ISCRIVITI AL PARTITO OCCIDENTALE – LA POSTA

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La salvezza è nella cultura occidentale

Gentile Direttore,
cosa insegna l’esperienza dell’Afghanistan al mondo occidentale?
Mirella

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Gentile Mirella,
potrebbe insegnarci molto o niente, dipende da noi.
L’Afghanistan era un insieme di etnie in perenne lotta tra loro, ma non particolarmente fanatiche dal punto di vista religioso. Gli inglesi, dopo qualche tentativo di controllare il paese, lo lasciarono perdere.

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1972, ragazze in minigonna a Kabul (Afghanistan)

Era completamente indipendente da decine di anni quando, nel 1979, l’Unione Sovietica decise di invaderlo, in un ultimo atto imperialistico prima di entrare nella crisi irreversibile che porterà al suo scioglimento.
Gli Stati Uniti cercarono di contrastare l’espansionismo sovietico finanziando i gruppi di resistenza, come avevano fatto nella Seconda guerra mondiale con i partigiani europei.
Uno dei gruppi era composto dai talebani, studenti di teologia islamica. Quando alla fine i sovietici si ritirarono dall’Afghanistan, i talebani, grazie al sostegno occulto dei pakistani, prevalsero su larga parte del paese.
Iniziò così nel 1996 il governo talebano, che riuscì nella non encomiabile impresa di rendere ancora più arretrato un paese già arretrato di suo.
A soffrire particolarmente il governo dei talebani furono le donne, costrette a indossare il burka, un informe abito scuro che le ricopre totalmente. Se si rifiutavano di indossarlo venivano frustate o peggio. Fu loro vietato di andare a scuola e qualsiasi tipo di indipendenza.

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Il burka era l’unico vestito femminile ammesso durante i sei anni di governo talebano

Fece impressione anche la distruzione con la dinamite delle due gigantesche statue di Buddha scolpite sulle fiancate delle montagne, che, tra l’altro, diede implicitamente origine all’odierna cancel culture.
Le cose cambiarono nel 2001, dopo che gli aerei dirottati da terroristi compirono stragi alle Torri gemelle di New York e altrove. Gli Stati Uniti chiesero ai talebani di espellere Osama Bin Laden e la sua organizzazione di Al Qaeda, responsabili di quegli atti, e siccome i governanti risposero che non lo avrebbero fatto perché erano loro amici, gli Stati Uniti li invasero.
Come con Stalin, diventato loro avversario dopo che lo avevano sostenuto per liberare l’Unione Sovietica dagli invasori nazisti, così gli americani si ritrovarono a combattere uno dei tanti gruppi che avevano sostenuto contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan.
Gli americani cancellarono le leggi oppressive varate nei sei anni del governo talebano, in particolare quelle contro le donne.
Alcuni oggi li criticano dicendo che avevano fatto male, perché così hanno dato alle donne false speranze. Ma certo, anche quando occuparono la Germania avrebbero dovuto continuare a perseguitare gli ebrei per rispettare le decisioni prese nei precedenti dodici anni di governo nazista.
Quando Bin Laden era ormai stato ucciso da tempo e il leader storico dei talebani, il mullah Mohammed Omar, era deceduto per ragioni naturali, gli americani e i loro alleati cominciarono a pensare di andarsene: la loro missione era indirizzata solo contro il terrorismo.
A questo punto gli agguerriti talebani hanno riconquistato il paese in poco tempo perché il governo afghano ha preferito scappare per non rischiare una brutta fine.
Questi eventi confermano che i fanatici islamici sono ben organizzati, mentre gli islamici moderati sono disorganizzati e poco determinati a combattere. E, incredibilmente, questa storia ha almeno in parte resuscitato un mito che sembrava ormai morto e quasi sepolto: il concetto di libertà occidentale come tesoro da salvaguardare.
Negli ultimi tempi l’occidente viene accusato di essere schiavista, mentre è stata la prima società avanzata ad abolire lo schiavismo e a tutelare le libertà individuali. Di non essere democratico, mentre ha inventato e sempre più esteso la democrazia, concetto, tra l’altro, del tutto estraneo alle altre culture.
Insomma, l’occidente era ormai considerato colpevole di tutto ciò che c’è di negativo nel mondo.
Bisognerebbe approfittare di questo improvviso consenso nel confronti dell’occidente per renderlo più solido, anche perché neppure ora è generalizzato. E, anzi, stanno rapidamente nascendo gli amici italiani dei talebani (solo per parlare di nuovo male dell’occidente).
Le stesse femministe sono rimaste in silenzio di fronte a quello che sta accadendo in Afghanistan. Secondo loro nemmeno la libertà delle donne è un valore universale, ma dipende dal contesto: implicitamente lo considerano, quindi, un valore “razziale”, nel senso che per alcune etnie è valido e per altre è opzionale.
L’unica forza che può salvare l’umanità dal fanatismo e la superstizione è la razionalità, un altro dei fondamenti di un occidente che ha inventato la scienza moderna attraverso Galileo Galilei, lottando contro l’oscurantismo religioso.
Solo la razionalità ci può permettere di governare bene e in maniera giusta. A partire dall’occidente stesso, Italia compresa, che sta perdendo i propri valori originari.
Ok, mi sono deciso, fondo il Partito occidentale e aspetto adesioni!
(Bisogna solo trovare un milioncino per le prime spese organizzative…).

 

Solo una questione di marketing?

Gentile Direttore,
riflettendo sull’offerta fumettistica attuale, quantitativamente direi che siamo ben lontani dalla millantata crisi del medium in questione. Potrebbe essere vero che percentualmente il fumetto venda meno rispetto al passato, ma non giurerei sui margini di guadagno così risicati lamentati dagli editori.
Forse si trovano meno copie di un singolo fumetto (parlo di edicola, fumetteria e libreria), e i costi di produzione e vendita al dettaglio certamente incidono su quest’aspetto. Tuttavia ben poco si fa per far conoscere il prodotto, per promuoverlo, se si escludono pochi articoli di settore e video pubblicati in rete, spesso poco professionali e noiosi.
È evidente che le forme di intrattenimento oggi siano ben più numerose che in passato, per cui un giovane ci pensa bene prima di imbarcarsi in una faticosa lettura, e questo forse dipende anche dalla difficoltà della nostra rete educativa.
Eppure, proprio il marketing ha permesso a un prodotto così lontano da noi, il manga, di affermarsi in maniera schiacciante. Cosa ne pensa?
Giuseppe

Gentile Giuseppe,
il successo dei manga non mi pare provenga da una particolare strategia di marketing.
Quanto alle fumetterie, attraverso di esse si distribuiscono molti più titoli che nelle edicole, ma vendono poche copie ciascuno.
Credo che i problemi fondamentali per il fumetto siano due. I contenuti sempre più “autoriali”, non rivolti al grande pubblico, e il prezzo di copertina ormai troppo alto: la maggior parte degli italiani non può permettersi di spendere tanto.
Risolti questi due problemi si può pensare al marketing, che comunque nel caso del fumetto non mi pare centrale.
Però, dato che lei la pensa diversamente, ci spieghi cosa farebbe per promuovere il fumetto.

 

Simpatici bastardi

Direttore,
pensa che nei comics di oggi ci sia ancora spazio per cattivoni tagliati con l’accetta che polarizzano le antipatie del pubblico, come accadeva per i nazisti negli anni quaranta e i comunisti negli anni sessanta (per esempio, il Gambadilegno che Floyd Gottfredson univa nel giro di pochi anni prima ai nazi e poi ai sovietici)?
O come insegnano le reazioni a scoppio ritardato a “Sacro Terrore” di Frank Miller, le case editrici imbevute di perbenismo hanno ormai paura di offendere qualcuno?
Andrea

Gentile Andrea,
i cattivi tagliati con l’accetta non mi piacciono. Amo, invece, gli avversari che siano a loro modo simpatici o carismatici.
Credo sia comunque impossibile rendere interessante il cattivo di una ideologia totalitaria realmente esistente. A meno di farne un personaggio cinico legato a una fazione per puro interesse. In tal caso funzionerebbe alla grande.

Il Gambadilegno nazista e poi sovietico non lo ricordo, sarà che le strisce dei quotidiani dal 1942 in poi mi piacciono sempre meno, salvo eccezioni.

 

Quelli di Comicsgate

Equanime direttore,
il mondo del fumetto sta diventando un brutto posto?
Un paio di settimane fa ero rimasto sbigottito per l’ostracismo riservato a Frank Miller, mentre ora scopro che esiste un movimento d’opinione (Comicsgate) che avversa autori “progressisti” con tanto di liste di proscrizione.
Ho sempre pensato che i fumetti fossero il migliore dei mondi possibili e mi sembrava giusto illudermi che anche autori e lettori cercassero, come i loro eroi di carta, una strada per superare le miserie e le beghe del mondo reale. Ma evidentemente il mondo del fumetto è solamente lo specchio di quello reale. Che ne pensa, direttore: sono i tempi attuali a favorire la discordia o è sempre stato così?
Fabio

Gentile Fabio,
estremisti di destra e di sinistra ce ne sono sempre stati. Il problema sorge solo quando gli estremisti, di qualunque parte siano, acquistano sufficiente forza da zittire tutti gli altri.
Nello specifico, questo Comicsgate, che conosco solo di nome, credo conti meno di niente.

 

Fumetti di successo al giorno d’oggi

Carissimo Sauro,
un personaggio (tuo e tra l’altro molto bello) quante possibilità avrebbe oggi di sopravvivere in edicola o fumetteria?
Graziano

Gentile Graziano,
quale sarebbe il mio personaggio “molto bello”?
Secondo me si possono benissimo lanciare personaggi di successo ancora oggi, naturalmente nelle molte edicole (non nelle poche fumetterie). Come dico spesso, dovrebbe essere un fumetto brillante e avere prezzi popolari. Non affermo che il successo lo si possa raggiungere al primo colpo, ma dopo due o tre serie probabilmente sì.
Era quello che faceva Sergio Bonelli, del resto. Anche se negli utlimi tempi aveva perso smalto a causa dell’incredibile successo di Dylan Dog, che andando (apparentemente) contro ogni sua idea di fumetto, lo aveva portato a non fidarsi più del proprio giudizio.

 

Biancaneve e i sette nani

Caro direttore,
quale film animato della Disney preferisce?
Io amo Biancaneve, e il personaggio che mi piace di più è la regina cattiva per il suo sottile erotismo.
Sandra

Sì, gentile Sandra,
Biancaneve è di gran lunga il migliore film animato della Disney.
Sicuramente il più creativo, con i sette nani ipercaratterizzati e la regina cattiva che si trasformava in vecchia strega.

I personaggi e gli elementi dei film di Biancaneve sarebbero stati perfetti per una serializzazione. Invece, salvo alcuni episodi a fumetti di una sessantina di anni fa a opera (se non ricordo male) di Romano Scarpa, non se ne è fatto niente.
L’hanno invece sfruttata alcuni autori non Disney, come Peyo con i Puffi, pure loro nanetti supercaratterizzati, e Rubino Ventura insieme a Leone Frollo, con l’omonima parodia erotica pubblicata dalla Edifumetto.

 

Sauro Pennacchioli

 

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Contatto E-mail: info@giornale.pop

1 commento

  1. Buongiorno direttore, ottima la pro vocazione ad esporre idee per promuovere il fumetto , dico la mia , non nella convinzione di possedere formule magiche ma per il gusto di proporre il proprio pensiero sperando che altri espongano il suo , e chissà che qualcosa di buono salti fuori . Ebbene io penso che le case editrici , di comune accordo; Bonelli, Panini , Disney per prime ; siano in dovere di aprire , una o più casa/museo del fumetto e promuovere visite attraverso contatti con la pubblica istruzione a questa forma di arte popolare. Oltre a questo le case editrici potrebbero investire in mostre itineranti , come fu fatto a suo tempo per i 40 anni del Tex , se non ricordo male , dico investire perché penso a mostre che durano mesi , e che ambiscano a coprire più centri cittadini possibili .A differenza del cinema oggi il fumetto manca di visibilità , talvolta pure entrando nelle edicole fatichi a vederlo esposto , e senza visibilità è destinato a sparire dall’immaginario collettivo abbastanza in fretta. Poi sono d’ accordo sulla questione del prezzo alto , per lo meno rispetto al passato e in rapporto a quanto può spendere un ragazzino . Cordiali saluti

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