ANNE ASKEW, TORTURATA DA ENRICO VIII

ANNE ASKEW, TORTURATA DA ENRICO VIII

Per capriccio e presunzione, il re Enrico VIII nel 1534 dichiara la separazione della chiesa inglese da quella di Roma. Il cancelliere Thomas More, che cerca di opporsi, viene destituito e giustiziato (come filosofo, More ipotizzava una società libera e tollerante).

Inoltre vengono soppresse le abbazie, i monasteri, i conventi e tutti gli ordini religiosi. Le loro terre vengono sequestrate dalla monarchia e in parte rivendute ai nobili. Molte delle antiche biblioteche delle abbazie vennero distrutte e i contadini che per secoli avevano lavorato sui campi dei monasteri persero le loro case ed il loro lavoro.

Il risultato fu che una massa di disoccupati andò ad affollare le città dell’Inghilterra, specialmente Londra, creando i quartieri miserabili pieni di malavitosi detti “slum”. Sia Enrico sia i suoi successori repressero questa folla di poveri. Si poteva essere condannati a morte per il furto di un valore di 25 penny, e durante il regno di Enrico VIII vennero giustiziati ben 72mila uomini, donne e minorenni.

Tra queste vittime c’è Anne Askew, gentildonna nata nel 1521 a South Kelsey, nel Lincolnshire, da una famiglia di piccola nobiltà. Da ragazza viene istruita, cosa rara in quei tempi per una donna: sa leggere l’inglese, il francese, l’italiano e il latino, e sa scrivere poesie e saggi religiosi.

ANNE ASKEW, TORTURATA DA ENRICO VIII
Hans Eworth, ritratto di Anne Askew



A quindici anni viene sposata a forza. Il padre aveva promesso a un certo Thomas Kyme la sorella maggiore in sposa, ma a causa della morte prematura di costei, obbliga Anne a sostituitrla per non perdere l’affare del matrimonio. Nasceranno due figli che probabilmente non sopravviveranno, poiché non ci sono documenti sulla loro vita.

Poco dopo si separa dal marito, va a Londra e raggiunge una certa influenza alla corte della regina Catherine Parr. La monarca apprezza la cultura che dimostra la Askew, e ne fa una preziosa referente. Oltre alle opere dei filosofi antichi, Anne ha letto quelle dei filosofi moderni come Erasmo da Rotterdam, che riprende le idee di More preferendo provocatoriamente la follia all’autoritarismo e alla guerra.

Nella cerchia di corte si diffondono anche le idee protestanti di Martin Lutero: niente Papa, niente clero, niente santi ma istruzione per tutti allo scopo di leggere la Bibbia e i Vangeli ispirandosi autonomamente al cristianesimo.

Oltre alla sua erudizione Anne ha il talento del saper predicare, lo ha già fatto al suo paese natìo, le sue convinzioni stanno dalla parte del riformatore religioso tedesco e questa è stata la principale causa del disaccordo con l’ex marito.

Anche l’inghilterra va verso la riforma religiosa, ma con certe sopravvivenze della gerarchia eccclesiastica cattolica. La nuova Chiesa imposta da Enrico VIII è puramente strumentale per il suo potere tirannico e le sue smodate voglie.

Nel 1545 il superbo re, stanco anche della sua sesta moglie, cerca un pretesto per eliminarla. Viene così arrestata Anne Askew come sua ispiratrice in campo religioso. Per indurla ad accusare la regina, viene considerata eretica, cosa abbastanza assurda in una nazione scismatica. Lei risponde all’accusa con intelligenza e buonsenso.

Infine Anne Askew viene rinchiusa nella Torre di Londra, il carcere per i prigionieri politici. Il 19 giugno 1546 la portano nel sotterraneo con la camera delle torture, ma lei non si spaventa. Anthony Kingston, il conestabile della torre di Londra ordina: “Prendetela”, ma Anne fa un passo indietro, e per non essere toccata dagli aguzzini esclama: “Mi spoglio da sola!”.
Toglie i propri gioelli ed ornamenti, sbottona e sfila con cura il gown, lussuoso vestito di corte e le due sottovesti: il kirtle e il petticoat. Entrambi erano tenuti insieme con lunghissime stringhe, sfilarle faceva perdere tempo.


Scioglie i capelli e mantiene un’attidudine serena mormorando il salmo 9 della Bibbia mentre si sveste. Infine è scalza e per decenza chiede e ottiene di tenere il suo ultimo indumento, una camiciola di lino. In quei tempi le mutande sono un indumento esclusivamente maschile, nessuna donna le porta.

Nessuno degli uomini presenti osa toccarla o rivolgerle la parola. Senza attendere ordini o imposizioni e senza mostrare emozione la giovane sale sul bancone di lavoro del carnefice, poi con calma si distende supina sul ruvido legno. Gli uomini presenti sono incerti sul da farsi, ma la procedura giudiziaria dell’interrogatorio deve continuare.

Così le viene chiesto se è incinta, lei non sa mentire e risponde: “Non dovete risparmiarmi per questo, ma fate di me ciò che volete”. Ha previsto il suo destino e vuole andare fino in fondo senza sottrarsi a nulla, convinta e quasi desiderosa di ottenere l’aureola del martirio.

I polsi e le caviglie vengono legati con funi attaccate a meccanismi, le corde vengono tirate, la Askew resta sollevata dalla superficie del tavolaccio di almeno cinque pollici (13 cm.), non può evitare di urlare. Tutto ciò viene udito persino dalla moglie del luogotenente della Torre di Londra che passeggia all’aperto con sua figlia. Anne sviene per il dolore ma non pronuncia nessun nome, e neppure piange.

ANNE ASKEW, TORTURATA DA ENRICO VIII



Dopo tre tentativi, Kingston desiste dalla tortura: ormai gli arti di Ann Askew sono slogati ma lei resiste meglio di un uomo robusto. Stupito e ammirato, il conestabile va dal re a riferire. È vero che la legge proibisce la tortura delle donne, ma la cosa può essere aggirata eseguendola e poi andando a chiedere perdono al sovrano, che senza indugio la concede.

Enrico VIII considerava le donne esseri usa-e-getta, in particolare aveva orrore di quelle istruite e intelligenti. Solo una volta prima di allora, alla Torre di Londra, c’era stata una tortura abusiva e poi concessa in sanatoria, fu su Margaret Choney, moglie di Sir John Bulmer, compaesani della Askew, condannati per aver partecipato nel 1536 alla rivolta dell’Inghilterra del nord contro l’abolizione del cattolicesimo e delle abbazie. Re Enrico mandò il suo esercito a reprimere la ribellione facendo molto spargimento di sangue.

Riportata nella sua cella, Anne Askew sa che verrà presto giustiziata. Come ultimo suo desiderio, a causa delle braccia fuori uso, fa venire uno scrivano che possa raccogliere le proprie volontà. A lui detta pure la memoria del suo arresto, del suo processo e delle torture subite, qualcosa che ricorda la passione di santa Perpetua di Cartagine, da lei scritta e tramandata all’inizio del III secolo.
Inoltre compone e fa scrivere la sua ultima poesia. Una parte di questa recita:

Ho visto un grande trono dove avrebbe dovuto sedersi la Giustizia, ma al suo posto c’era uno spirito lunatico e crudele.

Era giusto sopportare la tempesta furiosa di Satana, che nel suo eccesso succhia il sangue innocente.

Allora ho pensato, Gesù Signore, quando ci giudicherai tutti sarà difficile pensare cosa ricadrà su questi uomini.

Eppure, Signore, io desidero che per quello che mi hanno fatto non assaggino il pagamento della loro iniquità.

Il 16 luglio 1546 Anne viene portata al rogo sullo spiazzo di Smithfield, che oggi è un luogo commerciale con grandi padiglioni ottocenteschi per la vendita delle carni, dei salumi, dei formaggi e della gastronomia, e nei tempi passati era il mercato del bestiame.

Anne Askew non può tenersi in piedi, con le gambe slogate alle anche ed ai ginocchi. Arriva in portantina, viene collocata a cavalcioni su una specie di sella e legata al palo con diversi giri di catena di ferro. Non è più la dama di corte elegante, ha soltanto il camicione di tela ruvida destinato alle streghe. Con lei verranno bruciati tre altri contestatori della religione regia anglicana: John Lacells, John Adams e Nicolas Belenian.



Un vescovo anglicano, Nicolas Shaxton, monta su un podio e inizia una lunga reprimenda contro l’eresia dei condannati. Rivolgendosi ad Anne le offre il perdono del re se rinnegherà le sue credenze luterane, ma l’indomita donna ha ancora la forza di rispondere confermando ciò in cui ha sempre creduto: “Tu sbagli, e parli senza il libro“ (la Bibbia).

Forse per concessione alla regina Catherine Parr, che soffre per la fine ingiusta di chi si è sacrificata per lei, al collo di ciascuno dei condannati è stato appeso un sacchetto di polvere da sparo. Quando le fiamme della catasta lo raggiungeranno, ci sarà un’esplosione che abbrevierà le loro sofferenze.
Anne ha vissuto soltanto 24 anni.

Il sacrificio di Anne Askew non è inutile, la regina è salva, non viene toccata dalle accuse a lei rivolte non essendoci prove né testimonianze.

Come fosse una vendetta divina, proprio in quei giorni a re Enrico gonfiano le gambe, che andranno in cancrena forse effetto del diabete. Il sovrano cala nella tomba dopo sei mesi, il 28 gennaio 1547. Lascia il trono ad un debole bambino, Edoardo VI, che regnerà solo sei anni nelle mani dei suoi reggenti, gli avidi notabili del regno. Il terribile consumatore di donne aveva fatto giustiziare due delle sue sei mogli, altre due le aveva ripudiate, una era morta di parto.

La figura e l’esempio di Anne Askew non viene dimenticato, viene elevata a martire dei protestanti. Durante il regno di Elisabetta I, figlia di Enrico VIII, viene pienamente riabilitata la sua memoria. Nel 1560 la sovrana fa dipingere il suo ritratto dal celebre pittore Hans Eworth (1520-1574). Sul quadro c’è il motto: “Piuttosto la morte che rinnegare la fede”.

Il testamento spirituale fatto scrivere nella Torre di Londra viene pubblicato dal vescovo protestante John Bale (1495-1563) e la sua storia sarà aggiunta nel libro che lo scrittore John Foxe (1516-1587) stampa nel 1563 con le vicende dei martiri cristiani dall’antichità ai suoi tempi.


1 commento

  1. Anne Askew l’ho vista in Inghilterra, dove appare anche in una serie TV e in un cartone animato. Non è conosciuta se non oltre manica, e neppure nei paesi di religione protestante come l’Olanda e la Germania.
    Come personaggio è speciale, persino folle per troppo idealismo, ed apparentemente masochista, dati i tempi del re Enrico VIII, che faceva in media giustiziare 5-6 sudditi al giorno.
    Potrebbe rassomigliare a Rosa Luxemburg, o anche a Giovanna d’Arco come costanza nella sua fede, come sopportazione e coraggio.
    Sarebbe più conosciuta se i protestanti avessero il culto dei santi e dei martiri come i cattolici. Ma non è così; una grande limitazione da parte loro.

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