MARINO GIROLAMI, IL CREATORE DI PIERINO

MARINO GIROLAMI, IL CREATORE DI PIERINO

Nato a Roma nel 1914 e morto nel 1994, Marino Girolami imparò il mestiere da cineasti come Alessandro Blasetti e Mario Soldati ed esordì dietro la macchina da presa alla fine degli anni quaranta. Negli anni sessanta si specializzò nella regia di film comici e vacanzieri, spesso a episodi. Ma non disdegnò altri generi, come il peplum e il western, diventando uno dei più prolifici e sottovalutati artigiani del nostro cinema.
Nella sua lunga carriera, Girolami ha infatti diretto di tutto: dai comici con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (Due rrringos nel Texas, del 1967) ai polizieschi (Roma violenta, del 1975), dall’erotico (Sesso profondo, del 1979) all’horror splatter (Zombi holocaust, del 1980).
Tra gli pseudonimi che ha utilizzato: Franco Martinelli (usato molto spesso) e Frank Martin.

Marino Girolami (1914-1994)

Con le sue farse girate a ripetizione nella prima metà degli anni sessanta, spesso ambientate sulle spiagge e in località turistiche, tra equivoci, tradimenti, playboy e ragazze in costume da bagno, Girolami ha traghettato il cinema italiano verso lidi più disimpegnati e soprattutto più (candidamente) erotici. Sui titoli di testa di Veneri al sole (1965) c’è una parata di ragazze in costume da bagno inquadrate in maniera piuttosto audace, mentre in Queste pazze, pazze donne (1964) almeno un episodio è assolutamente da segnalare: Pochi ma buoni, in cui un onorevole moralista (Enrico Maria Salerno) in seguito a un incidente finisce in una casa abitata da una signora sola e dalle sue quattro figlie (tra le quali Orchidea De Santis). Siccome le ragazze sono state cresciute con una certa libertà, Girolami ci dà dentro con abiti succinti e situazioni piccanti. Tra i più riusciti di questo periodo va annoverato un altro film a episodi, Gli italiani e le donne, del 1962, sceneggiato da Steno. Nell’episodio L’abito non fa il monaco, Walter Chiari impersona con la consueta bravura un attore che cerca di approfittare del costume da sacerdote per sedurre una giovane donna. Altri interpreti sono Aldo Fabrizi, Moira Orfei, Gino Bramieri e Raimondo Vianello.

Nel 1964 Girolami gira Le tardone, diviso in cinque episodi. Il migliore si intitola L’armadio, nel quale il proprietario di un mobilificio (Luigi Pavese) costringe uno dei suoi dipendenti (Raimondo Vianello) a farsi passare per l’amante dell’insopportabile moglie (Lina Volonghi). Nutrito il cast degli altri episodi: si va da Franchi e Ingrassia a Gloria Paul, da Walter Chiari a Carlo Pisacane/Capannelle.

Sempre con la coppia Franchi e Ingrassia, Girolami realizza il piacevole Don Franco e Don Ciccio nell’anno della contestazione, che chiude il decennio. I due comici interpretano, come dice il titolo, due parroci dall’opposta mentalità. Moderno Don Franco, tradizionalista Don Ciccio. La contestazione a cui si fa riferimento è piuttosto all’acqua di rose. Il film è importante anche perché per la prima volta Girolami dirige Edwige Fenech e Lino Banfi.

Nel 1975 esce Grazie… nonna. La nonna del titolo è una giovane e conturbante venezuelana a cui presta il volto e il corpo Edwige Fenech. L’arrivo della bella Maria Juana, moglie venezuelana del nonno defunto, sconvolge l’esistenza della famiglia Persichetti. Il figlio Carletto inizialmente la nasconde al padre e al fratello, convinti che la nonna sia una vecchia signora, ma non può far nulla per impedire che i due, una volta conosciuta la ragazza, comincino a corteggiarla. Divorato dal desiderio e dalla gelosia, Carletto sarà comunque l’unico dei tre a ottenere l’amore di Maria Juana (da qui il “grazie nonna” del titolo). Soluzione non nuova, ma che nel film di Girolami assume una funzione conciliatrice abbastanza curiosa e poco convenzionale (Maria Juana, dopo averlo accontentato, spinge Carletto tra le braccia della ragazzina innamorata e riesce anche a far sì che il padre si accorga delle attenzioni della governante). Memorabile la colonna sonora composta da Enrico Simonetti (che interpreta il padre) e suonata, solo nelle basi, dai Goblin, con la chitarra tipicamente brasiliana di Irio De Paola. Il film è famoso anche perché Carletto è interpretato dal futuro terrorista nero Giusva (Valerio) Fioravanti. Divertente come sempre Gianfranco D’Angelo nel ruolo del frate perennemente affamato, attenta e particolarmente ispirata la regia di Girolami, che qui si firma Franco Martinelli. È vero che Grazie… nonna ha molti punti in comune con Malizia, ma è altrettanto vero che Girolami, caso mai, copia se stesso, poiché il film con la Fenech è praticamente il rifacimento (con poche variazioni) dell’episodio La vedova del nonno, inserito nel film Franco, Ciccio e le vedove allegre diretto da Girolami nel 1968, in cui Raimondo Vianello era il capo famiglia e Margaret Lee la giovane vedova. D’altra parte abbiamo già scritto che Girolami rappresenta in un certo senso il trait d’union tra la farsa degli anni sessanta e la commedia sexy, colui che più d’ogni altro ha gettato le basi per il comico scollacciato, e questi film dimostrano la sua competenza in materia.

La moglie vergine, prodotto sempre nel 1975 dal grande e mai abbastanza rimpianto Edmondo Amati, è un film molto ardito e di sicuro uno dei capolavori della commedia scollacciata. Valentina e Giovannino, freschi sposi, tornano a casa dopo il viaggio di nozze, accolti dalla madre di lei, Lucia, e dallo zio di lui, Federico. C’è un problema nel ménage della giovane coppia: il marito non riesce ad adempiere il suo dovere coniugale essendo praticamente impotente. La notizia si diffonde in paese, lo zio del ragazzo, gran donnaiolo, cerca in tutte le maniere di guarire il nipote. La madre pensa addirittura a una soluzione drastica: la separazione. Una sera, per cercare Valentina che è fuggita di casa piangendo, proprio la donna e il genero, sorpresi dal temporale, restano soli in un rifugio sul lago. Fanno l’amore, scoprendo che Giovannino è guarito. Ma anche Valentina, soccorsa da alcuni giovani nudisti, giace con un ragazzo francese. Così, quando i due sposini si riuniscono, lui scopre che la moglie non è più vergine. La vicenda (simile per certi versi a quella del film di Gianni Grimaldi La prima notte del dottor Danieli, industriale, col complesso del… giocattolo) è sviluppata in maniera davvero spiritosa e piccante. Girolami e lo sceneggiatore Carlo Veo concepiscono una commedia godibile, immorale e ambigua, tipica degli anni settanta, considerato anche che a curare il giovanotto ci riesce soltanto la suocera Carroll Baker. Le altre attrici estremamente disinibite del film sono Gabriella Giorgelli (ragazza del fienile in Quel gran pezzo della Ubalda) e soprattutto Florence Barnes, che quasi ruba la scena alla reginetta Edwige. Un momento particolarmente riuscito (uno dei migliori della commedia sexy in generale) è lo spogliarello in cui si esibisce la Fenech per eccitare il marito, tra l’altro su un tema musicale di Armando Trovajoli, ripetendo in un certo senso quello di Sophia Loren in Ieri, oggi e domani. Ma il film può contare anche su un Montagnani in gran forma, e sui dialoghi particolarmente inventivi e scurrili, i migliori in assoluto mai scritti per una commedia sexy, la cui versione milanesizzata è stata curata da Enzo Jannacci e dal compianto giornalista sportivo Beppe Viola. Frase da ricordare: «Chi mostra gode e chi guarda crepa», che riassume un po’ anche il senso di ciò che in quegli anni significava fare del cinema sexy ed essere dei voyeur. Ma ricordiamo anche il “grazie mamma” pronunciato da Ray Lovelock e gli accenni edipici contenuti nella vicenda del film, che sono alla base di molti altri titoli.

Sempre nel 1975, oltre ai due film con la Fenech, Girolami affronta per la prima volta uno dei generi italiani più praticati in quegli anni. E lo fa con un piglio notevole, tanto che Roma violenta può essere considerato tra le migliori pellicole del cosiddetto poliziottesco. È incentrato sulla figura del commissario Betti, un poliziotto dai metodi spicci interpretato da Maurizio Merli, affiancato da Richard Conte, Silvano Tranquilli e Daniela Giordano. Il personaggio tornerà in altri due film, entrambi del 1976: Napoli violenta, diretto da Umberto Lenzi, e Italia a mano armata, dello stesso Girolami.

Dove vai se il vizietto non ce l’hai?, nato sulla scia del successo del film francese Il vizietto (1978, regia di Eduard Molinaro, con Ugo Tognazzi e Michel Serrault), introduce un ingrediente relativamente nuovo nel comico/scollacciato. Marino Girolami e lo sceneggiatore Carlo Veo s’inventano la storia dell’investigatore Diogene Colombo (Renzo Montagnani), incaricato da una donna (Paola Senatore) di scoprire se il marito (Mario Carotenuto) ha un’amante. Per introdursi in casa dell’indagato senza destare sospetti, l’investigatore si fa passare per un maggiordomo gay e Alvaro Vitali, il suo assistente Sorcio, si traveste da cuoca. Doppi sensi e battute triviali si sprecano, e i momenti divertenti non mancano di sicuro. Ma anche sotto l’aspetto scollacciato il film non scherza, risultando anzi uno dei più audaci in assoluto. Di rilievo in particolare le scene in cui lo scatenato Montagnani massaggia il seno di Paola Senatore che prende il sole nuda ai bordi della piscina, o quella in cui va a letto con le due cameriere (una è Lory Del Santo), anche loro completamente nude. Nel ruolo del figlio di Montagnani troviamo Stefano Amato, lanciato da Salvatore Samperi, poi interprete ideale delle commedie sexy d’ambientazione scolastica. Corpulento, casinista, è una delle figure minori che hanno però caratterizzato la commedia scollacciata, qui in una delle sue ultime apparizioni.

Un’altra vera commedia scollacciata, e abbastanza riuscita, di sicuro tra le più divertenti e scatenate, è La liceale al mare con l’amica di papà (conosciuto anche con il titolo La liceale al mare con tutta la classe), ultimo apporto al genere di Marino Girolami prima della svolta (si fa per dire) pierinesca. Renzo Montagnani è sposato con Marisa Mell, e oltre ad una splendida figlia (Sabrina Siani) ha anche una giovane amante (Cinzia De Ponti). Per restare insieme all’amante anche durante le vacanze al mare senza insospettire la moglie, la fa passare per una suora incaricata di dare ripetizioni alla figlia. Figlia che nel frattempo viene rapita da due lestofanti alquanto maldestri (Alvaro Vitali e Gianni Ciardo). Montagnani e Vitali sono scatenati, Ciardo si conferma un’ottima spalla, mentre i momenti sexy e le nudità femminili, come sempre in Girolami, abbondano.

L’unico horror diretto dal regista, Zombi Holocaust (1980), è anche uno dei più sanguinosi del cinema dell’orrore nostrano. Lo produsse Fabrizio De Angelis, reduce dal successo altrettanto gore di Zombi 2, realizzato nel 1979 da Lucio Fulci. Ambientato in un’isola delle Molucche, Zombi Holocaust mescola elementi cannibalici e una vicenda di scienziati pazzi e morti viventi (con qualche spogliarello annesso). Grazie anche a degli effetti speciali e di trucco non proprio raffinati, raggiunge in certi momenti vertici di truculenza ancora oggi ineguagliati. Gli attori principali, Ian McCulloch, Alexandra Delli Colli (il primo già sul set di Zombi 2, la seconda con Fulci farà poi Lo squartatore di New York) e Sherry Buchanan, sono adeguati al tono allucinato del film.

Il 1981 è l’anno di Pierino contro tutti, che appartiene al sottogenere dei cosiddetti film-barzelletta, tentativo di lanciare Alvaro Vitali come comico protagonista e solista. Il risultato è piuttosto buono, grazie all’accorta regia, e il successo sorprendente e notevole. Sintomatico, rispetto ai canoni della commedia scollacciata, il fatto che la supplente “bona” (interpretata dalla conturbante Michela Miti) sia di contorno alle gesta e agli scherzi di Pierino/Vitali, non più protagonista assoluta anche se, proprio come se si trattasse di una soubrette, ogni sua entrata in scena è accompagnata dall’indimenticabile tema musicale di Berto Pisano. Se è vero che la pura commedia scollacciata è quella in cui l’attrice è sdraiata sul titolo, Pierino contro tutti, pur mantenendone alcune caratteristiche, rappresenta in maniera evidente un’involuzione del genere. Di rilievo comunque le partecipazioni di alcuni caratteristi come Enzo Liberti (il padre) e Riccardo Billi (il nonno).

L’anno seguente, Girolami dirige nuovamente Alvaro Vitali in due film: Giggi il bullo e Pierino colpisce ancora, nel quale il pestifero protagonista, bocciato ancora una volta all’esame, viene mandato in un collegio, ma anche qui ne combina di tutti i colori. Tornato a casa, il padre lo mette a lavorare nel suo ristorante. Girolami ripete molte trovate del primo film, accentuando però le gag pecoreccio/scatologiche. Accanto a Vitali ritroviamo Riccardo Billi, Enzo Liberti, Sofia Lombardo e Michela Miti, a cui ovviamente sono riservate le parti scollacciate (Pierino la spia attraverso il buco della serratura mentre si spoglia), ma anche Gianfranco Barra, Enzo Robutti e Toni Ucci.

Filmografia completa di Marino Girolami

La strada buia (1950)
Il mago per forza (1951, co-regia: M. Marchesi, V. Metz)
Milano miliardaria (co-regia: Marcello Marchesi, Vittorio Metz)
Amore e sangue (1951)
Era lui sì, sì (1951, co-regia: M. Marchesi, V. Metz)
Noi due soli (1952, co-regia: M. Marchesi, V. Metz)
Era lei che lo voleva! (1952)
Canto per te (1953)
Lasciateci in pace (1953)
Riscatto (1953)
Il cantante misterioso (1954)
Ore 10: lezione di canto (1955)
La ragazza di Via Veneto (1955)
Cantando sotto le stelle (1956)
Sette canzoni per sette sorelle (1956)
Serenate per 16 bionde (1957)
Vivendo cantando … che male ti fò? (1957)
Buongiorno primo amore! (1957)
C’è un sentiero nel cielo (1957)
La canzone del destino (1957)
Quando gli angeli piangono (1958)
Il romanzo di un giovane povero (1958)
Quanto sei bella Roma (1959)
Quel tesoro di papà (1959)
Un canto nel deserto (1959)
Caccia al marito (1960)
Ferragosto in bikini (1960)
Il mio amico Jekyll (1960)
Le magnifiche 7 (1961)
Scandali al mare (1961)
Un figlio d’oggi (1961)
La ragazza sotto il lenzuolo (1961)
Walter e i suoi cugini (1961)
Twist, lolite e vitelloni (1962)
L’assassino si chiama Pompeo (1962)
L’ira di Achille (1962)
Gli italiani e le donne (1962)
Il medico delle donne (1962)
La donna degli altri è sempre più bella (1963)
Le motorizzate (1963)
Siamo tutti pomicioni (1963)
Le tardone (1964)
Queste pazze, pazze donne (1964)
I magnifici Brutos del West (1964)
Il piombo e la carne (1964)
Veneri al sole (1965)
Veneri in collegio (1965)
Spiaggia libera (1966)
7 monaci d’oro (1966)
Granada, addio! (1967)
Due rrringos nel Texas (1967)
Franco, Ciccio e le vedove allegre (1968)
Anche nel West c’era una volta Dio (1968)
I 2 magnifici fresconi (1968)
Don Franco e don Ciccio nell’anno della contestazione (1969)
Eros e Thanatos (1969)
African Story (1971)
Decameron proibitissimo (Boccaccio mio statte zitto) (1972)
Maria Rosa la guardona (1973)
4 marmittoni alle grandi manovre (1974)
Grazie … nonna (1975)
Lo sgarbo (1975)
Roma violenta (1975)
La moglie vergine (1975)
Roma, l’altra faccia della violenza (1976)
Italia a mano armata (1976)
Kakkientruppen (1977)
Nude Odeon (1978)
Dove vai se il vizietto non ce l’hai? (1979)
La liceale al mare con l’amica di papà (1980)
Sesso profondo (1980)
Zombi Holocaust (1980)
L’esercito più pazzo del mondo (1981)
Pierino contro tutti (1981)
Pierino colpisce ancora (1982)
Giggi il bullo (1982)

 

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*