LA COMMEDIA SEXY DI TARANTINI IN 12 SEQUENZE

LA COMMEDIA SEXY DI TARANTINI IN 12 SEQUENZE

Nato nel 1942 a Corato, in provincia di Bari, e cresciuto nella factory di Luciano Martino, Michele Massimo Tarantini è stato l’aiuto di Giuliano Carnimeo e ha completato l’apprendistato sui set delle prime commedie scollacciate. L’esordio come regista avviene con il giallo Sette ore di violenza per una soluzione imprevista, del 1973. Nella sua carriera ha diretto pellicole dei generi più disparati, dal poliziesco (Napoli si ribella) al lacrima-movie (Stringimi forte papà), dall’heroic-fantasy (Sangraal, la spada di fuoco) al cannibalico (Nudo e selvaggio), usando spesso lo pseudonimo Micheal E. Lemick.
Il meglio però lo ha dato con la commedia sexy, di cui può essere considerato uno dei padri fondatori.

Nel 1975 è autore di due film di grande successo. Uno è La liceale, che inaugura una sorta di sottogenere della commedia scollacciata ambientato nelle aule scolastiche, l’altro La poliziotta fa carriera, entrambi prodotti dal “guru” Luciano Martino. Il primo è forse il film che più di ogni altro traccia le coordinate di quelli che saranno poi gli elementi fondamentali del genere. I primi piani estremi sul corpo nudo della protagonista Gloria Guida fanno scuola. La bella e spregiudicata studentessa Loredana si diverte a far girare la testa e a prendere in giro tutti gli uomini che incontra, mandandoli in bianco. Accanto alla giovane bellezza bionda, che nel ruolo della liceale dal volto angelico e dal fisico mozzafiato entra di prepotenza nei sogni dei maschi italiani, troviamo la crema dei comici nostrani dell’epoca: Alvaro Vitali, Gianfranco D’Angelo, Enzo Cannavale e Mario Carotenuto, oltre a caratteristi come Franco Diogene, Gisella Sofio e Renzo Marignano. Nel ruolo della studentessa Milena fa inoltre il suo esordio la futura porno star Ilona Staller, che nello stesso anno è tra gli interpreti del film di Guido Leoni La supplente.
A puro titolo di curiosità va sottolineato il fatto che il film di Tarantini è stato tra i primi a essere proiettato nel 2003 in Irak dopo la guerra, insieme a un altro titolo del regista (Italiani a Rio).

La poliziotta fa carriera nasce sulla scia del film di Steno La poliziotta, un buon successo del 1974 interpretato da Mariangela Melato, Renato Pozzetto, Alberto Lionello, Gigi Ballista, Mario Carotenuto e Alvaro Vitali. Conferma del fatto che Steno è stato uno dei padri del sexy/brillante. Ballista, Carotenuto e Vitali rappresentano un punto di contatto tra il secondo e il primo film. Quest’ultimo contiene alcuni elementi (l’attenzione dei vari personaggi maschili per le curve della Melato, i personaggi di Carotenuto e Vitali) che diverranno centrali nel film di Tarantini. Ci sono anche parecchie differenze: a cominciare dal fatto che la protagonista di Steno entra nei vigili urbani mentre la Gianna Amicucci incarnata da Edwige Fenech vuole fare la poliziotta.
Grazie alla raccomandazione del questore, che abita nel suo palazzo, Gianna passa l’esame finale del corso. Nonostante combini un sacco di guai, il commissario Antinori le affida il caso di un bambino abbandonato e di una madre scomparsa. Tarantini sceglie la strada della comicità farsesca, dei doppi sensi neanche tanto velati (il tormentone della caccia al pappagallo, con tutto quel che ne consegue), delle botte alla Bud Spencer (era fresco il successo del poliziotto manesco Piedone, guarda caso altra creatura di Steno), degli inseguimenti, dei duetti tra il commissario Carotenuto e l’agente Tarallo e naturalmente dell’esposizione (qui comunque abbastanza limitata: si spoglia solo all’inizio e durante la festa) del corpo/feticcio della Fenech. La novità sta nel fatto che l’attrice, oltre che richiamo sessuale a cui nessun uomo può resistere (neanche un vescovo, come accade nella divertente scena della decorazione), assume una funzione attiva nella parte comica del film, proponendosi in un ruolo di funzionario di polizia integerrimo e maldestro.

La ricerca di nuove dive che potessero ripetere il successo della Guida e della Fenech spinse nel 1976 Luciano Martino a lanciare nel mondo della commedia sexy Lilli Carati, facendone la protagonista del film La professoressa di scienze naturali. La Carati, dopo essere stata eletta miss Italia nel 1975, esordisce nello stesso anno sul grande schermo con un piccolo ruolo in un episodio della commedia di Sergio Corbucci Di che segno sei?. Ovviamente Martino la affidò a Tarantini, che era già riuscito a valorizzare Gloria Guida.
In seguito a un incidente, la titolare della cattedrale di scienze naturali, professoressa Mastrilli, finisce in ospedale. Il preside del liceo la sostituisce con la nipote del farmacista, la giovane e bellissima Stefania Marini. Appena arrivata, fa subito innamorare il dottor Fifì, ricco playboy, e il suo studente Andrea. La professoressa di scienze naturali, in cui Lilli è attorniata da uno stuolo di comici e caratteristi doc (Alvaro Vitali, Gianfranco D’Angelo, Mario Carotenuto, Ria De Simone, Michele Gammino, Gaetano Pescucci, Adriana Facchetti, Giacomo Rizzo) si rivelò un successo, così come il tentativo di far diventare l’attrice un nuovo sex-symbol, anche perché Tarantini non si fece problemi a mostrare i suoi nudi integrali, nonché quelli di Ria De Simone, concupita dal farmacista Gianfranco D’Angelo. Tra i momenti più divertenti del film (scritto dal regista insieme alle menti della commedia scollacciata Marino Onorati, Franco Mercuri e soprattutto Francesco Milizia) va citata la sequenza in cui gli studenti Vitali e Marco Gelardini costruiscono una sorta di periscopio per spiare la professoressa che si spoglia nell’appartamento sottostante. Nella foga Alvaro Vitali cade di sotto e quando la Carati gli chiede cos’è successo, Vitali come se nulla fosse risponde: «E che ne so, io sono appena arrivato!». Ma non bisogna dimenticare neanche le scene della partita di calcio tra maschi e femmine, quella in cui Vitali si difende a colpi di karate da quattro aggressori che lo credono il figlio di un boss (e nella quale Tarantini usa la stesse tecniche di ripresa già utilizzate in La poliziotta fa carriera) e naturalmente le due scene più propriamente sexy: nella prima Andrea crede di far l’amore con la professoressa e invece lo fa con la cameriera e quella, famosa, dell’amplesso sott’acqua, piuttosto ardita (e censurata). Tarantini è un regista capace di inventarsi inquadrature inventive sotto il profilo più squisitamente scollacciato, per esempio quando inquadra il pube della Carati che, grazie alla luce della finestra, s’intravede sotto il vestito leggero. Particolare curioso di La professoressa di scienze naturali è che si tratta di una delle poche commedie sexy in cui vi è un cenno abbastanza esplicito alla malavita organizzata (un vago riferimento c’è anche in Classe mista), anche se poi il messaggio finale sembra essere quello che la mafia non esiste (come dice ironicamente uno dei personaggi di un’altra commedia sexy di quel periodo, La moglie vergine).

Particolarmente riuscito è Taxi girl, del 1977, una specie di variazione all’interno del ciclo della poliziotta. Molti caratteri sono simili (Alvaro Vitali è anche qui la spalla della Fenech, Michele Gammino lo spasimante geloso) e la struttura sostanzialmente non cambia, con il lungo inseguimento finale che passa attraverso gli studi cinematografici.
La bella taxista Marcella, dopo essere stata testimone di un colloquio scottante tra il boss Adone Adonis e il suo braccio destro Rocco, viene incaricata dal commissario Angelini di infiltrarsi nella banda di Adonis per incastrarlo. Da notare l’affettuosa ironia con cui Tarantini tratteggia la figura del regista toscano autoritario e isterico (interpretato da Gastone Pescucci) che sta girando il poliziottesco “La delinquenza imperversa, la polizia non ne può più”, genere tanto in voga in quegli anni (Martino ne produsse un buon numero, Tarantini ne diresse due: Poliziotti violenti e Napoli si ribella). Lo strip della Fenech nel locale notturno è ironico pur non rinunciando al lato sexy, e infatti la stessa attrice affermò che in questo tipo di film le chiedevano non solo di spogliarsi ma anche di far ridere.

L’insegnante viene a casa, sceneggiato da Francesco Milizia, Marino Onorati, Jean Louis e dal regista, è una coproduzione di Italia e Francia, prova evidente che la nostra commedia sexy cominciava a piacere anche all’estero. D’altronde la protagonista Edwige Fenech era in quegli anni molto apprezzata dai francesi. Ambientato a Lucca, il film è una miscela di ingredienti comici, sexy e brillanti.
L’assessore Marinotti, impegnato nella campagna elettorale (basata sulla difesa della moralità e della famiglia) e sposato con una donna molto ricca, ha un’amante, Luisa, insegnante di pianoforte. Luisa si trasferisce a Lucca per stare più vicina a Marinotti, ma per lui riuscire a gestire il rapporto diventa problematico. Velatamente e senza troppe pretese gli autori fanno anche dell’ironia sui politici apparentemente moralisti, ma in realtà tutt’altro che irreprensibili. Tarantini si concede persino un pre-finale dai toni quasi drammatici, quando il giovane protagonista, sentitosi preso in giro da Luisa, la costringe con la forza a fare l’amore con lui. Tutti gli attori, qui, sono al loro apice, ma vanno menzionati, in particolare, Lino Banfi, Alvaro Vitali, Gianfranco Barra, Carletto Sposito e Jimmy il Fenomeno nel ruolo, spassoso, del commendatore.

La poliziotta Fenech torna a combattere i delinquenti in La poliziotta della squadra del buoncostume, scritto da Tarantini insieme a Milizia e Onorati.
Anna D’Amico vuole essere trasferita nella sezione del buoncostume e per convincere il commissario Nardecchia delle sue capacità s’infiltra in una banda che controlla il racket della prostituzione e che gestisce la tratta delle bianche. Lino Banfi prende il posto di Mario Carotenuto come superiore della poliziotta. La struttura del film è piuttosto simile a quella del precedente (e di Taxi girl): il rapporto tra il commissario che non riesce a far funzionare nulla e Tarallo che gli viene in aiuto, ad esempio, l’inseguimento finale rifatto praticamente pari pari, Gianna che si infiltra nella banda del boss Joe Maccarone (un ottimo Franco Diogene spalleggiato dal bravo Giacomo Rizzo) spacciandosi per una cantante da night-club eccetera. Rispetto a La poliziotta fa carriera, però, viene accentuato il lato sexy, con almeno due momenti notevoli sotto questo profilo: la scena in cui Diogene e Rizzo spiano Edwige che fa la doccia e l’esibizione dell’attrice che canta “Pornography” con un costume molto succinto. Tutto questo ha una certa importanza, perché dimostra che registi e produttori, pur rendendosi conto che il mercato stava cambiando (e che gli stessi attori, Fenech su tutti, sentivano il bisogno di fare altro), davano ancora dei memorabili colpi di coda.

L’insegnante al mare con tutta la classe (1980) è la storia del commendator Cubetti (Lino Banfi) che invita al mare l’insegnante di francese (Anna Maria Rizzoli) con la scusa che deve dare ripetizioni al figlio. In realtà spera in un’avventura, ma resterà puntualmente deluso.
Tra gli ultimi comici/sexy degli anni settanta, L’insegnante al mare con tutta la classe è anche uno dei più briosi, soprattutto nella prima parte, grazie alla coppia Banfi/Vitali che qua funziona molto bene, ma anche ad Anna Maria Rizzoli, che esibisce senza problemi il corpo bellissimo e un talento per la commedia non indifferente. Intorno, si muovono i soliti vivaci attori/personaggi caratteristici del genere: Marco Gelardini, Francesca Romana Coluzzi, Franco Diogene, Gino Pagnani, Adriana Facchetti, Gisella Sofio e il solito, inimitabile Jimmy il Fenomeno.

Nel 1980 Tarantini girò altri tre film. Il migliore è La dottoressa ci sta col colonnello, prodotto sempre da Luciano Martino. Nel quale viene utilizzato ancora uno degli ambienti più sfruttati dal comico/scollacciato, quello militare. In questo caso, per la precisione, un ospedale militare.
Il colonnello chirurgo Anacleto Punzone (Lino Banfi), vorrebbe vivere una relazione con la nuova dottoressa (Nadia Cassini) ma, ossessionato dalle dimensioni esigue del proprio membro, decide di trapiantarsi l’organo di un soldato superdotato (Alvaro Vitali). Alcuni giochi di parole dovuti alla scarsa padronanza della lingua italiana della Cassini (“coglionello”) sono gustosi e il film ha momenti di grottesca efficacia. Spassosa inoltre è la suora manesca con le fattezze di Lucio Montanaro. La moglie di Banfi (che lo chiama “cletino”) è interpretata da Malisa Longo.

L’involuzione della commedia sexy è testimoniata dal film del 1981 La poliziotta a New York, terzo episodio, abbastanza fiacco, del ciclo della poliziotta.
La vicenda è incentrata sulle avventure di Gianna e Tarallo, somigliantissimi alla donna e alla guardia del corpo di un boss della mala newyorchese (Aldo Maccione), tanto da farsi passare per loro. Infiltratisi per trovare delle prove per incastrarlo, riescono dopo numerose (per modo di dire) peripezie a fare arrestare anche l’intera banda del Turco (Giacomo Rizzo). Montagnani fa il poliziotto italo-americano fanatico e incapace, Edwige e Vitali si sdoppiano e sono una delle poche coppie comiche (almeno nelle intenzioni) uomo-donna del cinema. È l’ultima commedia scollacciata interpretata dalla Fenech, anche se, in certi momenti, sembra di assistere più a un film per ragazzi un po’ sboccato, soprattutto per le numerose scene di botte alla Bud Spencer. Niente più docce spiate attraverso il buco della serratura, comunque, né strip-tease. Soprattutto mancano i caratteri, l’atmosfera dei film precedenti. La Fenech era ormai decisa a mutare pelle, d’altronde, diventando un’attrice (quasi) per famiglie. Buoni in ogni caso i duetti tra lei e Rizzo. La Fenech gli dice: «Turcazzo mio!», e lui: «Facciamo le turcherie».

Che il periodo migliore di Tarantini (e della commedia sexy) fosse ormai passato lo conferma il secondo film diretto dal regista nel 1981: La dottoressa preferisce i marinai.
Varie vicende s’intrecciano in un albergo. Due lavavetri (Alvaro Vitali e Gianni Ciardo) combinano un sacco di guai, un killer russo (Cameron Mitchell) cerca di eliminare una spia (Renzo Ozzano), un generale organizza un incontro con l’amante (Paola Senatore) ma la moglie (Marisa Mell) lo scopre, un uomo (Renzo Montagnani) tenta invano di suicidarsi, un cameriere (Lucio Montanaro) non riesce a consegnare una medicina a un cliente che soffre di aerofagia (Gino Pagnani). Nonostante il titolo, di dottoresse nel film non c’è traccia, a meno di non voler considerare tale il personaggio interpretato da Sabrina Siani. In ogni caso La dottoressa preferisce i marinai non è una commedia scollacciata molto riuscita, anche se qualcosa di buono resta: il finale, con l’andirivieni per corridoi e scale dell’albergo di tutti i personaggi, e il tentativo di fare di Ciardo e Vitali una vera e propria coppia. Produce Camillo Teti, mentre la sceneggiatura è di Gino Capone su soggetto di Milizia. La canonica doccia c’è: la fa Paola Senatore, ma Tarantini non sembra più così desideroso di filmarla.

Giovani, belle… probabilmente ricche, del 1982, può essere considerata una delle ultime vere commedie scollacciate, di poche pretese e con tanti volti caratteristici del genere.
Racconta di una donna che muore e lascia in eredità alle sue tre amiche del cuore un miliardo di lire, ma con una clausola: che tradiscano i loro mariti. Se anche una sola delle tre non accetterà, il miliardo andrà in beneficenza. L’unica refrattaria (Nadia Cassini) viene spinta tra le braccia di uno sconosciuto (Gianni Ciardo) dal marito stesso (D’Angelo). Un Tarantini in fase calante confeziona una pellicola che diverte a intermittenza (quando ci sono D’Angelo, Ciardo e la caratterista Adriana Facchetti) e dove le attrici si spogliano con parsimonia. D’altronde il successo nel 1981 di Cornetti alla crema aveva imposto una sterzata al genere. Le altre amiche sono Carmen Russo e Olivia Link (Olinka Hardimann), mentre il resto del cast è composto da Michele Gammino, Sergio Leonardi, Gianfranco Barra, Franco Diogene e Ugo Fangareggi. La Cassini è sempre un gran bel vedere, ma anche la Hardimann (attrice hard) non scherza.

Se lo fai sono guai (del 2001), è il film che avrebbe dovuto rilanciare il genere, nonché il regista e i suoi gloriosi attori (Gianfranco D’Angelo, Michele Gammino e Alvaro Vitali), e che non arrivò invece nemmeno nelle sale.
Si tratta comunque di una curiosa e a tratti divertente commedia scollacciata incentrata su tre uomini che hanno un unico pensiero in testa: le donne. E su una splendida ragazza brasiliana che viene in Italia per diventare una cantante. Tarantini ripete scene e situazioni dei suoi film precedenti, da L’insegnante viene casa a Giovani belle probabilmente ricche a Italiani a Rio, puntando sulle forme di Lucilla Diaz, Clelia Rondinella e Ela Weber.

Filmografia completa di Massimo Tarantini

Sette ore di violenza per una soluzione imprevista (1973)
La liceale (1975)
La professoressa di scienze naturali (1976)
La poliziotta fa carriera (1976)
Poliziotti violenti (1976)
Napoli si ribella (1977)
Taxi Girl (1977)
L’insegnante viene a casa (1978)
Stringimi forte papà (1978)
Brillantina rock (1979)
Tre sotto il lenzuolo (episodi: Sabato mattina, L’omaggio, 1979)
La poliziotta della squadra del buon costume (1979)
La dottoressa ci sta col colonnello (1980)
Gay Salomé (1980)
L’insegnante al mare con tutta la classe (1980)
Una moglie, due amici, quattro amanti (1980)
La moglie in bianco… l’amante al pepe (1981)
Crema, cioccolata e pa… prika (1981)
La dottoressa preferisce i marinai (1981)
La poliziotta a New York (1981)
Giovani, belle… probabilmente ricche (1982)
Sangraal, la spada di fuoco (1982)
Quella peste di Pierina (1982)
Femmine in fuga (1984)
Nudo e selvaggio (1985)
Italiani a Rio (1987)
O Diabo na Cama (1988)
La via della droga (1989)
Attrazione selvaggia (1990)
Se lo fai sono guai (2001)
Il cacciatore di uomini (tv, 2009)

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