MCCARTNEY III, UN DISCO PER OGNI SVOLTA

MCCARTNEY III, UN DISCO PER OGNI SVOLTA

Si può dire che ogni sconvolgimento, ogni trauma, nella vita musicale (e non) di Sir Paul McCartney abbia il suo disco da solista, realizzato completamente con le proprie forze.

MCCARTNEY III, UN DISCO PER OGNI SVOLTA

McCartney (Apple Records, 1980)

MCCARTNEY III, UN DISCO PER OGNI SVOLTA

Paul McCartney (1970)

 

Il 17 aprile 1970, quasi un mese prima dell’uscita di Let It Be, il disco con cui i Beatles si accomiatarono dal pubblico, pubblicato l’8 maggio di quello stesso anno, Paul McCartney pubblicò il suo album da solista intitolato semplicemente McCartney.

Registrato tra gli Abbey Road Studios e la sua abitazione di Londra, il disco fu scritto, prodotto, suonato e cantato interamente dallo stesso Paul McCartney, che si avvalse del solo contributo della moglie Linda per i cori e alcune armonie vocali.

Si trattava del secondo album pubblicato da Paul McCartney, dopo la colonna sonora del film del 1967 The Family Way (Questo difficile amore), che realizzò in collaborazione con George Martin, produttore di tutti i dischi dei Beatles ad eccezione di Let It Be, ma il primo inteso come carriera solista, che segnava l’addio definitivo al gruppo più famoso di tutti i tempi.

Il disco ebbe un buon successo commerciale, ma la critica non lo apprezzò particolarmente, giudicandolo grezzo, poco ispirato e più generalmente non a livello delle precedenti produzioni dell’artista di Liverpool.

McCartney conteneva anche brani notevoli quali Every Night e, soprattutto, Maybe I’m Amazed, che a oggi viene considerata da molti una delle migliori canzoni mai composte da Paul McCartney. Il disco, con il tempo, ha beneficiato di una notevole rivalutazione, che lo ha portato ad essere uno dei più apprezzati della carriera da solista dell’artista britannico.

Proprio per la sua costruzione, i suoi brani molto brevi e l’atmosfera quasi “casalinga” in bassa fedeltà, McCartney ha un valore significativo molto forte, che sembra rappresentare lo stato d’animo dell’artista dopo l’uscita dai Fab Four, il gruppo che ha cambiato la musica pop per sempre.

MCCARTNEY III, UN DISCO PER OGNI SVOLTA

McCartney II (Parlophone (UK) – Columbia (US), 1980)

MCCARTNEY III, UN DISCO PER OGNI SVOLTA

Paul e Linda McCartney (1980)

 

Dieci anni dopo, il 16 maggio 1980, pochi mesi prima che John Lennon venisse assassinato a New York da Mark Chapman l’8 dicembre di quello stesso anno, Paul McCartney pubblica McCartney II.

Il disco viene registrato nella sua fattoria scozzese e, come per McCartney, viene composto, prodotto, suonato, arrangiato e cantato completamente dallo stesso Paul, al quale si affianca come backing vocals l’immancabile amata moglie Linda.

Ancora una volta, l’uscita del disco che porta il solo nome dell’autore coincide con lo scioglimento, di lì a poco, del gruppo di cui fa parte e che aveva contribuito a formare nel 1971, insieme alla moglie Linda e a Denny Laine, già fondatore, chitarrista e cantante dei Moody Blues, i Wings.

A segnare il musicista inglese fu anche quanto accaduto nel gennaio del 1980 in Giappone, durante il tour dei Wings a seguito dell’album, l’ultimo, Back to Egg, dove venne arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti (219 grammi di marijuana), rischiando una pena detentiva molto alta.

Dopo nove giorni passati in carcere, fu rilasciato e immediatamente fece ritorno in Inghilterra, dove decise di prendersi una pausa dal gruppo per dedicarsi al suo nuovo progetto solista. I Wings si sciolgono ufficialmente l’anno seguente (1981), ma dopo la morte di Lennon, il gruppo non si esibì più dal vivo (soprattutto) per la paura di Paul McCartney di subire un attentato anche lui.

Anche in quell’occasione il disco segnava un cambiamento. Meno introspettivo e più portato a uno sguardo verso il futuro, a nuove sonorità musicali, come l’elettronica, la new wave e il synth-pop.
Come per il precedente McCartney, nella maggior parte dei casi la critica non fu molto favorevole al disco, giudicato troppo sperimentale e “imbottito” di suoni elettronici: il terzo singolo estratto dall’album, Temporary Secretary, è un esempio perfetto.

Tuttavia, riuscì a posizionarsi bene nelle classifiche, sia inglesi (primo posto) sia statunitensi (terzo posto), trascinato specialmente dal primo singolo Coming Up e dal relativo video, dove assistiamo all’esibizione dell’immaginario gruppo dei The Plastic Mac (un probabile riferimento alla Plastic Ono Band di John Lennon e Yoko Ono) i cui dieci musicisti sono tutti interpretati dallo stesso Paul McCartney e le due coriste dalla moglie Linda.

Apprezzato dai fan con il tempo, nel 1986, Paul McCartney, durante un’intervista alla Bbc disse che il disco non era più di suo particolare gradimento, Coming Up, comunque, resta un appuntamento più o meno fisso nei live anche negli anni successivi.

Paul McCartney (2020)

 

Ora, a quarant’anni di distanza, Paul McCartney torna con un nuovo disco composto, suonato, cantato, prodotto e registrato completamente da solo, nella sua fattoria del Sussex: McCartney III.

A caratterizzare questa uscita non ci sono gruppi che si dividano o arresti in paesi stranieri. Questa volta c’è “solo” una pandemia globale che ha coinvolto e influenzato la vita di tutti gli abitanti del globo terrestre.

Niente più esibizioni dal vivo per concerti o promozioni, niente viaggi o impegni mondani, ma un periodo di stop forzato e prolungato, dove l’ex Beatles ha deciso di “distrarsi” scrivendo canzoni. Non si sa come sarà il mondo della musica dopo il Covid-19 e quando il vaccino farà effetto. Di sicuro non ne uscirà indenne.
Non è neanche certo che il mondo dei concerti sopravvivrà a questo trauma mondiale e in ogni caso probabilmente ne verrà fuori profondamente cambiato.

La diffusione dello streaming, delle registrazioni in ambiti più contenuti, per non dire “casalinghi”, certamente renderà diverso l’approccio non solo alla fruizione della musica, ma proprio al suo processo creativo e produttivo. McCartney III, sotto questo punto di vista, non rappresenta uno stravolgimento alla fine di un’era musicale che si chiude per l’ex Fab Four, quanto le basi per una nuova che si apre, un cambiamento dettato anche dalla necessità di reagire alla pandemia, di porre le basi per guardare avanti.

McCartney III è la chiusura di una trilogia iniziata ben cinquant’anni fa, ma è anche un inizio, un fondamentale “manifesto” dei risultati che si possono raggiungere in questa nuova via musicale.
Rispetto ai primi due McCartney, qui troviamo un artista più maturo e consapevole, che a 78 anni non ha e, soprattutto, non sente il bisogno di dimostrare nulla a nessuno, in particolar modo a sé stesso. Questo si riflette sulla composizione del disco, con canzoni squisitamente cesellate, che esaltano senza fatica una vena creativa che, anche dopo sessant’anni di attività pare proprio non volersi esaurire con i suoi (inevitabili) alti e bassi.

L’album è quasi un ritorno alle origini musicali di Paul McCartney, con ballate che si alternano a brani dal forte sapore rock-blues e irresistibili melodie pop, come solo l’autore di brani come Hey Jude, Let It Be, Yesterday e The Long and Winding Road (solo per citare alcuni dei tantissimi capolavori composti) è capace di tirare fuori dal cilindro.

Così si viene rapiti dalla musica. Mentre ascoltiamo il rock (quasi) hard di Slidin’ o il nostalgico Woan and Wives, il beatlesiano Find My Way, il folk della conclusiva Winter Bird / When Winter Come (che non può non portare alla mente la bellissima Blackbird) o anche Deep Down con il suo ritmo molto vicino all’hip hop, passando per il blues di Lavatory Lil.
Fino ad arrivare a quello che si può considerare il punto più alto del disco: Deep Deep Feeling, un dedalo di emozioni e di sentimenti che, in in quasi nove minuti, avvolge e stravolge i sensi.

Un disco che mostra anche degli aspetti non propriamente impeccabili, come la produzione non sempre all’altezza (ma bisogna tenere conto, comunque, del totale “fai da te”) e la voce che forse, per la prima volta, fa sentire tutto il peso dei suoi anni.

Sono anche queste “imperfezioni” a rendere McCartney III quel gioiello che è: una diversità di soluzioni musicali che mescolano la sapienza del saggio ed esperto musicista con la forza di un giovane esordiente, undici canzoni diverse tra loro, ma allo stesso tempo fortemente unite da un unico filo conduttore: Paul McCartney.

In questo 2020, che di gioie ne ha date veramente poche, McCartney III è sicuramente una delle sorprese più belle ed inaspettate. Un disco che rende difficile decidere quale sia il brano migliore, perché ogni canzone ha una sua dimensione ed una sua bellezza unica e particolare.

È un disco “genuino”, con il quale Paul McCartney ribadisce, come se ce ne fosse bisogno, di essere ancora quel fine compositore e creatore di melodie che hanno caratterizzato tutta la sua carriera e la musica pop, in modo profondo ed indelebile.

McCartney III non solo entra di diritto nella lista dei migliori album dell’anno, ma anche in quella degli imperdibili.

 

Nel 1967, sull’album Sgt. Pepper’s Lonely Heart’s Club Band Paul McCartney cantava «Will you still need me, will you still feed me, when I’m sixty-four» («Avrai ancora bisogno di me, mi darai ancora da mangiare, quando avrò sessantaquattro anni»), la risposta arriva ora ed è assolutamente sì. E di anni ne ha 78.



Paul McCartney

McCartney III

pop / art-pop
rock-blues
rock / art-rock
new wave

Capitol
18-12-2020
44:48

Paul McCartney: vocals, electric and acoustic guitars, bass,
double bass, piano, harpsichord, mellotron,
harmonium, Fender Rhodes, synthesizer,
Wurlitzer electric piano, drums, percussion
recorder
producer

Rusty Anderson: electric guitar in Slidin’
Abe Laboriel Jr.: drums in Slidin’

Tracking List
1. Long Tailed Winter Bird (5:16)
2. Find My Way (3:54)
3. Pretty Boys (3:00)
4. Women and Wives (2:52)
5. Lavatory Lil (2:22)
6. Deep Deep Feeling (8:25)
7. Slidin’ (3:23)
8. The Kiss of Venus (3:06)
9. Size the Day (3:20)
10. Deep Down (5:52)
11. Winter Bird / When Winter Comes (3:12)

 

 

 

1 commento

  1. Complimenti!
    Bell’ articolo! Raramente ho trovato una recensione che rispecchiasse così tanto anche i miei pensieri e le emozioni provate ascoltando un disco. Soprattutto un articolo che testimonia una conoscenza profonda dell’artista, non superficiale e scevra dei soliti luoghi comuni su Beatles e dintorni.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*