MARGUERITE ALIBERT, MOGLIE-SCHIAVA IN EGITTO

MARGUERITE ALIBERT, MOGLIE-SCHIAVA IN EGITTO

È l’una e mezza di notte dell’11 luglio 1923, una coppia rientra nel lussuoso hotel Savoy di Londra. Sono la francese Marguerite Alibert e suo marito, il principe egiziano Alì Kemal Fahmy Bey.
Poco dopo, un facchino che passa nel corridoio fuori dalla loro camera sente dei forti rumori. Dalla porta spunta il principe gridando: «Guardi cosa ha fatto alla mia faccia!». L’inserviente nota soltanto un arrossamento, come l’impronta di uno schiaffo. Poi dalla camera fa capolino la moglie Marguerite. Scuotendo la testa, il facchino tira avanti.
Subito dopo, dalla stanza si odono tre colpi di pistola. L’inserviente si precipita nella camera e vede la donna in lacrime: «Cosa ho fatto?». Davanti a lei, giace il corpo insanguinato del principe.

MARGUERITE ALIBERT, MOGLIE-SCHIAVA IN EGITTO

Marguerite Alibert

 

Marguerite Alibert nasce a Bordeaux nel 1890, da padre cocchiere e madre lavandaia. Sfrutta sin da piccola la propria avvenenza e, dopo aver iniziato a prostituirsi a 15 anni, a 16 viene scelta come amante dal proprietario di un grande magazzino. Sarà il primo di una lunga serie.

In cerca di nuove occasioni, la ragazza si trasferisce a Parigi dove, spacciandosi per una gran signora, riesce a sposare un uomo d’affari tedesco, Frederick Muller. Dal quale divorzia rapidamente, dopo aver concordato una grossa cifra per gli alimenti.

Poi è il turno di un ricco commerciante parigino, Gerard Laurent, dal quale ha una figlia che abbandona in collegio dopo aver lasciato anche il secondo marito, per tornare al mestiere di mantenuta e accalappiare l’ambasciatore turco in Egitto.
Sennonché dopo qualche mese, al Cairo, anche il diplomatico riceve il benservito, e la bella Marguerite si lega a un generale egiziano.

Siamo nel 1922. A una festa, la donna conosce il principe Alì Kemal Fahmy Bey. Lui è un bell’uomo più giovane di lei di dieci anni, ricchissimo grazie ai campi di cotone lasciatigli in eredità dal padre.
Il principe prende una sbandata per Marguerite Alibert e la vuole portare all’altare. Lei, invece, se ne torna a Parigi, dove si consiglia con la sorella Yvonne, che la mette in guardia spiegandole che i nobili orientali sono corteggiatori galanti, «ma quando hanno sposato una donna, la trattano da serva».

MARGUERITE ALIBERT, MOGLIE-SCHIAVA IN EGITTO

Alì Kemal Fahmy Bey

 

Qualche giorno dopo, una signora che aveva conosciuto in Egitto invita Marguerite Alibert a prendere il tè all’hotel Majestic. Nella sala non trova l’amica, ma il principe Fahmy. Lui le propone di andare a cena a bordo di una lussuosa Rolls Royce o di una veloce Torpedo, entrambe in attesa fuori dal locale. Lei declina l’invito.

Non abituato a un rifiuto, il principe le spedisce ogni sorta di regali: gioielli, pellicce, un’automobile fiammante. Lei inizia a cedere. Accetta un suo invito a Biarritz, rinomata stazione balneare dei Paesi Baschi francesi. La donna, prendendo il sole settembrino sulla spiaggia, entra in confidenza con lo spasimante. Finiscono per passare tutte le sere della vacanza in camera da letto.

Malgrado la sua esperienza, Marguerite rimane sconcertata quando il principe le propone una pratica sessuale all’epoca considerata perversa. Poi Alì deve tornare in Egitto, da dove le scrive una lettera al giorno supplicandola di raggiungerlo. Sempre più colpita, a dicembre Marguerite parte per il Cairo. Va ad abitare nel grande palazzo del principe: ormai ha accettato l’idea di sposarlo e, per questo, si converte alla religione musulmana.

Prima della cerimonia nuziale, lei gli chiede di firmare una clausola per permetterle di divorziare, dato che secondo le leggi egiziane dell’epoca soltanto la moglie può essere ripudiata. Marguerite, in questo modo, vorrebbe cautelarsi nel caso in cui il principe decidesse di sposare altre donne, avendo il diritto a quattro mogli. Per farla desistere dalla richiesta, lui le versa una cifra cospicua.

Marguerite Alibert

 

Dopo il matrimonio, Alì si trasforma. Da gentile e premuroso diventa dispotico e i rapporti sessuali “contronatura” non sono più un diversivo eccitante, ma la norma. La donna scopre che il marito ha questo tipo di rapporti anche con il suo segretario, Said Enani, che ha l’incarico di controllarla quando lui non è in casa.

In breve, Marguerite si ritrova prigioniera. A Yvonne, che da Parigi chiede spiegazioni al cognato, Alì scrive: «Ho appena iniziato a educarla. Con le donne bisogna agire con determinazione e severità».
Quando la moglie si ribella, il principe reagisce frustandola. Una sera che riesce a scappare di casa per andare al cinema da sola, Alì le spacca la mascella con un pugno.

Nel luglio del 1923, il principe va a Londra per un viaggio di lavoro, portandosi dietro la moglie. La sera del 10 luglio, la coppia esce per fare un giro nei locali. Al ristorante, il direttore dell’orchestrina chiede sottovoce a Marguerite se desidera qualche brano in particolare. Lei gli sussurra che il marito la ucciderà nelle successive 24 ore, non ha alcuna voglia di ascoltare musica.
Poi il ritorno al Savoy, gli spari e il facchino che, scoperto il corpo del principe, dà l’allarme. Alì non muore sul colpo: il suo cuore smetterà di battere in ospedale.

Il processo a Marguerite Alibert si svolge a Londra, nel settembre del 1923. Il suo avvocato è Sir Edward Marshall Hall, il migliore della città. Il difensore interroga Said Enani, l’assistente-amante del principe, chiedendogli conferma delle violenze cui veniva sottoposta Marguerite e del fatto che non avrebbe potuto divorziare.

Interrogando il perito del tribunale, il difensore cerca di suggestionare la giuria dando l’impressione che l’arma del delitto, pur non essendo automatica, avrebbe potuto sparare quasi da sola a ripetizione. Marshall Hall fa quindi deporre il medico dell’albergo, che dopo l’uccisione del principe aveva riscontrato dei graffi sulla gola della donna. Infine, passa all’imputata. Vestita di nero per il lutto, Marguerite racconta con pudore gli sconvenienti rapporti sessuali a cui il marito la costringeva.

Descrivendo il momento del delitto, spiega che, durante un litigio, Alì aveva iniziato a stringerle sempre di più la gola. Disperata, lei aveva cercato la pistola del coniuge e, quasi senza rendersene conto, aveva sparato per evitare di essere strangolata. Aveva mirato a una finestra con l’intenzione di spaventarlo e non immaginava che sarebbero partiti gli altri colpi che centrarono l’uomo.

Il pubblico ministero, nel controinterrogatorio, le chiede come mai non fosse scappata, se il marito la trattava così male.
 L’imputata risponde che, quando lei minacciava di abbandonarlo, lui prometteva che non l’avrebbe più picchiata, e finiva per credergli perché, in fondo, lo amava davvero. Inoltre, se fosse scappata, lui l’avrebbe raggiunta ovunque.

Il difensore, nell’arringa, descrive i mediorientali come mariti tirannici. Mentre, nel suo discorsetto conclusivo, il giudice spiega alla giuria che non è reato uccidere per legittima difesa, ma chi lo fa deve essere veramente in pericolo di vita e non avere alternative. Dopo essersi ritirati, i giurati esprimono il loro verdetto: l’imputata non è colpevole.

Successivamente, la vedova scopre di non avere diritto all’eredità del principe. Avrebbe potuto ereditare il figlio, se ne fosse nato uno. Marguerite prova a fingere di averlo avuto utilizzando il bambino di un’amica, ma l’inganno viene smascherato.
In seguito, la donna tenta la carriera di attrice, interpretando film di serie B, ma presto finisce per appartarsi dal mondo, senza risposarsi e vivendo come una reclusa. Si spegne ottantenne a Parigi nel 1971.

Nel 2013 lo storico Andrew Rose ha forse scoperto perché la rigida giustizia inglese avesse risparmiato quella donna: il giovane principe di Galles (futuro re Edoardo VIII), mentre era in Francia durante la Prima guerra mondiale, aveva pagato come mantenuta proprio Marguerite. La donna, prima del processo, minacciò di rendere pubbliche le lettere ricevute da Edoardo, costringendo la Corte inglese a premere sul tribunale per farla assolvere.

Edoardo VIII

 

In seguito, Edoardo, divenuto re, dovette abdicare per avere sposato Wallis Simpson, una divorziata americana che faceva la spia per i nazisti. Decisamente, Edoardo non sapeva scegliersi le donne.

 

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