TOLKIEN + BEAUTIFUL = IL TRONO DI SPADE

TOLKIEN + BEAUTIFUL = IL TRONO DI SPADE

Cerchiamo di svelare i segreti del successo de “Il Trono di Spade”, la serie televisiva tratta dai romanzi di George R.R. Martin, la cui settima stagione si chiude il 28 agosto.

“Una Peyton Place con i vampiri”
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Così Stephen King ha descritto in breve il suo secondo romanzo “Le notti di Salem” (1975), incentrato, come il romanzo del 1956 di Grace Metalious, sulle torbide passioni che si celano in una apparentemente tranquilla cittadina americana (che nel romanzo di King è l’immaginaria Salem’s Lot), con in più un elemento horror: i vampiri.


Proprio un mix di questo tipo è probabilmente alla base del successo de “Il Trono di Spade”, la serie tv tratta dal ciclo di romanzi fantasy “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R.R. Martin, la cui settima stagione finisce il 28 agosto (sempre su Sky Atlantic). Abbiamo una lotta per il potere in un mondo simile all’Europa medievale con accenti quasi shakesperiani (le tragedie di Re Lear o Macbeth), ma al tempo stesso con intrighi e passioni (figli e amori segreti) in perfetto stile soap opera come Beautiful. E siamo pur sempre nei territori del fantasy, con tanto di draghi e magia.


Un fantasy apparentemente diverso da quello di Tolkien e del suo Signore degli Anelli: c’è molto sesso, assente dai romanzi del pudico scrittore inglese; Tolkien crede ciecamente nel Bene, mentre Martin si diverte sadicamente a fare soffrire i “buoni”, tanto che la scorsa stagione, la prima non tratta direttamente da un suo libro (devono ancora uscire gli ultimi due tomi della saga), è stata quella con il finale più lieto.


Ci sono comunque molte cose in comune tra le opere epiche di Tolkien e quelle di Martin. “Nel Signore degli Anelli, l’eroe Frodo è un hobbit (una creatura apparentemente indifesa contro le forze del Male), ma alla fine ha successo riuscendo in una impresa impossibile, così come nella serie televisiva la fanno da padrone coloro che vengono considerati inferiori”, ci dice Lorenza Macciò, appassionata di entrambe le saghe. “Pensiamo al nano Tyrion Lannister, che si rivela un abile politico, o alle donne, forti e determinate, come Cersei Lannister. O ancora Daenerys Targaryen, la giovane Madre dei Draghi e più probabile candidata a salire sul Trono di Spade”.

L’apparentemente angelica Daenerys

Il Trono di Spade è quindi un riuscito mix di soap opera, fantasy e intrighi shakesperiani con un tocco di femminismo, quel femminismo che piace ai nerd. Alle fiere del fumetto tantissime ragazze cosplayer scelgono di vestirsi come la bella e spietata Daenerys (ha persino dei draghi al sue servizio), interpretata da Emilia Clarke, e tanti ragazzi sono innamorati di lei.


Ha scritto sul forum di mymag.it l’utente Nickognito: “Vi invidio molto, da anni. Riuscite a disquisire in modo interessante, quando a me da sempre interessa solo che Daenerys conquisti e sottometta tutto e tutti, me compreso, nel modo più veloce possibile, fregandomene di trama, sceneggiatura e incongruenze”.


Del resto, il successo delle prime due stagioni di “Twin Peaks”, la serie che ha inaugurato la moderna serialità televisiva, era probabilmente dovuto al sapiente cocktail di soap opera (Twin Peaks come Peyton Place) e noir, filtrato dal particolare stile, affascinante e a tratti delirante, del suo creatore, il regista David Lynch.

Tra l’altro, a maggio è iniziata, dopo un quarto di secolo, proprio la terza stagione della serie di Lynch, che la concepisce come un film in diciotto puntate, ed è singolare che due serie così particolari come Twin Peaks e Il Trono di Spade (sebbene quella di Lynch sia artisticamente superiore) vadano in onda in contemporanea, un po’ come vedere giocare assieme il Maradona dei tempi d’oro con Leo Messi.

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