MANDRAKE IL MAGO ARRIVA NELL’ITALIA FASCISTA

Mandrake

Abbiamo visto QUI la nascita de L’Avventuroso nel 1934, il settimanale che ha segnato l’arrivo in Italia dei fumetti avventurosi, con Flash Gordon in copertina. Arriviamo al 1935, quando fa il suo ingresso un altro personaggio destinato a lasciare il segno: Mandrake.

Le censure ai corpi femminili

La trama di Flash Gordon s’infittisce e acquista un minimo di logica: ricompare il dottor Zarro, abbandonato fin dalla seconda tavola, e si costituisce il classico terzetto eroe-ragazza-savant che avrà nei decenni straordinaria fortuna e sarà imitato da innumerevoli autori di fantascienza.

Mandrake
Il layout delle tavole di Gordon cambia più volte di impostazione, per offrire sempre maggior spazio all’abilità grafica di Alex Raymond. Appaiono le prime scene di massa, alcuni primi piani e c’è una maggiore attenzione per gli aspetti architettonici e prospettici.


Con la tavola dell’8 luglio 1934, appaiono le vignette doppie e triple in verticale; con quella del 22 luglio, si passa da 12 a 9 vignette, che in seguito diverranno 6. Su L’Avventuroso, le tavole in questione sono pubblicate sui numeri 21 e 22.

Dal n. 21 Jim della Giungla viene relegato all’interno: Gordon occupa sia la prima sia l’ultima pagina del giornale, con ben due tavole per settimana.

Dal n. 25, il titolo ad effetto La distruzione del mondo, ormai senza senso, viene sostituito da un più consono Le avventure di Gordon nell’Impero di Min(g).

Inizia, più o meno con questa tavola, il secondo episodio della saga raymondiana. Alla maggiore ariosità delle vignette, non solo più grandi ma anche più “movimentate”, si aggiunge un tessuto narrativo che prende sempre più corpo, inizialmente con il triangolo amoroso (meglio sarebbe dire “rettangolo”) Gordon-Dale-Aura-principe Barin, ma anche con spunti di grande inventiva: la spettacolare sequenza della città degli uomini falco, sospesa nel vuoto, è di grande capacità visionaria, con la sua fornace alimentata a radio, le terribili segrete, le torture inflitte ai prigionieri, il buono-cattivo re Vultano, il suo stuzzicante harem.

Alex Raymond e il suo sceneggiatore Don Moore propongono tutte le regole della fantascienza avventurosa, che resteranno valide per decenni, fino (e oltre) Star Wars, superando tranquillamente il periodo della rivoluzione strutturale messa in atto da Moebius (Giraud) e colleghi di Metal Hurlant, giungendo a influenzare il Cameron di Avatar. Senza contare il Jackson di Lord Of The Rings, in cui alcune scene, dal punto di vista visivo (per esempio la città elfica sugli alberi, come vedremo più avanti) derivano direttamente dal Flash Gordon del 1937-1938.

Proprio con la sequenza dell’harem di Vultano appaiono le prime autocensure nerbiniane, che comunque non riguardano solo Raymond. Il serraglio “multirazziale” del re degli Uomini Falco è infatti pesantemente “rivestito” da un ignoto artista.

Anche a Dale Arden, la stucchevole “fidanzata” di Gordon, viene imposto un… cambio di guardaroba:

Non tutte le scene di semi-nudo vengono ritoccate. C’è anche una clamorosa “svista” (per quanto quasi invisibile), nella favolosa sequenza del torneo di Mongo.

Aura, in questa vignetta, è in realtà a seno nudo.

Senz’altro il primo, in un fumetto pubblicato in Italia!

In Jim della Giungla, d’altra parte, c’è forse la sequenza più osé, appena un po’ ritoccata con macchie di colore.

Anche altri segnali fanno pensare che nella redazione fiorentina di Via Faenza sia arrivata qualche voce preoccupata per le cose mai viste che appaiono su L’Avventuroso. L’editore Mario Nerbini spinge un po’ il pedale della propaganda fascista, per rimarcare (e indirettamente “avvertire” i concorrenti invidiosi del suo successo) i suoi meriti di ex squadrista con molte conoscenze nel partito.

Le “camicie nere” di Cagliari c’entrano davvero poco, con Gordon e compagni, ma tant’è: vedremo di molto peggio.

Meglio Flash Gordon o Radio Patrol?

Flash Gordon è stampato bene su L’Avventuroso, benché ricolorato, fino alla metà del 1935. Poi subentra qualcosa, un peggioramento tipografico che va di pari passo con i cambiamenti nella tecnica di disegno di Raymond. L’autore passa dal pennello al pennino e viceversa, e per un breve periodo sospende addirittura Jungle Jim e modifica radicalmente la “gabbia” di Gordon. Inoltre Raymond aggiunge delle mezze tinte, in gergo anglosassone il dry brushing: continue sperimentazioni grafiche che soffrono maledettamente della stampa nerbiniana, fascinosa ma tutto sommato approssimativa. Il peggioramento della resa tipografica, tra maggio e agosto, mi sembra evidente.

La tavola del 2 dicembre 1934, pubblicata su L’Avventuroso n. 32, è la prima che Raymond, insoddisfatto della cromia piatta (per l’epoca!) colora da sé, sperimentando una tecnica a tempera, sfumata e “tridimensionale”. Ovviamente, nonostante qualche tentativo redazionale, tutto ciò non sopravvive alla ricolorazione nerbiniana.

Ecco la tavola originale (scusate per la bassa qualità della scansione).

Ming, l’arcicattivo, ha pose singolarmente vicine al Mussolini massmediatico, che è difficile credere siano sfuggite all’occhiuta censura fascista.

Gordon è indubbiamente la star de L’Avventuroso, e lo rimarrà fino alla sua forzata sospensione alla fine del 1938, ma non è necessariamente il miglior fumetto pubblicato sul settimanale fiorentino. Radio Patrol di Eddie Sullivan e Charles Schmidt è, a mio avviso, la serie meno invecchiata. Almeno fino al 1938 è un noir perfetto, a livello delle coeve produzioni cinematografiche e perfino letterarie.

Schmidt ha una capacità straordinaria di “muovere la cinepresa”:

Radio Patrol ha anche scene di inaudita violenza, per il 1935.

Finalmente Mandrake

La grande novità del 1935 è l’arrivo di un nuovo, epocale personaggio.


Sul n. 15 de L’Avventuroso, a pagina 6, al posto della appena conclusa storia di Scudellari Dal deserto alla giungla, appare la clamorosa sequenza iniziale di Mandrake di Lee Falk e Phil Davis.

Mandrake The Magician, uscito negli Stati Uniti l’11 giugno 1934, quindi da appena sette mesi, è una serie di concezione nuova: Lee Falk e Phil Davis sono abili nel creare un mix di esotismo, intrigo e avventura e a innestarvi l’erotismo e l’horror, in parti perfettamente dosate tra loro.

Mandrake, fra il gennaio e il marzo del 1935, sotto l’apparenza di fumetto elegante e raffinato, lontano dal brutale realismo di Radio Patrol e anche di X9, spara potenti bordate contro il perbenismo. Certe sequenze, specie della seconda storia, Il mistero della casa da giuoco, sono addirittura morbose.

Le capacità visionarie degli autori, specie in queste prime storie, sono straordinarie. Mandrake è un mago a tutto tondo, in grado di evocare i morti (altro che Harry Potter!).

Mandrake, come la mitica maga Circe, trasforma gli uomini in animali, e viceversa.

Gli uomini senza volto della storia d’esordio sono fra le figure più inquietanti del fumetto degli anni trenta.

Nella serie c’è un erotismo forse meno esplicito di quello raymondiano, ma di estrema suggestione.

Anche Mandrake, nei primi mesi del 1935, non è esente da censure. Ne fa le spese soprattutto Narda (aka Daran), la protagonista femminile della serie, uno dei più notevoli characters del fumetto statunitense. Ma stavolta non è solo il caso di mise femminili troppo provocanti: dal pavimento di questa tavola è stata tolta la gran parte degli scheletri che lo ricoprivano.

Ma le censure di Mandrake sono molte altre, ed è incredibile che manchi ancora oggi un’edizione degna di questa serie. Persino l’edizione italiana della Comic Art degli anni ottanta per queste prime storie ricorre alle pagine de L’Avventuroso, con tutti i tagli e gli adattamenti.

Possiamo solo immaginare come dovevano essere, in originale, vignette come questa.

Il mostro del passo Tanov, la terza storia, è una rivisitazione del Frankenstein cinematografico di James Whale (1931).

Mandrake, in frac e cilindro anche nel deserto, è talmente improbabile (consapevolmente) da raggiungere vette di pura poesia. È avventuroso come e più di Jim della Giungla, metropolitano come Radio Patrol, e allo stesso tempo leggero ed elegante come Fred Astaire.

Splendidamente disegnato da Davis in stile raymondiano, ma molto autoironico, Mandrake è immediatamente un successo straordinario, rafforzando il primato assoluto de L’Avventuroso tra i periodici a fumetti italiani. Non c’è storia: almeno fino al 1937, perfino Topolino vivacchia all’ombra del giornalone nerbiniano, con svariate centinaia di migliaia di copie di differenza. Mario Nerbini può permettersi addirittura di ridurre le pagine de L’Avventuroso da otto a sei, lasciando invariato il prezzo.

In questo periodo spariscono da L’Avventuroso anche i copyright originali. È difficile pensare che si tratti di un tentativo di Nerbini per mascherare l’origine americana dei fumetti pubblicati. In ogni caso, qualcosa evidentemente si muove, e d’altra parte sarebbe difficile pensare il contrario. L’avventuroso non può non scandalizzare genitori, insegnanti, gerarchie ecclesiastiche, fino ai censori ministeriali. Mario Nerbini, forte delle sue “conoscenze”, va avanti a testa bassa.

 

3 commenti

  1. Aspettiamo di vedere Mandrake che con il fido LOthar va a Berlino per collaborare con i tedeschi nell’ambito di una azione di controspionaggio: “nel covo delle spie storia originariamente allla metà del 1940 negli States quando ancora non erano entrati in guerra, giunge in Italia su “L’Avventuroso”a partire dal numero 355. Questa spy story rimarrà interrotta per ragioni contingenti, per poi riapparire su “L’Avventura” del romano Capriotti nel 1944 come secondo episodio intitolato”La fine del polipo”. Io la vidipiù tardi in edizione Nerbini ma non completa. Occorrerà aspettare l’albo Capriotti “Il nemico nell’ombra” per vederne la conclusione. Io l’albo Capriotti non lo ebbi mai fra le mani, insieme a tanti altri di questo editore intraprendente ma che poi di fronte alla rivoluzione del 1949 con l’arrivo di “Topolino” formato libretto, cercò di adeguarsi anche con collane non tanto economiche e pretenziose nei contenuti, che con “Avventura club” formato albo d’oro” portò poi Capriotti a successivamente ripiegare con una collana più modesta che mi pare concluse la sua iniziativa con “L’Albo Avventure” formato albo d’oro: ricordo che fra i personaggi c’era pure Roy Rogers!

    • Nella storia originale Mandrake cosa ci va a fare a Berlino? Anche tenendo conto che il suo autore, Lee Falk, era ebreo.

      • Nell’originale, Mandrake non va affatto a Berlino! Mario Nerbini, probabilmente su consiglio di Guglielmo Emanuel, che era l’agente per l’Italia del KFS, modificò i dialoghi della storia, che vedeva ovviamente il Mago lavorare per il controspionaggio americano, contro generiche “spie”. Emanuel era disperato, per le proibizioni fasciste ai comics americane, che dopo il ’40 cercò di aggirare con vari trucchi ed espedienti. Su “Eccetto Topolino” abbiamo raccontato tutta la storia, e nella nuova edizione, che stiamo preparando, racconteremo qualche aneddoto in più…

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