I FILM EROTICI DI PAMELA PRATI

I FILM EROTICI DI PAMELA PRATI

Pamela Prati nasce nel 1958 a Ozieri, in provincia di Sassari. Il suo vero nome è Paola Pireddu, attrice, ballerina e showgirl, vive il momento di maggior successo nei primi anni ottanta, grazie a trasmissioni televisive molto seguite che le permettono di inserirsi nel mondo del cinema.

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Pamela inizia la carriera come fotomodella sul finire degli anni settanta e grazie a una foto sulla copertina dell’album “Un po’ artista un po’ no” di Adriano Celentano le arriva la notorietà.
“Ho fatto una copertina con Celentano… insomma nel 1980 non si faceva che parlare di me. Ero su tutte le copertine più importanti, quotidiani, mensili, settimanali. Fu così che, senza aver fatto ancora niente di concreto, ero diventata di colpo la donna che sognavano tutti gli italiani”, racconta Pamela Prati.

“La moglie in bianco… l’amante al pepe” (1980) di Michele Massimo Tarantini (1980) rappresenta il suo debutto cinematografico. Si tratta di una commedia sexy interpretata con Lino Banfi, Susan Scott e Ria De Simone. Il film è una coproduzione italospagnola scritta e sceneggiata dal regista, con la collaborazione di Luciano Martino, Bruno Di Geronimo, Giorgio Mariuzzo e José Vincente Puente. La fotografia è di Raul Perez Cubero, le musiche di Sereno De Butti. Produce Luciano Martino per Nuova Dania – Medusa (Roma) e Arco Film (Barcellona). Distribuisce Medusa. Il film pare una volgarizzazione della commedia erotica e persino una parodia del precedente (riuscito) “La moglie in vacanza… l’amante in città” di Sergio Martino (1981). Altri interpereti sono Raf Baldassarre, Javier Viñas, Marisa Porcel, Bruno Minniti, Fiamma Migliore e Rafael Hernández.
Ecco la storia. I Patanè avranno l’eredità del nonno solo se il giovane Gianluca (Baldassarre) farà un figlio entro l’anno. Il padre (Banfi), preoccupato per la scarsa virilità del figlio, gli trova come moglie una infermiera ex spogliarellista (Prati). Il critico Paolo Mereghetti definisce il film una farsa sguaiata e volgarotta, ma queste sono caratteristiche comuni a gran parte della commedia sexy. Il punto debole è proprio la protagonista femminile: Pamela Prati è di bella presenza, ma non possiede grandi doti recitative. La bella spagnola Nieves Navarro (in arte Susan Scott) non è più una ragazzina, ma come amante di Banfi si spoglia senza tanti problemi. Lino Banfi interpreta un ruolo stereotipato da papà del figlio imbranato. Interpreta pure il nonno morente anticipando il suo futuro televisivo, ma soprattutto si sfoga con battute salaci nel suo divertente dialetto pugliese. Pamela Prati è molto nuda, supplisce con l’esibizione delle sue grazie alle carenze recitative e sveglia il ragazzo dal torpore erotico con argomenti convincenti. Michele Massimo Tarantini imprime al film il solito ritmo da pochade con trovate surreali, gag fumettistiche e molto nudo. La commedia degli equivoci è alla base della storia e la bagarre finale con tutti impegnati a fare sesso in camere diverse è la degna conclusione.

“Monsignor” (1982) di Frank Perry vede Pamela Prati nel ruolo di una ragazza romana. Gli altri interpreti sono Geneviève Bujold, Adolfo Celi e Christopher Reeve.
La storia racconta le gesta di un sacerdote americano che dopo la seconda guerra mondiale viene chiamato in Vaticano per ricoprire incarichi prestigiosi che gli permettono di compiere ogni tipo di malefatte. Il sacerdote si dedica a speculazioni, omicidi, contrabbando e sfruttamenti. Imbastisce persino una torbida storia d’amore con una carmelitana, ma resta impunito nonostante i tanti intrallazzi che compie indisturbato. Il tono della pellicola è drammatico, la presenza di Pamela Prati come ragazza romana è soltanto coreografica.

“Mora” (1982) di Léon Desclozeaux vede Pamela Prati interpretare una ragazza del night club. Il cast di questo film drammatico, che possiamo definire un noir ambientato nel mondo della criminalità romana, è basato su Philippe Léotard, Ariel Besse, Patrck Bouchitey, Stefania Casini, Bob Rafelson, Daniel Berloux e Dante Ferreti. Il regista Aldo Lado regala un veloce cammeo.

Pamela Prati comincia a comparire in pose sensuali sulle copertine delle riviste, nel 1983 la vediamo senza veli nelle pagine del mensile “Penthouse” ed è una svolta ulteriore per la sua carriera.

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Pamela si mette d’impegno a studiare ballo, canto, dizione e recitazione. La sua notorietà cresce, al punto che il regista Pier Francesco Pingitore ritiene che possa essere una presenza importante per la compagnia del Bagaglino e la lancia come showgirl nel teatro leggero e in televisione.

“Ironmaster – la guerra del ferro” (1984) di Umberto Lenzi (firma Humphrey Milestone) è un film cavernicolo nato sull’onda del successo de “La guerra del fuoco” (1981) di Jean-Jacqes Annaud. Interpreti: Sam Pasco, Elvire Audray, George Eastman (Luigi Montefiori), Pamela Prati (soprannominata Pamela Field), William Berger, Giovanni Cianfrigla e Nello Pazzafini. La pellicola è scritta e sceneggiata da Dardano Sacchetti, Alberto Cavallone, Gabriel Rossini e Luciano Martino.
Si racconta la storia di due cavernicoli rivali (Pasco ed Eastman) che lottano per ereditare il titolo di capotribù, ma la scoperta del ferro da parte del secondo sovverte gli equilibri e permette la costruzione di armi mortali. Gli autori inseriscono elementi pacifisti in un contesto preistorico, ma è evidente l’ispirazione al precedente film francese. Pamela Prati è un bel vedere come cavernicola in abiti striminziti, anche se viene doppiata per supplire ai limiti recitativi. Nel film fa una brutta fine e Umberto Lenzi giura di avere girato undici volte la scena truce che la riguarda. Elvire Audray è molto carina, Luigi Montefiori è ai limiti del trash con il trucco che gli fanno indossare e Sam Pasco è un ignoto culturista-cavernicolo. I dialoghi sono pessimi e la ricostruzione (come regola del cinema italiano) realizzata con pochi soldi, ricorrendo a parrucche ridicole e costumi improponibili. Una via di mezzo tra “Conan il barbaro” e “La guerra del fuoco”, un ibrido irrisolto e incasinato tra due modelli. Le musiche sono di Guido e Maurizio DeAngelis. Circola su dvd con il titolo “Vindicator”.

“È arrivato mio fratello” (1985) di Castellano e Pipolo è un film comico che si propone di bissare il successo de “Il ragazzo di campagna” (1984) e vede ancora una volta protagonista Renato Pozzetto. Il comico milanese riveste un doppio ruolo: un professore grasso e imbranato maltrattato da tutti e il fratello americano simpatico, spaccone ed emerito imbroglione. Il film si regge sulla comicità di un Pozzetto in buona forma che rende credibili e accettabili le situazioni più strampalate. Citiamo lo champagne bevuto in un scarpa: “Sa un po’ di tacco!”, ma è interessante anche la rilettura dello spot felliniano sui rigatoni Barilla. Ricordiamo il preside che tiranneggia Pozzetto: “Sa dove se lo deve mettere l’Amaro della Certosa?”. Risposta: “Nel curriculum?”. I ragazzini orinano in classe mentre lui declama “La pioggia nel pineto” di D’Annunzio. La fidanzata e la cameriera obbligano Pozzetto a mangiare carote per dimagrire mentre lui sogna rigatoni al sugo. Equivoci, scambi di persona, gag surreali sono il sale di una commedia che si guarda ancora con piacere. Pamela Prati non dice una parola, si limita a esibirsi in due sequenze di strip che la mostrano in babydoll e in tutta la sua conturbante bellezza. Renato Pozzetto osserva allupato realizzando l’immedesimazione tra spettatore e attore, tipica della commedia sexy. Il fratello estroverso prenderà il suo posto e riuscirà a portare a compimento il sogno di andare a letto con la bella vicina che soffre la lontananza del marito.
Gli altri interpreti sono la stupenda attrice nera Carin McDonald, scomparsa nel nulla, Beatrice Palme, Armando Bandini, Pamela Prati, Richard Harrison, Vincenzo Andronico e Maria Giovanna Elmi. Pamela Prati è niente meno che la vicina bona, anche se a far perdere la testa a due gemelli al punto di abbandonare Milano sarà (per citare una frase di lancio) la mulatta più appetitosa del cinema italiano. Da ricordare una bella sequenza finale sulla spiaggia che vede impegnati in un improbabile rapporto erotico Renato Pozzetto e Carin McDonald.

“Hercules 2” (1985) di Luigi Cozzi ha come sottotitolo “Le avventure dell’incredibile Ercole”. Il primo Hercules è un film riuscito e il suo sequel, pur non essendo all’altezza del primo, presenta elementi di interesse. La storia è scritta e sceneggiata da Luigi Cozzi, che inventa una narrazione fantastica intensa e coinvolgente, poi firma la regia come Lewis Coates e si fa aiutare da Daniele Del Giudice per la sceneggiatura e da Giancarlo Santi per la regia. Gli interpreti della pellicola sono la nota più dolente. Lou Ferrigno (l’Hulk dei telefilm) non è un mostro di recitazione, la sua parte è credibile solo per via dei muscoloni e della stazza fisica, ma quando apre bocca è un dramma. Viene doppiato abbastanza bene, ma l’impostazione scenica è la stessa che in “Hercules I”. Lou Ferrigno è ancora più pesante nei movimenti perché costretto a lunghe passeggiate con le due bellone di turno. Milly Carlucci è una pessima Urania, si doppia da sola con la sua voce da presentatrice televisiva ed è un’interpretazione che si ricorda solo per la bellezza del fisico. Sonia Viviani è pure lei bella quanto scarsa nei panni di Glaucia e anche nel suo caso va detto che la recitazione è un’altra cosa.
Nel cast fanno brevi apparizioni anche Serena Grandi (Euriale), Pamela Prati (Aracne) e il transessuale Eva Robbins (Dedalo), presente anche in “Hercules I” nel ruolo di consigliere di Minosse. Altri attori sono la televisiva Alessandra Canale, Raf Baldassarre (Sostrato), Ferdinando Poggi, Venantino Venantini, Cindy Leadbetter, Paola Marcari, Sandra Venturini, Andrea Nicole, William Berger (un Minosse redivivo), Claudio Cassinelli (Zeus), Laura Lenzi (Flora), Margie Newton (Afrodite) e Maria Rosaria Omaggio (Hera). Ercole a un certo punto se la deve vedere con Aracne (una bella ma inespressiva Pamela Prati) in una grotta a forma di ragno e con le sue figlie che lo catturano con una rete di energia. “Hercules II” è un ottimo film per ragazzi che ancora oggi riesce a riunire genitori e figli per due ore di sano divertimento.

“Massimamente folle” di Massimo Troiani (1985) è un film comico a episodi interpretato da Francesca Romana Coluzzi, Carlo Croccolo, Oreste Lionello, Gianluigi Mariannini e Pamela Prati.
Vorrebbe essere una satira, ma scade nella farsa e neppure troppo riuscita perché non si ride molto. Il film racconta le gesta comiche di un commissario alle prese con quattro frati nudi, una professoressa dissenterica, un arbitro inseguito dai tifosi, un club dei brindanti e una sfortunata commissione di censura. Il critico Marco Giusti definisce la pellicola una supertrashata che vanta un cast da urlo. Da notare la presenza del mediocre sosia di Benigni, il terribile Mireno Scali che è scomparso nel nulla. Massimo Troiani non si è più cimentato ala regia dopo questo clamoroso insuccesso.

La televisione è nel futuro di Pamela Prati, che troviamo nel cast della fiction “Le volpi della notte” di Bruno Corbucci (1986) e nella miniserie “Tutti in palestra” (1987), la quale nel 1991 diventerà un film di Vittorio De Sisti. La popolarità televisiva è alle stelle, il successo di Pamela raggiunge il momento più importante con gli show “Biberon” (1988) e “Crème caramel” (1991-1992), dove è prima donna indiscussa. Ancora in televisione la vediamo su Canale 5, accanto a Pippo Franco, per la prima edizione di “La sai l’ultima?” (1992), programma di successo riproposto anche nel 1993 e nel 1994. Pamela Prati è sempre più richiesta in televisione per la sua prorompente e maliziosa bellezza mediterranea. Nell’inverno del 1993 e nella primavera del 1994 affianca Teo Teocoli, su Canale 5, a “Scherzi a parte”. La ricordiamo complice di alcuni scherzi ben riusciti. Nel 1996 è la spalla femminile di Gigi Sabani per lo show “Re per una notte”,  conduce anche “Sotto a chi tocca” (1996-1997) insieme a Pipo Franco. Ricordiamo la sua presenza nello speciale “Sotto a chi tocca… a Capodanno”, in onda il 31 dicembre 1996. Pamela Prati non abbandona il teatro leggero e il varietà, soprattutto con la compagnia del Bagaglino diretta da Pierfrancesco Pingitore, che si esibisce sul palcoscenico del Salone Margherita a Roma, ma tra il 1996 e il 1997 la vediamo impegnata anche con lo spettacolo Bentornata passerella. Il cinema non è allo stesso livello del teatro leggero, perché i ruoli proposti a Pamela Prati sono improntati a un erotismo eccessivo all’interno di pellicole di scarso spessore.

“Riflessi di luce” (1988) di Mario Bianchi è un erotico piuttosto spinto interpretato da Pamela Prati, Jessica Moore (Luciana Ottaviani), Gabriele Tinti, Loredana Romito, Gabriele Gori e Laura Gemser.
Mario Bianchi è regista che ha fatto molto hard, così come il produttore Mario Di Noia, ma in questo lavoro girato in economia non va oltre i limiti del soft. Il film, girato in digitale, si svolge tutto in una villa dove un gruppo di ricconi si dedica al sesso in ogni possibile forma. La noia regna sovrana, i dialoghi sono risibili e la storia è ai limiti del trash. Per fortuna Prati, Romito e Gemser tengono desti i sensi degli spettatori con frequenti esibizioni di nudi integrali. Non mancano sequenze erotiche bollenti e scene di lesbismo. Ricordiamo Loredana Romito e Pamela Prati impegnate in un insolito bagno nel giardino che mostra in trasparenza il seno della showgirl sarda. Troviamo la Prati intenta ad amoreggiare con Tinti sul letto in alcune pose spinte, ma soprattutto ancora con la Romito nel bagno e in alcune sequenze lesbiche molto credibili. Pamela Prati mostra con generosità il seno esuberante, ma anche gambe e glutei senza inibizioni. Quando recita le poche battute che le assegna il copione viene doppiata, ma nonostante tutto la credibilità è modesta. Resta una bellezza, esibita a piene mani, ma niente di più. La tecnica con cui è girata la pellicola è da film hard, il regista segue la lezione di Aristide Massaccesi e cerca di hardizzare il soft. Gabriele Tinti è al suo ultimo film: morirà per un tumore poco tempo dopo.

“Alien transformations” (1988) di Jay Kamen è una pellicola internazionale per la bella Pamela Prati, che debutta in un cast statunitense di un singolare erotico-fantascientifico. Interpreti: Rex Smith, Lisa Langlois, Patrick MacNee, Donald Hodson, Ann Margaret Hughes, Christopher Neame, Loredana Romito, Benito Stefanelli, Cec Verell e Pamela Prati.
Durante un viaggio spaziale, Wolfgang Shadduck scopre a bordo una donna bellissima e affascinante che lo induce a un rapporto erotico. Pamela Prati interpreta la donna che al termine dell’amplesso si trasforma in un mostro repellente e scompare. Shadduck pensa di aver avuto un incubo e prosegue il viaggio, fino a quando un’avaria lo costringe a un atterraggio su un pianeta che ospita una colonia penale. Qui il pilota conosce Miranda e se innamora, ma è sequestrato assieme a lei da un gruppo di detenuti evasi che vuole usare la nave per fuggire, ed è costretto a decollare dall’asteroide. Durante il volo, torna il mostro e a questo punto comincia la strage. Si tratta di una divagazione erotica sul tema della contaminazione e della possessione aliena, a tratti originale, ma non realizzata con buon gusto e usando metafore sofisticate. Nel cast ci sono due bellezze italiane come la Prati e la Romito, la nostra Pamela è addirittura il mostro protagonista della strage, anche se sotto forma di donna si vede lo spazio di una rapida apparizione e di un focoso amplesso.

“Io Gilda” (1989) di Andrew B. White (nome di battaglia di Andrea Bianchi) avrebbe dovuto rappresentare il passaggio al porno di Pamela Prati, ma è soltanto un soft piuttosto spinto dove la nostra attrice fa la parodia di Rita Hayworth. In ogni caso è la protagonista assoluta, accanto a Gerardo Amato, Valentine Demy (Marisa Parra), Gras Vernon, Alex Berger e Luigi Soldati. Gerardo Amato è un gangster newyorchese che conosce Gilda, una bella ragazza che diventa la sua amante. Il boss fa di tutto per compiacerla, assume persino un autista privato che la porta in giro per una finta New York. Il film è girato a Roma, ma Bianchi vorrebbe far credere che ci troviamo negli Stati Uniti. La pellicola si sviluppa tra sesso e cadaveri ed è una via di mezzo tra il noir e l’erotico. La tecnica è da film hard, anche se la Prati non va oltre un’esibizione generosa di seno, gambe e glutei accompagnata da episodici nudi integrali. I rapporti sessuali sono soltanto mimati, ma sono davvero calde le sequenze erotiche che vedono sulla scena Pamela Prati e Valentine Demy impegnate in un credibile rapporto saffico. La presenza di attori porno come Valentine Demy fa supporre che esista una versione più spinta.

“Luna di sangue” (1989) è un modesto horror di Enzo Milioni, apprezzato autore e regista teatrale, saltuariamente impegnato come sceneggiatore cinematografico e autore televisivo. Gli interpreti sono Jacques Sernas, Annie Belle, Zora Kerowa, Jessica Moore, Pamela Prati e Barbara Blasco. Ann soffre di turbe psichiche a causa di una mancata maternità e litiga continuamente con il marito, scrittore di successo. Jacques Sernas è il medico che cura la donna e vorrebbe ricoverarla nella sua clinica per evitare l’aggravarsi della patologia. A un certo punto Ann vede il marito morto ed effettivamente l’uomo non si trova più, ma la sua segretaria mostra a tutti una lettera di commiato che ne spiegherebbe l’assenza. Il medico si convince ancora di più che Ann è una visionaria, vorrebbe ricoverarla, ma lei rifiuta con decisione. Un anno dopo si presenta a casa un uomo che dice di essere il marito, ma Ann non lo riconosce e lo considera un impostore. Il problema è che le foto esposte in casa raffigurano proprio quell’uomo che si è presentato alla sua porta. La donna chiede aiuto al medico che insieme alla dottoressa Mirella riconosce il marito. Ann pensa di essere impazzita, ma come al solito niente è come sembra. La pellicola è inserita nella serie Lucio Fulci Presenta, risente di una confezione televisiva da horror modesto, parte da una buona idea ma si sviluppa senza molta suspense. Il finale non rispetta le attese e la cosa migliore sono i personaggi tratteggiati con ambiguità misteriosa, da buon autore teatrale. Il cast è interessante, ricco di vecchie glorie anni Settanta e di belle presenze femminili. Pamela Prati, al solito, spicca per bellezza e superba resa scenica, ma non per eccelse qualità recitative.

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“Una donna da guardare” (1990) di Michele Quaglieri è un erotico-soft molto spinto scritto da Riccardo Ghione e fotografato da Remo Grisanti. La musica è di Gianni Sposito e il montaggio è curato da un autore hard come Mario Bianchi. Interprete Principale è Pamela Prati, la donna da guardare del titolo, insieme a mauro Vestri, George Ardisson, Cinzia De Carolis, Elisabetta Focardi e Sonia Topazio. Pamela Prati è una psicologa che cura a suo modo l’impotenza di uno stilista di moda. Pure per questo film c’è il sospetto che sia stata girata una versione hard, vista la presenza di nomi che hanno sempre lavorato in quel settore.
Le interpretazioni cinematografiche di Pamela Prati che si succedono alla fine degli anni Ottanta sono tutte rivolte al tentativo di far entrare la showgirl nel mondo del porno. La Prati non cede alla tentazione, mostra molto, partecipa a produzioni di dubbio gusto, ma resta nei limiti di un erotico spinto, senza compiere il passo decisivo che la porterebbe nel mondo dell’hard.

Pamela Prati torna alla commedia con “Tutti in palestra” (1991) di Vittorio De Sisti, versione cinematografica di un format televisivo di successo.

“Gole ruggenti” (1992) di Pier Francesco Pingitore è il Bagaglino al cinema con Pippo Franco, Pamela Prati, Valeria Marini, Leo Gullotta, Martufello, Jo Squillo, Morgana Giovannetti, Mita Medici, Maurizio Mattioli, Gianfranco Barra, Stefano Antonucci, Toni Ucci e Pier Maria Cecchini.
Marco Giusti lo definisce un tv-movie e non ha tutti i torti, perché Pier Francesco Pingitore scrive, sceneggia (in collaborazione con Carla Vistarino) e dirige una farsa ispirata a spettacoli televisivi di successo come “Crème Caramel” e “Champagne”, impiegando il cast comico e femminile al gran completo. La showgirl più giovane Valeria Marini conquista la scena ai danni di una Pamela Prati in fase calante e si impone all’attenzione del pubblico. Pingitore mette in farsa un Sanremo trash con Pippo Franco presentatore, Maurizio Mattioli impresario e Gianfranco Barra sceneggiatore. Le canzoni finte sono la cosa più comica della pellicola (Mi fai schifo, Non ho più piume sul culo, C’è una Topa sulla Tipo…), ma tutto il resto è da dimenticare, soprattutto la trama a metà strada tra Tangentopoli e corruzione discografica. Pamela Prati è la conduttrice Alida Spada, mentre Valeria Marini è l’annunciatrice Sabrina che recita una poesia come se fosse una bimba scema. Pingitore graffia abbastanza e i riferimenti alla realtà di un Festival di Sanremo dove comandano i discografici sono evidenti. I momenti comici sono molti, ruspanti e genuini, anche se le risate sono sguaiate e qualunquiste in puro stile Bagaglino.

Pamela Prati torna alla fiction televisiva con “Olimpo Lupo cronista di nera” (1995) di Fabrizio Laurenti, un modesto poliziesco scritto e sceneggiato dal regista con la collaborazione di Carlotta Ercolino, Gioele Dix e Bruno Olivieri. Tra gli attori ricordiamo Gioele Dix, Amanda Sandrelli e Stefano Masciarelli. Produce Mediaset per Canale Cinque.

“La palestra” (2003) di Pierfrancesco Pingitore è un altro tv-movie che vede all’opera Pamela Prati e Valeria Marini, il passato e il presente del Bagaglino, pure se adesso rappresentano entrambe il passato a vantaggio di Aida Yespica. Il film è pessimo ed è girato tutto in interni, per la precisione in un centro fitness dove si consumano amori e tradimenti. I protagonisti sono prelevati dal Bagaglino e Maurizio Mattioli è una sorta di gran cerimoniere che introduce le situazioni comiche. I protagonisti delle storie sono veri stereotipi: mariti che tradiscono le mogli e viceversa all’interno della palestra. Prati e Marini si riconciliano per l’occasione, dopo tante liti sul palcoscenico del Bagaglino e sono le vere mattatrici. Il film nasce per la televisione ma esce sul mercato Home Video.

“Di che peccato sei?” (2007) di Pier Francesco Pingitore è l’ultima commedia televisiva interpretata da Pamela Prati che vede all’opera l’intero cast del Bagaglino, aggiornato agli ultimi acquisti. Pippo Franco conduce le operazioni affiancato da Tosca D’Aquino, Antonio Giuliani, Biagio Izzo, Cristiano Malgioglio, Maurizio Mattioli, Valentina Persia, Enzo Salvi, Aida Yespica, Leo Gullotta, Matilde Brandi, Gian, Manlio Dovi, Andrea Roncato, Pier Maria Cecchini. Un monaco introduce sette episodi, ispirati ai peccati capitali: gola, lussuria, ira, invidia, superbia, pigrizia e avarizia. Sette storie di vita quotidiana, ambientate nel mondo della finanza, dei reality show, della televisione, dell’ambiente familiare e delle carceri. Niente di più che una fiction televisiva girata a ritmi blandi, comicità qualunquista e di grana grossa stile Bagaglino, qualche bella ragazza discinta e poco altro.

Pamela Prati la ricordiamo anche in molti altri spettacoli televisivi. Nel 2001 è prima donna nello show comico “Saloon”, successivamente è nel cast di “Marameo” (2002), “Mi consenta” (2003), “Barbecue” (2004), “Torte in faccia” (2005 – 2006) e “Bellissima-cabaret anticrisi” (2009). La compagnia del Bagaglino si caratterizza per la presenza di un gruppo di attori interessanti tra i quali spiccano Pippo Franco, Oreste Lionello, Leo Gullotta, Martufello e alcune bellezze discinte come Valeria Marini, Pamela Prati e Aida Yespica. Si tratta di una comicità innocua e qualunquista, basata su facili battute, imitazioni, canzoncine ironiche e balletti che mostrano procaci bellezze femminili. Niente che danneggi il potere, nessuna satira graffiante, ma soltanto leggere allusioni politiche e luoghi comuni. In ogni caso il programma piace e viene replicato per anni sotto titoli diversi, ispirandosi alla realtà politica. Abbiamo vissuto il Bagaglio da Craxi a Berlusconi, cambiando imitatori e personaggi, ma sorridendo sempre delle stesse battute. Un ricordo speciale lo merita Oreste Lionello, grande imitatore di Giulio Andreotti e fine umorista recentemente scomparso.

Pamela Prati continua a fare televisione. Nel 2004 partecipa al reality show “Il ristorante”, condotto da Antonella Clerici e nell’autunno del 2008 ricopre il ruolo di opinionista nel reality “L’isola dei famosi”. Del 2016 l’ultima sua apparizione televisiva, come concorrente in “Grande Fratello Vip” dove viene squalificata per continue violazioni al regolamento.

Pamela Prati canta “Menealo”

Pamela Prati incide pure qualche disco nel corso della sua carriera, a partire dalle sigle televisive negli anni settanta e ottanta. Ricordiamo “Menealo” (1993) o “Que te la pongo” (1994), scritte da Donatela Rettore, vere rarità nel mercato da collezione di vinile, perché pubblicate anche in formato mix da 12 pollici. Nel 2007 incide il singolo “Papillon”.

Pamela Prati canta “Que te la pongo”

FILMOGRAFIA DI PAMELA PRATI

La moglie in bianco… l’amante al pepe di Michele Massimo Tarantini (1980)
Monsignor di Frank Perry (1982)
Mora di Léon Desclozeaux (1982)
Ironmaster, la guerra del ferro di Umberto Lenzi (1984)
È arrivato mio fratello di Castellano e Pipolo (1985)
Hercules 2 di Luigi Cozzi (1985)
Massimamente folle di Massimo Troiani (1985)
Le volpi della notte di Bruno Corbucci (1986) (TV)
Tutti in palestra (1987) (miniserie TV)
Riflessi di luce di Mario Bianchi (1988)
Transformations di Jay Kamen (1988)
Io Gilda di Andrew B. White (1989)
Luna di sangue di Enzo Milion (1989)
Una donna da guardare di Michele Quaglieri (1990)
Tutti in palestra di Vittorio De Sisti (1991)
Gole ruggenti di Pier Francesco Pingitore (1992)
Olimpo Lupo cronista di nera di Fabrizio Laurenti (1995) (TV)
La palestra di Pierfrancesco Pingitore (2003) (TV)
Di che peccato sei? di Pier Francesco Pingitore (2007) (TV)

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