COSE CHE HO FATTO IN TEMPO A CONOSCERE – IL LACCIO PER I LIBRI

COSE CHE HO FATTO IN TEMPO A CONOSCERE – IL LACCIO PER I LIBRI

Finché si andava alle scuole elementari o alle medie (o meglio, per me e i miei fratelli all’avviamento commerciale che, all’epoca, affiancava la scuola media inferiore), i libri si portavano dentro la cartella. Seriose cartelle di cuoio, perché il consumismo non aveva ancora invaso i materiali scolastici con le immagini di Batman, Tartarughe Ninja o principesse Disney. Quando arrivai alle superiori (a metà degli anni sessanta), scoprii che per i “grandi” c’era un altro modo di portare a scuola libri e quaderni: il laccio elastico che vedete nella foto qui sopra. Era un modo per distinguersi dai “bighini” (bambini piccoli, nella vulgata senese). E un discreto risparmio per le famiglie.

Come si usava? Semplicemente, la mattina si faceva un “pacchetto” dei libri e quaderni necessari per le lezioni del giorno e ci si metteva attorno la cinghia che, essendo elastica, si adattava allo spessore del pacco. Poi si prendeva il quasi-parallelepipedo così assemblato e lo si portava in braccio fino a scuola. A seconda del numero di libri e quaderni che occorrevano di mattina in mattina, si rivelava un discreto esercizio fisico quotidiano!

Naturalmente la fantasia adolescenziale trovava anche altri utilizzi per il laccio, come le gare di cinghiate. Il gancio metallico, secondo dove venivi colpito, poteva fare abbastanza male. 

Non saprei dire quale fosse la durata media di un laccio, ma ricordo che la gomma, con l’uso, pian piano si logorava e rischiava di rompersi durante il trasporto con effetti catastrofici. O comici.

Poi qualcuno si inventò gli zaini, e a distinguere i piccoli dai grandi sono rimaste solo le decorazioni degli stessi, più infantili o “adulte”.

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