L’ANTICONFORMISMO DEI CARTONI BIDIMENSIONALI

L’ANTICONFORMISMO DEI CARTONI  BIDIMENSIONALI

Oggi nell’animazione occidentale impazza il 3D, ma i cartoni animati non sono sempre stati così.

Se i produttori nordamericani ed europei hanno abbandonato quasi del tutto l’animazione tradizionale, è forse anche per l’impietoso confronto con la produzione nipponica dagli standard ormai inarrivabili per quantità e qualità (con qualche caduta fisiologica). Negli anni sessanta la produzione dei cartoni animati era copiosa e varia, con perle di comicità e a tratti di nonsense forse ancora oggi ineguagliate.

Molti di questi cartoni venivano sviluppati nella forma che definisco “bidimensionale” per semplificare la descrizione di uno stile scarno, piatto e (solo apparentemente) più approssimativo degli altri cartoni animati del tempo, che puntava per lo più su la verve comica e la stravaganza.

Solo all’occhio distratto questi cartoni risultavano leggere storielle strampalate, a saperli cogliere non mancavano riferimenti parodistici a costumi, cultura imperante, conformismo, mode e, a volte, strizzate d’occhio ad avvenimenti e cronaca.

Non erano certamente impegnati, erano divertenti e sbarazzini. I vari riferimenti erano in maggior parte trattati con divertimento e per divertire.

 

Rocky & Bullwinkle

Cominciamo dall’esempio forse più noto, anche perché ne è stato tratto un remake cinematografico in 3D (ironia del destino) in tempi recenti: The Rocky Show, in seguito diventato The Bullwinkle Show, noto anche come The Rocky and Bullwinkle Show.

Una caratteristica comune a molti di questi cartoni animati era che si configuravano per lo più come “contenitori” di episodi che vedevano in azione protagonisti diversi.

 

Sigla originale di Rocky and Bullwinkle Show

The Bullwinkle Show era un contenitore di questo tipo. Oltre ad aver introdotto ben due serie da cui sono stati recentemente tratti 3D movies (Mr Peobody and Sherman e Rocky e Bullwinkle) di successo al cinema, ha avuto la considerevole durata di 163 episodi (192 per alcune fonti), a loro volta suddivisi in 326 segmenti (se consideriamo tutte le sottoserie) nell’arco di 5 stagioni in Usa, dal 1959 fino al 1964. In Italia sono stati proposti negli anni ottanta.

Una parte del programma era costituita da due cortometraggi di Rocky e Bullwinkle suddivisi con l’espediente tecnico del cliffhanger in voga nelle serie tv dell’epoca, che consiste nel concludere i cortometraggi con un momento topico in cui il protagonista si trova a destreggiarsi in una situazione pericolosa.

L’insieme di questi cortometraggi andavano a comporre diversi archi narrativi che potevano durare un certo numero di episodi. Il primo arco narrativo, per esempio, fu il più lungo e durò 40 cortometraggi, sviluppandosi quindi in 20 episodi della serie.

La programmazione italiana di questa serie fu trasmessa dalla Rai negli anni settanta e riproposta a partire dall’ottobre del 1985 da reti locali come Telepiemonte.

Un particolare divertente era l’annuncio alla fine di ciascun cortometraggio da parte del narratore (in lingua originale William Conrad, nella versione italiana Franco Latini) nella formula “Titolo esteso” ovvero “Titolo alternativo”. Per esempio, in lingua originale “Be with us next time for ‘Avalanche Is Better Than None,’ or ‘Snow’s Your Old Man'”, poteva diventare nella versione Italiana “Non perdete il prossimo episodio dal titolo ‘Una valanga è meglio di niente’ ovvero ‘Caro vecchio Uomo delle Nevi’”.

Questi cortometraggi erano una sorta di “segnalibri” divisi da cortometraggi di altri personaggi di altrettante “sottoserie”, alcune delle quali sono in seguito diventate celebri quanto quella madre.

Le sottoserie

Dudley Do-Right of the Mounties (La giubba rossa Dudley Do-Right). Dudley Do-Right è una “giubba rossa” canadese costantemente alla ricerca della sua nemesi, Snidely Whiplash, un sinistro “villain” in nero con cilindro, baffetti e cappa.

Peabody’s Improbable History (noto in Italia col nome di Peabody & Sherman), il cui protagonista è un cane straordinariamente intelligente (Mr Peabody) con il suo assistente bambino Sherman (definito “pet boy” in originale, gioco di parole intraducibile letteralmente, lo si potrebbe chiamare “Ragazzo di compagnia” per rendere l’idea della corrispondenza con l’animale domestico). Con la loro macchina “WABAC” (che in inglese suona come “way-back”, cioè “ritorno”) i due protagonisti possono andare indietro nel tempo e scoprire come sono andate veramente le cose negli eventi storici celebri.

Fractured Fairy Tales rappresenta invece in modo parodistico le più famose favole per bambini.

Aesop & Son è simile a “Fractured Fairy Tales”, ma stavolta la parodia si rivolge alle favole di Esopo, raccontate al figlio per insegnargli qualcosa. Alla fine di ogni episodio il figlio di Esopo fraintende il significato delle favole imparando tutt’altra lezione rispetto a quella che il padre voleva trasmettere.

Bullwinkle’s Corner, l’angolo della cultura in cui Bullwinkle recita poemi e racconti, da Wordworth a Stevenson, con effetti comici.

Mr. Know-It-All, in cui sempre Bullwinkle veste i panni del tuttologo.

The Bullwinkle and Rocky Fan Club, una serie di infruttuosi tentativi di creare un fan club dello show con risvolti comici di ogni genere.

Sigla iniziale, un episodio di “Bullwinkle Corner” e sigla di chiusura, nella versione Italiana

Originariamente il “protagonista” era lo scoiattolo volante Rocky, ma presto il gradimento del pubblico si spostò inesorabilmente verso il simpatico e sconclusionato Bullwinkle, l’alce.

Al suo esordio, nel 1959, lo show negli Stati Uniti ebbe da subito un successo strepitoso, diventando il più seguito della fascia pomeridiana per bambini (come era classificato in Usa il segmento pomeridiano dopo le 17:30).

Per meglio rendere l’idea della popolarità che questo contenitore raggiunse tra il pubblico infantile, è significativo questo aneddoto: quando nel 1961 la serie passò dal canale Abc alla Nbc, a corredo dello show fu introdotto un pupazzo che impersonificava Bullwinkle. Ebbene, durante una delle sue esibizioni il pupazzo chiuse l’intervento invitando i bambini a staccare le manopole del televisore in modo che i genitori non avrebbero potuto cambiare canale e loro non si sarebbero persi l’episodio successivo. Fu così che circa 20mila televisori furono privati delle manopole da altrettanti bambini, provocando fiumi di lettere di protesta da parte dei genitori alla Nbc, che fu costretta a congedare il pupazzo prima del tempo.

 

Artù e i Cavalieri della tavola “quadrata”

Un’altra serie di cartoni animati “bidimensionali” alla quale sono personalmente piuttosto affezionato è quella trasmessa in Italia con il titolo Re Artù e i cavalieri della tavola quadrata, ma il cui titolo originale era in realtà più significativo: King Arthur and the Square Knights of the Round Table (Re Artù e i cavalieri quadrati della tavola rotonda, alludendo alla forma quadrata del corpetto delle armature disegnate nel cartoon).

Si tratta di una serie australiana ideata e scritta da Alexander Buzo e Rod Hall durata tre stagioni da 12 episodi di 24 minuti ciascuna, trasmessi tra il 1966 e il 1968.
Qualcuno ha ipotizzato che la serie fosse ispirata alle strisce del Mago Wiz scritta da Johnny Hart e disegnata da Brant Parker dal 1964, ma a parte la somiglianza di alcuni personaggi non ci sono certezze di una copiatura, che in quanto tale sarebbe comunque dissimulata.

In Italia, questa serie venne trasmessa in bianco e nero dalla Rai negli anni settanta e mi conquistò per la sua straordinaria comicità.

La parodia del celebre Artù e dei suoi Cavalieri della Tavola Rotonda è irresistibile. Il Re è un indolente sempre soggiogato dai capricci della viziata e leggerina consorte Ginevra, il giullare è il tuttofare a cui il Re si affida per ogni problema, mentre per i guai seri c’è ovviamente il mago Merlino che, però, a parte il suo talento innato per le invenzioni di utilità quotidiana (marchingegni per preparare il tè, friggere le uova o amenità simili), non è poi così risolutivo.

Poi c’è il fido Lancillotto, vanesio ragazzotto che non brilla d’intelletto, anche un po’ vigliacco e dedito a futili passatempi. Immancabili, la strega Morgana, crudele e astuta che si serve del figlio per porre in atto i suoi diabolici piani di conquista, il Cavaliere Nero (alter ego di Mordred), forse anche più stupido di Lancillotto.

 

Sigla iniziale di King Arthur and the Square Knights of the Round Table

 

Roger Ramjet

Un’altra serie di cartoni che ebbe straordinario successo negli Stati Uniti, trasmessa in Italia a partire dai primi anni ottanta, fu Roger Ramjet di Gene Moss e Jim Thurman, sviluppata in cinque stagioni dal 1965 al 1970.

Roger Ramjet è un non proprio brillante, ma estremamente patriottico, eroe americano che, all’occorrenza, accorre a salvare il destino del mondo grazie all’aiuto delle sue Pillole ad Energia Protonica (dette Pep, che gli forniscono la forza di 20 bombe atomiche per 20 secondi) e alla sua valorosa squadra, le Aquile Americane (American Eagles). La carica ironica del cartoon è abbastanza evidente, ma la serie è anche piena di riferimenti tra le righe a personaggi ed episodi della storia americana (non tutti facili da trasporre nella versione tradotta in italiano).

 

Sigla originale di Roger Ramjet

La prima boutade si nasconde dietro al nome della squadra dei ragazzi che compongono le American Eagles: Yank, Doodle, Dan e Dee che, pronunciati in sequenza, suonano come Yankee Doodle Dandy, titolo di un famoso Musical americano del 1942 che racconta la biografia di George Michael Cohan, artista e produttore di Broadway.

Anche il principale “committente” di Roger Ramjet, il Generale Brassbottom (che potrebbe essere tradotto in “fondoschiena d’ottone”) ha un nome che si presta a subdole interpretazioni.

I nemici di Roger

I Robot Solenoidi, curiosi automi provenienti dallo spazio che parlano con voci elettroniche quasi incomprensibili.

Il gangster Noodles Romanoff e la sua organizzazione criminale N.A.S.T.Y., acronimo per National Association of Spies, Traitors and Yahoos (la traduzione è divertente: la parola “nasty” inglese significa “cattivo”, sciogliendo l’acronimo si ottiene invece “Associazione Nazionale di Spie, Traditori e Zotici”). Noodles indossa ovviamente occhiali scuri, cappello e impermeabile, ha perennemente le mani in tasca e comanda un gruppetto di scagnozzi indistinguibili nell’aspetto e nell’abbigliamento che borbottano frasi senza senso (mi ricordano vagamente Borbotto, uno degli antagonisti di Dick Tracy).

Red Dog il pirata, classico lupo di mare bassetto con pappagallo d’ordinanza sulla spalla.

La femme fatale, spia straniera, Jacqueline Hyde.

Tequila Mockinbird e il suo ragazzo Beef Enchilada,con il fratello Chicken (Pollo), dal sapore vagamente Tex Mex.

Prima puntata Originale: Il Dr Evilkisser

I comprimari

Lotta Love (in inglese, forma contratta per Lot of Love = un sacco d’amore), la volubile fidanzata di Roger Ramjet sempre pronta a farlo ingelosire con il suo rivale in amore…

Lance Croosfire, parodia di Burt Lancaster, affascinante e vanaglorioso omaccione. Come in tutte le dispute sentimentali che si rispettino nella narrativa popolare, quando i due rivali (Roger e Lance) si incrociano e, inevitabilmente, si sfidano, nessuno dei due ne esce mai vincitore. Addirittura in un memorabile episodio tra i due contendenti un terzo ha avuto la meglio, ovvero il generale Brassbottom, che rassicurerà i due giovanotti promettendo che si prenderà cura lui della bella Lotta

Ma Ramjet, la mamma di Roger, con la sua versione personalizzata di Pillole Protoniche: le “Ma Ramjet’s Atomic Vitamins, for Old People Whose Get-Up-and-Go Got Up and Left”.

Una puntata completa in versione italiana

 

George della Giungla

Nel 1967 nasce un personaggio dei cartoni che, più di altri, è restato famoso anche negli anni a seguire, tanto da ritrovarsi protagonista di un remake cinematografico nel 2004 e di un reboot televisivo nel 2007: George of the Jungle, ovvero George della Giungla.

La serie, ideata da Jay Ward e Bill Scott, si sviluppò in soli 17 episodi da 24 minuti l’uno nel 1967.

Il protagonista è una scanzonata parodia di Tarzan di Edgar Rice Burroughs. Se nei film il fido comprimario di Tarzan era lo scimpanzé Cita, George si accompagna nelle sue imprese allo scimmione Ape. “Ape” in inglese significa “scimmia”, ma nella versione italiana i doppiatori la pronunciavano come è scritta (Ape, come l’insetto) generando una gag demenziale.

 

Sigla originale di George della Giungla

 

Questa serie fu trasmessa in Italia con una sigla particolarmente spassosa:

 

Sigla italiana di George della Giungla

 

Anche questa serie è un mini-contenitore. Ogni puntata è composta da un episodio di George della Giungla seguito da uno di Super Chicken (Superpollo), un pollo nei panni di un giustiziere mascherato che scorrazza con il suo uovo volante insieme all’assistente Fred, un leone.

 

Sigla originale di Super Chicken

 

In questo caso le trame deviano decisamente verso il nonsense: la stupidità del protagonista è irresistibilmente imbarazzante. Ogni tanto il leone Fred tenta timidamente di spiegare le situazioni al suo pennuto capo, ma resta puntualmente inascoltato fino al verificarsi dell’inevitabile incidente. Di seguito possiamo vedere un episodio completo di George della Giungla (con Superpollo all’interno).

 

Puntata italiano con George della Giungla e SuperPollo

 

Bullwinkle al Columbus Day di New York

2 commenti

  1. Adoro la animazione bi-dimensionale resa popolare negli States e da noi dalla macchina produttiva di Hanna & Barbera al punto che ho apprezzato in Hotel Transilvania 3 la sigla finale con lo stile che Genndy Tartakovsky usava per Samurai Jack o per la recente miniserie di Cage per la Marvel più di tutto il film realizzato con animazione 3D. Ho visto anche Teen Titans Go Il Film che sta incassando bene in patria sebbene sia realizzato con lo stesso segno dei cartoni per la tv ( character design di Dan Hipp ) e sia nelle sale nello stesso momento di Mission Impossible. Spero davvero che i cartoni animati con segno ed animazione diciamo di sintesi non siano definitivamente soppiantati da altro, perché credo che educhino l’occhio e la zucca ad andare diritto al nocciolo delle cose.

  2. Le serie di Jay Ward erano forse un pò demenziali, ma molto signorili rispetto alla demenzialità sguaiata dei cartoni animati odierni. Si, la sigla di George della giungla era molto spassosa, ma la serie che ricordo maggiormente è il surreale “Superpollo”, con lo stato di Rhode Island nascosto sopra una nuvola, una parrucca gigante vivente, il protagonista che sbagliava dose di supersalsa trasformandosi in … un letto di ospedale. Roger Ramjet non mi ricordo di averlo mai visto; in compenso va citata un’altra simpatica serie, “Tom Slick”, dedicata all’automobilismo. Bullwinkle invece me lo ricordo più che altro come personaggio regolarmente angariato.
    In quanto alla serie australiana “King Arthur and the square khnights of the round table”, era un capolavoro, una successione continua di trovate con un certo ritmo. Il tutto, a fine puntata, veniva presentato come un teatrino (quale effettivamente era), con ringraziamenti al pubblico da parte di Re Artù (e sigla finale scatenata).

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