a Manlio Gomarasca e Davide Pulici: lo definisce “montato, poco simpatico, uno che pensava d’essere un grande attore…”. Christa Nell invece è morta molto giovane di leucemia. Era la compagna di Ettore Manni che dopo la sua scomparsa non si è più ripreso e si è suicidato. Malisa Longo la definisce una ragazza deliziosa e simpatica. Il film è noto pure con il sottotitolo molto indicativo di Boccaccio mio statte zitto…, forse per parafrasare un modo di dire televisivo lanciato da Raffaele Pisu con il pupazzo Provolino.
Si tratta di un film a episodi scritto dalla premiata coppia Corbucci e Amendola che vede la Longo coinvolta soltanto nel sesto episodio, nei panni di una baronessa che tradisce il marito (Gianni Musy) con Maurizio Merli (Raniero). I due ultimi decamerotici di Malisa Longo sono di Carlo Infascelli e meritano un breve cenno.

Il Decamerone proibito (sottotitolo: Le altre novelle) è un film corale a episodi concatenati nel quale ogni attrice ha un momento importante. La Longo è la moglie di Giacomo Rizzo, ma ci sono pure Gabriella Giorgeli e Orchidea De Santis, vero volto del decamerotico (pure se lei confida ad Amarcord che “cercavano soltanto un culo… altro che volto!”). Il cast che comprende anche Dado Crostarosa, un giovane convinto con buoni argomenti dalla De Santis a non farsi frate, e Mario Maranzana.

Le mille e una notte all’italiana è un titolo infelice per il solito decamerotico ambientato in Italia che serve il solito menù di mariti cornuti, mogli fedifraghe e frati goderecci. Il decamerotico non poteva durare di più, in pochi anni aveva esaurito il poco che aveva da dire. In questo film Malisa Longo è protagonista con Maurizio Merli. Un bel personaggio ce l’ha anche Orchidea De Santis, un ruolo interessante lo riveste pure Maria Pia Giancaro (attuale principessa Ruspoli), mentre tra gli uomini, oltre Merli, ci sono Giacomo Rizzo ed Elio Crovetto.

Nel 1972 incontriamo Malisa Longo sul set del bel poliziesco Afyon oppio di Ferdinando Baldi, nei panni di una siciliana figlia d’un boss mafioso e lavora a fianco di Ben Gazzara e Silvia Monti.
Altri suoi film del 1972 sono i modesti paella e spaghetti-western I bandoleros della dodicesima ora di Alfonso Balcazar Granda e C’era una volta questo pazzo, pazzo west di Vincenzo Matassi (con Dada Gallotti).

Le guerriere dal seno nudo (1972) è un film di Terence Young (quello dei primi 007 con Sean Connery) che doveva segnare la rinascita del peplum erotico all’italiana, ma fu un fallimento (anche perché gli rubarono il titolo giusto, Le amazzoni, utilizzato da Alfonso Brescia per un lavoro concorrente uscito prima). Il film uscì fuori tempo e a niente valse aver scritturato trentacinque stupende ragazze.
Tra le attrici si ricordano per bellezza, scene maliziose e sexy Alena Johnston, Sabine Sun, Luciana Paluzzi e Malisa Longo. Ci sono alcune sequenze di amore lesbico appena accennate che nella versione televisiva non figurano perché tagliate. Angelo Infanti interpreta Teseo e fa innamorare la regina delle amazzoni (Antiope -Johnston) durante l’annuale inseminazione.
Malisa Longo finisce nel cast perché il regista le aveva fatto un provino per un Benvenuto Cellini mai girato, e ne era rimasto ben impressionato. Racconta Malisa a Gomarasca e Pulici che in Sardegna (dove si faceva l’allenamento per la preparazione atletica per il film) c’erano queste trentacinque ragazze stupende che facevano vita spartana in un albergo meraviglioso di Porto Cervo, tra ginnastica sulla spiaggia, equitazione, lotta greco-romana, tiro con l’arco e con il giavellotto, lezioni di inglese e di recitazione. Il film viene girato in Spagna.

L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente di Bruce Lee (1973) è un film di importanza epocale per la carriera di Malisa Longo che si vede dirigere dal mito del kung-fu, pure interprete della pellicola.
Il film è ambientato in set internazionali dato che un Bruce Lee è all’apice della notorietà: le parti di pura azione sono eccezionali. Si tratta dell’unico film che Bruce Lee gira in Italia, ne cura la produzione Riccardo Billi, il marito di Malisa Longo. Bruce Lee alloggia all’Hotel Flora dove ogni giorno si allena, è sensibile al fascino femminile ma non ammette volgarità verso una donna. Malisa Longo ricorda nell’intervista citata che una sera Bruce Lee prese le sue difese contro una persona che aveva fatto un commento salace sui suoi hot-paints.

Sequenza tagliata del nudo di Malisa Longo nel film di Bruce Lee girato a Roma

Un tizio con la faccia strana ti cerca per ucciderti
di Tullio Demicheli conclude il 1973. Non è un pellicola di particolare interesse, anche se nel cast figurano Chris Mitchum, Arthur Kennedy e Barbara Bouchet.

Adolescenza perversa di Josef Benazeraf (1973) è il primo di una serie di film che la Longo interpreta in Francia. Anche questo è erotico e di un certo interesse, realizzato tra Francia e Italia (a Perugia) da un ottimo regista poi passato al porno. Un film drammatico su una professoressa di matematica che dopo un matrimonio fallito odia gli uomini, ciononostante si innamora di un proprio alunno. La professoressa è Femi Benussi, tra le due belle attrici non scattano particolari rivalità e il lavoro procede in perfetta sintonia.

Quasi nello stesso periodo la Longo gira a Dauville, in Normandia, un ruolo (non erotico) in un film tutto francese. Il regista è Claude Pierson e il film è intitolato A propos d’une femme.

Superuomini, superdonne, superbotte di Alfonso Brescia (1973), che si firma Al Bradley, è un pasticcio inqualificabile a metà tra cavernicolo, amazzonico e kung-fu. Forse Brescia sceglie la Longo perché ha lavorato con Bruce Lee e in un film di amazzoni. In ogni caso questa pellicola è importante perché segna l’inizio di una lunga collaborazione tra il regista e la bella attrice veneziana. Nel film c’è Aldo Canti che si fa chiamare Nick Jordan, famoso cascatore ai tempi dei tre Supermen, un malavitoso in seguito ucciso a colpi di pistola, bravissimo come cascatore, era uno che si buttava da trenta piani senza paura.

Prenez la queu comme tout le monde e Il club del piacere, sono gli altri film erotici-brillanti che Malisa Longo fa in Francia. La regia di entrambi è di Jean-Françoise Davy (1973). L’attrice spicca come unica italiana in cast transalpini. Nel primo la Longo recita la parte di una delle tre donne che ricevono da uno stesso uomo la promessa di matrimonio e come le altre partecipa a una terribile vendetta, nel secondo è la proprietaria di un elegante albergo sull’orlo della chiusura, innamorata di un fidanzato fin troppo intraprendente. L’uomo la convince a trasformare l’albergo in un club del piacere per sole per donne. La critica francese ne parla bene, e i film hanno molto successo. Mentre in Italia escono con poca visibilità, senza pubblicità, inseriti nelle programmazioni estive. Nonostante questo, per Malisa è un momento professionale felice.

Malisa Longo viene nominata Miss Cinema e comincia a imporsi insieme a Ornella Muti, Eleonora Giorgi e altre attrici come volto nuovo del cinema italiano. Quando la sua stella comincia a brillare davvero, un terribile incidente d’auto compromette la carriera dell’attrice. Le vengono applicati centocinquanta punti sul volto, ma per fortuna Malisa si riprende quasi subito. Dopo numerosi interventi, la sua bellezza ritorna pressoché come prima, anche se tornare a lavorare si presenta più difficile che mai. Chi le dà fiducia e Luigi Filippo D’Amico, che la vuole a tutti i costi nel suo film: Il domestico (1974), un lavoro che ottiene un grande successo di pubblico. Protagonista è un lanciatissimo Lando Buzzanca. Malisa non è la prima donna del cast, il suo ruolo è secondario rispetto a Femi Benussi, Martine Brochard e Silvia Monti, ma per lei è lo stesso un successo.

L’adolescente di Alfonso Brescia (1975) non è un film ritagliato su Malisa Longo, che ha la parte secondaria di frau Marlene. Le bellezze che fanno la pellicola sono Daniela Giordano, Sonia Viviani (la nipotina tutta pepe) e Dagmar Lassander. La parte del leone, da ragazzina perversa, alla Gloria Guida de La minorenne o de La ragazzina, la interpreta Sonia Viviani che non è bella e provocante come il modello di riferimento, però se la cava. La Viviani sconvolge il menage a base di corna tra Tuccio Musumeci e Daniela Giordano (che ha per amante Raffaele Sparanero, il fratello di Franco Nero) e punta a dividere la copia per mettere mano sull’eredità.

In questo periodo Malisa Longo la troviamo sempre più sul fronte del cinema erotico che la impegna in Italia e all’estero. Afrika erotica di Ken Dixon (1975) è una buona produzione statunitense con Eva Carson, Larry Casey, Colette Descombes, Dan Harrison, Malisa Longo e Paola Maiolini.
Il film prende le mosse da un sogno di un ragazzo che si vede naufrago su di un’isola africana abitata da amazzoni primitive e cannibali. Le selvagge non si mangiano il nuovo venuto, ma lo sottopongono a un vero e proprio tour de force erotico. Per Malisa Longo è un’esperienza strana perché Ken Dixon riprende a tutti i piedi e fa dettagli di mani, mentre i volti gli interessano poco. Il film viene girato in Italia nella tenuta di Fogliano, un posto così bello che pare d’essere in Africa per davvero, ci sono pure le palme. Lei ricorda la pellicola come “una cosa assolutamente demenziale”.

Giochi erotici di una famiglia perbene di Francesco Degli Espinosa (1975) è un erotico-drammatico con Erika Blanc, Malisa Longo, Maria D’Incoronato e Donald O’Brien.
Una serie di delitti familiari sono il filo conduttore del film firmato Vincenzo Matassi (pseudonimo di Degli Espinosa) che risente di un assurda sceneggiatura di Renato Polselli.
Malisa Longo è la moglie traditrice che viene avvelenata da Donald O’Brien e gettata nel lago, ma non è morta, torna per vendicarsi del marito (che se la fa con la nipotina) insieme alla Blanc che si traveste da uomo. Finisce in una mattanza generale. Un film alla Polselli, autore che si ama o si odia, per me va bene la seconda.

Salon Kitty di Tinto Brass (1976) è il suo film più importante e a mio giudizio un film capolavoro per il regista veneziano. Per parlare di questo film servirebbe un capitolo intero e forse non basterebbe, diciamo solo che per la Longo segna l’inizio di una fruttuosa collaborazione con il più importante regista di cinema erotico italiano. Il film gode di una straordinaria ambientazione e la storia delle ragazze naziste che fanno le prostituite per scoprire i segreti dei soldati che frequentano la casa di Kitty è ben sceneggiata. Teresa Ann Savoy è perfetta nella parte della ragazzina convinta dei principi nazisti che alla fine si sente usata e fa arrestare il suo capo. Malisa Longo si trova molto bene con Brass e conferma che nel film molti attori non protagonisti hanno recitato vere scene di sesso.

Da Salon Kitty derivano tutti i nazi-erotici italiani, pure se questa è opera d’autore interessante e non si può confondere con tanti prodotti di infimo livello. Brass non riconosce come sua la versione del film che circola per le sale, visto che viene rimontata dal produttore Giulio Sbarigia per evitare il sequestro. Il film scandalizza abbastanza pure così, ma passa al vaglio della censura e circola con un divieto ai minori di anni diciotto (in ogni caso io l’ho visto che ne avevo quindici barando sull’età). Un film folle e sensazionale per certe scene di rapporti con monchi, nani, depravati ed esseri mostruosi (Salvatore Baccaro su tutti) che sono il piatto forte della recitazione.
Il cast è eccezionale: Helmut Berger (l’ufficiale nazista), Ingrid Thulin (Kitty), l’efebica e perversa Teresa Ann Savoy, John Steiner, Sara Sperati, Rosemarie Lindt, Paola Senatore, John Ireland, Tina Aumont, Stefano Satta Flores e molti altri.
Paola Senatore deve fare sesso con un nano, in una scena molto forte che anticipa quella di Debora Caprioglio in Paprika (1990).

Emanuelle bianca e nera di Mario Pinzauti (1976) viene girato in contemporanea all’altrettanto folle Mandinga (sempre di Pinzauti), risposta italiana molto dissociata al Mandingo (1975) americano.
Malisa Longo recita accanto ad Antonio Gismondi, Rita Manna e Percy Hogan. Per ricordare la Louisiana, il film viene girato su un set allestito a Sabaudia. La bella veneziana è Emanuelle bianca, la proprietaria di una tenuta che ha dei rapporti con uno dei propri schiavi. Emanuelle nera è una delle schiave. Il film è pessimo, uno dei peggiori Emanuelle italiani, manca la mano di un Joe D’Amato.

Due poliziotteschi come C’è una spia nel mio letto di Luigi Petrini (1976) e Mark colpisce ancora di Stelvio Massi (1976) sono i film successivi di Malisa e meritano solo un rapido cenno.
Taxi love: servizio per signora di Sergio Bergonzelli (1976) segna il ritorno all’erotico per Malisa Longo. La storia racconta di un gruppo di tassisti pescaresi che forniscono alle straniere in vacanza ogni tipo di prestazione, soprattutto di natura sessuale.
Tra le presenze femminili segnaliamo una giovanissima Marina Pierro, Marisa Mell, Bianca Estrada, Barbara Lay e Karin Well (Wilma Truccolo).
Malisa Longo è l’amante del tassista Maximo Valverde, ma tra gli uomini vanno citati Tiberio Murgia e Alfredo D’Ippolito. Chi ha visto almeno un film di Bergonzelli, pure non addizionato con scene hard, sa cosa l’aspetta.

Amori, letti e tradimenti di Alfonso Brescia (1976) è ben definito da Marco Giusti su Stracult come “un erotico-burino” e infatti il film è decisamente pessimo, ma ha un suo fascino per via del cast che va da Marisa Mell a Don Backy, passando per le affascinanti Sonia Viviani e Malisa Longo. Fa tutto Mauro Righi, lo scrive e lo produce, il resto è opera di Brescia e quel che ne viene fuori è una cosa orribile.

La calda bestia di Spilberg di Alain Garnier (1977) è un nazi-erotico sulla scia di Salon Kitty, pare che esista una versione francese hard nella quale però la Longo non gira le scene incriminate. Il suo ruolo è quello della capitana delle SS, un’aguzzina che ne combina di tutti i colori alle sue prigioniere. Questo tipo di personaggio la vedrà impegnata in altre pellicole di fine anni Settanta.

El macho di Marcello Andrei (1977) vede Malisa Longo accanto al campione di pugilato Carlos Monzon, che si era conquistato una buona fama battendo Nino Benvenuti. Si tratta di uno spaghetti-western di poche pretese, a base di avventura, bari e banditi che però, vista la fama di Monzon, poteva essere una buona carta da giocare per la produzione. Si inventa pure una storia d’amore inesistente tra la Longo e Monzon, un giornale sportivo esce con una foto della Longo vestita da amazzone a mezza pagina e il titolone in grassetto: “Monzon tiene il titolo e cambia donna”. Non serve a niente. Tra l’altro Monzon ha una compagna molto gelosa, Susana Jimenez, che frequenta il set perché ha una parte nel film, spesso i due se le danno di santa ragione. Produttore del film è il marito della Longo e Andrei la tratta male per tutto il periodo di lavorazione solo per questo motivo. Non è un grande regista Andrei e non è neppure una persona di grande sensibilità.

Fraulein Kitty di Patrice Romme (1977) riporta la Longo in un altro nazi-erotico che la vede insieme a Patrizia Gori e Claudine Baccarie. L’immagine di Malisa Longo come personaggio crudele e spietato nasce con Salon Kitty e prosegue per molti film del genere. Le appiccicano un’etichetta di bad woman che la Longo accetta, pure se ci tiene a specificare che non ha mai girato scene porno, dato che qualche produttore scorretto ha aggiunto scene hard in alcune pellicole. Il cliché della bad woman viene fuori a causa del suo fisico prorompente e della personalità aggressiva. Malisa Longo afferma: “In questi ruoli mi divertivo un mondo perché intimamente io mi sentivo all’opposto”.


California
di Michele Lupo (1977) è un film che tratta la guerra di secessione americana. I protagonisti sono Giuliano Gemma e Miguel Bosè. La Longo interpreta un cammeo accanto a Gemma. Il ruolo femminile in questi lavori è sempre sacrificato.

A questo punto segnaliamo ben sei film consecutivi girati con Alfonso Brescia che in passato aveva già utilizzato la Longo per due pellicole. In tutto fanno otto lavori che indicano la bella veneziana come attrice feticcio di Brescia: Anno zero: guerra nello spazio (1977), Zanna Bianca e il cacciatore solitario (1978), Cosmo 2000: battaglie negli spazi stellari (1978), La guerra dei robot (1978), Sette uomini d’oro nello spazio (1978), Il Mammasantissima (1978).

Zanna Bianca e il cacciatore solitario è un avventuroso di poche pretese ricalcato sul film originale di Lucio Fulci del 1973 e sul sequel di Tonino Ricci dello stesso anno (Zanna Bianca alla riscossa). Zanna Bianca è un personaggio per ragazzini, che impazziscono per le gesta dell’eroico canelupo. La pellicola viene girata nel cuneese, in pieno inverno con un freddo allucinante. Il cane è molto bravo e ben addestrato, forse le sue qualità di recitazione sono superiori a quelle di attori come Robert Wood, Pedro Sanchez e Franco Lantieri.

Il Mammasantissima è un melodramma sulla camorra, Malisa Longo interpreta la moglie di Mario Merola. Per lei non è facile entrare nella gestualità napoletana, però si trova bene a lavorare con Alfonso Brescia che definisce “un personaggio delizioso e un grande mestierante”. Di Merola invece la Longo dice che “è un po’ montato e gioca sempre su tutto, un napoletano con i soldi ma poco signore”.

Gli altri film girati con Brescia sono tutti di fantascienza.
Anno zero: guerra nello spazio parla di un cervellone elettronico malvagio che controlla un pianeta e lancia messaggi minacciosi ai terrestri che vi sbarcano trovandosi in mezzo ai guai. Una sorta di Guerre stellari all’italiana con Alfonso Brescia che si fa chiamare Al Bradley e gli attori sono gente come John Richardson, Yanti Somer, Massimo Bonetti e Daniele Dublino.
Cosmo 2000: battaglie negli spazi stellari è il secondo film della quadrilogia fantascientifica di Brescia e si avvale di un cast simile, qui ci sono gli alieni contro la Terra che vince grazie ai poteri di un bambino superdotato.
La guerra dei robot vede Malisa Longo assistente di uno scienziato perduto nello spazio che diventa regina degli alieni e fa scatenare una guerra di robot. Ci sono anche Antonio Sabato, Ines Pellegrini e Patrizia Gori. Un film assurdo che i cultori del trash non possono perdere.
Sette uomini d’oro nello spazio, noto anche come Odissea solitaria, è il solito modesto fantascientifico all’italiana girato senza mezzi e con poche idee originali. Sette pistoleri dello spazio devono distruggere un alieno cattivo che vuole schiavizzare gli abitanti della Terra. Qui ci sono anche Gianni Garko, Silvano Tranquilli e Nino Castelnuovo.

Alfonso Brescia è un regista molto prolifico che ha fatto di tutto, dall’avventuroso al western, passando per erotico, sceneggiata napoletana, giallo e fantascienza. La sua produzione ha grande decoro formale e molto mestiere, ma i soggetti sui quali lavora sono mediocri e i budget inadeguati. Tra i fantascientifici nel 1978 si ricorda pure La bestia nello spazio che ha anche una versione porno per l’estero, ma in quel film non recita la Longo.

Nel 1979, Federico Fellini la vuole nel cast de La città delle donne dopo che già l’aveva avuta per una piccola parte nel Satyricon. Purtroppo la bella attrice veneziana litiga con Fellini, una cosa di cui si è pentita anche perché erano amici e si vedevano spesso. Malisa lavora alcuni giorni ne La città delle donne, ma è insoddisfatta della parte, si lamenta che non fa cose importanti, che è vestita da motociclista e se ne sta per ore sul set senza lavorare. Fellini la prega di restare e di avere fiducia. Lei è irremovibile e abbandona il set, però le poche scene girate rimangono nel film.

La mondana nuda di Sergio Bergonzelli (1979) è un erotico poco noto con Malisa Longo, Richard Harrison e Karin Well (Wilma Truccolo). In questa produzione italo-turca Bergonzelli fa tutto lui (regia, fotografia, soggetto e sceneggiatura) firmandosi Vural Pakel, realizzando la solita produzione volgarotta che a riprese finite addiziona di spezzoni hard. Malisa Longo e Karin Well c’entrano poco e recitano solo nella parte erotica uscita sul mercato italiano.
La Longo è una fotomodella che si esibisce in pose piuttosto provocanti e a un certo punto esce di scena perché viene ammazzata. Lavora poco al film, quattro o cinque scene al massimo. Il regista la sostituisce con una che non le somiglia per niente e le fa girare diverse sequenze hard per il mercato estero. Bergonzelli giura che è stata la produzione, ma è difficile stabilire la verità. Di sicuro la Longo se la prende a morte con il regista.

Un film erotico divertente è invece La dottoressa ci sta col colonnello di Michele Massimo Tarantini (1980), di questa pellicola abbiamo già parlato a proposito di Nadia Cassini che ne è la protagonista indiscussa.
Malisa Longo è Giovanna Punzone, la moglie del poco dotato colonnello Lino Banfi e se la fa con l’attendente Alvaro Vitali che ha avuto in dote poca altezza ma molte virtù nascoste.


Mafia, una legge
che non perdona di Roberto Girometti (1981) è un poverissimo poliziottesco che citiamo per completezza. In questo film, accanto alla Longo c’è Antonella Lualdi, la colonna sonora è di Stelvio Cipriani.
Gunan il guerriero di Franco Prosperi (1982) è un pessimo Conan all’italiana girato controvoglia. Malisa Longo si fa chiamare Melissa Lang ed è la bella regina guerriera Marga che insieme alla bionda Sabrina Siani (Lenne, la donna di Gunan) vale il prezzo del biglietto. Pietro Torrisi (Mister Italia) è Gunan, si fa chiamare Peter McCoy e il film ricalca la storia di Conan con pochi sforzi di fantasia. Sabrina Siani è più nuda di Malisa Longo ma entrambe sono un bel vedere e il film è girato in Italia, tra Ostia, la Tiburtina e i giardini di Bomarzo.
Thor il conquistatore di Tonino Ricci (1985) è sulla stessa falsariga di poverissimo mitologico con Bruno Minniti nei panni dell’eroe e Malisa Longo (nei titoli di testa è Malisa Lang) in quelli di una schiava esperta in cose di sesso. Uno dei peggiori sottoprodotti di Conan realizzati in Italia, non lo salvano nemmeno le grazie della Longo e di Maria Romano.
Carabinieri si nasce di Mariano Laurenti (1985) è un tardo barzelletta movie con Alessandro Benvenuti e tra le bellezze femminili, accanto alla Longo, si ricordano anche Tinì Cansino (il suo vero nome è Photina Lappa) e Cinzia De Ponti in due brevi apparizioni.

Miranda di Tinto Brass (1985) è la seconda partecipazione a un erotico d’autore per la bella Malisa Longo, che si lascia guidare dal suo amico e concittadino sul set di un film ispirato a La locandiera di Goldoni. Serena Grandi è Miranda, indiscussa protagonista, ma lei è l’amica della locandiera, la bella Juliette che a un certo punto provoca alcuni uomini danzando sopra un pianoforte un sensuale strep-tease.
Vi consiglio di cercare una copia originale invece della versione tagliatissima che da anni passano in televisione. Manca tutto: dalla fellatio di Serena Grandi con il professore alla tentata sodomizzazione di Occhipinti. Il rapporto tra Serena Grandi e Malisa Longo funziona anche fuori dalla scena, la protagonista incoraggia la Longo quando deve girare scene di nudo imbarazzanti o streap-tease davanti alla troupe.

Senza vergogna di Gianni Siragusa (1986) è un erotico stile Senza scrupoli di Tonino Valerii (1985), un film girato con pochi mezzi. Malisa Longo è la protagonista femminile nei panni di una vedova alle prese con un figlio handicappato rifiutato da tutti. Nel cast ci sono anche Christian Borromeo (il figlio), Gabriele Tinti e Rita Silva. Il film non è eccezionale ma ottiene un buon successo e quando esce addirittura in videocassetta allegato a una rivista va esaurito in poco tempo.
La scena cult arriva alla fine, quando Malisa Longo si concede al figlio handicappato, un incesto terapeutico, come se la mamma volesse riprendersi il figlio nel grembo per difenderlo dal mondo. La macchina da presa indugia più sulle lacrime della Longo (che recita molto bene una scena di commozione), che sulla parte erotica e ne viene fuori una sequenza conclusiva da ricordare.
Urban warriors di Pino Buricchi (1987) è l’ennesima variazione sul tema postatomico che merita solo un cenno.

Snack bar Budapest di Tinto Brass (1986) è la terza apparizione di Malisa Longo in un set che conta, pure se il film non è tra i più riusciti del maestro veneziano. Nel cast ci sono anche Giancarlo Giannini, Françoise Negret, Philippe Léotard, Raffaella Baracchi, Silvye Orcer e Carlo Monni.
Giannini è un ex avvocato fallito che accompagna la sua donna (Baracchi) ad abortire e finisce nel libro paga di un gangster. Il film è diverso dal solito cliché erotico, vorrebbe essere ironico e grottesco ma non ci riesce. Un fallimento, pure se a Marco Giusti (chissà perché) piace e lo definisce “il film della vita di Raffella Baracchi che recita col pube depilato e sempre a letto”. Forse perché dopo non ne ha fatti altri, ma è diventata la moglie di Carmelo Bene. Tuttavia, anche se a me Tinto Brass piace senza riserve, questo film non è andato giù per niente e non mi vergogno a dire che non l’ho capito. Non solo, più lo rivedo e meno lo capisco. In ogni caso la parte di Malisa Longo è molto limitata e la macchina da presa è tutta concentrata sul corpo della Baracchi.

Nel 1988 Malisa Longo interpreta Mia zia 007 di Gianni Siragusa, film di cui non sappiamo niente perché rimasto inedito per problemi distributivi.
Nel 1989 è nel cast de I frati rossi di Gianni Martucci, un buon horror poco noto con Lara Wendel, Gerardo Amato e Chuck Valenti. La pellicola parla di una congrega di satanisti capitanata dalla Wendel, reincarnazione di una zingara violentata vent’anni prima. Gerardo Amato la sposa e deve subirne la vendetta. La Longo recita nella parte di un’ambigua governante. Fulci questo film lo presenta soltanto, pure se qualcuno glielo attribuisce e per questo motivo si becca addirittura una querela dal focoso regista romano.

La signora dell’Orient Express di Franco Lo Cascio (1989) è un film erotico poco noto, una specie de La chiave girata su un treno.
Una coppia insoddisfatta sale sull’Orient Express per fare una vacanza e il marito induce la moglie ad avere rapporti con persone che non vedrà più. La donna poi racconta al marito queste relazioni aggiungendo particolari inventati, lui si eccita e fanno l’amore. Il film comincia a Venezia, poi il treno va a Zurigo, Parigi e infine Madrid, dove vengono girati tutti gli interni. Lo Cascio è un regista alla Joe D’Amato che fa soprattutto porno, questo lavoro in ogni caso va inserito tra la sua rara produzione soft.

Un gatto nel cervello di Lucio Fulci (1990) è l’ultima interpretazione di Malisa Longo uscita nelle sale, in questo film ironico e vagamente autobiografico interpreta la moglie di uno psichiatra che alla fine l’ammazza. La Longo dice di essersi trovata molto bene con il regista romano, che pure aveva fama di misogino, ma ricorda una sequenza che l’ha fatta soffrire. “La scena era quella del gatto che smuovendo la terra trova il mio cadavere… a me che soffro di claustrofobia mi avevano calato in questa buca, con tutta la terra sopra e anche se avevo una cosa per respirare mi sembrava di soffocare, ho resistito ma è stata una sensazione veramente sgradevole…” (da 99 Donne di Gomarasca e Pulici). Nel cast ci sono Lucio Fulci (nella parte di se stesso), David J. Thompson (psicanalista), Joffrey Kennedy, Malisa Longo, Ria De Simone, Veronica Zinny, Brett Halsey, Paola Cozzo, Paul Muller e Adriana Russo.

Si tratta di un film dalla trama esile, quasi inesistente, la cui unica forza sono gli effetti speciali e il montaggio. Lucio Fulci è un regista dell’orrore alle prese con gli incubi che costruisce e che la notte non lo fanno dormire. Per questo motivo si rivolge a uno psichiatra che invece di curarlo approfitta della situazione e si rivela un pericoloso killer. Il film si dipana con la visione ossessiva delle immagini che perseguitano Fulci e sono sempre sequenze già viste, spezzoni di altri lavori del regista. La chiave di volta del film è lo psichiatra che ipnotizza Fulci e si serve di lui per incolparlo di una serie di efferati omicidi. Lo psichiatra è un folle assassino che cerca di scagionarsi da macabre uccisioni che lo vedono protagonista, prima tra tutte quella della moglie. Un poliziotto amico di Fulci scopre la verità e uccide lo psichiatra in una delle ultime scene. Scioccante il finale dove sembra che Fulci cominci davvero a uccidere, ma in realtà si tratta di un nuovo film che il regista sta girando.

L’idea del regista horror tormentato dai suoi stessi incubi sarebbe pure originale ma secondo noi è realizzata così male che di questa pellicola resta poco da salvare. Il ritmo è fiacco, la recitazione pessima (a parte Fulci) e soprattutto non c’è un briciolo di suspense. Le cose migliori sono tutte già viste e il film si riduce a un puro collage di macabri effetti con gatti squartati, pezzi umani mangiati o gettati ai maiali e cose del genere.

Dopo questo lavoro non vedremo più la Longo sul grande schermo, pure se ha interpretato nel 1993 il film L’uovo del cuculo girato dallo sceneggiatore Ernesto Gastaldi in una delle sue rare prove dietro la macchina da presa e il film Inquietudine (Anxiety) ancora con la regia di Gianni Siragusa. Entrambe le pellicole sono tuttora inedite, chissà se verranno mai prodotte e distribuite.

L’uovo del cuculo racconta la drammatica vicenda di due genitori che vanno in Iugoslavia mentre infuria la guerra civile alla ricerca di una loro figlia ribelle e drogata. Moglie (Malisa Longo) e marito (Vassili Karis) ripercorrono i luoghi visti vent’anni prima durante il loro viaggio di nozze. Il film, molto violento, affronta il problema della droga e dei rapporti familiari. Il dramma della figlia sta dividendo i due genitori che pure hanno un solido rapporto decennale alle spalle. Per farla breve, la trovano in un campo nomadi dove lei si è messa con uno zingaro: la ragazza non è recuperabile e arriva al punto di far “quasi” violentare la mamma dal suo stesso uomo. Il padre reagisce e nella confusione il carrozzone va fuoco: non c’è tempo per salvare sia la figlia che la moglie (una bombola di gas sta per esplodere), e il padre sceglie la moglie svenuta e la porta in macchina. Quando la moglie rinviene le fa credere che la figlia non solo si è salvata ma vuole tornare a casa con loro. Porta la moglie in auto davanti al bel panorama di un lago dove avevano passato momenti felici durante il viaggio di nozze, e brinda con lei: ma nello champagne ha messo un sonnifero, così la moglie si addormenta e non s’accorge che il fumo dello scappamento entra nell’auto da un tubo di gomma.

La trama del film ce l’ha raccontata il regista-sceneggiatore che abbiamo contattato, visto che vederlo è impossibile. Conclude Ernesto Gastaldi: “Mentre giravamo la scena finale si alzò una ventata forte che ci avvolse in una romantica nuvola di foglie secche: purtroppo non eravamo pronti per la ripresa”. Il film, girato in Romania, è molto triste, però la storia è bella e in parte riflette una brutta esperienza personale del regista-sceneggiatore.

Inquietudine (Anxiety) di Gianni Siragusa è un thriller girato nelle Marche, dove la Longo è una poliziotta che insieme al collega Christian Borromeo indaga su una sorta di serial killer. Gli altri interpreti sono Lia Domh, Valentina Visconti, Paul Muller e Monica Persiani.

Per completezza ricordiamo che Malisa Longo nel corso della sua carriera fa anche la soubrette in teatro per Bentornata signora rivista, che interpreta insieme a una grande attrice di genere scomparsa, Ria De Simone, pure lei molto attiva nelle sexy commedie, nel nazi-erotico e in qualche horror. La Longo e la De Simone hanno una carriera molto simile ma sul set si incontrano solo in questa occasione.


Malisa Longo ha condotto anche programmi televisivi e presentato spettacoli. In televisione è nel cast degli interpreti della serie Classe di ferro di Bruno Corbucci. L’amicizia e il sodalizio artistico con Tinto Brass la portano a misurarsi come sceneggiatrice nel genere erotico, cosa che l’affascina al punto di realizzare come autore e regista il documentario video Sesso verità & video tape, un reportage girato dietro le quinte di film a luci rosse. Dalle sceneggiature alla letteratura erotica il passo è breve, ed è così che viene dato alle stampe il romanzo Così come sono (Pizzo Nero Editore, 2000), un’opera interessante ambientata nel mondo del cinema, scritta con leggerezza e con competenza.

Malisa Longo racconta: “Ho cominciato con le sceneggiature, poi ho deciso di scrivere Così come sono, con la prefazione di Tinto Brass. Scrivere era nella mia indole, è stata una maturazione. Negli anni settanta ero considerata un sex simbol, ma l’erotismo non sapevo nemmeno da che parte cominciava. Ero una bella ragazza, il classico oggetto dei sogni degli uomini, tanto bastava. Prendendo coscienza del mio essere donna mi sono accorta che noi donne viviamo l’erotismo diversamente. Con il mio libro ho voluto raccontare il mio modo di vedere l’erotismo, al di là dei luoghi comuni. E credo di esserci abbastanza riuscita”.

Malisa Longo prosegue nella sua esperienza letteraria e vince il premio letterario “Dolcetta d’oro” con il racconto inedito Il figlio. Pubblica un libro di poesie erotiche intitolato Il cantico del corpo che mette in rima il linguaggio dei sensi: gli occhi, le labbra, il seno, il sesso, le mani e i piedi. Il volume è edito da Lietocolle, nel sito della bella attrice veneziana se ne possono leggere alcune parti. Tra l’altro si può ammirare una galleria di foto che risalgono agli anni settanta e alcune foto recenti che fanno pensare a come il tempo non sia passato sul bel corpo di Malisa Longo, illuminato dai soliti occhi azzurri penetranti.

Scrivere e recitare sono le cose che preferisco, due cose talmente totalizzanti che si assomigliano. In fondo la recitazione, per un attore, è lo svolgimento della scrittura. Io quando scrivo è come vedessi un film. La vita è un film. Però sono attratta anche dalla regia. In fondo per vedere il film che c’è nella mia mente ci deve essere un regista che lo tira fuori. E quel regista potrei essere io”.

FILMOGRAFIA DI MALISA LONGO

Una sull’altra di Lucio Fulci (1967)

Eat it! (Mangiala!) di Francesco Casaretti (1967)

Nude… si muore di Antonio Margheriti (1967)

Una ragazza piuttosto complicata di Damiano Damiani (1968)

Fellini Satyricon di Federico Fellini (1968)

Il trapianto di Steno (1969)

Ancora dollari per i Mc Gregor di José Luis Merino (1970)

Zorro marchese di Navarra di Francesco Montemurro (1970)

Io Cristiana studentessa degli scandali di Sergio Bergonzelli (1970)

Due ragazzi da marciapiede di Ramon Fernandez (1970)

La ragazza di nome Giulio di Tonino Valerii (1970)

Tre per uccidere di Ignacio F. Iquino (1971)

Roma bene di Carlo Lizzani (1971)

Blindman di Ferdinando Baldi (1971)

Zorro il cavaliere della giustizia di José Luis Merino (1972)

La bella Antonia prima monica e poi demonia di Mariano Laurenti (1972)

Beffe, licenze et amori nel Decamerone segreto di Giuseppe Vari (1972)

Decameron proibitissimo di Marino Girolami (1972)

Il Decamerone proibito di Carlo Infascelli (1972)

Le mille e una notte all’italiana di Carlo Infascelli (1972)

Afyon oppio di Ferdinando Baldi (1972)

I bandoleros della dodicesima ora di Alfonso Balcazar Granda (1972)

C’era una volta questo pazzo, pazzo west di Vincenzo Matassi (1972)

Le guerriere dal seno nudo di Terence Young (1972)

L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente di Bruce Lee (1973)

Un tizio con la faccia strana ti cerca per ucciderti di Tullio Demicheli (1973)

Adolescenza perversa di Josef Benazeraf (1973)

A propos d’une femme di Claude Pierson (1973)

Superuomini, superdonne, superbotte di Alfonso Brescia (1973)

Prenez la queue comme tout le monde di Jean Francois Davy (1973)

Il club del piacere di Jean-Françoise Davy (1974)

Il domestico di Luigi Filippo D’Amico (1974)

L’adolescente di Alfonso Brescia (1975)

Afrika erotica di Ken Dixon (1975)

Giochi erotici di una famiglia perbene di Francesco Degli Espinosa (1975)

Salon Kitty di Tinto Brass (1976)

Emanuelle bianca e nera di Mario Pinzauti (1976)

C’è una spia nel mio letto di Luigi Petrini (1976)

Mark colpisce ancora di Stelvio Massi (1976)

Taxi love: servizio per signora di Sergio Bergonzelli (1976)

Amori, letti e tradimenti di Alfonso Brescia (1976)

La calda bestia di Spilberg di Alain Garnier (1977)

El macho di Marcello Andrei (1977)

Fraulein Kitty di Patrice Romme (1977)

California di Michele Lupo (1977)

Anno zero: guerra nello spazio di Alfonso Brescia (1977)

Zanna Bianca e il cacciatore solitario di Alfonso Brescia (1978)

Cosmo 2000: battaglie negli spazi stellari di Alfonso Brescia (1978)

La guerra dei robot di Alfonso Brescia (1978)

Sette uomini d’oro nello spazio di Alfonso Brescia (1978)

Il Mammasantissima di Alfonso Brescia (1978)

La città delle donne di Federico Fellini (1979)

La mondana nuda di Sergio Bergonzelli (1979)

La dottoressa ci sta col colonnello di Michele Massimo Tarantini (1980)

Mafia, una legge che non perdona di Roberto Girometti (1981)

Gunan il guerriero di Franco Prosperi (1982)

Thor il conquistatore di Tonino Ricci (1985)

Carabinieri si nasce di Mariano Laurenti (1985)

Miranda di Tinto Brass (1985)

Senza vergogna di Gianni Siragusa (1986)

Urban warriors di Pino Buricchi (1987)

Snack bar Budapest di Tinto Brass (1988)

Mia zia 007 di Gianni Siragusa (1988)

I frati rossi di Gianni Martucci (1989)

La signora dell’Orient Express di Franco Lo Cascio (1989)

Un gatto nel cervello di Lucio Fulci (1990)

L’uovo del cuculo di Ernesto Gastaldi (1993)

Inquietudine (Anxiety) di Gianni Siragusa (1997)

L’ultimo libro di Gordiano Lupi: “Storia della commedia sexy all’italiana, volume 1 – Da Sergio Martino a Nello Rossati”, Sensoinverso Edizioni 2017

 

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