I FUMETTI E LE DITTATURE – LA POSTA

I FUMETTI E LE DITTATURE – LA POSTA

I fumetti nei paesi totalitari

Caro Direttore,
è vero che in Russia non esistono fumetti?
Daria

 

I FUMETTI E LE DITTATURE

“Maggiore Tuono”, uno sbirro russo a fumetti

 

Gentile Daria,
quando nel 1917 i comunisti presero il potere in Russia congelarano il Paese così com’era, e siccome i fumetti non erano ancora arrivati nessuno pensò a introdurli. Soprattutto, come i fascisti (ne parlo qui), i comunisti si affidavano al giudizio dei pedagogisti, che dei fumetti all’epoca dicevano peste e corna.
In Italia il capo del Partitio comunista Palmiro Togliatti era pure contrario ai fumetti, anche se per arginare le pubblicazioni per bambini cattoliche e liberali, come Il Vittorioso e il Corriere dei Piccoli, lanciò con scarsa convinzione Il Pioniere. Negli Stati Uniti, il quotidiano comunista Daily Worker pubblicava articoli contro i fumetti, spingendo nel 1954 la Ec Comics, criticata dai pedagogisti per i suoi fumetti horror, a mostrarne polemicamente alcuni estratti con lo slogan: “Il gruppo più desideroso di distruggere il fumetto sono i comunisti!”.

I FUMETTI E LE DITTATURELa Germania di Adolf Hitler ebbe lo stesso destino della Russia sovietica: i fumetti non erano arrivati prima dei nazisti e non arrrivarono neanche durante, a causa delle leggi protezionistiche. Arrivarono dall’estero solo dopo la guerra e non si sviluppò mai una grande produzione nazionale.
In Russia si è dovuto aspettare fino gli anni novanta, ma, per quello che ne so, i fumetti che vi vengono pubblicati oggi sono pochi e difficilmente reperibili.
Della Cina comunista abbiamo parlato la scorsa settimana.

 

Ricordo di Sergio Bonelli

Caro Direttore,
lei che ha conosciuto Sergio Bonelli, ci può dire che tipo era?
Flavia

I FUMETTI E LE DITTATURE

Gentile Flavia,
come credo di avere già risposto a una domanda simile, in realtà io Sergio Bonelli l’ho conosciuto pochissimo.
A livello personale, l’impressione è che fosse un poco impacciato per qualche strano complesso.

Come editore, con sua madre ha cavalcato il successo di Tex, ideato dal padre, lanciando decine di personaggi di scarsa fortuna prima di imbroccare casualmente Zagor, che tra l’altro, in realtà, è stato in gran parte ideato da Gallieno Ferri. Ma Mister No l’ha creato tutto lui, ed è stato a lungo un personaggio di successo: la sua vera creatura.
Infine, cosa più imporante, è stato uno dei più grandi sceneggiatori italiani. Nessuno oggi è lontanamente vicino al suo livello nel campo del fumetto avventuroso.

 

Oscar discussi e Rodolfo Cimino

Signor direttore:
1) Ho letto che la notte degli Oscar ha registrato il più basso dato di ascolti della sua storia. Per essere candidato, è stata messa la regola che la produzione di un film deve avere una quota delle varie minoranze. Se si continua così premi e critica perderanno credibilità.
2) Che ne pensa di Rodolfo Cimino?
Franco

I FUMETTI E LE DITTATURE

Gentile Franco,
credo che andrebbero premiati i migliori film, indipendentemente da chi li abbia realizzati. Se, come sospetta lei, i premi sono stati condizionati dal “politicamente corretto”, la cerimonia degli Oscar decaderà verticalmente come successe alla Mostra del cinema di Venezia quando venne condizionata dai contestatori del ’68. In ogni caso, i premi di qualsiasi tipo mi sono sempre stati indifferenti.
Rodolfo Cimino (1927-2012) non l’ho mai apprezzato particolarmente, del resto ricordo quasi soltanto che nelle storie inseriva spesso dei grossi macchinari. Comunque sono pochissimi gli autori Disney che mi sono piaciuti.

 

I fumetti sono buoni solo se c’è un buon editor

Caro Direttore,
io credo che il successo dei fumetto sia determinato dagli editor. Secondo lei qual è stato il migliore?
Federico

Gentile Federico,
sono perfettamente d’accordo, dove ci sono pessimi editor i fumetti sono pessimi, e viceversa. Gli autori buoni ci sono sempre: gli editor devono trovarli, dargli lavoro e motivarli.
Senza dubbio il più grande editor dei fumetti è stato Joseph Patterson (1879-1946), co-proprietario del Chicago Tribune e fondatore del tabloid Daily News di New York, ancora oggi i più venduti quotidiani delle rispettive città.
Patterson curava anche l’agenzia di fumetti dei due quotidiani, lanciando e seguendo personaggi come Dick Tracy di Chester Gould, Little Orphan Annie di Harold Gray e Terry and the Pirates di Milton Caniff, ovvero le strisce meglio scritte di tutti i tempi.
Dal punto di vista artistico non ha alcuna importanza il fatto che Patterson a volte usasse le strisce, come i giornali, per veicolare messaggi politici.

 

La migliore autrice

Caro Direttore,
quale autrice di fumetti preferisce?
Marzia

Gentile Marzia: boh.
Ho sempre trovato di cattivo gusto guardare sotto i pantaloni o le sottane degli artisti, gli scienziati o chiunque svolga un lavoro. Di conseguenza trovo le cosiddette quote rosa una stupidaggine (nei posti di responsabilità del mio settore professionale ci sono praticamente solo donne da molto prima che si parlasse di quote: e adesso se ne dovrebbe togliere qualcuna per lasciare il posto agli uomini?).
Comunque la sua domanda mi ha costretto a pensarci sopra. Al giorno d’oggi ci sono molte autrici italiane brave, ma nessuna che mi faccia gridare al miracolo, e un po’ tutte somiglianti tra loro.
In Giappone ce ne sono sempre state parecchie, come la grande Rumiko Takahashi, quella di Lamù, anche se per i miei gusti indugiano troppo negli aspetti sentimentali.
Invece nel mondo anglosassone le autrici sono davvero poche, malgrado i periodici tentativi di immetterle.
Alla fine per rispondere alla domanda dico Grazia Nidasio, benché sia “solo” molto brava, non un genio che ha cambiato il corso del fumetto. La scelgo per la brillante ordinarietà con la quale ha rappresentato Valentina Melaverde e la sua famiglia del ceto medio milanese nel Corriere dei Piccoli.
Qui potete leggere un fumetto della Nidasio dove se la prende, completamente a torto, con Sergio Bonelli in persona e i supereroi in generale (dimostrando, tra l’altro, di non essere in grado di distinguere due generi molto diversi tra loro).

 

i fumetti delle dittature

Sauro Pennacchioli

 

 

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1 commento

  1. Per essere precisi La notte delle stelle ha registrato un meno 58% rispetto ai dati dell’anno scorso. Secondo le rilevazioni Nielsen riportate da Variety, 9.85 milioni di spettatori si sono sintonizzati sulla Abc per la diretta dei premi, ben 13,75 milioni in meno del 2020. Pesa il covid ma anche il regolamento folle:

    questo è il regolamento

    «Nelle pellicole candidate come miglior film è indispensabile la presenza almeno di un attore a scelta tra queste categorie: “asiatico, ispanico, nero non americano, afro-americano, nativo-americano, abitante dell’Alaska, mediorientale, nord-africano, hawaiano e un rappresentante delle isole del Pacifico”. Non solo: nei ruoli secondari è indispensabile scritturare, oltre ad un appartenente a un qualunque tipo di minoranza, almeno uno a scelta tra un interprete Lgbtq+ o affetto da disabilità, e gli studios saranno tenuti ad assumere almeno il 30% del loro staff secondo questo stesso criterio, anche per quanto riguarda ad esempio gli uffici marketing. Negli anni che ci separano dal 2024 sarà inoltre necessario esibire, per il momento in maniera confidenziale, un documento che testimonia di aver rispettato gli inclusion standards».

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