I RUOLI EROTICI DI SONIA VIVIANI

I RUOLI EROTICI DI SONIA VIVIANI

Sonia Viviani è un’affascinante starlet. Rappresenta bene il cinema di genere degli anni settanta, che ha frequentato spaziando tra i generi più vari. Nella sua carriera non mancano pellicole di puro cinema erotico e commedie sexy, nelle quali Sonia mette in mostra una bellezza mediterranea fatta di occhi penetranti e maliziosi, lunghi capelli neri e un fisico mozzafiato.


Nata a Roma nel 1958, Sonia Viviani manifesta una vocazione artistica sin da bambina, quando vorrebbe suonare il piano e fare danza classica, ma la famiglia non ha grandi possibilità economiche e lei deve rinunciare. Sonia cresce timida e introversa, frequenta poco le altre bambine, ma ha un grande amico nel fratellino e gioca con lui sfruttando la fantasia. Sonia ha solo sei anni quando suo padre comincia a lavorare nel cinema come scenografo.

Quando il padre torna a casa, lei si fa raccontare tutto quello che ha fatto e resta affascinata dalle descrizioni del set di Cleopatra, che il genitore contribuisce a realizzare. La vicenda di Cleopatra appassiona Sonia al punto che si mette a giocare con il fratello e interpreta la scena nella quale la regina muore morsa dal serpente.

Sonia è un’attrice nata. La sua avventura nel cinema comincia all’età di sedici anni, quando decide di telefonare al regista Luigi Comencini perché legge sul settimanale femminile Grazia che sta cercando un volto nuovo per interpretare Delitto d’onore. Sonia Viviani si presenta all’appuntamento con il regista insieme alla madre, ma senza foto e del tutto sprovveduta.

Fa colpo sul segretario di produzione, che non la prende per il film di Comencini ma la segnala a Pasquale Squitieri che sta lavorando a I guappi (1973). Non può firmare il contratto perché minorenne, ci deve pensare la madre. Si trova così inserita in un cast d’eccezione composto da Claudia Cardinale, Lina Polito, Franco Nero e Fabio Testi.

Il film, ambientato nell’ottocento, vuole raccontare le origini della camorra facendo un paragone con la situazione presente. Sonia Viviani incontra Tony Askin, che diventa il suo agente, e comincia a lavorare nel cinema con un primo ciack a Castel Dell’Ovo insieme a Franco Nero. Nella pellicola di Squitieri gira poche scene e sta sul set solo tre giorni, ma recita una sequenza complessa dove si mette a piangere mentre Franco Nero le fa una serenata. Sonia Viviani deve scendere da una scalinata dopo che le hanno ucciso lo spasimante e la sua interpretazione risulta credibile.


Mondo candido
di Gualtiero Jacopetti (1974) è il suo secondo lavoro cinematografico, ed è anche l’ultima opera di un regista trasgressivo e discusso. Il film è pretenzioso, si ispira al Candido di Voltaire, ma finisce per essere solo un cult del trash anche per la singolarità del cast.

Jacopetti abbandona il mondo movie e prova a scrivere un film insieme a Franco Prosperi e al giornalista Claudio Quarantotto, occupandosi di sesso e di grandi temi sociali. Rammentiamo un Gianfranco D’Angelo in un insolito doppio ruolo e un mostruoso Salvatore Baccaro nei panni dell’orco pazzo. Sonia Viviani lo ricorda come “Un film fatto con grandi mezzi, con due attori stranieri protagonisti e con delle situazioni visivamente molto fantasiose, e anche sul set c’era un’atmosfera molto particolare, molto bella, con una troupe molto affiatata”. (“Cine 70” anno 3, numero 4; intervista a Sonia Viviani a cura di Stefano Ippoliti e Matteo Norcini).

Sonia Viviani non ha un ruolo ben preciso, deve interpretare situazioni diverse, spesso ammiccanti ed erotiche. La sua partecipazione alla pellicola è marginale, ma per la prima volta si deve spogliare e lo fa con grande naturalezza, sia quando rappresenta un quadro che quando si deve stendere nuda dentro a una buca.

Una volta cominciato con i ruoli erotici, la bella Sonia viene chiamata ancora a mostrare le sue grazie nel film Carnalità di Alfredo Rizzo (1974), un giallo erotico piuttosto piccante. Le sexy starlettes principali sono Emma Costantino (si fa chiamare Erna Schurer) e Femi Benussi, che non lesinano nudità ben esibite.

Yuppi du di Adriano Celentano (1975) è un film anomalo come tutta la produzione cinematografica del celebre cantante-attore. Marco Giusti lo definisce “il miglior film diretto da Celentano”, noi condividiamo questa affermazione anche perché si tratta dell’unico tentativo di musical cinematografico realizzato in Italia. Tra gli attori, oltre al molleggiato, ci sono Charlotte Rampling, Claudia Mori, Lino Toffolo, Gino Santercole, Rosita Celentano e Carla Brait.
Sonia Viviani deve girare una scena di violenza che le costa non poca fatica, è il regista a guidarla con grande sicurezza.

Sonia Viviani comincia a fare piccole parti anche nel cinema horror, che in seguito frequenterà regolarmente.
Il suo primo ruolo lo deve a Un urlo dalle tenebre di Franco Lo Cascio (1975). La pellicola è una sorta di “Esorcista” all’italiana con Sonia nei panni dell’indemoniata Sherry. L’attrice non è per niente entusiasta di questo pessimo lavoro. “Una cosa orribile, immonda, una scopiazzatura di altre scopiazzature, girato senza mezzi…”, confessa la Viviani a Norcini e Ippoliti nella citata intervista.

Alcuni critici attribuiscono il film ad Angelo Pannacciò, ma lo gira Lo Cascio, che come consuetudine lo addiziona di spezzoni hard per il mercato estero. Il personaggio interpretato da Sonia Viviani muore dopo poche sequenze e non compare nel resto del film, molto spinto anche senza le parti hard inserite successivamente. Lo Cascio rinnega la pellicola e dice che non l’ha firmato perchè si tratta di un horror demoniaco fuori dalle sue corde. Secondo altri autori è subentrato Pannacciò che ha girato ulteriori scene portandolo a termine, dopo il fallimento della produzione Lo Cascio. Notevole il cast di vecchie glorie (Richard Conte nei panni dell’esorcista) e di bellezze come la starlet Patrizia Gori, futura compagna di Lo Cascio.


Povero Cristo
di Pier Carpi (1975) è un terrificante cult al negativo con Mino Reitano nei panni di un novello Gesù Cristo. Il film è girato da un regista forse più adatto a scrivere fumetti e romanzi che a realizzare pellicole cinematografiche. Sonia Viviani interpreta niente meno che San Matteo: le devono disegnare tutto il volto per renderla credibile. Il film, stravagante e folle, finisce al Festival di Venezia senza vincere niente e senza riscuotere alcun successo di pubblico.

Tesekkur ederim buykanne di Osnan F. Seden (1975), inedito in Italia, è una pellicola girata in Turchia. Si tratta di un remake di Grazie nonna con Edwige Fenech, che vinse il premio Ankara e in Turchia incassò moltissimo. Sonia Viviani viene scelta grazie al suo agente Tony Askin, che la propone alla produzione. La bella attrice italiana prende il posto di un’importante attrice locale, la quale rifiuta di girare una scena di nudo sotto la doccia, e diventa una diva del cinema turco. Il film ha un successo così importante che quando Sonia passa per le strade della Turchia c’è chi la ferma chiamandola “nonna”.

Per questo motivo la produzione turca la scrittura per interpretare anche Delicesine, sempre di Osman F. Seden (1976). Il film, anch’esso inedito in Italia, racconta la storia di un’attrice straniera bella e capricciosa che giunge in Turchia per lavoro e viene rapita da una banda di sequestratori. Uno dei malfattori si innamora dell’attrice e la libera prima dello scontro finale con gli altri componenti della banda. Il titolo turco significa “pazzamente”, si tratta di un film d’azione con risvolti sentimentali per il quale la bella Sonia viene pagata bene, visto il successo della prima pellicola.

Il regista Osman F. Seden è bravo, ma non va d’accordo con Sonia Viviani, perché secondo lei assume atteggiamenti da dittatore. Pure questo secondo film incassa parecchio, al punto che Sonia Viviani diventa una star della cinematografia turca e le viene proposto un contratto in esclusiva per restare in quel Paese. Sonia non accetta perché ha nostalgia dell’Italia, ma trascorre sei mesi da star e vede la sua foto pubblicata nelle più importanti riviste turche.
Nel campo dell’erotismo italiano, invece, risulta molto interessante il sodalizio che si crea tra Sonia Viviani e Alfonso Brescia, regista tuttofare del nostro cinema di genere.

Alfonso Brescia (1930-2001), figlio del produttore Edoardo, studia al Centro sperimentale cinematografico di Roma ed esordisce come aiuto di Federico Fellini e Sergio Leone. Sceneggia alcuni film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, realizza come regista oltre sessanta film, spesso firmandosi Al Bradley, facendo anche il produttore. Si può dire che ogni tipo di genere cinematografico è stato frequentato da Alfonso Brescia: peplum, thriller, bellico, spaghetti-western, erotico, sceneggiata e soprattutto fantascienza.

Sonia Viviani ricorda Alfonso Brescia come un maestro, perché è con lui che gira i primi film di una certa importanza e comincia a capire come deve stare sul set. La troupe di Brescia è quasi sempre la stessa, si tratta di piccole produzioni nelle quali si crea un rapporto familiare tra attori e tecnici. Sonia impara dal direttore della fotografia come si prende la luce senza farsi impallare e apprende dal regista i primi rudimenti di una recitazione meno spontanea e più impostata.

Il primo film della bella Viviani insieme a Brescia è L’adolescente (1976), con Tuccio Musumeci, Daniela Giordano, Dagmar Lassander e Aldo Giuffrè.
Sonia è Serenella, che in origine non doveva essere la protagonista perché la pellicola era pensata per Daniela Giordano. Nei cartelloni resta in alto il nome della Giordano, ma la vera protagonista erotica è la Viviani, la quale gira poche scene con la collega e se la vede soprattutto con Musumeci. La bella attrice romana entra in azione solo in un secondo tempo, ma conquista subito la scena e lo spettatore resta irretito dalla sua performance erotica.

Frittata all’italiana è ancora di Alfonso Brescia (1976), Marco Giusti lo definisce “una curiosissima porno- commedia ambientata a Napoli”. Interpreti femminili: Karin Schubert, Dagmar Lassander e Sonia Viviani. Una madre e una figlia (Schubert e Viviani) mandano avanti un’azienda di falsi kimono giapponesi, mentre un padre e un figlio sono concorrenti nel solito campo. La frittata di cui parla il titolo è un doppio rapporto che si crea tra i protagonisti e il relativo matrimonio che unisce le proprietà rivali. Tra la Schubert e la Viviani le cose non filano lisce, perché secondo l’attrice romana “lei era una che creava tensione sul set”.

Nello stesso anno la bella Viviani interpreta Amori, letti e tradimenti, ancora una volta sotto la guida di Alfonso Brescia, con Marisa Mell, Malisa Longo, Don Backy e Ugo Bologna.
Marco Giusti lo definisce “un erotico-burino di scarso culto”. Il film racconta le vicissitudini di uno speculatore edile che cerca di mettere le mani sulle terre di un pastore, ma finisce per perdere tutti i suoi averi giocando a scopa.

Lulù 77 (Lulù la sposa erotica), un altro film di Alfonso Brescia, anche se lo firma Paolo Moffa, è una coproduzione franco-turca che manda in crisi Sonia Viviani, ingannata sul reale contenuto della pellicola. Sonia si trova catapultata sul set di un film hard senza saperlo, ed è costretta a girare una scena esplicita con Antonio Casagrande. L’attrice viene ricoverata in ospedale per una notte: si sente sfruttata da una troupe di cui si fidava e per poco non termina neppure le riprese del film. Non è un bel periodo per Sonia Viviani, nel tunnel di un esaurimento nervoso che lei stessa racconta a Norcini e Ippoliti nella citata intervista: “Avevo nausea di me… cominci a fare cinema, una cosa dietro l’altra, e non ti fermi più a pensare, a riflettere, spogliarti diventa un fatto naturale, però nel mio caso si è creato un malessere inconscio che poi è esploso e mi è venuto un esaurimento nervoso che non ho problemi ad ammettere…”.

Finisce anche nel cast di un truculento ed eccessivo nazi erotico come K. Z. 9 lager di sterminio di Bruno Mattei (1977), dove la Viviani interpreta il ruolo di una prigioniera che intreccia una relazione lesbica con Ria De Simone. La Viviani dice di aver fatto il film in condizioni terribili e solo perché ormai aveva firmato il contratto, ma era un periodo in cui avrebbe preferito staccare la spina e riposare.

Bruno Mattei è un regista che prende modelli alti di riferimento (in questo caso Salon Kitty di Tinto Brass e Salò di Pasolini) e li esaspera sino all’eccesso. K. Z. 9 lager di sterminio è simile al precedente Casa privata per le SS, ma si ricorda come un modello di efferatezza girato in un lager dove i tedeschi compiono esperimenti sui deportati ebrei.


Napoli si ribella
di Michele Massimo Tarantini (1977) rappresenta un ritorno al cinema d’azione sotto la guida di un regista molto più portato per la commedia sexy. A scrivere il film viene chiamato Dardano Sacchetti, una garanzia per il poliziottesco, ma siamo ormai fuori dal periodo d’oro di un genere che ha dato molto al cinema italiano.
Tarantini inserisce una spruzzatina di commedia utilizzando Cannavale a fianco di Luc Merenda, Sonia Viviani serve a dare un pizzico di erotismo alla vicenda.


La sorprendente eredità del tonto di mamma di Roberto Bianchi Montero (1977) è un film che abbiamo visto spesso in televisione passato dalle prime antenne private, ma poco al cinema. Una piccola parte la recita pure Tony Askin, l’agente di Sonia. Dimenticabile, per quanto è brutto.

Sonia Viviani in questo periodo rifiuta un contratto in esclusiva per la Medusa proposto da Luciano Martino dicendo no all’occasione della sua vita. I dirigenti della casa di produzione propongono alla Viviani di cambiare nome e di affidarsi a loro nella gestione dell’immagine e nella scelta dei film. Il primo ruolo della nuova Viviani sarebbe stato quello de L’infermiera di notte (poi interpretato da Gloria Guida), ma lei rifiuta.

Sonia attraversa un periodo di crisi, sente che non sta facendo le cose che vorrebbe fare e i ruoli da maggiorata super sexy non le interessano. Cambia look, gira senza trucco, con i capelli legati, nasconde una bellezza appariscente, cerca di farsi notare per le qualità artistiche e non solo per un fisico prorompente. Prova a incontrare Bellocchio, Antonioni e infine pure Bertolucci con cui spera di lavorare a Tragedia di un uomo ridicolo, ma alla fine la parte va a Laura Morante e lei non viene neppure ricevuta. Sonia Viviani cerca in tutti i modi di parlare con Bertolucci per esternare la sua delusione, ma non lo incontra. Si limita a scrivere una lunga lettera dove fa capire che avrebbe voluto almeno un’occasione per poter lottare.

L’ultimo guappo di Alfonso Brescia (1978) è l’ultima collaborazione di Sonia Viviani con questo regista per una sceneggiata napoletana interpretata da Mario Merola.
Il suo ruolo è quello di Ninfarosa, un’attrice della sceneggiata che prende in giro il figlio di Merola.

Pare finito il periodo in cui le chiedono solo di spogliarsi e di recitare parti erotiche, visto che fa una piccola parte nel thriller Solamente nero di Antonio Bido (1978) insieme a Lino Capolicchio. Si tratta di un ruolo secondario per una pellicola che non termina neppure di girare, vista la concomitanza con L’ultimo guappo, e la vera protagonista femminile è Stefania Casini.

L’albero della maldicenza di Giacinto Bonacquisti (1979) la vede solo nel cast secondario per un film poco visto.
Si tratta di uno spaccato sulla vita giovanile di provincia, ambientato in Ciociaria, ma il film ha un budget ridicolo e un cast inadeguato.


Da Corleone a Brooklyn
di Umberto Lenzi (1979) è un film importante perché rappresenta l’inizio della sua collaborazione con un regista che l’ha saputa valorizzare.
In questo mafia movie la vediamo in un piccolo ruolo nei panni della figlia di un pentito interpretato da Biagio Pelligra. A un certo punto lei deve morire, uccisa da un colpo di pistola.

Lenzi resta ben impressionato dalla Viviani, al punto che la chiama per un horror importante come Incubo sulla città contaminata (1980).
Sonia non ha un rapporto molto buono con il regista, noto per il suo carattere spigoloso e duro, ma professionalmente riconosce che è un grande tecnico e un profondo conoscitore della materia.

Incubo sulla città contaminata vede Sonia Viviani costretta a recitare in inglese in presa diretta e la cosa non è per niente facile. Pure in questo film deve morire, uccisa da un mostro che le strappa la camicetta e la accoltella. Tra gli effetti speciali della pellicola si ricorda il bulbo oculare di Sonia che fuoriesce dall’orbita.

L’attrice rammenta che per girare un effetto di pochi secondi era servita una mattinata intera, perché prima era stato girato il punteruolo che va dentro ed esce il sangue, poi si mostrava il bulbo che esce e infine veniva messo l’occhio di bue che completa l’effettaccio.
Niente di erotico, comunque, ma un film horror splatter molto truculento su uomini contaminati da radiazioni che invadono una città americana comportandosi come morti viventi.

Un’ombra nell’ombra di Pier Carpi (1979) rappresenta per la Viviani poco più che una comparsata, ma sarebbe un film da recuperare solo per vedere il gineceo di bellezze che sfilano davanti alla macchina da presa. Ricordiamo Anne Heywood, Lara Wendel, Valentina Cortese, Marisa Mell, Irene Papas, Paola Tedesco, Dirce Funari, Carmen Russo, Anny Papa, Sofia Dionisio e Marina Daunia.
Il film è tratto da un romanzo dello stesso regista ed è la seconda esperienza della Viviani con Pier Carpi, che si cimenta nell’horror demoniaco.

John Travolto da un insolito destino è il debutto alla regia per Neri Parenti (1979) che vuole dare una riposta comica a La febbre del sabato sera di John Badham (1977).
Un film divertente girato all’Hilton di Roma e basato sugli scherzi al portiere Enzo Cannavale e su comiche scene di danza. Si tratta del primo film in cui la Viviani si doppia da sola. La sua esperienza con il regista e con il resto della troupe è ottima.
Giuseppe Spezia è un cuoco innamorato di Ilona Staller ma è pure un sosia di John Travolta e così il direttore dell’albergo lo fa passare per lui. Nessuno si spoglia. Neppure Ilona Staller che aveva già posato nuda per Playmen.


Va meglio nel comico sexy Tre sotto il lenzuolo di Michele Massimo Tarantini (1979), che vede la Viviani impegnata per l’episodio Sabato mattina insieme ad Aldo Maccione, Lorraine De Selle e Orchidea De Santis. Non è comunque un gran film.

I guerrieri del terrore di René Cardona jr. (1980), girato a Portorico in spagnolo e in inglese, è un’altra bella esperienza per Sonia Viviani che ritrova quasi lo stesso cast di Incubo sulla città contaminata. Il suo ruolo non è molto importante, anche perché subisce un infortunio girando una scena in cui deve correre. Alla fine della corsa la bella Viviani viene uccisa ed è l’ultima sequenza che interpreta per un film drammatico dove la star femminile principale è Marisa Mell. Si tratta di un film violento, una storia di banditi che vengono massacrati uno dopo l’altro dopo aver rapinato il casinò di Portorico.

Celebrità di Ninì Grassia (1981) rappresenta un incontro con il cantante attore Nino D’Angelo. Il film, girato a Napoli, costa pochissimo e sbanca i botteghini del Sud Italia per la popolarità del cantante.
Sonia Viviani interpreta Lucia, la fidanzata ricca e antipatica che fa morire la madre di D’Angelo, ma il pubblico napoletano l’accoglie con calore e le tributa onori da grande star. Sonia rivive la stagione del grande successo: “Io sono stata una star solo in Turchia e a Napoli… c’è sempre un sud del sud del mondo”.
Nino D’Angelo è un ex gelataio alla stazione centrale e per hobby fa il cantante di matrimoni. Ninì Grassia ha il merito di averlo scoperto a teatro per poi lanciarlo nel mondo del cinema.

Una nuova incursione di Sonia Viviani nell’horror avviene con Assassinio al cimitero etrusco di Christian Plummer (alias Sergio Martino) del 1982.
Il film, girato a Volterra, è un horror con Elvire Audray, Paolo Malco, Claudio Cassinelli, Marilù Tolo, Van Johnson e John Saxon. Il film, derivato da una serie televisiva, racconta di una donna dotata di poteri medianici che vede in sogno l’assassino del marito in un cimitero etrusco. Quando si reca sul posto assiste a una serie di omicidi inspiegabili che sembrano di derivazione demoniaca, ma in realtà tutto è organizzato per occultare un traffico di droga.


Sonia Viviani riveste un ruolo importante in Hercules II di Luigi Cozzi (1985). Lou Ferrigno è un Ercole pesante nei movimenti, costretto a lunghe passeggiate con le due bellone di turno. Milly Carlucci è una pessima Urania con la sua voce da presentatrice: una interpretazione che si ricorda solo per la bellezza del fisico. Sonia Viviani è pure lei molto bella, ma non lascia un’interpretazione esaltante nei panni di Glauca. Tra l’altro è costretta a cavalcare, cosa che non sa fare e che le procura grandi problemi.
Nel cast fanno brevi apparizioni anche Serena Grandi (Euriale), Pamela Prati (Aracne) e la transessuale Eva Robbins (Dedalo), presente anche in Hercules I nel ruolo di consigliere di Minosse.

Un’altra esperienza della Viviani con Luigi Cozzi è nella trasmissione televisiva Giallo per l’episodio conclusivo della serie: Il taxi fantasma (1987).
La storia di una bambina aliena che preleva con un taxi fantasma tre belle ragazze interpretate da Sonia Viviani, Licinia Lentini e Alessandra Carosi per condurle in una villa abbandonata. Il film, una via di mezzo tra il fantascientifico e l’horror, si chiude con un finale aperto come nella miglior tradizione dei film fantastici italiani.

Sonia Viviani dice di Cozzi: “A me è sembrato uno molto cinico e dissacrante, ma simpatico”. Nello stesso periodo la bella attrice realizza altri lavori per la televisione, come Un siciliano in Sicilia di Pino Passalacqua, L’impero dei fiori di Mariano Laurenti, Polizia femminile di Pasquale Squitieri e Telefilm inchiesta di Pasquale Squitieri. Si tratta di lavori del tutto inediti.

Una tenera follia di Ninì Grassia (1986) è un ritorno al regista che l’aveva già diretta in Celebrità, per una pellicola nella quale interpreta una ragazza ricca ma sprovveduta e sfruttata da Saverio Vallone. Il film è girato interamente a Ischia. La protagonista femminile è lei insieme a Margie Newton: due bellissime ragazze che se la devono vedere con Vallone.

La parte terminale della carriera di Sonia Viviania incontra ancora il cinema di Neri Parenti, che la vuole in Casa mia, casa mia… (1988), una commedia poco vista con protagonisti Renato Pozzetto e Paola Onofri.
Neri Parenti la chiama anche per Fantozzi alla riscossa (1990), dove riveste il piccolo ruolo di una scrittrice che partecipa a un talk show.
Prima di tornare a lavorare con Neri Parenti va citato il suo ruolo da ispettrice di polizia nel poco visto Appuntamento in nero, primo film di Antonio Bonifacio (1990).
La carriera di Sonia Viviani termina con Le nuove comiche di Neri Parenti (1994), ma pure in questo caso il suo ruolo è modesto.


Sonia Viviani viene ricordata anche per la somiglianza con Carolina di Monaco, cosa che per un po’ di tempo le frutta copertine di riviste italiane e straniere.
Viene contattata da una produzione giapponese per girare un documentario sulla sua vita da attrice. Il documentario diventa un vero e proprio film intitolato Dangerous beauty (Una bellezza pericolosa) girato da Y. Asciomana (1983), inedito in Italia.

La storia racconta la vita di un’attrice famosa con la passione per l’aerobica che viene perseguitata da un maniaco. Sonia Viviani lavora anche ventiquattro ore al giorno per portarlo a termine e viene pagata profumatamente, quasi come un star.

La somiglianza con Carolina di Monaco le procura anche un’apparizione a “Domenica In” e successivamente Antonio Ricci la chiama per interpretare una parodia dissacrante di Carolina all’interno della trasmissione “Drive In”. Ricci però calca un po’ troppo la mano nella satira e arriva persino una denuncia, per fortuna senza conseguenze penali.

Sonia Viviani oggi è fuori dal mondo del cinema, si occupa di teatro per ragazzi, scrive testi, cura la regia, soprattutto vive serena: sono passati i tempi in cui si sentiva fuori ruolo a interpretare parti erotiche. Sonia Viviani vuole fare solo cose in cui crede, anche se non rinnega il cinema e sente di essere debitrice di molte opportunità nei confronti di Adriano Celentano e Neri Parenti.


FILMOGRAFIA DI SONIA VIVIANI

I guappi di Pasquale Squitieri (1973)

Mondo candido di Gualtiero Jacopetti (1974)

Carnalità di Alfredo Rizzo (1974)

Yuppi du di Adriano Cementano (1975)

Un urlo nelle tenebre di Angelo Pannacciò (Franco Lo Cascio) (1975)

Povero Cristo di Pier Carpi (1975)

Tesekkur ederim buykanne di Osnan F. Seden (1975)

L’adolescente di Alfonso Brescia (1976)

Frittata all’italiana di Alfonso Brescia (1976)

Delicesine di Osman F. Seden (1976)

Amori, letti e tradimenti di Alfonso Brescia (1976)

K. Z. 9 lager di sterminiodi Bruno Mattei (1977)

Napoli si ribella di Michele Massimo Tarantini (1977)

Lulù 77 (Lulù la sposa erotica) di Paolo Moffa (Alfonso Brescia)

La sorprendente eredità del tonto di mamma di Roberto Bianchi Montero (1977)

L’ultimo guappo di Alfonso Brescia (1978)

Solamente nero di Antonio Bido (1978)

L’albero della maldicenza di Giacinto Bonacquisti (1979)

Da Corleone a Brooklyn di Umberto Lenzi (1979)

John Travolto da un insolito destino di Neri Parenti (1979)

Un’ombra nell’ombra di Pier Carpi (1979)

Tre sotto il lenzuolo (episodio Sabato mattina) di Michele Massimo Tarantini (1979)

Incubo sulla città contaminata di Umberto Lenzi (1980)

I guerrieri del terrore di René Cardona jr. (1980)

Celebrità di Ninì Grassia (1981)

Assassinio al cimitero etrusco di Christian Plummer (Sergio Martino) (1982)

Dangerous beauty di Y. Asciomana (1983)

Hercules II di Luigi Cozzi (1985)

Un siciliano in Sicilia di Pino Passalacqua (TV)

Giallo (TV – episodio diretto da Luigi Cozzi – 1987)

L’impero dei fiori di Mariano Laurenti (IneditoTV)

Polizia femminile di Pasquale Squitieri (Inedito TV)

Telefilm inchiesta di Pasquale Squitieri (Inedito TV)

Una tenera follia di Ninì Grassia (1986)

Casa mia, casa mia… di Neri Parenti (1988)

Fantozzi alla riscossa di Neri Parenti (1990)

Appuntamento in nero di Antonio Bonifacio (1990)

Le nuove comiche di Neri Parenti (1994)

L’ultimo libro di Gordiano Lupi: “Storia della commedia sexy all’italiana, volume 1 – Da Sergio Martino a Nello Rossati”, Sensoinverso Edizioni 2017

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