I GRANDI AUTORI DE IL GIORNALINO

I GRANDI AUTORI DE IL GIORNALINO

Il Giornalino è un settimanale illustrato per ragazzi che fece la sua comparsa nel 1924.
Pubblicato dalle Edizioni Paoline non ha mai nascosto la sua ispirazione cattolica e la sua vocazione pedagogica, unitamente alla volontà di diffondere il Vangelo attraverso questo mezzo di comunicazione.
Un tempo la sua distribuzione avveniva soprattutto attraverso le chiese di paese.

I GRANDI AUTORI DE IL GIORNALINO
Il periodo precedente la Seconda guerra mondiale vede Il Giornalino modellarsi sull’esempio del Corriere dei Piccoli, pubblicando tavole con vignette associate a didascalie, come Magrin della Padella di Attilio Mussino.
I balloon dei fumetti venivano ancora considerati “diseducativi”.

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Negli anni cinquanta e sessanta il formato de Il Giornalino diventa più grande e le pagine vengono finalmente arricchite di fumetti con i balloon, che progressivamente prendono il posto dei personaggi delle filastrocche come Arturino di Ennio Zedda.

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Ma la svolta avviene alla fine degli anni sessanta e negli anni settanta. In questo periodo la rivista riesce a coagulare attorno a sé alcuni tra i più grandi talenti del fumetto avventuroso italiano, dando vita a storie e personaggi che rimarranno nella memoria di un’intera generazione.
I migliori autori provengono dal glorioso Il Vittorioso, altro settimanale cattolico, che termina le pubblicazioni in quegli anni. A questi ultimi si aggiungono alcuni giovani talenti.

Ricordiamo i principali protagonisti di quella irripetibile stagione.

 

Gianni De Luca

Gianni De Luca è stato un genio del fumetto. Formatosi su Il Vittorioso, del quale era una colonna, il suo apice lo raggiunge ne Il Gornalino con il Commissario Spada, personaggio creato nel 1970 insieme allo sceneggiatore Gian Luigi Gonano (che si firma Giobbe).
Il commissario Spada precede i film di Ferdinando Di Leo e i “poliziotteschi” ambientati a Milano.

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Il Commissario Spada è un coraggioso servitore dello Stato che agisce in uno dei periodi più difficili della storia italiana. Il fumetto ha il coraggio di entrare tra le pieghe della tormentata cronaca di quegli anni tra contestatori, satanismi, sequestratori e terroristi (Gonano è un giornalista).
I tredici episodi della serie non sono tutti allo stesso livello, per quanto riguarda i testi.

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Alcune storie appaiono oggi troppo “impegnate” e troppo immerse nell’antropologia del sociale, nell’attualità contraddittoria di quel decennio.
Gonano è al servizio di una pubblicazione cattolica, la quale con fatica permette che i cattivi muoiano senza prima redimersi o, se messi in prigione, non mostrino segni di ravvedimento e di pentimento.

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Invece De Luca si supera ogni volta, episodio dopo episodio, arrivando a realizzare nel corso di dodici anni delle lezioni magistrali di fumetto.
In quegli anni il disegnatore è così concentrato sulla realizzazione delle avventure del commissario Spada che si permette di rifiutare allettanti offerte di lavoro, come quella proveniente dal Corriere dei Ragazzi e quella di Sergio Bonelli per la serie di albi Un uomo un’avventura.

 

Franco Caprioli

Come ha scritto Leonardo Gori, “Caprioli fu troppo colto e troppo sensibile per il fumetto italiano del dopoguerra”.
Dopo i fasti della straordinaria stagione di Federico Pedrocchi nella Mondadori tra la fine degli anni trenta e l’inizio dei quaranta, Franco Caprioli nel dopoguerra viene sostanzialmente emarginato. Riesce a lavorare solo su Topolino finché resta nel formato “giornale”, su il Vittorioso e, nella sua maturità, su Il Giornalino.

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Franco Caprioli è oggi giustamente considerato un autore profondamente innovativo e, con il suo inconfondibile puntinato, fonte di ispirazione per numerosi maestri tra gli anni sessanta e settanta (basti pensare a Milo Manara).

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Ricorda Gian Luigi Bonelli: “Capitava spesso che, una volta finito il lavoro, chiacchierando di una cosa e dell’altra, io lo accompagnassi alla sua pensione a sera ormai inoltrata. Poi, siccome non eravamo ancora stanchi di chiacchierare, era lui che accompagnava me a casa mia; poi di nuovo alla sua pensione, e ancora a casa mia. E così passavamo delle ore intere…”.
Su Il Giornalino Caprioli ha modo di mostrare la propria arte in racconti ambientati soprattutto nel suo elemento preferito: il mare. Celebri sono i suoi adattamenti dei romanzi “marini” di Jules Verne, come L’isola misteriosa.

 

Attilio Micheluzzi

Dopo essere stata un colonia italiana e poi una monarchia indipendente, il primo settembre 1969 la Libia passa nelle mani del colonnello Muammar Gheddafi.
Subito dopo, i circa ventimila italiani residenti sono costretti ad abbandonare il Paese nordafricano cedendo i propri beni e lasciando le proprie attività. Tra questi c’è l’architetto Attilio Micheluzzi, che, tornato in Italia all’età di 40 anni, si inventa fumettista.

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Dapprima Micheluzzi lavora per il Corriere dei Ragazzi creando il personaggio di Johnny Focus, poi, nel 1976, approda a Il Giornalino per dare vita alla intrigante Petra Cherie, il suo capolavoro.
Petra Cherie è una donna aristocratica e sensuale, si tratta della reazione polemica dell’autore alle femministe della contestazione giovanile “a un tipo femminile che andava allora di moda, sguaiato, violento, spesso poco pulito, innamorato dei ‘collettivi’, che credeva di realizzarsi solo dicendo ‘cazzo’ a ogni istante e ti sbatteva sulla faccia le dita unite a forma di vagina”.

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Petra scivola leggiadra in disegni composti da bianchi e neri esasperati, e tratteggi che assomigliano a stoffe damascate.
L’ultima femme fatale tra la fine della Belle epoque e i sanguinari eventi della Rivoluzione d’ottobre.

 

Gino D’Antonio

Attivo sulle pagine de Il Vittorioso dal 1948, Gino D’Antonio rimane nella storia del fumetto per aver realizzato, insieme a stretti collaboratori, la collana della Storia del West per la Bonelli.
Di questa collana D’Antonio, a partire dal 1967, cura i testi e si occupa sporadicamente anche dei disegni.

Nel 1971, forse stimolato dall’idea di tornare a disegnare in maniera continuativa, accetta l’offerta de Il Giornalino e inizia una lunga collaborazione che si protrae per diversi anni. Dalla fine degli anni ottanta diventa anche supervisore di tutti fumetti.
Di questa collaborazione si ricordano soprattutto le serie di Jim Lacy (su testi di Alberto Ongaro), Susanna, Il soldato Cascella (da lui scritto e disegnato) e Uomini senza gloria (sulla seconda guerra mondiale) con i disegni di Ferdinando Tacconi.

Autore dallo stile riconoscibile, anche se non originalissimo, D’Antonio mette in mostra un’efficace capacità di sintesi, espressioni e caratterizzazioni curate. Soprattutto una sorprendente naturalezza nella rappresentazione delle scene più dinamiche.

 

Alarico Gattia

Proveniente dal mondo della pubblicità, Alarico Gattia esordisce come disegnatore di fumetti alla fine degli anni sessanta collaborando al Corriere dei Piccoli e al mensile Horror. Dal 1972 al 1986 realizza le matite per una dozzina di episodi di Diabolik.
Nello stesso periodo inizia una lunga collaborazione con Il Giornalino, occupandosi soprattutto delle riduzioni a fumetti di classici della letteratura, tra cui L’ultimo dei mohicani di James Fenimore Cooper, Il Fanciullo rapito di Robert Louis Stevenson e I tre moschettieri di Alexandre Dumas, quest’ultimo su testi di Luciano Giacotto.


Lo stile di Gattia, come di altri disegnatori di quegli anni, nasce dall’illustrazione e fa quindi un uso massiccio di referenze fotografiche. Come puntualizza egli stesso: “Seguire con la mano quello che hai nella testa, visualizzare gli oggetti, o le prospettive, o le figure, è un dono di Dio, quasi una facoltà paranormale”.

A differenza di Sergio Toppi e Dino Battaglia, pur dando sfoggio di una tecnica sopraffina, le sue immagini rimangono eccessivamente illustrative e non riescono a acquisire una spiccata personalità fumettistica.

 

Renato Polese

Rimanendo una delle colonne portanti della bonelliana Storia del West, negli anni settanta Renato Polese aggiunge la collaborazione con Il Giornalino, per il quale realizza Babe Ford, Pony Express, Mister Charade, Sherif e Gli angeli del West, oltre ad adattamenti di romanzi di Jules Verne scritti da Raoul Traverso.
Il personaggio più riuscito è senza dubbio Mister Charade, un enigmista cieco creato da Alfredo Castelli nel 1972.

Reso cieco da un gangster, l’ex ispettore di Scotland Yard James Charade vive una seconda vita realizzando cruciverba per le riviste. La vocazione per le indagini, però, lo riporta spesso a collaborare con i vecchi colleghi: la sua mente analitica è un ausilio prezioso per risolvere i più disparati misteri.
A livello grafico il fumetto ha un’impostazione tradizionale, lo stile dell’esperto Renato Polese è marcatamente realistico e di immediata decifrazione. La linea privilegia il contrasto netto tra bianchi e neri sull’uso di toni chiaroscurali, comunque presenti di tanto in tanto.

La scansione delle vignette è priva di fronzoli e di facile lettura. Il tratto del disegnatore difetta tuttavia per quanto riguarda la caratterizzazione fisionomica dei personaggi, a volte incerta, per alcune sproporzioni anatomiche e per una certa sfasatura prospettica di qualche scena.

 

Sergio Zaniboni

Sergio Zaniboni inizia la carriera di fumettista nel 1967, dopo essere stato disegnatore tecnico, grafico pubblicitario (lo storico logo delle figurine Panini è una sua creazione) e illustratore.
Inizia a collaborare con l’editore Gino Sansoni (marito di Angela Giussani), sulla rivista Horror e nel 1969 entra nello staff di Diabolik, diventando il disegnatore di riferimento e realizzando negli anni oltre trecento episodi.

Dal 1972 collabora anche con Il Giornalino, dove, tra i vari lavori realizzati, ha dato vita alla serie di ambiente pugilistico Il campione, su testi di Alberto Ongaro, e alla serie poliziesca Tenente Marlo, su testi di Claudio Nizzi.
Il disegno di Sergio Zaniboni è già personale e maturo. Mentre, in genere, i disegnatori abituati a lavorare su supporti fotografici risultano spesso statici e noiosi, Zaniboni riesce a interpretare l’immagine di partenza in modo dinamico e creativo, restituendo pagine facilmente leggibili e tenendosi alla larga dal temuto “effetto fotoromanzo”.

Tra i suoi marchi di fabbrica spiccano le inquadrature di quinta, che, come ha osservato l’editore di Diabolik Mario Gomboli, spiazzarono il pubblico, posto di fronte a prospettive del tutto inedite per l’epoca.

Giancarlo Alessandrini

Giancarlo Alessandrini ha avuto modo di perfezionare il suo segno nella impegnativa palestra del Corriere dei Ragazzi, illustrando sceneggiature di autori affermati come Mino Milani.

Nel 1980 entra a far parte anche dello staff de Il Giornalino, dove resta fino al 1983, quando diventa autore del bonelliano Martin Mystère.
Per il settimanale delle Edizioni Paoline realizza, tra l’altro, la serie Rosco & Sonny scritta da Claudio Nizzi; alcuni episodi della serie Ai confini dell’avventura, tratti dai documentari di Folco Quilici e scritti da Sanmauro; e Storie di tutti i tempi, scritte da Renata Gelardini.

In questo periodo lo stile di Alessandrini è già piuttosto interessante: sono ancora riconoscibili le influenze dei suoi autori di riferimento, ma risultano amalgamate in una visione personale.
Ci sono elementi visibilmente presi dalle grandi firme del Corriere dei Piccoli: Pratt, Di Gennaro e Uggeri, come dai maestri americani Toth, Caniff e Robbins. Tutti rivisti alla luce delle suggestioni derivanti dal Moebius più sperimentale di Arzach e del Garage ermetico.

 

Ivo Milazzo

Ivo Milazzo fa coppia con Giancarlo Berardi dai primi anni settanta, quando la coppia realizza fumetti per editori minori e insiste nel presentare progetti alla casa editrice Bonelli e a Il Giornalino, regolarmente rifiutati.
Finalmente nel 1974 Bonelli accetta il personaggio di Ken Parker, che impegna la coppia in un duro lavoro fino all’uscita del primo numero nel 1977.

A quel punto anche quelli de Il Giornalino rivedono il loro giudizio e accettano di pubblicare la proposta del duo. Si tratta di Tom’s bar.
Gli episodi che vedono protagonista Tommy Steele sono quattro storie brevi che si leggono in un tempo relativamente breve e che, allo stesso tempo, sembrano durare un’eternità.
“Quasi sempre”, “Delta Blues”, “Lady be good” e “Bianco Natale” formano, insieme, un capolavoro di quarantotto pagine.

I riferimenti sono di alto livello: la canzone che fa da sottofondo alla prima storia, “Quasi sempre”. è Stardust, composta nel 1927 da Hoagy Carmichael. Uno dei brani che conta il maggior numero di incisioni discografiche del Novecento, con oltre 1500 registrazioni.
Per la scenografia del bar di Tom, Ivo Milazzo si ispira al P.J. Clarke’s Pub, un locale storico fondato nel 1884 da immigrati irlandesi all’angolo tra la 3rd Avenue e la 55th Street di New York.

 

Stelio Fenzo

Stelio Fenzo è un disegnatore veneziano amico di Hugo Pratt, al quale si ispira nello stile e del quale continua diverse serie da lui iniziate, come Kiwi e Capitan Cormorant.
Sempre Pratt, in un periodo di scarso lavoro, gli fornisce l’indirizzo di Renzo Barbieri, per il quale nel 1968 realizza l’innovativo personaggio di Jungla.

Negli anni settanta inizia una lunga collaborazione con Il Giornalino, realizzando le serie de I racconti di Saloon (1972), Amar Singh (1973) Lord Jim, Robin Hood, L’ultimo dei Mohicani e Simba (1978).
Stelio Fenzo si dichiara felice di aver fatto parte dello staff del giornalino, perché “finalmente ero entrato in una vera casa editrice che raccoglieva i migliori disegnatori Italiani dell’epoca e fra questi soprattutto il grande Gianni De Luca (lo stesso che tanti anni prima avevo incontrato al Vittorioso), con il quale avevo un feeling più che unico”.

Tra i suoi personaggi de Il Giornalino, quello che ottiene maggior successo è Simba, sceneggiato dalla moglie Loredana D’Este.
In questi fumetti Fenzo abbandona in parte il suo classico stile ricco di ombre, di derivazione prattiana, per un disegno più semplificato adatto al colore.

 

 

 

1 commento

  1. Ho acquistato per anni il Giornalino per De Lucs che disegnava La Piu’ Grande Storia. Quindi ho seguito quasi tutte le storie descritte in questo bellissimo articolo. Amavo sopratutto Caprioli, Micheluzzi e Toppi,ma tutti gli autori sopra descritti erano dei grandi.A loro aggiungerei Landolfi e Battaglia.

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