LEVI BELLFIELD, IL KILLER DELLE BIONDE

LEVI BELLFIELD, IL KILLER DELLE BIONDE

Levi Bellfield sceglie con cura le ragazze che invita a bere qualcosa al bar. Devono essere giovani, ma l’importante è che siano bionde. Tutte le bionde, secondo lui, sono ragazze facili.
Le sue vittime le tiene d’occhio per giorni, di solito si apposta con il suo furgoncino nei pressi delle fermate dell’autobus. Per questo verrà soprannominato dalla stampa The bus stop stalker, il molestatore della fermata dell’autobus.
Se accettano il suo invito, mette una droga nei loro drink, poi le violenta e spesso le uccide.

Bellfield nasce nella periferia di Londra il 17 maggio 1968, i suoi genitori, zingari rom, si chiamano Jean e Joseph. Il padre, di professione meccanico, muore a 37 anni per un attacco di cuore, quando il bambino ne ha appena dieci. Levi cresce nelle case popolari della capitale inglese, con la mamma vedova e i tre fratelli. Diventato maggiorenne, si sposa quattro volte in rapida successione, ritrovandosi con undici figli da mantenere.

Gli ultimi tre li ha da una quinta donna, Emma Mills, con la quale convive. Non sorprende che abbia sempre bisogno di soldi, che a volte guadagna facendo il buttafuori in un night club e altre in maniera illegale: nel 1981 riceve la prima condanna per furto con scasso. Entro il 2002, di condanne ne colleziona nove, ma viene sempre rimesso in libertà dopo pochi mesi di carcere.

Grazie al suo savoir faire, Levi si ingrazia le ragazze trattandole da subito come amiche. Porta le sue numerose amanti in uno stanzino separato dalla casa familiare, dove abita con la compagna Emma. «All’inizio Levi è molto amabile e affascinante», dice una di loro, «ma poi perde il controllo diventando un uomo estremamente crudele».

Si stanca presto delle sue conquiste, una volta soddisfatto il desiderio sessuale le tratta con disprezzo. Quando le ragazze pretendono di essere corteggiate con pazienza, per fare prima, lui le porta in un bar, droga i loro bicchieri e mentre sono in stato confusionale le violenta in auto. A volte le deruba anche.

Levi Bellfield si sistema professionalmente quando inizia a gestire una ditta che si occupa della rimozione delle automobili in divieto di parcheggio nella parte occidentale di Londra. Continua ad avere un’altissima considerazione di sé, un ego smisurato, ritiene che qualunque donna debba sentirsi fortunata ad andare a letto con lui. Solo che il suo fisico si è appesantito, e ora il suo aspetto corpulento e precocemente invecchiato non emana più alcun fascino.

LEVI BELLFIELD, IL KILLER DELLE BIONDE

Levi Bellfield

Quando si affaccia dal suo furgoncino per fare un complimento carino a una bella bionda, la ragazza risponde mandandolo a quel paese. Una reazione che lo fa impazzire di rabbia. Uno in gamba come lui, pensa, non può assolutamente tollerare un rifiuto. Sulle prime rinuncia e si butta sulle prostitute, ma poi, stanco dei rapporti mercenari, decide di vendicarsi di quelle bionde che, secondo lui, fingono tutte di essere diventate “brave ragazze”.

Con il furgoncino, Bellfield prende l’abitudine di appostarsi alle fermate degli autobus durante le ore serali. Quando vede scendere una bella ragazza sola, soprattutto se è bionda, si affaccia dal finestrino e tenta di abbordarla. Se la giovane gli dice che non è interessata, il luogo isolato fa il gioco di Bellfield.

La sua prima vittima è Milly Dowler. Una ragazzina di 13 anni rapita a Walton, nelle vicinanze di Londra, verso le 18 del 21 marzo 2002.
Malgrado la sua giovanissima età, Milly viene avvicinata da Bellfield alla fermata di un bus e trascinata via.

LEVI BELLFIELD, IL KILLER DELLE BIONDE

Milly Dowler

Nei giorni successivi le autorità organizzano una grande ricerca nei campi e nei fiumi circostanti, senza che si trovi alcuna traccia di lei. Dato che la ragazzina aveva scritto nel diario che non stava bene in famiglia, la polizia arriva alla conclusione che se ne sia andata di propria volontà.

Finché, sei mesi dopo, alcuni cercatori di funghi scoprono casualmente i poveri resti di Milly nelle campagne dello Hampshire, a diverse decine di chilometri dal punto della sua scomparsa.
Dalle condizioni del corpo si capisce che Milly era stata uccisa poco dopo il rapimento. Il corpo è nudo perché probabilmente la ragazzina era stata violentata, ma le sue condizioni sono talmente misere che è impossibile stabilire persino come sia stata uccisa.

A questo punto i sospetti della polizia cadono sul padre, dato che era con lui che Milly non andava d’accordo. Poi questa pista viene lasciata cadere per mancanza di elementi concreti e ci si indirizza su altri sospetti, per lo più mitomani, alcuni dei quali finiscono in prigione per qualche tempo.
Dovranno passare anni, prima che si riesca a individuare il vero colpevole.

Dato che ancora nessuno sospetta di lui, Levi Bellfield ritorna all’attacco nel febbraio del 2003.
Marsha McDonnell, 19 anni, scende dal bus numero 111 nel quartiere di Kingstone, rifiuta gli approcci di Bellfield e si incammina a passo svelto verso casa.
Lui la rincorre e la uccide, colpendole ripetutamente la testa con il martello che si era portato dietro.
Temendo che qualcuno possa aver visto la sua Opel Corsa grigia, pochi giorni dopo la rivende a un quarto del prezzo pagato cinque mesi prima.

LEVI BELLFIELD, IL KILLER DELLE BIONDE

Marsha McDonnell

Un anno dopo, nel maggio del 2004, Bellfield prende di mira Kate Sheedy, 18 anni, in una zona industriale della periferia londinese.
Lui ci prova, lei non lo prende neppure in considerazione. Continuando a camminare, con la coda dell’occhio la ragazza si accorge che lo sconosciuto le sta ancora appresso. Allora affretta il passo e attraversa la strada, mentre lui risale di corsa sul furgoncino e mette in moto. L’uomo investe di proposito Kate, che, dopo un lungo volo, cade a terra.
 La ragazza si muove ancora, Bellfield ingrana la retromarcia e le passa sopra con il veicolo.

Kate Sheedy

Kate riporta la frattura di una vertebra, lesioni polmonari e altri traumi agli organi interni, ma sopravvive. Da quel giorno ha incubi tutti le notti, ma è riuscita a fornire agli inquirenti una descrizione del suo aggressore che risulterà fondamentale.

Nell’agosto dello stesso anno avviene un altro delitto.
 Amelie Delagrange è una ragazza francese di 22 anni, che da due mesi lavora a Londra per imparare l’inglese.
A tarda sera, dopo essere scesa dal bus, percorre un parco per arrivare alla sua stanzetta in affitto. All’improvviso, si sente afferrare alle spalle. Fa solo in tempo a voltarsi e a rivedere il volto dell’uomo che poco prima l’aveva importunata. Bellfield cerca di trascinarla nel suo furgoncino per violentarla, ma la ragazza si dibatte come una furia. Allora lui estrae il martello e la colpisce in testa finché stramazza al suolo.
Trovata subito dopo da un passante, Amelie muore nel giro di un’ora all’ospedale.

Amelie Delagrange

La polizia ricollega questo delitto con quello della McDonnell, pure lei uccisa a martellate. C’è anche la possibilità che l’uomo sia lo stesso che ha investito la Sheedy: grazie alla testimonianza di quest’ultima, viene individuato Levi Bellfield. Un tizio con diversi precedenti con la giustizia, compresa una vecchia violenza carnale, anche se poi non si erano trovate le prove per processarlo.

Bellfield viene arrestato il 22 novembre del 2004, dopo che, durante un interrogatorio serrato, ha ammesso i due omicidi che gli vengono attribuiti.
Il processo si tiene a Ipswich, nella contea del Suffolk, in Inghilterra, nel febbraio 2008. Il trentanovenne Levi Bellfield non partecipa alle udienze, irritato dalla presenza di giornalisti e cameraman che stazionano intorno al tribunale.

Il 25 febbraio del 2008, l’imputato viene condannato al carcere a vita per l’uccisione di Marsha McDonnell e Amelie Delagrange, e per il tentato omicidio di Kate Sheedy. Secondo il giudice, ha ucciso a causa del suo odio patologico nei confronti delle bionde. Sempre il giudice si raccomanda che l’uomo non venga mai più rilasciato.

Il 23 giugno 2011, in un secondo processo, Bellfield viene giudicato colpevole anche dell’omicidio della piccola Milly Dowler e condannato all’ergastolo una nuova volta.
La deposizione della ex compagna della vittima, Emma Mills, ha permesso di dimostrare che Bellfield si era recato nel luogo dove era scomparsa la piccola.

Gli inquirenti sospettano che Levi Bellfield abbia commesso un’altra ventina di delitti, ma non sono riusciti a raccogliere le prove necessarie per accusarlo. Il primo omicidio sarebbe avvenuto quando aveva 12 anni. A quella tenera età, avrebbe ucciso una sua compagna di scuola di 14 anni. Ovviamente bionda.

Bellfield ha contribuito indirettamente anche alla chiusura del settimanale più venduto d’Inghilterra. Quando era scomparsa la piccola Milly Dowler, il tabloid domenicale News of the World aveva ingaggiato Glenn Mulcaire, un investigatore informatico, affinché si inserisse nella segreteria telefonica del cellulare della ragazzina.
Così facendo, l’hacker aveva cancellato inavvertitamente alcuni messaggi registrati intralciando le indagini, perché gli inquirenti avevano pensato, per questo motivo, che Milly fosse ancora in vita e si fosse allontanata volontariamente.

Quando, nel 2011, è scoppiato lo scandalo, si è scoperto che il settimanale diretto da Rebekah Brooks, soprannominata Rebecca “la Rossa”, alla ricerca di scoop aveva fatto intercettare anche politici, attori e altre persone coinvolte in casi di cronaca. Alla fine l’editore, il magnate Rupert Murdoch, si è sentito costretto a licenziare la Brooks e a chiudere il giornale (però rimpiazzandolo, l’anno dopo, con un altro identico salvo che per il nome: The Sun on Sunday).

In carcere, Levi Bellfield ha subito un’aggressione dai compagni di prigione, alcuni dei quali fondamentalisti islamici, che lo hanno ferito al volto e gli hanno provocato delle contusioni. Qualche mese dopo, lui stesso si è convertito alla fede islamica.

 

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