BATMAN IN ITALIA SI CHIAMAVA ALA D’ACCIAIO

BATMAN IN ITALIA SI CHIAMAVA ALA D’ACCIAIO

Batman nasce nel 1939, nel numero 27 di Detective Comics, dopo un vero e proprio furto di proprietà creativa.
Lo sceneggiatore Bill Finger (1914-1974) modifica radicalmente il personaggio schizzato dal disegnatore Bob Kane (vero nome Robert Khan, 1915-1998), trasformando il suo “uomo uccello” in un cupo giustiziere con la maschera dalle inquietanti orecchie a punta, il mantello e la calzamaglia scuri che lo mimetizzavano tra le ombre dei vicoli bui.
Finger scrive anche le origini e le ambientazioni del personaggio, decidendo di non conferirgli nessun potere sovrumano malgrado il recente successo di Superman, ma fornendolo di aggeggi vari e della batmobile, oltre che di una incredibile galleria di “cattivi” come il Pinguino e l’Enigmista.

Ma i contatti con i responsabili della casa editrice che un giorno verrà chiamata Dc Comics li ha soltanto Bob Kane, e questi firma un contratto che, in pratica, lo riconosce unico creatore di Batman (benché i diritti del personaggio rimangano alla Dc).
Bob Kane smette presto di disegnare, mettendosi a capo dello studio che fino ai primi anni sessanta sforna i fumetti di Batman. In seguito riesce anche a ottenere una sorta di vitalizio dalla casa editrice per la “sua” creazione.
Bill Finger, invece, rimane il semplice sceneggiatore del personaggio che ha sostanzialmente ideato. Quando poi la Dc smette di rifornirsi dallo studio di Kane, si ritrova disoccupato perché il suo stile viene considerato sorpassato. Muore nell’indigenza.

In Italia il personaggio di Finger e Kane arriva con ritardo, essendo nato proprio nell’anno dello scoppio della Seconda guerra mondiale, quando il governo fascista iniziò a vietare la pubblicazione dei fumetti americani. A parte il fatto che, all’epoca, nel nostro Paese venivano importati solo i fumetti dei quotidiani, non quelli dei comic book (nel ventennio si fece in tempo a vedere Superman in versione strip).


A guerra finita furono le Edizioni Milano (poi Mondiali) di Cino Del Duca, già fondatore dell’Intrepido, a presentare per prime in Italia alcune storie dei comic book, in albi di piccolo formato con sole 8 pagine, di cui la prima funge da “cover”. Gli albi vengono pubblicati prima in Francia, dove Del Duca si era ormai trasferito fondando anche lì una casa editrice di successo, e poi nel nostro Paese.


La Collezione Uomo Mascherato, come si chiama la serie che alterna diversi personaggi dei comic book, presenta nel n. 19 del 1946 un episodio intitolato “Il satanico dottore”. Il personaggio raffigurato in copertina è senza dubbio Batman, anche se gli viene affibbiato il nome di Ala d’Acciaio: si tratta di un’avventura uscita in America nel n. 29 di Detective Comics.
Nella “Collezione” il misterioso giustiziere fa altre tre apparizioni nei numeri 23, 24 e 28, solo nell’ultimo dei quali vengono rivelate le sue oscure origini.
Questi albi hanno copertine disegnate in maniera mediocre (tranne l’ultima ricavata da una cover di Adventure Comics) e presentano fumetti lucidati, cioè ricalcati dalle pagine dei comic book, in formato tascabile. Il nome di Batman è stato cambiato come d’uso all’epoca, non è chiaro il motivo per cui si decide di chiamarlo Ala d’Acciaio: Batman non ha nulla a che fare con l’acciaio, non è “invulnerabile” come Superman e non indossa un costume metallico. Probabilmente il termine “ala” è stato scelto per l’ampio mantello, mentre “acciaio” richiama proprio Superman, in quel periodo chiamato in Italia l’Uomo d’Acciaio.
A Batman non fu cambiato solo il nome, ma anche il colore del costume che da grigio diventa… rosa! Forse il colorista non aveva mai visto un albo originale di Batman. Invece il mantello a volte viene colorato di blu, altre di rosso.

Il nome Ala d’Acciaio viene cambiato in Il Fantasma, mentre Robin diventa l’Aquilotto, quando nell’anno successivo, il 1947, il personaggio approda sulle pagine del settimanale Urrà e sulla seconda serie della Collezione Uomo Mascherato. Anche il colore del costume cambia, passando dal rosa a un più dignitoso rosso.

Dopo alcuni anni di silenzio, nel 1954, Arnoldo Mondadori rileva i diritti della Dc Comics per l’Italia lanciando il tascabile Albi del Falco – Nembo Kid. All’inizio pubblica solo le avventure di Superman e delle serie strettamente collegate. La ricomparsa di Batman avviene solo nel n. 33 del 31 luglio 1955 negli Albi del Falco, in cui il Pipistrello (questo il nuovo nome di Batman) e Robin si esibiscono al fianco di Nembo Kid (cioè Superman) nella storia originariamente pubblicata da World’s Finest Comics n. 75 del marzo-aprile 1955.


La Mondadori continua a proporre il Pipistrello nelle storie che lo vedono a fianco di Nembo Kid, tratte da World’s Finest e, solo dal n. 105 di Nembo Kid, Batman riconquista il nome originale. La prima storia da solo di Batman arriva nel numero successivo, il 106 del 27 aprile 1958.

La presenza delle storie di Batman è dovuta al fatto che con il numero 103 Nembo Kid da quattordicinale diventa settimanale e, di conseguenza, ha bisogno di più materiale da pubblicare tenendo presente che gli albi americani sono mensili. Inoltre, dal giugno 1960 la Mondadori fa uscire anche il mensile Superalbo Nembo Kid (poi ribattezzato Batman-Nembo Kid).


Invece di presentare altri personaggi della Dc, la Mondadori preferisce produrre materiale in proprio come fa da anni per Topolino. Così Mario Gentilini, che non a caso dirige anche Topolino, affida allo sceneggiatore Pier Carpi e ai disegnatori Leo Cimpellin, Enzo Magni, Carlo Cossio e Marco Rota una serie di storie dedicate a Nembo Kid. Batman figura solo come alleato di Superman/Nembo Kid in tre avventure italiane uscite nel 1964.

Alla metà del 1966, Enrico Bagnoli (1925-1912), disegnatore che ha collaborato con editori francesi, britannici, tedeschi e americani (Fiction House), subentra alla direzione degli albi di Nembo Kid che trasforma in due quattordicinali in formato comic book di 48 pagine, dedicati uno a Superman (che perde il nome italiano di Nembo Kid) e l’altro a Batman.


In America il successo di Batman è alle stelle per la batmania scoppiata grazie ai telefilm con Adam West, ma in Italia arriva solo un film per il cinema perché la serie è troppo “strana” per i dirigenti Rai, l’unica azienda televisiva esistente (arriverà solo alla fine degli anni settanta sulle prime televisione private).
Il primo numero di Batman, che porta la data del 12 dicembre 1966, sfoggia una copertina illustrata dallo stesso Enrico Bagnoli in collaborazione con Antonio Toldo: finalmente la calzamaglia di Batman appare grigiastra come nell’originale, e non più rossa come è stata dalla fine degli anni quaranta in poi.

La stragrande maggioranza delle storie pubblicate è di origine americana, ma c’è spazio per qualche avventura di produzione italiana. La prima è intitolata “Lo Spettro” (nel n. 4 del 12 marzo 1967), firmata da Paul e Peter Montague, pseudonimo dietro al quale si celano i fratelli pisani Paolo e Piero Montecchi. Sono loro i principali ispiratori grafici del Batman tricolore, cui danno un look decisamente più europeo, ispirandosi all’attore francese Alain Delon per il volto di Bruce Wayne. Le sceneggiature vengono affidate ancora una volta a Pier Carpi, al quale viene affiancato Roberto Catalano. Uno dei pochi punti di forza di queste storie è costituito dai personaggi femminili, sempre piuttosto sensuali. Ne “L’Artiglio della Gatta”, pubblicata nel n. 11 del 9 luglio 1967, i Montecchi ritraggono in maniera sinuosa la Gatta (Catwoman) e la bionda detective Myrna Morris: storia che si può leggere per intero in coda a questo articolo.
I Montecchi disegnano diverse altre storie di Batman che, francamente, non sono mai di altissimo livello qualitativo soprattutto per i testi poco “americani”. Altri episodi sono stati disegnati da Sergio Tarquinio.


Sempre per cavalcare l’onda “camp”, all’interno del quattordicinale vengono presentate mini-biografie a fumetti dei Batman e Robin televisivi: Bagnoli e Toldo tratteggiano “La storia di Adam West” mentre i Montecchi disegnano “La storia di Burt Ward”. Nel 1968, infine, un rapporto di collaborazione con l’industria petrolifera Total porta alla pubblicazione di un albo promozionale di 12 pagine, “Un’avventura di Superman e Batman – S.O.S. Terra cerca petrolio”, contenente una storia da comporre con le figurine reperibili nelle pompe di benzina.

Diversamente da Nembo Kid, i due nuovi quattordicinali non hanno molto successo e, per questo motivo, nell’aprile del 1969 Enrico Bagnoli lascia la direzione di Batman e di Superman per andare a lavorare come redattore al Corriere dei Piccoli (finirà la carriera disegnando Martin Mystère). Il Batman e il Superman della Mondadori sospendono le pubblicazioni meno di un anno dopo, nel marzo del 1970: subito dopo escono i fumetti Marvel dell’Editoriale Corno.

La piccola epopea del Batman “italiano” si consuma quindi abbastanza rapidamente, ma la storia del personaggio è ancora lunghissima e ricca di eventi e di cadute. Seguiranno quindi le edizioni della Williams, Cenisio, Glenat-Rizzoli, Play Press, Planeta-De Agostini fino alla RW Lion di oggi.
Una corsa che noi lettori speriamo non abbia mai fine, perché ormai il tenebroso Cavaliere Oscuro occupa un posto intoccabile nel nostro cuore.

1 commento

  1. […] nel 1946 le Edizioni Milano di Cino Del Duca hanno proposto numerosi supereroi negli albetti della Collezione Uomo Mascherato. Altri ancora compaiono sporadicamente nelle pubblicazioni antologiche, come, già nel 1945, […]

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