LILLI CARATI DALLA COMMEDIA EROTICA AL PORNO

LILLI CARATI DALLA COMMEDIA EROTICA AL PORNO

La scomparsa, nel 2014, di Lilli Carati non ha sorpreso gli appassionati. Erano noti i problemi di salute che le avevano imposto di abbandonare il set di un film, “La fiaba di Dorian” di Luigi Pastore”, cui teneva molto per dimostrare che aveva ancora qualcosa da dire. La malattia ha avuto la meglio: nonostante le operazioni, Ileana non ce l’ha fatta. Mi ha commosso un post di Gloria Guida sulla sua pagina Facebook: “Addio Lilli, quanta nostalgia di quegli anni spensierati!”. Resta una breve quanto sfortunata carriera, che proviamo a ripercorrere.


Lilli Carati, nata Ileana Caravati a Varese nel 1956, resta una delle donne più belle e affascinanti di tutto il cinema degli anni Settanta. Lilli inizia come modella e si pone all’attenzione del pubblico dopo essersi classificata Miss Eleganza a Miss Italia del 1974.


Per questo viene scelta per il cast del film “Di che segno sei?” di Sergio Corbucci (1975), una pellicola a episodi di impianto tradizionale nel solco della pura commedia all’italiana. Lilli Carati recita una piccola parte nell’episodio Aria, che vede veri mattatori gli ottimi Adriano Celentano e Mariangela Melato impegnati in una estenuante gara di ballo. I manifesti pubblicitari la chiamano ancora Ileana Carati, ma presto la bella lombarda cambierà nome. Questo film vede anche il debutto di Carmen Russo, un’altra bellezza nostrana: interpreta, insieme a Paolo Villaggio e alla presenza ultrakitsch di Lello Bersani, l’episodio Acqua. Gli altri due episodi non potevano intitolarsi che Terra (con Renato Pozzetto, Giovanna Ralli e il grande Luciano Salce) e Fuoco (con Alberto Sordi e Marilda Donà). Sceneggiatori del film sono gli ottimi Castellano e Pipolo, Alberto Sordi, Rodolfo Sonego, Mario Amendola, Sabatino Ciuffini, Bruno Corbucci e Massimo Franciosa. Insomma, un debutto come si deve per la bella Ileana Carati, che si trova nel cast di un film comico di una certa importanza e ha pure la fortuna di recitare in uno dei due episodi più riusciti.

Il suo ruolo è quello della ballerina Chewingum (nel film mastica chewing-gum in continuazione) che si esibisce insieme a Enea Giacomazzi detto Bolero, il funambolico Jack La Cayenne. Indossa prima un vestito verde, poi, quando ballano il rock, ha un paio di calze nere e, durante una pausa della gara, entra nel camerino di Celentano (Alfredo detto Fred Astaire) per sedurlo, ma la Melato (Claquette) la caccia via. Inutile dire che il film si ricorda soprattutto per Fuoco con Alberto Sordi, addirittura un sequel di Un americano a Roma di Steno (1954), visto che l’attore romano interpreta di nuovo il personaggio di Nando Moriconi.

Lilli Carati ha una carica erotica così travolgente che subito viene utilizzata nella commedia sexy e nell’erotico puro, con ottimi risultati. Il fascino che emana dal suo sguardo sensuale e perverso è notevole: Lilli sarebbe potuta diventare un’ottima alternativa alle lanciatissime Gloria Guida e Edwige Fenech, se la sua vita privata non l’avesse pesantemente condizionata.


“La professoressa di scienze naturali”, film di Michele Massimo Tarantini del 1976, è un classico film che avrebbe potuto interpretare Edwige Fenech. Una bellissima e provocante insegnante (si noti l’allusione) di scienze naturali arriva in una classe per sconvolgere ed eccitare ragazzini alle prime esperienze. Soggetto e sceneggiatura sono del geniale e prolifico Francesco Milizia, una colonna della commedia sexy, ma pure il regista, Marino Onorati e Franco Mercuri danno una mano. Tarantini è bravo a realizzare una pochade scolastica sullo stile de “La liceale”, anche se questa volta il mondo degli studenti è visto con gli occhi di un’intrigante professoressa. Per lui è la prima esperienza con una insegnante, visto che si era specializzato in poliziotte e tassiste con la Fenech. In un film come questo non possono mancare le presenze simbolo di Alvaro Vitali, Gianfranco D’Angelo, Giacomo Rizzo, Gastone Pescucci e Mario Carotenuto. Manca solo Lino Banfi per essere al completo. C’è pure Michele Gammino nei panni del dottor Fifì, che fa la corte a Lilli Carati e la contende allo studente Marco Gelardini. Lilli Carati, alla prima esperienza nella commedia sexy, si fa notare per le immancabili scene con gli studenti guardoni che le studiano tutte pur di vederla nuda.


La bella insegnante prende in affitto una stanza a casa di uno dei ragazzi e quest’ultimo si ingegna con ogni mezzo per spiarla: fori nella parete, tubi calati dalla finestra e mo’ di cannocchiale e inevitabili docce nel bagno rubate dal buco della serratura. Ricordiamo anche una notevole parte erotica subacquea con protagonista la stupenda Lilli. Ria De Simone è un’altra buona presenza erotica: ci mostra le sue grazie nei panni di una moglie insoddisfatta che vorrebbe tradire il marito. Lilli Carati ne viene fuori davvero alla grande, proponendosi come nuova presenza sexy nel panorama del cinema trash. L’erotismo si fonde bene con la comicità, che si affida alle gag di un irresistibile Vitali studente e di un D’Angelo in gran forma, ma pure a scene esilaranti come la partita di calcio tra ragazzi e ragazze. La scena finale con Lilli Carati che si sposa e tutti le tastano il sedere facendo le corna è la giusta consacrazione di una pochade ben riuscita.

Nello stesso anno, Lilli Carati è nel cast di “Squadra antifurto” di Bruno Corbucci (1976), un Nico Giraldi movies con Tomas Milian, ma si spoglia poco. La caratteristica dei film di Milian è che sono casti nelle scene erotiche malgrado siano sguaiati e volgari, il massimo che si può vedere è un bacio, poi la scena sfuma e lascia solo immaginare. C’è solo un breve rapporto tra la bella attrice e Nico, ma l’unico a sfoggiare un paio di slip rossi è Tomas Milian. Da segnalare anche una scena iniziale durante la quale la Carati viene scippata dell’auto e finisce a gambe levate. Nelle ultime sequenze del film, invece, la bella attrice indossa solo slip e reggiseno per prendere il sole sulla terrazza di casa. Troppo poco. Peccato perché Lilli Carati, al tempo nel pieno successo come insegnante di scienze naturali e sexy supplente, è una presenza notevole che avrebbe potuto essere sfruttata meglio.


Sergio Corbucci utilizzerà anche meno la bellezza di Lilli nel divertente “Squadra antimafia” (1978), che ricordiamo soprattutto per la bravura di Tomas Milian e Bombolo. Un film che invece ci interessa di più per la decisa tematica erotico-scolastica, che già aveva fatto la fortuna di Gloria Guida, è “La compagna di banco” di Mariano Laurenti (1977).

Credo di non sbagliare se sostengo che Lilli Carati, per i tratti del volto e la perfezione del corpo, può essere considerata una Gloria Guida al negativo. I suoi occhi neri sono intensi e maliziosi, i capelli castano scuro le scendono sulle spalle intriganti, le misure sono 60 – 90 – 60 e soprattutto naturali. Non sono ancora i tempi delle bambolone rifatte e le donne del cinema di questo periodo mostrano una bellezza fresca e sincera. Gloria Guida era bionda e sensuale, Lilli Carati è mora e maliziosa: sono due attrici che fanno innamorare la platea e che si completano a vicenda.

Non per niente Fernando Di Leo sceglierà Lilli Carati e Gloria Guida come protagoniste dello sconvolgente “Avere vent’anni” (1978): la scena lesbica che le vede protagoniste merita da sola la visione del film.

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Ma torniamo a “La compagna di banco”, scritto dall’infaticabile Francesco Milizia che lo sceneggia insieme a Laurenti e Mercuri. Il film ha il difetto non da poco di far spogliare quasi per niente la bellissima Lilli, che spesso si fa rubare la scena da un’anonima Niki Gentile. Il cast dei comici è di prim’ordine: Gianfranco D’Angelo, Lino Banfi, Alvaro Vitali, Francesca Romana Coluzzi e Gigi Ballista sono le presenze più significative. Inutile dire che la Fenech e la Guida sono superiori a Lilli Carati in questo genere di pellicole. Lilli si impegna molto in questo ruolo di intrigante compagna di banco che arriva in un liceo e semina lo scompiglio tra ragazzi e professori, mostrando le cosce e sorridendo maliziosa. La Loredana di Gloria Guida de “La liceale” ha, però, tutt’altra forza erotico-maliziosa e ha pure il pregio dell’originalità. La rivista di cinema “Il Patalogo” lo definì “un film pornografico per famiglie” e l’articolo di Giovani Buttafava parlava di “un’opera importante, omogenea proprio per la sua disgregazione narrativa…”. Ci pare un po’ eccessivo, soprattutto perché ne “La compagna di banco” di pornografico c’è davvero poco. Le uniche scene vagamente erotiche vedono impegnati Lilli Carati e il compagno di scuola Antonio Melidoni (attore da fotoromanzi piuttosto imbranato). Come curiosità c’è da dire che il film è girato a Trani (a casa di Lino Banfi, ma si giravano quasi tutte in Puglia, queste pellicole), proprio come “La liceale”, ed ambientato nello stesso liceo classico sul lungomare.

Lilli Carati si segnala anche per alcune apparizioni nel poliziottesco, non solo in quello comico alla Corbucci, ma pure in “Poliziotto sprint” di Stelvio Massi (1977) e “L’avvocato della mala” di Alberto Marras (1977). Nel film di Massi (il suo preferito) c’è per la prima volta Maurizio Merli, un’icona del poliziottesco, che d’ora in poi diventerà una costante nei suoi lavori. L’avvocato della mala, invece, è l’unico film di Alberto Marras che di solito troviamo impegnato come segretario e direttore di produzione di commedie e poliziotteschi. Si pensi che il titolo doveva essere “L’avvocaticchio”: peccato non sia piaciuto alla produzione, sarebbe stato un mito del trash. Lilli Carati interpreta Paola Carati, ma la parte del leone la fanno Ray Lovelock nei panni dell’avvocato e Mel Ferrer in quella del boss mafioso. Ormai lo sappiamo che nei polizieschi all’italiana le donne hanno solo una funzione di contorno, e la bella Lilli si limita a far questo.

Nel 1978, Lilli viene notata da Lina Wertmüller che la vuole nel film comico d’autore “La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia”. Le pellicole della Wertmüller si ricordano per una comicità garbata ed elegante, ma soprattutto per i titoli interminabili. La trama si inserisce in un decennio travagliato e racconta il rapporto in crisi tra un italiano e un’americana come scusa per parlare di sessantotto, “eurocomunismo”, guerra del Vietnam, maschilismo mediterraneo e sessualità femminile. Non è uno dei migliori film della Wertmüller, anche se la fotografia di Rotunno, le scene di Job e le musiche di De Simone sono ottime. Candice Bergen è un attore affascinante, Giancarlo Gianni è istrionico ma, come dice Morandini, “tutto questo non basta a salvare una commedia artificiosa e velleitaria”. Lilli Carati si vede poco o niente e, soprattutto, è vestita. Non sono questi i suoi film che ci interessano di più.

“Le evase – storia di sesso e violenza” di Giovanni Brusatori, che firma il suo unico film da regista come Conrad Brueghel Brusatori lo conosciamo, soprattutto, come aiuto regista e, quando tenta la strada della direzione in proprio, lo fa con un film drammatico che oggi presenta il solo interesse di mostrare insieme due bellezze: Lilli Carati e Zora Kerova (Zora Ulla Keslerowa). Il cast femminile è comunque di altissimo livello erotico ed è completato dalla pasoliniana Ines Pellegrini, dalla adamantina Dirce Funari e dalla meno nota Marina D’Aunia. Il film lo scrive Bruno Fontana, uno degli ideatori di una via italiana al genere erotico-carcerario. Lilli Carati è la spietata brigatista rossa Monica Habler, a capo di un gruppo di detenute che fuggono dal carcere. Prendono come ostaggi alcune tenniste e si barricano nella casa di un giudice: alla fine sfogano su di loro tutta la violenza repressa. L’ho visto che avevo poco più che vent’anni in una tivù privata che lo passava a ripetizione, a notte fonda. Lo rammento come un film erotico e violento, pieno di scene di sesso saffico nelle quali si notano Dirce Funari, Zora Kerowa e Lilli Carati. Ma può darsi che sia il ricordo sfuocato a ingigantire molte cose, capita spesso.

“Candido erotico” di Claudio De Molinis, il cui vero nome è Claudio Giorgiutti, è del 1978: il film si segnala come prima incursione di Lilli Carati verso un erotico spinto che rasenta il porno. Lilli Carati è bella e sensuale, di una bellezza selvaggia e per niente tranquillizzante, una donna fuori da ogni cliché che irretisce con lo sguardo e il magnetismo animale. Lilli Carati però non è soltanto bella, è una che sa anche recitare e di questo si accorge un ottimo regista, Pasquale Festa Campanile, che la vuole sul set de “Il corpo della ragassa” (1979) e di “Qua la mano” (1980). “Il corpo della ragassa” è tratto da un bel romanzo di Gianni Brera, un colto giornalista sportivo che ha lasciato un bel ricordo per i commenti calcistici infarciti di citazioni latine e di cultura classica. Completano il lavoro la brillante sceneggiatura di Enrico Oldoini e di un esperto dell’erotismo raffinato come Alberto Lattuada. Per non parlare delle musiche, intense e coinvolgenti, che sono del geniale Riz Ortolani.

Questo è di sicuro il film più bello interpretato dall’affascinante attrice lombarda, che tra l’altro si mostra completamente nuda in tutta la sua sfolgorante bellezza in una scena accanto a Enrico Maria Salerno. Renzo Montagnani completa il terzetto di ottimi attori in una parte, per lui poco consueta, di padre della ragassa e soprattutto all’interno di un film interessante e molto letterario. Lilli Carati è la protagonista indiscussa della pellicola ed è proprio lei “il corpo della ragassa”, esibito da Enrico Maria Salerno per vantarsi con gli amici. Non solo. Salerno, da buon medico erotomane, visita la Carati fissandola a lungo tra le gambe ed esponendola agli sguardi allupati del pubblico dei guardoni presenti in sala. Lilli Carati è un’ex prostituta svezzata in un casino che pare una ragazza ingenua nelle mani del suo anfitrione, però alla fine fa morire Salerno durante un rapporto sessuale e diventa una ricca maîtresse. La frase di lancio del film è tutta un programma: “Con due esse? Sì, come sesso”.

“Qua la mano” (1980) è ai nostri fini meno interessante, perché ha poco a che vedere con l’erotismo. Si tratta di un film composto da due episodi e la bella Lilli è impegnata solo ne “Il prete ballerino” con Adriano Celentano. Pare una sorta di ritorno ai tempi del primo film “Di che segno sei?”, l’argomento è simile, si parla di ballo e di un prete che se la cava meglio in pista che a dir messa. Ancora una volta c’è Celentano che vince una gara di ballo, però manca la Melato e, in cambio, abbiamo Renzo Montagnani ed Enzo Robutti. Il secondo episodio (“Sto col Papa”) vede protagonista Enrico Montesano nei panni di un vetturino che conosce il Papa. Completano il cast Philippe Leroy, Adriana Russo e Mario Carotenuto. Il film non è un capolavoro, battute scontate e ritmo fiacco, anche se l’episodio con la Carati è il migliore.

“Senza buccia” di Marcello Aliprandi (1979) è una coproduzione italo-spagnola che vede riunite nella stessa pellicola tre bellezze del calibro di Lilli Carati, Ilona Staller (non ancora passata al porno) e Olga Karlatos. L’unica presenza maschile di rilievo è costituita dall’inespressivo Maurizio Interlandi, classico attore da fotoromanzo. Il film è scritto da Ugo Liberatore, che compone un inno all’amore libero e naturale sulla falsariga del suo vecchio “Bora Bora” (1965). L’azione però non si svolge su un’incontaminata isola tropicale, ma tra una villa e le spiagge deserte dell’isola di Vulcano. Qui facciamo la conoscenza di un gruppo di giovani ricconi della borghesia milanese che si dedica al nudismo e agli scambi di coppia. Ilona Staller e Lilli Carati si mostrano in numerosi nudi integrali anticipando la scelta del porno, loro futura strada, obbligata per una Staller che pare negata per la recitazione, un vero peccato per la Carati che nel cinema poteva fare di meglio. Olga Karlatos fa la parte di Adriana, esperta trentenne che sblocca l’imbranato Daniele (lo spagnolo Juan Carlos Naya). Lilli Carati è la fidanzata di Juan Carlos Naya e si dedica al nudismo, seguendo l’esempio di Ilona Staller e del suo fidanzato Miki Vouk. La sfida tra le due attrici a chi si spoglia di più rappresenta una delle cose migliori del film, che ancora oggi si lascia vedere con interesse. “Nudi, belli e innamorati”, recita la frase di lancio, e il titolo spagnolo “Vacaciones al desnudo” calca l’accento sul fatto che il film parla di nudisti, senz’altro più indicato di “Senza buccia”.

Un’altra produzione italo-spagnola è il pessimo film di Claudio Giorgiutti (che si firma De Molinis) intitolato “C’è un fantasma nel mio letto”: è la seconda volta che Lilli Carati viene diretta da questo regista. Il suo ruolo è abbastanza insolito, visto che lei è Adelaide, la moglie vergine di Vincenzo Crocitti, industriale della bassa bergamasca. Ci sono anche Renzo Montagnani, Vanessa Hidalgo e Luciana Turina.

“Il marito in vacanza” di Maurizio Lucidi (1981) è una pochade sexy con protagonista Lilli Carati nel solito ruolo simil Fenech. Infatti il film nasce come un erotico-scolastico, intitolato “Il preside, i professori…”, dalla storia un po’ diversa e poi riadattata a un’altra storia stile “La moglie in vacanza l’amante in città” girato da Luciano Martino nel 1980. Per la parte comica ci sono gli ottimi Bombolo e Cannavale, che spaziano senza troppi problemi dai Tomas Milian movies alle sexy commedie trash. Lo sceneggiatore è Romano Scandariato, che si sente un po’ tradito dalla fretta con cui è girato il film, e comunque non aveva scritto un capolavoro. Il film è una pura commedia erotica costruita sulla falsariga di molte altre dal contenuto simile e manca del tutto di originalità. Lilli Carati, dopo aver insegnato scienze naturali, torna a (s)vestire i panni di una professoressa che si trova in ritiro in uno scalcinato albergo con alcuni colleghi. La cosa buffa è che da questa riunione di insegnanti deve uscire il nome del nuovo preside, come se il ruolo di preside fosse una carica elettiva. Lucidi se ne infischia della realtà storica e dà la stura a una serie di baggianate scopiazzate un po’ da un film e un po’ da un altro. Per fortuna Bombolo e Cannavale ogni tanto ci tirano su il morale e la Carati nuda resta sempre un bel vedere. Questa è l’ultima commedia trash dove recita Lilli Carati, dopo per lei si aprono le porte del cinema erotico e successivamente del porno.

“Magic Moments” di Luciano Odorisio (1984) è un altro passo falso di Lilli Carati, che recita in una pellicola che voleva essere d’autore ma che, alla prova dei fatti, si rivela uno stratosferico fallimento. Odorisio aveva cominciato bene la sua carriera con film interessanti come “Sciopèn” (1983), ma qui mette insieme una serie di banalità sul mondo del cinema davvero senza pari. Siamo nella Roma degli anni Sessanta, dove un provinciale vuole fare del cinema e nel frattempo si innamora di una regista televisiva. I due stanno insieme un po’ di tempo e, quando lei ha un bambino, lui si illude che sia suo. Il giudizio di Morandini è categorico ma onesto: “Il film è sempre incerto tra satira di costume e melodramma e ostenta ambizioni che sono velleità”. Il ricco cast, con Stefania Sandrelli e Sergio Castellitto, pare uno spreco di fronte a tanta pochezza. Lilli Carati si spoglia e ci mostra un bel nudo integrale in una scena dove il regista cerca di prendere in giro Fellini. Stefania Sandrelli viene dal successo erotico di “La chiave” di Tinto Brass (1983) e si spoglia dopo tre scene, ma non basta. Il film delude ed è un disastro totale.

Lilli Carati, prima di passare al porno nella scuderia di Riccardo Schicchi, è l’ottima interprete di quattro erotici raffinati girati da Aristide Massaccesi. Si tratta di “L’alcova” (1985), “Il piacere” (1985), “Lussuria” (1986) e “Voglia di guardare” (1986), girati dal regista romano con l’abituale pseudonimo di Joe D’Amato.

“L’alcova” (1985) è un lavoro che sta a metà strada tra il porno e l’eros, costruito a imitazione del cinema di Tinto Brass, anche se ha una sua originalità. D’Amato fotografa e gira con pochi mezzi (non ha certo la produzione di Brass dietro le spalle…) una storia di Ugo Moretti sempre indeciso su quale strada prendere. La storia vede il gerarca fascista Elio De Silvestris (Al Cliver) di ritorno dal fronte abissino in compagnia di Zerbal (Laura Gemser), una bella principessa negra. Alessandra (Lilli Carati), la giovane seconda moglie di Elio, e Wirna (Annie Belle), la sua segretaria nonché amante segreta di Alessandra, scatenano le loro gelosie e morbosità attorno alla nuova arrivata. Lilli Carati sta passando al porno e si muove bene nelle scene più spinte, Annie Belle (all’epoca fidanzata con Al Cliver) è ancora bella e si dà da fare nelle scene lesbiche, Laura Gemser recita senza essere doppiata (una delle poche volte) e il suo buffo italiano la rende una credibile principessa africana. Il suo fascino esotico domina tutti. Lei è la schiava del gerarca fascista che conduce la danza erotica e diventa padrona della situazione. Finisce bruciata viva in un finale da incubo. Al Cliver lo ricordiamo più a suo agio nelle vesti dell’indomito gladiatorie del futuro, che in certe situazioni di erotismo spinto. Lui stesso confessa di sentirsi un attore da film d’avventura. Nello Pazzafini, il giardiniere Peppe, invece viene dall’hard e recita senza problemi (sfoderando anche una notevole erezione) la scena della violenza carnale a Wirna. Laura Gemser viene trattata come una bestia, definita una scimmia, un essere senza anima né volontà. Subito dopo però tutti ne subiscono il fascino perverso, soprattutto Alessandra che ama le donne più degli uomini. Un cambiamento di prospettiva che lascia un po’ sconcertati. Le scene erotiche sono molte e piuttosto esplicite, voyeurismo e rapporti saffici si sprecano, ma pure sequenze sadiche e violente non mancano.

“Il piacere” (1986) è realizzato da Joe D’Amato sulla base dell’opera di Restif de la Bretonne, su sceneggiatura di Franco Valobra (Homerus S. Zweitag) e Claudio Fragasso (Clyde Anderson). Interpreti: Isabelle Andrea Guzon (Leonora), Steve Wyler (Gerard Antoniani), Marco Mattioli (Edmud), Laura Gemser (Haunani), Lilli Carati (Fiorella), Dagmar Lassander e Vincenzo Gallo (gerarca). La trama del film è piuttosto debole e scontata. Leonora e Gerard si amano alla follia, ma il loro è uno strano rapporto. Gerard infatti registra su di un magnetofono tutte le loro esperienze sessuali. Adesso che Leanor è morta c’è la figlia Ursula (in tutto e per tutto identica alla madre) che vuole prenderne il posto e la sua principale ambizione è quella di farsi sverginare dal patrigno. Pare evidente anche qui l’ispirazione da “La chiave” di Tinto Brass: al posto del diario abbiamo il magnetofono e poi c’è una bella ambientazione veneziana in periodo fascista. Ursula si veste e si trucca come la madre ed eccita Gerard, poi ascolta al magnetofono i ricordi dei rapporti sessuali tra i due amanti e interpreta le medesime situazioni. Da ricordare la scena al cinema, quando Ursula si diverte a farsi toccare da uno spettatore sconosciuto e a provocare Gerard. Insieme a Ursula c’è anche Edmond, il figliastro epilettico che non approvava la relazione della mamma con Gerard e, tanto meno, condivide il comportamento della sorella. Ursula finisce nella casa di appuntamenti che frequentava la madre e viene messa all’asta tra alcuni clienti particolari. Alla fine Ursula e Gerard si innamorano davvero e la figlia prende il posto della madre nel cuore di Gerard. L’ultima sequenza del film vede i due recitare la scena del primo incontro come se l’antico amore fosse tornato. In questa trama davvero esile trovano posto numerose scene di rapporti sessuali, voyeurismo, masturbazioni femminili e scene saffiche a non finire (soprattutto interpretate da Laura Gemser e Lilli Carati). D’Amato cavalca il successo di pubblico di “L’Alcova” e lo supera incassando tre miliardi con un film girato in economia. La pellicola è al solito un erotico raffinato molto trattenuto nelle scene di sesso e si avvale soprattutto di tre attrici belle, brave e ben dirette. La scenografia è molto curata, la fotografia pure, però è la lentezza il suo difetto maggiore. Si fa fatica ad arrivare alla fine soprattutto per la mancanza di una vera storia. Nel film ci sono sequenze hard che uno spettatore attento può vedere sullo sfondo di un rapporto soft.

“Lussuria” (1986) è una logica conseguenza del successo dei due primi lavori. Nella finzione è stato tratto da un romanzo, un non meglio identificato “Luxure” di Judith Wexley. La sceneggiatura è di René Rivet, per il resto fa quasi tutto Massaccesi che lo gira come Joe D’Amato. Protagonisti: Lilli Carati, Noemie Chelkoff, Al Cliver, Martin Philips, e Ursula Foti. Non date retta a Marco Giusti che, su “Stracult”, pare avere visto un altro film (parla addirittura di un’inesistente sorella uccisa…) e magari fatevi un’idea da soli. Film dignitoso, erotico patinato, ben ambientato in un’Italia del periodo fascista e ben diretto da Massaccesi che lo fotografa con perizia tecnica. La storia è quella del giovane Alessio (Martin Philips), traumatizzato per la perdita della madre e affetto da una malattia psicologica che lo porta a chiudersi in un mutismo esasperante. Il padre (Al Cliver) si è risposato con una ex prostituta (Noemie Chelkoff) e pare che entrambi vogliano aiutare il ragazzo a guarire. Collabora nell’impresa anche la zia Marta (Lilli Carati) che lo ospita nella sua bella villa di campagna. Qui incontriamo Caterina (Ursula Foti), una bella restauratrice ingaggiata per sistemare gli affreschi del palazzo. La pellicola ci fa capire, scena dopo scena, che la malattia del figlio è dovuta ai vizi della famiglia borghese che l’ha allevato. Il padre, infatti, è un depravato egoista che non perde occasione per farsela con altre donne e non si è mai occupato di lui. Quando Alessio era piccolo ha violentato la zia e il ragazzo ha assistito alla scena. Alessio vive una realtà fatta di sogni e incubi, dove immagina di fare l’amore con la matrigna, con la zia e infine con Caterina. Spia le tre donne che vivono nella casa dalle porte socchiuse ed è ossessionato dal sesso. Quando il padre e la matrigna vanno dalla zia Marta per sapere come va la salute del figlio, scopriamo che il padre gode nel vedere la moglie fare l’amore con altre donne (non ultima la zia Marta). Alla fine si porta a letto persino Caterina con la collaborazione della moglie e della zia, in un triangolo che sarà la sua ultima prodezza erotica prima del suicidio del figlio. Alessio, infatti, nell’ultima scena si toglie la vita davanti a Caterina. Questa parte è un piccolo gioiello di tensione: nessuno penserebbe alla morte del ragazzo che pareva aver finto di essere malato perché disgustato da tutto quel che vedeva intorno. Tra gli attori è ben calata nella parte Lilli Carati, che pare fatta apposta per ruoli maliziosi e perversi. Da ricordare su tutte la sequenza del rapporto erotico sul tavolo di cucina con un giardiniere. Pure Ursula Foti non è male come sexy restauratrice e interpreta un paio di scene degne della miglior Malizia (calze nere su scala e mutandine di pizzo). Meno ispirata la Chelkoff che resta comunque su standard sufficienti. Da dimenticare Al Cliver (Pier Luigi Conti), molto più a suo agio nei film di avventura che in questa parte da erotomane senza morale. Non rende credibili battute come: “La vita è un gioco e l’incesto fa parte di questo gioco”. Su Martin Philips poco da dire: sta quasi sempre zitto e ha la stessa espressione per tutto il film. La parte era quella. Il film è un erotico soft, ma molto spinto. Ci sono lunghe scene di rapporti saffici tra Lilli Carati e Noemie Chelkoff, altre di malizia esasperata e di voyeurismo con masturbazioni prolungate sul letto. Nel film è presente una sorta di accusa alla famiglia borghese convenzionale (parafrasando Miklós Jancsó), piena di vizi privati nascosti dall’apparenza delle pubbliche virtù. Oltre tutto Lilli Carati, in una delle ultime scene, lancia pure un atto d’accusa rivolto ai genitori che non sanno crescere e che dovrebbero pensarci bene prima di mettere al mondo dei figli.

Voglia di guardare” (1986) è un erotico soft di scarso peso, scritto da Elena Dreani e sceneggiato da Aristide Massaccesi, Donatella Donati e Italo Focacci. Per il resto fa tutto Massaccesi, che come suo costume lo fotografa, lo monta e lo dirige firmandosi Joe D’Amato. Interpreti: Jenny Tamburi, Lilli Carati, Laura Gemser, Marino Masè, Sebastiano Somma e Aldina Martano. La storia vede un poco convincente Marino Masè nei panni del marito voyeur e una Jenny Tamburi che recita svogliatamente il suo ultimo film erotico. Assistiamo a una serie di avventure libidinose, ben interpretate dalla sola Lilli Carati, che di lì a poco passerà al cinema hard. Tutto il resto è da dimenticare. Gli attori sono la cosa peggiore del film. Marino Masè recita in modo così impostato la parte del marito medico che gode nel vedere la moglie far l’amore con gli altri da sembrare surreale. Jenny Tamburi è la moglie del voyeur e ha un fisico che forse vorrebbe copiare la Stefania Sandrelli di “La Chiave”, tanto è ingrassata e così poco sexy (ma la Sandrelli aveva ben altra forza sensuale). Sebastiano Somma è il finto paziente che se la fa con Jenny Tamburi per denaro, ma poi finisce con l’innamorarsene e anche lui, a parte la bellezza da attore di fotoromanzi, ci mette davvero poco di suo. Da salvare Lilli Carati, bella e sensuale come sempre, che interpreta la ragazza di Somma, tenutaria di una casa di appuntamenti. Laura Gemser fa una piccola parte da amante lesbica di Jenny Tamburi, si nota che gli anni sono passati, ma il fisico è sempre quello di Emanuelle. Anche la storia non è il massimo e ricorda molto “La Chiave”, solo che qui la depravazione del marito non sta nell’eccitarsi pensando di essere tradito, ma nel vedere la moglie all’opera nascosto dietro uno specchio. Il film si trascina stancamente così sino alla fine, ripetendo gli stessi concetti e identiche situazioni. Alla fine la moglie viene a sapere tutta la storia dalla donna del suo amante e si convince che suo marito le vuole davvero bene (perché poi?), finendo con l’innamorarsi ancora più di lui. Jenny Tamburi scarica Sebastiano Somma e il gioco continua con un nuovo arrivato. Un film voyeurista che Laura Gemser teorizza in una frase: “Il voyeurismo è insito in ognuno di noi”. Per chiarire meglio il concetto, si lascia andare a un rapporto lesbico con un’amica e chiede a Jenny Tamburi di osservarla. La pellicola ci presenta una coppia di ricchi depravati e, così facendo, cerca di mettere i vizi borghesi alla berlina. Ma è l’atmosfera che manca, la musica è soporifera, l’ambientazione in periodo fascista è carente (pochi mezzi), le scene erotiche poco credibili e (almeno dalla Tamburi) mal recitate. Jenny Tamburi a proposito di questo film ha detto: “Con Aristide avevamo un rapporto bellissimo… come se fosse mio padre. Quando facevamo quel film mi diceva sempre di essere più eccitante, più maliziosa. Io ci pensavo un po’, poi lo facevo con molta serenità. Aristide era una persona meravigliosa, gentilissimo, poi era del sagittario come me e quindi legavamo molto. Nel film c’erano molte scene di nudo e anche alcune imbarazzanti sequenze con Lilli Carati. Ma eravamo allenate…”.

Dopo queste interpretazioni, Lilli Carati si lascia convincere da Giorgio Grand a recitare in alcuni film pornografici insieme a Rocco Siffredi: “Una ragazza molto viziosa”, “Una moglie molto infedele” e “Il vizio preferito di mia moglie”, ai quali fanno seguito alcuni lavori di montaggio. Non è il caso di parlarne, né di approfondire. Lilli Carati è un’attrice di buona professionalità, carattere introverso e umorale e, abbandonata a se stessa, si perde nei meandri della Roma tentacolare. La sua vita privata condiziona le scelte professionali e le fa conoscere umilianti traversie giudiziarie, dalle quali viene fuori lavorando in una comunità di recupero.

Nel 1991, Lilli Carati appare in televisione nel quiz “La verità”, condotto da Marco Balestri su Canale 5. Si presenta come concorrente utilizzando il vero nome, Ileana Caravati. Negli anni Duemila torna alla ribalta rendendo noti i problemi personali e la voglia di recitare ancora. “Stracult” di Marco Giusti, nel 2008, diffonde una sua lunga intervista. Nel 2011, dopo 24 anni di assenza dal set, si rende disponibile a interpretare “La fiaba di Dorian”, un thriller di Luigi Pastore, ma deve rinunciare per gravi problemi di salute. Lilli Carati muore il 20 ottobre del 2014 per un tumore al cervello. La ricorderemo sempre come l’hippie trasgressiva di “Avere vent’anni”, eternamente giovane.

LILLI CARATI INTERVISTATA DA MARCO GIUSTI PER “STRACULT” (CON SEQUENZE TRATTE DA VARI FILM)

FILMOGRAFIA DI LILLI CARATI
Di che segno sei? di Sergio Corbucci (1975)
La professoressa di scienze naturali di Michele Massimo Tarantini (1976)
Squadra antifurto di Bruno Corbucci (1976)
La compagna di banco di Mariano Laurenti (1977)
Poliziotto sprint di Stelvio Massi (1977)
L’avvocato della mala di Alberto Marras (1977)
Squadra antimafia di Bruno Corbucci (1978)
Avere vent’anni di Fernando Di Leo (1978)
La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia di Lina Wertmüller (1978)
Le evase – storia di sesso e violenza di Giovanni Brusatori (1978)
Candido erotico di Claudio De Molinis (1978)
Il corpo della ragassa di Pasquale Festa Campanile (1979)
Qua la mano di Pasquale Festa Campanile (1980)
Senza buccia di Marcello Aliprandi (1979)
C’è un fantasma nel mio letto di Claudio De Molinis (1981)
Il marito in vacanza di Maurizio Lucidi (1981)
Magic Moments di Luciano Odorisio (1984)
L’alcova di Joe D’Amato (1985)
Il piacere di Joe D’Amato (1985)
Lussuria di Joe D’Amato (1986)
Voglia di guardare di Joe D’Amato (1986)
Una ragazza molto viziosa di G. Grand (1987)
Una moglie molto infedele di G. Grand (1987)
Il vizio preferito di mia moglie di G. Grand (1988)


4 commenti

  1. Era una bella ragazza, di intelligenza medio-scarsa. Veniva dalla provincia. Fece film mediocri tranne qualcuno un pò meno. Tossicodipendente e bisognosa di soldi passò prima alla prostituzione e poi, grazie ad alcuni fidati amici (gli stessi che l’avevano avviata alla droga) , al porno di cui fu una diva finché ce la fece a reggere i tempi estenuanti della produzione italiana di allora.
    Fu una vittima, tra le tante, di un mondo in decomposizione qual’era il cinema italiano della seconda metà degli anni 70 e dei primi 80.
    Prima di diventare celebre non fece mai il pompino giusto all’uomo giusto. Dopo nessuno la volle più a causa dello stato catatonico in cui visse, in un’epoca in cui furoreggiavano i furbi dell’età craxiana, pronti a tutto per un pò di patonza ma anche incapaci di salvare da se stessa una povera ragazza di provincia di media intelligenza.
    Questa è la storia di Lilli Carati da parte di qualcuno che l’ha conosciuta prima e dopo che iniziasse a bucarsi. L’esegesi di Gordiano Lupi è generosa e gentile, tenera e affettuosa, ma il bravo scrittore farebbe meglio a raccontarci quel mondo marcio e corrotto dove cialtroni, politici corrotti, funzionari in cerca di patonza facile, se la fecero finché gli fece comodo e poi la lasciarono scendere nel più buio degli abissi fingendo spesso di non averla mai conosciuta.

  2. Quello volevo essere: tenero, gentile e affettuoso. Non posso raccontare cose che non so. E non voglio raccontare cose spiacevoli che posso sapere solo per sentito dire e che – quindi – di fatto non so.

  3. […] in seguito farà cose ottime per l’horror italiano. Distribuzione Dmv. Interpreti: Jenny Tamburi, Lilli Carati, Laura Gemser, Marino Masè, Sebastiano Somma e Aldina […]

  4. […] Donà debutta come pure Lilli Carati con Di che segno sei? di Sergio Corbucci (1975) di cui abbiamo parlato nell’articolo dedicato […]

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