CHICHONI, INTERVISTA SU UN FUTURO DI RUGGINE

CHICHONI, INTERVISTA SU UN FUTURO DI RUGGINE

Oscar Chichoni, nato nel 1957, è un illustratore argentino noto in Italia soprattutto per le copertine di Urania e del defunto mensile di fumetti L’Eternauta (queste ultime pubblicate originarimanete nell’analoga rivista Fierro).

CHICHONI, INTERVISTA SU UN FUTURO DI RUGGINE

Per circa due decenni ha lavorato nel mondo del cinema, come assistente per gli aspetti visuali di registi come Guillermo Del Toro, Tim Burton, Terry Gilliam e Francis Ford Coppola. Recentemente ha lavorato come concept artist per il film Pacific Rim, progettando i robot protagonisti del film.

Nel suo libro “Mekanika” spiega la sua tecnica di lavoro basata su pastelli acquerellabili: crea i volumi con inchiostri liquidi e acrilici, e successivamente lavora sui dettagli con pastelli e, ancora, con acrilici.

CHICHONI, INTERVISTA SU UN FUTURO DI RUGGINE

Oscar Chichoni

 

Ho ritrovato questa intervista a Chichoni di qualche anno fa nell’archivio del mio computer. Mi spiaceva lasciarla lì a prendere polvere virtuale.

 

Oscar Chichoni, nelle sue illustrazioni il futuro appare cupo e inquietante…

Non saprei. Certo c’è un clima di paura, specie nell’uso del colore. Il futuro è una cosa sconosciuta, è un mondo nuovo che ancora non si conosce, quindi ci provoca paura. Penso però che sia una sensazione che proviamo tutti. Comunque cerco anche di scherzarci sopra.

Si riferisce ai putti che appaiono spesso nelle sue immagini facendo gestacci e boccacce?

Proprio così. In fondo sono dei niños, bambini che strizzano l’occhio allo spettatore.

È il carattere latino che esce fuori, ironizzare e smitizzare tutto, anche le paure.

Non so, è possibile.

A cosa è dovuta la sua predilezione per il metallo, per le figure gigantesche e arrugginite, granitiche?

Tutti noi abbiamo fatto delle esperienze che fanno parte di noi stessi. Da bambino giocavo in una specie di cimitero di locomotive a vapore, forse è nato tutto da lì, dal ricordo di quei mostri arrugginiti al sole. Erano quasi dei simboli della vita, cose enormi eppure destinate a morire, ad arrugginirsi, oppure a essere fatte a pezzi e riutilizzate. È il ciclo della vita.

Visto che ha nominato il sole, in effetti il metallo delle sue illustrazioni è spesso scaldato da una luce calda…

Vero, accade spesso anche questo.

Per un illustratore abituato a fare tutto da solo, è stato difficile lavorare per il cinema?

No. In effetti siccome ho lavorato da solo per tutta la vita pensavo che l’esperienza con il cinema sarebbe stata terribile, invece è stato l’opposto. Oggi preferisco il lavoro di squadra: è più stimolante e dinamico. La cosa che mi interessa è ottenere un buon prodotto finale, cosa che è più facile in gruppo, anche se un po’ scompare la mia persona.

Ho letto che non usa il pennello, è vero?

Lo uso il meno possibile, preferisco le matite e i pastelli a olio. Non ho un buon rapporto con il pennello. Talvolta lo uso per realizzare le figure umane, ma in tutti gli altri casi preferisco le matite.

Utilizza il computer?

Ho intenzione di utilizzarlo, ma per ora non ho tempo. Inoltre ho capito che i giovani lo utilizzano già benissimo, meglio di quanto potrei fare io. Nel mio lavoro di art director per videogiochi ho coordinato molti ragazzi che usano il computer: sono davvero bravi, fanno cose egregie. Io lavoro ancora con carta e matita e lascio che siano gli altri a trasformare le mie illustrazioni in immagini virtuali. Credo di appartenere a un’altra generazione.

Cosa legge e cosa guarda Oscar Chichoni?

Leggo quello che leggono le persone comuni, nulla di particolare. Buona letteratura, buon cinema, ma non sono uno specialista in niente… anzi, quando qualcuno parla di cinema mi sento ignorante. Spesso leggo cose opposte a quello che sto facendo: se realizzo una illustrazione di fantascienza leggo avventura, e viceversa. È un modo per cercare stimoli che non interferiscano.

Ha mai pensato di realizzare fumetti?

Li ho fatti quando avevo 17 anni per le Edizioni Record, per cui hanno lavorato grandi artisti come Juan Zanotto (la casa editrice che ha pubblicato Skorpio, preso a modello dall’omonimo settimanale italiano – NdR). Mi sono dedicato anche alla pittura. Quando si è giovani si sperimentano tante strade… Alla fine sono arrivato all’illustrazione, che è un modo di coniugare pittura e fumetto.

 

CHICHONI, INTERVISTA SU UN FUTURO DI RUGGINE

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