JAPAN MAGAZINE, IL LUNGO PERCORSO DI UNA STRANA RIVISTA

Japan Magazine

In Italia l’ondata anime di inizio anni novanta portò alla formazione di una coscienza otaku, di una passione precisa rivolta ai prodotti d’intrattenimento di origine giapponese.
In quel periodo fiorirono numerose riviste, una delle quali è divenuta celeberrima perché ha attraversato varie fasi fino alla “mania” e fino agli anni duemila.
Si tratta di Japan Magazine, rivista famosa anche perché accusata di essere… pirata!
Rivediamo assieme la sua storia.

 

LE PRIME ANNATE

Japan Magazine nasce nel 1991. Al prezzo di sole 3000 lire puntava tutto sul colore e sulle (tante) immagini dei nuovi eroi della televisione. Dopo avere presentato un fumetto autoprodotto con i robot nagaiani, iniziò a utilizzare (pare senza autorizzazione) gli anime comic di personaggi famosi come Lupin III, Lady Oscar, Porco Rosso… (Per chi non lo sapesse, l’anime comic è un fumetto realizzato con i fotogrammi di un’opera animata).
La particolarità era che i grafici della rivista nemmeno si degnavano di ribaltare le tavole, rendendo spesso incomprensibili le sequenze della storia, peraltro spesso tradotta alla buona con dialoghi totalmente inventati.

In ogni caso fu un grosso successo per la casa editrice milanese Edizioni Eden, che in seguito cambierà nome in Edizioni Sirio, Gruppo Editoriale Sirio e quindi G.e.s.
Per un certo periodo la rivista da mensile passò alla periodicità quindicinale, tornando però mensile fino alla prima chiusura nel 1994.

 

GLI ANNI NOVANTA

Un breve ritorno di Japan Magazine si ebbe in formato più piccolo rispetto agli esordi: uno spillato A5.
Vennero qui presentati nientemeno che gli anime comics dei film di Dragon Ball Z, sempre con il sospetto di pirateria e con traduzioni spesso inventate di sana pianta.
Intanto le rese di JM venivano distribuite in versioni accorpate o con copertine nuove, oppure all’interno delle buste sorpresa.

IL RITORNO IN GRANDE

A sorpresa, con contenuti scarni e ristampando materiale già edito (per esempio i fumetti di Lupin III e Gundam F-91), Japan Magazine torna in edicola nel formato grande alla fine del 1998, al prezzo di 5000 lire. Migliora leggermente nei numeri successivi, però lo storico formato gigante viene presto abbandonato e la rivista sembra ora puntare soprattutto sulle rubriche più amate dai lettori.

EDIZIONE POCKET

Per soli tre numeri (di colore giallo, verde e azzurro), Japan Magazine diventa un pocket formato “Topolino”, passando alla brossura. All’interno continua il fumetto su Gundam, mentre arrivano Il mistero della Pietra Azzurra, Laputa e Galaxy Express 999.
I servizi e le rubriche prendono una nuova linea ben precisa.

 

IL NUOVO MILLENNIO

Negli anni duemila JM torna al formato “quadernino” A5, e così resterà fino alla fine.
È questo il periodo di massimo splendore per la rivista, che conosce un nuovo periodo di successo dopo quello dei primissimi anni novanta.
Forse per non rischiare altri problemi legali, Japan Magazine cessa la pubblicazione non autorizzata di anime comics concentrandosi solo su servizi e rubriche.

 

RINNOVAMENTO E CHIUSURA DEFINITIVA

Con questo formato JM prosegue fino alla alla chiusura definitiva. Cambia logo, che imita il taglio degli ideogrammi, e si moltiplica in varie riviste similari, con speciali e uscite dedicate a specifici argomenti.
In questi anni tornano anche gli anime comics di Occhi di Gatto, Heidi e Sailor Moon, ma sono “fatti in casa” fotografando sequenze dei cartoon e aggiungendo scritte. In alcuni casi si nota persino il logo di Italia 1. Peraltro, dialoghi sensati e regole grammaticali rimangono un optional: giudicate voi da questa pagina.

Una pagina di anime comics tratti da Sailormoon con dialoghi imbarazzanti

COS’È JAPAN MAGAZINE

Al di là dei ricordi e della nostalgia, JM era a metà tra una fanzine (che però gode della ribalta dell’edicola) e una pubblicazione tipo Cioè.
Molto spesso articoli e dossier presentavano svarioni da far rabbrividire anche i fan meno attenti: ricordo, per esempio, descrizioni di Dragon Ball dove si diceva che Goku e Vegeta fossero fratelli.
Appare chiaro che non c’era molta professionalità, sebbene a lungo andare la redazione sia migliorata.
La fortuna di JM la facevano le immagini: in un’epoca in cui il web non esisteva ancora, forniva notizie e illustrazioni sui personaggi più amati, da I Cavalieri dello Zodiaco fino a Dragon Ball, passando per Rossana.

Mac Ross e Mizaki (al posto di Macross e Miyazaki): così, giusto come esempi…

LE RUBRICHE

Tra gli spazi che hanno decretato il successo della rivista sicuramente i più ricordano La posta del Drago (o Dragon Mail). Il Drago era un redattore, o un collaboratore esterno, che gestiva un angolo della posta nel quale non c’erano quasi mai missive relative agli anime e manga, ma riguardavano problematiche, gioie e dolori dei ragazzi che scrivevano.
La rubrica fu anche al centro di un caso di cronaca: un ragazzo indicò al Drago il giorno, l’ora e il luogo del suicidio che intendeva compiere. Una sorta di scherzo o forse no, comunque sventato dall’intervento della polizia.

Per parlare di manga e anime fu istituita in seguito la Posta di Mathilda.
Immancabili gli scambi nella rubrica intitolata La fiera del Bambù. Lezioni di disegno e lezioni di lingua giapponese erano un appuntamento fisso.
Anche la pagina con il testo di una famosa sigla dei cartoon divenne immancabile. Tra le altre cose si ricordano le “copertine” per le vhs con gli episodi registrati privatamente dalla tv.
Talvolta venivano presentate opere non propriamente giapponesi, come articoli sui Power Rangers, Il Re Leone e South Park.

JM regalava anche vari gadget: dagli adesivi staccabili direttamente dalla copertina, come Cioè, fino ai poster e le card.
Grande spazio era riservato ai disegni dei lettori, che ritraevano i proprio beniamini.
Il successo di questa iniziativa portò, a ridosso della chiusura della testata, persino a organizzare una mostra dal vivo: le centinaia di disegni ricevuti vennero esposti al pubblico.

 

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