LA POSTA – FARE SESSO PER DIVENTARE FUMETTISTE

FARE SESSO PER DIVENTARE FUMETTISTE

Proposte più o meno indecenti

Caro direttore,
cosa ne pensa del movimento di fumettiste appena sorto per contrastare le molestie nell’ambiente di lavoro?
Claudia

Gentile Claudia,
tra persone allo “stesso livello” c’è la possibilità di fare proposte e di respingerle senza conseguenze (almeno così dovrebbe essere). Diverso il caso dove esiste un rapporto di “subordinazione”, come tra insegnante e allievo o tra principale e lavoratore. Siccome non viviamo in un mondo ideale, a molti sarà capitato di subire pressioni sessuali da parte dei “superiori”. Magari in cambio di qualche vantaggio.
A 15 anni io e un mio amico venivamo continuamente avvicinati da una prof che ci proponeva di spiegarci praticamente “come far provare il doppio orgasmo a una donna”. Il mio amico non capiva il senso della proposta, mentre io ero tentato dai grossi pungiglioni in cima alle tette, ma alla fine preferii di no. Comunque ho avuto decisamente più proposte a carattere omosessuale, sulle quali sorvolerei. Voglio ricordare solo quella di un editore che continuava a toccarmi (il braccio). A un certo punto gli dissi spazientito che preferivo le tipe come quella che stava passando in quel momento (una bionda). La sua risposta fu: “Be’, posso sempre mettermi la parrucca”. Più di recente, la direttrice di una rivista mi ha fatto presente più volte la sua disponibilità a fare sesso con me, malgrado io continuassi a dimostrarmi per niente interessato.

 

Protestare per il lockdown

Caro Direttore,
per ridurre l’impatto del Covid-19 sulla popolazione non sembra esserci altra possibilità che un nuovo lockdown. L’impressione, a giudicare da qualche manifestazione serale, è che stavolta potranno esserci delle proteste molto dure. Perché gli italiani sono così attaccabrighe?
Vittoria

Gentile Vittoria,
tra i 28 fermati di Milano, negli scontri per l’introduzione dei primi nuovi divieti, sono stati identificati “ultras, neofascisti, anarchici, antagonisti e alcuni giovani nordafricani”. A occhio, degli emarginati.
Del resto l’Italia è divisa in due: da una parte i ricchi, dall’altra i poveri.
I ricchi hanno un buon stipendio o comunque dei risparmi che gli permetteranno di cavarsela bene anche in un nuovo lockdown.
Invece i poveri hanno un lavoro precario o quasi inesistente, e per questo accetterebbero correre il rischio del contagio pur di non dover fare i conti con la fame. Mentre gli aiuti dello Stato, pur essendo nel complesso ingenti, per i singoli individui sono sempre incerti e limitati.

 

Anche i satirici adorano il dio denaro?

Ma poi che ci sarebbe di male in un autore satirico che vende i diritti di sfruttamento commerciale delle sue opere? (Vedi qui – NdR).
Certo, c’è chi potrebbe vederci un “voltafaccia” dell’autore, uno che nelle sue opere si oppone ai “poteri forti”, al dio denaro e cose così.
Ma ovviamente sono balle.
Nel senso che tutti fanno i rivoluzionari perché così si è più simpatici alla gente: non ho letto gli ultimi libri di Zerocalcare, ma non mi stupirei se si dipingesse ancora come il trentenne precario che cerca di sbarcare il lunario dando ripetizioni al figlio di Blanka. Invece del fumettista ricco, o almeno benestante, che ora è.
Sono certo, invece, che anche nella sua ultima storia ci sarà un evento legato a qualcosa della sua infanzia, un qualche strano animale parlante che vede solo lui e che ha a che fare con la risoluzione del mistero. Noiose e lunghissime elucubrazioni del protagonista su cose assolutamente inutili e banali, che personalmente trovo alla lunga irritanti e che appesantiscono il racconto, ma che molti trovano divertentissime. Infine, comparsate a manetta di varie proprietà intellettuali altrui (tipo Kenshiro, Masters, Star Wars, i Cavalieri dello Zodiaco eccetera).
Insomma, lo stesso copione ripetuto in ogni libro.
Ma fin quando vende, ha ragione lui.
Lenin

Gentile Lenin,
Zerocalcare ha dato qui una risposta alle critiche, negando, di fatto, dignità morale a chi gliele ha mosse: “Ringrazio sentitamente tutti quelli che in questi giorni m’hanno dato le solite lezioni de radicalità, apprezzo che anche se impegnati nel fuoco della rivolta avete trovato il tempo per dire la vostra. Prendo appunti”.

 

Sauro Pennacchioli

 

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