IL LIBRO DELLE DISCENDENZE

IL LIBRO DELLE DISCENDENZE

(Nell’immagine un fotogramma di Der Golem, film muto tedesco del 1920 diretto da Paul Wegener. La figura del golem, un forzuto uomo d’argilla portato alla vita, ricorre in due leggende ebraiche ambientate a Benevento e a Oria trascritte nel Libro delle Discendenze).

 

Verso il finire del Settecento il ritrovamento di un manoscritto nella Biblioteca della Cattedrale di Toledo da parte di Adolph Neubauer, bibliotecario alla Bodleian Library e lettore di ebraico rabbinico all’Università di Oxford, permise di conoscere l’unica versione esistente delle Cronache di Ahimaaz Ben Paltiel, detto anche Sefer Yuḥasin o Libro delle Discendenze.
A una prima pubblicazione di poco successiva alla scoperta, fece seguito un’altra edizione più accurata, pubblicata da Benjamin Klar nel 1944, annotata ed editata sistematicamente.

Già dalle prime notizie della scoperta dell’opera, gli studiosi, che fino a quel momento ne avevano ignorato l’esistenza, si resero conto dell’unicità e dell’enorme valore del manoscritto nell’ambito della letteratura e della storia culturale dell’Ebraismo occidentale.

Ahimaaz Ben Paltiel nacque in Italia, a Capua, nel 1017, e morì ad Oria, in Puglia, nel 1060. Si hanno poche notizie della sua vita, se non il fatto che alcuni membri della sua famiglia erano già conosciuti nell’ambito della letteratura ebraica in quanto studiosi o poeti.
Secondo ciò che egli scrisse nelle Cronache, la sua famiglia aveva origine tra i discendenti degli schiavi che l’Imperatore Tito aveva portato in Italia dopo l’assedio e la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dei Romani nel 70 d.C. Ma l’aspetto più propriamento storico è circoscritto ai secoli vicini all’autore.

Dal punto di vista letterario la sua opera costituisce un fenomeno unico perché scritta interamente in prosa rimata, di influenza araba (fatto alquanto raro nella storiografia ebraica del periodo). La sua scoperta ha permesso di  gettare luce sulla storia degli insediamenti ebraici nel Sud d’Italia e in particolare a Bari, Gaeta, Otranto, Amalfi e Benevento, per un periodo, quello del Medioevo Bizantino nel Meridione, che fu contrassegnato da decadenza sociale e impoverimento culturale, di cui altrimenti si sarebbe persa traccia.

Il libro venne redatto in Ebraico, a Capua, nell’anno 1054, e costituisce una delle principali fonti storiche sulla vita, il folklore, la cultura e il pensiero ebraico nell’Europa Occidentale. Il titolo non rende merito all’opera, che non si limita a essere una semplice cronaca di eventi e storie di uomini del passato, come ci si potrebbe aspettare. Oltre agli avvenimenti delle comunità ebraiche del Sud, le persecuzioni da parte dei Bizantini, l’invasione saracena, e la vita di personaggi illustri del tempo, vengono narrati racconti fantastici ed eventi soprannaturali.

Il libro fornisce un importante affresco delle tradizioni e delle credenze dell’epoca, presentando miti, leggende e superstizioni proprie della cultura del periodo e della comunità di cui era espressione.

Storia e folklore si fondono in un’opera che con naturalezza dalla cronaca conduce alla leggenda, narrando di demoni, dell’inafferrabile nome di Dio, di astrologi e di resurrezioni, e in cui si trova per la prima volta traccia della famosissima leggenda dell’Ebreo Errante, e che solo per una fortunata coincidenza non è rimasto sepolto nell’oscurità dei secoli.

 

 

Anna Ettore –  Inkroci

 

 

 

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