IL TORO, UNA GIULIETTA SPRINT E GARIBALDI

IL TORO, UNA GIULIETTA SPRINT E GARIBALDI

Senza dubbio, uno dei club calcistici italiani più affascinanti è il Torino Football Club. Tifare Toro deve per forza significare fare i conti con la memoria e con il dolore, vuole dire accettare la convivenza con una squadra (l’altra torinese) che vince tutto o quasi, mentre tu perdi tutto o quasi. Probabilmente significa anche gioire per qualsiasi piccolo passo, mentre quegli altri corrono senza freni.

Tempo fa Giovanni Arpino, che tifava bianconero, ha scritto che “la Juventus è universale, il Torino è un dialetto, la Madama è un ‘esperanto’, il Toro è gergo”. Di certo il fascino dei granata risiede anche in questo loro essere il “lato B” del calcio torinese. Chi tifa Toro sceglie consapevolmente di vivere le domeniche pomeriggio nella sofferenza. Forse è destinato a mitizzare non solo le grandi vittorie (l’ultimo scudetto è del 1975-76), ma anche le delusioni, le occasioni mancate, le false promesse e le sconfitte brucianti. Nel campionario consistente di queste ultime categorie troviamo senza dubbio giocatori come Denis Law e Joe Baker.

Per evocarli adeguatamente, bisogna accantonare gran parte di ciò che il calcio è diventato oggi. Niente pay-tv, niente calciatori tatuati, niente preparazioni fisiche portate all’estremo. Stagione 1961-62: le frontiere erano aperte anche allora (c’erano pure degli “oriundi”) e le società italiane si erano decisamente lanciate sul mercato britannico. Il Toro aveva acquistato due grandi promesse come, per l’appunto, lo scozzese Law, dal Manchester City, e l’inglese Baker, dall’Hiberian.

Scrive di loro il medico torinese Paolo Ferrero nel bel libro “Chiedi chi erano Law e Baker”, edito da Bradipolibri. Il primo era un numero dieci fantasioso e dai piedi buoni, il secondo un ragazzone animato da un prorompente fiuto del gol. Oltre ai due stranieri, c’erano nelle fila granata anche numerosi altri giocatori di qualità, quali, per esempio, il portiere Vieri, capitan Bearzot e l’inossidabile centrocampista Ferrini. Le premesse per un ritorno ai piani alti del campionato c’erano tutte.

Invece il Torino si classificò solo settimo, dopo un campionato all’insegna della discontinuità. Law e Baker, ventenni o poco più, alternarono prove maiuscole a gare totalmente anonime. Con un particolare: ai due piaceva la bella vita, e la loro indisciplina indisponeva i compagni di squadra.

Una notte del febbraio del 1962, reduci dal night club, si schiantarono a bordo di una Giulietta Sprint contro un monumento di Garibaldi. A quel punto i rapporti tra i due calciatori nottambuli e la società granata precipitarono definitivamente, fino al divorzio a fine stagione.

Peccato: Law, in particolare, sarebbe diventato, nel decennio successivo, una vera e propria bandiera del Manchester United, segnando 171 reti in 309 partite. Il campionato del 1961-62 venne dominato dalle due milanesi: lo scudetto andò al Milan, seguito per l’appunto dai neroazzurri di Herrera.

In ogni caso non fu certo una stagione da buttare per i granata: la Juve arrivò dodicesima.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*