MARILDA DONÀ, LA FINTA INGENUA SEXY

MARILDA DONÀ, LA FINTA INGENUA SEXY

Marilda Donà, nata a Merano nel 1955, si presenta al grande pubblico come valletta di Pippo Baudo nell’edizione 1980-1981 della popolare trasmissione Domenica In. Chi segue la commedia erotica la conosce già, perché Marilda è attiva nel cinema sin dal 1975.
Possiamo definire la Donà come una caratterista sexy della commedia erotica perché nella sua breve carriera non ha mai rivestito parti da protagonista. Il ruolo per la quale i registi la vedono portata è quello della cameriera veneta falso-ingenua insidiata dal protagonista. Ma non ha fatto soltanto quello.
La sua bellezza abbondante e naturale, il sorriso che ispira simpatia, il volto malizioso e intrigante, sono le sue caratteristiche principali. Forse non ha avuto l’occasione per far vedere davvero quello che valeva.


Marilda Donà debutta come pure Lilli Carati con Di che segno sei? di Sergio Corbucci (1975) di cui abbiamo parlato nell’articolo dedicato alla bella attrice milanese. Qui aggiungiamo soltanto che la Donà è presente in Fuoco, l’episodio più famoso, quello dove Alberto Sordi realizza una specie di sequel di Un americano a Roma di Steno: Nando Moriconi se la deve vedere anche con la nostra Marilda nei panni della sexy servetta Carolina.

La sua seconda parte di un certo rilievo è ne L’affittacamere di Mariano Laurenti (1976). In questo film Marilda Donà interpreta la moglie dell’integerrimo giudice Damiani (Adolfo Celi), che se la fa con il tipografo-fantino Giuseppe Pambieri. Il suo ruolo è interessante e pure se fa da comprimaria alla bellezza di Gloria Guida le sue apparizioni in scena non sono da sottovalutare. Marilda Donà dà il cambio a una stupenda Gloria Guida e realizza alcune scene sexy molto intriganti con Giuseppe Pambieri. Ricordiamo un focoso rapporto nella tipografia di Pambieri e un sexy finale con il marito che la scopre a letto con l’amante alla pensione Paradiso gestita dalle due sorelle.


Movie rush – La febbre del cinema
di Ottavio Fabbri (1976) è un film scritto da Giancarlo Fusco e dal regista che vede tra i protagonisti persino la sexy cantante Loredana Bertè nei panni di un’autostoppista. Altri interpreti sono Massimo Boldi, Benjamin Lev, Sergio Di Pinto, Daniela Caroli e Marilda Donà, che impersona una turista. Si tratta del primo film di Ottavio Fabbri, fresco diplomato al Centro Sperimentale, un regista che viene dai documentari e dalle sceneggiature per Antonioni e Bertolucci. Il film si ricorda come esempio del trash più puro da quanto è caotico e farneticante, anche se il regista dice: “Era il film che in quel periodo potevo e dovevo fare”. Non è che Fabbri dopo Movie Rush abbia fatto faville perché nella sua breve filmografia ricordiamo soltanto Formula 1 – febbre della velocità (1978), Banana Republic (1979) e Viaggio d’amore (1990). Forse la cosa migliore che ha fatto resta la sceneggiatura di Buio Omega (1979), realizzata per Joe D’Amato. In Movie Rush viene fuori tutta l’anima cinefila di Fabbri che racconta la storia di un gruppo di innamorati di cinema che si mette a fare un film per un piccolo produttore. Ne viene fuori una specie di parodia di Ultimo tango a Parigi girata alla meglio e realizzata con un cast di attori davvero bizzarro. Loredana Bertè recita completamente nuda, forse più della Donà, e per i fans della cantante più trasgressiva degli anni settanta è un’occasione imperdibile per vederla.

Marilda Donà fa un’apparizione fugace nel poliziottesco con Ritornano quelli della calibro 38 di Giuseppe Vari (1977), che si firma con il nome americaneggiante di Joseph Warren. Il film vede nel cast Antonio Sabàto, Max Delys, Dagmar Lassander e Giampiero Albertini. Come abbiamo detto, nel poliziesco all’italiana la donna ha un ruolo di contorno e per la Donà in questo film c’è solo una parte di scarso rilievo, visto che la prima donna è Dagmar Lassander. Il film non è male, un poliziottesco da recuperare. Sabàto, il protagonista assoluto, deve vedersela con una banda di taglieggiatori, il cui capo si rifugia in una scuola prendendo come ostaggi maestra e ragazzini. Sabàto lo fa fuori prima che la polizia ceda alle sue richieste e dopo che lui ha ucciso la maestra.


Ride bene… chi ride ultimo
è un film a episodi del 1977 che si pone nel solco della più classica commedia all’italiana con poco sesso e molta comicità. Marilda Donà la troviamo nell’episodio diretto e interpretato da Gino Bramieri intitolato Arriva lo sceicco. Gino Bramieri è un industriale milanese disposto anche a fingersi gay pur di compiacere uno sceicco, ma alla fine scopre che il suo interlocutore non ha il becco d’un quattrino. Gli altri episodi sono Sedotto e abbandonato di Pino Caruso, La visita di controllo di Marco Aleandro (Vittorio Sindoni) con Luciano Salce e la bella Orchidea De Santis e infine Prete per forza di Walter Chiari che ci presenta le grazie di Annamaria Rizzoli. Mereghetti stronca il film come “umorismo di grana grossa in quattro barzellette di poche pretese”. La caratteristica principale di questo film è che i comici Caruso, Bramieri e Chiari si dirigono da soli, ma il prodotto finale non ne guadagna. Da rilevare che l’unico che avrebbe potuto dirigersi con ottimi risultati (Salce) invece fa solo l’attore nell’episodio più brillante con una disinibita De Santis nel ruolo di presunta moglie fedifraga.

Dove vai in vacanza? (1978) è un film a episodi come il precedente, ma di un livello decisamente superiore anche per la classe dei registi che lo dirigono. Sarò tutta per te, di Mauro Bolognini, è l’unico che vede protagonista Marilda Donà come comparsa nuda di contorno, visto che la vera protagonista femminile è Stefania Sandrelli. Ugo Tognazzi è l’attore principale, ma ci sono deliziose presenze di Lorraine De Selle, Brigitte Petronio ed Elisabetta Pozzi. Il film è ottimo e anche gli altri due episodi si ricordano con piacere. Luciano Salce dirige Sì buana con Paolo Villaggio e la bellissima Annamaria Rizzoli e Alberto Sordi dirige e interpreta Le vacanze intelligenti con Anna Longhi. L’episodio interpretato da Tognazzi e la Sandrelli con la breve apparizione di Marilda Donà è forse il più pecoreccio dei tre. Tognazzi è un marito piantato dall’amante che torna dalla ex moglie nella sua villa al mare e ne combina di tutti i colori per scovare i presunti amanti della moglie. Da citare la scena in cui Tognazzi scatta una polaroid al proprio uccello.


Speed Cross –
C’era una volta la legge di Stelvio Massi (1979) è la seconda apparizione nel poliziottesco per Marilda Donà. Il film si avvale anche della collaborazione di Remy Julienne per le scene acrobatiche a bordo delle moto. L’interprete principale è il bel Fabio Testi coadiuvato da Vittorio Mezzogiorno, l’affascinante Daniela Poggi e la bella Lia Tanzi, ottima attrice di teatro in prestito al cinema. Marilda Donà è nelle vesti di una ragazza dai capelli rossi. Un film davvero modesto sul mondo del motorismo che al tempo aveva un certo pubblico. Un moto movie sulla scia di altri prodotti simili che vedevano protagonisti campioni come Giacomo Agostini, che però presenta pure una flebile trama poliziottesca. Più che Marilda Donà si vede Daniela Poggi, nuda come non mai e subito preda di riviste come Bliz e Gin Fizz, che esibiscono pagine su pagine piene di tette e culo della bionda attrice. Testi e Mezzogiorno sono due campioni di cross e uno di loro è un poliziotto che indaga su un traffico di scommesse. Daniela Poggi finisce a letto con tutti e due e poi purtroppo esce di scena uccisa dalla banda di delinquenti. Testi e Mezzogiorno gliela faranno pagare. La cosa incredibile è che questo film ebbe un gran successo di pubblico, forse per merito della pubblicità che certe riviste fecero alle grazie di Daniela Poggi.

L’importante è non farsi notare è un film unico nel suo genere. Lo firma Romolo Guerrieri (1979), che in realtà si chiama Romolo Girolami, ma ormai tutti lo conoscono con lo pseudonimo, un po’ come suo fratello Castellari. Il soggetto è di Girolami e Dardano Sacchetti (il buon Dardano ha scritto di meglio), la sceneggiatura è del regista con la collaborazione di Massimo Franciosa. Si tratta di una commedia trash con protagoniste assolute Le Sorelle Bandiera: Tito Le Duc (aveva già fatto Salon Kitty nel 1975 con Tinto Brass), Mauro Bronchi, Neil Hansen. Un trio di finte donne lanciato in televisione da Renzo Arbore nel programma L’altra domenica. Le Sorelle Bandiera vissero qualche anno di successo televisivo e musicale: questo film è il risultato di quella effimera notorietà. Un pasticcio a base di spionaggio, sesso trash e canzoncine stile Fatti più in là, loro cavallo di battaglia. Il film si avvale di tre presenze femminili di tutto rispetto nella parte di spie sovietiche: Irina è Maria Grazia Buccella, Tatiana è Laura Trotter e Sonia è Marilda Donà, tre bellezze notevoli.

Le Sorelle Bandiera sono agenti americani travestiti da donne che devono impossessarsi di una formula segreta battendo sul tempo le spie russe. La Buccella pronuncia una delle battute migliori del film consegnando un uovo a un inserviente: “L’ho fatto io, bevilo col buco”. Alla fine le spie sovietiche sposano le Sorelle Bandiera che finalmente si mostrano nei loro panni di uomini. In definitiva quasi niente si può salvare di questo incredibile pasticcio realizzato in fretta e furia. Sceneggiatura sciatta, battute agghiaccianti, recitazione improbabile, dialoghi imbarazzanti, credibilità della trama del tutto nulla, finale risibile. Vi basta? Le Sorelle Bandiera sfoggiano per tutto il film costumi a base di pizzi, piume e lustrini nemmeno fossero Wanda Osiris. Giustamente il film non ebbe alcun successo e la carriera cinematografica delle Sorelle Bandiera finì con questa pessima esperienza. La cosa migliore restano le canzoncine trash che andavano di gran moda in quel periodo e forse il film sarebbe riuscito meglio se i tempi fossero stati maturi per raccontare una storia decisamente omosessuale.

Occhio alla penna (1981) è un filmetto di poca importanza girato da Michele Lupo, che sfrutta il momento di grande successo di Bud Spencer. Al posto di Terence Hill troviamo il britannico Joe Brugner, ex campione europeo di pugilato. Si tratta di uno pseudowestern che racconta la storia di un bianco e un indiano accolti in un villaggio dove si renderanno utili sgominando una banda di fuorilegge. Come tutti i film di Bud Spencer è rigorosamente per famiglie, senza nessuna scena di nudo e con molte scazzottate. Marilda Donà ha un ruolo di contorno, come tutte le donne della pellicola, che si basa solo su comicità di grana grossa.


A tu per tu di Sergio Corbucci (1984) si ricorda soprattutto per la presenza di Moana Pozzi e Milly D’Abbraccio, in una delle loro poche partecipazioni pre-hard. Si tratta di un film di modesto spessore incentrato sulla comicità di Paolo Villaggio e Johnny Dorelli. Nel cast ci sono anche Adriano Pappalardo, Marisa Laurito e Marilda Donà. Dorelli è un finanziere in bancarotta che coinvolge il tassista Villaggio nei suoi guai con la legge, ma il film non decolla mai e si basa tutto su battute simil-Fantozzi. Dorelli e Villaggio al tempo andavano per la maggiore come accoppiata televisiva, ma al cinema non funzionano.

Laggiù nella giungla (1986) è l’opera prima di Stefano Reali, che dopo ha fatto solo televisione nonostante su di lui si riponessero molte speranze. Il film, scritto e sceneggiato dal regista insieme a Pino Quartullo, racconta una specie di fiaba surreale a imitazione del cinema avventuroso di Lenzi e Martino, però priva di ironia e di consistenza. Si racconta la paradossale avventura di un gruppo di turisti persi in una giungla d’altri tempi, ma la cosa assurda è che il fatto accade in Italia attraversando l’autostrada Roma-L’Aquila. Mancando i mezzi ci si deve accontentare di belve finte e coccodrilli mezzi addormentati, per questo Jurassick Park all’italiana. Reali naufraga nell’insuccesso più totale e con lui precipitano attori cotti e scadenti come Robert Powell (ex pessimo Gesù di Zeffirelli), Tony Vogel, Andréa Ferréol, Van Johnson e Anna Galiena. Marilda Donà è Anita, una delle turiste sperdute nella giungla.

The Barbarians & Co di Ruggero Deodato (1987) con la sceneggiatura di James R. Silke e i dialoghi di Ricky Sacco, è una relativamente ricca produzione americana distribuita da Warner Bros. Il cast è notevole: Peter Paul e David Paul (due culturisti che interpretano i gemelloni barbari), Eva La Rue, David Lynch, Virginia Bryant, Sheeba Ala Hani, Marilda Donà, Michael Berryman, Franco Pistoni, Raffaella Baracchi, Jane Keller, Paolo Risi, Luigi Montefiori (che al solito si fa chiamare George Eastman), Franco Daddi e un gruppo di giovani attori italiani.


Deodato, arrivato a film già iniziato, prese il posto di un regista americano allontanato dalla produzione. Deodato si inventò questi due gemelloni dai muscoli incredibili che litigavano tra loro e picchiavano di santa ragione. Ma tutto il resto della pellicola è piacevole: dalla storia che si pone sulla scia di Conan, all’ambientazione molto curata, alle scenografie suggestive. La musica di Pino Donaggio è in perfetta sintonia con il tipo di film. Gli esterni furono girati vicino Roma, a Torcaldara. Le comparse sono tutte italiane ma pure buona parte del cast, soprattutto femminile, che in ogni caso è sempre all’altezza. Marilda Donà ci fa la sua figura, pur se non è più giovanissima.

La storia è ambientata in un mondo fantastico di tanti secoli fa, in una Terra popolata da animali mostruosi, coraggiosi guerrieri e streghe. Un magico rubino racchiude il segreto della felicità e il perfido Kadar vuole rubarlo alla tribù dei Ragnicks. Ci penseranno i due gemelli Gore e Kutchek a contrastarlo a dovere. Il film ha le sue cose migliori nel ritmo sostenuto, “all’americana” come dice lo stesso Deodato, nella scenografia e in una fotografia eccellente. Fa sorridere sentirlo definire da Mereghetti “una roboante e ingenua ostentazione di muscoloni all’italiana, con qualche bella barbara discinta”.

Ottobre rosa all’Arbat – Vacanze a Mosca di Adolfo Lippi (1990) è l’ultimo film interpretato da Marilda Donà e uno dei pochi realizzati da un regista che non viene neppure citato nel pur completo Dizionario dei Registi Italiani edito da Gremese. Con queste premesse ne poteva venir fuori solo un colossale fiasco e una pessima storia d’amore a Mosca, tra un’ex ballerina sposata con figlie e un ballerino suo vecchio spasimante. Marilda Donà interpreta un ruolo di secondaria importanza, gli interpreti principali sono John Savage e Birte Beg, ma c’è pure Laura Freddi.

Si conclude così la carriera di Marilda Donà, donna molto bella e attrice di buone doti, ma che non ha mai avuto l’occasione giusta per fare qualcosa in più della caratterista e della comprimaria.
Peccato.

FILMOGRAFIA DI MARILDA DONÀ

Di che segno sei? di Sergio Corbucci (1975)

L’affittacamere di Mariano Laurenti (1976)

Movie rush – La febbre del cinema di Ottavio Fabbri (1976)

Ritornano quelli della calibro 38 di Giuseppe Vari (1977)

Ride bene… chi ride ultimo ep. Di Gino Bramieri (1977)

Dove vai in vacanza? ep. di Mauro Bolognini (1978)

Speed Cross – C’era una volta la legge di Stelvio Massi (1979)

L’importante è non farsi notare di Romolo Guerrieri (1979)

Occhio alla penna di Michele Lupo (1981)

La casa stregata di Bruno Corbucci (1982)

A tu per tu di Sergio Corbucci (1984)

Laggiù nella giungla di Stefano Reali (1986)

The Barbarians & Co. di Ruggero Deodato (1987)

Ottobre rosa all’Arbat – Vacanze a Mosca di Adolfo Lippi (1990)


L’ultimo libro di Gordiano Lupi: “Storia della commedia sexy all’italiana, volume 1 – Da Sergio Martino a Nello Rossati”, Sensoinverso Edizioni 2017

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