UN EPISODIO DI CAPITAN MARVEL IN ITALIANO!

UN EPISODIO DI CAPITAN MARVEL IN ITALIANO!

Se chiedessi a un esperto di fumetti di supereroi informazioni su Capitan Marvel, la risposta sarebbe di certo: “Quale Capitan Marvel?”.
Difatti, così come già visto a proposito dei due Daredevil abbiamo pure diversi personaggi chiamati Capitan Marvel.
Il primo Capitan Marvel viene creato per la casa editrice Fawcett nel 1940, mentre gli altri sono personaggi più recenti, creati per la Marvel Comics a partire dal 1967.


Il primo capitano non avrebbe neppure dovuto chiamarsi Marvel, ma Thunder. Questo nome era giustificato dal fatto che la sua comparsa avveniva sempre con un tuono e che sulla sua divisa c’era l’emblema di un fulmine.


Tuttavia, nel gennaio del 1940, in anticipo di un mese sul primo numero di Whiz Comics, l’albo antologico che avrebbe dovuto contenerlo, la casa editrice Fiction House pubblicò su Jungle Comics n. 1 la prima storia di “Capitan Thunder of the Congo Lancers” disegnata da Arthur Peddy. Il protagonista (il capitano Terry Thunder) era un militare britannico di stanza in Africa e non era affatto un supereroe, ma il suo nome bastò per costringere la Fawcett a mutare Thunder in Marvel (pur mantenendo fulmini e tuoni).


Non fu questo l’unico problema cui andò incontro il “Formaggione Rosso” (come lo chiamava il suo arcinemico, il dottor Sivana). Quando i boss della Dc Comics videro la copertina di Whiz n. 2 (la prima, non esistendo un n. 1), dove l’eroe scaglia a mani nude un’automobile, decisero che si trattava di un plagio di Superman. L’intenzione fu di fargli fare la stessa fine che, l’anno prima, avevano fatto fare al Wonder Man dall’editore Fox, cancellato dopo solo un numero. Così la Dc Comics portò in tribunale la Fawcett, ma scoprì che questa aveva una tempra assai più battagliera e avvocati migliori di Fox.
La causa si protrasse per anni e fu una delle più lunghe riguardanti il mondo dei fumetti.

Per la Dc il processo di primo grado si concluse assai male: pur riconoscendo che Capitan Marvel fosse un plagio, si stabilì che non vi era alcun corretto copyright a proteggere Superman. Ridotti come i pifferi di montagna, i boss della DC (o National) furono costretti a portare la Fawcett in appello, non più solo per vedere riconosciuto il plagio, ma anche per proteggere il copyright della loro supergallina dalle uova d’oro.
Il secondo processo si concluse nel 1951, stavolta con la netta vittoria di Superman: vennero riconosciuti sia il copyright che il plagio.

A questo punto la Fawcett aveva due strade: accettare la sentenza e tornare in tribunale per la valutazione del danno economico o appellarsi alla Corte Suprema. Tuttavia scelse una terza strada: un accordo fuori tribunale con i rivali. In pratica, dopo anni di liti, gettò la spugna.


La ragione fu che i supereroi all’inizio degli anni cinquanta erano in crisi profonda: gli unici rimasti in edicola erano Superman, Batman, Wonder Woman della Dc e Plastic Man della Quality. Tutti gli altri, compresi quelli della Timely/Marvel, avevano chiuso. Ormai andavano altri generi, come il poliziesco e l’horror: per il ritorno ininterrotto e alla grande dei supereri bisognerà aspettare la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta. Capitan Marvel vendeva sempre di meno (negli anni quaranta era il supereroe più venduto) e, alla Fawcett, si ritenne così che fosse più pratico chiudere il proprio settore fumetti.

Ci fu un accordo per cui la Fawcett sborsò 400mila dollari di danni alla Dc e chiuse tutti i suoi albi.

Ironia della sorte, nel 1972 fu proprio la DC Comics ad acquistare i diritti del primo Capitan Marvel (che ancora detiene). Solo che la Marvel Comics, cinque anni prima, aveva creato un suo omonimo personaggio e messo sotto trademark il titolo “Capitan Marvel” in previsione di un sviluppo simile. Per cui, quando la Dc cercò di rilanciare l’eroe, dovette pubblicarlo sotto il titolo “Shazam!” (la magica parola con cui si evoca il possente capitano).

La storia che presentiamo, adattata per la prima volta in italiano e tratta da Whiz Comics n. 6 (luglio 1940), è opera degli autori originali del personaggio: l’editor e sceneggiatore Bill Parker e il disegnatore C.C. Beck (Charles Clarence Beck).

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