GLI EBREI SONO ODIATI QUALUNQUE COSA FACCIANO

ebrei

Per capire perché molte persone odiano senza motivo gli ebrei, sia quelli che si trovano in diversi Paesi del mondo sia quelli che vivono in Israele, occorre fare un po’ di storia.
Come nell’articolo sulle origini del fascismo cercherò di non annoiare troppo, trattando solo i punti salienti.

Gli ebrei sono un antico popolo della costa orientale del Mediterraneo, affine culturalmente a quelli della Mesopotamia: anche gli assiri e i babilonesi parlavano lingue semitiche (come pure gli arabi). Gli ebrei di quel tempo erano un popolo che adorava in particolare un dio etnico, senza rifiutare quelli stranieri.

Da quel che si capisce, le origini degli ebrei sono un mix eterogeneo, persino con una spruzzata indiana. Abramo e Sara probabilmente derivano da Brahma e Sarasvati, date le fin troppe analogie che esistono tra i miti collegati alle due coppie. Il che non deve stupire troppo, perché una parte degli indiani si staccò prima di raggiungere l’India insediandosi fra l’attuale Turchia meridionale e la Siria settentrionale nello stato dei Mitanni, tanto che pure gli ittiti (localizzati nel centro della Turchia) hanno incorporato alcuni loro dei, o comunque li citano in una lista di divinità.

Nel periodo in cui vengono governati dai persiani, circa cinquecento anni prima di Cristo, gli ebrei diventano del tutto monoteisti degradando, come avevano fatto prima di loro i zoroastriani, gli dei “secondari” in angeli e diavoli (per esempio, il dio fenicio Baal diventa il diavolo Belzebù). Da questo momento il monoteismo, la credenza in un dio unico, separa in maniera decisa gli ebrei dagli altri popoli, i quali adorando molte divinità più facilmente si amalgamano tra loro, dato che un dio non esclude gli altri.

I problemi per gli ebrei arrivano con la dominazione romana. I romani, uomini razionalisti che hanno ridotto la religione a semplici rituali, non capiscono il fanatismo religioso degli ebrei, probabilmente alimentato dai loro amici persiani (avversari dei romani). Leggendo i vangeli, per quanto poco attendibili possano essere, vediamo lo scoramento del funzionario romano Ponzio Pilato davanti a quei pazzi furiosi (i quali, naturalmente, lo ricordano nei loro testi come corrotto e crudele).

I romani, sempre pragmatici, cercano di venire a patti esonerando gli ebrei dal culto rituale dell’imperatore. Se non perdonano l’intolleranza dei cristiani che vogliono eliminare tutti gli dei per glorificare solo il loro dio unico, perseguitandoli blandamente, i romani con gli ebrei chiudono entrambi gli occhi perché la loro è in fin dei conti una religione confinata a un solo popolo. Ma le concessioni non bastano mai ai fanatici religiosi, magari finanziati da uno Stato nemico. Dopo l’ennesima rivolta, i romani si rompono i coglioni e scacciano gli ebrei dalla loro terra.

Salvo per il fatto che hanno perduto la patria, gli ebrei non se la passano malissimo nelle altre regioni dell’Impero romano nelle quali sono dovuti emigrare. Le cose cambiano quando i romani, imitando la Persia zoroastriana (l’unico vero Stato che hanno come possibile riferimento), optano per una religione di Stato monoteista: il cristianesimo. A partire dall’imperatore Teodosio vengono condannati a morte tutti coloro che si ostinano a pregare gli altri dei e i cristiani non in linea con la versione ufficiale. Dal massacro gli unici a salvarsi sono gli ebrei, credo perché i protettori persiani continuano a minacciare ritorsioni sui cristiani della Mesopotamia governati da loro.

Da questo momento in Europa occidentale gli ebrei sono visti come appestati, dato che sono ormai gli unici a non credere in Cristo e, in più, sono considerati i mandanti della sua uccisione. Gli viene impedito di possedere beni immobili, ma in cambio possono esercitare attività bancarie inizialmente vietate ai cristiani per motivi religiosi. Durante il medioevo, e oltre, gli ebrei sono quindi isolati, spesso costretti alla fuga e infine rinchiusi dentro le mura degli affollati ghetti cittadini creati apposta per loro.
Mentre nell’Europa orientale, periodicamente, i cristiani organizzano dei pogrom massacrando tutti gli ebrei che capitano a tiro. L’antisemitismo nasce così, per motivi essenzialmente religiosi.

Nei primi anni dell’Ottocento, sotto la spinta della cultura illuminista, Napoleone libera gli ebrei dai ghetti, permettendogli di mescolarsi con i cristiani. Due società separate diventano una sola. Essendo tutti alfabetizzati (per motivi religiosi sin da piccoli devono imparare a leggere le “scritture”), gli ebrei rappresentano ben presto una parte percentualmente numerosa della classe intellettuale e dirigente europea. I cattolici, invece, arrancano: dato che la Chiesa per molto tempo ha vietato la lettura della stessa Bibbia, popoli come quello italiano soggiacciono ancora nell’analfabetismo diffuso.

Gli ebrei, però, non possono dirsi del tutto soddisfatti. Alla fine dell’Ottocento, dopo l’ennesimo pogrom (massacro) in Russia, si forma il gruppo laico-socialista degli ebrei sionisti che si propone di tornare nella patria originaria per formare un nucleo compatto che nessuno potrà più perseguitare.

Dopo i romani e i bizantini, la costa orientale del Mediterraneo è passata per alcuni secoli agli invasori arabi, rimasti anche in seguito sotto varie dinastie turche. Alla fine dell’Ottocento i governanti turchi ottomani accettano di buon grado l’arrivo degli ebrei sionisti che si propongono di rivitalizzare una regione ormai desertica. Questi ebrei laici e razionalisti creano quasi dal nulla grandi campi da coltivare, richiamando manodopera araba dall’attuale Giordania. Gli arabi residenti da tempo non sono invece soddisfatti della presenza massiccia dei rappresentanti di un’altra religione, che li sta rapidamente sopravanzando in ricchezza e quindi potere.

Nei pochi decenni tra la fine della Prima guerra mondiale e la fine della Seconda, la zona, che ha preso il nome di Palestina (dagli antichi filistei, che probabilmente erano un popolo di origine greca), passa sotto l’amministrazione inglese. Gli inglesi non vogliono tensioni religiose, quindi vietano l’arrivo di altri ebrei. Per protesta, alcuni ebrei si danno al terrorismo piazzando bombe in giro per la Gran Bretagna. In genere avvertono prima dell’esplosione, ma a volte fanno un sacco di morti. Gli inglesi non si piegano: di ebrei in Palestina non ne fanno più entrare.

Adolf Hitler vive in una Vienna dove buona parte delle occupazioni intellettuali è appannaggio degli ebrei, mentre a lui viene riservato un ruolo marginale come illustratore. L’odio per gli ebrei è così diffuso che lo stesso sindaco della capitale asburgica è un fervente antisemita. Hitler vede negli ebrei un popolo straniero che si è insediato nella società europea per depredarla delle sue risorse.

Quando giunge al potere in Germania, Hitler fonda una sorta di culto di Stato a imitazione dell’antica tradizione religiosa ebraica, dove però il “popolo eletto” è quello tedesco. Volendo sbarazzarsi a tutti costi dei “pericolosi” ebrei, li perseguita sperando che se ne vadano altrove e poi, durante la guerra, mette segretamente in atto il loro genocidio uccidendone a milioni.

Adolf Hitler vuole combattere gli ebrei anche a livello internazionale, per questo, e per altri motivi, interviene nel mondo arabo. Riceve con grandi onori il gran muftì di Gerusalemme, la maggiore autorità dei palestinesi (che all’epoca si fanno chiamare semplicemente arabi). Soprattutto, attraverso i servizi segreti, Hitler contatta gli esponenti di spicco del mondo arabo per convertirli alle idee dei nazisti. Per esempio, i nazisti fanno breccia su Nasser, il militare che diventerà dittatore dell’Egitto. Sempre i nazisti contribuiscono alla fondazione del partito Ba’th, che avrà tra i suoi esponenti Saddam Hussein in Irak e che ancora oggi governa la Siria attraverso Bashar al-Assad.

Siccome i musulmani non accettano tradizionalmente la forte presenza di altre religioni, a meno che non siano a loro assoggettate, le istituzioni internazionali propongono la creazione di due Stati distinti: Israele e Palestina (seguendo lo stesso principio viene creato il Pakistan, uno stato artificiale per gli indiani musulmani che non vogliono convivere alla pari con i politeisti indù). Gli ebrei accettano il compromesso, gli arabi no. Nel 1948 tutti gli stati arabi del Medio oriente, Egitto, Siria, Irak eccetera, attaccano gli ebrei.

Nessuno aiuta Israele, salvo Stalin. La cosa non stupisce: i paesi arabi hanno governi oscurantisti mentre gli israeliani sono laici e socialisti, non più governati dall’ottusa teocrazia combattuta dagli antichi romani. E sono pure riusciti a creare un’economia collettivista, quella dei kibutz, che è l’unica al mondo di tipo comunista a funzionare bene. Così, attraverso la nazione satellite della Cecoslovacchia, Stalin vende armi agli israeliani. Fino a un minuto prima Israele era condannata a morte, mentre ora, grazie alle armi di Stalin, può sconfiggere i grandi eserciti condotti malamente dagli arabi.

A un certo punto i sovietici cambiano idea: malgrado alcune tradizioni politiche comuni con lo stato israeliano, gli arabi sono molto più numerosi e conviene quindi allearsi con loro. Tanto più che gli ex ammiratori arabi dei nazisti hanno preso il potere definendosi nazionalisti e più o meno socialisti. Anche se non si capisce bene cosa intendano per “socialismo”, dato che pure il partito di Hitler si chiamava nazional-socialista (“nazista” ne è l’abbreviazione).

Un grave e insoluto problema è rappresentato dai molti profughi arabi, ora chiamati palestinesi, scappati o fatti scappare da Israele durante la guerra. Potrebbero essere assorbiti facilmente dai Paesi arabi che li ospitano perché parlano la stessa lingua e seguono la stessa religione, ma questi preferiscono internarli in campi di concentramento per far vedere ai giornalisti occidentali in che condizioni sono ridotti “per colpa” degli israeliani. Si cerca la vendetta, ma gli arabi perdono sempre quando attaccano gli israeliani in quanto le loro sono dittature corrotte mentre quella israeliana è una democrazia efficiente.

In Italia questa storia la conosciamo diversamente perché la Democrazia cristiana e il Partito comunista, che da soli prendevano più dei due terzi dei voti, avevano scelto di stare politicamente con gli arabi, la prima perché cattolica e il secondo perché filosovietico. Anche se per le alleanze militari l’Italia era “tenuta” a seguire i filoisraeliani Stati Uniti.

Negli ultimi anni i palestinesi si sono divisi in due Stati di fatto: uno, governato dai fanatici religiosi, continua a lanciare su Israele razzi forniti da alcuni Paesi musulmani, mentre l’altro, ex filosovietico, è più conciliante anche se mai del tutto. Finché i palestinesi non accetteranno l’esistenza dello stato di Israele firmando un vero trattato di pace la guerra continuerà. A un razzo lanciato da una parte corrisponderà un territorio espropriato dall’altra.

Naturalmente non credo di avere convinto nessuno, dato che gli ebrei sono sempre considerati dalla parte del torto.
Gli israeliani vengono accusati dell’eccidio di palestinesi a Sabra e Shatila anche se in realtà lo hanno commesso i cristiani libanesi (il ministro della difesa israeliano che non li fermò si dovette dimettere). Li si accusa di ghettizzare i palestinesi dimenticando che sono in guerra con loro, guerra che non hanno voluto.
Gli ebrei di Israele vengono accusati di avere occupato con il loro Stato una terra araba mentre quelli rimasti in Europa, invece di essere lodati per non essersi trasferiti in Israele (secondo la logica dei detrattori), vengono accusati di essere “complici” degli israeliani.

Veramente stucchevole, poi, il fatto che ogni volta gli antisionisti, cioè coloro che vogliono la distruzione dello stato di Israele, ribattano: “C’è un intellettuale israeliano che condanna la politica di Israele! Se anche un israeliano la pensa così sul proprio Paese vuol dire che abbiamo ragione!”. Dimenticando volontariamente che Israele è l’unico Paese democratico del Medio oriente, e quindi ogni suo cittadino la pensa come cazzo vuole. Sono sempre molti gli italiani che contestano la politica del governo italiano, e questo cosa dimostra? Ci sarebbe da rimanere di stucco, invece, se un arabo (proveniente da una qualsiasi dittatura araba) esprimesse per una volta idee diverse da quelle che è costretto ad avere.

Comunque gli ebrei in Europa hanno gli anni contati a causa dell’immigrazione musulmana: già dalla Francia se ne stanno andando tutti in Israele, stufi di essere maltrattati dagli immigrati arabi nel silenzio dei media. Perché perseguitare gli ebrei in Europa è sempre stato considerato giusto, a meno che sia una storia abbastanza vecchia da meritare un film di Hollywood.
Per questo hanno fondato Israele.

Tutto ciò non significa che non si possa essere in radicale disaccordo con la politica di Israele. Personalmente ho apprezzato alcuni leader israeliani, e ho disprezzato altri che si sono succeduti al potere. Ma questo mi accade per ogni statista dei Paesi democratici. Si spera sempre che gli elettori scelgano il meno peggio, una tendenza che, purtroppo, nel mondo va via via affievolendosi.

Contatto E-mail: info@giornale.pop

3 commenti

  1. Salve Sauro,

    per scrivermi c’è il mi e-milio in alto a destra der blog; e poi io stesso ho avuto difficoltà a scriverti, perciò ti scrivo qui.
    Comunque se vuoi usare i miei articoli, penso puoi usarli ma senza cambiarne le parole, o il senso anche se ci vedi errori-orrori de quasiasi genere.

    Ce risentiamo Marco Pugacioff

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