INTERVISTA A ORCHIDEA DE SANTIS, SOGNO EROTICO DEGLI ITALIANI

INTERVISTA A ORCHIDEA DE SANTIS, SOGNO EROTICO DEGLI ITALIANI

Orchidea De Santis è un’attrice di cinema, teatro e televisione che si caratterizza per simpatia e bellezza. Porta in ogni film grande presenza fisica, senso dell’umorismo e ironia non comuni. Nasce a Lecce nel 1948, si trasferisce a Roma da bambina con la famiglia, al seguito del padre ufficiale di Marina. Nel 1960 entra a far parte del coro delle voci bianche della Radio Rai diretto da Renata Cortiglioni. Si avvicina al cinema a metà degli anni sessanta, con piccole parti di contorno che poi diventano sempre più importanti.

Comincia con le commedie all’italiana e con il cinema comico puro, interpretando diverse pellicole. Tra le più significative ricordiamo “I due figli di Ringo”, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ed “Ettore lo fusto” di Enzo G. Castellari (1971). Nei suoi primi film recita a fianco di attrici affermate come Rosalba Neri, Anita Ekberg, Gloria Paul, Maria Pia Conte, Lisa Gastoni, Carole André, Valeria Moriconi e Rosanna Schiaffino.

Il destino di non essere quasi mai la protagonista accompagna Orchidea De Santis per tutta la sua vita artistica, salvo rare eccezioni. La bella attrice leccese si ritaglia un ruolo fondamentale nel “decamerotico”, sottogenere medievaleggiante per il quale nel 1972 interpreta cinque film (se contiamo anche “Le mille e una notte all’italiana”) con Femi Benussi, Gabriella Giorgelli, Malisa Longo e Adriana Asti. Pure qui mai da sola e protagonista unica.

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Orchidea De Santis in “Beffe licenze et amori del decamerone segreto”

Eppure Orchidea ha ottimi argomenti fisici e, cosa da non sottovalutare, sa recitare, a differenza di altre attrici. La De Santis si afferma interpretando film che segnano l’inizio di alcuni filoni narrativi, quali il thriller (“Il tuo dolce corpo da uccidere”, 1970), il poliziesco (“Concerto per pistola solista”, 1970), il satirico brillante (“Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno”, 1974) e soprattutto la commedia sexy.

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Renzo Montagnani e Orchidea De Santis in “Una bella governante di colore”

Sono molti anche i film significativi che la vedono impegnata, come “Colpo di stato” di Luciano Salce (1969), “Paolo il caldo” di Marcello Vicario (1973) con Giancarlo Giannini, Rossana Podestà e Ornella Muti, ma anche “Per amare Ofelia” di Flavio Mogherini ((1974) con Renato Pozzetto e Francoise Fabian.

Noi la ricordiamo per la commedia sexy, soprattutto per “La nipote” di Nello Rossati (1974), una pellicola cult che la vede protagonista indiscussa per tutto il primo tempo. “L’ingenua” (1975), “Il vizio di famiglia” (1975), “Le dolci zie” (1975), “Una bella governante di colore” (1976), “La dottoressa sotto il lenzuolo” (1976) e “Tre sotto il lenzuolo” (1979) seguono lo stesso canovaccio.

A partire dalla metà degli anni ottanta le sue apparizioni cinematografiche si diradano. Lavora in teatro con Fiorenzo Fiorentini nelle commedie “Morto un papa se ne fa un altro” e “StregaRoma” di Ghigo De Chiara. Fa “Chicchignola” di Ettore Petrolini con Mario Scaccia. Partecipa a spettacoli come “Sottoveste” di Castellacci e Ventimiglia, “Live and Life” di Mike Immordino, “La Bambola Orchidea” di cui è anche autrice (musiche di Aldo Saitt), fa un secondo Chicchignola con Fiorenzo Fiorentini e infine nel 1998-1999 interpreta “La cicogna si diverte”, commedia teatrale diretta da Carlo Alighiero.

Per Radio Rai interpreta sceneggiati radiofonici alla fine degli anni settanta (“BaroccoRoma” e “Racconto Italiano”), dal 1989 lavora al “Notturno Italiano”, “AZ per gli italiani all’estero”, “Italia canta”, “Itinerari italiani”, “Facile ascolto”, “L’Arca di Noè” (1998) e “L’Anello di Re Salomone”.

Per la televisione, prende parte come attrice in sceneggiati e cortometraggi, tra i quali “Roosevelt” (Rai Tre, 1986), “La Maga Circe e Lucrezia Borgia” (Rai Uno, 1987) e “Il caso Redoli”, film Tv della serie “I grandi processi” (Rai Uno, 1996).

Alla fine degli anni ottanta organizza e conduce programmi televisivi volti all’informazione ed educazione in difesa dei diritti degli animali, presso alcune emittenti private romane come Gbr, Video1 e Tre. Con gli stessi temi realizza video didattici destinati alle scuole. Collabora attivamente con diverse associazioni animaliste. Delegata per Roma e il Lazio dell’Organizzazione Internazionale per la Protezione degli Animali, organizza anche la manifestazione cinofila annuale Tali & Quali, gara di somiglianza tra cane e padrone.

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Abbiamo incontrato Orchidea De Santis per rivolgerle qualche domanda sul suo passato di attrice della commedia all’italiana.

Qual è stato il tuo primo film italiano?
“Queste pazze pazze donne” di Marino Girolami è stato il primo film, nel 1964. Ho partecipato a pellicole in coproduzione con altri Paesi, ma sempre italiani.

È vero che hai interpretato alcuni film in Germania mai distribuiti in Italia?
Uno solo e l’ho dimenticato, titolo compreso, se non fosse per certi spietati collezionisti che scovano tutto, ma proprio tutto! Non l’ho mai visto, anche se qualcuno mi ha promesso una copia. Credo fosse un film mai distribuito in Italia proprio perché di produzione completamente tedesca.

Mi puoi dire qualcosa del tuo legame artistico con Luciano Salce?
Luciano Salce è stato il primo regista con cui entrai in contatto per un film che non ricordo quale fosse, forse “Le monachine”, ma non superai la prova, credo che fossi troppo giovane per il personaggio che cercava. Poi, per caso, dopo un anno circa, lo incontrai a piazza del Popolo e rimase colpito per come in poco tempo avevo subito una trasformazione, ero cresciuta, avevo perso l’aria infantile. Questo fu il motore di tutto, perché da lì a poco fui chiamata per il ruolo di Agnese in “Come imparai ad amare le donne”. Credo che girando quel film iniziò a valutarmi proprio per la mia faccia particolare e l’atteggiamento ironico e scanzonato con cui affrontai quella prova. Entrai subito in sintonia con lui e con il set. Il suo modo di condurre gli attori nella recitazione mi affascinava. Non l’ho mai sentito alzare la voce o irritarsi per qualcosa. Si poneva a tutti sempre con garbo e gentilezza. Ero molto attenta a seguire le sue indicazioni e facevo tesoro dei suoi suggerimenti. Di Salce è nota la sua intelligenza il suo carisma con quella caratteristica espressione beffarda e perennemente sarcastica. È anche noto quanto apprezzasse la bellezza femminile, con un debole verso le giovanette se dotate di luce fuori dal comune. Emanuele, suo figlio, con cui ho un ottimo rapporto, è tutt’ora convinto, ma non è il solo, che la predilezione che aveva per me e la mia assidua presenza nei film del padre fosse dovuta al solito scontato tipo di legame. Salce era un uomo molto delicato, elegante e mai rozzo anche se ovviamente assecondava il suo istinto maschile, era un garbato corteggiatore e non si faceva mai forte del suo potere. Mai arrogante e mai insistente, soprattutto era capace di esserti amico e aveva la capacità di valutazione a prescindere da che tipo di rapporto si instaurasse. L’amicizia, il rispetto comune e il piacere di passare insieme qualche serata mondana è stato l’unico rapporto che c’è stato tra noi. Era una persona dotata di fascino, era un piacere ascoltarlo e la sua irresistibile ironia di stile anglosassone esercitava una forte attrazione, ma io ero esclusivamente attratta dai miei coetanei. Il mio rifiuto a instaurare un rapporto di altra natura da quelli professionali non è stato un freno alla nostra amicizia e, da persona intelligente dotata di grande sensibilità e rispetto quale era, ogni volta che si presentava la possibilità di affidarmi un ruolo lo faceva. Mi sono ritrovata. in alcuni casi, a recitare con lui e so che almeno una volta è stato lui stesso a suggerire al regista di affidarmi il ruolo, quando riteneva fossi adatta alla parte. È stato indubbiamente un privilegio incontrarlo sulla mia strada e avere mosso i primi passi con un regista così particolare. Poi, in fondo in fondo, mi va di confessarti una cosa molto personale: peccato non aver mai avuto attrazione sessuale per qualcuno che contasse nel mio lavoro, sarebbe stato certamente un beneficio per la mia carriera. Ma se non fossi stata così giovane e coinvolta sentimentalmente in altre situazioni, avrei sicuramente preso in considerazione il fascino intrigante di Luciano Salce più di ogni altra persona incontrata sul set. Forse proprio quest’ardore che esprimo quando parlo di lui ha creato qualche sorta di ambiguità.

E il tuo rapporto con Walter Chiari?
Ho conosciuto Walter Chiari perché nel cinema prima o poi ci si conosce un po’ tutti. Ma il ricordo più vivo che ho dell’attore viene dagli anni successivi alla sua assurda incriminazione e detenzione in carcere. Walter in quel momento della sua vita viveva veramente in uno strano vortice fatto di solitudine, ore piccole, frenesia e mancanza di regole. Oggi direi da uomo libero, se non fosse per quelle ferite che lo colpivano in profondità. È proprio in quel periodo che mi capitava di incontrarlo spesso in varie situazioni. Era un folletto che appariva e spariva. Dopo teatro, a una visione privata di un film, in feste presso amici comuni (ne ricordo una bellissima in casa di Lelio Luttazzi, compagno di disgrazia, che si affacciava sulla Fontana di Trevi), o perché raggiungeva gli amici che lo attendevano al tavolo di un ristorante (a volte invano). Anche se indubbiamente dotato di fascino e seducente, per lui vigeva lo stesso veto che avevo messo per Salce: troppo vecchio per me. È ovvio che ogni uomo come prima cosa cerca di svolgere la sua funzione di maschio cacciatore, ma con me non ha mai funzionato, come penso non funziona per gran parte delle donne perché siamo noi le vere cacciatrici.

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Musicarello, decamerotico e commedia sexy. Sei stata un’icona di tre generi del nostro cinema popolare. Cosa ricordi di quel periodo?

C’era molto da fare a quei tempi. La possibilità che ho avuto è stata proprio quella di potermi misurare in tutti i generi dell’epoca, tranne gli horror per i quali evidentemente non ero tagliata. Certo è stata una grande opportunità spaziare in tutto quello che il cinema di allora ti offriva. La mia scuola, infatti, si è svolta proprio sul campo, in ogni film sperimentavo qualcosa di nuovo o affinavo alcune caratteristiche nel tentativo di crearmi una personalità che gli spettatori potessero notare.

Sei stata molto presente anche nel cinema d’autore. “Paolo il caldo” di Vicario, “Per amare Ofelia” di Mogherini, alcune pellicole di Salce (“Colpo di stato”). C’era un clima diverso nei set del cosiddetto cinema alto, definizione che non amo, rispetto al cinema popolare?
Più che d’autore questi che citi li metterei tra i film definiti di “serie A” e anche a me non piace questo tipo di classificazione. Ovviamente la questione principale è sempre quella dei soldi. Per cui i mezzi a disposizione, la cura in ogni particolare e la possibilità di un cast prestigioso faceva la differenza. Per farti un esempio, nel film “L’invasione” con Michel Piccoli e Lisa Gastoni abbiamo girato in una villa costruita completamente nello studio cinque di Cinecittà, una sorta di tempio sacro perché veniva quasi esclusivamente allestito per i film di Fellini. Non so quanto potesse costare, ma credo una cifra pazzesca. La pellicola, sempre molto costosa, era l’elemento indispensabile con cui i produttori dovevano fare i conti, ma per questo tipo di film non era un problema. Il clima sul set era piuttosto quello che creava il regista, non una questione di cinema alto o basso. Nel cinema più popolare i tempi erano più stretti, non bisognava sprecare pellicola, per cui a volte i ciak erano limitati e dovevi essere proprio brava/o a cavartela con poche ripetizioni di scena. Magari c’era una sola macchina con autista a disposizione; i cestini o i ristoranti meno costosi; i vestiti, se non si trattava di un film in costume, erano spesso quelli di noi attori e così via. È certamente più semplice fare un film ricco, c’è più agio in tutto. Ma ho visto muoversi maestranze, registi, produttori e attori nei film cosiddetti minori con un tale entusiasmo e maestria, cercando comunque di metterci il massimo dell’impegno nello stesso modo in cui i mezzi economici erano più allegri, che ancora oggi penso a quel cinema con più amore.

Il volgare al cinema è un brutto film, diceva Lucio Fulci. Sei d’accordo?
Sì, sono d’accordissimo. Infatti, anche in qualche film che ho interpretato, in cui si è rasentata la volgarità, sono stata molto attenta a non esserlo almeno io.

La tua commedia sexy per eccellenza è “La nipote” di Rossati, ma hai ricoperto ruoli importanti ne “L’ingenua” di Baldanello, “Il vizio di famiglia” di Laurenti, “Una bella governante di colore” di Russo… Il ruolo in cui sei stata maggiormente impiegata è quello della serva concupita dal padrone di casa. Quasi mai protagonista principale, sempre in secondo piano per poi comunque guadagnare il favore del pubblico. Perché questo destino da non protagonista?
Evidentemente non mi hanno mai ritenuta capace di tenere testa a un ruolo da protagonista. Forse il mio nome non era sufficientemente di richiamo. Forse per il mio naso poco francese. Forse per il mio fisico tanto italiano in un cinema molto esterofilo… forse forse forse. Fatto sta che comunque del ruolo della donna possibile, quella raggiungibile, io ne ho fatto un vanto. Ho scavalcato la frustrazione di non essere quasi mai stata protagonista pensando sempre che l’occasione non l’ho persa soltanto io, ma anche chi non ha mai ritenuto che potessi andare bene in un ruolo da sostenere tutto un film. In ogni caso è meglio che abbiano detto: “Peccato è uscita di scena!”; piuttosto di: “Che palle, non se ne può più!”.

Uno dei tuoi ultimi film distribuiti nelle sale è “Arrivano i gatti” (1979) dei Vanzina. In quel film hai avuto un incidente e hai deciso di chiudere con il cinema. Puoi raccontarcelo?
Era un strano periodo, quello! Stavo alla ricerca di qualcosa di più che stentava ad arrivare. Mi stavo un po’ demoralizzando. Sentivo il bisogno di fare crescere quell’Orchidea che sembrava arenata nei soliti ruoli. Tant’è che accettai quel film di malavoglia. Forse un presagio? Comunque girandolo sentivo che anche l’ambiente stava cambiando. C’era un’atmosfera strana che non saprei come definire. E così accettando quel ruolo ho messo fine alla mia carriera di attrice, almeno come la conoscevo fin lì. Caddi miseramente in una botola costruita per una serie di gag, proprio mentre Vanzina mi preparava per i primi piani. Ebbe l’idea di chiedere ai tecnici che si occupavano di quella botola se fosse tutto a posto e se l’avessero chiusa bene, ma quando vennero per verificare, ero lì con lo specchio in mano e il truccatore al mio fianco, la botola si spaccò e io sprofondai. Per fortuna il colpo fu attutito dalla presenza di materassi che servivano per le cadute della mia controfigura. Tutti fummo inghiottiti dall’apertura nel pavimento, ma solo io finii in ospedale con un gomito a pezzi. Risultato: due operazioni per farlo funzionare ancora.

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Hai lavorato molto per teatro, radio e televisione… sei stata un sogno erotico di molti giovani italiani, ti hanno dedicato persino un libro. Puoi fare un bilancio della tua vita artistica?
Sono cresciuta in un mondo che sognavo e che fortemente ho voluto. Tutto ciò che ho fatto ha arricchito la mia vita, anche quella personale. Stare in un ambiente così particolare, affascinante ma anche molto difficile è stato un privilegio poterlo in qualche modo conquistare e sono grata a tutta l’esperienza fatta sul set con la sua umanità che, nel bene e nel male, ha contribuito a farmi diventare la donna che sono oggi. Ma la mia riconoscenza e il più sentito ringraziamento va ai tanti che, malgrado il mio strano procedere in questa carriera, mi hanno seguita e ancora oggi mi mostrano affetto e stima. Per me è veramente già molto.

E adesso di cosa si occupa Orchidea De Santis?
Direi che fondamentalmente continuo a gustarmi la vita senza chiudermi a riccio in me stessa, come invece hanno fatto molte mie colleghe, ma cercando di dare agli altri il mio personale contributo. Ho allargato il mio orizzonte in diverse direzioni: teatro, produzione, rassegne cinematografiche, programmi e conduzione per la radio, sempre affiancando la mia passione per le battaglie sociali. Dalla difesa dei diritti degli animali all’ambiente che l’ingordigia umana sta depredando anche conoscendone le conseguenze. Abito in una zona di Roma a pochi passi da San Pietro e mi affaccio su un area verde che incredibilmente negli anni è stata lasciata in completo stato di abbandono diventando una discarica, in attesa di qualche tipo di speculazione. Ho iniziato un’estenuante lotta con le istituzioni anche per vedere se è vero, come comune pensiero, che è impossibile cambiare le cose. Insomma la storia di Davide e Golia. Da sola, all’inizio, ho costituito un comitato per difendere quest’area verde che sale su in alto, affinché diventasse un parco fruibile per gli abitanti della zona e per tutti i cittadini. Il luogo è di una bellezza indescrivibile perché salendo si gode di una vista mozzafiato. Questa collina che si chiama Monte Ciocci, è stata, per rimanere nel tema a te e a me caro, il set di uno dei più bei film di Ettore Scola: “Brutti sporchi e cattivi”. Stavo girando anche io un film: “San Pasquale Bailonne Protettore delle donne” e, quando rientravo a casa, la sera continuavo ad avere la luce del set in casa. Anche per questo, come potevo rimanere indifferente alla sua distruzione senza fare qualcosa per difenderlo? Come risultato, dopo 15 anni di protesta, abbiamo un parco nonostante tante persone che mi dicevano: “Ma chi te lo fa fare?”; oppure: “Tanto faranno ciò che hanno in mente”. Oggi però me ne riconoscono il merito. Ho lo spirito del guerriero e di questo ne vado fiera. Poi scrivo molto, anche tu contribuisci a farmelo fare. Mi chiedono diverse collaborazioni anche i giornali on line, per ora ho interrotto il blog perché mi impegnava parecchio. Insomma, scrivere è un esercizio che mi piace e intendo continuare a coltivarlo. Infine penso che la vita, in tutti i suoi aspetti negativi e positivi, è veramente un’opportunità straordinaria che ci viene regalata e merita di essere vissuta pienamente fino alla fine.

FILMOGRAFIA
Orchidea De Santis ha fatto di tutto nella commedia classica, nel cinema erotico e nella commedia sexy che impazzava negli anni settanta. Fabio Melelli le ha pure dedicato un libro, che se amate la bionda attrice vi consiglio di acquistare: si intitola “Orchidea De Santis”, fa parte della Collana Attrici del Cinema Italiano della Casa Editrice Art Core di Perugia. La filmografia che citiamo l’abbiamo prelevata dal suo sito.

Queste pazze pazze donne di Marino Girolami, con Enrico Maria Salerno (1964)
Gli invincibili tre di Gianfranco Parolini, con Alan Steel e Mimmo Palmara (1964)
Kindar l’invulnerabile di Osvaldo Civirani, con Mark Forest, Mimmo Palmara e Rosalba Neri (1965)
ll nero di Giovanni Vento (1965)
La battaglia dei mods di Franco Montemurro, con Ricky Shayne, Joachim Fuchsberger ed Elga Andersen (1965)
Come imparai ad amare le donne di Luciano Salce, con Robert Hoffman, Michele Mercier ed Anita Ekberg (1965)
I due figli di Ringo di C. Simonelli, con Franco Franchi, Ciccio Ingrassia e Gloria Paul (1966)
Nel labirinto del sesso di Alfonso Brescia, con Franco Ressel e Maria Pia Conte (1968)
Sigpress contro Scotland Yard di Guido Zurli, con George Martin, Klaus Kinsky e Paolo Carlini (1968)
Colpo di stato di Luciano Salce, con Steffen Zacharias e Dimitri Tavarov (1969)
L’invasione di Ives Allégret, con Lisa Gastoni e Michel Piccoli (1969)
Togli le gambe dal parabrezza di Massimo Franciosa, con Alberto Lionello, Carole André e Leopoldo Trieste (1970)
Il tuo dolce corpo da uccidere di Alfonso Brescia, con Giorgio Ardisson e Francoise Prevost (1970)
Una macchia rosa di Enzo Muzii, con Giancarlo Giannini e Valeria Morioni (1970)
Quelli belli… siamo noi di Giorgio Mariuzzo, con Maurizio, Carlo Dapporto e Ric & Gian (1970)
Concerto per pistola solista di Michele Lupo, con Anna Moffo, Evelyn Steward e Gaston Moschin (1970)
Ettore lo fusto di Enzo G. Castellari, con Vittorio De Sica, Vittorio Caprioli, Luciano Salce, Rosanna Schiaffino (1971)
La preda e l’avvoltoio di Rafael Romero Marchent, con Peter Lee Lawrence e Dada Gallotti (1972)
Sette cadaveri per Scotland Yard di José Luis Madrid, con Patricia Loran e Paul Naschy (1972)
Decamerone proibito di Carlo Infascelli, con Dado Crostarosa, Gabriella Giorgelli e Malisa Longo (1972)
Decameroticus di Piergiorgio Ferretti, con Pupo De Luca e Aldo Bufilandi (1972)
Le calde notti del Decameron di Giampaolo Callegari, con Don Backy e Femi Benussi (1972)
Anche se volessi lavorare che faccio? di Flavio Mogherini, con Enzo Cerusico e Adriana Asti (1972)
I giochi proibiti dell’Aretino Pietro di Piero Regnoli, con Femi Benussi e Tony Kendall (1972)
Il diavolo nel cervello di Sergio Sollima, con Stefania Sandrelli, Keir Dullea e Tino Buazzelli (1972)
Le mille e una notte all’italiana di Carlo Infascelli e Antonio Racioppi, con Maurizio Merli, Malisa Longo e Elio Provetto (1972)
Beffe, licenze et amori del Decamerone segreto- di Walter Pisani (Giuseppe Vari), con Malisa Longo e Patrizia Viotti (1973)
Paolo il Caldo di Marco Vicario, con Giancarlo Giannini, Rossana Podestà e Ornella Muti (1973)
Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno di Luciano Salce, con Paolo Villaggio e Eleonora Giorni (1974)
Amore e morte nel giardini degli dei di Sauro Scavolini, con Erika Blanc e Peter Lee Lawrence (1974)
Per amare Ofelia di Flavio Mogherini, con Francoise Fabian e Renato Pozzetto (1974)
Scusi, si potrebbe evitare il servizio militare?…No! di Luigi Petrini, con Renato Cecilia ed Erna Schurer (1974)
Provaci anche tu, Lionel di Roberto Montero, con Oreste Lionello e Ubaldo Lay (1974)
Prostituzione di Rino Di Silvestro, con Maria Fiore ed Elio Zamuto (1974)
La nipote di Nello Rossati, con Francesca Muzio, Daniel Vargas e Annie Edel (1974)
L’ingenua di Gianfranco Baldanello, con Giorgio Ardisson e Ilona Staller (1974)
Attenti… arrivano le collegiali di Gianni Miller, con Toni Ucci e Yvet Monet (1975)
Il vizio di famiglia di Mariano Laurenti, con Renzo Montagnani e Edwige Fenech (1975)
Le dolci zie di Mario Imperoli, con Femi Benussi, Marisa Merlini e Pascal Petit (1975)
Un attimo di vita di Dante Maracini, con Gabriele Tinti (1975)
Una bella governante di colore di Luigi Russo, con Renzo Montagnani e Ines Pellegrini (1976)
San Pasquale Bailonne, protettore delle donne di Luigi Filippo D’Amico, con Lando Buzzanca, Stella Carnicina e Gabriella Giorgelli (1976)
La dottoressa sotto il lenzuolo di Gianni Martucci, con Karin Schubert e Eligio Zamara e Alvaro Vitali (1976)
L’appuntamento (dove, come e quando) di Giuliano Biagetti, con Barbara Bouchet e Mario Carotenuto (1977)
Ride bene… chi ride ultimo di Marco Oleandri, con Pino Caruso, Gino Bramieri, Luciano Salce, Walter Chiari (1977)
Il signor ministro li pretese tutti e subito di Sergio Alessandrini, con Giorgio Ardisson e Daniele Vargas (1977)
Tanto va la gatta al lardo di Marco Oleandri, con Macha Meril e Aldo Maccione (1978)
René La Canne (Tre simpatiche carogne) di Francis Girod, con Gerard Depardieu e Michel Piccoli e Sylvia Kristel (1978)
Ridendo e scherzando di Marco Oleandri, con Gino Bramieri (1978)
Tre sotto il lenzuolo di Michele Massimo Tarantini, con Aldo Maccione e Sonia Viviani (1979)
Arrivano i gatti di Carlo Vanzina, con Gerry Calà, Franco Oppini, Ninì Salerno e Umberto Smaila (1979)
Tenerezza di Enzo Milioni, con Massimo Dapporto e Mattia Sbragia (1987)
Le amiche del cuore di Michele Placido, con Michele Placido, Claudia Pandolfi e Asia Argento (1992)
Il caso Redoli (film tv) di Massimo Martelli, con Claudia Pandolfi e Amedeo Letizia (1996)

 

3 commenti

  1. […] un gruppo di giovani benestanti in mezzo a riti magici, misticismo e follia. Ricordiamo nel cast Orchidea De Santis, che ci ha rilasciato alcune dichiarazioni: “Mi ricordo di Dante Marraccini come uno scomparso, […]

  2. […] di Pasolini che in questi anni vengono sfornati a ripetizione. Come abbiamo detto, Femi Benussi e Orchidea De Santis sono i due volti, e soprattutto due corpi, tipici del sottogenere. Tra i film di questo tipo […]

  3. […] questo periodo il genere fondamentale in cui Malisa Longo primeggia, accanto a Orchidea De Santis, Gabriella Giorgelli, Femi Benussi è il decamerotico. Nel 1972 interpreta La bella Antonia prima […]

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