JEEG ROBOT D’ACCIAIO, QUELLO VERO

JEEG ROBOT D’ACCIAIO, QUELLO VERO

Dopo 35 anni, la leggenda di Jeeg robot d’acciaio è ancora viva malgrado sia uscita una sola serie animata, nel 1975: recentemente è uscito “Lo chiamavano Jeeg Robot”, un film diretto da Gabriele Mainetti che vuole essere un affettuoso omaggio al personaggio creato da Gō Nagai. Pur narrando di un supereroe che acquisisce superpoteri a causa di un fusto di liquidi radioattivi abbandonato nel Tevere, Mainetti lo identifica con Hiroshi Shiba, l’eroe giapponese. Il film ha vinto il David di Donatello e, per un momento, si è pensato di candidarlo all’Oscar.

Jeeg nasce nel 1975 dai precedenti robottoni Mazinga e Getta Robot creati dal mangaka Kiyoshi Nagai, alias Go Nagai.
L’autore per Mazinga Z si era vagamente ispirato a Tetsujin 28, un robot gigante telecomandato creato nel 1956 dal fumettista Mitsuteru Yokoyama. Ma Nagai si era anche rifatto alla sua stessa precedente creazione, Devilman, in cui si notano le suggestioni provocate in lui dalle belle incisioni di Gustave Doré, illustratore della Divina Commedia.
Devilman racconta la storia di un giovane, Akira, che rinuncia al suo aspetto umano (ma non alla sua umanità) per diventare un diavolo e combattere la stirpe dei demoni. Mazinga Z ne è l’evoluzione: un robot gigante dall’aspetto di diavolo, con corna e bocca digrignante.

Jeeg Robot è uno spin-off di Mazinga. In questo caso, l’eroe non guida il robot gigante, ma ne è parte integrante (la testa) e soffre durante le battaglie contro i mostri Haniwa. L’idea del robot “magnetico” (quale è Jeeg) proviene a sua volta da un episodio di Mazinga Z: “Demos F3, robot scomponibile”.
Qui il robot nemico aveva la possibilità di usare il magnetismo dei suoi componenti per scomporsi e ricomporsi a piacimento. A imitazione di Jeeg sono usciti poi svariati giocattoli, come I Micronauti assemblabili tramite magneti prodotti dalla Mego e importati in Italia dalla Gig (guarda la coincidenza!).

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Hiroshi Shiba, un giovane di 25 anni, pilota e meccanico di Formula 1, improvvisamente scopre di essere Jeeg, il robot d’acciaio. Alla tenera età di tre anni viene coinvolto in un’esplosione e il padre per salvarlo lo tramuta in un cyborg capace di trasformarsi nella testa di Jeeg. Allo stesso tempo inserisce nel suo cuore, miniaturizzata, la campana di bronzo le cui iscrizioni permetterebbero di risvegliare l’Imperatore del Drago dal suo sonno millenario.
Non è finita: Hiroshi per trasformarsi in Jeeg ha bisogno di due guanti speciali e dell’aiuto di Miwa, che dal suo Big Shooter gli lancerà i componenti mancanti.
Insomma, per diventare Jeeg non basta entrare in una cabina e cambiarsi d’abito come fa Superman! Compito del nostro eroe sarà impedire che l’antico regno Yamatai conquisti la terra. Da qui una serie lunghissima di combattimenti, fino allo scontro finale con l’Imperatore del Drago.
In un certo senso, è la sfida tra il Giappone antico e quello moderno.

La serie animata di Jeeg è apparsa per la prima volta in Italia sulle reti televisive private a partire dal 1981, conquistando i bambini che all’epoca avevano all’incirca otto anni (come chi scrive). Il successo di Jeeg da noi non è dovuto solo alle originali tematiche avveniristiche, ma anche alla sigla coinvolgente: una delle migliori dei cartoni animati, arrangiata dal celebre Detto Mariano.
La sigla, cantata sulla base giapponese, secondo una vecchia leggenda sarebbe stata cantata da Piero Pelù, futuro leader dei Litfiba. In realtà il cantante di Jeeg è Roberto Fogu (alias Fogus), un artista nato a Roma e di origine sarda, morto prematuramente nel 1995.

Pelù ha una voce simile a Fogu e per rendere omaggio al mito ha inserito una sua personale interpretazione di Jeeg nell’album solista Fenomeni.

Jeeg Robot è tornato in Italia nel 2015 per la prima volta in Dvd per la Yamato, in edizione completa e senza tagli. Nell’aprile 2016 Go Nagai, l’autore di Jeeg Robot, è stato ospite alla XIX edizione di Romics per ricevere il premio Romics d’Oro.

2 commenti

  1. JEEG ROBOT UOMO D’ACCIAIO Sigla di testa italiana originale serie TV
    La sigla di Jeeg, è preceduta dallo stacchetto della AB International (la casa di distribuzione che ha diffuso la serie televisiva di Jeeg Robot in Italia, tra il 1979 e i primi anni ’80), l’inizio della stessa, contiene il fotogramma di Jeeg in piedi, su di esso appaiono i caratteri in bianco, con la denominazione originale della serie televisiva “Jeeg Robot – Uomo D’Acciaio”, al termine della sigla, è contenuta la schermata con il fermo immagine di Jeeg Robot in piedi, visto di fronte, su di cui viene visualizzato il titolo della relativa puntata, l’audio contiene invece il cicalino del ciondolo di Hiroshi. Lo stacchetto della AB International e la schermata del titolo sono fuse alla sigla, esattamente come lo erano quando questa veniva trasmessa in Italia la prima volta che l’abbiamo vista.

    AB International e Pubbliherz distribuivano i programmi della P.A.T. di Vittorio Balini cui faceva capo anche la Olympus Merchandising.

    Publiherz distribuiva in Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli e Trentino; AB international nel resto d’Italia.

    AB international aggiunse anche il suo intro oltre a varie sovraimpressioni alle sue copie, mentre Pubbliherz non saprei.
    Publiherz venne riassorbita in Publikompass nel 1981 mentre AB International venne liquidata nel 1983.

    La distribuzione di Jeeg continuò per conto della P.A.T./Olympus fino al 1987, probabilmente tramite Carmine de Benedittis (che distribuiva altre serie della Olympus come Cyborg 009 e altri). Nel 1987 Balini vendette i suoi oltre 4000 titoli in parte a Fininvest e in parte, per quanto riguarda le serie animate che non interessavano, alla Doro Tv Merchandising.

    Per visionare la serie di Jeeg con lo stacchetto della AB International (così come lo si vede nel mio video), bisognerebbe trovare quindi delle videoregistrazioni antecedenti il 1983

  2. Solo per correggere la prima tv di Jeeg Robot in Italia, che non è nell’81, ma il 12/03/1979 alle 16.00 sulla 5a Rete (Lazio), con l’episodio “Il risveglio dei mostri”.

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