NASCITA E INAUDITA MORTE DI CAPITAN MARVEL

NASCITA E INAUDITA MORTE DI CAPITAN MARVEL

Capitan Marvel è stato il primo alieno ad avere una testata in casa Marvel, anticipando di vari mesi il più celebre Silver Surfer. È stato anche il primo a essere soggetto a quello che oggi viene chiamato un “reboot”, cioè un rilancio tramite una revisione grafica e strutturale completa.
Tranne forse il breve periodo in cui le sue storie vennero scritte e disegnate da Jim Starlin, questo eroe tormentato e tragico non fu mai amato dal pubblico, tanto che la sua serie fu interrotta già al n. 21, per poi essere ripresa e cancellata definitivamente con il 62.

Soprattutto, Capitan Marvel è stato il primo eroe con una testata propria a morire.

Per gli antefatti bisogna andare negli albi dei Fantastici Quattro realizzati da Stan Lee e Jack Kirby. La civiltà aliena dei kree fa il suo primo ingresso ufficiale nella mitologia Marvel nel n. 64 del luglio 1967, quando i Quattro si imbattono nel sorvegliante robotico di un avamposto abbandonato da secoli: l’automa Sentry 451.

La distruzione del robot da parte dei Fantastici Quattro innesca la rappresaglia da parte del lontano impero galattico, nella persona del “pubblico accusatore” Ronan, a sua volta sconfitto dagli eroi terrestri che così attirano definitamente la non benevola attenzione dei kree sulla Terra, ponendo le basi per sviluppi narrativi che si protrarranno fino ai giorni nostri (anche al cinema, dove abbiamo visto Ronan nel primo film dei Guardiani della Galassia). A proposito, il nome kree ha assonanza con la civiltà perduta dei Krell, del celebre film di fantascienza “Il pianeta proibito” (Forbidden Planet) uscito nel 1956.

Già nei Fantastici Quattro i kree appaiono diversificati etnicamente tra una variante dalla pelle azzurra, gerarchicamente dominante, e una in tutto simile alla nostra razza bianca, con i conflitti razziali che ne conseguono. L’aspetto militaristico della società kree permetteva a Stan Lee di fare una blanda propaganda pacifista durante gli anni della contestazione alla Guerra del Vietnam.
In effetti, i kree, con il loro conflitto etnico (dove sono paradossalmente i bianchi a essere considerati “inferiori”) e il loro “imperialismo”, rappresentano una metafora dell’America degli anni sessanta.

Il personaggio della Marvel nasce quando i diritti del vecchio Capitan Marvel non vengono più rinnovati dalla casa editrice Fawcett, anche perché, pur essendo il supereroe più venduto degli anni quaranta, non esce nelle edicole dal 1952, dopo una accusa di plagio da parte della Dc Comics (se ne è parlato qui).

Dopo che nel 1966 la M.F. Enterprises, una casa editrice minore, ne aveva approfittato facendo uscire quattro numeri di un brutto personaggio chiamato Capitan Marvel, la Marvel decide di dare questo nome a uno dei propri eroi, in modo che nessun altro possa appropriarsene facendo una sorta di concorrenza sleale al suo marchio editoriale. A realizzare le prime storie se ne occupano Roy Thomas e Gene Colan: per la prima volta un personaggio Marvel non nasce dalla fantasia di Lee unita a quella (molto più sviluppata) di Kirby o di Ditko, anche se molti elementi che costituiscono il nuovo Capitan Marvel vengono presi, appunto, dai Fantastici Quattro.

Facciamo allora la conoscenza del capitano dell’esercito Mar-Vell, un kree dalla pelle rosa, che partecipa a una missione esplorativa volta a infiltrarsi sulla Terra a scopo di studio, in previsione di una futura invasione. Marv-Vell viene assegnato a una ricognizione solitaria dal suo perfido superiore Yon-Rogg che, bramando per sé la ragazza di Mar-Vell, l’ufficiale medico di bordo Una, spera così di ottenere l’eliminazione del rivale.

Un caso fortuito permette al capitano di assumere l’identità dell’appena deceduto dottor Walter Lawson, prossimo a subentrare nella base militare americana che ha in custodia la Sentinella disattivata dopo lo scontro con i Fantastici Quattro. Alla base, il capo della sicurezza è una donna di nome Carol Danvers, che avrà un ruolo importante nelle future vicende dell’Universo Marvel. Il capitano Mar-Vell, grazie ai suoi poteri di alieno super-avanzato, per i terrestri diventerà Capitan Marvel.
Tutto questo si svolge negli albi 12 e 13 (dicembre e gennaio 1967) dell’albo “Marvel Super-Heroes”. Stranamente, questa collana destinata a presentare diversi supereroi inizia con il n. 12, invece che con il numero 1. Quattro mesi dopo, la serie dell’eroe kree continua sul n. 1 di Capitan Marvel.

Dopo i primi numeri, le storie passano ad autori di secondo livello, come allo sceneggiatore Arnold Drake e al controverso disegnatore Don Heck, provocando un abbassamento delle vendite malgrado lo shock provocato dalla morte della fidanzata Una. In realtà il personaggio non era neppure partito bene, ma doveva continuare a uscire per mantenere il possesso della gloriosa testata.


A un certo punto, per rinnovare completamente il personaggio, Roy Thomas chiama il grande Gil Kane, già esperto in avventure “galattiche” essendo stato fino a quel momento il disegnatore di Green Lantern per la Dc Comics. Il fumettofilo Thomas riprende il concetto del bambino Billy Batson che si trasforma nel potente Capitan Marvel della Fawcett, usando alla bisogna Rick Jones (il giovane amico di Hulk e di Capitan America). Malgrado il miglioramento delle storie, la serie non decolla e la testata viene infine sospesa nell’agosto del 1970 con il n. 21. Quando però, nel 1972, la Dc Comics compra dalla Fawcett i diritti di Capitan Marvel che anni addietro avevano fatto chiudere, deve chiamare la testata “Shazam!”, dalla parola magica usata nella trasformazione, non potendo usare il nome di Capitan Marvel del quale la Marvel continua a mantenere il diritto sul marchio.

La Marvel, rispondendo alla “provocazione” della Dc, fa ritornare di corsa in edicola il “suo” Capitan Marvel nel settembre dello stesso anno. Nel 1973, ai testi e ai disegni del personaggio viene messo un autore quasi esordiente che, in quanto tale, può essere pagato poco: Jim Starlin, un ex militare che negli anni precedenti aveva cartografato l’intera Sicilia, fotografandola pezzo per pezzo dall’aereo per conto dell’esercito americano.

Ambizioso, dalla scrittura prolissa, come piaceva al nuovo direttore della Marvel Roy Thomas, e un segno dettagliato per gli standard dei comic book, Jim Starlin pone le basi della sua serie nel n. 55 di Iron Man e il 12 di Marvel Two-In-One (un albo dedicato alla Cosa), dove crea il malvagio e potentissimo Thanos (dal greco Thanatos, la personificazione della morte). Il personaggio dall’aspetto “pietroso” e caratterialmente fin troppo simile a Darkseid dei Nuovi Dei di Jack Kirby, creati per la Dc, nel tempo avrà un successo inaspettato, tanto da diventare un punto centrale della mitologia Marvel e rappresentare il filo conduttore dei film dei Guardiani della Galassia.

Con Jim Starlin, tra il 1973 e il 1974 Capitan Marvel diventa il supremo difensore dell’Universo. Trasfigurato nel cosmo stesso tramite l’infusione di una “coscienza cosmica”, diventa una sorta di eroe della post-psichedelia con riferimenti alla cultura non solo hippy dell’epoca. Una specie di Dottor Strange di Steve Ditko in versione fantascientifica, insomma. Mentre il nemico Thanos, figura prometeica e demoniaca insieme, rappresenta il nichilismo che porta inevitabilmente alla distruzione e alla morte.

Nello scontro quasi metafisico tra i due personaggi, l’intero continuum Marvel verrà trascinato in una cavalcata da brivido in cui compaiono eroi come i Vendicatori, la Cosa e nuovi comprimari inventati da Starlin come Drax il Distruttore, Drago-Luna e i più spietati mercenari di tutte le razze aliene, create negli albi Marvel dal 1961 in poi. Tutte pedine sullo sfondo di una guerra tra il buio e la luce, tra l’Essere e il Vuoto, che ricorda la mistica dell’antica religione manichea.

Nelle mani di Starlin ogni griglia narrativa salta in aria: distorce, ribalta e spezza la storia che sta realizzando. Alcuni lettori trovano blasfema la trasformazione di Thanos in “dio” nell’epica finale di Capitan Marvel n. 31. E dopo la cataclismica conclusione, in cui un Mar-Vell alle soglie dell’oblìo trova un ultimo slancio per spezzare il Cubo Cosmico, causando il collasso della realtà, davvero poco resta da poter aggiungere alla trama e al personaggio.

A questo punto Starlin decide di abbandonare Capitan Marvel per proseguire le sue tematiche sulle pagine di Warlock, altro supereroe sfortunato della Marvel. Qui continuerà la faida con Thanos, mentre per Capitan Marvel si prefigura un destino terribile, in attesa che la Marvel lo confermi.

Arriviamo all’inizio degli anni ottanta. Il nuovo direttore della Marvel, Jim Shooter, accoglie infine l’idea di Jim Starlin, tanto più che Capitan Marvel non è mai stato un successo. Soprattutto, Shooter ha bisogno di fare rumore per lanciare la nuova serie di albi nel formato francese, che chiama “graphic novel”: sì, la morte di Capitan Marvel sarà una pubblicità notevole per il primo numero delle graphic novel della Marvel, tenuto conto che di norma i supereroi non muoiono mai. Quanto al nome del personaggio, così importante per ragioni di copyright, verrà presto assegnato a qualcun altro. Infatti, nel 1983 muore Mar-Vell e, nello stesso anno, su “The Amazing Spider-Man Annual” n. 16, nasce la nuova Capitan Marvel: Monica Rambeau, una ragazza terreste dalla pelle nera.


Così Capitan Marvel, in una storia ovviamente scritta e disegnata da Jim Starlin, muore a causa di un cancro provocato dall’esposizione del gas tossico che lo aveva colpito nelle ultime pagine del lontano n. 34. Muore nel suo letto, circondato dagli eroi di casa Marvel e omaggiato dalle delegazioni dell’intero cosmo da lui salvato, compresi gli odiati skrull (che, come razza militare, riveriscono in sommo grado le qualità guerriere). Solo dai kree, a cui appartiene, non riceve alcun tributo perché lo considerano un traditore.

La bellezza della storia è fatta di dettagli difficili da dimenticare: dai fallimenti dei massimi intelletti tra i personaggi Marvel nel trovare una cura, alle reazioni dei vari personaggi, dal suo partner Rick Jones fino a un esterrefatto Uomo Ragno. Mar-Vell è sintesi dell’umanità stessa, colta alla fine inevitabile della sua guerra contro il destino.

E memorabile è il passaggio ultimo di Mar-Vell, cui Thanos, araldo della Morte dalla quale prende il nome, concede gli onori di una lotta rituale, prima di introdurre il suo più rispettato nemico all’abbraccio definitivo della Nera Signora.

Mar-Vell siamo noi: l’eroe che è  in noi e che ha affrontato le sue sfide, ha compiuto le sue rinunce, subito le sue perdite e incontrato le sue paure… la “coscienza universale” dell’essere mortali.

Monica Rambeau, la Capitan Marvel succeduta a Mar-Vell nel 1982

 

Carol Danvers, vecchia conoscente di Mar-Vell, è l’attuale Capitan Marvel

5 commenti

  1. Ho letto da qualche parte – probabilmente in una intervista rilasciata da Jim The Bishop Starlin – che con quella storia il cartoonist stava elaborando il lutto per il padre da poco scomparso a causa di un tumore maligno.
    Esiste comunque da sempre – ed è ammessa dallo stesso autore – nell’opera di Starlin una componente necrofila. Il suo Thanos è innamorato della Morte che vede come una oscura silente signora e che intende compiacere annichilendo tutto. Il Darkseid da cui prende le mosse – una parodia di Trickie Dickie Nixon – intendeva “solamente ” sradicare il pensiero eterodosso perchè portatore di caos.
    I suoi eroi superano il lato oscuro azzerandosi. Il “suo” Marvel è un soldato che si perfeziona in un mistico consapevole e muore pacificato. Il ” suo ” Warlock sconfigge una sua versione distorta e futura – il Magus – e si ritira post mortem nella gemma in cui hanno posto tutte le anime che ha vampirizzato nel suo percorso di angelo oscuro prossimo alla caduta.
    Starlin ammette di aver anche pensato al suicidio in quegli anni. Gli anni di plastica ed il decennio successivo ci consegnano un autore meno estremo – con Dreadstar ha probabilmente detto tutto quello che intendeva sul rapporto tra poteri – che forse sorride delle sue passate paturnie ( ‘ Breed per esempio, malgrado i toni horror, ha qualcosa della favola ) attraverso una sintesi che non aveva toccato nemmeno con cose come Gilgamesh.
    Nelle foto in rete appare sorridente come un genio della lampada. Adoro il lieto fine.

  2. Il Thanos della fase nihilista pare, peraltro, avere avuto fine con il programmatico THE END, in cui dopo aver cancellato l’intero Universo, Lady Morte finalmente si concede al Titano. Di lì inizia un nuovo percorso nella sua esistenza, che si intreccerà con quello ancora più intricato ed enigmatico della simmetrica anomalia, Warlock.

  3. […] La fortuna del Capitano perdurò  fino al 1953, anno in cui la Fawcett, in un momento di crisi diffusionale dei supereroi, decise di darla vinta alla Dc dopo una battaglia legale durata un decennio. Una guerra combattuta nelle aule di tribunali in cui la Fawcett era accusata di plagio, di aver cioè creato il personaggio di Capitan Marvel copiando Superman. In verità, tra le decine di imitazioni di Superman, Capitan Marvel era quello che meno di tutte meritava una simile accusa, ma evidentemente la vera causa dell’azione legale era data dal fatto che i fumetti di Capitan Marvel e famiglia minacciavano seriamente la popolarità del kryptoniano. La Fawcett, con un accordo stipulato fuori dall’aula del tribunale, rinunciò formalmente di continuare a pubblicare Capitan Marvel e i personaggi correlati negli ultimi mesi del 1953. Otto Binder, il principale sceneggiatore di Capitan Marvel, finì proprio alla Dc Comics, dove rivitalizzò il personaggio secondo la ricetta di Capitan Marvel (creandogli, quindi, una “famiglia” formata da Supergirl, il supercane Krypto, eccetera). Nei primi anni settanta la Dc Comics comprò dalla Fawcett i diritti del personaggio, ma dovette intitolare la testata “Shazam!” in quanto la Marvel aveva già fatto uscire il suo Capitan Marvel (vedi qui). […]

  4. Mi è sempre piaciuto capitan Marvel in tutte le sue incarnazioni .perche secondo voi in un universo immaginario dove chiunque resuscita almeno una volta marv non ha più una sua cazzo di testata ?

    • Sacrosanto quello che dici. 🙁

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*