ADDIO A UMBERTO LENZI CON 5 SEQUENZE HORROR

ADDIO A UMBERTO LENZI CON 5 SEQUENZE HORROR

Con Umberto Lenzi, nato nel 1931 a Massa Marittima e scomparso poche ore fa (il 19 ottobre 2017), se ne va uno degli ultimi maestri del cinema italiano di genere, capace di spaziare dal peplum al poliziesco.
Vogliamo ricordarlo con cinque sequenze tratte da alcuni dei suoi titoli thriller e horror più conosciuti.

Spasmo (1974)
Thriller nel quale dominano i simboli, i dettagli, l’aspetto psicologico e una paranoia che si svela nel finale, quando il protagonista si rende conto di non essere perseguitato come credeva, ma di essere lui stesso responsabile dei vari omicidi per colpa di una follia ereditaria.
Affascinante in certe sequenze, Spasmo sconta una suspense appena passabile (caratteristica di Lenzi, più bravo nei polizieschi) ma è comunque un film interessante e può contare su una vasta schiera di ammiratori. Tra gli interpreti troviamo Suzy Kendall e un altro attore simbolo del cinema italiano di genere, Ivan Rassimov.

Gatti rossi in un labirinto di vetro (1975)
Una donna rimasta deturpata a un occhio uccide alcune ragazze per punirle della loro bellezza. Il film di Lenzi è centrato sulla perversione e la follia, con una tendenza al sadismo che serpeggia anche nella psicologia dei personaggi (l’uomo preso in giro dalla moglie per la sua impotenza).
La povertà della messinscena e la sceneggiatura alquanto ripetitiva sono soverchiate da una tecnica rozza, gelida e comunque spettacolare.

Mangiati vivi! (1980)
Il film comincia con una serie di omicidi consumati nelle strade di New York: tre uomini vengono uccisi da una freccetta avvelenata scagliata da un indio. Sheila Morris, una giovane donna, è alla ricerca della sorella Diana misteriosamente scomparsa. La polizia ritiene che Diana, plagiata dal santone Jonas, sia finita nella giungla infestata dai cannibali. Sheila decide di andare fin lì, e assolda l’avventuriero Mark perché l’aiuti. Per i due non sarà facile uscire vivi dalla giungla.
Lenzi ha uno stile inconfondibile: riesce come pochi altri a miscelare l’avventura pura e il sadismo, il gore più estremo e l’erotismo morboso, la polemica ecologista e la follia umana. Mangiati vivi! rappresenta la quintessenza del b-movie, arrivando persino a riproporre materiale di repertorio (la scena documentaristica del pitone che divora la scimmietta, già utilizzata da Sergio Martino nel suo La montagna del dio cannibale) e situazioni ampiamente sfruttate.

Cannibal Ferox (1981)
La protagonista del film deve scrivere una tesi di laurea sul cannibalismo per dimostrare che si tratta di un’invenzione del colonialisti bianchi. Organizza così una spedizione in Amazzonia, dove s’imbatte in una tribù di indigeni resi feroci e vendicativi dalla crudeltà e dalla cupidigia di alcuni avventurieri. Solo la donna si salva dal massacro final e può portare nella società civile la sua testimonianza.
Cannibal Ferox ha ben poco a che vedere con i finti documentarismi e i mondo movie, è più un film d’avventura esotica: un genere ben conosciuto da Lenzi.
Crudeltà, follia e perversione sono gli ingredienti principali. Tra le efferatezze c’è la scena di uno degli avventurieri che estirpa il bulbo oculare a un indigeno con il pugnale e poi lo castra, e poi quella in cui allo stesso avventuriero gli indigeni inferociti staccano di netto la calotta cranica e si nutrono del suo cervello.

La casa 3 – Ghosthouse
Il fantasma di una bambina morta da molti anni infesta una casa abbandonata e con il suo pupazzo maledetto comincia a massacrare alcuni giovani insediatisi nell’abitazione. Ghosthouse-La casa 3 è un classico horror italiano della fine degli anni ottanta, prodotto con un budget piuttosto basso e interpretato da attori praticamente sconosciuti (anche se i fan dell’horror ricordano certamente Lara Wendel e Mary Sellers). Ma è tutt’altro che da buttare.
Le idee azzeccate non mancano: gli specchi che si deformano ed esplodono, l’atroce morte di Tina, le fondamenta putrescenti della villa, l’uccisione di Mark da parte di Susan, la ragnatela con i cadaveri sanguinolenti dei topi, la testa nella lavatrice. E anche il finale, con il primo piano di Martha che urla, non è male. La tensione, considerato che si tratta di un tardivo b-movie, è creata con competenza.

 

2 commenti

  1. […] Corleone a Brooklyn di Umberto Lenzi (1979) è un film importante perché rappresenta l’inizio della sua collaborazione con un regista […]

  2. […] 1969 ha scritto “Così dolce… così perversa” di Umberto Lenzi, con cui poi ha collaborato anche per alcuni polizieschi-noir come “Milano odia: la polizia non […]

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