LA COSA DI JOHN CARPENTER CAMBIA LE REGOLE DELL’ORRORE

LA COSA DI JOHN CARPENTER CAMBIA LE REGOLE DELL’ORRORE

La Cosa di John Carpenter è lo Sci-Fi horror che negli anni ottanta ha cambiato le regole del gioco per dirci che il Male si nasconde (e cresce) dentro di noi. Talora esplode, deflagra. Una furia cieca e sanguinaria contro tutti e contro tutto. E forse non c’è modo di sconfiggerlo.

La Cosa è uno di quei film che hanno precorso i tempi anticipando La Mosca, Io sono Leggenda e altri fanta-horror successivi, diventando quello che si definisce un cult-movie.

John Carpenter, regista di meravigliosi classici come Halloween, Distretto 13, The Fog, così come di altri film sottovalutati quali Il seme della follia e Vampiri, è uno di quei registi il cui lavoro è stato apprezzato con molto ritardo.

La Cosa fu tratto dal racconto breve di John W. Campbell,Chi va là?(Who goes there?), lo stesso che aveva ispirato La cosa da un altro mondo, il classico dell’orrore prodotto da Howard Hawks e diretto da Christian Nyby nel 1951.

Il film fu accolto negativamente dalla critica e al botteghino si rivelò un fiasco, in parte anche a causa dell’uscita quasi contemporanea, nel 1982, di un block-buster, Et di Spielberg, e di un altro film di fantascienza, Blade Runner di Scott.
Era il primo film di Carpenter realizzato con il sostegno di un grande studio cinematografico, e il suo insuccesso commerciale fu un colpo dal quale il regista non si riprese mai, contribuendo a dargli la fama di autore “difficile”, rafforzata poi da altri  numerosi flop: Grosso Guaio a Chinatown (1986), Il signore del male, con Donald Pleasence (1987), Il seme della follia (1987), Essi vivono, con Roddy Piper (1988), e Avventure di un uomo invisibile (1992), con Chevy Chase.

Eppure, trentacinque anni dopo, La Cosa è universalmente considerato una delle opere cinematografiche più importanti nel genere horror fantascientifico.

Un film emozionante, brillantemente strutturato, ben diretto e ottimamente recitato. Un capolavoro, insomma.
Il regista Guillermo del Toro, uno dei fan più appassionati di La Cosa, ha recentemente pubblicato una serie di tweet appassionati su Carpenter e sulla sua carriera, definendo La Cosa una svolta assoluta , un film unico, un vero Sacro Graal del cinema.
Un film in cui si fa anche riferimento agli arcani e potentissimi mostri detti Grandi Antichi, tipici della letteratura di Howard Phillips Lovecraft.

La prima sceneggiatura approvata da Carpenter era quella scritta da Bill Lancaster, figlio dell’attore Burt, ma prima ancora altri scrittori avevano già tentato di adattare il racconto di Campbell, i più importanti dei quali erano Tobe Hooper, Kim Henkel  (Non aprite quella porta) e F. Nolan, sceneggiatore di La fuga di Logan.

Ma fu proprio la versione di Lancaster a entusiasmare Carpenter, il quale racconta di aver pensato che fosse la migliore sceneggiatura mai letta in vita sua.
Con il direttore della fotografia Dean Cundey, con cui lavora anche in Halloween-La notte delle streghe (con Jamie Lee-Curtis), The Fog e Fuga da New York, con Ennio Morricone, che scrive un’intera partitura di cui Carpenter utilizza solo il tema principale per synth, e Kurt Russell in uno dei suoi ruoli più famosi, affiancati da un cast maschile di attori poco noti perché gran parte del budget è assorbito dagli effetti speciali, La Cosa è il film horror per eccellenza degli anni ottanta, ancora oggi celebrato per gli incredibili effetti speciali e di make-up che entusiasmano perfino i critici che lo massacrarono quando uscì nei cinema.

La genesi di La Cosa la racconta lo stesso Carpenter.

Ha appena finito di girare Fuga da New York e sta tentando di scrivere The Philadelphia Experiment.
Giunto a un punto morto, si mette alla ricerca di uno script bello e pronto. Incontra Bill Lancaster che gli racconta la sua idea di sceneggiatura cinematografica basata sul racconto di Campbell e intuisce di avere incontrato la persona giusta per scrivere il suo prossimo film.

In particolare, Bill gli descrive la scena in cui il medico cerca di rianimare un altro personaggio e la Cosa viene fuori dal petto di quest’ultimo (in quel periodo non era ancora uscito Alien). Ma è soprattutto l’idea del sangue alieno che reagisce al test a colpire Carpenter e a fargli decidere di girare il film.

È la scena topica che ogni regista vorrebbe girare, la resa dei conti, la Grande Scena: “A un certo punto il protagonista decide di prelevare un campione di sangue dei superstiti, da lui tenuti prigionieri nella stessa stanza, e bruciarlo con un filo di rame arroventato, sicuro che il sangue di chi è stato contagiato avrebbe mostrato una reazione difensiva. Sappiamo che in uno dei presenti si nasconde La Cosa, pronta a colpire. Dal test risultano tutti sani tranne uno, Palmer, il cui campione di sangue una volta bruciato scorre via dal filo. Una volta smascherato, egli si trasforma nella Cosa e attacca un compagno, costringendo MacReady (K. Russel) a bruciarli entrambi”.

Una delle critiche più veementi che furono mosse al film era che fosse noioso e non lasciasse alcuna speranza.

La mancanza di speranza è insita nella storia, ma non è necessariamente un elemento negativo.
Alla fine gli umani sembrano aver sconfitto il mostro, ma poi si chiedono se la Cosa abbia avuto modo di contagiare gli uccelli che stanno volando verso la terraferma.
È un dubbio atroce, sufficiente a convincere i due sopravvissuti a lasciarsi morire per salvare l’umanità. È un ultimo atto eroico, ma il pubblico non la vede così.
Dopo alcune proiezioni in anteprima e varie ricerche di mercato condotte dalla produzione, Carpenter stesso partecipa a un focus con il pubblico e si rende conto che il finale, che lascia in sospeso la domanda su chi tra i due sopravvissuti sia La Cosa, non piace affatto.
Il pubblico non vuole usare il proprio intuito, nè gradisce il finale aperto. Inoltre, non c’è un lieto fine.

Viene allora provato un altro finale in cui MacReady/Russel fa saltare in aria la Cosa. Poi si siede da solo, al freddo, e tutto diventa nero. Non c’è traccia dell’arrivo della cavalleria, nessuno verrà a salvarlo. Anche questo finale “compiuto” non è gradito dal pubblico. Lascia intatto il problema dell’assenza di lieto fine: il film non è abbastanza eroico, non arrivano i nostri. Muoiono tutti, compreso l’eroe.

Non era quello che il pubblico voleva vedere, almeno non nel 1982.

Un’altra particolarità di La Cosa è che racconta un assedio dall’interno.

Ciò che ne fa un classico dell’orrore non è la classica lotta contro il male che si svolge in un grandioso scenario, ricca di azione, fuoco e cazzotti. Tutto avviene in un ambiente ristretto: la base scientifica statunitense U.S. Outpost #31 nel Polo Sud. Fuori c’è solo neve, ghiaccio, oscurità, tempesta e freddo. Mentre dentro, proprio accanto a voi, c’è una creatura mostruosa che ha assunto le sembianze del vostro amico e collega.

È questo l’elemento da cui si sviluppano la tensione drammatica, il brivido e il raccapriccio.

Ma c’è un altro livello, che fa di La Cosa un film anticipatore, il livello interpretativo in cui forse troviamo il reale motivo del suo insuccesso.

Nel film, gli eroi non sono uniti nella lotta contro il mostro, ma sono l’uno contro l’altro, dal momento che l’alieno è in grado di imitare perfettamente gli organismi che assimila, assumendo le caratteristiche fisiche e psicologiche dell’ospite.

Il mostro è tra loro, dunque tra noi: il mostro siamo noi!

 

Le cronache propogono sempre di più serial killer e stragi insensate: i figli, i colleghi e i vicini di casa sono i mostri della porta accanto.

Ma non basta: il conflitto, dai rapporti tra umani, si sposta all’interno dei corpi umani. Il mostro li invade, penetra al loro interno, prima invisibile e infingardo, poi deformando e lacerando ossa e tessuti, trasformando gli altri in rappresentazioni corporee grottesche e surreali.

Un ribaltamento di prospettiva cui il pubblico non era ancora pronto.

Agli aspiranti sceneggiatori o registi proponiamo la sceneggiatura originale di Bill Lancaster, in inglese: [PDF] (per scopi didattici e di ricerca).

Il Blu-ray Dvd del film è disponibile su Amazon e altri rivenditori online.

 

 

2 commenti

  1. […] corpo, quello che viene chiamato body horror. Se avete visto film come “Videodrome” e “La cosa” o il fumetto “Black Hole” di Charles Burns capite di cosa si sta parlando. Il body […]

  2. Giusto un appunto: Il Seme della Follia è del ’94, non dell’87!

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