CORTO MALTESE ANTIMODERNO E CONTRORIVOLUZIONARIO

CORTO MALTESE ANTIMODERNO E CONTRORIVOLUZIONARIO

Da anni si discute animatamente se Corto Maltese sia di sinistra, di destra, anarchico, individualista, fascista, conservatore, rivoluzionario, libertario, disincantato.
La realtà è che Corto Maltese è antimoderno.

È antimoderno perché ha fatto la scuola chassidica. Perché praticava il kendo, l’arte marziale tradizionale giapponese con la spada sviluppatasi nel XII secolo.
Perché nel 1904, durante la guerra russo-giapponese, aiuta e diventa amico di Jack London, che al tempo aveva già ha abbandonato le idee socialiste per quelle del cosiddetto darwinismo sociale, basata sulla sopraffazione necessaria del più forte sul più debole e che nel decennio a seguire conierà il concetto di “pericolo giallo”.


È antimoderno perché non si è battuto contro la tratta delle prostitute di Buenos Aires, importate dall’Europa dell’Est e costrette a vendersi con l’inganno.
Nel 1910 frequenta volentieri i bordelli bonearensi, insieme al solito Jack London e al drammaturgo Eugene O’Neill.


È antimoderno perché odia i probiviri, organo che all’interno di un’associazione o di un ordine professionale ha il compito di garantire l’uguaglianza di diritti e doveri per tutti i soci (una specie di magistratura).
Perché non ama i redentori, chi vorrebbe sollevare e includere in una società più equa tutte quelle persone e classi che ne sono escluse come gli operai, le donne, le prostitute, i carcerati, gli omosessuali.


Perché legge Leopoldo Lugones, scrittore argentino dichiaratamente fascista e ipertradizionalista, ispiratore di altri intellettuali di estrema destra come Juan Carulla e Rodolfo Irazusta.
E perché proprio non riesce a finire di leggere l’Utopia di Moore.

È antimoderno perché il suo altruismo/eroismo è sempre indirizzato a un individuo o a un ritorno personale, mai a una causa qualunque essa sia.
Perché aiuta i cangaceiros solo per i soldi.
Perché non crede in una rivoluzione, non crede che gli oppressi l’avranno mai vinta perché “ci sarà sempre un nuovo colonnello che abuserà di questa gente”.
Perché gli fanno comodo le acque agitate da rivoluzionari e reazionari.


Perché in Un’aquila nella giungla, quando il soldato nigeriano domanda a Corto se per eliminare le colonie in Africa non occorra iniziare da qualche parte (in questo caso attaccando le basi dei tedeschi), il marinaio risponde con un molto poco convinto “sì… forse”.


Perché nella Conga delle banane dice che a Mosquito “con tutti questi interventisti e rivoluzionari, non si respira più”.
In Nonni e fiabe, dopo aver pestato un uomo, Steiner e Colombia gli domandano se l’abbia fatto perché il tipo fosse schiavista. Corto risponde che non è quello il motivo, che non gli interessa cosa faccia l’uomo, ma di averlo fatto solo perché aveva barato a dadi…

È antimoderno perché gli eroi di carriera, come il Barone Rosso von Richthofen, lo lasciano indifferente mentre ha simpatia per il Barone von Hungern Khan, il generale che voleva ricostruire un impero sciamano-buddhista in Mongolia per riconquistare la Russia ed eliminare i bolscevichi (personaggio attualmente idolatrato dall’estrema destra), di cui addirittura va a fare visita alla tomba in un bosco siberiano.

È antimoderno nonostante nelle pagine dei fumetti fosse stimato dallo scrittore John Reed, comunista.

È antimoderno perché, dopo aver fumato dell’hashish (La casa dorata di Samarcanda), incontra un altro Corto che gli rinfaccia il fatto che la gente lo accusa di non avere l’impegno cattolico verso la famiglia e quello comunista verso la società.


È antimoderno perché ritiene “che il mondo sia stabile solamente in virtù del segreto” e “che certi aspetti della storia si spiegano solo con l’intervento delle società segrete”.


È antimoderno perché amico del bandito Rasputin e non crede nello stato di diritto.
Perché crede nella vendetta.
Perché è un romantico, “ha sfiducia nella ragione e avversione per la logica”.

Semplicemente è antimoderno perché l’avventura è sempre stata considerata di destra.

 

10 commenti

  1. Forse antimoderno non è l’aggettivo giusto. O forse si. Forse C.M. è un disincantatato anarchico individualista, un pò cinico, un pò romantico quello si. Come forse il suo creatore, Pratt, è un ribelle immerso nella solitudine metafisica e sociale di chi è costretto a vivere in un tempo non suo e al quale contrappone un risoluto no. Egli, cavaliere solo, come l’uomo in rivolta di Camus, fa parte a sé. Sa che libertà e ordine morale vivono ancora negli spazi più reconditi della coscienza individuale. Per questo dice semplicemente si a se stesso: condizione della rivolta contro il mondo moderno ed esempio da seguire? Forse.

  2. articolo molto interessante!

  3. Non sono d’accirdo Corto e’ uno spirito libero e romantico e individyalista non incasellabile in una ideologia.

  4. Bell’articolo, ma come la inquadri l’amicizia con Stalin?

  5. Sebbene l’articolo sia molto interessante e ben argomentato, antimoderno mi pare un po’ un termine usato impropriamente. Più che altro perché non ne vedo la logica.
    A parere personale, Corto Maltese, sin da quando lo lessi la prima volta – circa trentacinque anni fa, o poco più – mi è sempre parso un grandissimo “figlio di puttana”, serza se e senza ma.
    E questa condizione, almeno per me, è sempre attuale. Passata e moderna. Allora come oggi.

  6. Leopoldo Lugones fu anche uno dei padrini letterari di Borges (non stupirà)

  7. ” Semplicemente è antimoderno perché l’avventura è sempre stata considerata di destra ” è una sentenza interessante. Immagino si intenda che negli anni in cui CM è stato pubblicato – dal 1967 in poi – era considerato antimoderno essere a destra. Pratt era stato in giro per il mondo fin da bimbo e probabilmente nutriva il disincanto di chi aveva visto nascere, crescere e marcire più di una rivoluzione e forse voleva fare del suo marinaio zingaro un gemello astrale del Bogart di Casablanca. Il tutto innaffiato dalla sua cultura di simpatizzante massone.
    Per quel che vale, poco direi e meno di quanto occorra per pagare un caffè della macchinetta della metro , credo l’avventura sia anche di sinistra ed io mi sento sempre uno spelacchiato Kenparker quando con i miei capi stinti Oviesse Oriented incontro nella mia zucca elfi e divinità precolombiane nel tragitto casa scuola di Crepascolino e scuola di Crepascolino ufficio, anche se ammetto che non ho mai pensato di brandire un coltello ed allungarmi la linea della vita artificialmente come ha fatto il Maltese: continuo a sperare che basti non esagerare con il sale nel cibo…

  8. […] di Corto Maltese. Stiamo solo parlando della cultura che lo ha originato, approfondita per autori nell’articolo precedente di Silvano […]

  9. L’amico Silvano è bravissimo a fare affermazioni suffragate da riferimenti precisi, così capiamo bene che vuol dire. Invece chi tira Corto per la giacca a destra o a sinisrra di solito lo fa sulla base di proprio personale sentiment. Però devo dire che probabilmente se facessimo il giochino di cercare riferimenti che vanno in senso opposto troveremmo sicuramente anche lì qualcosa. Personalmente ho sempre pensato che Corto non fosse inquadrabile altro che come uno sfrenato romantico individualista sballottato dalle passioni che pensa erroneamente di saper dominare. Come Pratt, del resto. Uno che trova sempre comunque il modo di autoassolversi e di autocolpevolizzarsi e così via. E soprattutto che vorrebbe non farsi mai trovare dove ti aspetti di trovarlo, a volte riuscendoci e a volte no. E diciamocelo, in questo senso è uno anche un po’ snob. E gli snob, come sappiamo, sono di sinistra.

  10. Il fatto è che ognuno vede le cose dal suo punto di vista, secondo la sua sensibilità e l’insieme delle sue conoscenze. Va anche ricordato che la “diversità” è una regola universale in tutto e per tutti, dalle formiche alle balene, se vogliamo considerare gli esseri viventi in fila per dimensione. massa e peso. Gli esseri umani, noi, fortunatamente siamo assai diversi, per fortuna l’uno dall’altro, anche se fratelli e cresciuti nello stesso ambiente sociale e familiare: la diversiyà è non solo un valore in senso generale, ma serve alla sopravvivenza della razza umana.
    Quindi io non mi meraviglio di questa assurdità di considerare personaggi di carta come se fossero esseri in carne ed ossa, di speculare su quello combina Corto Maltese quando nel segreto dell’urna deve votare, o che cosa fa quando sono di scena altri protagonisti delle sue storie. Hugo Pratt è stato un grande inventore di storie, era il suo mestiere affabulare e a volte o spesso menare per il naso i lettori!!!
    Poi se fosse politicamente rosso, nero ,bianco o verde poco mi importa!

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*