WALTER FACCINI A CACCIA DEL LEONE BIANCO

WALTER FACCINI A CACCIA DEL LEONE BIANCO

Sento ruggire, è arrivato il tanto sospirato Leone Bianco!

Finalmente, dopo un poco di attesa, il candido felino fa la comparsa in un’avventura (la seconda) del pavido cacciatore di belve feroci Menelao Menelai.

Il terribile “Leone Bianco”, uscito in albo originale della serie Roma con il numero 16, come supplemento al settimanale “Il Vittorioso” n° 24 del 27 Giugno 1942, di fatto conclude le peripezie africane iniziate sull’albo della stessa serie n° 14, supplemento al n° 16 del Vittorioso di quel  lontano anno e intitolato “Attraverso l’equatore”. Eh, io avevo 4 anni e mezzo: forse ebbi modo di guardarlo, ma se lo feci il ricordo si è completamente dissolto con il passare dei decenni.

Mancando ricordi coevi all’uscita di questo raro albo, non mi rimane che farne una presentazione per  gli amici lettori basandomi sull’impressione che ne ho avuto leggendolo per la prima volta pochi anni fa e di nuovo proprio oggidì o forse ieri l’altro, fate voi!

Per darne un giudizio devo obbligatoriamente confrontarlo con storie umoristiche dello stesso periodo pubblicate da “Il Vittorioso”, così da poter rilevare differenze e assonanze sia narrative, di genere che di caratteristiche disegnate. Lavoro che farò solo a livello mentale, per non essere troppo pedante.

Questo Leone Bianco scritto e disegnato da Walter Faccini è una gradevole storiella  dall’esile svolgimento che diverte perché si avvale di un ritmo narrativo veloce, di una trama basata su una successione di gag e con la partecipazione di personaggi ben caratterizzati che intessono l’un l’altro, con naturalezza, le loro vite nell’ambito di uno scenario allora alla moda: la terra d’Africa.

Il disegno tondeggiante è leggibilissimo e non ha cedimenti di nessun tipo, il nostro allora trentunenne Walty aveva la mano già sicura, allenata con anni di lavoro alla matita, ai colori e al pennello. Notizie biografiche più dettagliate vanno ricercate sul n° 18 del novembre 2011 e precisamente da pagina 24 a 27 nell’ambito dell’articolo di Antonio Cadoni “Attraverso l’equatore con Walter Faccini” e  in un successivo intervento, su “V&D” n° 27 di Dicembre 2014, della nipote del Nostro, gentile signora Eli che vive in Irlanda con marito (mister MacBain) e relativa prole.

La storia di Faccini ha la struttura e le cadenze ritmate di certi vecchi cortometraggi di genere umoristico degli anni trenta, nei quali la trama era il pretesto per creare esilaranti situazioni atte a portare alla risata e al sicuro divertimento.

Con il passare degli anni e dei decenni il genere umoristico scritto, disegnato, fumettato (pensiamo a Craveri e Jacovitti) o filmato, subì una naturale evoluzione dal semplice al complesso, in modo tale che la trama ebbe il sopravvento sulle singole gag. Anche in Faccini la traiettoria evolutiva seguì questo schema, tanto che nelle successive storie per il mondadoriano “Topolino” formato giornale intitolate “Caccia grossa”, ”Ciccio alla riscossa e “La farfalla filosofale”, tutte parte di uno stesso scenario africano e con gli stessi protagonisti, il lettore non può non prendere atto che le azioni si infittiscono e che aumentato il numero dei personaggi: diventa così sempre più difficile prevedere quello che accadrà, dopo la lettura di una singola puntata, nella successiva.

Puntate, che (accipicchia!) sono parecchie, poiché si inizia nel mese di marzo 1942 per terminare alla fine dell’anno seguente con il n° 564, dopo complessive 82 (se ho fatto bene i conti).

Si, “Topolino” giornale chiude per la guerra e la lunghissima storia della “Farfalla filosofale” per un pelo non giunge alla conclusione. Faccini non solo l’aveva disegnata tutta, ma per Mondadori aveva successivamente preparato il seguito, con ovviamente gli stessi personaggi, ovverosia un’altra storia intitolata “Lo scienziato Amedeo”, di genere fantastico-misterioso-avventuroso e alla fine africano: questa storia però rimase veramente incompiuta, poiché verso la fine del 1943 il Nostro si rifugiò in Svizzera per motivi, credo, politici (data la guerra in corso). E tutto rimase per aria. Almeno, dovrebbe essere andata così.

E allora che accadde allo “Scienziato Amedeo”? Beh, l’editore Mondadori tirò fuori questa storia nel dopoguerra e la inserì a puntate (8) discontinue nella collana “Albi d’oro”, dal n° 138 al n° 147 del 5 Marzo 1949, per un totale di 20 tavole, tutte formate da 5 strisce fuorché la prima (contemporaneamente anche prima puntata), che di strisce ha solo le prime due, le altre tre eliminate dalla “banda” Mondadori per far posto alla pubblicità.

Comunque se anche nell’ultimo quadretto della storia appare la parola fine (apocrifa), la peripezia dei personaggi raccolti intorno allo scienziato Amedeo non era terminata.

Però si può ben dire questo lavoro di Walty appare molto più evoluto di quello del Leone Bianco.

Se pensiamo a Jacovitti si può dire la stessa cosa, mentre per Craveri alle prese nel dopoguerra con il nuovo Red Cap e forse con altre persone addette ai lavori con diversa mentalità rispetto ai precedenti, iniziò un periodo di amarezze, nonostante la sua vena poetica dimostrasse di essere tutt’altro che esaurita.

Ma nel 1942 che combinava il Nostro? Già, un fatto davvero interessante quello che inizia sul “Vittorioso” n° 46 del lontano 1941, quando gli animali del craveriano zoo reduci dalla meravigliosa incursione della “Polvere del pirimpimpin”, dopo aver assicurato alla giustizia il vile marrano e fachiro Rabadam e il suo minuscolo sgherro Zemiro, di professione genio malvagio, si trovano inopinatamente con il loro barcone sulla cima di una montagna: hanno dormito interi mesi per aver banchettato con un grosso pesce, cotto riflettendo i raggi solari con la la lente di ingrandimento. Il pesce, ammaliato dal canto di una poco avvenente sirena era ovviamente stregato, e ha fatto precipitare tutta la banda zoolandina in un profondissimo sonno!

Che dire quindi dello “Zoo e il fatto interessante”? Storia che si svolge mentre i bagliori della guerra incombono e la povera Italia lentamente soccombe travolta da forze immani. Craveri continua a coniugare aspetti della favola e del mito, inventando avventure che hanno anche un lieve sentore di meravigliosa magia. In quello stesso periodo la pedagogia di regime non guardava di buon occhio l’evasione letteraria dedicata ai bimbi e ai fanciulli che cavalcava universi lontani dal reale: meglio sarebbe stato, secondo i pedagogisti di allora, presentare ai fanciulli storie di sacrifici e di piccoli martiri offerti all’amor di patria e alla fede nella chiesa di Cristo. Tollerate erano le storie “meravigliose” se alla fine si rivelavano semplici e banali sogni.

Ma Craveri e anche il nascente astro Jacovitti erano abili inventori di avventure favolose o fantastiche, riuscendo a passare quasi indenni attraverso le pur strette maglie della rete della censura autarchica. In quello stesso 1942 il nostro grande manipolatore manda i suoi animali dello zoo non solo fra animali mitologici, ma pure tra corsari pirateschi dal ghigno feroce che poi alla fine faranno una sorprendente, inattesa e orripilante fine saltando in aria nell’impatto del loro galeone con una mina galleggiante (c’era pur sempre la Seconda guerra mondiale in atto!). Jacovitti da par suo fa vivere ai suoi “Tre Pi” in una avventura nel mondo del circo alle prese con il diabolico ipnotizzatore Putifarre… Già, il grande Jacovitti, nello stesso momento nel quale Walter Faccini su “Topolino” batteva e ribatteva il chiodo selle peripezie africane, inizia una entusiasmante sarabanda di avventure disegnate che presentano scenari diversissimi fra loro. Tirate voi un poco le somme.

Che ne pensa la nipote “irlandese” del Nostro e studiosa della sua opera insieme a una spalla di notevole esperienza (Antonio Cadoni)? Eli Macbett sta mescendo una pinta di Guiness dal colore ambrato mentre al suo fianco Albert Dubout scuote la testa leggendo la sua monumentale biografia scritta da un tale Thomas Turchey, ex clochard reduce dai fasti delle fogne parigine. Dietro al bancone un ometto dai capelli rossi schiacciati sotto un lungo berretto verde trifoglio, dalle lunghe orecchie con una vistosa gamba di legno suona la fisarmonica cantando una nenia in gaelico. Perbacco, riconosco il lui il protagonista di un’avventura “topolinesca”. È di certo un leprecauno, si chiama, si chiama… ah, ecco, Gilhooley! Comunque eccoci qui, ai margini del desolato altopiano del Burren. Già, una stranezza geologico/ambientale, un habitat inconsueto, ma non vi meravigliate se l’erica cresce rigogliosa nelle fessurazioni calcaree di questo grande disabitato tavoliere che si affaccia sulla costa dell’ovest irlandese: la natura è provvida.

Siamo fermi ad Ballymellodee dove nel pub gestito da Eli potremo rifocillarci. Per mille diavoli! chi vedo attraverso la deformazione del vetro fatto a mano delle bow windows? all’interno comodamente seduto e intento a tracannare una pinta di guinness? Sauro sta scolando la sua ottava (pinta), si forbisce le labbra i baffi alla Clark Gable dalals chiuma (forse per questo piace tanto a Giovanna e alle ragazze in genere?) e strizzando gli occhi si guarda intorno, si rigira verso il sottoscritto e borbotta: “Ma siamo proprio  sicuri che il risultato delle somme tirate sia giusto?”. Io alzo le spalle e sospirando dico con voce dal tono rassegnato: “Che mai di certo c’è in questo mondo?”.

Però a uso e consumo di coloro che cercano certezze ecco che qui s’impone una cronologia degli albi d’oro Mondadori con Faccini.

Albo d’oro 138, “Paperino e l’albero di Natale”, prima puntata = due strisce.

Albo d’oro 140, “Giorgio Ventura contro Taxi sombrero”, seconda puntata = 1 tavola di cinque strisce.

Albo d’oro 141, “L’impero del silenzio”, terza puntata = tavole 1.

Albo d’oro 142, “Topolino e la scoperta dell’ Atlantide”, 4 puntata = tavole 2.

Albo d’oro 143, “Giorgio Ventura e l’oro del tempio” quinta puntata = tavole 5.

Albo d’oro 144, “La sconfitta di Will Sparrow”, sesta puntata = tavole 1.

Albo d’oro 146, “Tommy del circo”, 7 puntata = tavole 4.

Albo d’oro 147, “La meravigliosa invenzione” puntata =  tavole 5.

Ecco, 8 puntate formate complessivamente di 20 tavole, tutte di 5 strisce fuorché la prima che ne ha solo due a causa dei tagli dall’editore.

Però la storia sembra iniziare mozza, perché si parla di questo scienziato Amedeo, portentoso inventore, ricoverato all’ospedale per un incidente. La storia precedente, “La farfalla filosofale”, apparsa su “Topolino” giornale non finisce con il numero 564 e non continua nel dopoguerra nel dicembre 1945 sul N° 565 del rinato settimanale: forse in quelle tavole mancanti, non pubblicate e quasi certamente accatastate nel famoso magazzino e poi mandate al macero (distrutte) dal nostro Mondadori, ci potrebbe essere la premessa o la liaison alla storia de “Lo scienziato Amedeo”: una semplice ipotesi. Voi che ne pensate?

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(Se avete il computer con lo schermo grande, potete ingrandire le immagini per renderle più leggibili allargando la pagina del browser)

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Caccia grossa inizia su Topolino nel marzo 1942, poi senza soluzione di continuità diventa “Ciccio alla riscossa” e infine “La farfalla filosofale”.

La tavola sotto è del gennaio 1943: puntata 37!

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Con “Albo d’0ro” Mondadori n° 138, datato primo Gennaio 1948, inizia in penultima di copertina con solo mezza tavola (due strisce tagliate dagli scherani capeggiati dal truce direttore Gentilini) la storia di Walter Faccini, disegnata in Agosto-Settembre 1943: “Lo scienziato Amedeo”.

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11 commenti

  1. Walter Faccini……. vi assicuro che alla fine dell’intervento programmato sulla lunghezza delle dieci puntate , ognuna delle quali simili per lunghezza e vaghezza di cintenuto lo farò, lo giuro sulla vena jugulare di Sauro..Questo è quanto per ora passa il convento!“
    Ci troviamo alle 17.00 all’ingresso della Metro Sentier”, così dicendo Sean mi abbraccia e mi bacia leggermente sulle labbra.
    Scoccano le 17.oo , io son qui all’ingresso della Metro Sentier con un mazzo di rose rosa nell’attesa dell’arrivo della famosa attrice ora in disgrazia a causa di una congiura femminile massonica, dovuta all’invidia delle femmine massoni per il fascino conturbante di Sean Youg, anno di grazia 1985. Aspetto fino all’alba, poi quando il sole fa capolino fra gli aguzzi spioventi dei tetti parigini decido di tornare su una panchina di un piccolo parco qui vicino, dove di solito passo la notte interrato insieme al mio amico del cuore riccio, ormai stabilmente in letargo invernale. Sono intorpidito e non riesco ad articolare movimenti con il ginocchio sinistro, che nelle ore di attesa notturne si è completamente irrigidito. Ho anche una fame da lupi, così in mancanza di meglio divoro le 24 rose rosa, mentre i gambi li risparmio per il pasto della sera. Controllo che il riccio sia sempre in letargo dentro al grande mascone centrale interno del mio giaccone di alpaca imbottito di piume di struzzo brasiliano, terra di castagno e foglie varie (l’habitat naturale del riccio).La mia pregiata testa è difesa dai rigori meteorologici da una cuffia in lana merinos sulla quale mi calco per bene il mio cappello stile gentleman alle corse dei levrieri. Sono deluso dal fatto che Sean mi ha dato buca? Non tanto, perché io di quella donna non mi fido poi più di tanto, soprattutto perché ha giù tentato per ben tre volte di accoltellarmi e due di farmi bere cicuta al posto di caffè di orzo maltato. Vedo che sta arrivando una coppia di Flick che affrettano il passo nella mia direzione, ora che mi sono sdraiato su una nella morbida panchina, Veloce come il fulmine mi alzo di scatto e corro urlando nella loro direzione.Sorpresi i due Flick mi scansano gettandosi di lato e io ne approfitto per incrementare il ritmo della corsa ed in- filarmi giù per il Passage del Cairo ed entrare nella bottega di barbiere di Aul Ben Gurion. Ci conosciamo da anni e posso fidarmi di lui; seduto nell’apposita poltrona reclinabile ho già il volto completamente coperto di schiuma, compresi gli occhiali e la cuffia di lana. Passano un paio di ore –mi sono anche addormentato- e svegliatomi saluto Aul e gli rifilo 50 euro falsi acquistati al mercato delle pulci per 10 centesimi.
    Ahh, sono libero ‘posso andare all’istituto Museo delle arti e mestieri dove dovrebbe arrivare Patricia Warrich con l’unicorno per dirmi finalmente la verità sul senso del titolo dei romanzi di Dick, Il cacciatore di androidi e La svastica sul sole. All’ingresso del museo un grande pappagallo brasiliano di razza indefinita ha l’incarico di validare i nostri biglietti a colpi di beccate, e dopo aver fatto questo che considera il suo dovere, ecco il suo piacere.Tutto impettito inizia il suo discorso storico turistico ( chi si ribella viene ferocemente beccato e artigliato a colpi di sperone!): ” Dove oggi si erge l’antico Priorato di Saint-Martin-des-Champs, una basilica funeraria merovingia fu eretta fra i secoli VI ed VIII e fu rimaneggiata in epoca carolingia, del che sono testimoni gli esiti degli scavi archeologici condotti tra il 1993 ed il 1994 da Il prof ed archeologo reale Giannantanio Conte Buffatti in occasione della ristrutturazione del Museo delle Arti e Mestieri. Esso è attualmente sede del Museo delle Arti e Mestieri e dal 1993 è classificato come Monumento storico di Francia. Tempo fa, nel 1060 per essere pignoli, re Enrico I fondò una collegiata e fece erigere un nuovo edificio religioso nel quale s’installò una comunità di 13 canonici. Essa venne poi dedicata dal figlio di Enrico, Filippo I. Quest’ultimo, nel 1079, ne conferì la proprietà all’Abbazia di Cluny, diretta allora da Sant’Ugo, che la trasformò in priorato nominando il suo primo priore, Orsone.
    Sotto il priorato di Eudes (1129 – 1142) fu intrapresa la costruzione del coro, la cui pianta fu probabilmente presa a modello per la basilica di Saint-Denis. Nel corso del XIII secolo fu eretta la recinzione del priorato (torri e mura prospettanti sulla Rue de Vertbois). Sotto i regni di Luigi VIII e di Luigi IX fu ricostruita la navata della chiesa ed edificati il chiostro e la cappella particolare degli Arrode a fianco della chiesa. Infine venne costruito il refettorio, oggi trasformato in biblioteca, spesso attribuito all’architetto Pierre de Montereau. Sotto il regno di Enrico III, venne eretto un portale monumentale, che dava accesso al cortile del monastero, prospiciente Rue Saint-Martin”. Ahh, sono finalmente riuscito ad entrare, quel dannato pappagallo ha parlato per parecchio tempo, anche se io ero l’unico che aveva pagato il biglietto per poter visitare questo inconsueto edificio architettonico e il suo contenuto.. Ma chi vedo mai laggiù in fondo? Il noto regista e produttore Ridley Scott si aggira nervosamente vicino alla grande porta a specchio del Museo e si ferma apostrofando una figura che fuggevolmente vi è riflessa . “ Hai visto la versione della sceneggiatura con l’unicorno alle spalle del quale si intravede Rachael abbracciata a Deckar, che ha a lato un pianoforte, che sussurra “noi siamo immortali?”
    McKenzie si agita inquieto e cerca senza riuscirvi di accendere una grossa pipa curva in radica rossa della Sardegna ; alza le spalle e scuotendo il capo con violenza risponde rabbiosamente:” Non ho visto nulla, quella scena è solo frutto di una illusione visiva , un gioco di rimandi e riflessi sul grande specchio! . Penso però che l’idea dell’unicorno sia stata una cosa strepitosa e che invece realmente Rachael e Deckart siano consapevoli di essere immortali e di poter fuggire e vivere per sempre lontani da ogni pericolo”.
    Io che seduto sul divano più piccolo posto all’inizio del salone secondario ascolto approfittando del dono dell’invisibilità carpito a Mefistofele Senior dopo averlo ubriacato, legato e gettato fra le placide acque della Senna appesantito da cento chili di ferraglie, penso che l’implicazione sia ovvia e cioè che lo stesso Deckard sia un replicante, indistinguibile anche se sottoposto a qualsiasi provada un qualsiasi un uomo !!. Scott è silenzioso e continua a scrutare le vaghe figure che appaiono sullo specchio e che ora si stanno allontanando costeggiando una ampia radura nel centro della quale immobile come una statua improvvisamente appare la bianca sagoma di un unicorno alato. Certo! Per me è totalmente logico, soprattutto quando stai girando un film noir, puoi andare avanti benissimo con questo tema, e il personaggio centrale potrebbe benissimo essere ciò che sta cercando…
    Mc Kenzio sbotta all’improvviso: “hai girato veramente la sequenza nella radura con l’unicorno?”
    Io penso: certo. Nel film è stata tagliata anche se e io penso che avrebbe funzionato in modo stupendo. Deckard sta seduto e suona il piano piuttosto male perché è ubriaco, e c’è un momento in cui lui diventa assente e lo sguardo è totalmente demenziale e parte un po’ per la tangente e si va nella scena dell’unicorno che sbuca dalla foresta. Non è una cosa subliminale ma è una scena brevissima. Di nuovo un taglio su Deckard e non c’è nessuna reazione e lui continua con la sua scena. Da qui viene l’idea del personaggio di Gaff con i suoi origami. L’origami dell’unicorno ti dice che Gaff è stato là. Uno dei livelli del film parla di pensieri privati e di ricordi, così com’è che Gaff sa che uno dei pensieri privati di Deckard è stato quello di un unicorno? E’ per questo che Deckard scuote la testa a quel modo [fa riferimento a Deckard che annuisce con la testa dopo aver raccolto l’unicorno di carta]
    Scott voleva che la scena dell’unicorno fosse nella versione del 1982, ma i produttori bocciarono l’idea perché ‘troppo artistica’. Mah, questo è il mondo della celluloide, posto che che la celluloide siusi ancora. Il buio della sera incombente ammanta di ombre l’interno del Museo e all’improvviso una apparizione inaspettata: è appena arrivata la vecchia dama a cavalcioni di una scopa, al suo fianco un imponente unicorno bianco alato che subito mi si avvicina e mi strofina il candido ed umido muso equino fra i capelli emettendo un tenue nitrito; con una occhiata noto che l’unicorno è femmina e questo mi fa piacere, poiché preferisco la femminilità sempre ed in ogni caso. La signora volante ha appoggiato l’attrezzo contro il muro dove fa angolo e sospirando mi chiede: è arrivata la mia segretaria? Si riferisce alla signorina Rachael, già nota alle platee di tutto il mondo con il nome di Sean Young. Quella che ieri mi ha dato buca. Noti ai più sono i film ai quali ha partecipato anche in ruoli di primo piano, fra i quali primeggia “Blade Runner”, pellicola cult della fantascienza noir, se permettete la definizione. Guardo l’attempata signora “Si, è in cucina che sta preparando la “cicuta”. Alla mia battuta la signora volante sorride e si siede tranquilizzata mentre l’unicorno rimane costantemente al mio fianco. Seduta su l’ampio divano rosso che si staglia con forte contrasto sull’immensa parete bianca di questo lato del Museo è pure assiso il cane parlante Ezechiele che notando che lo sto osservando tossisce e schiarendosi la gola interviene per puntualizzare:” Sean esordisce nel 1980 con il film Jane Austen a Manhattan di James Ivory e, dopo un piccolo ruolo in Stripes – Un plotone di svitati, ottiene la parte che le dà lo status di star, quella dell’ambigua Rachel di Blade Runner. Nel corso degli anni ottanta prende parte ad altre pellicole importanti, come Senza via di scampo (dove interpreta la femme fatale che scatena la cruenta disputa tra Gene Hackman e Kevin Costner che comunque alla fine lo prendono in quel posto), Wall Street (dove il suo ruolo viene considerevolmente ridotto a causa degli screzi con il regista Oliver Stone che pare la volesse sempre tastare con predilezione per le natiche), lo sfortunato Dune di David Lynch e il disneyano Baby – Il segreto della leggenda perduta. Nel 1988 interpreta il cupo Cocaina, dove è protagonista al fianco di James Woods di una discesa negli inferi del consumo di droga. Woods successivamente la denuncia per molestie, accusandola, assieme ad altre discutibili condotte, di aver lasciato una bambola Woodu sfigurata davanti alla porta di casa sua”.
    Io guardo negli occhi il saccente Ezechiele e gli faccio capire che i suoi interventi mi lasciano perplesso perché non esaustivi ed imparati quasi a memoria leggendo Wikipedia. L’originalità di questo incontro con la signora Warrich e la sua ancella Rachael Rosenblum, ex damigella di corte al tempo di Edoardo 8°, con accompagnatore in catene ( pare sia un tipo molto nervoso, fin dal tempo dello sfascio della Repubblica di Salò) mister Gabbato Gabutti detto Diego ( già comandante della sezione italiana della “Legione Condor”, spericolato pilota di un Caccia CR.32) appare come una sorta di miraggio, poiché ella è di fatto irraggiungibile benché qui presente nella sala per gli ospiti del Museo delle Arti e dei Mestieri di Parigi. Rachael viceversa è veramente concreta nello spirito e nel corpo e mi osserva indifferente con i suoi enigmatici occhi neri agitanto appena il capo e i lunghi, lisci capelli nerissimi: mi rammenta certe indie che vivono alla foce dell’Orinoco, quelle che cacciano l’anaconda a mani nude. Gabbato invece c’è ma stranamente non esiste: è un inghippo metafisico nato con l’armistizio dell’otto settembre 43 e prima ancora con i giorni di battaglia sulle ambe etiopiche dove anche Maner Lualdi sul suo biplano sganciava bottiglioni aperti di Chanel n° 5 sulle belle etiopi ritenute vergognosamente di puzzare troppo.

  2. Mi permetto di sottoporre al vostro illuminato giudizio una intervista fatta tempo fa alla nipote di Walter Faccini Eli McBettIl lavoro che segue è solo una parte di un complicato puzzle che Luca Boschi tempo fa riusc’ a presentare in modo conseguente sul suo ex blog Cartoonist Globale. Chiedo venia a tutti gli interessati se non chiedo permessi, ma oggi giorno della Begana penso ci sia libertà di mettere nella calza qualsiasi cosa.Spero che Eli legga queste righi e voglia e possa aggiungere eventuali aggiornamenti.
    Ecco, ora parla Eli : La faccenda del gatto Felix si presenta senza grosse certezze, ma onestamente sarei quasi sicura che il nonno Wälti abbia collaborato con Pathé per la realizzazione di alcuni cartoni animati sul gatto Felix a Parigi, quantomeno. Non che lo abbia creato lui, anche se da biografie precedenti alla mia recente ricerca, citate da qualcuno sul tuo blog, si ritorna al necrologio firmato da Therese Staffen Geber http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/d/D27506.php in cui si menziona Wälti come creatore di Felix, ma a Parigi, non in Svizzera.
    Nel periodo susseguente il suo internamento in Svizzera, nei primi anni Quaranta, (scappa con l’armistizio del ’43), Wälti riprende subito le attivitá di grafico, cosa lo tira fuori dall’internamento di un anno e mezzo.
    ti ottiene un contratto con la Central Film di Zurigo con cui collabora per un periodo fin quando la Central Film dovrebbe avere un momento di impasse e forse chiude (credo per poi riaprire in seguito. Ottiene il permesso di soggiorno grazie a questo contratto anche se poi, chiudendo la Central Film, finisce a lavorare in proprio con un prestanome che si chiama Shmit (lui non puó mettere il proprio nome per via dei permessi di soggiorno) e con lui c’é un altro disegnatore.

    Lui lavora, l’altro incassa e il terzo firma… Ovviamente non é contento che vada cosí, ma non puó fare diversamente parla di lavori di grafica disegni e “qualche cartone animato, se ne dovessero capitare”-
    Calcoliamo che Wälti è un immigrato non regolarizzato in quel contesto e che lascia il nome italiano di Walter Faccini per dare meno nell’occhio) e potrebbero esserci evidentemente collegamenti con Central Film e Pathé… anche se nella biografia il periodo sinceramente in cui questa collaborazione sembrerebbe avvenuta sembra sia precedente, questo mi sembra l’unico possibile collegamento…
    nica altra possibilitá potrebbe essere rintracciare chi ha fatto il necrologio (dal Nebelspalter su cui ha collaborato per molti anni quasi fino alla sua fine) e capire da quale fonte la Geber abbia preso la notizia.

    Io sono un po’ ferma con le ricerche. Da aprile ho passato momenti di fuoco, o di ghiaccio, e dunque ho fatto tutt’altro, ma sono pronta a riprendere l’impresa appena possibile. Purtroppo non tutto il materiale che sto raccogliendo puó essere pubblicato per motivazioni varie, soprattutto perché va verificato, come questa notizia della Pathé, e anche per problematiche varie.
    Dunque… ci vuole ancora un po’ di pazienza.

    Siccome peró ho intenzione di creare un sito/blog su cui tutte queste informazioni possano essere raccolte, benvengano coloro che mandano novitá: possono spedire a mcbett@gmail.com.
    Comunque sappi che seguo di quando in quando l’evolversi della situazione. L’ideale sarebbe che, dopo che Paolo Telloli di Ink ha confermato l’esistenza del giornale il Tifone, a seguito di ricerche da me suggerite, se ne rintracciassero dei numeri con le sue pubblicazioni.
    Walter Faccini pubblicava per il Marc’Aurelio e tutti gli altri giornaletti del tempo, ed era uno dei maggiori disegnatori dell’epoca (parlo degli anni Trenta) con pubblicazioni autonome e fumetti su Topolino, ma sul Marc’Aurelio scriveva anche novelle (non solo fumetti) …
    Per rispondere a G. Moeri: credo che parli degli accordi con gli eredi di Metz, non di Faccini, rispetto alle Ciccione Volanti.
    Comunque, dal ’38 (ossia due anni dopo la pubblicazione del fumetto sul Marc’Aurelio firmato con Metz) Walter cita privatamente un’idea di ripresa che sta discutendo con Steno, che é amico e collega anche lui al Marc’Aurelio.
    Io onestamente credo che la partecipazione di Metz alla vignetta non sia effettiva, anche perché non è neppure citata nella sua biografia. Credo faccia parte di quei diritti di autore imposti su cui mio nonno si è ben incavolato (basta vedere le lettere che furono scritte ai tempi di Gulp tra le parti interessate, purtroppo non troppo dettagliate ma sufficienti per capire che non si sono messi d’accordo sui diritti d’autore)… ? Potrá essere utile intraprendere una ricerca legale in seguito per definire questo punto che ha addolorato mio nonno moltissimo.

    Infatti, diciamolo che il vero motivo per cui la trasmissione delle Ciccione Volanti è andata interrotta è perché Walter è morto (1976) e Metz del fumetto non sapeva neppure da dove cominciare, perché non l’aveva fatto lui.
    In un articolo ho letto che la scusa della interruzione delle puntate (che io sapevo dover essere due) sarebbe la scomparsa prematura deGLI autori, ma guarda caso Metz muore nell’84, dunque…
    Vedremo in seguito cosa ci rivelano gli arcani…

  3. Alla ricerca dell’ Unicorno bianco

    La presenza invisibile che mi accompagna da più giorni per le vie di Parigi alla ricerca dell’Unicorno bianco che tutto conosce di Walter Faccini, non si è ancora palesata con chiarezza, anche se dalla sua voce è chiaro che è di genere femminile: se mi fermo e guardo con grande attenzione riesco ad intravedere una sagoma e indistintamente un volto incorniciato da lunghi capelli rosso irlandese: ecco , ora la sua voce è chiarissima:” Nel 2° arrondissement di Parigi, vicino ai Grandi Viali, nidificati tra i viali Sébastopol, la via del Sentiero e la via Réaumur, il quartiere del Sentier è la zona del tessile e della stampa. Ma è anche un quartiere che offre piacevoli passeggiate grazie ai suoi passaggi coperti che c’immergono nella Parigi di un tempo, nelle sue viuzze storiche e al suo ambiente popolare. Qui Alessandro Baggi vorrebbe idealmente incontrare Manu ed offrirle una rossa rosa screziata di virginale bianco.
    Me l’ha confidenzialmente fatto sapere la donna dai capelli rossi, la invisibile presenza che mi affianca costantemente nel mio peregrinare senza meta alla ricerca di chi potrebbe con facilità metter nero su bianco in modo esaustivo vita e miracoli di Faccini disegnatore non solo di storie a fumetti, ma anche creatore di tantissime vignette ed illustrazioni per romanzi vari. Io da piccolo tenni fra le mani gli albi “Alpe” con le avventure di Coriolano affiancato da Pantaleo: ricordo benissimo “Coriolano e il favorito del gran premio”, testo e disegni di Walter. Lo ribadisco poichè nel dopoguerra questa serie comico-avventurosa fu proseguita in albi disegnati da Terenghi, tipo “Pantaleo domatore” storia della quale possiedo una tavola.”.
    Ecco l’elenco degli albi originali disegnati dal Nostro: da Gennaio a Luglio 1943 escono nella collana fantasia delle edizioni Alpe 1) Coriolano allenatore di Pantaleo,2) Coriolano e il favorito del Gran premio,3) Coriolano fabbricante di automobili,4) Coriolano e il gigante,5) Coriolano e il Gorilla.
    Ehh, la testa mi gira e le mie idee si fanno confuse, qui c’è lo zampino di qualche telepate. A chi posso pensare se non al temibile Cobra, il nemico primigenio di Mandrake, quello delle strisce giornaliere, che in quell’ambito ebbe modo di confrontarsi con questo villan dalle sospette fattezze asiatiche. Va bene , non mi resta che entrare nel composito edificio che mi si para innanzi, scegliendo di iniziare la visita dal cosiddetto “Conservatorio”, ossia la parte riservata all’ apprendimento e allo studio, ossia una normale scuola! Eccomi qui all’interno, non lontano da me Scott si aggira nervosamente vicino alla grande porta a specchio del Museo e si ferma apostrofando una figura riflessa fuggevolmente nello specchio stesso. “ Hai visto la versione della sceneggiatura con l’unicorno alle spalle del quale si intravede Rachael abbracciata a Deckar, che ha a lato un pianoforte: si sente chiaramente che sussurra “noi siamo immortali?” Se lo chiede quindi, non ha certezze a proposito.
    Abendsen si agita inquieto e cerca senza riuscirvi di accendere una grossa pipa curva in radica rossa della Sardegna ; alza le spalle e scuotendo il capo con violenza risponde rabbiosamente:” Non ho visto nulla, quella scena è solo frutto di una illusione visiva , un gioco di rimandi e riflessi sul grande specchio! Lo sai che anche con il copione de “La cavalletta non si rialzerà più” è stata la stessa cosa e che l’immagine dell’Alto castello era illusoria “ . Abendsen si guarda con circospezione alle spalle, noto che gli tremano un poco le mani, forse ha sempre timore di una qualche rappresaglia da parte di qualche sicario mandato dall’Europa. Sospira e con voce stridula dice: ” credo invece che Rachael non abbia molte chances di fronte all’agenzia nazista che non demorde dal tentativo di scovare ed eliminare tutti gli androidi Nexus 7 che portano nomi di origine ebrea, lo sai che quelli là sono dei fanatici con i quali non si ragiona: non c’è “Alto castello” che tenga, non siamo più ai tempi della guerra dei trent’anni!!”. Giàm quei fanatici dei nazisti… ma comunque penso che l’idea dell’unicorno sia stata una cosa strepitosa e anche che realmente Rachael e Deckart siano consapevoli di essere immortali e di poter fuggire e vivere per sempre lontani da ogni pericolo”.

  4. Ieri sera vagabondando in E Bay ho preso nota di un annuncio che mette in vendita le tavole ( le pagine tratte dal giornale) disegnate da Walter Faccini nel 1936 sul romano settimanale umoristico/saticico in odore di fronda antifascista “Marc’Aurelio”, e precisamente quelle relative alla storia “avventurosissima” delle “Ciccione volanti, su testo di Metz. Peccato non si riesca a vedere bene i disegni, che comunque mi sono apparsi di stile un poco diverso da quello di anni dopo esibito su “Topolino” giornale con la trilogia della “Farfalla filosofale”. Cosa questa comprensibile, poichè tutti gli artisti evolvono automaticamente il loro stile attraverso un meccanismo legato al lavoro quotidiano di fare disegni. Non è che un autore voglia cambiare e lo faccia razionalmente, è una cosa che matura spontaneamente. Poi, casomai, ci sarà qualche eccezione.
    Per quanto ne so, quelle tavole disegnate da Faccini nel corso del 1936, non sono mai più state ristampate.Se qualquno ha notizie che contraddicono quanto ho appena scritto, per favore -se ne ha voglia, se lo ritiene opportuno ecc- si faccia vivo con me o con Sauro, poichè sarebbe importante non solo visionarle, ma anche se possibile riprodurle e mostrarle al pubblico dei lettori e anche al voglioso sottoscritto.Io sono però a priori sgomento e incredulo di fronte al fatto che questo “Giornale Pop” trova tanti lettori ma quasi nessuno che interviene scrivendo. Credo che non si Tratti solo del fatto che argomenti come questo su Walter Faccini sia legato a tempi troppo lontani nel passato, perchè il silenzio incombe anche su cose legate all’attualità e come esempio prendo la notizia relativa alla realizzazione del seguito del film del 1983 “Blade Runner”, ormai girato ma che sarà messo in circolazione -si dice- a partire dal prossimo ottobre.Una coas che quindi avverrà, posta nel futuro prossimo, non parte del tempo che fu.
    Ho pensato che molte persone che sono pur dei buoni lettori, non desiderano rendere pubblici i loro pensieri ed opinioni, anche se celate sotto l’anonimato di un pseudonimo.
    Sono fuori strada??
    Dai, Crepascolo da poco risorto in anticipo sulla Pasqua, dimmi almeno che ne pensi tu di questa assenza di dialogo scritto.
    Chiedo troppo, sono un rompicoglioni?? Oppure il Giornale Pop è normale che sia fatto in tale maniera, si legge e basta.Anche Sauro, che è il factotum nonchè Direttore, che ne pensa?? Si legge e fine?

  5. Il “Marc’Aurelio” fu un giornale satirico italiano fondato a Roma il 14 marzo 1931 da Oberdan Cotone e Vito De Bellis, che usciva due volte alla settimana: il mercoledi’ e il sabato. Vi collaboravano le più illustri firme dell’epoca: Gabriele Galantara, Furio Scarpelli, Agenore Incrocci, in arte «Age», «Attalo» (pseudonimo di Gioacchino Colizzi), «Steno» (pseudonimo di Stefano Vanzina), Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Giovanni Mosca, Mameli Barbara, Cesare Zavattini, Mario Bava, Walter Faccini, Simeoni, Vargas, Luigi Bompard, Fernando Sparadigliozzi (“Nando”), Anton Germano Rossi, Daniele Fontana, Nino Camus, Mario Camerini, Vincenzo Campanile (Rovi), Alberto Cavaliere, Augusto Camerini, Tullio Gramantieri, Ettore Scola e Federico Fellini.

    L’uscita della rivista riscontrò subito uno strepitoso successo. Nelle prime settimane arrivò a 30–35.000 copie, mentre dal 1935 al 1940 superò le 350.000 copie. La rivista divenne un fatto di costume e i nomi di alcuni dei personaggi inventati dagli autori, come il «Gagà» o «Genoveffa la racchia», divennero dei personaggi da leggenda.

    Il giornale sospese le pubblicazioni nel 1943, riprendendole, con alterne vicende, dopo la Liberazione, e fino al 1955, quando la testata passò in affitto a titolo gratuito all’editore Corrado Tedeschi, con il quale concluse la sua avventura nel 1958.

  6. Dice la signora Eli:” La faccenda del gatto Felix si presenta senza grosse certezze, ma onestamente sarei quasi sicura che il nonno Wälti abbia collaborato con Pathé per la realizzazione di alcuni cartoni animati sul gatto Felix a Parigi, quantomeno. Non che lo abbia creato lui, anche se da biografie precedenti alla mia recente ricerca, citate da qualcuno sul tuo blog, si ritorna al necrologio firmato da Therese Staffen Geber”
    http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/d/D27506.php in cui si menziona Wälti come creatore di Felix, ma a Parigi, non in Svizzera.

  7. Qui, in questo momento, una nebbia fittissima è scesa sul lago di Vincennes, tanto che ho perso di vista la gentile signora Ely che mi faceva da guida, in questa mia ricerca delle radici parigine di Walter Faccini, disegnatore che al tempo delle “Ciccione volanti” apparse in una stoia del “Marc’Aurelio” pubblicata nel corso del 1936, aveva già messo mano ai cartoni di Felix the cat.. L’ispettore Gafp che mi ha seguito fin qui perché sospetta che io in realtà sia un replicante Nexus, sta accarezzando il muso dell’unicorno bianco che si agita inquieto e apre e chiude nervosamente la grandi ali bianche. Dietro di noi a torso nudo e con aderente perizoma che gli cinge i lombi, Saurus si appresta ad un tuffo nelle gelide acque del lago, per dimostrare alla affascinante e seminuda nereide nascosta con le sue vogliose sorelle fra i cespugli che crescono sulla riva, di che ferrea tempra lui è di fatto costituito!! Il cne parlante e saccente Ezechiele che attentissimo ha percepito i miei pensieri, sputa il sigaro dal quale stava tirando veloci boccate e schiarendosi la canina gola inizia il suo eloquio: “Nereide (gr. Νηρεΐς -ίδος), nome delle figlie di Nereo, divinità greca delle acque di lago, fiume o mare tranquillo, figlio di Ponto e di Gea, dotato di doti profetiche e della capacità di mutare forma, e dell’oceanina Doride. Indicate complessivamente con il plurale Nereidi, erano divinità delle acque tranquille, benigne agli uomini e ben disposte all’amore appassionato!. Le più note sono: Tetide, che ne guida le danze, Anfitrite, Galatea, Cimotoe e Panope. L’arte greca le rappresenta spesso nel corteo marino, su mostri. Come dimostra la ceramica dipinta, nel 6° e 5° sec. a.C. erano raffigurate vestite, parzialmente vestite nel 4°, e nell’epoca ellenistica e romana in completa nudità ( Sauro, stai calmo!!), o con qualche velo fluttuante sul capo. Nell’ambito della scultura, compaiono su un monumento funerario di Xanto in Licia e negli acroteri del tempio di Asclepio a Epidauro, sedute su cavalli marini. Celebri erano quelle del gruppo scopadeo, opera trasportata a Roma (fine del 2° sec. a.C.) e che ispirò figurazioni posteriori”. Mi avvicino al cane blaterante e lo minaccio con la draghinassa d’ordinanza che come ufficiale dell’esercito delle isole Gill mi porto occasionalmente appresso: “Ezechiele, figlio di un cane, chiudi la tua boccaccia altrimenti ti taglio le palle e le getto in acqua in pasto ai voraci pesci del lago!! Ezechiele arretra e si accuccia in modo da avere i genitali ben protetti e ringhiando e con la bava alla bocca riprende: ” Non ho finito, ignorante figlio dell’uomo, se ti avvicini ti stacco io gli zebedei, per quel che ti servono, a morsi!! Allora, ecco di qui la parte astronimica. Il satellite più esterno di Nettuno, scoperto da P. Kuiper nel 1949 si chiama Nereide. La sua orbita presenta la massima eccentricità (ε=0,75) fra quelle di tutti i satelliti del Sistema Solare ed è inclinata di ∿30° rispetto all’equatore del pianeta. Il semiasse maggiore dell’orbita misura/ misura 5.513.000 km, la distanza da Nettuno varia fra un minimo di 1.390.000 km e un massimo di 9.730.000 km e il periodo di rivoluzione è di 360 giorni”. Soddisfatto Ezechiele si alza e con espressione soddistatta si dirige verso l’albero più vicino e alzando la gamba svuota sospirando la capace vescica canina. Poi indulge in altre attività corporali che per decenza qui taccio!!

  8. Sta scendendo una fittissima nebbia che ha praticamente fatto scomparire il pallido sole di mezzogiorno; la sagoma lontana dell’isoletta artificiale , uno scoglio in verità, di Vincennes non è assolutamente più visibile, inghiottita da queste strane brume di mezza giornata; le acque del laghetto sono appena increspate da qualche refolo di vento, si vedono tremolare le luci delle molteplici lanterne di questi strani barconi da salvataggio che la pattuglia lacustre di Parigi usa per scandagliare le acque alla ricerca dei poveri annegati ( facciamo in questo caso le corna) e che incessantemente solcano le acque dei questo remoto lago del Bois alla ricerca del povero Saurus!
    Già, è stato sfortunato Saurus a voler a tutti i costi fare questa immersione, con la scusa di trovare non so più quale cimelio che la leggenda vuole riposi da quasi due millenni sul fondo del lago stesso, ma in realtà per mostrare alle nereidi la possanza del suo fisico scultoreo; infatti appena tuffatosi nelle acque lacustri è sprofondato come un sasso senza lanciare nemmeno un grido! Non ci resta che sperare nell’intervento dei “Mouradh” o spiriti d’acqua, che se di buo umore salvano naufraghi e persone in via di annegamento, per poi darsi a canti e balli sfrenati e -ma solo nei casi peggiori- abusare delle persone da loro tratte in salvo! Dopo aver soddisfatto i loro turpi appetiti amano cantare e suonare le cornamuse. Si dice che vederli sia presagio di brutto tempo. Si narra che alle volte lascino l’acqua e passeggino per la terraferma assumendo le sembianze di tori senza corna. Alcune leggende li vogliono protagoniste di impossibili storie d’amore con giovani turiste o hostess. A volte anche con prestanti marinai o rudi allevatori di ovini, il che farebbe pensare che questi spiriti, o spettri delle acque, esistano sia in forma femminile che maschile. Mah?”
    Guardo Gafg che dopo l’eloquio continua a fumare:
    E Crepas Skull, dove sarà andato a finire?? Ieri sera è partito alla guida del suo autobus per trasportare un gruppo di turisti bergamaschi diretti alla Defence, ma sperdutosi nel traffico parigino è dato per disperso.

  9. “Ma allora Faccini disegnò i cartoni animati di Felix the cat made in France?? ” Me lo chiede il cane Ezechiele che non sopporta il fatto di non sapere questo e quello!! Il problema non è stato risolto, perchè nessuno che io conosca ha potuto consultare il materiale in questione. Chissà, prima o poi può darsi che un esperto di cartoni animati americani fatti a Parigi, trovi le “pizze” con il prezioso e per ora inconsultabile Felix disegnato e animato da Walter Faccini,
    Ah, poi, per una semplice questione di continuità narrativa vi rendo edotti del fatto che Sauro, dopo l’infelice tentativo dell’amplesso subacqueo con la nereide Tal dei Tali ( l’acqua ghiacciata ha impedito l’erezione), si è furtivamente eclissato dal lago del Bois de Vincennes e raggiunto Crepascolo si è fatto trasportare alla Defanse dove da qualche mese è stato aperto un ristorante italiano specializzato in pastasciutta e affini: ahhh, penserete voi, per dimenticare l’infelice approccio con la delusa nereide, si vuole consolare sfafando piatti di lasagne al forno e tortellini in broco di cappone!! Ma no, ma no, le cose stanno in maniera diversa; Sauro è uno dei proprietari dell’ormai famoso ristorante, che con i profitti di questa attività vive da nababbo in un attico posto in quel quartiere non proprio centrale!!
    Siete più tranquilli ora, migliaia di followers???

  10. sei fuori come un balcone ahh c’è bisogno di un litro di camomilla per leggere questo blog ahhh

  11. eccomi di nuovo
    tutto il materiale e la ricerca sono ancora rimasti fermi per anni
    ma alcune persone mi hanno contattato e potrebbe esserci qualcosa da aggiungere
    Dunque credo di dover ricominciare da tre e rifare alcuni passaggi della biografia e chiudere questo lavoro fgin quando non escano nuove scoperte, altrimenti non si finirá mai.
    Chi mi aiuta?? se volete accamparvi nelle campagne d’Irlanda e lavorare qua con me in un mese chiudiamo

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