ONOFRIO CATACCHIO DOPO KRIMINAL

ONOFRIO CATACCHIO DOPO KRIMINAL

Autore della vignetta settimanale “Matite blu” per GIORNALE POP, Onofrio Catacchio ha una gloriosa storia alle spalle. Nato professionalmente come sceneggiatore e disegnatore sulle eleganti riviste degli anni ottanta, a partire dalla leggendaria “Frigidaire”, Catacchio si è poi cimentato con il fumetto popolare, lavorando sul fantascientifico Nathan Never della Bonelli. Negli ultimi anni si è fatto spesso il suo nome per una maxiserie di Kriminal allestita dalla Mondadori. La maxiserie è stata realizzata, ma la Mondadori non l’ha pubblicata per motivi rimasti ignoti. Con Catacchio, però, parleremo anche di altro.

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Stella Rossa, fumetto creato per la rivista Fuego nel 1990


Avendo quattro anni più di te ho fatto in tempo a leggere Kriminal da bambino mentre usciva in edicola, tu, invece, quando lo hai incontrato per la prima volta?

Ho iniziato a guardare, e poi a leggere fumetti, molto presto. Mio padre portava a casa tutte le settimane il Corriere dei Piccoli (che presto diventò il Corriere dei Ragazzi) e su quelle pagine ho preso confidenza con il linguaggio del fumetto. Devo dire però che in quegli anni oltre a quelli che mi comprava mio padre ebbi modo di conoscerne altri: quelli che leggevano i miei cugini. Abitavano al piano di sopra, erano tre e tutti più grandi di me di qualche anno. Come buona parte dei loro coetanei dell’epoca, parlo della prima metà degli anni settanta, divoravano musica e fumetti. Ma quelli che leggevano loro erano i fumetti neri e per adulti che spopolavano in quel periodo: Kriminal, Satanik, Diabolik ma anche Sadik o Killing. Naturalmente c’erano pure Capitan Miki e Blek, Zagor e Tex. Gli albi erano disseminati per tutta la casa. Ho avuto modo di sbirciarli prima e leggerli poi e devo dire che Kriminal e Satanik mi hanno inesorabilmente attratto da subito. Da ragazzino non vedevo l’ora che facesse la sua apparizione la tuta da scheletro gialla e nera di Anthony Logan. Ricordo che ho scoperto i supereroi e Alan Ford dai promo pubblicati all’interno dei volumetti Corno. Dopo la chiusura, ho continuato a leggere Kriminal recuperando i numeri che non conoscevo sulle bancarelle dell’usato. A quel tempo già collezionavo Alan Ford e andavo a caccia di qualsiasi cosa avesse realizzato un disegnatore che si firmava Magnus, l’unico che riconoscevo al primo colpo grazie al suo segno che lo distingueva da tutti gli altri. Negli albi a fumetti di quegli anni non c’erano i credits che nei fumetti italiani sono arrivati solo qualche tempo dopo: gli autori erano pressoché sconosciuti. Ma conoscevo tutti i nomi degli autori Usa che trovavo sugli albi dei supereroi Marvel editi dalla Corno. Tornando a Kriminal, devo dire che i capelli a spazzola bianchi e la mascella volitiva del mio Stella Rossa sono un retaggio (e un omaggio) alla fisionomia di Anthony Logan, il gagliardo protagonista della serie.

Negli anni sessanta, e ancora nei settanta, si potevano fare fumetti mainstream trasgressivi come Kriminal, mentre oggi vige il politicamente corretto…
Credo che questo sia un tema ricorrente nel fumetto e non solo. Nessun pasto è gratis, e anche il fumetto deve pagare dazio per diventare istituzionale e accettato. Io faccio sempre l’esempio di Wonder Woman: la principessa amazzone, creata da William Moulton Marston, per incarnare un modello femminista di fumetto supereroistico (la storia di questo personaggio, delle sue origini e del suo creatore mi ha sempre affascinato) è stata man mano adattata in modo da passare prima il vaglio della censura e in seguito adeguarsi ai canoni della DC che l’hanno fatta diventare la fidanzatina di Superman o una buona (ottima) protagonista delle pruriginose cover di Adam Hughes o di Frank Cho. Lo stesso è accaduto per molti personaggi e addirittura generi fumettistici. Quasi tutti hanno pagato un prezzo a questo “adattarsi per sopravvivere”. Di questo passo, dopo aver rinunciato alle sigarette, lo stesso Tex, potrebbe finire a ordinare tofu sepolto da una montagna di patatine o rosicchiare seitan al posto del penny can intorno a un falò notturno. Il fumetto è stato molto spesso opera di propaganda ma in egual misura è riuscito ad anticipare e rappresentare istanze che agitavano la società. Diventando in qualche modo “eversivo”. Il fumetto underground Usa o i neri italiani sono esemplari in questo senso: osteggiati e censurati ufficialmente ma seguiti e diffusi tra lettori che restano affezionati per anni a quei personaggi e a quelle storie. Con i fumetti si possono raccontare cose che nessun ufficio legale di un grosso editore o di un produttore cinematografico lascerebbe passare. Per fare fumetti bisogna stare in equilibrio tra “l’isteria e l’orgasmo”, come diceva Stefano Tamburini. Da un lato ci sono le cose che vuoi raccontare, i personaggi che vorresti mettere in scena e dall’altro i vincoli di meccanismi editoriali o di mercato con cui devi fare i conti. Perché non c’è molta differenza tra etichette piccole indipendenti e i grandi editori planetari, tutti hanno le loro esigenze, il loro posizionamento e tutti conoscono ciò che il proprio pubblico vorrebbe. Con i gusti del pubblico nessuno ci prende; è una faccenda complicata e ultimamente sembra esserlo sempre di più. Per gli autori il rischio di ricorrere al repertorio o di assumere un profilo troppo basso è sempre in agguato.

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La versione originale di Kriminal, pubblicata dall’Editoriale Corno dal 1964 al 1974


Nel 2014 la Mondadori, che ristampa Kriminal di Bunker e Magnus, decide di pubblicare le nuove storie del personaggio. Tu come vieni coinvolto?
Il rilancio di Kriminal nella gestione Mondadori è stato inizialmente affidato a Riccardo Secchi e a Daniele Brolli, ausiliati da uno staff di disegnatori di cui faceva parte Giuseppe Cammo Camuncoli. A Cammo venne affidata tutta l’operazione dopo il divorzio tra Mondadori Comics e il team Brolli/Secchi. Lui ha contattato Matteo Casali e me per scrivere ex-novo la serie. Matteo è un professionista sperimentato che ha pubblicato anche negli Usa, per major come Marvel e DC. Io avevo il vantaggio, dovuto soprattutto all’anagrafe, di conoscere bene Logan e il suo aka in tuta giallonera. Il mio apporto ha riguardato la stesura del soggetto della serie in coppia con Casali, la sceneggiatura di alcuni numeri e, per quanto riguarda i disegni, l’inchiostrazione delle matite di Camuncoli del numero zero, quello uscito a Lucca nel 2014, e del primo numero della serie rimasto inedito.

Come hai adattato l’impostazione classica del personaggio disegnato da Magnus?
Come dicevo, il mio lavoro sul nuovo Kriminal è stato prevalentemente di scrittura: ho buttato giù la struttura della vicenda, il percorso di personaggi vecchi e nuovi destinati a incrociarsi tra loro e “ordito” il ritorno di Logan sulla scena. Tutto in combutta con Matteo Casali che poi ci ha dato dentro di brutto in fase di sceneggiatura, scrivendo buona parte degli episodi della serie (12 su 18). Tutto sotto l’occhio vigile di Bunker che ha letto e approvato l’intero piano dell’opera. In definitiva il mio apporto grafico si è limitato all’inchiostrazione delle matite di Cammo e alla “sovrintendenza” sul character dei personaggi della serie di Bunker: Logan, Lola, Milton. Sempre con Cammo e Giacomo Callo, all’epoca graphic designer delle cover Mondadori, ho messo un po’ le mani sul teschio che faceva da marchio alla nuova serie. Poi, da sceneggiatore/disegnatore, ho avuto la possibilità di seguire un po’ la parte visuale del lavoro affidata agli artisti giovani e talentuosi che Cammo aveva arruolato.

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Onofrio Catacchio, Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli davanti al logo di Kriminal

Anche in questa nuova edizione era previsto il misto di drammaticità e di sarcasmo tipico della serie originale?
La nostra è una rilettura in chiave contemporanea della serie originale. Un seguito che rimescola carte e proietta le vicende della serie di Bunker ai giorni nostri. Vecchi e nuovi personaggi incrociano le proprie strade. Ma tutto torna. Abbiamo lavorato nel rispetto dell’originale. Per quanto mi riguarda ritengo Kriminal un classico, puoi rileggerlo, riscriverlo ma il carattere del personaggio non puoi tradirlo e tutte le corde della serie sono ancora valide a patto di rileggerle in una ottica contemporanea. Un cosa simile l’avevamo fatta con Luigi Bernardi in Fantomax. Il mix di dramma e sarcasmo, sesso e perversione che caratterizzava la serie di Magnus e Bunker è presente anche nella nostra versione. Quando ho potuto farlo ho inserito situazioni di umorismo alla Bunker, proprio per ricollegarmi a quella vena del suo Kriminal. Per quanto riguarda le efferatezze del nero originario nessuno di noi si è risparmiato. Non manca un occhio attento alla cronaca dei nostri giorni e anche questo in omaggio ad una certa vena narrativa di alcuni episodi del settimanale Corno. Tutte queste corde vengono toccate in modo sintetico nelle sedici pagine introduttive del numero zero: “Un buon inizio”, presentato a Lucca nel 2014.

Quali sono le maggiori innovazioni?
Il numero zero era una sorta di manifesto della serie. Il tono della storia e quasi tutti i fili si dipanavano a partire da quelle sedici pagine. Nessun limite negli argomenti affrontati. L’uso di un linguaggio articolato, adulto e in certi casi “scorretto” per quanto riguardava i dialoghi. Con Matteo, abbiamo ripreso gli ingredienti che avevano caratterizzato la serie originale e ci siamo sforzati di ripresentarli in una prospettiva legata all’attualità. La direzione artistica del progetto, affidata a Giuseppe Camuncoli, responsabile anche del restyling della tuta e della caratterizzazione dei personaggi, grazie alla sua esperienza con editori come Marvel e la DC, ci ha consentito di organizzare il lavoro all’americana: i disegnatori hanno lavorato contemporaneamente su tutti gli episodi della serie e Cammo ha controllato di volta in volta i passaggi di matite, inchiostri e colorazione digitale. La sfida era quella di riuscire a portare in edicola con periodicità settimanale, come ai bei tempi, una serie di albi che nella confezione ricordassero molto da vicino le produzioni d’oltreoceano.

Quanto hai “prodotto”, come numero di tavole?
Il numero zero più il numero uno come inchiostratore delle matite Cammo. In tutto una sessantina di pagine. Ne ho scritte molte di più per Elena Casagrande, Stefano Landini, Ennio Bufi, Stefano Simeone e Matteo Cremona. Alcuni nomi dei talenti che hanno realizzato le tavole per il nuovo Kriminal.

Per quello che ne sai, chi è il responsabile dello stop?
Credo che ci sia stata una “infelice”, dal mio punto di vista, congiunzione di eventi: l’acquisizione di Rizzoli da parte della Mondadori ha provocato un rimescolamento di carte tra le divisioni editoriali di Segrate. Con Rizzoli, sono entrate anche molte licenze di personaggi e serie a fumetti che andavano a soppiantare quelle su cui aveva puntato fino a quel momento Mondadori Comics. Tra queste, forse (ma è un FORSE maiuscolo), perché sto ipotizzando, anche quella di Kriminal e dei personaggi di Bunker. Almeno per quanto riguarda la diffusione da edicola dei suoi personaggi. Non ho informazioni più precise al riguardo (e sostanzialmente non mi interessa averne), ma credo che il combinato disposto di questi eventi, molto più grandi di noi, abbia prima rallentato e poi bloccato il progetto.

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Coliandro, realizzato nel 1993 su testi di Carlo Lucarelli per la rivista Nova Express

Ci sarà un futuro per Kriminal?
Per ora la serie giace nella pancia della Mondadori. Dopo il congelamento dell’opzione “edicola” con Mondadori Comics non so con quale formula potrà vedere la luce. Io e i miei pard abbiamo provveduto ai contenuti, cercando come sempre di fare più del nostro meglio. Ora le decisioni che riguardano il confezionamento e la diffusione spettano alla casa editrice di Segrate e agli accordi che verranno stipulati con Max Bunker. Io posso solo continuare a sperare che prima o poi tutto il lavoro venga fuori in modo adeguato.

Dopo Kriminal, che progetti hai?
In primavera, per festeggiare i trent’anni dalla mia prima pubblicazione (su Frigidaire nel 1987) dovrebbe uscire una storia dedicata a Joe Petrosino, che ho scritto e disegnato per la collana le Storie della Bonelli. Un lavoro impegnativo che ha richiesto molto tempo per questioni di documentazione e che ho dovuto alternare alla scrittura di Kriminal. Al momento sono al lavoro come disegnatore su due serie sempre per la Bonelli. Poi porto avanti progetti satellite per piccole ma combattive realtà editoriali: per la Passenger Press ho realizzato una breve storia per un volume antologico intitolato Stazione 31, un luogo immaginario dove si incontrano tra loro personaggi straordinari. Per l’occasione ho messo allo stesso tavolo Bonvi, Pratt e Magnus. Un lavoro che verrà presentato alla prossima Lucca. Infine, proprio in questi giorni arriva in edicola per l’Editoriale Cosmo la ristampa dei racconti a fumetti dell’Ispettore Coliandro che ho realizzato su testi di Carlo Lucarelli.

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Lo storytelling di Onofrio Catacchio

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Famoso per i suoi moderni bianchi e neri netti, negli ultimi anni Catacchio si è cimentato con il colore

 

3 commenti

  1. Chissa se Luciano secchi è al corrente che il suo kriminal è praticamente identico ad Ogon bat di Morikawa del 1930….

  2. […] spiega Onofrio Catacchio in questa intervista che ci ha […]

  3. […] disegnatori italiani tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta, tra i quali Onofrio Catacchio (autore, tra l’altro, della serie di vignette nonsense Matite Blu per il Giornale […]

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