MARGARET LEE, L’INGLESINA CHE ECCITAVA GLI ITALIANI

MARGARET LEE, L’INGLESINA CHE ECCITAVA GLI ITALIANI

Margaret Lee è il nome d’arte della sensuale attrice inglese Margaret Gwendolyn Box, nata a Wolverhampton il 4 agosto del 1943. Attrice che ha conquistato il pubblico italiano durante gli anni sessanta e settanta.

Nasce modella e ne ha tutti i numeri: alta un metro e sessantotto, bellissima, affascinante, una vera statua di carne, come da molti estimatori è stata definita. Un suo sguardo, un sorriso, una movenza bastano a far scattare un momento erotico nel casto cinema degli anni sessanta. Non è una donna qualunque, non è un’attrice che ha bisogno di spogliarsi per trasmettere sensazioni e fascino, il suo grande sex appeal buca lo schermo, illumina l’intera pellicola.

Margaret Lee è il simbolo del sesso in un periodo difficile, quando trasgredire è quasi impossibile perché la censura si aggira solerte impugnando le forbici. A lei basta poco: il portamento, uno sbattere di ciglia, un sorriso, un piede denudato ad arte… e subito si realizza la tensione erotica. Margaret Lee è la donna ideale degli anni sessanta: morbida, abbondante, giunonica, sempre supersexy nei ruoli da interpretare che non sono mai da brava ragazza.


Margaret si fa conoscere nel nostro Paese come controfigura di Marilyn Monroe nel film Facciamo l’amore (1960) di George Cukor. Inizia l’avventura nel cinema italiano con Totò di notte n.1 (1962) di Mario Amendola, interpretato dalla coppia comica composta da Totò e Macario, ma compare solo per poche sequenze durante i titoli di testa, nonostante il lancio pubblicitario prometta grande spazio alla bionda supersexy. Molto probabile che le scene interpretate da Margaret vengano tagliate da una pruriginosa censura o da una timida produzione, ma la speranza è che prima o poi qualcuno le possa recuperare. Siamo nel 1962: basta poco per sconvolgere e ancora meno per scandalizzare.

Margaret Lee interpreta dieci film in due anni, si segnala come il fenomeno degli anni sessanta che la vedono attiva in ogni produzione di genere del cinema italiano. È impegnata in ruoli sexy per stemperare il clima comico delle commedie, ma è personaggio ideale anche per ruoli da bellezza in abiti discinti del peplum.
La sua sensualità la fa da padrona e si guadagna il primo piano anche quando riveste ruoli meno rilevanti. Franco e Ciccio sono spesso compagni di avventura e i registi uniscono la comicità popolare e scanzonata dei due siciliani con la sua sconvolgente bellezza.
Il primo incontro avviene con Due samurai per cento geishe (1962) di Giorgio Simonelli, ma si ripete con un’altra farsa sgangherata e divertente intitolata I tre nemici (1962), che vede all’opera anche Gino Bramieri per ironizzare sul mondo delle spie.
Maciste contro i mostri (1962) di Giovanni Malatesta trasporta il forzuto Reg Lewis in piena epoca preistorica e lo vediamo impegnato a difendere una tribù contro un dinosauro. Margaret Lee è la figlia del capo che finisce sposa di Maciste. Carlo Rambaldi firma i primi trucchi cinematografici della sua carriera, ma già si intravede la classe del futuro premio Oscar per E.T. (1982) di Steven Spielberg.
Sansone contro i pirati (1963) è opera di un artigiano come Tano Boccia, che per l’occasione si firma Amerigo Anton ma non sfugge alla fama di peggior regista italiano del periodo storico. Margaret Lee divide lo schermo con il culturista Adriano Bellini, in arte Kirk Morris. La bella attrice è la principessa spagnola Amanda, soccorsa da Sansone che la salva dai corsari, la porta sull’Isola del Diavolo e finisce per aiutarla nella lotta contro i pirati.
Siamo tutti pomicioni (1963) di Marino Girolami è pura farsa da avanspettacolo interpretata da Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, ma ci sono pure Mario Carotenuto e Alberto Bonucci. Il ruolo sexy spetta a Margaret Lee, oggetto di attenzione erotica per i galletti italiani.
I quattro tassisti (1963) di Giorgio Bianchi è uno spassoso film a episodi che vede all’opera Margaret Lee nei panni di una bella suora in Un’opera buona, interpretato da Peppino De Filippo e ambientato a Napoli. Soggetto e sceneggiatura del terzetto che ha inventato la commedia all’italiana: Amendola, Benvenuti e De Bernardi.
Avventura al motel (1963) di Renato Polselli è un film che trae spunto dal motel come luogo di incontri clandestini, ma i ruoli femminili principali sono di Claudia Mori e Liana Orfei. Gino Cervi e Aroldo Tieri sono gli attori, mentre Margaret Lee è una presenza di minor rilievo.
Cleopatra (1963) di Joseph Leo Makiewicz è un kolossal che non la vede neppure accreditata, perché forse la sua breve apparizione viene tagliata in sede di montaggio.
Gli imbroglioni (1963) è uno dei tanti film in cui Margaret fa da spalla femminile per la coppia comica Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ma qui viene guidata dal grande Lucio Fulci che usa il canovaccio del processo per mascherare un film a episodi. Margaret è impegnata nel frammento Medico e fidanzata.
La ballata dei mariti (1964) di Fabrizio Taglioni è una modesta produzione italo spagnola, una commedia con venature gialle nella quale Margaret riveste un ruolo da contessa.
Vino, whisky e acqua salata (1964) di Mario Amendola è un nuovo incontro con Franco e Ciccio, ma pure con Raimondo Vianello e Tino Buazzelli che compongono lo scalcinato equipaggio di un sommergibile durante l’ultima guerra.
La vedovella (1964) di Silvio Siano è uno dei pochi film da protagonista di Margaret Lee, nei panni della squillo Susy che eredita da un cliente un castello in un paesino della Calabria. La commedia degli equivoci comincia al suo arrivo, perché viene scambiata per la moglie del defunto ed è contesa dal sindaco (Peppino De Filippo) e dall’intera giunta comunale. Inutile dire che Margaret farà fessi tutti dopo aver fatto intravedere speranze. Un film molto spinto per i tempi che mette in primo piano la prorompente bellezza di Margaret Lee.
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia sembrano gli attori ideali per la bella inglesina, visto che li incontra ancora una volta in Due mattacchioni al Moulin Rouge (1964) di Carlo Infascelli. Margaret è Perla la Rossa, ballerina di night assassinata, ma a un certo punto il cadavere sparisce.
In ginocchio da te (1964) di Ettore M. Fizzarotti è un musicarello di successo basato sull’omonima canzone di Gianni Morandi, ma la bellezza in primo piano è quella di Laura Efrikan. Margaret Lee è un amore passeggero coltivato in quel di Bassano, mentre Gianni Morandi compie il servizio militare e attende di tornare dalla sua bella.
Lucio Fulci dirige ancora Margaret nel cast de I maniaci (1964), film a episodi che vede ancora una volta impegnata la nostra attrice accanto a Franco e Ciccio ne La comica finale – Il weekend.
Un mostro e mezzo (1964) è un horror comico girato da Steno con protagonista la coppia comica siciliana e la bella Margaret a fare da spalla erotica. Ciccio Ingrassia è un chirurgo pazzo che vorrebbe trasformare Franco Franchi nel sosia dell’Aga Khan e invece lo fa diventare simile al bandito Cesarone. Da notare che in questo film – per la prima volta nella sua carriera – Margaret canta, ma lo farà di nuovo in Arriva Dorellik (1967).
Adolescenti al sole di Aldo Rossi e I marziani hanno dodici mani di Castellano e Pipolo sono gli ultimi film interpretati da Margaret Lee nel 1964. Il secondo è una farsa divertente per la presenza comica di Paolo Panelli, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Francesco Mulè, Carlo Croccolo, Lando Buzzanca, Aldo Giuffrè ed Enzo Garinei. Bel cast femminile: Margaret Lee, Magalì Noël, Dominique Boschero e Valeria Fabrizi. Le musiche sono di Ennio Morricone, il soggetto e la sceneggiatura sono opera dei registi che impostano una serie di gag sul facile canovaccio dei marziani irretiti dalla dolce vita romana. Margaret Lee è la segretaria di un editore e si ricorda come protagonista di un sensuale striptease. Il 1965 comincia per Margaret ancora nel segno di Franco e Ciccio e di Lucio Fulci, il regista che ha il merito di aver scoperto e lanciato la coppia comica più popolare tra i ragazzini degli anni Sessanta.
I due pericoli pubblici vede due fratelli ladri maldestri che fanno fallire il colpo preparato da una banda di professionisti. Franco e Ciccio combinano guai a ripetizione, fanno esplodere due bombe atomiche, finiscono in Paradiso e cercano di rubare l’aureola a San Pietro. Margaret Lee delizia con il suo corpo statuario quando in una rapida sequenza resta in reggicalze e guepiere.


Casanova ’70
(1965) è un tentativo poco riuscito di commedia alta firmato da Mario Monicelli, ma per il regista è un lavoro alimentare. Protagonista è Mastroianni nei panni di un maggiore dongiovanni che si eccita soltanto in situazioni di pericolo. Margaret Lee ha un ruolo di secondo piano ma si lascia ammirare distesa sul letto completamente nuda, anche se per pochi secondi, vista la solerte censura del tempo. I fotografi di scena vanno a nozze perché approfittano delle sequenze per immortalarle a futura memoria e per vendere le foto a tutti i giornali.
Letti sbagliati (1965) è un film a episodi girato da Steno che vede all’opera Margaret Lee soltanto per 00 – Sexy missione Biondo Platino, insieme a Raimondo Vianello, come sexy condomina. Tutti gli episodi sono costruiti su sesso e corna, come vere e proprie macchiette da avanspettacolo.
Il morbidone (1965) di Mario Franciosa mostra nel cast la bella Margaret insieme a Silva Koscina, Beba Loncar e Anouk Aimée. Il protagonista è un pigro Guido Alberti, sfaccendato ma circondato da belle donne. Cambierà per amore.
Lo scippo – Per un furto all’italiana (1965) di Nando Cicero è una commedia a tinte gialle che Margaret Lee interpreta insieme a Paolo Ferrari, Gabriele Ferzetti, Mario Pisu, Enrico Maria Salerno, Annette Stroyberg e Valeria Valeri. Margaret è protagonista assoluta perché è la moglie scippata che in realtà organizza la truffa.
La ragazzola (1965) di Giuseppe Orlandini e Via Veneto (1965) di Giuseppe Lipartiti sono film minori nella sterminata filmografia di Margaret Lee, ma i registi del cinema popolare cercano di avere la bella inglesina anche per poche inquadrature.
Io uccido, tu uccidi (1965) di Gianni Puccini è il classico film a episodi che tanto va di moda negli anni Sessanta. Margaret Lee la vediamo solo ne La danza delle ore, al fianco di Paolo Panelli ed Enrico Viarisio, dove interpreta una sexy infermiera incaricata di accelerare la morte di un vecchio e ricco zio.
Un altro buon film a episodi è Questa volta parliamo di uomini (1965), girato da una non ancora famosa di Lina Wertmuller. Nino Manfredi è il mattatore di tutti gli episodi, ma Margaret Lee è protagonista soltanto di Un uomo superiore, come moglie di un professore intento a pontificare sulla superiorità del maschio. Manfredi è bravo, ma il film abbandona presto il pretesto sociale di impostazione femminista per scadere nella farsa fine a se stesa.


Agente 007 dall’oriente con furore (1965) è un film di Sergio Grieco che per l’occasione firma con il nome anglofono di Terence Hathaway e segue la moda italiana delle pellicole apocrife sull’agente segreto 007 di Ian Fleming. Margaret Lee è una deliziosa Bond girl di un ingessato Ken Clark, incaricato di recuperare uno scienziato rapito a Istanbul.
La tigre profumata alla dinamite (1965) di Claude Chabrol è una coproduzione italo franco spagnola che tenta ancora una volta di fare il verso ai film di spionaggio statunitensi. L’agente segreto è francese e si chiama Il Tigre, interpretato da Roger Hanin, che vede al suo fianco la bella Margaret Lee nei panni supersexy della Tigre girl. La bella attrice inglese è ricercatissima in Italia, ma anche nella terra natale, in Germania e in Francia, dove basta una sua inquadratura in primo piano per rendere più appetibile il film.
Questo pazzo pazzo mondo della canzone (1965) di Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi è una sorta di musicarello a videoclip intervallato da rapidi sketch formato barzelletta. Niente di memorabile, ma Margaret Lee si trova in un cast di grandi nomi del comico e della canzone, da Sandra Mondaini a Gino Paoli, passando per Aroldo Tieri e Lucio Dalla.
Il ladro della Gioconda (1966) di Michel Deville dimostra che il poliziesco e il genere spionistico-avventuroso si sposano bene con lo charme e la sensualità di Margaret Lee. La pellicola assume un tono farsesco quando comincia la caccia al ladro George Chakiris in fuga dalla Francia con la bella Marina Vlady. Il tentativo è quello di imitare lo stile divertito e leggero delle commedie anni Trenta.
Racconti a due piazze (1966) vede Margaret Lee impegnata soltanto nell’episodio Morire per vivere, girato da Gianni Puccini e interpretato da Franco Parenti. Il tono della pellicola è blandamente erotico. In questo episodio si raccontano le vicende di una coppia napoletana che per campare si finge lui morto e lei prostituta per pagare il funerale.
New York chiama Superdrago (1966) di Giorgio Ferroni – che si firma Jackson Padget – è la classica spy story all’italiana, interpretata da Ray Danton nei panni del protagonista e da Margaret Lee come bellezza stile Bond girl. Un fumetto divertente, spettacolo puro e azione senza secondi fini per raccontare come l’agente Superdago riesce a sgominare un’organizzazione che vorrebbe dominare il mondo. Ricordiamo Marisa Mell contendere a Margaret Lee la palma della più affascinante.
Il lungo coltello di Londra (1966) di John Llewellyn Moxey è una coproduzione anglo tedesca nota anche come Psycho – Circus che annovera nel cast due icone horror come Christopher Lee e Klaus Kinski. Si tratta di un giallo a tinte cupe che si svolge in un circo e vede protagonista un lanciatore di coltelli e un domatore di leoni.
Margaret Lee torna in Italia per ritrovare Franco e Ciccio nella coproduzione italo spagnola I due sergenti del generale Custer (1966) di Giorgio Simonelli. I due comici siciliani sono impegnati a fermare l’avanzata dell’esercito sudista con la loro stupidità. Ricordiamo anche Moira Orfei, Aroldo Tieri, Fernando Sancho ed Ernesto Calindri.
Spie contro il mondo (1966) vede Margaret Lee impegnata soltanto nell’episodio Roma girato da Robert Lynn.
Tre notti violente è un altro lavoro del 1966, un thriller realizzato da Nick Nostro con protagonista Pepe Calvo e Brett Halsey che racconta la vendetta dell’ex fidanzato dopo il rapimento e la morte della sua ragazza.
Il nostro uomo a Marrakesh (1966) di Don Sharp mostra ancora una volta Margaret Lee insieme allo scorbutico Klaus Kinski, uomo ingestibile quanto bravo sul set. Si tratta di un poco memorabile film di spionaggio nel quale citiamo la presenza di Senta Berger e Anthony Randall.
Se tutte le donne del mondo… – Operazione Paradiso (1966) di Henry Levin è ancora spionaggio con il solito scienziato pazzo fermato dall’eroico agente segreto. Margaret Lee contende la scena a Marilù Tolo e Nicoletta Machiavelli. Protagonista maschile: Michael Connors, nei panni del valoroso Kelly che manda all’aria i piani di conquista, ma c’è anche Raf Vallone.

Nel 1967 Margaret Lee abbandona il look con i capelli biondo platino e diventa castana, modifica il suo aspetto che diventa meno peccaminoso ma resta sempre molto seducente.


Dick Smart
2007 (1967) di Franco Prosperi (regista noto per i mondo movies in collaborazione con Gualtiero Jacopetti) si ricorda soprattutto per la presenza di Margaret Lee, che da sola merita la visione della pellicola, ma anche l’intrigo poliziesco non è male e l’ambientazione brasiliana rende il tutto apprezzabile. Dick Smart è una sorta di 007 di casa nostra interpretato da Valentino Macchi che deve sgominare una banda di falsari di smeraldi e riuscirà nell’intento solo grazie al voltafaccia della bella Margaret Lee.
Franco e Ciccio e le vedove allegre (1967) è un film a episodi di Marino Girolami. Vede Margaret Lee impegnata solo ne La vedova del nonno, dove interpreta Daisy Smith, giovane moglie di un anziano siculo americano che vola in Sicilia per conoscere il nipote. Accanto a lei ci sono Raimondo Vianello, Lucio Dalla e Adriana Facchetti. Franco e Ciccio sono presenti nel titolo, come garanzia per il pubblico più giovane, ma interpretano soltanto il primo episodio.
Da Berlino l’apocalisse (1967) di Mario Maffei, rappresenta il ritorno a un congeniale ruolo spionistico in una trama gialla che si snoda su un falso delitto, interpretata da Peter Carsten, Roger Hanin e Ugo Pagliai.
Il più grande colpo del secolo (1967) è un film drammatico girato da Jean Delannoy, una coproduzione italo francese interpretata dalla bella attrice inglese insieme a Jean Gabin, Mino Doro, Robert Stack e Jean Toport. Il ruolo della Lee è importante, perché è Betty, la confidente della polizia che vuota il sacco e fa arrestare un vecchio gangster autore di una rocambolesca rapina.
Colpo maestro al servizio di Sua Maestà britannica (1967) di Michele Lupo vede nel cast la presenza di Ennio Baldo, Andrea Bosic, Adolfo Celi, Richard Harrison e Margaret Lee. Si tratta di una commedia sofisticata che si innesta su una modesta trama gialla che ha come pretesto un furto di preziosi.


Margaret Lee torna in patria per interpretare I cinque draghi d’oro (1967), pellicola avventurosa diretta da Jeremy Summers e interpretata da Robert Cummings, Rupert Davies, Klaus Kinski e Christopher Lee.
Arriva Dorellik (1967) di Steno è una commedia ispirata ai fumetti neri che vede ancora una volta la bella Margaret dedicarsi al canto. Il film viene ben accolto dal pubblico, anche perché deriva dal programma televisivo Johnny sera e in seguito finisce per ispirare la nascita del fumetto Paperinik. Nel corso degli episodi televisivi Margaret Lee canta la famosa canzone Col chicco di uva passa, ma nonostante il successo l’attrice non pensa di incidere un disco. Nel film, mentre canta, ad accompagnarla ci sono i Fratelli De Angelis, non ancora molto noti, che si fanno chiamare con il nome del gruppo beat “G & M”. Protagonista assoluto della pellicola è un Johnny Dorelli in calzamaglia e sopracciglia finte, per la prima volta al cinema, che fa la parodia di Diabolik. Margaret Lee è la sensuale fidanzata Baby Eva, mentre Terry-Thomas è il commissario Green che cerca di catturare il criminale. Dorellik deve eliminare tutti i Dupont di Francia per conto di Raphael Dupont (Piero Gerlini) che vuole restare unico erede di un miliardario brasiliano. Il film è volutamente trash, ma diverte in maniera semplice e spontanea tentando di seguire le orme dell’umorismo nero inglese. Castellano e Pipolo sceneggiano la farsa, Franco Pisano compone la colonna sonora e soprattutto Arriva la bomba, famosa sigla di testa.

Djurado (1967) di Giovanni Narzisi è una coproduzione italo spagnola per un modesto western interpretato da Dante Posani, Scilla Gabel, Isarco Ravaioli, Mariangela Giordano e Margaret Lee. È il debutto alla regia per un ex direttore della fotografia come Narzisi che non farà mai cose interessanti. Tra gli interpreti troviamo il cantautore Gianni Meccia che ci regala qualche canzone sulle musiche di Gianni Ferrio. Il titolo ammicca furbescamente a Django (1966) di Sergio Corbucci, che un anno prima aveva riscosso un enorme successo.
L’assassino ha le ore contate (1967) è una coproduzione italo francese diretta da Yves Boisset che vede interpreti principali Claudio Brook e Margaret Lee, ma ci sono anche Klaus Kinski, Bernard Blier, Jean Servais, Jean Topart e Andrea Aureli. Si tratta del quinto e ultimo film giallo con protagonista Francis Coplan (Brook), il personaggio nato dalla fervida fantasia di Paul Kenny. Margaret Lee è una vecchia fiamma di Coplan che muore quasi subito, ma è anche la sorella gemella che aiuta l’investigatore e deve vedersela con uno scienziato pazzo. La pellicola è suggestiva, perché è una via di mezzo tra il giallo e il film fantastico con molti elementi di soprannaturale.

Nel 1968 Margaret Lee partecipa al programma televisivo Galà per Johnny Dorelli.
Fa notizia il suo rapporto con Kim Brown, cantante e chitarrista dei Renegades, complesso beat inglese trapiantato in Italia. I ragazzi degli anni sessanta invidiano non poco il musicista, la storia dei due inglesi che si conoscono e si amano nella nostra penisola fa la gioia delle riviste scandalistiche. La storia d’amore tra Kim e Margaret non dura molto, ma è intensa e produce articoli su articoli.
La vita sentimentale di Margaret Lee non è molto fortunata, perché il primo marito inglese le dà un figlio (Damian Anderson) e molti problemi giudiziari. In Italia sposa Gino Malerba che le dà un secondo figlio: Roberto.

Torniamo al cinema con le molte pellicole interpretate da Margaret Lee nel 1968, uno dei suoi anni migliori per qualità del lavoro.

Questi fantasmi (1968) di Renato Castellani è una nuova versione con finale modificato della commedia di Eduardo De Filippo che aveva già avuto una riduzione cinematografica nel 1954 (curata dallo stesso commediografo). Gli attori sono Vittorio Gassman, Sophia Loren, Mario Adorf, Margaret Lee, Aldo Giuffrè, Francesco Tensi, Augusta Merola, Piera Degli Esposti, Marcello Mastroianni e Lucio Dalla. Il ruolo di Margaret Lee (Sayonara) è secondario rispetto a Sophia Loren, ma se la cava egregiamente in un adattamento curato da Piero De Bernardi, Leo Benvenuti, Adriano Baracco e Renato Castellani.

Banditi a Milano (1968) di Carlo Lizzani è interpretato da Tomas Milian, Gian Maria Volonté, Don Backy (Aldo Caponi), Margaret Lee, Ray Lovelock, Piero Mazzarella, Giorgio Gaslini, Agostina Belli e Carla Gravina. Il film è una specie di finta intervista a un commissario di polizia, ed è interpretato da un elegante Tomas Milian. Lizzani utilizza attori professionisti per raccontare cose vere e realizza un film denuncia su uno spaccato delinquenziale nelle grandi città. Sono abbastanza risibili le parti iniziali con una finta intervista a un ex delinquente (Gino Rossetti detto Luigi Lo Zoppo) che ricorda con nostalgia come erano gentleman i vecchi malviventi e conclude che la criminalità è cambiata. L’intervista prosegue al commissario Tomas Milian che si presenta in una mise nuova, sbarbato, con i capelli corti e lisci, sigaretta in bocca e disponibile al dialogo. Da ricordare in questa prima parte la partecipazione della bella Margaret Lee che impersona una ragazza ingannata e uccisa dal protettore. Carla Gravina fa una rapida apparizione nei panni di una ninfomane che chiama la polizia per essere difesa dai banditi, ma vorrebbe un agente prestante. Il vero film comincia quando Lizzani ricostruisce con dovizia di particolari la sanguinosa rapina all’Agenzia del Banco di Napoli in Largo Zandonai a Milano, a opera della banda di Piero Cavallero (Volonté). La ricostruzione è confusa, perché arriva sul grande schermo a soli sette mesi dallo sconvolgente fatto di cronaca.

Gli altri due film che Margaret Lee interpreta nel 1968 sono meno importanti: Niente rose per OSS 117 di Renzo Cerrato è un ritorno al film di spionaggio, mentre I bastardi di Duccio Tessari è la storia di due fuorilegge che pretendono la stessa donna e il medesimo bottino. Finiranno male. I bastardi ha come protagonista Giuliano Gemma, ma ricordiamo pure Rita Hayworth, Klaus Kinski e Claudine Auger.

La vera storia di Franck Mannata (1969) di Javier Setò è un film di gangster all’italiana che si ricorda per la presenza nel cast della sfortunata Anna Maria Pierangeli, ma ci sono anche William Bogart, Jeffrey Hunter e Gogò Rojo. Candidato per un assassinio (1969) di José Maria Elorrieta vede impegnate due icone sexy come Anita Ekberg e Margaret Lee, mentre i ruoli maschili sono ricoperti da Fernando Rey e John Richardson. Il tono della pellicola è drammatico, perché racconta le vicissitudini di un hippie che accetta di sostituirsi a un contrabbandiere e deve tirarsi fuori da un mare di guai.


Cinque per l’inferno (1969) è un buon film di guerra ambientato nell’ultimo conflitto mondiale, girato da Gianfranco Parolini e interpretato da Gianni Garko, Klaus Kinski e Margaret Lee.

Il trionfo della casta Susanna (1969) di François Legrand è il modesto sequel di Susanna e i suoi dolci vizi alla corte del re (1968) e de I dolci vizi della casta Susanna (1967). Basti pensare alla trovata ridicola del marchio “Commissione per la moralità” appena si presenta un accenno di scena erotica. Susanna è un’attrice itinerante e disinvolta che nel primo film mette su una locanda che la voce popolare ritiene un luogo di perdizione e al tempo stesso aiuta l’eroe di turno a liberarsi del cattivo governatore. Nei successivi film spaccia un neonato abbandonato per il figlio di Napoleone e continua a darsi da fare al servizio della ribellione. Edwige Fenech compare sulla scena soltanto a partire dal secondo episodio. Margaret Lee è al suo fianco nel sequel dove si nota la presenza di Lando Buzzanca.

A doppia faccia (1969) è un giallo di Robert Hampton interpretato da Sidney Chaplin, Annabella Incontrera, Klaus Kinski, Franz Kruger e Margaret Lee. La trama si sviluppa dopo la morte di una donna (azionista di una grande industria) per lo scoppio di un ordigno posto nella sua auto. Margaret Lee resta poco sulla scena perché è la vittima.

Margaret Lee interpreta un ruolo importante in Paroxismus – Può una morta rivivere per amore? (1969) che non è diretta da Hans Billian come riportano alcuni testi, ma dal re del trash – horror Jesús Franco. Per Margaret Lee si tratta di una nuova pellicola insieme a Klaus Kinski, uno degli attori con cui ha avuto più occasione di collaborare, una persona dal carattere difficile, ma che con lei si è sempre comportato da professionista. Gli altri interpreti sono James Darren e Barbara MacNair. Si tratta di un sexy horror che racconta le avventure di una ragazza violentata e uccisa da un gruppo di sadici, e che rivive per merito di un trombettista medium e si vendica degli assassini. Il musicista si innamora del fantasma, ma lei non può corrisponderlo e una volta esaurita la vendetta torna nella tomba. Margaret Lee interpreta una lesbica, mentre Klaus Kinski è un sadico perverso. Tutti ne parlano come il miglior film di Franco.


Sai cosa faceva Stalin alle donne?
(1969) è il film d’esordio del giornalista Maurizio Liverani, noto per aver girato Il solco di pesca (1976) con Gloria Guida e Martine Brochard, suo secondo e ultimo lavoro. Gli interpreti sono Helmut Berger, Margaret Lee, Silvia Monti e Benedetto Benedetti. Si tratta di una modesta presa in giro di mode e miti della sinistra italiana, passando da Stalin per arrivare a Ho Chi Minh. Niente di memorabile, ma il film gode di estimatori. Franco e Ciccio… ladro e guardia di Marcello Ciorciolini chiude un intenso 1969 per Margaret Lee, che ritrova i due comici siciliani per interpretare una farsa scanzonata insieme a Rosella Como e a Nino Taranto. Franco è un ladro mentre Ciccio è una guardia e il film vive dei loro continui scontri fino al giorno in cui i due si alleano per catturare un assassino all’interno di un circo equestre. La sceneggiatura è un canovaccio per fare la parodia di Guardie e ladri (1951) di Steno, sfruttando le capacità mimiche dei due attori.

La carriera di Margaret Lee volge al tramonto, anche se è sempre giovane e bella, ma forse ha lavorato troppo nel decennio precedente e comincia ad accusare segni di stanchezza. Gli anni settanta registrano ancora una decina di film che la vedono protagonista, per poi sparire improvvisamente e tornare a vivere nella natia Inghilterra.

Il trono di fuoco (1970) è ancora un’opera discussa di Jesús Franco, nota con il titolo internazionale di The Bloody Judge (1970), interpretata da Christopher Lee, Maria Rohm, Margaret Lee, Hans Hasse jr. e Howard Vernon. Ci troviamo nell’Inghilterra di fine Seicento, mentre regnano gli ultimi Stuart, vediamo Margaret Lee nei panni di una presunta strega bruciata sul rogo da un sadico accusatore (Christopher Lee). Un buon lavoro, dotato di un discreto budget, con poche concessioni alla exploitation, ma molta cura storica.


Il Dio chiamato
Dorian (1970) vede protagonisti Helmut Berger, Herbert Lorn, Richard Todd, Beryl Cunnigham, Margaret Lee, Isa Miranda ed Eleonora Rossi Drago. La pellicola racconta la storia di Dorian Gray (Berger), ossessionato dalla giovinezza perduta fino a chiedere che a invecchiare sia il ritratto dipinto dall’amico pittore Basil (Todd). Dorian è un grande seduttore di uomini e donne, spinge al suicidio un’amica, commette omicidi e alla fine si suicida di fronte al ritratto divenuto mostruoso. Dallamano e Marcello Coscia realizzano la sceneggiatura del film rielaborando Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, ma in versione più ambigua e aggiornata rispetto al vecchio lavoro di Albert Lewin (1945). Il cast è notevole, punta su un bello e maledetto come Helmut Berger, ma anche su tante bellezze femminili non più giovanissime. Il lato horror – misterioso viene sacrificato a vantaggio di una maggior attenzione sul versante erotico. Pare che il regista originario doveva essere Jesús Franco, per un film sicuramente nelle sue corde, soprattutto per le molte concessioni all’eros spinto, anche in versione omosessuale. I tempi non sono maturi per realizzare un simile lavoro e il risultato è altalenante, sicuramente incompiuto. Nonostante tutto, ancora oggi, la versione integrale del film è reperibile soltanto sul mercato tedesco.

Le belve (1971) è un film a episodi diretto da Gianni Grimaldi e Margaret Lee è presente solo ne Il cincillà, dove il figlio di un industriale utilizza l’amante per derubarlo. Protagonista maschile è sempre Lando Buzzanca che mette in burletta diversi tipi di italiani seguendo una spiritosa sceneggiatura di Grimaldi e Bruno Corbucci.

La bestia uccide a sangue freddo (1971) è un film scritto, sceneggiato e diretto da Fernando di Leo. Interpreti: Klaus Kinski, Margaret Lee, Rosalba Neri, Jane Garret, John Karlsen, Monica Stroebel e Gioia Desideri. Si tratta di un thriller erotico ambientato in una clinica femminile per malattie mentali. La prima scena presenta l’ospedale come un vecchio castello del gotico italiano ripreso di notte tra porte che cigolano e un killer incappucciato che si aggira per le antiche scale. Di Leo introduce lo spettatore in un’atmosfera da thriller orrorifico e si comprende che un assassino sta per colpire usando antiche armi collezionate in un salone della clinica. Il regista inserisce l’elemento morboso inquadrando i seni nudi di una sensuale Margaret Lee distesa sul letto che sfugge per puro caso all’assassino. Siamo nella casa di cura del professor Osterman (John Karlsen) che si occupa di ricche clienti colpite da nevrosi più o meno gravi. Ruth (Gioia Desideri) è preda di manie omicide, Cheryl (Margaret Lee) vuole suicidarsi, Anna (Rosalba Neri) è ninfomane e Pearl (Jane Garret) soffre di agorafobia. Klaus Kinski offre una delle interpretazioni più svogliate e convenzionali della sua carriera nei panni del dottor Clay, innamorato di Cheryl e sospettato numero uno. Monica Stroebel è Hilde, infermiera lesbica che cerca di curare con attenzioni e carezze saffiche le paure di Pearl. Le parti erotiche danno spessore al film e aggiungono interesse, anche perché la suspense è quasi inesistente e gli omicidi si susseguono in maniera piatta e monocorde. Klaus Kinski e Margaret Lee approfondiscono il rapporto amoroso e si comprende che la ragazza vorrebbe lasciare il marito per vivere con il tenebroso medico. Margaret Lee viene usata come esca e alla fine si scopre che il killer è proprio il marito che voleva eliminarla per appropriarsi della sua azienda. La pellicola è girata in tre settimane con la precisa volontà di imitare i thriller argentiani. Non può essere un capolavoro, anche perché i mezzi a disposizione sono pochi. Il regista è consapevole di aver girato un brutto film, forse il peggiore in assoluto, ma è vero che le parti citate sono momenti di grande cinema. La pellicola è modesta, manca di tensione, i personaggi sono privi di spessore, macchiette fumettistiche, il montaggio è poco serrato e la suspense quasi inesistente. Tra gli attori non salverei Kinski come finto cattivo, anche se la sua espressione truce e inquietante si presta bene all’equivoco, ma fa poco altro. John Karlsen è uno psichiatra da burletta, la sua interpretazione rasenta il ridicolo, soprattutto per molti dialoghi surreali. Il cast femminile è la sola cosa memorabile della pellicola. Margaret Lee, Jane Garret, Monica Stroebel, Gioia Desideri e Rosalba Neri conferiscono un notevole tasso erotico a una pellicola che si guarda volentieri soltanto per merito della loro bellezza. Si tratta dell’ultimo incontro tra Margaret Lee e Klaus Kinski, due presenze care al pubblico italiano.


Donne sopra, femmine sotto (1972) di Boro Draskovic è una pellicola drammatica interpretata da Barbara Bouchet, Wiliam Gale e Margaret Lee. Non mancano elementi erotici, ma la trama si snoda come un gioco di seduzione tra un ragazzo italiano e una ragazza americana. Si mette in mezzo la malavita e complica le cose.

Papesatàn, Papesatàn Aleppe (1973) è l’opera prima di Salvatore Bugnatelli che ce la mette tutta per dire la sua su sesso e preti, soprattutto per far capire che i sacerdoti dovrebbero sposarsi. Pare che questo sia il primo film e che subito dopo Bugnatelli abbia girato Scusi eminenza… posso sposarmi (1974), utilizzando un cast simile e parte delle scene. Papesatàn, Papesatàn Aleppe viene prodotto da un gruppo di amici sotto il nome di Executive Videofilm, che dispone di quarantotto milioni di budget e sveste attrici come Margaret Lee e Margaret Rose Keil. Il prete da iniziare al sesso è Benjamin Lev, che arriva in un paesino surreale chiamato Fecarotta (in realtà è Capena) e si fa prendere da troppe tentazioni. Scusi eminenza… posso sposarmi? insiste sul tema dell’omosessualità con battute di bassa lega ed è girato in fretta con lo stesso materiale del precedente, cambiando poche attrici e modificando la trama. Nel cast c’è Gabriella Giorgelli al posto di Margaret Lee, impegnata a sedurre un prete (Luigi Leoni, il caratterista gay). Salvatore Bugnatelli confessa a Stefano Raffaele e Luca Rea che lo intervistano per Misteri d’Italia 3 (Nocturno Dossier 70): “Per Papesatàn avevo girato moltissimo, una volta montato il film mi era avanzato molto materiale girato ma non montato… allora richiamai degli attori e girai dei raccordi in altri due giorni e con quel materiale e i nuovi raccordi montai il nuovo film”. Inutile dire che la storia è la stessa, o meglio che sono due versioni della stessa trama con la variante Gabriella Giorgelli al posto di Margaret Lee. Bugnatelli ricorda che il prete di Capena lo scomunicò per via di alcune scene sexy girate nel paese e in sacrestia.

Gli assassini sono nostri ospiti (1974) è un giallo diretto da Vincenzo Rigo e interpretato da Livia Cerrini, Margaret Lee, Anthony Steffen e Luigi Pistilli. Due uomini e una donna dopo una rapina si rifugiano in una casa dove vive una famiglia in totale disaccordo. Il dramma familiare si intreccia con la vicenda poliziesca.

Un attimo di vita (La sensualità è un attimo di vita) (1975) di Dante Marraccini è una pellicola drammatica che riporta in auge Rita Calderoni ed è una delle ultime interpretazioni da protagonista di Margaret Lee, mentre i ruoli maschili sono di Gianni Dei e Gabriele Tinti. Dante Marraccini non ha fatto altro ed è un regista misterioso che gira una storia molto anni Settanta con protagonisti un gruppo di giovani benestanti in mezzo a riti magici, misticismo e follia. Ricordiamo nel cast Orchidea De Santis, che ci ha rilasciato alcune dichiarazioni: “Mi ricordo di Dante Marraccini come uno scomparso, ma il film fece scandalo, venne bloccato dalla censura per la morale che conteneva. Ne ho parlato molto nel mio blog. Chi fosse Marraccini non me lo posso ricordare molto perché proprio sparito. Ti posso solo dire che aveva idee intellettuali e anche un personaggio particolare, direi inquietante, ma la sua provenienza mi è praticamente sconosciuta. Del film ricordo una strana storia forse un tantino sconclusionata, una produzione (lui stesso lo produsse) di mezzi molto ridotti. Se non mi sbaglio aiutò Marraccini per il cast Franco Brel, professione ufficio stampa e aveva un rapporto molto ravvicinato con la Margaret Lee, credo vivesse all’epoca in casa sua. Di lei ho un ricordo come di una persona fragile e sofferente, ma non mi viene altro in mente. Gabriele Tinti era un amico, molto gradevole e semplice. Gianni Dei è una presenza che ho ritrovato in altri film, abbiamo sempre avuto ottimi rapporti, ma in quel film – pur essendo corale con tanti protagonisti – le mie erano scene distaccate dal contesto, per cui spesso non incontravo gli altri attori”. Il film viene distribuito poco e male, passando del tutto inosservato al pubblico ma non alla solerte censura.


Sesso e volentieri
(1982) di Dino Risi è un film a episodi scritto e sceneggiato dal regista con la collaborazione di Bernardino Zapponi ed Enrico Vanzina. Interpreti: Johnny Dorelli, Laura Antonelli, Gloria Guida, Giuliana Calandra, Giucas Casella, Gastone Pescucci, Jackie Basehart, Roberto Della Casa, Margaret Lee, Richard Lloyd, Pippo Santonastaso, Venantino Venantini, Renato Scarpa e Yorgo Voyagis.
Sesso e volentieri rappresenta per Dino Risi un tentativo fallito per riesumare un genere estinto come quello della commedia sexy a episodi. Sceneggiatori e regista hanno poca fantasia, la verve comico-erotica della pellicola è modesta, gli episodi sono talmente brevi e di così poco spessore che compongono solo un patetico barzelletta movie. Gloria Guida non recita ruoli sexy e lascia questo impegno a Laura Antonelli che dimostra ancora una volta una buona attitudine per le interpretazioni erotiche. Il film delude i fan delle due attrici che recitano un copione castigato, ma soprattutto la Guida rinnega tutto il suo passato da lolita e da star del cinema erotico. Il punto debole sta nella sceneggiatura dei singoli episodi perché uno spettatore smaliziato comprende subito come si evolverà la trama.
Il vero motivo di interesse di Sesso e volentieri è un’insolita Margaret Lee, impegnata come lady petomane. L’episodio che la vede protagonista (Lady Jane) si svolge in un ristorante dove Johnny Dorelli funge da accompagnatore: alla fine entrambi si scoprono petomani e innamorati. Dino Risi si converte alla commedia trash e gira un episodio a colpi di flatulenze ritmate sulle note di un valzer viennese. Lady Jane è un episodio da dimenticare nella filmografia di Dino Risi, soprattutto perché il trash non è giustificato con l’ironia tipica di Alvaro Vitali e Lino Banfi.
Sesso e volentieri si ricorda anche come l’ultima occasione per vedere al cinema la bionda Gloria Guida, ormai non più lolita e neppure sexy starlet del cinema comico erotico, ma solo bella ed elegante signora che mostra tutte le sue capacità recitative.


L’ultima pellicola interpretata da Margaret Lee è Stangata napoletana (La trastola) (1983) di Vittorio Caprioli, che è anche l’ultimo film da regista del brillante attore napoletano. Interpreti: Treat Williams, Margaret Lee, Regina Bianchi, Gigi Reder, Toni Bertorelli, Vittorio Caprioli, Ferdinando Murolo e Cristina Donadio. Margaret Lee interpreta una vedova americana che giunge a Napoli con la salma di un boss e si lascia ingannare dal figlio illegittimo del marito, ma alla fine si unisce a lui per fregare un camorrista. La trastola è un’operazione truffaldina, una sorta di orologio o stangata, che dir si voglia. Non è difficile capire da quale riferimento statunitense deriva l’idea della pellicola, ma il film è soltanto una farsa priva di verve e dai tempi comici ridotti.

Margaret Lee si fa vedere al Maurizio Costanzo Show alla fine degli anni ottanta, per poi uscire di scena definitivamente, facendo perdere le sue tracce anche ad ammiratori e giornalisti. C’è chi dice che viva negli Stati Uniti, ma altre voci la danno di ritorno in Inghilterra. La nostra speranza è che dovunque si trovi possa leggere questo articolo e che ricordi di aver riscaldato tanti cuori adolescenti nella sessuofoba Italia degli anni settanta.


FILMOGRAFIA DI MARGARET LEE

Totò di notte n. 1 di Mario Amendola (1962)

Due samurai per cento geishe di Giorgio Simonelli (1962)

I tre nemici di Giorgio Simonelli (1962)

Maciste contro i mostri di Giovanni Malatesta (1962)

Sansone contro i pirati di Tano Boccia (1963)

Siamo tutti pomicioni di Marino Girolami (1963)

I quattro tassisti di Giorgio Bianchi (1963)

Avventura al motel di Renato Polselli (1963)

Cleopatra di Joseph Leo Makiewicz (1963)

Gli imbroglioni di Lucio Fulci (1963)

La ballata dei mariti di Fabrizio Taglioni (1964)

Vino, whisky e acqua salata di Mario Amendola (1964)

La vedovella di Silvio Siano (1964)

Due mattacchioni al Moulin Rouge di Carlo Infascelli (1964)

In ginocchio da te di Ettore M. Fizzarotti (1964)

I maniaci di Lucio Fulci (1964)

Un mostro e mezzo di Steno (1964)

Adolescenti al sole di Aldo Rossi (1964)

I marziani hanno dodici mani di Castellano e Pipolo (1964)

I due pericoli pubblici di Lucio Fulci (1965)

Casanova ’70 di Mario Monicelli (1965)

Letti sbagliati di Steno (1965)

Il morbidone di Mario Franciosa (1965)

Lo scippo (Per un furto all’italiana) di Nando Cicero (1965)

La ragazzola di Giuseppe Orlandini (1965)

Via Veneto di Giuseppe Lipartiti (1965)

Io uccido, tu uccidi di Gianni Puccini (1965)

Questa volta parliamo di uomini di Lina Wertmuller (1965)

Agente 007 dall’oriente con furore di Terence Hathaway (S. Grieco) (1965)

La tigre profumata alla dinamite di Claude Chabrol (1965)

Questo pazzo pazzo mondo della canzone di Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi (1965)

Il ladro della Gioconda di Michel Deville (1966)

Racconti a due piazze di Gianni Puccini (1966)

New York chiama Superdrago di Giorgio Ferroni (1966)

Il lungo coltello di Londra di John Llewellyn Moxey (1966)

I due sergenti del generale Custer di Giorgio Simonelli (1966)

Spie contro il mondo di Robert Lynn (1966)

Tre notti violente di Nick Nostro (1966)

Il nostro uomo a Marrakesh di Don Sharp (1966)

Se tutte le donne del mondo… – Operazione Paradiso di Henry Levin (1966)

Dick Smart 2007 di Franco Prosperi (1967)

Franco e Ciccio e le vedove allegre di Marino Girolami (1967)

Da Berlino l’apocalisse di Mario Maffei (1967)

Il più grande colpo del secolo di Jean Delannoy (1967)

Colpo maestro al servizio di Sua Maestà britannica di Michele Lupo (1967)

I cinque draghi d’oro di Jeremy Summers (1967)

Arriva Dorellik di Steno (1967)

Djurado di Giovanni Narzisi (1967)

L’assassino ha le ore contate di Yves Boisset (1967)

Galà per Johnny Dorelli in TV (1968)

Questi fantasmi di Renato Castellani (1968)

Banditi a Milano di Carlo Lizzani (1968)

Niente rose per OSS 117 di Renzo Cerrato (1968)

I bastardi di Duccio Tessari (1968)

La vera storia di Franck Mannata di Javier Setò (1969)

Candidato per un assassinio di José Maria Elorrieta (1969)

Cinque per l’inferno di Gianfranco Parolini (1969)

Il trionfo della casta Susanna di François Legrand (1969)

A doppia faccia di Robert Hampton (1969)

Paroxismus -Può una morta rivivere per amore? di Jesús Franco (1969)

Sai cosa faceva Stalin alle donne? di Maurizio Liverani (1969)

Franco e Ciccio… ladro e guardia di Marcello Ciorciolini (1969)

Il trono di fuoco di Jesús Franco (1970)

Il dio chiamato Dorian di Massimo Dallamano (1970)

Le belve di Gianni Grimaldi (1971)

La bestia uccide a sangue freddo di Fernando di Leo (1971)

Donne sopra, femmine sotto di Boro Draskovic (1972)

Papesatàn, Papesatàn Aleppe (1973) di Salvatore Bugnatelli.

Gli assassini sono nostri ospiti di Vincenzo Rigo (1974)

Un attimo di vita (La sensualità è un attimo di vita) di Dante Marracini (1975)

Sesso e volentieri di Dino Risi (1982)

Stangata napoletana (La trastola) di Vittorio Caprioli (1983)

L’ultimo libro di Gordiano Lupi: “Storia della commedia sexy all’italiana, volume 1 – Da Sergio Martino a Nello Rossati”, Sensoinverso Edizioni 2017

 

1 commento

  1. […] Nascono anche le parodie, come “Dorellik”, interpretato da Johnny Dorelli nel 1966 all’interno del varietà televisivo della Rai “Johnny sera”. Il personaggio di Johnny Dorelli approda al cinema nel 1968, con “Arriva Dorellik”, in compagnia di Margaret Lee. […]

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