I NUOVI DISCHI IN VINILE SONO UNA FREGATURA

vinile

Che siate giovani in cerca di nuove esperienze tecnologiche o ultracinquantenni che sperano di rallentare la senescenza recuperando il giradischi di gioventù dalla cantina, sconsiglio di comprare dischi di vinile di nuova produzione, quelli che ormai si trovano persino nei centri commerciali e che costano sedici, venti, addirittura cinquanta euro, che si tratti di ristampe di vecchi titoli o di nuove produzioni viniliche parallele alla pubblicazione su Cd e/o download.
Vi spiego perché.

Per quel che riguarda le ristampe di vecchi titoli, quelli pubblicati in vinile fino alla fine degli anni ottanta, il primo motivo per cui non ha senso comprare un‘edizione attuale è il più ovvio: non ha senso pagare 19,90 euro la ristampa vinilica di Steppenwolf di Peter Maffay (1979) quando l‘originale uscito quarant‘anni fa si trova ai mercatini a un euro, e online persino a 10 centesimi, spesso in condizioni ottime.

Perché spendere 24 euro per un vinile, quando ai mercatini si può comprare a un euro? (foto dell’autore – Mercatino delle pulci di Kennedy Platz, Berlino)

Poi quasi sempre la stampa originale è migliore di quella attuale. I macchinari in uso oggi sono quelli scampati alla distruzione alla fine degli anni novanta, hanno alle spalle la stampa di decine o centinaia di milioni di copie, e pur con la migliore manutenzione non sempre riescono a garantire la potenza di pressaggio necessaria. In generale sono macchine che fanno quello che possono, con pezzi di ricambio perlopiù cannibalizzati da presse fuori uso. A questo si aggiunge che pur di giustificare i prezzi audiofili (anche 50 euro per un disco che alla fabbrica costa un euro di media) alcune etichette stampano dischi molto spessi, da 180 e persino 200 grammi (contro i 140-120 grammi dei vecchi dischi), che in teoria dovrebbero essere maggiormente resistenti alle ondulazioni e per qualche motivo esoterico dovrebbero suonare meglio di quelli sottili degli anni settanta. Ma, a parte il fatto che anche il più sottile dei dischi si piega solo se lo lasci al sole, queste edizioni per eletti suonano spesso peggio di quelle normali: già le presse faticano a stampare un disco di spessore normale, figuriamoci uno così impegnativo.

Un altro indotto creato dalla moda del vinile: i preamplificatori per giradischi costano da 20 a 5.000 euro, ma dentro ci sono sempre più o meno gli stessi componenti (nella foto i preamplifcatori in uso da Seventies Berlin – The Vinyl Radio)

Un altro motivo per cui è quanto meno rischioso comprare una ristampa di un vecchio titolo è il cutting: l’incisione della cosiddetta lacca, il disco originale da cui si otterrà la matrice per la duplicazione, un’operazione che nel periodo della produzione industriale del vinile era compiuta da professionisti esperti. Non solo il nastro originale va valutato per verificare che l’ingegnere di mastering abbia ottimizzato la registrazione per il vinile (un errore, e la puntina di incisione da 10.000 euro si frantuma),  ma il tecnico deve anche costantemente seguire con un microscopio (la cui immagine è perlopiù proiettata su un monitor) l‘andamento dell‘incisione, avvicinando e allontanando manualmente i solchi a spirale mentre scorre la musica, a seconda della situazione sonora: un passaggio sonoro complesso e forte richiede solchi ben distanziati, un pianissimo permette di risparmiare spazio. È un mestiere non facile, bisogna conoscere bene le tracce che si sta incidendo (si deve sapere che fra dieci secondi arriva un colpo di batteria e preparare i solchi) e si deve sapere come ottimizzare i livelli sonori rispetto alla durata e allo stile musicale del disco. È tecnica, arte ed esperienza in pari misura, ed è un compito di responsabilità anche dal punto di vista economico: se si commette un errore in incisione bisogna ricominciare da capo, mezz’ora di lavoro buttata via e una costosissima puntina di incisione usurata inutilmente. Su YouTube troverete decine di video dimostrativi del funzionamento di un tornio di cutting, ma siccome sono quasi tutti pubblicitari vi propongo questo muto di trenta secondi: la luce a sinistra è quella della telecamera che riprende i solchi man mano che sono creati, a destra si vede la testina di taglio. Nel corso dei decenni sono stati sviluppati strumenti atti a facilitare il lavoro del cutter: la Denon aveva a un certo punto messo sul mercato un sistema che permetteva di ascoltare con dieci secondi di anticipo ciò che sarebbe stato inciso, permettendo di regolarsi con comodo e senza conoscere i brani a priori, e di recente ho letto di macchine computerizzate in grado di autoregolare il procedimento in base alla musica, ma ne ho solo letto.



Geoff Emerick
(l‘ingegnere del suono che ha registrato tutti i dischi dei Beatles, tranne Let It Be, scomparso lo scorso 10 ottobre), nel suo bel libro Here, There and Everywhere racconta che tra una sessione in studio e l’altra si occupava personalmente del cutting delle lacche, il che evidenzia la criticità dell‘operazione e spiega perché le prime edizioni dei Beatles suonino così bene. Alcuni collezionisti pignoli selezionano l’edizione da comprare di un certo disco anche basandosi su chi ne ha realizzato il cutting, identificato da iniziali, simboli semisegreti o firme incisi a mano tra i solchi di fine disco. Non che oggi non esistano bravi ingegneri di cutting, al contrario, ma se non si va sul sicuro, il rischio di comprare un disco inciso male esiste.

Il libro di Geoff Emerick di cui consiglio la lettura. L’autore è purtroppo scomparso a inizio ottobre 2018

C‘è poi un motivo di ordine filosofico. Dicono: ah, il suono analogico del vinile! Già, solo che pressoché nessuna fabbrica attuale ricava le matrici dei vinili dai nastri originali: oggi i vinili sono quasi tutti stampati partendo da una fonte digitale, a volte persino da file mp3 inviati per email. Diranno che non ha importanza, importa che una volta rimodulato dal supporto vinilico, il suono è comunque più bello, più morbido, più caldo. Può darsi, tuttavia penso che se si accetta di introdurre il digitale nella catena di produzione teoricamente analogica, tanto vale piazzare un filtro digitale da poche centinaia di euro nel proprio impianto stereo che riproduca l‘effetto vinilico. Esistono sì piccoli studi in grado di realizzare matrici partendo dal nastro, certo sono più costosi, e resta il fatto che nei grandi stabilimenti di pressaggio di nastri non ne ho ancora visti.

Postazione di digitalizzazione vinili per la successiva trasmissione (foto Seventies Berlin – The Vinyl Radio)

Insomma, un vecchio disco costa quasi sempre molto meno, ha più senso e suona probabilmente meglio di una ristampa moderna se non altro perché è l‘ultimo anello di una catena produttiva industriale organica nella quale ogni operazione era affidata ai migliori professionisti, che lavoravano con macchinari dalla manutenzione perfetta. Aggiungo che per motivi non sempre chiari (forse mescole di vinile di bassa qualità oltre alla solita pressione di stampa inadeguata), a volte i dischi di nuova produzione sono rumorosi, Hanno cioè un soffio pronunciato o un rombo insistente, o rumori come quelli prodotti da una superficie graffiata. Per non parlare di quelli colorati e dei picture disc, che hanno sempre suonato e continuano a suonare male, non comprateli, né vecchi né nuovi.

I dischi pop presentano di norma cinque tracce a facciata; dischi con un numero maggiore di tracce, come alcune compilation, suonano sicuramente così così (foto Seventies Berlin – The Vinyl Radio)

Vediamo ora perché evitare anche le nuove produzioni proposte su vinile. Diversi gruppi e cantanti contemporanei si fanno un punto di onore il pubblicare le loro novità anche su disco, accanto a mp3 e Cd: l’insensatezza della cosa, prescindendo dalla moda, mi pare notevole. Le tecniche digitali audio sono molto più difficili da padroneggiare rispetto ai vecchi mixer analogici e registratori a nastro, ma dopo un paio di decenni di tentennamenti, ora dagli studi migliori escono registrazioni digitali perfette (non quelle di musica classica, che continuano a essere in media scarse). Registrazioni che per essere travasate su vinile vanno limate se non mutilate: i bassi diventano monofonici, la dinamica va adattata alle limitate risorse del supporto, alcune frequenze vanno esaltate, l’ordine dei pezzi va pensato considerando che le tracce interne suonano peggio di quelle esterne eccetera. Quello che in digitale suona magnificamente, su vinile suona benino. Come comprare una Bmw Serie 3 e poi sostituirne il motore con quello di una Alfasud. Non andate a spendere trenta euro per una nuova release che in download o Cd ne costa nove, e niente se la scaricate da YouTube.

Per essere trasferita su vinile, una registrazione digitale va adattata in postproduzione, deteriorandola (foto Seventies Berlin – The Vinyl Radio)

Esiste una eccezione a questo discorso, riguarda le registrazioni perlopiù jazz che ancora sono realizzate in analogico e trasferite da nastro su vinile. In tal caso sì, può valer la pena spendere qualcosa di più. Però bisogna conoscere le etichette, perlopiù piccolissime, per andare sul sicuro. Non dimenticate che tutta questa faccenda del vinile è soprattutto una enorme trovata commerciale, non è che gli inventori dei Cd fossero degli sciocchi senza orecchie, come molti audiofili vorrebbero far credere, anche se è vero che Il Cd è stato male utilizzato, come spiegherò in un prossimo articolo.

Mixer analogico di distribuzione e messa in onda (foto Seventies Berlin – The Vinyl Radio)

Da questo breve discorso si evince che le nuove produzioni conviene comprarle su Cd o download. Per quelle vecchie, in linea di massima è bene prenderle su vecchio vinile, non su nuovo e neppure su Cd, ma esistono eccezioni: per esempio l’edizione su Cd di The Kick Inside, di Kate Bush del 1979, suona meravigliosamente bene, come anche la serie jazz rimasterizzata per il CD da Rudy Van Gelder. Di questo e di altri argomenti vinilici parlerò in prossimi articoli. Intanto godetevi Wuthering Heights, tratto dal disco citato di Kate Bush: dopo quarant’anni mi dà ancora la pelle d’oca.

Siccome siamo in tempi di gente che si incavola facile: quanto scritto esprime la mia opinione, maturata in decenni di frequentazione di sistemi audio amatoriali e professionali. Non escludo che esistano produzioni viniliche contemporanee di altissimo livello e prezzo contenuto, nel qual caso sarò più che lieto di recensirle favorevolmente smentendomi parzialmente.

(Salvo diversa indicazione, le immagini sono state gentilmente fornite da Seventies Berlin – The Vinyl Radio).

24 commenti

  1. Questo chi è ? Un’altro che vuol far chiudere le edicole visto che è lì che sono maggiormente comprati i nuovi vinili ? E tutte queste cose, a parte la storia del prezzo che è ridicoletta – se uno abita in provincia non trova più le bancarelle, manco finte, e va in edicola – come le sa ? Come possiamo essere certi che tutti questi dettagli tecnici non vengono dall’industria che vuol far mettere tutto in digitale e in streeming cercando di distruggere il collezionismo, il gusto della memoria, insomma vuole rincoglionire la gente come se non lo fosse già abbastanza dai monopoli televisivi, editoriali e anche discografici ? Non mi convince, lo dico seriamente, e non mi sembra che una bella rivista come Giornale Pop debba pubblicare queste cose senza prove certe mettendosi al livello di certi giornali.

    • Giorgetto… ho alcuni amici come te. Quelli che dicono che il vinile suona meglio perché puoi tenere la copertina in mano. Che non riescono a capire che se crei una moda, i SUV, l’Iphone, fai un sacco di soldi. Gli LP (così si chiamano, il polivinilcloruro è il materiale di cui son composti) sono un nuova moda. Suonano da schifo ma la gente ne fa una fede, come la squadra di calcio. Sveglia, vi fanno solo spendere altri soldi.

    • @Giorgetto… ho alcuni amici come te. Quelli che il vinile (BTW sarebbero dischi LP, il “vinile” è il materiale con cui son fatti, polivinilcloruro) suona meglio perché puoi tenere la copertina in mano. Basterebbe levarsi la fetta di salame che ti han messo sugli occhi per capire che è una nuova moda, per farti spendere dei soldi. Nulla è meglio che creare una moda, che siano i SUV o gli iPhone. Colleziona pure i tuoi vinile, come altra gente colleziona bambole. Ma non farne una fede audiofila.

  2. Da collezionista di vinili, posso confermare quello che dici, ma questo articolo tiene in considerazione solo aspetti tecnici e pratici.
    Dove li mettiamo i sentimenti, dove mettiamo il fatto che tenere in mano o in casa un vinile non è come un cd.
    Appendete un cd al muro e ditemi se è la stessa cosa di un vinile, magari in edizione limitata colorato, o trasparente, un gatefold che all’interno contiene poster, diario di lavorazione, lo puoi aprire mostrare con fierezza ai tuoi amici e contemplarlo.
    Riguardo al suono se non hai un impianto decente e una stanza ADATTA, senti di merda sia Il cd che il Vinile quindi nei piccoli APPARTAMENTI, dove comunque non raggiungerai mai un acustica spettacolare a meno di spendere migliaia di euro ci rimane l’estetica, lasciateci almeno quella

    • caro Andrea, vale in parte quello che ho detto al simpatico Giorgetto; nesuno mette in dubbio il piacere di ascoltarsi un vinile, anche se per me appenderli al muro fa un po’ tinello giovanile 1972; ho sottolineato invece che acquistare un disco di nuova produzione non è un buon affare; visto che parli delle copertine: le copertine delle ristampe sono semplici fotografie di quell originali, mica hanno usato gli impianti di stampa di allora; a volte appaiono sfocate, sanno coomunque di fotocopia; dissento anche sui piccoli appartmenti, con casse da studio cosiddette near field (si trovano anche a 200 euro) e un minimo di trattamento sulle pareti laterali e di fondo (per la quale può bastare la tenda davanti alla finestra) si può sentire bene anche in una stanza piccola;

  3. Mah!! Io le nuove stampe le compro e devo dire che sono decisamente migliori di quelle d’epoca , il mio impianto è di qualità discreta , linn giradischi testina audio tekne, con il suo pre fono, un integrato audionote e casse klipsch cornwall, metto i pezzi dell’impianto non per becero esibizionismo ma per chiarire che il mio personalissimo giudizio non è certo basato su un Ascolto superficiale con un compattone da 50 euro, proprio non mi ritrovo con quanto affermato in questo articolo..
    Buona vita

    Paolo

  4. Tutte baggianate. Articolo scritto da chi non è del settore e non ne capisce nulla. La prossima volta intervistate persone che veramente fanno parte della produzione audio e del vinile.

    • sono perfettamente d’accordo

    • @ Alessandro… e uno di quelli che la sanno saresti tu? Quindi non fare il timido, spiegaci, no?

  5. Buongiorno, partendo dalla fine dell’articolo, le rimasterizzazioni Blue Note di VanGelder sono iper compresse e suonano bene solamente per che non conosce ne le prime stampe, ne le prime masterizzazioni digitali di Ron Mcmaster ne le ristampe Music Matters o Disk Union.
    Risalendo vero sul vinile pesante sulle vecchie presse e sulla capacità di guidare un bulino. Mi sembra però utopistico il discorso che gli originali costano meno. Un Decca jazz tenuto bene lo paghi tra i 50 e i 110 euro tra vg e nm. Una ristampa da digitale decente 15 euro. Che facciamo? È un hobby per i soliti ricchi?

    • partendo dall’inizio, le Van Gelder sono a mio parere più che dignitose e su amazon ne ho prese una caterva a 4,90 euro l’una, comunque le analizzerò in ProTools per vedere quanta compressione abbiano applicato rispetto agli originali e le faccio sapere; certo che un vinile jazz del ’59 può costare una fortuna, ma l’articolo ha altro target: le persone che vagheggiano di provare o tornare al vinile e non sanno come orientarsi nella giungla dei superesperti per i quali esistono solo verità il più costose possible; chi sa come aggirarsi nei labirinti delle prime stampe non ha bisogno di leggermi;

    • allora, ho misurato la dinamica di alcuni dischi della Van Gelder, sono da 12 a 14 dB di media, con picchi di 15 dB e più di dinamica, più o meno quella di un vinile (di prima che cominciassero a comprimere anche i vinili); dire che sono ipercompressi è quanto meno esagerato, si parla di ipercompressione con valori inferiori ai 10 dB; per confronto, un CD degli Oasis di metà anni Novanta ha 5 dB di range dinamico;

  6. Complimenti per l’articolo, che mi trova in accordo.

  7. Finalmentre Andrea Antonini ha dimostrato che il re e’ nudo.

  8. I dischi incisi da cacca esistevano anche negli anni 70 e 80 ed esistono anche ora. Gli ultimi lavori su vinile di Gilmour e Waters sono incisi in maniera superba come anche alcuni remaster di gloriosi dischi del passato. Per cui mi pare che l’articolo sia molto orientato verso una sola parte

  9. Sono Fonico e responsabile di una ditta audio di installazioni e service per concerti, nonchè musicista (scarso ma appagato) e ascoltatore instancabile di musica (giusto per mostrare il distintivo prima delle chiacchere 🙂
    Compro e sostengo il digitale da sempre perchè costa meno, è più leggero e veloce da tarare. Lo fanno tutti e non potrei fare diversamente per questioni di competitività, ma i vecchi mixer analogici… suonavano meglio. Vecchia tiritera.
    A casa ho un impianto NAIM costosetto, ma la scusa che certe spese riguardano il lavoro con mia moglie ancora tiene. Dopo ore di lavoro mi sfogo ancora con della musica… quando si dice il pallino.

    Orbene… il CD con alimentatore esterno della NAIM è un gran bel pezzo, ma il Roksan Xerxes giradischi del 1987 dopo tutte le messe a punto del caso (ed il valore è più in queste ultime parole che nell’acquisto che di per sè non è poco) riesce a dargli del filo da torcere.
    Molto dipende dalle incisioni e parlo ovviamente di quelle buone. Mia moglie, santa donna, mi ha appena regalato The Ultimate di Ray Charles (180gr su vinile trasparente !!!) e suona da DIO. Non notare che ti contraddico al momento, quanto mia moglie che mi regala un LP facendomi felice.
    Vedremo se il vinile colorato invecchierà male, questo era il problema negli anni 70/80, ma al momento suona benissimo. I 180 gr servono abbastanza, anche se ho degli LP leggeri che suonano piuttosto bene. Parliamo però di una rarità. Mi regalò anche i MUSE in LP e facevano schifo, non tanto perchè quella è musica che nasce compressa, ma proprio per la qualità di incisione.
    Lp originali degli anni 70/80, a trovarli, sono di solito meglio, se, anzi SE pari al nuovo.
    Ho acquistato usati a poco prezzo Battisti, Concato, Sting, Dalla… di norma 1 su 5 suonava bene e prima li controllavo ad occhio. Si perde tempo, o ci si diverte a seconda del carattere.
    I nuovi sono delusioni perchè li compri e scopri che anche loro 1 su 5 suona veramente bene e non puoi saperlo se non ti informi da qualcuno che è già stato fregato. Quando dico che un disco suona bene bene dico che il mio lettore CD si vergogna perchè se non è superato è affiancato da una tecnologia che dopo tanti anni ha dei limiti, ma diversi da quelli del CD. e a volte certi limiti del CD prestano il fianco ai meriti del giradischi.
    Se qualcuno pensa che i CD coi loro 44.1 Khz di campionamento a 16 bit siano insuperabili dovrebbe ascoltare dei 96Khz a 24 bit e scoprirebbe la distorsione intrinseca al limite qualitativo. Ogni supporto ha il suo limite.
    Esistono dei siti dove recensionano i dischi per qualità audio e questi possono aiutare nel vecchio e nel nuovo.
    Io non rinuncerò certo al mio giradischi, ma non credo che tutti siano disponibili a mettere in campo i miei sforzi per farlo suonare bene.
    Ah… non sono d’accordo sui pre RIAA: sono fondamentali anche per un ascolto disimpegnato ma felice. Qualche centone nella RIAA e un corso per allineare la testina faranno avvicinare un giradischi buono al Vs CD.

  10. Avevo ipotizzato molte delle cose descritte ora ne ho la conferma

  11. Il titolo dell’articolo ha attirato si la mia attenzione, ma mi piacerebbe capire se la tua è una battaglia a prescindere o sei un consumatore di musica (in vinile) deluso dalle stampe attuali…..
    Non si tratta di distinguere i tipi di supporto facendone una gara perchè tanto è una boccia persa… CD Vs Vinile, Mp3 Vs CD ecc…. li ognuno ha il suo background e le nuove generazioni saranno addirittura prive si supporto (tristesse)…. in una indagine fuori dalle scuole, fascia di età tra i 12 e i 18, la maggior parte(quasi il 70%) non ha nemmeno un lettore cd in casa, la fonte è Youtube o comunque streaming audio, e poi cuffiette (quali?)…. e via così.
    Io acquisto parecchio vinile, 80 % via web perchè i negozi per lo più hanno purtroppo chiuso e quelli rimasti tengono solo roba a catalogo che in internet costa meno…. le orecchie, a differenza di molti, le ho ancora…
    e posso dirti che si, oggi esiste chi “marcia”sul vinile che va di moda (è il supporto più venduto) e perciò ristampa di tutto purchè sia, non badando a qualità , cutting e tutto il processo richiesto e che hai correttamente citato per renderlo un lavoro dignitoso…. (la BacktoBlack ad esempio, ha fatto ristampe pessime)… ma non mi trovo d’accordo sulle stampe sottili da mercatino perchè erano pessime a loro volta ed è giusto che costino max 5 euro…. trascuri un fatto importante secondo me…. il BUCO DEGLI ANNI 90, anni dove il vinile ha sentito la crisi a causa dell’avvento del CD, portando le case discografiche a non investire più su questo supporto (tagliando perciò tutti i costi di ingegneri del suono, mastering appropriati ecc) e stampandone poche copie, giusto da averlo…. “Disintegration” dei Cure dell’89 suona 100 volte peggio della ristampa 2016, te lo assicuro…. “Vitalogy” dei Pearl Jam pure…. tutti dischi dove sono stati richiamati ingegneri che hanno ripreso in mano i master originali e hanno completato il lavoro non svolto allora, utilizzando soluzioni tecnologiche attuali… Ti posso assicurare che l’olandese MOV (Music on Vinyl) rifà puntualmente il Mastering con nomi illustri nel settore, e il risultato è sempre migliore del precedente.
    Altra cosa, i dischi di questo periodo avevano fruscio da vendere, sempre probabilmente per lo stesso motivo…. Chiaro che bisogna conoscere le origini della produzione per saltare fuori da questa giungla, e questo è pane per audiofili e appassionati, non per tutti…. ma se una ristampa americana della Mobile Fidelity da 200 gr (non sono d’accordo con il discorso del peso) costa 70 euro c’è il perchè , e l’orecchio dovrebbe accorgersene…. ma questo è un altro problema , di diseducazione musicale, piaga dei tempi odierni…
    Sapendo distinguere “le ristampe”oggi puoi avere una discografia di eccellente qualità anche in vinile, anche con impianti medi, con tutti i difetti che comunque il supporto mantiene, errori di stampa, macchie di colla, rumori e fruscii, usura…difetti che però mantengono questo tipo di supporto “vivo” a differenza del digitale, solida e liquida.
    In ogni caso, vinile, cd o spotify, la fregatura sta nelle orecchie di chi ascolta.

    Monk

  12. Ma il tuo articolo dice cose giuste ma ne tralascia altre…. ad esempio non hai citato per niente la loudness war e fai di tutta l’erba un fascio.

    Ti faccio un esempio stupidissimo e recente di uno degli ultimi album degli Scorpions, la raccolta di ballads Born to Touch Your Feelings – Best of Rock Ballads.
    Ebbene, premetto ascolto tutto in liquida FLAC… il CD ha gamma dinamica bassissima e suona una chiavica rispetto all’LP digitalizzato 96/24 che ha gamma dinamica doppia (sì, doppia!) e la differenza SI SENTE eccome: i CD spesso vengono “remixati” normalizzandoli creando il temuto “brickwalling” della gamma dinamica, ergo si sente tutto compresso e in clipping, mentre sugli LP spesso (ma non SEMPRE, vedi ad es. le pessime riedizioni dei Queen su LP che derivano dai master già remixati alla cacchio da Bob Ludwig!) ci stanno più attenti anche a parità di master di sorgente.
    La differenza si sente addirittura se converti tutto in MP3. Mentre purtroppo i file digital-download anche se 96/24 suonano male proprio per la citata moda di remix, addirittura i SACD dei Genesis suonano peggio delle originali uscite su CD: le edizioni “vecchie” di CD spesso suonano meglio di quelle nuove (e, azzarderei, meglio degli LP) proprio per questo (niente remix ma mastering diretto). Quindi un altro motivo per acquistare LP oggi è per evitare una gamma dinamica bassa che stanca l’ascolatore e va bene solo per i telefonini, si può controllare ogni uscita qui comunque: http://dr.loudness-war.info/
    Saluti

    PS: ti comunico che una delle mie catene audio non è certo un bidone (Ampli Creek Evo 100, diffusori MA Silver RX, Lettore digitale Pioneer 50-A – taccio sull’altra per non sembrare uno che se la tira), e che l’orecchio allenato ce l’ho, roba di famiglia visto che mio padre ha un SL-1200 tenuto benissimo e diffusori B&W 803, per dire…

    • quasi tutto vero, ma l’articolo era solo un invito a non comprare nuove edizioni viniliche e a prendere quelle originali; se ci si inoltra nei mille distinguo non se ne esce; la loudness war è solo uno dei problemi delle edizioni in CD; per esempio è vero che nei primi anni del CD i suoni non erano compressi come oggi (anche se vedo una inversione di tendenza), ma gli ingegneri del suono combinavano comunque pasticci a non finire, soprattutto per via del fatto che il digitale era per loro un oggetto misterioso e non rispondeva come l’analogico, anzi non rispondeva proprio – lo so bene perché c’ero anch’io a registrare con i primi DAT; un esempio, l’edizione in CD dei dischi di Nick Drake non era compressa, ma avevano esaltato i toni medi in modo assurdo e il suono era inascoltabile; un esempio più recente è l’edizione in CD non ricordo se delle Sister Sledge o di chi, che è leggermente più acuta della versione su vinile – non credo abbiano stampato milioni di vinili sbagliando, mi sa che l’ingegnere di mastering attuale ha sbagliato a regolare la velocità del nastro;
      altri produttori avevano lasciato saggiamente le cose come stavano, come nel caso dell’album di Kate Bush che ho citato: confrontando con Protools la versione CD e quella da disco non esiste la minima differenza, è una copia 1:1 , in altre parole hanno preso il master originale e l’hanno digitalizzato;
      ora che i CD non interessano più a nessuno, come ho accennato prima vedo anzi sento che i suoni stanno tornando decenti, anche se certe compilation di 45 giri rari disco/funk/soul continuano a essere un pugno nello stomaco; d’altra parte io 50 euro per un 45 giri non li spendo;
      belle, le 803, nel mio studio di postproduzione audio ho le B&W 801 II; ciao;

  13. Articolo contenente per lo meno generalizzazioni estreme. Personalmente sono più che felice che il “vinile” sia tornato di moda perché vuol dire avere scelta e, a parità di costo, un giradischi suona meglio di un CD-ROM o di un DAC (anche se qui si potrebbe aprire un discorso molto articolato). Sono d’accordo che la stragrande maggioranza delle ristampe in vinile siano di pessima qualità ma questo discorso vale quasi esclusivamente per quegli album che non erano stati pensati per essere pubblicati anche come LP. Tutte le nuove uscite pensate per essere pubblicate anche come LP (e grazie alla “moda” ne sono sempre di più) sono di ottima qualità, per lo meno per le mie orecchie e per gli artisti che ascolto. Affermare che i pre phono sono tutti uguali è una stupidaggine. Se si vuole ascoltare bene la musica bisogna comprare delle componenti di qualità che non vuol dire spendere una fortuna, con un 1000 euro si prende un amplificatore, casse e giradischi che sono anni luce distanti da compattoni o casse bluetooth da 200/300 euro.

    • non sono politicamente corretto, di quelli che di fronte a un fetore di sterco di cavallo dicono: sì, odore interessante, ma forse non lo capisco (cosa da dire sempre ai cultori di Jimi Hendrix con i qualli non si condivide l’entusiasmo); le cose stanno esattamente come ho scritto; i pre phono sono tutti uguali, un operazionale è un operazionale anche se lo inscatoli in un case di platino; alcuni sono meglio di altri, il fatto di usare un tantalio al posto di un elettrolitico può sicuramente migliorare la situazione, ma alla produzione la differenza è di pochi centesimi e non può tradursi in mille euro di sovrapprezzo;
      nel corso degli anni ho ripetuto più volte un semplice esperimento a uso dei sapientoni dell’audio: ho copiato su CD due o tre dischi di vinile di buona stampa e ho chiesto ad audiofili di quelli “che schifo il CD” di ascoltare le due versioni alternate e dirmi quale fosse l’originale e quale la copia; non l’ho fatto nel tinello con uno stereo Rossini Hi-Fi di quelli che assieme ti regalavano la bici e la coperta di lana merinos, ma nella mia sala mastering, con acustica controllata e livello di riproduzione calibrato; nessuno, e dico nessuno di nessuno è mai riuscito a distinguere la versione digitale da quella analogica; se il CD come supporto fosse mediocre si sarebbe dovuta sentire una differenza, così come si sente (e non sempre) comparando un originale con la copia su cassetta; il lettore utilizzato è sempre stato un vecchio PD-91 Pioneer: certo, se uno usa un Sony di prima generazione o un lettore di questi con il cassettino da PC sente un gran gracchìo, ma questo vale per qualsiasi cosa, non è che se uno va in gita con l’Alfasud può concludere che tutte le automobili sono scomode;
      aggiungo che i compattoni e le casse bluetooth saranno anche quello che sono, ma oggi un ragazzo senza particolare interesse per l’audio in sé può ascoltar benino musica con un centinaio di euro, negli anni Seessanta e primi Settanta a paritá di costo attuale i ragazzi dovevano usare i mangiadischi o al massimo le fonovaligie, da cui uscivano suoni rivoltanti e le cui puntine scavavno i solchi al primo passaggio;
      questo dell’audio è uno dei pochi settori nei quali i bei vecchi tempi andati tendono a prevalere acriticamente; a nessuno passerebbe oggi per la testa di guardarsi un film su un Mivar 14 pollici in bianco e nero, e nessuno tornerebbe volentieri al telefono a muro con il duplex rinunciando allo smartphone; ma per l’audio è tutta un’altra cosa; siccome a differenza dei sapientoni del settore, che vivono di riviste esoteriche e di articoli di fede, io l’audio l’ho provato tutto sin dagli anni Sessanta, posso permettermi di dire che i pre phono sono tutti uguali: il NAD suona un pelino meno bene di un Radial, e a volte un pre anni Settanta a transistor ha uno stadio RIAA sorprendente anche se rumoroso, ma in linea di massima le differenze sono minime, e sicuramente se uno spende duemila euro per un pre phono sbaglia; ma come diceva un mio amico commerciante di HiFi esoterico per sollevarsi la coscienza: uno non paga l’oggetto, paga l’hobby;
      cordialmente,
      A.A.

  14. Scusa andrea, ma se ridigitalizzi un suono analogico alla campionatura bassina del CD (44100 16 bit) è ovvio che “suoni come un CD”, così come se lo registri su un nastro al cromo al massimo hai la gamma dinamica di un nastro al cromo.
    Magari se lo campionavi a 96/24 e lo facevi ascoltare direttamente così la differenza si sentiva e come rispetto a un CD estratto con Exact Audio Copy.
    Non vorrei sembrarti ipercritico ma la tua tecnica di paragone lascia un po’ a desiderare, se metti tutto al ribasso si sente tutto al ribasso.
    Ripeto, la differenza la fanno la gamma dinamica più che il supporto, secondo me. E un’altra GROSSA differenza la fanno i convertitori A/D e viceversa di ogni componente della catena audio. E un orecchio allenato pure.
    Non concordo neanche con Genesio che dice che a parità di costo “il vinile suoni meglio”… a parità di costo di cosa? Del supporto? Della catena? Del resto?
    Perché se vogliamo sentire bene dal vinile allora tocca farsi una catena il più possibile analogica (ampli valvolari compresi) e lì son dolori… sono stato a un seminario di acustica all’Auditorium qui a Roma e hanno detto senza mezzi termini che come rapporto Q/P il digitale è imbattibile, se poi uno vuol spendere TANTO allora le cose cambiano (fermo restando che poi devi avere diffusori all’altezza etc. etc.)
    Io mi accontento degli LP in 96/24 che trovo in giro (specie se qualcuno ha già fatto il lavoro per me) e li ascolto in liquida e trovo il suono più morbido e “pieno” e li riconosco rispetto al CD ma sono casi rari. In altri casi trovo i CD “non remaster” suonare meglio di quelli remaster.
    Insomma non esiste una verità assoluta in merito. Ciao

  15. Sono La bellezza di 40 anni che Acquisto il disco in vinile.
    Non ho mai ascoltato un CD e non ho nemmeno il lettore (che schifo)
    Mentre chi andava nei negozi a prendersi il CD io la mia copia era il vinile.
    Oggi le cose sono cambiate e mi fa molto incazzare perché ora è diventata la moda dei giovani
    Che spendono 50€ per un giocattolino per fare suonare il disco
    Certo le prime stampe sono sempre le migliori e normale
    Ma ormai anche le nuove uscite vengono stampate in 180gr
    Io sono un collezionista pazzo
    Io ho dei titoli anche doppi tripli
    Oltre stampa italiana compero americana inglese francese ecc ecc
    Purtroppo ormai e così.
    Anche io sono contrario al 180 gr – ma questo nn vuol dire che suona male..
    Siamo nel 2019 e possono cambiare molte cose
    Stessa cosa per le musicassette…stanno ritornando (ma chi si fida a comperare una casetta registrata in digitale?)
    Come ho detto ormai e la moda di oggi – e mi dispiace che i giovani che prima nn sapevano l’esistenza del vinile ne fanno vanto..
    Cmq chi AMA il vinile non lo abbandona
    Ma questo vale chi a veramente giradischi di ottima qualità
    No giocattoli con puntina di plastica
    Ho 3 giradischi Tecnics Sl 1200 mkll
    Ho comperato per vedere la differenza il plx1000 Pioneer
    La differenza c’è…..

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