L’EDITORIALE CORNO LANCIA LA MARVEL

L’EDITORIALE CORNO LANCIA LA MARVEL

L’Editoriale Corno è stata una delle case editrici di fumetti più amate nel periodo a cavallo tra gli anni sessanta e settanta.

Negli anni sessanta era nota per Kriminal e Satanik, i “neri” più interessanti apparsi in edicola, poi per Alan Ford: tutti e tre i tascabili erano stati realizzati dalla coppia formata da Max Bunker (Luciano Secchi) e Magnus (Roberto Raviola).

Mentre dal 1970 arrivano i supereroi Marvel.

Riguardo a questi ultimi Luciano Secchi, il direttore generale, ha raccontato di aver convinto l’editore Andrea Corno ad acquistarne i diritti per una trasposizione in lingua italiana. L’autore di Alan Ford dice di averli scoperti durante le vacanze in Versilia, in un’edicola che vendeva gli albi originali americani.

Mentre secondo Maria Graza Perini, la caporedattrice, questi personaggi erano stati semplicemente proposti dall’agente italiano della Marvel, dopo che aveva già venduto qualche fumetto della casa editrice americana ad altri editori (vedi qui le pubblicazioni precedenti alla Corno, dagli anni quaranta ai sessanta).

Le versioni potrebbero essere entrambe vere, perché Secchi potrebbe aver visto gli albi della Marvel a Viareggio (dove in effetti, come in altre località turistiche, gli originali venivano venduti anche negli anni successivi) e poi ha acquistato i diritti quando è arrivato l’agente ad offrirli.

Gli albi della Corno cercavano di essere simili all’edizione originale. Erano in un formato spillato e di grandezza uguale a quello originale. Cioè, circa 17 cm di larghezza per 26 di altezza. Una cosa insolita nell’Italia di oggi, paese amante di formati più piccoli e brossurati (pagine unite con la colla) tipo Topolino o Bonelli. All’epoca questo formato andava per la maggiore grazie ai settimanali vendutissimi di Intrepido e Il Monello.

In realtà, gli albi della Corno ricalcavano quelli di Superman e di Batman pubblicati dalla Mondadori fino a qualche mese prima, che avevano 48 pagine delle quali solo la metà a colori.
Solo in un secondo tempo, quando la Williams Inteuropa riportò in Italia in edicola i fumetti della Dc presentandoli tutti a colori anche la Corno adottò questa soluzione.

Inoltre i fumetti Corno avevano una carta di migliore qualità rispetto ai comic book americani. Gli albi, con più pagine, contenevano almeno due storie anziché una sola.
Il secondo personaggio era scelto tra quelli di minor successo, almeno in base alle vendite americane, rispetto a quello che dava il nome alla testata.

Tra i capolavori pubblicati nei primi anni c’erano i Fantastici Quattro e Thor scritti da Stan Lee e disegnati da Jack Kirby; l’Uomo Ragno prima di Steve Ditko e poi di John Romita, sempre per i testi di Lee, e il Dottor Strange di Steve Ditko.


Tra i capolavori mancati, opere dove troviamo storie più deboli dei meravigliosi disegni, abbiamo Devil, Iron Man e Sub-Mariner di Gene Colan; Silver Surfer e i Vendicatori di John Buscema e il Nick Fury di Jim Steranko.

 

L’Uomo Ragno

Il primo numero del quattordicinale dell’Uomo Ragno targato Corno uscì il 30 aprile 1970. La copertina che Luciano Secchi o l’art director Luigi Corteggi scelsero per il numero 1 non era quella originale di Amazing Fantasy disegnata da Jack Kirby e inchiostrata da Ditko. Quest’ultima comparirà solo nell’Uomo Ragno n. 18.

Evidentemente qualcuno considerò più efficace al posto della copertina originale un’immagine di John Romita tratta da una pagina interna di Amazing Spider-Man n. 48, con l’aggiunta di uno sfondo vagamente psichedelico e qualche “stella” attorno alla testa dell’Uomo Ragno, dato che nella sequenza originale era un po’ rintronato.

Il prezzo di 200 lire è da considerarsi basso secondo gli standard odierni, ma all’epoca era piuttosto alto se teniamo conto che settimanali come il Correre dei Piccoli o Intrepido, con prezzi analoghi, avevano molte più pagine.

 

Dottor Strange

Dal primo numero dell’Uomo Ragno comparvero le avventure del Dottor Strange. Il personaggio fu scelto probabilmente dalla Corno per il suo collegamento con Spider-Man, essendo entrambi stati co-creati da Steve Ditko.

Le prime storie pubblicate non furono però quelle di Ditko, che forse non convinceva l’editore italiano per il suo stile piuttosto strano, ma una ri-narrazione delle origini a opera di Roy Thomas e Dan Adkins.

Sul n. 4 dell’Uomo Ragno compare il primo numero della run di Gene Colan, dove “il Decano” confeziona un costume nuovo di zecca per lo stregone supremo, comprensivo di maschera facciale totalmente coprente. Questo costume in stile supereroico verrà abbandonato da lì a poco.

Le storie di Steve Ditko compaiono soltanto dal n. 24, ma sin da subito trascina i lettori nel suo magico mondo di Dottor Strange popolato da personaggi indimenticabili come il Barone Mordo, Dormammu, Eternità e l’amata Clea.

Sul n. 82 appare il capolavoro grafico di Barry Smith, “Mentre il mondo turbina in preda alla follia”, pubblicato solo l’anno precedente da Marvel Premiere n. 3 nel 1972.

 

Ant-Man

Nel n. 22 dell’Uomo Ragno compare un altro dei primi supereroi Marvel, il piccolissimo Ant-Man.
Il titolare della testata e Ant-Man non potrebbero essere più diversi, tanto uno è complesso è brillante quanto l’altro è semplice e prevedibile. Tutta la breve carriera di Ant-Man è un susseguirsi di tentativi mal riusciti degli autori per rendere meno mosce le storie.

Nel n. 28 gli viene data una compagna molto più giovane di lui: Janet Van Dyne, in arte Wasp. Nel n. 32 Henry Pym, oltre a rimpicciolirsi, impara come diventare un gigante. Sul n. 41 Giant-Man incontra l’Uomo Ragno. Cambia ancora una volta costume nel n. 49. Nel n. 54, con l’episodio “Oh, Wasp, dov’è il tuo Pungiglione?”, si conclude la pubblicazione del materiale apparso su Tales to Astonish.

 

Hulk

Quando la serie di Hulk arriva sul n. 55 dell’Uomo Ragno, il personaggio è già un po’ che bazzica per le varie pubblicazioni Corno come ospite d’onore in altre serie.

Hulk era apparso nel n. 12 dell’Uomo Ragno, nella prima storia di Goblin. Poi sul n. 5 di Thor, come componente dei primi Vendicatori. Infine sul n. 8 dei Fantastici Quattro, nella famosa prima battaglia contro la Cosa.

Il debutto italiano della serie di Hulk avviene con i primi 6 numeri usciti in America nel 1962, scritti da Stan Lee e disegnati da Jack Kirby e Steve Ditko. Poi si passa a quelli apparsi su Tales to Astonish a partire dal 1964, inizialmente disegnati da Steve Ditko e poi da Jack Kirby.

Sono queste le storie che fanno amare il gigante verde ai lettori italiani e che portano la popolarità del personaggio a livelli tali da meritarsi un titolo proprio (seppure in condivisione): Hulk e i Difensori, a partire dal 1975.

 

L’incredibile Devil

Una settimana dopo l’uscita dell’Uomo Ragno, il 6 Maggio 1970, la Corno fa uscire una testata gemella con un personaggio abbastanza simile all’Uomo Ragno: L’Incredibile Devil.

Il costume giallo creato da Bill Everett viene colorato di rosso, per evitare di confondere i lettori dato che in America è diventato rosso dopo pochi numeri. Il colore del costume viene sottolineato dal titolo del primo numero: “Il Diavolo Rosso”.

La copertina originale è affollata di personaggi e strilli, mentre quella italiana, ritagliata su Devil, è semplice e immediata.
Invece del nome originale di Daredevil (cioè “diavolo” nel senso colloquiale di scavezzacollo), la Corno ha scelto di chiamarlo semplicemente Devil (“diavolo” e basta).
L’unica difficoltà per il curatore della posta fu rispondere alla domanda tormentone: “Ma perchè Devil ha due D sul petto?…”.

 

Silver Surfer

Come secondo personaggio, venne pubblicato su Devil il più recente Silver Surfer, scelto probabilmente per i disegni un John Buscema in stato di grazia.
Le prime storie, lunghe 40 pagine (perché presentate in America in un formato doppio rispetto al solito comic book), dovettero essere spezzate in due e a volte anche tre parti.

Chi lo ha letto non lo ha più dimenticato per i disegni immaginifici di “Big” John Buscema, che con questa saga realizzò la sua personale cappella Sistina. Disegni che facevano perdonare i dialoghi enfatici, quasi shakespeariani, di un Stan Lee misticheggiante a metà strada tra gli hippy e la Bibbia.
Le sue avventure si interruppero sul n. 25, dato lo scarso successo ottenuto in America.

 

Iron Man

Sul n. 23 di Devil prendono il via le avventure di Iron Man. Nel primo episodio scritto da Stan Lee e disegnato da Don Heck, apparso in origine su Tales of Suspense n. 39 nel marzo del 1963, si racconta come il miliardario costruttore di armi Tony Stark diventi il potente Iron Man.

Nei numeri successivi facciamo conoscenza della sua galleria di nemici, non tutti partoriti dalla fantasia di Stan Lee, tra i quali lo spietato Mandarino, la bella Vedova Nera e l’arrogante Occhio di Falco, tratteggiati sempre dalla matita del poco apprezzato Don Heck.

Le storie tratte da Tales of Suspense proseguono fino al n. 85. Da ricordare, in particolare, l’arco narrativo realizzato da Gene Colan, inizialmente con lo pseudonimo di Adam Austin.

Gene Colan riuscì a rendere espressivo l’uomo in armatura tramite leggere modifiche sulla fredda maschera metallica, variando le angolature delle fessure per gli occhi e la bocca. Mentre le storie erano piuttosto ripetitive.

 

Nick Fury

Il colonnello Nick Fury, già sergente dell’esercito americano durante la Seconda guerra mondiale, diventa un agente segreto ipertecnologico in una serie iniziata in America su Strange Tales n. 135, pubblicata in Italia da Devil n. 27.

Stan Lee e Jack Kirby amplificano le atmosfere alla James Bond, iniettando tanta fantascienza e tanta azione. Al posto della Spectre, nemesi di 007, troviamo l’organizzazione criminale con sfaccettature neonaziste dell’Hydra.

Jim Steranko compare per la prima volta sul n. 53 di Devil (Strange Tales n. 151) nel ruolo di inchiostratore delle matite (poco più che schizzi) di Jack Kirby.
Poco tempo dopo, sul n. 57 (Strange Tales n. 155) lo ritroviamo come autore completo (testi, matite e chine) in grado di dare vita a una run rimasta nella storia.

Noi lettori italiani rimanemmo comunque perplessi quando si scoprì che a capo dell’Hydra c’era lo sconosciuto barone von Strucker, nemico storico di Fury negli episodi ambientati durante la Seconda guerra mondiale, pubblicati parzialmente in Italia prima delle pubblicazioni Corno.

 

I Fantastici Quattro

Grazie al successo dell’Uomo Ragno e di Devil l’anno successivo vennero lanciati altri due quattordicinali. Il primo fu quello dei Fantastici Quattro, uscito il 6 Aprile 1971.

Come immagine di copertina non venne utilizzata quella classica di Jack Kirby, con i Fantastici Quattro che affrontano il mostro dell’Uomo Talpa. In quella copertina, pensata originariamente per una storia di mostri senza seguito, i protagonisti quasi scompaiono davanti al mostro che occupa la maggioranza dello spazio disponibile.

Al suo posto la Corno scelse l’immagine del quartetto pensata per una t-shirt molto più leggibile, che permette al lettore di farsi una prima impressione su tutti e quattro i personaggi.

Come le altre pubblicazioni Marvel in Italia, con il numero 26 l’albo diventa tutto a colori. Fino ad allora i colori erano alternati: due pagine a colori e due in bianco e nero.

 

La Torcia Umana

I primi quattro numeri italiani riportano solo avventure dei Fantastici Quattro più qualche racconto breve come riempitivo, per cercare di raggiungere prima possibile le serie più recenti della Marvel già pubblicate in Italia.

Con il n. 5 esordiscono le avventure in solitaria della Torcia Umana, la prima serie spin-off dell’era Marvel, realizzata con eccessiva leggerezza dai fratelli Lieber (Stanley Lieber, il vero nome di Stan Lee, e Larry Lieber).

Neppure Jerry Siegel, il creatore di Superman, scriverà episodi migliori, quando arriva il suo turno ai testi con lo pseudonimo di Joe Carter.
Kirby disegna questa serie senza molta passione, e la cede presto ad altri.

Il personaggio da solo sembra non funzionare bene, malgrado la Torcia Umana originale avesse una propria serie negli anni quaranta.
Viene dato spazio al background del personaggio (la fidanzatina Doris Evans e gli amici di Glenville) e alle litigate con la Cosa.

Qui vennero introdotti alcuni nemici che passeranno poi nella serie principale. Per esempio, nel n. 5 facciamo la conoscenza di Wizard, mentre Pete l’Uomo di Colla compare sul numero successivo.

 

Capitan Marvel

Nel n. 15 esordisce Capitan Marvel, l’eroe alieno creato senza molta ispirazione da Stan Lee. L’accoppiamento con i Fantastici Quattro avviene probabilmente per l’origine “cosmica” del personaggio e del quartetto, che era abituato ai viaggi spaziali.

Le storie iniziali sono di Stan Lee e Gene Colan, a partire dal n. 43 troviamo quelle di Roy Thomas e Gil Kane. Thomas rivoluziona il personaggio inventandosi la complessa relazione che lo lega a Rick Jones, che si sviluppa tra la Terra e la “zona negativa”.


Queste avventure si interrompono con il n. 48, sostituite da quelle di Sub-Mariner a partire dal numero successivo.
Torneranno solo nel n. 76, con la mitica run di Jim Starlin che vede Capitan Marvel contrapporsi a Thanos dal n. 80… interrotta ancora dalla ripresa delle avventure di Sub-Mariner sul n. 81. Capitan Marvel ricompare sul n. 101, per essere lasciato colpevolmente a metà nel n. 110. Si conclude soltanto nei numeri che vanno dal 140 al 145, due anni dopo essere iniziata.

 

Dottor Destino

L’accoppiata della testata dei Fantastici Quattro con la breve serie del Dottor Destino è comprensibilissima, visto che si tratta di uno dei nemici storici del quartetto. Le avventure iniziano sul n. 39 dei Fantastici Quattro, con una avventura scritta da Roy Thomas apparsa originariamente su Marvel Super-Heroes n. 20.

In questo episodio, dove riemergono pezzi del passato del Dottor Destino, Roy Thomas trasforma l’arcinemico dei Fantastici Quattro da pura incarnazione del male a un personaggio più complesso.
Peraltro questa era la prima volta che a un supercriminale Marvel veniva data una serie tutta sua.

Dal n. 40 prende il via la splendida run di Wally Wood, in cui il carisma e la complessa personalità dell’oscuro monarca esaltano la sua figura di protagonista.
Quattro episodi sono interamente invenzione di Wally Wood, che scrive la storia, crea i personaggi di contorno, realizza le matite e l’inchiostrazione. Un capolavoro.

 

Sub-Mariner

Anche l’approdo delle avventure di Sub-Mariner sull’albo dedicato ai Fantastici Quattro si spiega con il fatto che il monarca di Atlantide era un nemico/amico ricorrente del quartetto.
La complessità del personaggio, insieme all’eco della grande popolarità che aveva raggiunto durante la Golden age, ne facevano il candidato ideale per un ruolo da protagonista.

Non si capisce però perché le avventure del monarca sottomarino, nell’epica run di Adam Austin / Gene Colan, arrivarono sulle pagine dei Fantastici Quattro solo con il n. 49 del 1973, quando la saga era ormai a metà essendo partita su Devil n. 32 ben due anni prima.

Sul n. 57 arriva John Buscema nella nuova serie che in America inizia dal comic book Sub-mariner n.1 (1968). Il disegnatore di origine italiana si sbizzarrisce nei virtuosismi anatomici per cui è famoso.
A causa di una svista non venne mai pubblicata in Italia la storia apparsa sull’one shot Iron Man e Sub-Mariner che faceva da tramite tra Tales to Astonish e la testata in solitaria di Sub-Mariner.

 

I racconti dell’Osservatore

L’Osservatore debutta in America su Fantastic Four n. 13 nell’aprile 1963 e si capisce subito che sarà una figura chiave nell’universo Marvel. Il personaggio introduce un elemento fondamentale per la costituzione della space-opera di Lee e Kirby: la riflessione filosofica o pseudo tale.

Nel gennaio del 1964 appare per la prima volta su Tales of Suspense n. 49 lo spin-off I racconti dell’Osservatore, che, secondo Stan Lee: “diventò uno strumento per discutere di problemi morali. Uno su tutti: se coloro che hanno grande potere debbano o meno intervenire negli affari dei più deboli, non importa quali possano essere le loro motivazioni”.

I racconti dell’Osservatore apparvero sui Fantastici Quattro a partire dal n. 52.
Stan Lee, Larry Lieber e diversi disegnatori imbastiscono una serie di 10 favolette con morale finale. Puro Marvel Style.
Una serie successiva dell’Osservatore, pubblicata negli Usa in appendice di Silver Surfer, viene pubblicata sempre nei primi anni settanta sulle pagine della rivista Eureka, la risposta della Corno a Linus.

 

Il mitico Thor

Una settimana dopo l’albo dei Fantastici Quattro, il 13 Aprile 1971, usciva in Italia il primo numero di Thor.
Pure la copertina di Journey into Mystery n. 83, con la prima apparizione di Thor, era abbastanza dispersiva. Presentava Thor disegnato da Jack Kirby che prende a martellate alcuni alieni di pietra che stanno invadendo al Terra. La copertina di un episodio pensato in origine come autoconclusivo o quasi.

La Corno ritenne che questa copertina non era abbastanza incisiva e scelse lo splendido disegno di John Buscema tratto da una copertina di Silver Surfer, che esprimeva in maniera superlativa la potenza del personaggio.

L’altro colpo di genio fu il nome della testata: Il mitico Thor. L’originale, The Mighty Thor, significa letteralmente “Il potente Thor”. I traduttori della Corno tennero l’assonanza di “mighty” cambiandolo con l’aggettivo “mitico”, espressione più efficace per il personaggio appartenente a una mitologia nordica poco conosciuta in Italia.
Se quasi tutti gli americani erano a conoscenza dell’antico dio che dava il nome al loro giovedì (thursday), la maggioranza degli italiani lo ignorava del tutto.

 

I racconti di Asgard

I racconti di Asgard appaiono dal n. 2 di Thor dell’edizione italiana. Tales of Asgard era uno spin-off realizzato da Lee e Kirby sulle pagine finali di Journey into Mystery, a partire dal n. 97 dell’ottobre 1963.

La creazione di Thor era figlia della passione per la mitologia che animava Jack Kirby. Ma per portare avanti una saga così complessa e così profondamente radicata nell’epica popolare i due autori dovettero approfondirne la conoscenza.

E poiché niente andava buttato, mentre leggevano i miti nordici la coppia ne approfittava per riversare queste nozioni anche nella serie principale di Thor ambientata ai nostri giorni.

Le prime storie di Thor trattavano della minaccia sovietica, di magia e, soprattutto, di temi fantascientifici. Solo quando gli elementi di derivazione asgardiana entrano a far parte delle avventure del Dio biondo la serie prende il volo.
Merito dei Racconti di Asgard, che peraltro dopo i primi episodi presero una piega che ben poco aveva a che fare con la vera mitologia dei germani e degli scandinavi.

 

I Vendicatori

Nel n. 5 del Mitico Thor arrivano i Vendicatori. L’accoppiamento è più che comprensibile in quanto il Mitico Thor è l’unico membro del gruppo che possieda una testata in Italia.

Per l’evento gli Avengers non vengono messi in copertina sulla copertina. Forse perché sarebbe stato straniante l’inserimento di personaggi semisconosciuti accanto a Thor.

Comunque, sul Mitico Thor n. 5 vennero pubblicate le prime pagine della nascita di Hulk, ancora inedite in Italia, per inquadrare bene il personaggio e farlo conoscere ai lettori.
Una simile cura da parte della Corno era una novità in Italia. L’attenzione alla cronologia da parte della casa editrice milanese, pur con le sfasature iniziali tra una serie e l’altra, fu uno dei motivi del suo successo: i lettori si sentivano rispettati.

 

Gli Inumani

La storia editoriale degli Inumani è travagliata. Sebbene in Italia il loro esordio risalga ai Fantastici Quattro n. 41 dell’ottobre 1972, alcuni di loro erano apparsi prima: Medusa nel n. 31 e Gorgon nel n. 40.

L’apparizione in gruppo degli Inumani sulle pagine di Fantastic Four n. 45 destò sensazione: i lettori americani chiedevano a gran voce un albo interamente dedicata a loro. Per motivi contrattuali con il distributore in quel periodo la Marvel poteva pubblicare solo una ventina di albi, così, negli Stati Uniti, alcune brevi nuove avventure degli Inumani realizzate da Lee e Kirby apparvero in appendice dal n. 146 al n. 152 di Thor, al posto degli ormai conclusi Racconti di Asgard.

Questo fu il motivo per cui la Corno li abbinò a Thor piuttosto che, come sarebbe stato più logico, ai Fantastici Quattro, quando iniziò a pubblicarne le avventure a partire dal n. 46.

In America, le storie degli Inumani continuano con le 10 pubblicate su Amazing Adventures, tra il 1970 e il 1972. Le prime quattro vennero realizzate, per i testi e i disegni, da Jack Kirby, nelle successive quattro i disegni sono di Neal Adams.

 

Vedova Nera

Lo sceneggiatore Don Rico e il disegnatore Don Heck hanno preso spunto dai film di spionaggio quando crearono l’affascinante spia sovietica Natasha Romanova, in arte la Vedova Nera.

Inizialmente nemica di Iron Man, la fascinosa russa subisce in pochi anni una trasformazione che la porta ad apparire completamente rinnovata su Spider-Man n. 86. Il nuovo look è mozzafiato: lunghi capelli rossi, tuta aderente nera e due bracciali hi-tech che lanciano scosse dolorose, il famoso “morso” del ragno da cui prende il nome.

La nuova Vedova Nera appare sull’Uomo Ragno n. 87 del 30 agosto 1973 e con innegabile tempismo le sue avventure in solitaria vengono pubblicate sulle pagine di Thor a partire dal n. 64 del 25 settembre 1973.

Si tratta di storie apparse in America su Amazing Adventures tra il 1970 e il 1972, disegnate da John Buscema e Gene Colan. L’abbinamento con Thor fu fatto molto probabilmente perché la Vedova nelle sue ultime apparizioni era legata ai Vendicatori.

 

Re Kull

La prima storia di re Kull appare sul n. 82 di Thor. Si tratta de “Il teschio del silenzio”, realizzata da Roy Thomas e Bernie Wrightson (pubblicata in America su Creatures on the Loose n. 10 nel 1971).

Le successive storie presentate su Thor sono tratte dalla serie Kull the Conqueror, uscita in Usa dal giugno 1971 al settembre 1973, sempre scritta da Roy Thomas.

Mentre nessun episodio apparve su Thor della successiva serie Kull the Destroyer, pubblicata in Usa dal novembre 1973 all’ottobre del 1978, realizzata da Roy Thomas e Mike Ploog. Questi episodi furono pubblicati dalla Corno solo qualche anno più tardi, nel 1976, sull’albo Conan & Ka- Zar.

In effetti, King Kull (creato nel 1929) è l’adattamento del personaggio di Robert E. Howard che ha poi ispirato il suo Conan il barbaro (creato nel 1932).
Kull è un barbaro dei tempi di Atlantide che diventa re di Valusia e affronta una serie di minacce inquietanti, tra le quali spicca lo stregone Thulsa Doom.

Ci fermiamo con queste prime quattro pubblicazioni Marvel dell’Editoriale Corno, ma diverse altre ne seguirono.
Nel 1973 uscirono i quattordicinali di Capitan America, con gli X-Men in appendice, e degli Albi dei super-eroi, dove venivano presentati a turno diversi personaggi, tra i quali Conan (destinato, come abbiamo visto, ad avere poi una propria testata).
Le riviste horror in bianco e nero delle Marvel nel 1974 vennero pubblicate nel mensile Corriere della paura. Così come le testate di arti marziali, in Shang-Chi maestro del kung fu nel 1975. E altre serie Marvel ancora.

Non solo, nel 1977 la Corno iniziò a pubblicare anche testate della Dc: Kamandi di Jack Kirby, con i Nuovi Dei in appendice, e Il Soldato Fantasma, con le storie belliche di Joe Kubert e altri.

Il periodo d’oro dell’Editoriale Corno cominciò a mostrare le prime crepe negli ultimi anni settanta per finire nella prima metà degli ottanta, ma questa è un’altra storia…

 

 

5 commenti

  1. “Clap, Clap, Clap….” come si direbbe in un balloon! Curiosità e remember per veri credenti. Ma due domande: la prima è perché la Corno decise a un certo punto di colorare di giallo le lenti della maschera dell’Uomo Ragno (per noi dei seventies non sarà mai Spiderman) e la seconda è perché il Decano si firmava con uno psedudonimo su alcune serie. Sarei veramente curioso di saperlo.

  2. Complimenti. È sempre un piacere leggere i tuoi articoli, e anche una meraviglia per gli occhi. spero presto di leggerne uno simile anche per le serie successive .

  3. Gli artisti, a quei tempi, usavano pseudonimi quando lavoravano per un editore diverso da quello con il quale si erano contrattualmente obbligati. Ci sono molti esempi anche tra gli artisti marvel che apparvero sulla Corno. Al volo ricordo:
    Adam Austin = Gene Colan
    Geo Bell = George Roussos
    Joe Gaudioso, Mickey Demeo = Mike Esposito
    Jay Gavin =Werner Roth
    Frankie Ray = Frank Giacoia
    Naturalmente non sempre lo pseudonimo consentiva di nascondere lo stile, come nel caso di Colan, o la totale mancanza di esso, come nel caso di Bell – Rousseos. Costui fu, secondo la mia opinione, uno dei peggiori inchiostratori del primo Kirby, ma anche un terribile disegnatore, ad esempio, quando col vero nome realizzava la daily strip di Judge Wtight (da noi noto come Giudice Morris)

  4. Sugli occhi gialli ho una teoria: poiché la maschera è rossa (cioè magenta + giallo) in fase di colorazione è più semplice stendere il giallo su tutto il capo e poi lavorare di precisione solo col magenta sulla maschera.
    Però si potrebbe obiettare che con Devil è il contrario: il giallo degli occhi (e della doppia D) richiedono più precisione che nell’originale.
    Quindi, boh! Il mistero rimane.

  5. I grafici italiani non accettavano il colore bianco: anche i topi e i paperi Disney avevano i guanti gialli.

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