W LA FOCA: LORY DEL SANTO, DIVA CANDIDA

W LA FOCA: LORY DEL SANTO, DIVA CANDIDA

Loredana Del Santo, meglio nota come Lory, nasce nel 1958 a Povegliano in provincia di Treviso e raggiunge una certa popolarità come soubrette televisiva e come attrice cinematografica tra la fine degli ani Settanta e gli inizi degli anni Ottanta. Debutta al Festivalbar del 1975 per il quale viene selezionata tra un centinaio di aspiranti vallette con il compito di consegnare il premio al cantante vincitore. In seguito si trasferisce a Roma con l’ambizione di fare del cinema e comincia a muovere i primi passi in televisione.
Conquista il suo momento di maggior successo nel 1981 per merito del programma televisivo Tagli, ritagli e frattaglie, condotto da Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo. Il programma va in onda su Rete Uno dal 26 luglio 1981 in prima serata, di domenica, per la regia di Ferruccio Castronovo. Arbore e De Crescenzo presentano in studio, con il loro consueto stile istrionico e divertito, diversi brani del repertorio comico televisivo. Lory Del Santo buca lo schermo come sexy archivista che porta i filmati in studio dopo averli scovati nelle cineteche Rai.
Il suo ruolo è quello della classica “svampita” e questa caratterizzazione accompagnerà Lory (che invece è una ragazza molto intelligente) per tutta la sua carriera. Arbore inventa una nuova forma di spettacolo e utilizza tagli e ritagli per sfornare un piatto nuovo a base di vecchia ma sempre valida comicità di recupero. Il lancio della Del Santo è assicurato, vista la sua grande carica erotico-sensuale che turba i sonni degli italiani.
Nell’estate del 1981 il settimanale Panorama dedica alla bella soubrette veneta una copertina in cui appare nuda, distesa su un lenzuolo bianco, in una posa alla Marilyn Monroe.
lory-del-santo-nudaIl suo successo si consolida con la partecipazione al varietà televisivo Drive In, anche se vediamo la Del Santo in Bum bum all’italiana e Sponsor City. Il suo ruolo è sempre quello che le hanno affibbiato Arbore e De Crescenzo: la bella svampita che mostra le sue grazie in pose provocanti e si finge ingenua e inconsapevole.
A Drive In, il varietà più innovativo delle reti Fininvest che va in onda dal 1983 al 1988, fa per un certo periodo la ragazza fast food, ruolo ricoperto anche da Carmen Russo e da Tinì Cansino.
La Del Santo resta comunque una meteora sia televisiva che cinematografica, certo meno meteora di altre presenze scomparse dopo pochi mesi, visto che il suo successo è durato almeno quattro anni (1979 -1983), anche se è stato effimero e di poco spessore.
Fa scalpore il suo flirt con il miliardario arabo Kashoggi e la successiva e intensa storia d’amore con il chitarrista rock Eric Clapton, con cui fa un figlio che pochi anni dopo muore per un tragico volo da un grattacielo. Il drammatico incidente sconvolge la vita della Del Santo, la storia con Eric Clapton finisce e lei con gli anni lavora sempre meno sino a scomparire del tutto dalle scene.
Nel 1989 ricompare nella serie televisiva Don Tonino per l’episodio Il terrore in prima pagina, per la regia di Franco Gasperi. Lo sceneggiato ripropone le avventure giallo comiche di un prete sulle orme di Padre Brown con protagonisti Andrea Roncato e Gigi Sammarchi. Chiude i battenti dopo soli quattro episodi della seconda serie per via di un pauroso calo di audience. Le storie sono inconsistenti e le sceneggiature risibili, tanto che solo la vis comica degli attori salva i telefilm.
Nel 2002 vediamo ancora Lory Del Santo impegnata nel programma televisivo Stupido Hotel e recentemente la troviamo spesso ospite di talk show televisivi per parlare di chirurgia estetica e argomenti di varia umanità.
Torna alla ribalta nel 2005, vince la terza edizione de L’isola dei famosi, partecipa come opinionista a trasmissioni radiotelevisive, pubblica la sua autobiografia e partecipa alla quarta edizione de La fattoria. Ma sono cose che c’interessano poco. A noi interessa la Del Santo della commedia sexy.
lory-del-santo-e1453071301174-794x1024Il Corriere della Sera del 30 dicembre 2002 ha pubblicato una bella intervista di Claudio Sabelli Fioretti alla Del Santo, che nonostante abbia superato i quarant’anni resta sempre una donna molto attraente. Riportiamo per intero il pezzo che ci pare di un certo interesse per capire il suo percorso artistico.

Alla fine degli Ottanta ebbe un momento di travolgente successo. La scoprì Luciano De Crescenzo e la lanciò in Tagli, ritagli e frattaglie. Faceva un po’ l’ochetta, un po’ la svanita, alla Marilyn Monroe. Panorama le dedicò una copertina, nuda su un lettone, come la famosa foto dell’attrice americana. Lory Del Santo fece film, fece Drive In, fece un figlio con Eric Clapton che perdette in un drammatico incidente. Poi l’oblio o quasi. Qualche comparsata, qualche ospitata. Oggi torna, a 44 anni, nel programma televisivo inventato da Adriano Aragozzini, Stupido hotel. Sono passati tanti anni da quando i giornali erano pieni dei racconti della sua avventura di una notte con il miliardario Kashogi, sullo yacht Nabila, premiata con un diamante. Lory, ormai è passato tanto tempo, era tutto vero?
“È vero che l’ho conosciuto”.
E il diamante?
“Ma no”.
Niente regali?
“Pensieri”.
Ma la storia della notte è vera?
“No”.
Chiariamo.
“Non è vera la storia di una notte e di un diamante. È vero che ebbi una storia con lui. È vero che questa esposizione giornalistica contribuì al mio successo”.
Chi c’era a quei tempi in televisione?.
“Ricordo Tinì Cansino, Carmen Russo, e molte altre scomparse nel nulla”.
Chi le piace oggi?.
“Questa Canalis mi piace. La Marcuzzi è bravina. Luisa Corna ci ha messo tanto ad uscire. Simona Ventura è di una simpatia straordinaria. Anna Falchi è carina ma mi piaceva di più quando era meno formosa. Sabrina Ferrilli è nostrana, è molto bella in tv, di persona meno”.
Chi non le piace?
“Valeria Marini. Mi piace quando balla, è incredibile che riesca a ballare, tanta com’è. Ma dovrebbe smettere di fare il cinema. Non è portata. Con quella voce”.
Che consigli darebbe a una velina?
“Per non scomparire, darsi da fare con i mass media, trovare agganci coi giornali, usare il gossip”.
I calendari sono un ottimo strumento.
“Ai miei tempi non c’erano”.
Lei lo avrebbe fatto un calendario?
“Sì, mostrando solo determinate parti del corpo, non andando oltre un certo livello di visione”.
Lei ha guadagnato molto?
“Abbastanza. Tanto da non avere problemi di sostentamento”.
Avrebbe voluto un successo più travolgente?
“Mi è mancato il riconoscimento dei critici, il grande successo economico. Ma la gente comune si ricorda ancora di me, mi riconosce per strada”.
È gelosa?
“Non tantissimo. Rispetto le persone. Non si può essere ossessivi”.
È mai stata tradita?
“Forse sì. Ma lo mettevo in conto. Anche io tradivo. Le relazioni possono andare avanti anche senza fedeltà”.
Si sente invecchiare?
“No, mi manca il decadimento fisico, mi sento giovane. Per adesso il tempo ci prova, ma non ci riesce”.
L’uomo ideale?
“Mi piace alto”.
È mai stata innamorata alla follia?
“Un paio di volte, massimo tre”.
La prima volta?
“Eric, a 27 anni. Mi piaceva la sua personalità controversa. Poi mi innamorai di un tennista olandese, Richard”.
Da che cosa capisce che si sta innamorando?
“Dal desiderio di stare al telefono. Quando sto un’ora al telefono con un uomo capisco che è quello giusto”.
Chi è l’uomo che le piace di più oggi?
“Come politico Berlusconi, si presenta bene, cerca di essere in forma. L’ho conosciuto, è cordiale, simpatico, semplice, ti mette a tuo agio, ha sempre qualcosa da dire. Ho conosciuto anche Andreotti. Mi ha fatto un complimento. Mi sono meravigliata che fosse così alto. Di lui mi colpirono le frasettine. Come Agnelli. Sono quelle persone che ti conquistano con una frase”.
Ha conosciuto altri politici?
“Sì, Craxi, Martelli, De Michelis, Martinazzoli, tanti che sono spariti”.
Chi le ha fatto la corte?
“De Michelis. Ma con uno come lui non potrei mai. È troppo untuoso. Martelli mi invitò a cena. Lui ama molto le donne”.
L’ha corteggiata anche Martelli?
“Forse sì. È molto carino, belloccio, ma è meno simpatico degli altri”.
Il più sexy?
“Sicuramente Rutelli. Che però ha un problema quando parla. Dice frasi che sembrano scritte da altri. Cerca di costruirsi un’immagine di intellettuale ma non ci riesce. Però rimane il più bello”.
Il più brutto?
“Tanti. Sicuramente Fassino. Sembra un topo”.
La donna che le piace?
“Sophia Loren. Non si capisce come faccia a essere tuttora così appariscente. Deve avere dei chirurghi molto bravi”.
Lei è sicura che si sia fatta operare?
“Ma certo. Basta guardare Brigitte Bardot com’è ridotta, irriconoscibile”.
È più giusto fare come la Loren o come la Bardot?
“Come la Loren. La Bardot ha commesso un errore gravissimo a non cercare di mantenere la sua grande bellezza. Dovrebbero farlo anche gli uomini”.
Lei è mai ricorsa alla plastica?
“No, ma lo farò sicuramente”.
Che cosa le piace di più di se stessa?
“Io non mi ritengo una persona simpatica al primo impatto. Ma se uno ha voglia di scoprirlo sono gradevole. La mia qualità migliore è la comicità”.
E fisicamente?
“Ho ancora tutto a posto. Nel complesso vado bene”.
Si ritiene ancora sexy?
“Io non lo penso ma gli uomini sì”.

Claudio Sabelli Fioretti (tutti i diritti riservati)
lory-del-santo-vincitrice-isola-dei-famosi-2005
Il cinema di Lory Del Santo

Nel mondo del cinema Lory Del Santo è stata una meteora ancor più che in televisione e la parte che ha sempre interpretato è quella della svampita che irretisce gli uomini con la sua ingenuità sensuale.

Il suo primo film è Geppo il folle di Adriano Celentano (1978), il film più personale del molleggiato, ancor più di Yuppi Du – unico esempio di musical italiano – perché il cantante è onnipresente, dalla scrittura al montaggio, passando per dialoghi, regia e colonna sonora. Un prodotto indefinibile, se non con il generico e abusato Celentano movie, che comprende i successivi lavori di Castellano & Pipolo, le commedie con Ornella Muti, Renato Pozzetto e altre celebrità degli anni Ottanta. Geppo il folle è un musicarello atipico, una commedia che racconta le gesta di un cantante di successo, idolo delle folle, numero uno in Europa, nel momento più alto della sua carriera, mentre sta progettando un viaggio negli Stati Uniti per conoscere Barbra Streisand. Prima di partire, Geppo decide di prendere lezioni di inglese dalla bella professoressa Claudia Mori, ma finisce per innamorarsi, mentre infrange diversi cuori tra le studentesse iscritte al corso. La fan più sfegatata, Marcella (Jennifer), sviene nei luoghi più impensati, tiene un diario del cantante e finisce per farsi suora quando comprende che non può averlo. Lory Del Santo, invece, provoca Geppo mostrando cosce ben tornite che fuoriescono da spacchi vertiginosi durante le lezioni. Si vede solo per poche sequenze. Non mancano tre cattivi da fumetto che odiano il cantante e la sua musica, cercano di eliminare Geppo e di violentare Marcella, ma sono così assurdi da non spaventare nessuno. Geppo il folle è un contenitore di silenzi, frasi assurde ma in fondo vere, filosofia spicciola, sentenze, considerazioni apodittiche sulla vita che acquistano senso solo se pronunciate con il carisma del molleggiato.

Gardenia – il giustiziere della mala di Domenico Paolella (1979) vede ancora la Del Santo in una parte molto secondaria e per niente sexy. Il film ha per protagonista il cantante Franco Califano nei panni di un malavitoso buono (Gardenia) che non spaccia droga. Per ironia della sorte il film che doveva lanciare Califano nel mondo del cinema fa da precursore ai suoi futuri guai giudiziari proprio per traffico di droga pesante. Califano trascorre anni terribili tra processi interminabili e prigione. Nel cast femminile si ricorda la bella presenza anche di Eleonora Vallone, meteora sexy di un certo spessore. Ma non ci sono solo lei e la Del Santo, perché Lorraine De Selle, Maria Baxa, Melissa Chimenti e Licinia Lentini non sono bellezze da dimenticare.

Il fiume del grande caimano di Sergio Martino (1979) è un avventuroso truculento scritto da Ernesto Gastaldi, e dotato di un buon budget per via della produzione del fratello Luciano. Non c’è la Fenech ma Barbara Bach che recita accanto a Claudio Cassinelli, Mel Ferrer e Richard Johnson. Soggetto e sceneggiatura sono composti da una squadra di ottimi autori: Cesare Frugoni, Sergio Martino, Ernesto Gastaldi, Luigi Montefiori e Maria Chianetta. Pure troppi per lo spessore di un film che come soggetto e ambientazione a tratti ricalca il precedente (e di certo superiore) La montagna del dio cannibale (1978). La fotografia è di Giancarlo Ferrando, il montaggio di Eugenio Alabiso, la scenografia di Antonello Geleng e le musiche suggestive sono di Stelvio Cipriani.
Lory Del Santo ha un ruolo marginale nell’economia di un film che presenta lo stesso cast del precedente L’isola degli uomini pesce (1978). La bella attrice trevigiana veste i panni di una turista che dopo poche scene finisce uccisa da una freccia scagliata da un indigeno ribelle. La sua interpretazione è comunque buona (pur se doppiata) e il ruolo che ricopre non ha niente di erotico. Il film infatti è un avventuroso puro ed è la storia di una multinazionale che sta costruendo un villaggio turistico in una zona popolata da una pericolosa tribù indigena e da un grande caimano affamato di vite umane. Il caimano è così gigantesco che pare un mostro e gli indigeni lo venerano come una divinità. Le scene migliori del film sono quelle in cui entra in azione il fantoccio e muove le enormi ganasce sui poveri malcapitati. L’attrice principale è Barbara Bach, mentre la Del Santo è una delle turiste che si salva dal grande caimano, ma finisce comunque uccisa dagli indigeni. Ricordiamo il suo ingresso in scena a tempo di danza e la sola cosa che mostra sono le splendide gambe messe in evidenza da un ridotto costume da bagno. La italianissima Bach (Barbara Gregorini è il suo vero nome) è molto brava, oltre che bella e sensuale, soprattutto nelle sequenze che la vedono legata come vittima sacrificale da dare in pasto al grande caimano. Genevieve Hutton è un’altra presenza femminile dal conturbante erotismo che interpreta una modella di colore, presto preda del grande caimano. Il rapporto sessuale con un indigeno è la causa dell’ira del bestione che non risparmia la coppia sacrilega perché osa far l’amore in una notte di luna piena. Il film si ricorda soprattutto per un’ottima fotografia tra le foreste indonesiane e per alcune scene ispirate ai mondo movie con belle scene che ritraggono cobra, uccelli e animali esotici. Diverse sequenze sono inserite da La montagna del dio cannibale e si nota pesantemente che non sono girate in presa diretta. Alla base di tutto c’è pure un discorso ecologico con la tribù indigena che si vede sconvolgere abitudini e usanze dalla multinazionale che costruisce il villaggio turistico. Sono interessanti sia le feste tribali che i riti di una tribù indigena che venera il grande caimano come una divinità e ritrae ovunque la sua immagine.
Mel Ferrer e Claudio Cassinelli sono due attori diligenti che si calano a dovere nei personaggi e senza grandi sussulti compiono il loro dovere. Richard Johnson è sprecato in una breve apparizione come missionario impazzito, che vive in una grotta dopo aver assistito alla strage dei suoi dodici compagni. Il coccodrillo ha colpito i suoi fratelli e lui non vuole più tornare nel mondo civile perché teme la sua vendetta. La nota negativa della pellicola è proprio il mostro che risulta davvero ridicolo da quanto è fatto male. Si vede che è di gomma e quando nuota nel fiume pare un coccodrillo giocattolo per bambini. Alla fine viene eliminato da Cassinelli con una dose di esplosivo.

Pensione amore servizio completo di Luigi Russo (1979) è il primo film che vede la Del Santo in un ruolo più importante e lo interpreta quando il suo personaggio televisivo non è ancora esploso. Lory si chiama ancora Loredana e non la conosce nessuno, insieme a lei c’è Christian Borromeo nei panni di Germano, un ragazzino spedito alla pensione gestita dalla nonna (Clara Colosimo) dopo che il padre lo ha beccato a letto con la cameriera. La pensione è una specie di bordello e il ragazzo comincia a spassarsela alla grande sino al giorno che diventa impotente. Ci pensa Lucy (Lory Del Santo) a guarirlo durante una memorabile scena di sesso in riva al mare. Non è un buon film, né dal punto di vista comico né da quello erotico, un lavoro poco riuscito che fa acqua da tutte le parti. Dalla partecipazione minima, comunque, perché entra in scena solo nelle sequenze finali della pellicola, anche se mostra tutte le sue doti fisiche.

Dove vai se il vizietto non ce l’hai di Marino Girolami (1979) che si firma Franco Martinelli, è un ottimo film costruito sulla coppia comica Renzo Montagnani – Alvaro Vitali. Si tratta di una versione parodistica de Il vizietto, con Montagnani travestito da maggiordomo omosessuale e Vitali da cuoca per scovare l’amante del ricco commendatore Carotenuto. I due sono gli investigatori privati che una bellissima Paola Senatore ingaggia per il difficile compito da svolgere in una villa di campagna.
Il film è divertente e il cast femminile è all’altezza della situazione.
Anche se su tutte spicca una fantastica Paola Senatore, anche Lory Del Santo nei panni di una sexy cameriera si dà molto da fare e pure Sabrina Siani (al debutto) mostra abbastanza.
Il film si ricorda per le battute irresistibili di Montagnani (cose come “Ti strangolo i coglioni”, “Accidenti a te e chi ti ha legato l’ombelico!”, “Piccolo grande stronzo”, “Né per scherzo né per burla attorno al culo non ci voglio nulla!”, “Oggigiorno dove vai se il vizietto non ce l’hai”…) , per la quantità indescrivibile di: “Hai capitoooo?” gridati da Montagnani e dagli “Ho capitoooo!” in risposta di Vitali.
Si tratta di una vera e propria pochade, di una farsa scorreggiona che si regge sui duetti Montagnani – Vitali e soprattutto il primo è straordinario per tempi comici ed espressività.
Sono interessanti anche i ruoli ricoperti da Paola Senatore e da Mario Carotenuto, due professionisti del sexy all’italiana e della commedia pura. Lory Del Santo e Sabrina Siani invece mostrano con generosità le loro grazie ma il livello di recitazione è basso. Paola Senatore è molto sexy ed eccita Montagnani sin dal momento che gli conferisce l’incarico concupendolo nel bagno con seno e gambe bene in mostra. La Senatore è molto nuda per tutto il resto del film e soprattutto sa mostrare il suo corpo con grande professionalità e bravura, si esibisce a lungo in pose sexy e in rapporti sessuali molto credibili. Alla villa dove Montagnani e Vitali indagano sull’episodio di corna del marito ne accadono di tutti i colori, soprattutto perché Montagnani si deve fingere gay e Vitali donna. Ricordiamo anche una bella scena di prova trucco davanti al benzinaio Jimmy il Fenomeno che si eccita con Vitali. Il giardiniere si invaghisce di Vitali, lo crede davvero una donna e comincia una caccia spietata per farselo. Mario Carotenuto è ottimo nella parte del commenda sporcaccione marito di Paola Senatore che se la fa con la cameriera. Lory Del Santro è una delle due cameriere, parla poco o niente, le si chiede solo di esibire un bel corpo, ma quando recita lo fa davvero male, inespressiva e impostata teatralmente. Una sequenza la vede a letto insieme alla sua collega cameriera per eccitare Montagnani e dobbiamo dire che il suo spogliarello è molto sexy. La scena fotografa un bel nudo integrale di Lory Del Santo. Sabrina Siani arriva dopo, lei è la figlia ribelle di Carotenuto, biondissima e sensuale, ma pessima attrice. Il suo compito è quello di provocare Montagnani in una parte molto sexy che fa vedere in abbondanza. Alla fine si scopre che Carotenuto non solo tradisce la moglie ma le ruba pure i gioielli per consegnarli alle sue amanti. La Senatore tenta di pagare in natura il suo debito con Montagnani ed è una delle scene più erotiche del film che mostra un rapporto sessuale permeato di una comicità notevole. La Senatore si vuol far scopare e indossa un completo intimo rosso molto sexy, ma c’è il marito accanto che parla nel sonno e disturba Montagnani che non ce la fa. Il finale è a sorpresa perché i due investigatori scoprono che Carotenuto ha un rapporto con un frocio e pure lui si trucca da donna. Il gay della scena con Carotenuto è l’ottimo Franco Caracciolo, molto credibile per la parte che deve recitare. Il marito compra il silenzio dei due investigatori che riferiscono alla moglie: “Non ci sono donne nella vita di suo marito”. Ed è la pura verità. Montagnani e la Senatore ci deliziano ancora con alcune sequenze sexy in palestra che sono il sale di un film molto spinto e trasgressivo. Montagnani e Vitali vengono rapinati da due uomini travestiti da donna e alla fine decidono pure loro di mettersi la parrucca e di fare i froci perché: “Oggi giorno dove vai se il vizietto non ce l’hai?”.

Agenzia Riccardo Finzi praticamente detective di Bruno Corbucci (1979) è il classico film di fine anni Settanta con protagonista Renato Pozzetto che all’epoca andava per la maggiore. La pellicola si regge tutta sul repertorio cabarettistico del comico milanese, ma parte da un giallo di Luciano Secchi (che collabora alla sceneggiatura), pretesto per dare il via a una serie di situazioni surreali. Corbucci mette nel cast Olga Karlatos, Silvano Tranquilli, Simona Mariani, Enzo Cannavale, Fausto Di Bella e Lory Del Santo. Renato Pozzetto è il detective Riccardo Finzi, laureato per corrispondenza alla scuola “Volontà e Abnegazione” che risolve alla sua maniera il caso di un assassinio di una giovane cameriera che si rivelerà essere la figlia di un finanziere. Riccardo Finzi si diploma e raggiunge Milano, affitta un appartamento della vedova Pina Parenti e pubblica sul Corriere della Sera un’inserzione della nuova agenzia. La sera stessa dell’arrivo, recatosi in una discoteca, Riccardo viene agganciato da Susi che, presentatasi come cameriera, lo porta in un lussuoso appartamento da dove lo caccia in fretta dopo una misteriosa telefonata. Il giorno dopo, nota sul giornale la foto e il pezzo che parla della morte accidentale di Susi. Seguendo i consigli del socio ed ex appuntato dei carabinieri Giuseppe Marchini, detto Ciammarica, il Finzi fruga nel caso della Susi e scopre che, anziché cameriera, è la figlia del finanziere Augusto Moser e di Clara. Il commissario Salimbeni diffida l’investigatore privato dal continuare; il signor Moser gli offre cinquanta milioni; la signora Clara tenta di allettarlo e poi di ricattarlo. Lui, insistendo nonostante tutto, scopre che la ragazza, in realtà Pierpaola Moser, è stata uccisa dalla mamma e dal suo amante Vinicio Altopascio per ragioni di gelosia essendosi lo stesso Vinicio legato tanto alla madre quanto alla figlia. Lory Del Santo non si vede molto, visto che è Susy e che muore dopo poche scene, ricordiamo un bacio inquietante con Pozzetto e poco altro. Non ci sono scene di nudo, si tratta di un film per tutti come costume di Renato Pozzetto.

Sabato, domenica e venerdì di Sergio Martino, Pasquale Festa Campanile e Castellano e Pipolo (1979) è un film che si inserisce nel filone delle commedie a episodi, genere che ha avuto notevole diffusione negli anni Sessanta (I mostri del 1963, Ieri, oggi e domani del 1965…) e che ha preso nuovo vigore nel periodo delle commedie sexy. Sabato, domenica e venerdì è un trittico di storie del tutto diverse e unite solo dal giorno della settimana in cui si svolge l’azione. I titoli di testa mettono bene in evidenza i tre attori di punta: Fenech, Bouchet e Celentano che nel 1979 erano una garanzia al botteghino. I tre episodi sono diretti da altrettanti registi. Sabato è di Sergio Martino, Domenica di Pasquale Festa Campanile e Venerdì della coppia Castellano e Pipolo. Sabato di Sergio Martino ha per protagonisti Lino Banfi ed Edwige Fenech. Comprimari importanti sono Lory Del Santo, Milena Vukotic, Daniele Vargas, Salvatore Baccaro e Nello Pazzafini. Lory Del Santo ha un ruolo molto limitato in una breve apparizione come amante del direttore dell’azienda. Al ristorante l’impiegato incontra il direttore (Vargas) che ammira le gambe nude della Fenech e propone uno scambio con la sua donna, ma Banfi dice: “Non mi piace il barattolo”. Da notare che oggetto di scambio è Lory Del Santo che risponde con un sonoro ceffone. Scegliere tra Fenech e Del Santo non è mica così facile e soprattutto ce ne fossero state nella vita reale di scelte simili da fare…

Desideria, la vita interiore di Gianni Barcelloni (1980) è l’unico film del regista anconetano che ha fatto pure l’assistente a Pasolini e ha lavorato con Glauber Rocha. A mio parere non è un pessimo adattamento de La vita interiore di Alberto Moravia, romanzo scandalo e sequestrato che ricorreva al sesso per tracciare un quadro di squallore attorno al mondo borghese. Lara Wendel fa la parte di Desideria ma non vuole recitare le scene di nudo e allora Lory Del Santo presta il suo corpo per le situazioni scabrose (che non sono poche). La Del Santo interpreta anche la cameriera Mais che serve in casa di Viola (Stefania Sandrelli) e del suo amante Tiberio (Klaus Lowitsch). Vittorio Mezzogiorno è forse il più bravo di tutti nei panni di un terrorista che si innamora di Desideria e la coinvolge nel giro delle Brigate Rosse. Orso Maria Guerrini è un ottima presenza e interpreta il “Milanese”, brigatista in vena di porcherie erotiche. Lara Wendel è molto bella oltre che brava. La ricordiamo ottima attrice dell’horror all’italiana, ma questo è il suo unico film erotico e infatti si rifiuta di posare nuda e in scene scabrose. Per la parte di Desideria da bambina c’è Rossana Marra e abbiamo anche Gabriella Cristiani che fa la prostituta. Marco Giusti dice che si tratta di una versione trash di un libro di Moravia e che gli spunti erotici sono abbastanza ridicoli. Mereghetti rincara che “come parabola della borghesia il romanzo di Moravia era già abbastanza ridicolo, ma Barcelloni col suo fotoromanzo osé fa di peggio”. Secondo noi il film ricostruisce molto bene il clima volutamente torbido e osceno di un romanzo scandaloso che non era facile portare sullo schermo. Lory Del Santo fa la parte del leone, pure se è una comprimaria, perché di finti nudi della Wendel da lei interpretati ce ne sono parecchi. Peccato che il grande pubblico non lo sappia ma quando compare in primo piano il sedere della Wendel (e accade spesso) in realtà è il culo della Del Santo.

Nello stesso anno Lory Del Santo partecipa anche al film I seduttori della domenica, una coproduzione italo-francese a cura di Bryan Forbes, Edouard Molinaro, Gene Wilder e Dino Risi. Si tratta di un film a episodi non molto riuscito che interessa la bella attrice veneta solo per una breve comparsata nell’episodio Roma di Dino Risi. Veri protagonisti sono Ugo Tognazzi, Sylva Koscina, Rossana Podestà e Beba Loncar. Ugo Tognazzi è un marito sporcaccione che approfitta dell’assenza della moglie per rispolverare vecchi indirizzi dall’agendina.

Bollenti spiriti di Giorgio Capitani (1981) è un film costruito su Gloria Guida e Johnny Dorelli. Lory Del Santo interpreta una prostituita che dovrebbe far l’amore con il fantasma imprigionato nel castello ma alla fine fugge via spaventata quando vede lo spettro (Dorelli) passare attraverso i muri. L’onorevole con l’amante sotto il letto di Mariano Laurenti (1981) invece è una tarda commedia erotica con protagonista Janet Agren. Lory Del Santo è una sexy cameriera veneta che si concede spesso nuda davanti alla macchina da presa.
w-la-foca-locandina-italiaW la foca! di Nando Cicero (1982) è il film cult di Lory Del Santo, il primo da protagonista assoluta e di questo lavoro dobbiamo parlare diffusamente. La storia si riassume in breve perché non è certo la cosa più importante di questa pochade surreale e strampalata. Andrea è una giovane e bella infermiera veneta che va a Roma in cerca di fortuna. Viene assunta dal dottor Patacchiola (un esilarante Bombolo) nella sua clinica privata, ma entra a far parte anche di una famiglia il cui menage non è dei più tranquilli. Il dottore è un medico assatanato che – come dice sua moglie – ha preso la laurea per sollevare le gonne alle belle figliole. La moglie del dottore (un’affascinante Dagmar Lassander) è una ninfomane che ci sta con tutti e non è mai sazia di incornare il marito con chiunque le capiti a tiro. La figlia (una sottoutilizzata Michela Miti) è pure lei una perversa mangiatrice di uomini che finisce sempre tra le braccia del primo venuto. Il nonno (un bravo Riccardo Billi) è allupato e porcellone come un ventenne e il figlio è un povero ritardato che a diciotto anni frequenta ancora le elementari e fa scherzi idioti ai genitori. Il quadro lo completa una foca che la bella Del Santo vince a un concorso fotografico: doveva essere una pelliccia di foca ma la ditta preferisce inviare una foca viva e a scuoiarla ci pensi pure il vincitore. Infine Andrea tenta la carta della televisione, ma durante un provino la nota una grassona proprietaria di una clinica per ricchi obesi e le offre un posto da direttrice.
Al di là di una trama scontata e ridotta, sono le trovate comiche da barzelletta movie che rendono interessante W la foca!, film che a causa del titolo ha subito un’infinità di guai giudiziari. La censura impose il divieto ai minori di diciotto anni in primo e in secondo grado (e non se ne vede il motivo) e la decurtazione del titolo originale che doveva essere W la foca… che Dio la benedoca! pensato apposta per parafrasare il detto popolare. Non solo. Una volta uscito, il film venne sequestrato da un pretore di un paesino vicino Roma e dal pretore di Torino. Nando Cicero rischiò addirittura la galera e il film sparì di circolazione per molto tempo, tanto è vero che W la foca! l’hanno visto in pochi. Il merito della riscoperta di questo film, sguaiato quanto si vuole ma al tempo stesso geniale e originale, va dato a Sergio Germani che lo ha difeso pure in tempi non sospetti e a Marco Giusti che l’ha voluto al Festival di Venezia 2004 nella retrospettiva italiana dedicata al cinema di serie B. Tarantino ne è rimasto entusiasta e il film di Cicero ha avuto una giusta riabilitazione che ne ha consentito la messa in circolazione su dvd nella collana da edicola della Federal Video. Proviamo a ricordare le cose migliori di un film prodotto e voluto da Galliano Juso, ma scritto e sceneggiato dal solito Francesco Milizia insieme a Stefano Sudrié e al regista. Molto carina è anche la musica di Detto Mariano, ripetitiva ma orecchiabile.

Lory Del Santo si mostra nuda per buona parte della pellicola: comincia alla grande vestita di rosso, calze nere e reggicalze sexy salutando il fidanzato alla stazione. Moana Pozzi interpreta la passeggera senza biglietto nello stesso scompartimento della Del Santo, paga in natura ai vari capotreno che le chiedono il biglietto. Mitico lo scambio di battute dopo che la bella Pozzi è rientrata nello scompartimento tutta scompigliata e con la camicetta di fuori. Del Santo: “Ma lei dove va?”. Pozzi: “A Reggio Calabria… se mi regge il culo!”. Volgare quanto si vuole ma spontaneo e in linea con la migliore tradizione della commedia scollacciata. Moana Pozzi non ha ancora cominciato a fare cinema porno e nelle sue poche sequenze se la cava con grande professionalità. Lory Del Santo arriva a Roma e si cambia le calze sul taxi sconvolgendo un allibito Enio Drovandi che rischia di finire fuori strada. Enzo Andronico fa una breve comparsata da esibizionista che viene messo in fuga da una ninfomane. Il meglio arriva con l’ingresso in scena di Bombolo, un medico davvero fuori da ogni regola che a ogni donna che vede grida: “La facci spogliare!”. Fa spogliare anche la bella moglie di un paziente pur di vederla nuda e poi ascolta la malattia del malcapitato. Paziente: “Quando faccio l’amore con mia moglie una volta sento freddo e una volta sento caldo. Come mai?”. Bombolo: “Per forza! Se ne fa una a Natale e una a Ferragosto…”. Arriva Lory Del Santo e Bombolo le tasta il sedere in continuazione. “Lei è assunta!”. “No, io sono Andrea” replica. “No, lei è assunta!” e le tasta di nuovo il didietro. Si capisce subito che il dottor Patacchiola tutto fa con le pazienti fuorché curarle. Tra una toccata e l’altra, Bombolo porta in visita per l’ambulatorio Del Santo, apre una porta dove c’è un letto e sopra sua moglie che fa sesso con un uomo. “Quella è mia moglie. E quello sopra sono io” dice. La moglie del dottore è una sensuale Dagmar Lassander che contende il ruolo di protagonista sexy alla Del Santo e che di sicuro è più brava e spigliata di lei nei ruoli squisitamente erotici. Il film è girato in presa diretta e la Lassander parla con il suo accento austriaco, così come la Del Santo utilizza la sua voce che non è proprio il massimo della perfetta dizione. Bombolo prosegue con le battutacce in romanesco e con quella comicità fisica che strappa il sorriso solo a guardarlo, e infine presenta la figlia porca Michela Miti avvinghiata a uno dei suoi tanti ragazzi. Bombolo: “E quello chi è?”. Miti: “Non lo so. Mamma mi dice sempre di non parlare con gli sconosciuti”. La Del Santo ci delizia con uno spogliarello in bagno e con una doccia che prevede il suo nudo integrale: il nonno sporcaccione le infila le dita dentro e subito si sente male. Una famiglia assurda accoglie la Del Santo che si mette a fare l’infermiera e la cameriera, assistendo senza poter fare niente a tutte le stranezze che accadono. Da Hong Kong arriva la pillola della potenza virile e Bombolo la vuol provare subito con la Del Santo, peccato che un’eccezionale erezione venga subito azzerata da un fischio dell’infermiera. Il figlio del dottore è un ritardato e il padre cerca di farlo scopare con Domenica, infermiera di colore, ma non ci riesce. Una parte divertentissima è quella in cui il dottore, la moglie, il nonno e la figlia si giocano una tonnellata di piatti da lavare con il gioco del “chi parla per primo”. Arriva un amico della figlia e approfitta del silenzio imposto per scopare prima la Del Santo e poi la Lassander, dopo toccamenti vari. Bombolo esplode solo quando il ragazzo chiede la vasellina. “I piatti li lavo io, se no questo c’inchiappetta a tutti e due!”. Altre sequenze sexy sono quelle tra la Del Santo e i muratori che stanno ristrutturando un palazzo di fronte. Victor Cavallo è l’imbianchino che strabuzza gli occhi davanti ai frequenti spogliarelli e subito dopo è protagonista di una sequenza surreale. Cavallo getta il suo pene lunghissimo dalla finestra e lo fa strisciare come un serpente sino alla casa della ragazza, una vecchia che passa finisce per caderci sopra e infine transita una schiacciasassi che produce l’effetto comico finale. Una nuova doccia della Del Santo a seno nudo e con il sedere bene in vesta prelude all’arrivo della foca che è parte integrante del film. Si tratta di un’otaria, come ha detto Nando Cicero, perché le foche non si muovono, non hanno zampe, ed è la prima volta che una foca viene utilizzata in un set cinematografico. La parte surreale comincia con l’ingresso in scena della foca vinta dalla Del Santo, che dovrebbe farne una pelliccia e invece la utilizza come animale da compagnia. La Del Santo e la foca girano per Roma, con l’animale in carrozzina e lei che sculetta con una gonna di pelle più che aderente. “Hai visto che foca!” dice un passante. E il cane di rimando: “Che Dio la benedoca!”. Si gioca sul surreale puro perché l’uomo è cieco e il suo cane non può certo parlare, infine c’è il sottinteso “foca – fica” rivolto all’animale e alla ragazza. Un siparietto comico lo recita pure uno schizzatissimo Jimmy Il Fenomeno che si prende a schiaffi con la moglie per aver guardato la foca della Del Santo. Eccellente Franco Bracardi nei panni di un mendicante assatanato e male in arnese che rivolto alla foca dice: “Pare il figlio di Maurizio Costanzo!”. E pensare che dopo quel film la gran parte della carriera di Bracardi è stata a fianco di Costanzo… La Del Santo entra in un bar e chiede il latte per la sua foca, qui incontra uno stupito De Pinto che non sa come fare. Non ha capito che si tratta di un animale. La foca sconvolge la (si fa per dire) quiete familiare di casa Patacchiola e il livello di barzelletta movie del film aumenta vertiginosamente. Citiamo Michela Miti che dice al fidanzato: “Ho le dita dei piedi allargate perché da piccola le tenevo tanto nel fango”. Poi i due vanno in camera, il fidanzato si dà da fare e infine si sente una voce: “Ma ci sei caduta pure con il culo in quel fango?”. Volgarissima ma efficace. La pochade raggiunge il culmine nella parte che si svolge in albergo dove il fidanzato, arrivato a Roma per vedere la sua bella, cerca di portare la Del Santo. L’albergo è un casino generale, scopa pure il portiere e non gradisce essere disturbato, Bombolo se la fa con una sadomasochista ma poi finisce nel letto della moglie (senza sapere che è lei) che non rifiuta nessuno. Lo scambio di camere era tipico della commedia all’italiana e alla fine i due fidanzati vanno a far l’amore nel parco, dove incontrano Bracardi che non ce la fa a dormire perché loro fanno confusione. La parte che vede la foca malata è ricca di puro umorismo surreale e vengono utilizzate una foca finta e un gigantesco termometro. Le foche vere erano due e venivano usate a turno, ma si doveva stare attenti perché mordevano. La foca ammalata si mette a defecare ghiaccioli e produce gelide correnti d’aria a forza di peti, tutto questo perché il figlio scemo le ha fatto mangiare fagioli. Martufello entra in scena per un paio di battute con la Del Santo. “Lei non può avere la residenza: c’ha un culo fuori dal comune!”. In un cinema a luci rosse proiettano Veronique la moglie porno e la Del Santo ci va con il fidanzato, ma è oggetto di attenzioni da parte di uno sporcaccione. Sguaiata anche la parte successiva, quando il fidanzato insegna alla Del Santo l’arte della fellatio. “Fa’ come se fosse un gelato”. A lei piace e dopo la prima volta vorrebbe continuare. “Non ho più gelato”, dice il ragazzo. Bracardi sbuca da un cespuglio e grida: “Gelati! Sorbetti!”. Il film prosegue così, senza una vera trama, collezionando una trovata dietro l’altra e toccando vette di umorismo surreale mai viste nei precedenti film di Cicero. La Del Santo esce per le vie di Roma con la pelliccia della padrona di casa e con i suoi gioielli ma un finto principe la porta con sé in un luogo appartato, dove la fa spogliare e la deruba di tutto. La Del Santo resta in slip, reggiseno e calze nere, però non viene violentata come invece credeva. In compenso passa Bracardi con una bicicletta e la riporta verso Roma, dando vita a una scena mitica. “La sente la canna? La sente bene?” dice il mendicante e poi canta Romagna mia. “Sì, certo che la sento” risponde lei. Fatta un po’ di strada Bracardi confessa: “Come se sente su ‘sta canna? Ma non s’è accorta che questa è una bicicletta da donna?”. La Del Santo scende e finisce in mezzo alle prostitute che battono, viene scambiata per una di loro da un reggimento di bersaglieri che deve soddisfare per intero. A casa intanto Dagmar Lassander si fa scopare da un negro che ha un membro così lungo che lui è fuori dalla finestra e lei si è messa a pecorina sulla porta di camera. Bombolo interrompe il rapporto sul più bello con una randellata sul pene dell’uomo. La Del Santo intanto sogna di essere seminuda e legata a un albero, mentre Bracardi la violenta. Dopo l’incubo c’è una surreale partita a tennis tra Bombolo e la Del Santo, con la pallina che finisce due volte in bocca al dottore e infine gli schiaccia i testicoli. C’è ancora il tempo per vedere Michela Miti attaccata al fidanzato perché hanno usato la colla al posto della vasellina e un cinese che li porta in ospedale al reparto “inculabili”. Victor Cavallo è così irretito dalla Del Santo che le presenta un amico regista televisivo che le deve fare un provino, ma la foca combina un caos e lei se ne gira per gli studi nuda a caccia delle sue mutande. Un cameraman inquadra la Del Santo e manda in onda il suo culo che entra nelle case degli italiani. Il commento di Bombolo, che vede sparire la faccia del politico ma sente ancora le sue parole, è esilarante: “Questi politici hanno sempre la solita faccia…”. Una dietologa cicciona vede la Del Santo e pensa che sia la persona che possa mandare avanti la sua clinica per ricchi obesi. Si termina in piena bagarre, con tutti i malati che corrono dietro al sedere della Del Santo seminuda, ma nel gruppo ci sono pure Bombolo e il negro incazzatissimo che vuole fargli pagare lo scherzo della martellata sul pene. Il film finisce così, come ogni pochade che si rispetti, con un bell’inseguimento che strappa ancora una volta il sorriso. La pellicola è girata a Roma, per gli interni sono stati utilizzati gli Studi Elios: un lavoro in piena sintonia con tutta la produzione di Nando Cicero. La comicità è di grana grossa. Le gag sono spesso surreali e da cartone animato, ma le trovate originali conferiscono al film un posto particolare nel quadro delle commedie sexy. W la foca! giunge nelle sale proprio quando quel tipo di farsa è al tramonto e non riesce a rinverdirne i fasti soprattutto per le traversie giudiziarie che ne bloccano la distribuzione. Sergio Germani ha detto che “per W la foca! si può parlare di un A qualcuno piace caldo del cinema basso”. Il film è divertente, è un capolavoro trash che ha come punto di forza una rappresentazione volutamente scorretta della realtà. Cicero ci sguazza dentro a piene mani e ci mette dentro il negro, il frocio, le ninfomani, l’esibizionista, il marito cornuto, la fidanzata ingenua ma un po’ troia, il mendicante guardone, una vera foca che sconvolge una famiglia… Il film viene sequestrato soprattutto per il titolo ammiccante, ma il suo discorso comico è ancora oggi genuino e valido soprattutto per il doppio senso “fica – foca”. Nando Cicero, a suo tempo intervistato al giardino zoologico di Roma davanti alla vasca delle foche, disse: “Io c’ho fatto un film sulle foche e n’antro po’ andavo ar gabbio. La foca è il simbolo di qualcosa di proibito e in Italia al tempo magari si propagandavano i culi di tutti, ma non si poteva parlare di foca. I produttori e i distributori mi lasciarono solo e la censura vietò il film ai minori di diciotto anni e poi due pretori lo sequestrarono su tutto il territorio nazionale. Attentato al comune senso del pudore per aver detto: W la foca! Ma io almeno rientravo nella normalità. Pensate che uno dei giudici che mi condannò fu poi arrestato per aver violentato la moglie di un recluso. Invece il presidente della commissione censura lo vidi mentre ammazzava i gatti con il Mercedes. Io mi avvicinai, abbassai il finestrino e gli tirai uno scaracchio che non vi dico…”.

Nando Cicero comincia la sua attività cinematografica come attore, ma non è molto portato e non ha tanto tempo per lavorare perché pensa sempre alla… foca. Comincia a fare il regista e si dedica soprattutto alla commedia, non tanto alla commedia all’italiana classica quanto alla pochade e alla comicità surreale che è un suo tratto d’autore. W la foca! è il suo capolavoro e presenta una fisicità eccessiva dei corpi, che però non sconfina mai nel cattivo gusto ma contribuisce a realizzare proprio il tipo di storia surreale che si voleva fare. Moana Pozzi, Michela Miti, Lory Del Santo e Dagmar Lassander fanno vedere molto, soprattutto la Del Santo, ma siamo sempre nei limiti della commedia scollacciata e senza sconfinamenti nell’erotico puro. Riccardo Billi è al suo ultimo film, sta male ma cerca di non darlo a vedere ed è molto bravo, come pure è eccellente Bombolo, una vera forza della natura. In questo film ci sono diverse generazioni di attori che hanno fatto la commedia sexy e si può dire che W la foca! realizza una specie di summa generazionale di interpreti. La critica alta non ha mai accettato (e in parte non accetta) che le cose divertenti possano essere geniali. Niente di più falso, perché W la foca! è un film straordinario e bene ha fatto Marco Giusti a proporlo in retrospettiva a Venezia, provocando il voluto scandalo della critica benpensante. Lory Del Santo ama molto questo film che le ha dato la notorietà ed è consapevole che se ancora oggi si parla di lei è soprattutto per merito di W la foca!

“Me lo propose Galliano Juso, un piccolo produttore che faceva film geniali, fuori dai grandi giri ma che avevano una loro dignità. Juso mi ha sempre affascinato per la sua grassezza e morbidezza, il regista era un tipo molto simpatico e io il film lo feci volentieri. Mi dicevano sempre che dovevo ingrassare per essere un vero sex simbol. C’era una foca vera in casa e faceva un casino bestiale, era ammaestrata ma non bastava, mordeva ed era curioso lavorare con quell’animale sul set. W la foca! non resterà nel master dei film italiani da ricordare, ma è una pellicola comica che ha la sua dignità. Il titolo era forte ma all’epoca funzionavano questi titoli come Culo e camicia con Pozzetto e Montesano. Il film non era volgare e non aveva niente di particolarmente spinto. Non sono andata a Venezia perché quando me lo hanno detto ho pensato a una cosa tipo Scherzi a parte. Il mio rimpianto nel mondo del cinema è quello di non essere stata abbastanza utilizzata per ruoli comici dove potevo andare bene. C’erano già altre sex simbol molto abbondanti come la Fenech, però io potevo fare le parti di quella che non capiva e della ingenua che faceva scaturire situazioni comiche. Ma mi rifarò. C’è ancora tempo”.
la-gorilla-1982-vhs-video-ciak-1a-edLa gorilla di Romolo Guerrieri (1982) è un altro film che vede la Del santo protagonista assoluta, ma non si raggiungono gli stessi livelli di comicità che in W la foca!. Il film è scritto da Francesco Merli, che collabora con il regista, e Franco Mercuri anche per la sceneggiatura. Gli interpreti sono Lory Del Santo, nei panni della guardia del corpo Ruby, Tullio Solenghi, Giorgio Bracardi, Cristina Manusardi, Gianfranco D’Angelo, Ugo Fangareggi e altri caratteristi. La Del Santo mostra abbastanza, anche se non tanto come in W la foca!, è comunque lei il piatto forte di un film, che si salva anche per le trovate di Solenghi, D’Angelo e Bracardi sempre all’altezza della situazione.

L’agenzia Securitas, diretta da un tipo piuttosto strano che pare solo un ottimo venditore di fumo, procura ai potenti della finanza “donne – gorilla” come guardie del corpo. Ruby è la figlia del capo ed è una ragazza rude e muscolosa che fa la gorilla, ma alla fine si innamora di un disegnatore con l’hobby della fotografia erotica. Il lato dolce e romantico della bella gorilla emerge quando conosce l’amore. Secondo Morandini si tratta di “un insulso pasticcetto comico in salsa Del Santo”. Farinotti rincara: “Storie di ordinario cattivo gusto che ruotano attorno all’agenzia Securitas e alla gorilla Ruby…”. Tentori salva il film e dice che “Guerrieri lo dirige imprimendogli il ritmo e lo stile dei fumetti e così può funzionare almeno in parte”. Il film è scadente e rappresenta bene il periodo di decadenza del genere, soprattutto per la mancanza di idee e per la presenza di tristi personaggi come Mireno Scali (il sosia di Benigni). Lory Del Santo fa sfoggio del suo bel corpo e di una finta esperienza in arti marziali, diventa socia di Gianfranco D’Angelo e si innamora di Solenghi, ma la pellicola naufraga miseramente. La frase di lancio del film è terribilmente stupida e infatti la pellicola è tra le meno viste di questo periodo: “Come guardia del corpo… usate un bel corpo!!! Buona come battuta,… ma ancora più bona è lei, la Marylin fata in casa!”. Il lancio del film gioca tutte le sue possibilità sulle similitudini Del Santo – Monroe e sulla finta ingenuità costruita dell’attrice. Ormai il suo personaggio è quello e a Lory Del Santo non resta che sfruttarlo. Noi lo ricordiamo solo per gli eccessi di volgarità gratuita che non sono compensati dalla genialità presente in opere come W la foca!.

“F.F.S.S.” Cioè: “… che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene? di Renzo Arbore (1983) è un prodotto fallimentare della coppia Arbore – De Crescenzo che aveva firmato in precedenza il programma televisivo Tagli, ritagli e frattaglie. Arbore e De Crescenzo avevano lanciato Lory nel mondo dello spettacolo e sono sempre loro a volerla nel cast di quello che sarà l’ultimo film della bella attrice veneta. Il cast è chilometrico e noi citiamo solo Renzo Arbore nella parte di Gianni “Onliù” Caporetto, Pietra Montecorvino, Roberto Benigni che fa lo sceicco Beige, Luciano De Crescenzo, Mario Marenco, Pippo Baudo, Lory Del Santo, Gianni Minà, Andy Luotto, Claudio Villa e Massimo Troisi. Molti attori televisivi e cantanti interpretano loro stessi per un film che doveva bissare il successo del Pap’occhio (1980) e che invece fu un fiasco. Alla base di tutto c’è una feroce critica a Federico Fellini (Federico Fellini Sud Story), una sorta di parodia che non piace per niente al grande regista bolognese. Arbore e De Crescenzo recuperano un copione di Fellini caduto dalla sua finestra, lo firmano e realizzano il film che racconta la storia di una ragazza del sud che arriva a Milano per fare la cantante. La pellicola è stata stroncata da tutta la critica con espressioni pesanti come “Il film più brutto della stagione. Mi vergogno di essere italiano” (Gianluigi Rondi). Secondo noi F.F.S.S. non è tra i migliori lavori di Arbore, però ci sono alcune parti da salvare che meritano di essere riviste. Basti pensare alla interpretazione di Benigni che canta le esilaranti “Arabian sound” e “Il pillolo” vestito da sceicco arabo. Andy Luotto è notevole come Armand, che commenta in arabo il film, ma non sono da meno le apparizioni di Luigi Proietti, dei Fatebenefratelli e di Gianni Minà. Le caratterizzazioni dei luoghi comuni sono una delle cose migliori del film e allora vediamo una Napoli araba a suon di mandolini e una Milano nebbiosa con un personaggio surreale che taglia la nebbia con il coltello. La cena romana in trattoria con il bel mondo della televisione è un’altra cosa divertente e tratteggia la figura irriverente di Cloaca Massimo che mentre mangia fa cose irripetibili. Da citare anche le presenze di Guttuso (è un madonnaro) e di Severino Gazzelloni (mendicante che suona il flauto), che Arbore e Pietra Montecorvino incontrano nell’antisalone della Rai. La cantante finisce per fare la domestica in casa di Andreotti, assiste a riunioni dove tutto finisce a tarallucci e vino e i politici tengono le sedie ben incollate al sedere, poi ruba una mela e la mettono in galera. Un’altra parte da citare è quella di Isabella Biagini, che imita Sofia Loren e appare alla cantante come una visione celeste. La chance di cui favoleggia la Loren sarà quella di cantare a Sanremo sul palco dell’Ariston la bella canzone di Arbore e Mattone intitolata “Sud”. Il film termina con una nuova feroce critica a Fellini che manda il finale dalla finestra come se fosse un aeroplanino e dice: “Fate il solito girotondo”. Arbore, De Crescenzo e Pietra Montecorvino eseguono. La partecipazione della Del Santo è irrilevante nell’economia del film, visto che compare per due minuti scarsi nei panni di una soubrette televisiva supersexy. La Del Santo ripete il ruolo che Arbore e De Crescenzo le avevano affidato nella trasmissione Tagli, ritagli e frattaglie e irrompe in un sogno di Pietra Montecorvino che immagina i bagni pubblici, dove lavora, come canali televisivi. Rivedremo la Del Santo al cinema in Vita smeralda (2006) di Jerry Calà, un film vacanziero girato in Sardegna, dove la bella attrice è ormai così famosa da interpretare se stessa.

Lory Del Santo lavora in televisione, ma sono cose che c’interessano poco: Missione seduzione (2010) per Sky Lei, The Lady (una web serie trasmessa sul suo canale Youtube), partecipa a My Bodyguard su Agon Channel (2014) e al Grand Hotel Chiambretti (2015). Scrive persino una poesia su Silvio Berlusconi, che al confronto i film che ha interpretato sono capolavori di Bergman.

FILMOGRAFIA DI LORY DEL SANTO

Geppo il folle di Adriano Celentano (1978)

Dove vai in vacanza? (ep. Sarò tutta per te) di Mauro Bolognini (1978)

Gardenia – il giustiziere della mala di Domenico Paolella (1979)

Il fiume del grande caimano di Sergio Martino (1979)

Pensione amore servizio completo di Luigi Russo (1979)

Dove vai se il vizietto non ce l’hai di Marino Girolami (1979)

Agenzia Riccardo Finzi praticamente detective di Bruno Corbucci (1979)

Sabato, domenica e venerdì di Sergio Martino, Pasquale Festa Campanile e Castellano e Pipolo (1979)

Caro papà di Dino Risi (1979)

Desideria, la vita interiore di Gianni Barcelloni (1980)

I seduttori della domenica di Bryan Forbes, Edouard Molinaro, Gene Wilder e Dino Risi (1980) – ep. Roma di Dino Risi

Bollenti spiriti di Giorgio Capitani (1981)

L’onorevole con l’amante sotto il letto di Mariano Laurenti (1981)

La donna giusta di Paul Williams (1982)

W la foca! di Nando Cicero (1982)

La gorilla di Romolo Guerrieri (1982)

“F.F.S.S.” Cioè: “… che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene? di Renzo Arbore (1983)

Vita smeralda di Jerry Calà (2006)

4 commenti

  1. […] un film fondamentale della commedia sexy ed è un mito del trash, analizzato nell’articolo su Lory Del Santo. Rimando a quel testo per l’analisi completa della pellicola, qui mi limito a dire che si tratta […]

  2. […] come Carlos Cosmo. Tinì Cansino, credo, sia stata penalizzata rispetto ad altre attrici come Lory Del Santo e Carmen Russo, che non hanno mai fatto niente per aiutarla. Tinì non era ben vista da molte […]

  3. Ci sono un paio di imprecisioni almeno. Povegliano è in provincia di Verona, non di Treviso. Inoltre Lory Del Santo oggi ha 59 anni, non 40. Dato che è nata nel 1958 basta fare un po’ di conti.

  4. Ciao Carlo Alberto, grazie della correzione geografica. Quando ho scritto il pezzo, Lory aveva 40 anni, così come io ne avevo 41. Andava meglio a tutti e due… 🙂

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*