MI CENSURARONO UN NERO – LA POSTA

MI CENSURARONO UN NERO – LA POSTA

Il nero dei fotoromanzi

Caro Direttore,
perché non ci sono eroi dalla pelle nera nei fumetti italiani?
Flavia

MI CENSURARONO UN NERO

Gentile Flavia,
anni fa mi chiesero di scrivere un fotoromanzo per Nous Deux, un settimanale francese ancora oggi molto diffuso. I personaggi che creai per quell’episodio, una giornalista e il suo fotografo, piacquero alle due editrici che commissionarono una serie su di loro. Quando in una di queste storie inserii la vicenda sentimentale di una parigina con un africano mi venne detto che al posto del nero avrebbero messo un “euroasiatico”, per non spaventare qualche lettrice. Chiesi cosa intendessero per euroasiatico e mi risposero: “Un russo”.
In genere un autore vive in un mondo letterario, dove vige la giustizia nella forma più pura, mentre l’editore calpesta il fango della realtà: sa cosa gli fa guadagnare e cosa no. O meglio, lo sapeva a quei tempi.
Quindi non mi scandalizzai più di tanto, pensai che prima o poi una storia sentimentale bicolore l’avrebbero pubblicata comunque, così come Playboy prima o poi avrebbe spogliato una modella nera.
Forse il primo eroe dei fumetti dalla pelle nera pubblicato in Italia è stato Cliff, anche se per la verità era un bianco con il superpotere di trasformarsi in un forzuto afroamericano (!). Scritto tra il 1979 e il 1980 da Max Bunker (Luciano Secchi), era disegnato da Vasquez De La Vega, pseudonimo dietro il quale si nascondeva la persona che abbiamo rivelato qui.
Non ricordo altri neri perché, probabilmente, fino a pochi anni fa non ce n’erano molti nel nostro paese e si pensava che i lettori bianchi non vi si sarebbero identificati.

 

La riscossa degli antologici

Egregio direttore,
Da poco più di un anno seguo i due settimanali Aurea: Lanciostory e Skorpio. Ci sono arrivato tardi (a 50 anni suonati) e più per disperazione che per vera curiosità (i fumetti Marvel che mi hanno accompagnato per tanti anni mi sono diventati indigesti), ma alla fine ci sono arrivato. Ho scoperto un tipo di pubblicazione caotica, ma anche piacevolmente intrigante, con fumetto francese mischiato a fumetto argentino e italiano (e con qualche non trascurabile concessione a quello americano). Insomma ho trovato due riviste interessanti, che offrono una visione grandangolare sul fumetto.
Vedo che in tutte le edicole arrivano diverse copie di Lanciostory e di Skorpio, e un po’ mi stupisco che la formula della rivista contenitore funzioni ancora, quando sono le pubblicazioni monografiche a dominare edicole e librerie. Cosa ne pensa, direttore?
Fabio S.

MI CENSURARONO UN PERSONAGGIO NERO - LA POSTAMI CENSURARONO UN NERO

Gentile Fabio,
Lanciostory e Skorpio hanno avuto il merito di far conoscere in Italia l’interessante fumetto argentino. E anche il demerito di aver “attaccato” lo stile lagnoso sudamericano agli autori italiani. Oggi i fumetti dei due settimanali sono più vari e questo è senz’altro positivo.
Riguardo al formato antologico ritengo non solo che sia sempre attuale, ma che sia anche auspicabile: è quello del Giappone, quindi di più della metà dei fumetti pubblicati nel mondo (anche se noi importiamo i manga nella versione delle ristampe in formato volumetto).
Ho già detto che secondo me il formato ideale per i fumetti Marvel sarebbe quello di 112 pagine (cinque episodi) analogo ai ricchi ed economici settimanali Eura, anche se ormai è troppo tardi per adottarlo.
Purtroppo i settimanali leader del settore, Intrepido (600mila copie) e Il Monello (500mila copie), si sono suicidati negli anni ottanta diventando testate per lo più giornalistiche per ottenere la carta gratis attraverso la legge Spadolini.
Mentre gli antologici “di prestigio”, tipo Orient Express, hanno chiuso perché non è possibile seguire una storia in brevi puntate mensili.
Quanto ai fumetti americani, in passato sono stati presentati nel nostro paese in formati antologici costosi con materiali rivolti al pubblico ristretto dei fumettofili. E un pubblico ristretto trovarono.

 

Joe Sacco tra demagogia e verità

Caro Direttore,
ha letto “Tributo alla terra” di Joe Sacco? A me è sembrato interessante, anche se un po’ prolisso. In generale, cosa ne pensa del graphic journalism?
Vanessa


Gentile Vanessa,
più che “giornalismo a fumetti” definirei questo genere “politica a fumetti”.
Joe Sacco racconta lo sfruttamento minerario di una regione del Canada grande come alcune nazioni europee, ma abitata da poche migliaia di nativi. Lo spazio preso dai pozzi e dalle tubature è infinitesimale, quindi questo gran scandalo sbandierato da “Tributo alla terra” mi pare solo una minchiata New Age.
Il tema del libro di Sacco, in realtà, non c’entra con le tubature del gas, ma riguarda il trasferimento dei nativi dalla prestoria alla società contemporanea, che sarebbe avvenuto comunque. È quello che hanno fatto i sovietici con i popoli siberiani e gli antichi romani con i britanni, avi dei canadesi.
Io vedo due possibilità nette: lasciare queste popolazioni nel loro livello primitivo oppure integrarle completamente, una via di mezzo le renderebbe senza arte né parte.
In ogni caso la comunità internazionale dovrebbe impedire la distruzione degli ambienti naturali, con dure sanzioni economiche per i paesi tragressori. Il vero problema oggi è la distruzione dell’ambiente nei sovrappopolati Brasile e Africa, non nel civile e sottopopolato Canada.

Joe Sacco è comunque un grande fumettista, uno che realizza ancora cose leggibili mentre il mondo editoriale americano sprofonda nella poltiglia supereroica fine a se stessa. Un tempo apprezzavo le storie dell’Uomo Ragno perché c’era zia May e tanti altri personaggi normali, invece oggi ci sono solo superesseri con doppioni provenienti da infinite “dimensioni”. L’antiestetica promossa a sistema narrativo.
Un’ultima cosa, credo che una rivista come Linus avrebbe più senso se pubblicasse a puntate graphic novel come quelle di Joe Sacco, invece di rimanere legata a un format ormai tramontato.

 

La sessualità degli eroi

Egregio direttore,
vorrei un suo parere sulle scelte autolesionistiche degli editori di fumetto attuali. Le tematiche LGBTQI non attirano, anzi respingono i lettori, eppure i fumetti se ne stanno riempiendo.
La gente ha bisogno di leggerezza ed evasione, eppure i fumetti diventano sempre più cupi e angosciosi, vedi Dylan Dog e Samuel Stern.
Grazie dell’attenzione.
Luigi
Gentile Luigi,
era già accaduto alla Marvel degli anni settanta, quando, sulla scia della Contestazione dei sessanta, si riempì di personaggi insulsi dalla pelle nera e di sesso femminile. Insulsi non perché neri e donne, ma perché imposti dalla moda del momento. Moda peraltro solo degli intellettuali, perché i lettori non ne erano interessati e infatti non li lessero.
Il punto più basso è stato toccato quando gli autori avevano fatto sceneggiare i personaggi femminili alle loro fidanzatine. Come se le storie si scrivessero con i genitali e non perché si sia dotati di talento.
Rispetto agli anni settanta oggi abbiamo pure personaggi omosessuali o simili, anche se rappresentazioni stereotipate come quella di un nuovo Capitan America gay fanno un po’ sorridere.
I terribili anni settanta finirono con l’arrivo di Jim Shooter a capo della Marvel, che, tra lo scandalo generale, simbolicamente scrisse una storia di Hulk con personaggi gay negativi. Per dire che i gay, i neri e le donne sono esattamente come gli altri.
Aspettiamo con ansia un altro Shooter che ci proponga delle storie semplicemente ben costruite, non importa se con eroi bianchi o neri, maschi o femmine, etero o gay. Se non arriva in tempo, il mercato del fumetto finirà per crollare sotto il peso della propria demagogia (e delle storie angosciose, come giustamente osserva lei).

 

Sauro Pennacchioli

 

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6 commenti

  1. Gentile direttore, quattro anni prima di Cliff sul Corriere dei Ragazzi (n. 25 del 1975) debuttò “Tom Boy” di Silverio Pisu (testi) e Nadir Quinto (disegni), un eroe mascherato nero che agisce nel Far West. Può spettare a lui la palma del primo protagonista nero del fumetto italiano?

  2. Per quanto riguarda “eroi” o più in generale “protagonisti” neri in fumetti italiani uno dei primissimi fumetti italiani (o meglio “protofumetti”, dato che al posto delle nuvolette c’erano le didascalie in rima) è Bilbolbul, il bambino nero creato da Attilio Mussino nel Corriere dei piccoli nel 1908: https://www.iltascabile.com/…/bilbolbul-corriere-piccoli/

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