ALDO TORCHIO, MAESTRO DELLA MEZZATINTA

ALDO TORCHIO, MAESTRO DELLA MEZZATINTA

Aldo Torchio è stato un protagonista del mondo editoriale italiano del secolo scorso. Legato professionalmente soprattutto alla Casa Editrice Universo, ha condotto una vita un po’ più movimentata dei colleghi disegnatori.

Aldo Torchio visto da Festino

Nato a Cremona nel 1925, dopo il liceo Aldo Torchio prosegue gli studi a Milano frequentando i corsi di pittura, scultura, scenografia e decorazione all’Accademia di belle arti di Brera sotto la guida di artisti come Francesco Messina e Giacomo Manzù.

Comincia il suo percorso professionale con illustrazioni per l’editoria scolastica e, alla fine del 1947, inizia il sodalizio con la Universo. Esordisce su Grand Hotel nel 1948, periodo in cui il fortunato settimanale pubblica storie sentimentali a fumetti (che saranno via via sostituiti dai “fotoromanzi”: fumetti con fotografie al posto dei disegni). Torchio illustra Passione Indiana scritto da Greta Ganor e, a partire dal 1951, produce un considerevole numero di fumetti a mezzatinta di genere romantico o storico come Adina la rosa bianca, La maschera di ferro, L’assurda nemica e La dea di Cartagine.

Nel frattempo disegna anche per Festival delle Edizioni Rouge et Noir una storia scritta da Wanda Bontà e Vincenzo Baggioli (creatore di Dick Fulmine – NdR), nomi che ricorrono di frequente nell’editoria del tempo, oltre a copertine per le Edizioni Milano Nuova pubblicate su Incanto.

Negli anni cinquanta lavora con il grande Walter Molino come illustratore della Domenica del Corriere, settimanale popolare del Corriere della Sera.
Per gli Albi dell’Intrepido (Universo) produce due storie: Satana l’indomabile e Verso l’ignoto, oltre a un buon numero di copertine.

Per Intrepido formato albetto, illustra molte copertine e controcopertine con i ritratti dei personaggi del settimanale e sostituisce Alvaro Mairani, dipingendo episodi del Cavaliere Ideale.

Sopra e sotto: due tavole del Cavaliere Ideale disegnate dal giovane Aldo Torchio, 1952

Tavole che probabilmente risentono l’influsso del film “Totò Sceicco”, un classico del nostro cinema comico. Nella testa di Aldo Torchio deve esserci un fresco (1950) ricordo di Antinea (Tamara Lees), il personaggio femminile del film

Il disegnatore sposa nel 1953 la ballerina classica Elvira Hrazdira. La accompagna spesso in Francia, dove coglie l’occasione di lavorare per le Éditions Mondiales di Cino Del Duca nell’adattamento a fumetti di romanzi famosi. (Cino Del Duca aveva fondato la Casa Editrice Universo insieme ai fratelli Alceo e Domenico, per poi abbandonarla e creare la grande casa editrice di periodici in Francia. Inoltre, nel 1951 fondò negli Stati Uniti l’importante mensile fantascientifico Galaxy Science Fiction e, nel 1956, fece uscire a Milano il quotidiano Il Giorno con il supplemento domenicale di fumetti Il Giorno dei Ragazzi – NdR).

Aldo Torchio si stabilisce quindi in via definitiva a Milano, dove l’assidua frequentazione di personaggi dello spettacolo, come Wanda Osiris, Carlo Dapporto e Luigi Magni, alimenta il suo naturale apprezzamento di una vita sfarzosa.

Negli anni sessanta e settanta collabora anche con la Fabbri, illustrando Piccole Donne per Selezione Ragazzi.

Copertine realizzate negli anni sessanta da Torchio per Intrepido con garbate tematiche leggere, comiche e sportive

Negi anni settanta Aldo Torchio produce numerose copertine per Il Monello e Intrepido, che rimarranno indelebili nella memoria dei ragazzi di quegli anni. Vengono ritratti i divi del cinema, della canzone e dello sport.

Copertine de Il Monello, 1973

Copertine di Intrepido, 1973. L’abilità ritrattistica di Torchio è innegabile

Inoltre scolpisce e dipinge quadri e affreschi guadagnando estimatori al di fuori dell’editoria. Nel 1977 divorzia e si trasferisce a Sanremo con la nuova compagna.

Riguardo ai fumetti a mezzatinta, un tempo popolari, ecco alcune pagine di un “romanzo completo”, com’erano chiamate dalla Universo le storie autoconclusive. Interamente dipinto da Aldo Torchio, è stato pubblicato da Il Monello nel 1972, venti anni dopo le tavole che abbiamo visto del Cavaliere Ideale.
Torchio è in piena maturità, le figure sono fluide e dinamiche, le scene dettagliate, i personaggi riflettono una ricca gamma di emozioni. (Sospetto però che questa storia sia stata pubblicata precedentemente da Grand Hotel).

Abile come Walter Molino o Gino Pallotti nei fumetti a mezza tinta, dove si ritrova la sua tipica morbidezza nella distribuzione della luce, Aldo Torchio ha realizzato anche queste quattro pagine di cronaca di un fatto realmente accaduto. Sono gli ultimi drammatici momenti del capitano Valentino Jansa pubblicati su Intrepido del 1971 (Alfredo Castelli racconta di essere stato cacciato dalla Universo, dove lavorava come collaboratore, per avere realizzato poco prima l’adattamento di questo fatto di cronaca sul Corriere dei Piccoli… con l’accusa di avere copiato l’idea! – NdR).


Proseguiamo con la produzione a fumetti di Torchio, ma al tratto. Lo sguardo, la particolare luce negli occhi dei personaggi è riconoscibilissima malgrado lo stile diverso.

Sopra e sotto: due tavole del Monello, 1973

In contrasto con i suoi lavori a mezzatinta, quelli al tratto sembrano ribellarsi all’effetto ovattato, dando l’impressione di una dinamicità contenuta a stento, come i segni di una matita veloce e sapiente.

Copertina di Aldo Torchio per Intrepido Sport, fine 1990

Nel 1984, quando l’unione con la nuova compagna finisce, Aldo Torchio torna a Milano, dove riprende a lavorare per la Universo realizzando storie a fumetti per Il Monello e per Intrepido.

Lo troviamo quindi nelle pagine di Intrepido (diventato Intrepido Sport) a disegnare nel 1991 una storia in due parti scritta da Agrippino Musso: Le Jene. Una tematica forte per l’epoca, che ben si addice al tratto graffiante di Torchio, quasi a commento morale.
L’argomento è la tratta criminale degli organi per trapianti, con rapimenti di bimbi negli orfanotrofi per l’espianto forzato volto a salvare la vita di facoltosi clienti. La storia prosegue con colpi di scena e intervento eroico dei protagonisti, nel susseguirsi di dolorose scoperte e lieto fine.

Sopra e sotto: due tavole di “Le Jene”, Intrepido Sport 1991

Aldo Torchio nel 1998 subisce un importante intervento chirurgico e con il passare del tempo perde la vista dall’occhio sinistro. Lascia il fumetto e si dedica interamente alla pittura come ritrattista e paesaggista. Dopo un secondo intervento, la salute precipita in un lungo calvario, reso meno penoso dall’amorevole assistenza della moglie Elvira che già dalla prima operazione era tornata da lui.

Muore a Cingia de Botti (Cremona), nel 1999.

(I dati biografici sono estrapolati dall’ottimo articolo di Luigi Marcianò pubblicato sul n. 52 di Ink, Menhir Edizioni).


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