«HO AMMAZZATO MONIKA PERCHÉ ERA ASSATANATA»

«HO AMMAZZATO MONIKA PERCHÉ ERA ASSATANATA»

Campagna inglese nei pressi di High Wycombe, nord di Londra, 29 marzo 1983. Nella sua grande villa, il gentleman Michael Telling è in camera da letto con Monika, la bella moglie sposata 17 mesi prima, ma le operazioni sotto le lenzuola non sono coronate da successo.
Malgrado l’impegno profuso, Michael deve ammainare bandiera, suscitando lo sdegno e la furia della consorte. Rivestendosi, la giovane donna lo sommerge di insulti per la sua scarsa virilità.
Lei è convinta che lui si metterà a balbettare le solite scuse, per giustificare la défaillance: le piace deriderlo, umiliarlo. Ma stavolta lo sguardo di Michael è diverso dal solito, i suoi occhi sono contratti nell’espressione di un odio implacabile. L’uomo si allontana con passo deciso dalla stanza e torna poco dopo con una carabina. Impallidendo, Monika scappa nel corridoio della villa, mentre lui la insegue prendendo la mira con calma. Centrata da quattro proiettili, la donna stramazza sul pavimento.
In casa non c’è nessuno, è la giornata libera del personale di servizio. Il gentleman solleva il corpo ormai senza vita e lo riporta in camera da letto. Fissa la moglie, bellissima anche da morta, e scoppia a piangere. Le chiede perdono, ricoprendone il volto di baci e di lacrime.

Michael Telling, conosciuto da tutti come il classico gentleman inglese, appartiene alla seconda famiglia più ricca della Gran Bretagna, monopolista del commercio mondiale della carne: possiede innumerevoli capi di bestiame in Australia, Sud Africa e America meridionale; a ciò si aggiungono migliaia di proprietà immobiliari.
Suo cugino è Lord Vestey, amico del principe Carlo. Dicono che anche i ricchi piangano, e in effetti Michael ha un’infanzia infelice. Nato nel 1949, a causa di una sua certa instabilità mentale i compagni di scuola lo considerano un “ritardato” e lo picchiano ogni volta che lo incrociano in cortile. Per difendersi, un giorno mette un coltello nella cartella e finisce per minacciare con quell’arma perfino la madre che lo sgridava.
A 9 anni viene espulso da scuola perché beccato a bere liquori e a fumare. I genitori lo mandano in collegio, Michael per dispetto vi appicca un incendio e così finisce in un ospedale psichiatrico. Gli anni passano, Michael diventa grande e sembra rinsavire. Benché non abbia lavorato un solo giorno in vita sua, ogni anno che passa il suo già cospicuo conto corrente viene arricchito da svariati milioni di sterline.

Nel 1979, il gentleman sposa una ragazza, Alison Weber, che gli dà un figlio, Matthew. Nel 1981, divorzia e va in vacanza in California con l’idea di comprarsi una Harley-Davidson. Durante il viaggio si diverte a spacciarsi per un agente dei servizi segreti britannici.

HO AMMAZZATO MONIKA PERCHÉ ERA ASSATANATA

Monika Zumsteg

 

In America fa colpo su una bella 24enne californiana, Monika Zumsteg, la sposa e tornano insieme a Londra. Si tratta di una giovane esuberante con il carattere della “dominatrice”, una di quelle donne che si divertono a sopraffare i maschi (alcuni uomini sono attratti dalle donne che esercitano su di loro violenza psicologica).
Monika sembra interessata solo al capiente portafoglio di Michael, non certo alla sua prestanza fisica: di fronte alla scarsa abilità amatoria, invece di incoraggiarlo, la donna non fa altro che deriderlo, dicendogli che è un povero impotente.

Se Michael è poco focoso, lei è sempre desiderosa di esperienze trasgressive, per questo seduce tutti gli uomini che le piacciono e corteggia pure le donne, con le quali è meno fortunata: Priscilla Richardson, sua vicina di casa, risponde alle sue insistenti avance dicendole che non è interessata a esperienze omosessuali.
Ogni giorno Monika prende l’auto, una lussuosa Pontiac Firebird, e va nella vicina Londra alla ricerca di avventure, tenendo sempre in borsetta una rivoltella e un vibratore. Quando la sera torna a casa, racconta le sue conquiste al marito, facendogli un rapporto dettagliato degli incontri avuti. Colpa della sua incapacità, lo accusa, se è costretta a rivolgersi altrove per trovare soddisfazione.
Senza più ritegno, inizia a portare a casa amanti di entrambi i sessi, concedendosi anche e soprattutto in presenza del marito. Il gentleman, ormai privato di qualsiasi dignità, cade in depressione.

Dopo avere ucciso la moglie, Michael Telling pensa che non può tenersi il cadavere in camera: i domestici lo scoprirebbero subito. Lo trascina all’esterno, nella casupola dove è stata installata la sauna. Chiude a chiave e poi ordina al maggiordomo di non fare entrare nessuno. Nei giorni seguenti, racconta ai conoscenti che Monika l’ha lasciato senza dirgli niente, probabilmente per tornare negli Stati Uniti. Ingaggia degli investigatori privati, i quali gli comunicano che la moglie è ancora viva perché continua a servirsi delle carte di credito intestate a lei (in realtà a utilizzarle è Telling).

Per distrarsi, Michael torna a frequentare una sua vecchia fiamma, Linda Blackstock, una donna di 34 anni, sposata e con due figli. Neppure questa relazione viene consumata, perché lui, al solito, fa cilecca. Cinque mesi dopo averla uccisa, il gentleman arriva alla conclusione che il corpo di Monika non può rimanere nella sauna. Così, nel settembre del 1983, lo carica sul furgoncino che ha noleggiato appositamente e, viaggiando per centinaia di chilometri, raggiunge una località boschiva nei dintorni della città di Exeter. Qui scarica i miseri resti per nasconderli nella sterpaglia. Salvo la testa, che recide con un colpo d’ascia e riporta indietro. Non si tratta di un macabro trofeo: intende rendere difficile l’identificazione il corpo.

Alcuni giorni dopo il cadavere viene scoperto e, non esistendo ancora la possibilità tecnica di decifrarne il Dna, gli inquirenti hanno un solo elemento di riconoscimento: la maglietta indossata dalla donna, sulla quale è disegnato un dromedario con la scritta “Marocco”. Quando il dettaglio viene riportato dalla televisione, la vicina dei Telling, Priscilla Richardson, ha un sussulto: quella maglietta la ricorda bene, Monika la indossava spesso in casa.
Affacciandosi dalla finestra, la donna scorge Michael oltre il basso steccato che divide le loro proprietà, al solito lui indossa semplici jeans e una giacca di pelle marrone. Come se niente fosse, la donna gli chiede se ci sono novità su Monika. Intuendo i sospetti di Priscilla, perché anche lui ha appena visto il telegiornale, il gentleman le risponde con apparente vaghezza: «Mia moglie era bellissima, ma molto cattiva. Beveva troppo e si drogava. Mi portava perfino gli amanti in casa, uomini e anche donne».
Priscilla non stenta a credergli, dato che lei stessa era stata corteggiata da Monika. Ricorda anche bene che la californiana si vantava con lei di aver sposato “quel verme” solo per i soldi. Michael gli fa così pena che decide di non avvertire la polizia, in fondo non può essere sicura che quella maglietta fosse davvero di Monika e che a ucciderla sia stato lui.

Sempre negli stessi giorni di settembre, però, un idraulico chiamato a sistemare alcuni tubi che perdono nella villa di Telling, Colin Marshall, scopre casualmente la testa di Monika dentro un sacchetto di plastica nascosto in garage. Davanti agli agenti, Michael Telling si giustifica dicendo che aveva «centouno buoni motivi per uccidere la moglie», a partire dal disprezzo che manifestava nei confronti del suo «impegno sessuale».

Al processo, nel tribunale di Exeter, sfilano numerosi testimoni, i quali confermano che Monika trattava il marito in maniera ignobile. L’autorevole Times di Londra, riportando una deposizione, scrive che la donna amava entrare nuda nella vasca di idromassaggio nel prato della villa, per unirsi agli amanti davanti al marito, che rimaneva mestamente seduto in disparte.
La studentessa Julie Chamberlain ammette di avere avuto un rapporto con Monika, sempre in presenza di Telling. Un’altra amante, Karen Mayers, aggiunge che Monika aveva insegnato al pappagallo di casa insulti osceni diretti al marito. I magistrati e la giuria, ascoltando quegli episodi, finiscono per solidarizzare con l’imputato. Tanto che l’accusa viene cambiata da omicidio premeditato a omicidio con “diminuita responsabilità”.

Alla fine, il gentleman sconterà solo dieci anni in prigione. Tornato libero, nel 1994, Michael Telling si trasferisce definitivamente nella città di Perth, in Australia, dove inizia a frequentare i membri dell’alta società locale, i quali non conoscono il suo passato o fingono di ignorarlo.
Muore nel 2009, pochi giorni prima di Natale, a 59 anni.

 

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