LE COPERTINE DEI LIBRI DI BRUNO MUNARI

LE COPERTINE CDE DI BRUNO MUNARI

Raccontare di Bruno Munari, artista milanese nato nei primi anni del Novecento e dalla vita lunga e produttiva fino all’ultimo (ci ha lasciato nel 1998), significa aprire una numerosa sequenza di porte rivolte alle attività e le arti più disparate, in un lavorio sempre avvolto da una tensione innovativa e una costante ricerca quando non risultato di anticipazione.
È stato pittore, scrittore, designer, scultore. Ha dato contributi fondamentali alla cinematografia, al disegno industriale e alla grafica, ha creato una didattica, ha rinnovato la grafica editoriale, ha profuso la sua fantasia (un concetto primario che impresse nel suo interesse verso l’infanzia) nell’arte cinetica e nell’arte visiva dell’installazione in cui l’opera d’arte diventa un ambiente tridimensionale. Famosi sono i suoi studi sulla luce, la natura, il gioco, gli oggetti immaginari.

Un genio leonardesco. In questa sede ci limiteremo all’ambito editoriale, e a uno in particolare: un singolare contributo che diede alla grafica editoriale degli anni sessanta, attraverso le copertine del Club degli Editori.

Bruno Munari. Collana “Un libro al mese”, Club degli Editori: le prime 12 uscite

Bruno Munari. Collana “Un libro al mese”, Club degli Editori: dal n. 13 al 24

Il Club degli Editori, una casa editrice fondata nel 1960 da Arnoldo Mondadori, pubblicava riedizioni di romanzi contemporanei già pubblicati da altri editori. Diffondeva i suoi libri attraverso un sistema di corrispondenza e affiliazione per cui il lettore, una volta fornita la sua adesione, era tenuto all’acquisto di almeno un libro al mese per un minimo di 4 libri, prima di poter eventualmente spedire una disdetta dell’abbonamento.
Dal 1999 il Club degli Editori è diventato Mondolibri acquisendo anche un altro marchio con una politica editoriale simile, Euroclub, per poi essere incorporato nella società Mondadori Retail nel 2011.

Bruno Munari. Collana “Un libro al mese”, Club degli Editori: dal n. 25 al 36

Bruno Munari. Collana “Un libro al mese”, Club degli Editori: dal n. 37 al 48

Vediamo, molto in breve, qual era la situazione grafica editoriale italiana prima e dopo l’ultima guerra, con particolare riguardo all’editore Mondadori, per riuscire a inquadrare con esattezza la portata dello sconvolgimento, sia estetico sia di contenuto, che Munari riuscì a produrre.
Sull’argomento grafica non esistono ancora studi sistematici per via della scarsità di fonti: mentre da una parte nel corso del tempo gli editori si sono mostrati interessati a un aggiornamento grafico in continua trasformazione, dall’altra le istituzioni preposte alla conservazione del prodotto editoriale ha mancato nella sua missione. Il sistema bibliotecario per lo più non ha compreso l’importanza documentativa della veste grafica, la copertina o la sovraccoperta, evitando di conservarle o catalogarle, dando esclusivo rilievo al contenuto. Non è raro vedere libri privati della veste grafica originale, buttata nei rifiuti per sostituirla con legature conservative; ma qualsiasi serio professionista, sia nell’ambito restaurativo, collezionistico, bibliofilo o storico, sa che anche in caso di legatura conservativa occorre mantenere all’interno la veste grafica originale. Purtroppo, in generale non è stato fatto e continua a non essere fatto. Anzi, oggi spesso si dismettono quintali di libri per acquistare edizioni meno obsolete dove al macero finiscono anche prime edizioni (!), magari fortunosamente intatte, o comunque testi che hanno un valore economico antiquario, e dove una poco sensata burocrazia non ne permette la vendita o la cessione perché andrebbe a creare intoppi a un economato che economia non fa. Dunque si compera, ma non si pensa che con il ricavato di una possibile vendita dei libri dismessi si potrebbe evitare di incidere sui fondi messi a disposizione, fondi che molti bibliotecari dicono esigui, quando non insufficienti.

Bruno Munari. Collana “Un libro al mese”, Club degli Editori: dal n. 49 al 60

Bruno Munari. Collana “Un libro al mese”, Club degli Editori: dal n. 61 al 72

Nel 1921 l’editore Mondadori costituisce una nuova ragione sociale e si stabilisce a Milano, dove sono attivi grossi editori: Hoepli e Vallardi, e Treves e Sonzogno per la letteratura di consumo. Soprattutto con questi ultimi due editori si stipulerà una corsa editoriale.
Due prime collane innovative decreteranno il successo di Mondadori: Le Grazie, affidata a Virgilio Brocchi, dal forte ed elegante impatto grafico, e successivamente I nostri Romanzi, dove andrà a confluire la produzione di romanzi, lasciando a Le Grazie la produzione novellistica. Alla veste grafica di Le Grazie contribuiscono disegnatori del calibro di Enrico Sacchetti, Alberto Bianchi, Marcello Dudovich, mentre a quella di I nostri Romanzi il pittore Giulio Cisari.
A cui seguiranno altri disegnatori di grande livello come Vsevolod Nicolin, Benvenuto Disertori nella collana Teatro, e ancora, Enrico Pinochi, Luigi Daniele Crespi e Antonello Moroni in ulteriori collane successive.

L’obiettivo è creare un impatto visivo attraente e coinvolgente in un pubblico che ormai si è abituato all’immediatezza cromatica esplosiva dei periodici illustrati e dei rotocalchi.

Bruno Munari. Collana “Un libro al mese”. Charles Morgan: Sfida a venere (n. 24, set. 1962)

Carlo Cassola: La visita / Il taglio del bosco (n. 28, gen. 1963)

William Somerset Maugham: Il signore in salotto (n. 31, apr. 1963)

Le collane popolari successive punteranno, invece, verso una comunicazione visiva basata su un colore identificativo: i Libri gialli, i Libri verdi, i Libri neri e i Libri azzurri, mantenendo e anzi potenziando l’esplosione cromatica della veste editoriale.
Una figura chiave nello svecchiamento grafico sarà il direttore editoriale della collana gialla, Lorenzo Montano, pseudonimo di Danilo Lebrecht, che volle introdurre un illustratore inglese, Edwin Austin Abbey, dopo l’insuccesso delle prime quattro uscite de I Gialli, illustrati da italiani che non riuscivano a superare i vecchi schemi illustrativi.

Con la collana Gli Omnibus (dal 1937), Mondadori decreterà il passaggio da industria artigianale a grande industria moderna, introducendo un nuovo tipo di sovraccoperta il cui disegno si estende al dorso, alla quarta e ai risvolti dando luogo a un’intera e unica illustrazione, ma non alla maniera di Sacchetti e Cisari, piuttosto trasferendo vari scenari illustrativi del contenuto a formare un affresco riassuntivo generale, che troverà nel disegnatore italiano Giorgio Tabet un interprete originale, capace di superare il modello estero da cui era provenuta questa nuova visione grafica. Gli Omnibus costituiranno anche uno spartiacque tra un prima e un dopo che vedrà la nascita del design come professione, con il dopoguerra.

Vasco Pratolini: La costanza della ragione (n. 34, lug. 1963)

Pearl S. Buck: Il frutto mancato (n. 35, ago. 1963)

Eric Ambler: La luce del giorno (n. 40, gen. 1964)

Negli anni sessanta il modello di libro tascabile, di massa, è l’inglese Penguin Books in cui contenuti integrali si sommano a una visibilità innovativa. Proprio in quel periodo, nel 1965, la Mondadori inaugura la collana Gli Oscar, i primi tascabili economici venduti in edicola, che mutuava l’idea da una collana di qualità a prezzi contenuti precedente e inaugurata nel 1948, la Biblioteca Moderna Mondadori. La novità più importante degli Oscar sta nel nuovo canale di distribuzione, l’edicola, che troverà un successo straordinario presso il pubblico.

“Gli Oscar sono i libri-transistor che fanno biblioteca, presentano settimanalmente i capolavori della letteratura e le storie più avvincenti in edizione integrale supereconomica per il tempo libero. Gli Oscar sono i libri per gli italiani che lavorano: per gli operai, per i tecnici, per gli impiegati, per i funzionari, per i dirigenti, per gli studenti, per la famiglia, per tutti i membri attivi ed informati della società. A casa, in tram, in autobus, in metropolitana, in automobile, in taxi, in treno, in barca, in motoscafo, in transatlantico, in jet, in fabbrica, in ufficio, al bar, nei viaggi di lavoro, nei weekend, in crociera, gli Oscar saranno sempre nella vostra tasca, sempre a portata di mano. Con gli Oscar una casa editrice tradizionalmente all’avanguardia ha ideato e creato il libro settimanale di altissimo livello per un pubblico in movimento. Gli Oscar sono gli Oscar dei libri: si rinnovano ogni settimana, durano tutta la vita”, così recitava il lancio pubblicitario. Formato, prezzo, veste grafica e distribuzione sono le chiavi del successo; dove la veste grafica ha un impatto seduttivo da rotocalco.

Successo immediatamente emulato da altri editori, grossi o minori, che invasero le edicole spesso con cattive traduzioni o addirittura tagliate, restringendo lo spazio espositivo e portando in poco tempo Gli Oscar a un considerevole margine di invenduto. Di lì a poco, così, l’edicola sarebbe stata il luogo dove trovare letteratura di intrattenimento come romanzi gialli, fantascienza o avventura (ingiustamente ritenuta sottocultura, come si sarebbe visto in tempi più moderni) e le collane degli editori più importanti tornarono in libreria. Tra l’altro, le copertine di una di queste collane popolari da edicola, la Nuovi Sonzogno, bimensile uscito dal 1966 al 1973, furono illustrate da Guido Crepax prima del suo successo nel mondo dei fumetti, a dimostrazione di quanta importanza fosse data alla veste grafica.

Sono gli anni in cui il direttore editoriale comincia a essere affiancato da un direttore artistico.

Magda Szabò: L’altra Ester (n. 43, aprile 1964)

James Aldrige: Prigioniero sulla Terra (n. 52, gen. 1965)

Manlio Cancogni: La linea del Tomori (n. 54, mar. 1965)

È nel corso di questi anni che, per il nostro argomento, si inserisce Bruno Munari nel mondo editoriale, la cui produzione fortemente innovativa va dal 1929 al 1998 e dove realizza libri, pubblicitaria, illustrazione, fotografia, occupandosi anche di impaginazione e ipertesto.
In ambito grafico collabora a diverse collane di Einaudi, Rizzoli, Bompiani, Editori Riuniti e… Mondadori.

Un libro al mese: era questa la denominazione della collana di gran successo con cui il Club degli Editori, casa editrice fondata da Arnoldo Mondadori, uscì nel 1960, riunendo alcuni tra i migliori editori italiani – Mondadori, Einaudi, Bompiani – che estrapolano dai propri cataloghi titoli riservati a un’apposita edizione per i lettori del Club.
Come già visto all’inizio, una collana che si diffondeva per abbonamento, dal costo contenuto, in formato 21×27 centimetri, rilegata in tela e con una attraente sovraccoperta illustrata. Una veste lussuosa, quindi, per essere un’edizione economica, adatta per chi non poteva permettersi libri costosi e ricercati, ma allo stesso tempo desiderava un equilibrio formale dal contenuto artistico, con la non secondaria opzione di collezionabilità.

Lo sviluppo grafico di Un libro al mese fu affidato a Bruno Munari che disegnò 77 copertine (sovraccoperte) dall’ottobre 1960 al dicembre 1966. In realtà 75 volumi più due che furono pubblicati fuori collana, nel novembre del 1961, dati in dono ai sottoscrittori per il primo anno di vita della collana.
Quasi tutte le sovraccoperte costituiscono un intero quadro grafico che occupa dorso, quarta e risvolti e fornisce dettagli e rimandi al testo in una eclettica carrellata in cui si alternano esempi di arte figurativa e astratta, documentando anche lo stesso sviluppo artistico di Munari, le istanze artistiche che profondeva in altri ambiti, le modalità espressive con cui raccontava la sua filosofia, il suo design, le sue sperimentazioni comunicative.

David Westheimer: Il convoglio di von Ryan (n. 55, apr. 1965)

Ian Stuart: Il germe di Satana (n. 59, ago. 1965)

Saul Bellow: Herzog (n. 60, set. 1965)

Qui la collezione dell’opera grafico-editoriale di Bruno Munari (da cui provengono le 6 immagini cumulative iniziali), di proprietà dell’Aiap, Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva, che comprende un centinaio circa di volumi: l’intera collana Un libro al mese, i primi dieci numeri di Epoca, e altro ancora.

Un interessante sito è laurapredolini.it, dove esiste l’esposizione dell’intera collana fotografata singolarmente oltre ad altri lavori editoriali di Munari. Questi sono i documenti fotografici tra i migliori, e completi, che ho trovato disponibili in Rete al momento.

Mentre le immagini ad alta risoluzione del presente testo provengono da scansioni dell’autrice stessa, stupita di aver trovato così poca documentazione grafica editoriale in Rete di chi di grafica è stato maestro, e con l’intento di contribuire un poco.

Stephen Coulter: La spia che uscì dal mare (n. 62, nov. 1965)

Georges Simenon: L’ottavo giorno (n. 70, lug. 1966)

Erskine Caldwell: Giorni sulla costa del golfo (n. 71, ago. 1966)

La cedola libraria per l’ordine a CdE

 

C’è una frase attribuita a Confucio, “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”, che Bruno Munari amava citare, perché molta di tutta la sua filosofia artistica applicata sta in queste parole.

Bruno Munari

 

 

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