JEEG ROBOT D’ACCIAIO E LA MITOLOGIA GIAPPONESE

JEEG ROBOT D’ACCIAIO E LA MITOLOGIA GIAPPONESE

Jeeg robot d’acciaio (Kōtetsu Jīgu) è un manga ideato da Go Nagai, con i disegni di Tatsuya Yasuda, pubblicato dalla casa editrice giapponese Kōdansha nell’aprile del 1975.
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Nello stesso anno, dall’ottobre 1975, è stato realizzato un anime di 46 episodi, prodotto dalla Toei Animation per la rete Tv Ashai.
In Italia fu trasmesso sulle reti private a partire dal 12 marzo 1979.

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Le origini di Jeeg

Il professor Shiba, nel corso di uno scavo archeologico, rinviene una campana di bronzo che appartiene a una antica civiltà: l’antico popolo Yamatai, guidato dalla regina Himika.

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Sulla campana ci sono delle incisioni che fanno supporre l’imminente risveglio, dopo un lungo sonno, di questa civiltà, la quale ha intenzione di riprendersi il dominio delle sue terre.

Nessuno gli crede. Il povero professore ha anche un altro problema: il suo piccolo figliolo, Hiroshi, sta per morire perché coinvolto in un’esplosione nel laboratorio dovuta ad un incidente. Per salvarlo, Shiba usa il potere elettromagnetico della campana di bronzo appena scoperta, miniaturizzandola e inserendola nel petto del figlio, rendendolo così invulnerabile.

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Passano altri anni e Hiroshi diventa un campione di Formula 1. Gestisce anche un’officina per auto insieme al suo amico Shorty (un orfano accolto a casa degli Shiba). Vive con la madre, Kikue Shiba, e la sorellina Mayumi.

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Intanto il popolo Yamatai si risveglia davvero…

JEEG ROBOTLa regina Himika ha al suo fianco tre generali.

Ikima

AmasoJEEG ROBOT

Mimashi

Oltre a un nugolo di soldati e mostri Aniba (Haniwa)… JEEG ROBOT

… i quali cercano di recuperare la mitica campana di bronzo con cui potranno assumere il dominio del mondo, dopo averne svelato i segreti. Rapiscono il professore Shiba per farsi dire dove l’ha nascosta,

JEEG ROBOTDurante l’azione il professor Shiba si ferisce gravemente precipitando in un burrone. Miwa Uzuki, l’assistente del povero professore, lo trova e lo porta da Hiroshi.
L’uomo fa appena in tempo a dargli i guanti e un ciondolo, che permetteranno al figlio di diventare Jeeg.

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Hiroshi, che fino ad allora era all’oscuro di tutto, scopre di potersi trasformare in un cyborg che diventa la testa (nel senso letterale) di Jeeg, il robot d’acciaio, grazie al potere elettromagnetico della campana.


Il ragazzo è aiutato da Miwa nella lotta contro i nemici, che pilota il velivolo Big Shooter.

Dal quale lancia i componenti…

… con cui Jeeg completa l’assemblaggio.

All’inizio Hiroshi non è molto convinto del suo ruolo di eroe, ma poi capisce che deve fare la cosa giusta.

Un certo aiuto è fornito dai volonterosi Don Myoseki e Pancho, due rivali nelle corse di Hiroshi.

I due combattono alla guida del Mechadon 1, poi 2 (una versione migliorata).

Gli esiti non sono sempre soddisfacenti, dato che si mostrano un po’ imbranati.
Quando combinano pasticci, sbuca dal terreno una specie di talpa rosa che li sbeffeggia. 

La base di Jeeg è guidata dal professor Dairi, assistente del professor Shiba…

… e dal cervello del padre di Hiroshi, il quale ha trasferito la propria mente in un computer custodito alla Base Antiatomica.

Jeeg dispone di diversi componenti per affrontare i suoi nemici.

 Missili perforanti

Bazooka spaziale

Missili superperforanti

Scudi rotanti


Un cavallo che lo trasforma in centauro

 La sua arma preferita è il raggio protonico con cui spesso finisce gli scontri

Hiroshi, prima di diventare la “testa” di Jeeg, può trasformarsi in un guerriero con armatura, il quale ha due versioni: con la seconda, la più forte, dispone di un paio di fruste e può sparare raggi dall’elmetto.

 

Gli avversari

I mostri Aniba sono veri e propri giganti: la regina Himika li fa sorgere dalle rocce sfruttando le sue magiche capacità.

Dopo molti scontri e altrettante sconfitte, la regina scopre infine il segreto della campana leggendo le iscrizioni da una radiografia sul petto di Hiroshi. Chiede aiuto all’Imperatore del Drago, che invoca con una cantilena rituale.

L’Imperatore, come ringraziamento per averlo evocato, la fa fuori e si impossessa del potere, accompagnato dal generale Flora, una guerriera umana, e da un nuovo stuolo di soldati meccanizzati, più forti dei precedenti.


Il generale Mimashi paga con la vita la fedeltà alla regina, mentre i colleghi Ikima e Amaso passano dalla parte dell’Imperatore del Drago facendo buon viso a cattivo gioco.

Flora a un certo punto risveglia la sua umanità e tradisce l’Imperatore salvando Hiroshi: pure lei paga con la vita.

Jeeg, dopo aver affrontato decine di mostri, alla fine se la vede con l’Imperatore in persona…

 

I riferimenti storici e mitologici

La saga di Jeeg Robot trae ispirazione dalla storia e dalla mitologia giapponese, più precisamente si ispira al periodo storico compreso tra il terzo secolo avanti Cristo e il terzo d.C della civiltà Yayoi.

Nel testo storico cinese “Han Shu” si dice che Terra di Wa (il Giappone) era costituita da cento regni di tribù combattenti. Il più forte era il regno Yamatai, governato dalla regina Himiko tra il Duecento e i Trecento dopo Cristo.

La regina si occupava delle questioni spirituali, mentre il fratello minore pensava agli affari di governo. Dopo un versamento di tributi all’Imperatore cinese, Himiko ottenne di essere riconosciuta regina di tutte le terre di Wa.

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La campana di bronzo (dōtaku) fa riferimento ai reperti giuntici da quel periodo. Si producevano manufatti a forma di campana realizzati con il bronzo, utilizzati per scopi religiosi e per invocare gli spiriti della Terra al fine di propiziare il raccolto. Il bronzo in quel periodo era piuttosto raro e veniva considerato, quindi, prezioso.

I mostri che lottano con Jeeg traggono ispirazione dalle statuette Haniwa realizzate in argilla, che rappresentavano oggetti, ma soprattutto animali o persone. Si suppone venissero poste a difesa o al “servizio” delle tombe dei dignitari e dei guerrieri giapponesi.

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Anche la nave volante che gli avversari usano come quartier generale, da cui dirigere gli assalti, richiama le leggende giapponesi.

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In particolare Yamata no Orochi, un drago con otto teste.

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Jeeg in Italia

La versione italiana della sigla del cartone è stata adattata a quella giapponese scritta dal compositore e musicista giapponese Michiaki Watanabe.
Ecco la versione originale.

Il cantante italiano chiamato a interpretarla è il pianista romano Roberto Fogu alias Fogus, con i fratelli Balestra ai cori.
Ecco la versione italiana.

Nel novembre del 1979, nelle sale cinematografiche italiane uscì il lungometraggio Jeeg il robot d’acciaio contro i mostri di roccia! – La più grande vittoria di Jeeg Robot, che in realtà mette insieme alcuni episodi della serie.

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2 commenti

  1. Il meraviglioso e pluripremiato film “Lo chiamavano Jeeg Robot” è una fantastica metafora della vita e sta ad indicare quanto il messaggio abbia centrato l’obbiettivo e formato le coscienza di una generazione. In fondo tutto si riconduce alla stessa valenza del Sorridente: “Da grandi poteri…..”. Il protagonista del film è un uomo solo che odia il mondo ma con i superpoteri……. ” Va e salvali tutti….tu se Jeeg!”. E lui ci crede, e lo fa! E c’è ancora qualcuno che dice che sono solo fumetti e cartoni.

  2. Ricordiamo anche i pupazzetti magnetici della serie I Micronauti (niente a che vedere con l’omonima serie Marvel, più o meno coeva) che con Jeeg condividevano corpo e accessori ma non la testa né la colorazione (inizialmente erano monocromi, l’ultimo fu nero e oro).

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