GUIDA ALLA NON SCELTA DI UN GIRADISCHI

Giradischi Technics SL-1500

Dopo l’articolo sui dischi di vinile (se non l’avete ancora fatto lo potete leggere QUI) molti mi hanno scritto chiedendo di essere ben indirizzati nel mondo dei giradischi. Una via possibilmente conveniente, qualcosa da spender poco, diciamo meno di 4-500 euro. È una richiesta difficile da esaudire, ma volentieri vi indico alcuni punti fondamentali.
Il giradischi è un aggeggio che serve a riprodurre i dischi di vinile composto da un piatto rotante azionato da un motore e da un braccio che sostiene la puntina di lettura, integrata (anche se quasi sempre sostituibile) in quella che si chiama testina (cartridge) fissata al portatestina (shell). Il tutto sistemato in un mobile di legno o plastica o plexiglas o truciolare o alluminio o quel che è. Tutto qui: nell’anno 2019 dovrebbe essere facile ed economico produrre un buon giradischi, e invece no.
Questo articolo è dedicato sia ai neofiti sia ai vecchi bacucchi che non si ricordano più le cose.

I parametri da prendere in considerazione per un giradischi

– La precisione della velocità di rotazione, espressa in variazione percentuale rispetto alla velocità nominale, tipicamente 33 e 1/3 e 45 giri al minuto, dovrebbe essere 0%, ma possiamo accontentarci di 0,2-0,3%.
– La stabilità della rotazione (parametro wow & flutter, espresso in percentuale “assoluta” e “pesata”, weighted o bewertet in inglese e tedesco. Guardate il valore pesato, qualsiasi cosa inferiore a 0,1%, meglio se 0,07% va bene).
– Un buon isolamento dal rumore prodotto dalle proprie parti meccaniche in movimento: parametro rumble, espresso in decibel, qualsiasi valore inferiore a -50 dB va bene. Occhio, inferiore in negativo, quindi 52 è meglio di 50.
– Un braccio che sia decente e si adatti bene alla puntina scelta o più facilmente una puntina che si adatti bene al braccio, ma di bracci e puntine oggi non parleremo. Di solito se un giradischi va bene anche il braccio che ha in dotazione fa bene il suo mestiere. Solo i giradischi di alto livello prevedono che si possa montare un braccio diverso da quello predestinato dal costruttore.
– C’è poi il suono del giradischi, un parametro ineffabile e soggettivo che spesso è usato per attribuire qualità positive a giradischi mediocri, e di cui qui non parleremo. Se volete addentrarvi nell’argomento esistono fior di siti / blog che vi spiegheranno che con il tal o talaltro giradischi finalmente si percepiscono le cose più disparate. I termini preferiti sono spazialità, profondità e bassi precisi; anche bassi ben frenati e una certa predominanza dei medi sono definizioni che vi apriranno le porte di questi club esclusivi. Se un giradischi vi sta antipatico a priori, non dimenticate di dire che gli acuti sono metallici e i bassi confusi, potete anche azzardare che la voce della cantante è leggermente opaca (rispetto a come è riprodotta dal giradfischi di riferimento da 10.000 euro).

Giradischi Technics SL-150

I giradischi migliori erano (e sono) venduti anche senza braccio, così che il cliente potesse scegliere quello che preferiva, spesso costoso quanto il giradischi stesso

Quella dei giradischi è una tecnologia semplice e stracollaudata, inoltre è intrinsecamente economica, eppure spesso i giradischi di produzione recente funzionano male e inoltre costano una valanga di soldi. Vediamo la situazione a grandi linee.

I modi per far girare il piatto di un giradischi

1. Il motore è collegato a una puleggia, la quale è a contatto con il bordo interno del piatto: è stato il sistema più diffuso fino a metà anni sessanta. I giradischi a puleggia di solito pesavano tonnellate. Erano molto affidabili, ma non garantivano un particolare isolamento dal rumore prodotto dal motore. Rumore che, rilevato dalla puntina, era udibile in forma di rombo sommesso sotto il suono del disco (rumble), inoltre una puleggia con usura irregolare provocava instabilità di rotazione.

Giradischi Thorens TD-124

Il Thorens TD-124, forse il più famoso giradischi a puleggia. Lo vendetti a 50mila lire nel 1996 (ed era il suo valore). Adesso ci vogliono sui mille euro per comprarlo, e gli hanno dedicato due volumoni di 960 pagine


2.
Il motore è collegato a una cinghia che a sua volta è collegata al piatto, tipo catena di bicicletta. Questo è un sistema che offre il vantaggio di una notevole semplicità costruttiva e di disaccoppiare bene il motore dal piatto e dunque di ridurre il rumble, la precisione della velocità di rotazione e la sua stabilità sono determinate dalla tolleranza meccanica degli ingranaggi e dalla precisione della frequenza della corrente elettrica di casa (i 50 Hertz) nel caso di motori in corrente alternata, e dalla stabilità del circuito di controllo in quelli con regolazione elettronica della velocità. In questi giradischi è da aspettarsi sempre una certa imprecisione, anche se minima nei modelli migliori.

3. Motore e piatto coincidono: o il motore ne costituisce la base o il piatto ne è proprio parte integrante. in questo caso non esistono meccanismi di riduzione di velocità (il motore-piatto ruota esattamente alla velocità richiesta), il rumore è basso e la velocità di rotazione è piuttosto stabile. Oggi il motore a trazione diretta lo usano anche per le lavatrici, ma a fine anni sessanta questa tecnologia fu una conquista notevole. Fu subito presa in odio dai sedicenti veri audiofili, che ne individuarono una caterva di difetti tra i più fantasiosi, ma la verità era ed è che per progettare e produrre un giradischi a trazione diretta sono necessari grandi investimenti recuperati poi da prezzi di vendita moderati, e le piccole aziende che producevano e producono semplici giradischi a cinghia non riuscirono a star dietro ai colossi giapponesi dell‘epoca, primo tra tutti la National Panasonic, che nel campo audio divenne poi universalmente nota come Technics. E si sa che la persona di classe rifugge dalla produzione di massa;

I primi giradischi a trazione diretta, e in generale i più economici, disponevano di un circuito elettronico di regolazione fine della velocità non particolarmente stabile, ma presto fecero la loro comparsa i circuiti con regolazione della velocità definita da un cristallo di quarzo, che ha la particolarità di vibrare con minime variazioni a una precisa frequenza quando collegato a corrente elettrica ed è dunque un riferimento molto affidabile. La regolazione al quarzo allontanò ulteriormente i piccoli produttori audiofileggianti dal mercato mainstream, e questo scatenò ulteriori rancori da parte di quegli appassionati che non vedevano e non vedono l‘ora di spendere cinque stipendi per un giradischi.

Giradischi Technics Sl1100

Giradischi a trazione diretta Technics Sl-1100, anno 1972, senza controllo della velocità a quarzo

Arriviamo al punto. Tutte le grandi aziende come Sony, Denon, Yamaha e Kenwood hanno smesso da decenni di produrre giradischi. Prima di chiudere le fabbriche hanno costruito capolavori d‘addio e oggi non hanno nessuna intenzione di rimettersi in ballo. Fa eccezione la Technics, che si è rimessa a fare due versioni del 1210, un giradischi favoloso nato negli anni settanta per ascoltare bene i dischi e poi adottato dai disk jockey di tutto il mondo. Prodotto in milioni di pezzi, è stato disprezzatissimo per decenni dagli audiofili, i quali adesso che non lo fanno più hanno scoperto che non era niente male, e a un prezzo stracciato. Ma il modello attuale per così dire economico, 1.500 euro, leggo che presenta vari problemi costruttivi e ora non voglio parlarne perché non ho potuto ancora provarlo personalmente. E la tedesca Dual (attenzione, esistono due Dual, solo una è l’erede del marchio originale), che produce giradischi interessanti a prezzi semibassi, ma ancora: non li ho provati di persona e dunque non azzardo un parere.

Al loro posto hanno fatto la comparsa un sacco di marchi, spesso ricicli di nomi storici: Audio Technica, Lenco, Pioneer, e altri nuovi, Reloop, American Audio eccetera, che di fatto vendono tutti lo stesso giradischi fabbricato dalla Hanpin in Cina, il quale vorrebbe essere un clone del modello 1210 della Technics. La Hanpin produce UN modello di giradischi a trazione diretta controllato a quarzo che i vari committenti possono far personalizzare come vogliono – colori, finiture eccetera. Il progetto di questo giradischi universale di per sé non è male, diciamo che è accettabile, il problema è che perlopiù sono giradischi costruiti sciattamente. Ne ho avuti diversi per le mani, e tutti avevano un qualche difetto assurdo: le viti del braccio erano lasche, mancavano dei pezzi eccetera, e tutti ma dico tutti avevano il piatto che oscillava su e giù, come potete vedere da questo mio video del modello più costoso del gruppone cinese:

Una oscillazione del genere provoca quello che è definito wow (vedi sopra): se ascoltate il suono di un pianoforte su un giradischi di questi il suono avrà un su e giù tonale, uuuuuuaaaaaaauuuuuuuaaaaaaauuuuuuaaaaaa… Il secondo parametro che definisce la stabilità di rotazione è il flutter, che come dice il nome è una variazione del suono continua e rapida come un battere d‘ali, ma quasi sempre il flutter è provocato da dischi stampati male e il giradischi non c’entra.

Questi giradischi hanno spesso buone recensioni scritte da incompetenti, i quali perlopiù sottolineano come il piatto sia potentissimo. Nessuno si prende la briga di misurare precisione, stabilità e rumore, quello che conta è la potenza del piatto. Va detto che, in effetti, questi giradischi si potrebbero usare come tritanoci, cosa che può interessare solo chi fa scratching, e spero molto che tra i miei lettori non ci siano scratcher, ci rimarrei male se così fosse.

In teoria un motore potente e un piatto pesante dovrebbero portare stabilità alla rotazione, ma se il perno è storto la stabilità non c’è neanche con un motore da trebbiatrice.
Alcuni costruttori non specificano neanche i valori di wow e flutter, oppure mettono un generico 0,1 per cento. Che non sarebbe neanche male, se non fosse che da quel che leggo è un valore teorico misurato in condizioni di laboratorio, io ho misurato anche il 2 per cento in condizioni reali.
Per intenderci, nel 1978 un giradischi di fascia media aveva un wow & flutter reale dello 0,03 per cento, quelli molto buoni arrivavano allo 0,001 per cento, o anche meno.

Va bene, allora niente cinesi, che si fa? È un bel problema. Alcune aziende come Pro-Ject e Rega costruiscono giradischi a cinghia di prezzo contenuto. La costruzione è in MDF impiallacciato o laccato e a volte materiali plastici traslucidi, e il braccio di media è più che dignitoso – in particolare il braccio della Rega è piuttosto buono. Sono esteticamente belli e funzionano benino, di solito la testina / puntina è compresa nel prezzo, ma la precisione e la stabilità della velocità non sono granché. Per il modello da 300 euro la Pro-Ject dichiara una precisione di rotazione dello 0,7 per cento e una stabilità dello 0,21. Sono valori modesti, ma se non altro onesti (ma applicabili solo a un giradischi nuovo di fabbrica e perfettamente istallato), ammettendo uno scostamento della velocità verso il basso dello 0,7%, il disco dura mediamente 19 secondi di più. Un wow & flutter dello 0,21% è chiaramente udibile con strumenti come il pianoforte, ma è il valore massimo, e a dire il vero spesso i dischi hanno il foro centrato male e producono fluttuazioni di loro già più elevate. Per 300 euro forse si può accettare. Si può?

In compenso il Rega Planar 2 ha valori misurati di wow / flutter di 0,02 / 0,03 per cento, ottimi, e uno scostamento dalla velocità nominale dello 0,9 per cento, mica tanto ottimo. Però ci vogliono sui 550 euro.

Anche per questi giradischi non cinesi può esserci il problema del piatto che talora va su e giù come un canotto, e questo è verificabile in diversi video presenti su YouTube. Tenete conto che già un millimetro di fluttuazione al bordo esterno è troppo. La cosa migliore, nel caso, è provare il giradischi in un negozio prima di comprarlo, e verificare che sia un pezzo riuscito bene. In internet i commenti di clienti insoddisfatti che lamentano alcuni altri difetti di questi giradischi corroborano il consiglio di provare il giradischi prima di comprarlo.

C‘è anche la possibilità di orientarsi verso l‘hi-end, giradischi da 1.500 euro (che per gli audiofili sono il prezzo da pagare per il solo cavo della corrente del giradischi), 3mila, 50mila euro. Ehi Antonini, ma questo non era un articolo rivolto a chi vuol spender poco? Be’, esistono sempre le comode rate ventennali a interessi zero. Da vedersi, questi giradischi sono magnifici, però per 3mila euro uno si aspetta con certezza le solite cose: precisione e stabilità di rotazione. In fin dei conti si tratta di un piatto di metallo e un motorino che gira, mica roba misteriosa. Oggi in una chiavetta di memoria ci fanno stare 64 miliardi di transistor, che sarà mai assemblare un motorino e una cinghia? E no, niente, a leggere le misurazioni sulle riviste specializzate i valori relativi a diversi di questi giradischi sono scarsini. Ma ecco l‘asso nella manica di taluni audiofili, che dicono:”Sì, la chitarra va a zigazag, in effetti il pezzo è un po‘ velocino, ma che suono!“. E che vuoi risponder loro?

Caso clinico #1 L’inglese SME produce un giradischi di medio interesse audiofilo da 42.000 euro (quarantaduemila). Non posso mettere la foto per questioni di diritti, lo trovate in internet. Pesa 53 chili e sembra funzionare benino. Sulla rivista inglese “HiFi News”, un recensore dice che “in questi tempi in cui ormai un giradischi da 80.000 sterline non fa più notizia, un giradischi di alta qualità da 23.000 [il prezzo dello SME in UK nel 2009] è da considerare un fatto molto positivo. […] al giorno d’oggi, lo SME 30 / 12 è un affarone”. Conclude, bontà sua, dicendo che può anche essere visto come un investimento.

 

Nell’immagine che segue vediamo un dettaglio delle misurazioni effettuate da una autorevole rivista tedesca di tecnica audio su un giradischi da 4.500 euro: wow & flutter +/- 0,21%, scostamento dalla velocità nominale +0,29% – per 4.500 euro ci si aspetta ben di meglio, e infatti il voto è 5.

La giradischi dà un bel 5 quanto a caratteristiche tecniche.

È da dire che altri giradischi di fascia media (1.200-4.000 euro) ottengono risultati apprezzabili, come il nuovo Elac (3.000 euro), ma qui si pone una domanda di buon senso che apre un altro universo di problemi metafisici: vale la pena comprare qualcosa che tra due o tre anni potrebbe valere un terzo di quanto costa oggi? Perché nel campo audio, quello che conta è il marchio e / o il mito che circonda un certo modello, ha poca importanza il valore intrinseco dell’oggetto: il mio giradischi Sony TTS-4000 con braccio SME 3012 vale oggi di più (adeguando il valore all’inflazione) di quando fu messo in vendita nel 1970, solo per il braccio ci vogliono oggi mille euro, e il braccio onestamente non li vale di suo. Ma un Elac non-glamour da tremila euro, quanto varrà fra due o tre anni? Forse mille, e forse non riuscirete neanche a rivenderlo. E se come accade a molti, tra un paio d’anni ne avete piene le tasche del vinile?

Giradischi Sony TTS-4000

Il giradischi Sony TTS-4000 dell’autore di questo articolo; ha quasi cinquant’anni (il giradischi, non l’autore) e funziona alla perfezione come il primo giorno

Per farla breve, se non possedessi una collezione di giradischi favolosi probabilmente mi prenderei un Rega da 500 euro, malvolentieri perché sono dell’idea che costino davvero troppo per come sono costruiti, oppure un giradischi del periodo d’oro (1971-1985), o un Technics SL-1210 usato sperando in bene.

Caso clinico #2, A metà anni settanta la inglese Amstrad mise in produzione un giradischi controcorrente, cioè estremamente minimalista, mentre si diffondevano giradischi sempre più tecnologici. Al posto del piatto aveva tre bracci astronautici, e per cambiare velocità bisognava spostare a mano la cinghia da un diametro all’altro della puleggia. La base era di un legno talmente mediocre da sfaldarsi, e il perno del piatto / crociera era incernierato in questa base di legno. Ovvio che entro breve il piatto ondeggiasse come un dente affetto da piorrea. Oggi quel giradischi è ricercatissimo, non raggiunge le migliaia di euro, ma le centinaia sì: alcuni sedicenti audiofili individuano nel minimalismo costruttivo la loro perfezione ideale, e io ogni tanto mi domando se oltre ad avere alti ideali e tanti soldi da buttar via, ogni tanto ascoltino anche della musica.
Giradischi Amstrad TP12

Il giradischi Amstrad TP12

Un’ottima alternativa, non per tutti, è comprare un buon giradischi vecchio, uno costruito tra il 1971 e il 1985. Ho avuto per le mani dei Denon eccezionali, come il DP37 di inizio anni ottanta con smorzamento elettronico delle ondulazioni del disco, che potete vedere in azione qui sotto. Wow / flutter: 0,012%, rumble -78dB! Se lo trovate tenuto bene a 150 euro nella finitura nera e 180 nella finitura legno lucidato a specchio, prendetelo al volo, ma non pagatelo di più perché essendo pilotato da un microprocessore dell‘età della pietra, il giorno che si guasta è da buttar via.

Al posto di un giradischi nuovo da 300 euro può valere la pena di prendere un Technics SL1500 (o 1510 se color antracite), di metà anni settanta.

 

Giradischi Technics SL-1510

Giradischi Technics SL-1510, del 1975

Quasi interamente di metallo, è costruito molto bene, e suona benissimo. Su eBay si trova a 100 euro se mal funzionante e a 200 se in ordine, ma se ve la cavate con il saldatore e sapete sostituire qualche componente elettronico, quelli difettosi hanno tutti lo stesso problema e si riparano con cinque euro di pezzi di ricambio e un po’ di spray disossidante. Pressoché tutti i giradischi costruiti prima del 1975 sono riparabili. Anche quelli dopo, se non usano microcircuiti proprietari. Gli SL-1500 non hanno controllo al quarzo, per cui ogni volta che si accendono bisogna verificare che la velocità sia quella corretta con lo stroboscopio incorporato, dopo di che va messo in conto che dopo dieci minuti il piatto potrebbe girare più veloce o lento, ma non così tanto da accorgervene a orecchio.

Srtroboscopio giradischi Technics SL-1100

Lo stroboscopio serve a verificare la corretta velocità di rotazione del piatto: quando i pallini illuminati da una luce, appunto, stroboscopica, appaiono fermi, la velocità è corretta

Molti altri giradischi di quel periodo vanno bene, da evitare i vecchi e delicati (e carissimi) Thorens a cinghia, e quelli giapponesi fatti prima del 1970, fragili e spesso non restaurabili. Certi giradischi di plasticaccia della seconda metà dei Settanta (Hitachi, Sony, Telefunken, Wega…) funzionano benino e si portano a casa con pochissimi soldi, certo sono un pugno nell‘occhio, ma hanno tolleranze meccaniche molto più stringenti di quelle attuali e un Akai si trova a 50 euro. Da evitare i Bang & Olufsen, belli da vedere (io li trovavo ben brutti), avevano specifiche mediocri e le testine hanno attacco non standard, sono una rogna e per questo si trovano a prezzi bassissimi. Anche i giradischi Technics a cinghia di metà anni ottanta sono da lasciar lì, usano un attacco della testina desueto e si finisce con il pagare di più per la testina nuova che non per il giradischi tutto insieme. Se vedete un giradischi che vi attira, consultate il data base contenente i dati di quasi tutti i giradischi esistenti, Vinyl Engine (l’iscrizione è gratuita e non vi manderanno mai posta indesiderata) e verificate i soliti valori. Se un vecchio giradischi è puramente elettromeccanico, cioè motore in corrente alternata e cinghia (lo verificate su Vinyl Engine) basterà lubrificare i movimenti e cambiare la cinghia, se invece ha regolazione elettronica della velocità va considerato che qualsiasi oggetto elettronico più vecchio di trent‘anni ha al suo interno componenti chiamati condensatori elettrolitici che probabilmente vanno sostituiti, soprattutto se l’oggetto non è stato usato regolarmente e ininterrottamente. Finché esistevano i radioriparatori ve la potevate cavare con l’equivalente di una decina di euro e tanti saluti, adesso le boutique del suono vogliono cifre folli (e questa banalissima operazione la chiamano pomposamente recapping, da capacitor, condensatore in inglese). Se non sapete farlo da voi e non conoscete un tecnico che abbia voglia di arrotondare la pensione lasciate perdere..

Caso clinico #3, Nel 1975 se avevi pochi soldi l’unico giradischi che ti potevi permettere era il Lenco L75, a puleggia, fatto in Svizzera. Costava sulle 100mila lire, e non appena la nonna ti regalava qualcosa a Natale ti affrettavi a rivenderlo per qualcosa di meglio. Non era male, ma di impostazione vecchia e con un braccio modesto. Adesso è proposto come aggeggio hi-end a prezzi che non si possono vedere. Certo il made in Switzerland fa la sua figura, ma anche il Toblerone lo fanno in Svizzera e non per questo lo paghiamo a peso d’oro. Non compratelo (il giradischi, non il Toblerone) neanche se lo trovate a poco, le fragili guarnizioni di gomma del braccio vanno a ramengo ogni sei mesi e la gomma della puleggia non era delle migliori già allora, figuriamoci adesso – certo si può cambiare. Era goffo e rumoroso, se ci affrettavamo a darlo via avevamo buoni motivi.

Come detto all’inizio, questo articolo non è una guida all’acquisto, eventualmente è una guida preliminare al non acquisto. Soprattutto vuole mettere in chiaro che per quanto riguarda i giradischi sono cavoli amari. Il citato Technics SL-1210 (o 1200 se di color chiaro, ci sono poi varie versioni, MK II, MK V eccetera) costava sui 500 euro prima che uscisse di produzione. Adesso usato costa sui 600 euro se proprio maltrattato da far schifo, in crescendo fino a duemila euro se mai usato e tenuto nella scatola. Va a fortuna: se ne trovate uno tenuto in casa e ben curato può valere la pena, ma il più delle volte sono stati sballottati e strattonati dai Dj e hanno alle spalle molte migliaia di ore di rotazione.

Le decine di blog e siti dedicati all’argomento, in mezzo a poche informazioni sensate, contengono affermazioni le più fantasiose e basate perlopiù su opinioni arbitrarie di gente che molte volte non ne capisce niente. Se ne avete frequentato qualcuno avete già scoperto che nel tal sito se qualcosa costa meno di un tot allora fa schifo, nell’altro sito l’unica possibilità di sentire bene musica è comprare apparecchiature cinesi e poi modificarle a caro prezzo eccetera. Arriva gente che tutta contenta chiede un’opinione su un giradischi più che dignitoso trovato in cantina e i guru del blog gli consigliano sdegnati di buttarlo subito via. Lo so che adesso anche qui arriveranno quelli con il giradischi Clear Audio e braccio Piripicchio con testina di legno, non sprechino il fiato.

Domandatevi se avete davvero bisogno di un giradischi e se avete davvero voglia di spendere soldi in dischi di vinile. Se fra qualche tempo sarete ancora saldi nella vostra volontà discuteremo più a fondo dell’argomento. Vi segnalo comunque che dal 1982 sono disponibili i Cd, di cui i più giovani forse non hanno sentito parlare: permettono di ascoltare musica con qualità superiore a quella del vinile, i lettori sono più comodi dei giradischi e i Cd costano molto poco. Inoltre i Cd usati si comprano a peso.

 

(Testo e immagini copyright © 2019 Andrea Antonini, Berlino)

 

6 commenti

  1. Ho un Technics 2000, per cortesia cosa ne pensa?

    • è un buon giradischi, vado a memoria, era l’alternativa economica della serie Technics SL-1500, 1700, ecc. per il fatto che lo chassis non era di alluminio ma di legno (mi pare di ricordare un truciolare molto compatto impiallaciato con materia plastica molto resistente) e che il piatto non è parte integrante del motore, ma è solo appoggiato al motore; il braccio credo fosse identico a quello della serie più costosa; in teoria è leggermente rumoroso, ma in realtà fa bene il suo mestiere; da tenersi ben stretto;

  2. Scusa ma oltre a puleggia, cinghia e trazione diretta non ci sono anche quelli a trazione magnetica, senza alcun contatto fisico tra piatto e motore?
    Io ho un paio di SL-1200 MK II. Adesso non li ho sotto mano ma se non sbaglio sono di quel tipo. Ricordo che il piatto lo potevi sfilare dal perno e togliere senza problemi non essendo collegato in alcun modo al resto del giradischi

    • modifico la risposta perché ho capito in ritardo la domanda; qualsiasi motore elettrico al mondo è a “trazione” magnetica; il 1200 ha il piatto che è parte integrante del motore: se guardi sotto vedi una serie di magneti che interagiscono con le bobine di rame che sono fissate attorno al perno nello chassis; i due pezzi formano il motore, ma se apri il motorino di avviamento della maccchina, per dire, troverai qualcosa di simile; ci sono poi i giradischi a trazione / sospensione magnetica; che sappia l’unico effettivamente in commercio a un prezzo quasi decente lo fa la slovena Mag-Lev; è meraviglioso da vedersi, e ha soluzioni tecniche notevoli, per esempio se va via la corrente il giradischi ha comunque sufficiente energia immagazzinata per far scendere “a terra” il piatto; secondo le recensioni ha valori tecnici discreti (ma non paragonabili con quelli di un giradischi tradizionale) e un grosso neo: quando scende il braccio e la puntina tocca il solco a inizo disco, ci sono vistose fluttuazioni del piatto sospeso, il che significa che nei primi secondi il suono ondeggia anch’esso; ma se guardi i lvideo più sotto si nota che comunque il piatto fluttua in continuazione anche se pochissimo;
      qui vedi i piatti a levitazione magnetica: https://www.youtube.com/watch?v=HP_Wxx7I-Dg

  3. Ho un Thorens TD280 prima serie guasto. Un tecnico che non ripara giradischi mi disse che era guasto il motore e che lui non era in grado di ripararlo. Il piatto gira con una velocità non costante e quindi mi sembrava più probabile un guasto del circuito di regolazione della velocità.
    Vale la pena tentare la riparazione? Ovviamente presso qualcuno più preparato sui giradischi.
    Non ha parlato dei Thorens attuali, sono un buon acquisto? O sono fragili come i vecchi?

    • le ho risposto in privato; non ho parlato dei Thorens attuali perché secondo me quelli vecchi erano delle tolle nonostante la gran stima di cui godevano e godono – e li ho avuti tutti, puleggia e cinghia -, e non ho sentito la necessitá di collaudarne i discendenti;

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