CRAVERI FAVOLISTA DELL’ORRORE

CRAVERI FAVOLISTA DELL’ORRORE

Per inarrestabile curiosità, oggi, giorno di tempesta mentale agitatrice della mia piatta esistenza, ho fatto il confronto pagina per pagina con la la storia raccolta in albo de “La polvere del Pirimpimpin” del grande Sebastiano Craveri, uscita a fine 1942, e quella pubblicata precedentemente a puntate dal settimanale “Il Vittorioso” a partire dal mese di luglio 1941, prima quindi delle folli leggi del Miniculpop (sigla del Ministero della cultura popolare del governo fascista) contro l’uso delle nuvolette e a favore delle didascalie.

Nella ristampa in albo scompaiono sia il colore sia le nuvolette e arrivano le didascalie, ma il tutto fatto con molta attenzione, tanto che ci sono solo piccole rifilature alle figure e qualche accurato intervento per ampliarle di poco: la mano è quella di un disegnatore professionista che ha agito tenendo d’occhio il segno di Craveri. Se non fosse che i riempitivi aggiunti agli sfondi, in genere schizzi di cespugli che mi sembrano meno accurati di quelli di Craveri, si potrebbe ipotizzare che l’intervento potrebbe essere stato dello stesso autore. A parte la data stampata sull’albo in copertina, mi pare di decifrare della fine 1942, bisognerebbe sapere quando è avvenuta materialmente la nuova edizione. Comunque, alla fine del 1942 non avrebbero dovuto sussistere problemi di comunicazione fra Craveri e la redazione.

Su “Il Vittorioso”, dopo la “La polvere del Pirimpimpin”, esce di seguito un “cineromanzo” craveriano assai diverso per ritmo e omogeneità, e con l’ulteriore scossone generato dall’improvvisa abolizione delle nuvolette in corso d’opera (a partire dal n° 1 del 1942) sostituite dalle “patriottiche” didascalie: “Lo Zoo e il fatto interessante” che, dopo 16 tumultuose puntate, con l’intervento di un affabile centauro e una ciurma di feroci pirati finirà la sua corsa il 14 Gennaio 1942, nel n° 8 del Vittorioso. Craveri disegna successivamente il banale “Balocchetto” e poi, con uno scatto tecnico/artistico del disegno e uso del colore particolarmente espressivo, lo straordinario “Lo Zoo nella foresta”, dove il clima del racconto per immagini si fa assai cupo e a tratti terrorizzante per l’entrata in scena di due marrani nelle vesti di un vorace lupo e della sua degna compare “Gatta pelata”. Craveri favolista, certo, ma con una vena sadica ben scoperta, che si manifesta con chiarezza quando il lupo antropomorfo, il vero villain dell’avventura, vola per aria colpito da un poderoso calcio equino e va ad infilarsi in un roveto dalle spine gigantesche sulle quali rimane mortalmente trafitto: niente male per dei lettori piccini!

Nel 1943 cade il fascismo e poi c’è l’armistizio. Gli ultimi mesi del 1943, con il fermo della stampa del Vittorioso, chissà cosa fece Craveri. Non ho mai letto nulla nei riguardi delle sue idee politiche: dai suoi lavori non si può intuire niente. Di certo il clima del dopoguerra ebbe un impatto visibile sul suo lavoro. Le storie appaiono meno sognanti, rivolte forse a un pubblico leggermente più maturo, o condizionate dalle richieste delle nuove leve di redazione. Forse, semplicemente, con il passare degli anni Craveri invecchiò nel fisico e nella mente, e i suoi problemi personali slittarono un poco all’interno delle avventure zoolandine. Sebastiano Craveri è stato un “ragazzo del 99”, l’ultima classe chiamata a combattere nella prima guerra mondiale.

Le sue matrici artistiche sono quelle tipiche della sua epoca di appartenenza, legate al mondo degli animali antropomorfi e non certo vicine al mondo disneyano, ma alla tradizione italiana degli illustratori di fiabe, alcuni dei quali nel contempo lavoravano anche su “Il Corriere dei Piccoli” creando personaggi che riecheggiavano la dimensione artistica dell’Art Noveau, come Little Nemo del grande Mc Cay. Nel 1936, quando Craveri preparò la prima storia degli animali dello Zoo per il Vittorioso, “Zoo Film”, non era certo alle prime esperienze in quel campo e il suo stile era già impostato. I contenuti avventurosi avevano le cadenze felpate di favole graziose, ma ben presto, subito alla fine della prima storia “Zoo film”, dal mondo fiabesco mutuò situazioni e personaggi horror: passiamo dal lupo famelico al coccodrillo gigantesco che inghiotte la protagonista di una storia, la quale, poveretta, viene salvata attraverso lo sventramento del rettile ingordo tramite l’uso di un terrificante coltellaccio (“Il ritorno della macchina”, 1943). Poi cinghiali e tori antropomorfi a caccia sia di animali veri sia dei più e giovani e teneri animali craveriani antropomorfi, ossia Porcellino e Carboncino. In un clima visivo strapaesano, Craveri inserisce le sue creature attraverso una narrazione coesa, su temi anche giallo-misteriosi, ma sempre sullo sfondo di ambienti campestri di italica identità. Insomma, Craveri è originale e muove le sue creature spontaneamente nell’ambito di scenari assai suggestivi fatti di vecchi mulini, castelli turriti, gore profonde, foreste intricate e remote, case rurali del loro paese: Animalopoli. Nessun legame, quindi, con il primo Topolino disneyano legato alla dimensione del campo e della fattoria, alle prese con gatti malvagi, zingari e scienziati pazzi.

Nel bel mezzo della guerra, con i bombardamenti disastrosi su Torino del 1942, dove aveva la casa e abitava, Craveri si trasferisce a Carmagnola, in campagna presso amici e parenti. Tra le prime storie del dopoguerra, c’è “Il mistero del Contrabbasso”: pubblicata nel 1945 ma disegnata tra il 1943 e il 1944, è, ancora, con la tavola priva di divisione in strisce, di genere giallo-misterioso; a mio parere gradevolissima perché Craveri è in grado di gestire con facilità narrazione e consecutività delle azioni anche su una grande pagina sgombra da ogni sistemazione geometrica.

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14 commenti

  1. Questo non raro albo ma “rarissimo” che io non avevo mai avuto fra le mani, uscito alla fine del 1942, “La polvere del Pirimpimpim” Serie Roma n°9 ( è qui riprodotto grazie alla disponibilità dell’amatore, collezionista e storico del fumetto Giannantonio (Toto) Buffatti di Verona o vicinanze, al quela va il merito e applausi scroscianti ) ,avrebbe dovuto avere come seguito ovviamente il numero 10, “Alì’ Babà! di Jacovitti, che in effetti uscì poi solo nel 1946 come numero UNO e con copertina non inedita ma formata da un collage di figure jacovittesche tratte dall’albo stesso ( esiste la copertina inedeta di Jac, ma….) e presentanto penso in ultima di copertina come numero successivo il n°due “Cucu” tutto a colori , disegnato nel 1942 da Jacovotti e pubblicato a puntate su “Il Vittorioso” nel 1942/43 stesso. Beh, insomma, di “Cucu a colori per quanto ne so io non cìè mai stata traccia , transitò in uno sbiadito bianco e nero come numero 1 della serie Giraffone nel 1948, serie che nonostante l’intitolazione craveriane di storie di Craveri non ne vide mai nemmeno una, sempre -penso io – a causa di chi per motivi inesplicabili remava contro al fatto che il Maestro di Carmagnolla tornasse in auge .Visione complottista e forse leggermente paranoica del sottoscritto.

  2. Aveto letto la storia sella polvere del pirimpimpin??Il fachiro Rabadan quindi andrà in prigione e Zemiro resterà per sempre chiuso in una bottiglia? Così parrebbe, ma in effettigià nell’ottava puntata della storia craveriana “Secondo giro di Zoolandia”,Vittorioso n°21 1943 con data 10 Luglio ( ma si sa che la data non corrispondeva alla reale uscita in edicola e tantomeno con l’arrivo per abbonamento e nemmeno con la distribuzione in Parrocchia), ecco riapparire Rabadan vivissimo, libero e vegeto e con al suo fianco il genietto malefico Zemiro che esce dalla bottiglia-prigione perchè il tappo che doveva essere inserito in modo tale da non poter mai più essere tolto, si stappa da solo con suppongo un bel botto ( mancano le nuvolette, ci sono le didascalie che logicamente sono da un punto di vista visivo/acustico, meno espressive).IL Bello è che Zemiro ha in mano un sacchetto della polvere magica che fa volare e ne versa un bel poco sulla testa di Joiò che sta pedalando in tandem con Lampo( siamo alla partenza della quarta tappa di ben 285 chilometri, da Passavia a Setipliglio). Va beh. vi posso dire che io quel numero de “Il Vittorioso” lo ebbi in regalo a Trieste da mio prozio Uggero mentre in piena notte con mia madre fratelli e sorella prendevo il treno TRieste Bologna: eravamo in fuga da Pola dove l’ambiente era foriero di pericoli per noi italiani considerati dai nativi, non so se a torto o a ragione, invasori e tutti fascisti da mettere al muro !
    Se fra voi, ma ne dubito, lettori di Giornale Pop c’è qualche ex profugo da Pola ( Ora Pula), penso mi capisca e sia solidale con me

  3. La storia del “Secondo giro di Zoolandia” termina all’undicesima puntata su “Il Vittorioso” numero 24 datato31 Luglio 1943: la data dell’anno fascista “XXI” ( in numeri romani ) posta in alto a sinistra della testata è scomparsa da un poco.Cancellata o ricoperta da una pecetta bianca o grattata via sulle matrici. Il Duce è stato arrestato, Il Re e Badoglio mantengono un regime nominalmente monarchico ma di fatto dittatoriale come impostazione, la guerra continua fra la delusione generale.”Il Vittorioso” non cambia, Craveri inizia il suo nuovo cineromanzo “Ritorna la macchina” che arriva solo alla seconda puntata, poichè il giornale con il numero 26 si ferma. Tutto bloccato, siamo a Settembre e l’armistizio del giorno 8 ha mandato nel caos l’Italia intera. Chissà mai che avrà pensato Craveri, ma anche Jacovitti, Della fuga del re a Brindisi, della liberazione di Mussolini avvenuta rocambolisticamente sul Gran Sasso, della nascita della ambigua Repubblica Sociale, detta di Salò.
    Per rivedere “IL Vittorioso ” occorrerà aspettare il 4 Giugno del 1944, con distribuzione inizialmente nella sola Roma. Roma è libera, ci sono gli americani, viva la libertà. Chissà che faranno sul “Vittorioso” in questo nuovo clima di democrazia!! Niente di nuovo, tutto come prima perché le storie sono quelle già pronte e preparate nel 1943: Craveri isolato in Piemonte a Carmagnola non può contattare la redazione nella Roma liberata, va avanti il suo fumetto (con didascalie) “Ritorna la macchina”. Prima di vedere un suo nuovo “cineromanzo” con i fumetti ce ne sarà del tempo da aspettare!!! Precisamente il 9 Dicembre 1945 dove su “II Vittorioso” n°47 inizia” L’allegra cometa”.

  4. Un altro problema è quello degli albi editi dal Vittorioso fra l’inizio del 1943 e la fine del 1946! Qui ci vorrebbe un grande collezionista che con gli albi sotto agli occhi parlasse con cognizione di causa! IO di albi qi quel periodo ho poco o nulla, poichè vivendo nel nord Italia ho subito il fatto che la guerra in corso non ha permesso la circolazione di albi stampati a Roma addirittura fino all’inizio del 1946, quando la guerra era ormai terminata da più di sette mesi.
    Almeno, io nel 1945 non ricordo di aver mai visto in provincia di Modena albi di Pippo e dei craveriani zoolandini.
    POi sul numero4 del “Vittorioso” 1946 ecco a pagina due l’avviso fatidico” ALBI;ALBI!
    Sono in vendita ecco i seguenti stupendi Albi Vitt.:ZOO IN FERIE, ALì BABA’, MEDAGLIA PORCELLINO, ZOO NELLA FORESTA, BALOCCHETTO,BRONTOLOSAURO, CARRO DI TRESPOLI, BALENA DI ACCIAIO.
    Nessuna storia inedita, tutte provenienti da “Il Vittorioso”
    IO ricordo “lo Zoo nella foresta , mostratomi nel 1967 dall’amico …. ehh, mi sfugge il nome, ma poi mi torneràin mente, tutto a colori e formato all’italiana.

  5. Ah, ecco il nome: GUalberto GEMINIANI!! l’ultima volta l’ho visto fu nel 1990 a Fidenza nell’ambito di una riunione Vitt con Peroni, Canale ed altri disegnatori!!

  6. La prima volta che vidi Geminiani a casa sua che allora era a Bologna dove lavorava al “Banco di Roma”, fu nel 1968, anche se mia moglie che mi accompagnava, sostiene che era il 1969 ( da qualche parte abbiamo le foto con la data stampata dietro) perchè era all’inizio della sua prima gravidanza. Va beh, comunque Geminiani mi fece vedere la sua annata originale del Vittorioso 1944 e un pacchetto di albi di Craveri, usciti all’inizio del 1946 ma ristampe degli anni precedenti: fra essi pure “Lo zoo nella foresta”. colorato e stampato benissimo, tanto che io sospetto fosse una rimanenza del passato che L’AVE in quel 1946 avaro di novità per gli affamatissimi piccoli lettori delle storie di Papà Craveri (e anche di Jacovitti in onore del quale uscì sempre all’inizio del 46 l’albo gigante numero 1 !Alì Babà” apparso la prima volta a puntate nel 1942) mise in un modo o l’altro in circolazione. Quale la tiratura?? Credo impossibile poterlo anche approssimativamente saperlo.

  7. La partenza dell’ultimo Giro d’Italia, 2016, avvenne dall’Olanda, terra di tulipani e di negozi, chiamiamoli colorifici d’arte, dove si possono trovare sciolti o in scatole i colori ad olio Rembrandt, con gialli e una gamma di rossi che l’italico colorificio Maimeri se li sogna: costano anche molto di più. Li consiglierei ai coloristi Bonelli, tanto il Boss è straricco. Amsterdam è una bella città, ma tutti vanno in bicicletta su numerosissime piste ciclabili poco identificabili dall’occhio inesperto dello straniero, a velocità incredibile, hanno la precedenza, ma non guardano assolutamente se un incauto mette una gamba per attraversare la pista dei dannati! Ohè, sento un gran clamore!! è il plotone dei ciclisti professionisti che sta arrivando ancor prima di partire, paradosso ormai comune nel mondo della fiction! Perbacco, ma son sono tutte bestie antropomorfe quelle che in bicicletta pedalano come dannate. In alto uno striscione che ondula mosso dal vento recita: “Secondo giro ciclistico di Zoolondia”! Ma allora si tratta di una corsa ciclistica??? Non sono gli scherani dei chirurghi del Policlinico modenese ad inseguirmi per scorticarmi ed arrostirmi vivo su qualche asettico braciere prima di aprirmi in due per vedere se sono umano o un androide Nexus??? Zazie , che mi pare più serena dopo essere scesa dalla Metro alla fermata les Halles dove nei sotterranei si esibisce un gruppo musicale pop.folk con Sauro al clarino e Crepascolo alla viola, mentre Advent Child batte sulla grancassa con inusitato vigore! Poveretti, per campare qui a Parigi dopo essere stati licenziati dall’Editore “Fleuve noir” che li aveva incaricati pro tempore di gestire il riscaldamento dell’edificio e poi li aveva assunti come spazzacamini- qui nella Ville lumiere molte case hanno altissimi camini e logicamente corrispondenti focolari nella sala di rappresentanza: al mio fianco Manus nella Mano respira con affanno forse turbata dalla mia ancora evidente virilità selvaggia:” non ti fidare Tomasuccio, sono elementi figurativi illusori, corri che altrimenti quelle belve ti acchiappano e ti fanno fare una brutta fine, te lo dico senza entrare nei particolari sadico – erotici perchè questo post su Craveri viene letto anche di migliaia di nonni tornati bambini che casomai si eccitano e potrebbero venire colpiti dal solito infarto pre erezione! Guarda alla testa del gruppo c’è il terribile lupo mannaro armato di coltellaccio!!”. Io sono allibito: ”ma non era morto infilato in uno spino gigantesco che sporgeva da uno dei grandi rovi nella foresta( Lo zoo nella foresta), nel remoto 1942??” Il grillo Cricket ormai apolide e senza papiers dopo lo sdoganamento dei diritti letterari di “Pinocchio” esce dal taschino della giubba di Poldo occupato a masticare sandwich ed agitando il dito sentenzia: “trucchi, tutti trucchi di quel Craveri che una ne faceva e cento ne pensava!! Renditi ben conto che in una storia a fumetti, peraltro con didascalie, ritorna anche il brontolosauro e perfino il fachiro Rabadan con il perfido Zemiro; ricordi la puntata n°8 apparsa sul Vittorioso in data 10 Luglio 1943?? Se non fosse stato per il provvidenziale intervento del mago Sempronio, come sarebbe andata a finire??”
    Già , penso pure io, come sarebbe andata a finire?

  8. Già. ma Zazie cosa? Nella fretta di scrivere lascio incompiute le frasi, se non peggio. Beh, Zazie è triste perché il suo amico Pennac è tornato sui suoi propositi e ha scritto e pubblicato un altro romanzo sulla famiglia Malaussene e sull’ambiente socio antropologico del quartiere di Belleville! Io non posso dire nulla perchè tale romanzo ancora non l’ho letto. Sauro Pennacchioli reduce dai fasti dei tetti e dei camini parigini certamente ne sa qualcosa. Occorre rintracciarlo, a meno che non sia in luna di miele a Venezia con Mano Sveltina, voce che corre fra le ovattate alcove delle mondane di alto bordo di mezza Europa ( La Gran Bretagna ormai si è tirata fuori).

  9. Scherzi a parte, ritorniamo a Sebastiano Craveri allorquando caduto Mussolini la monarchia non sterza in direzione di un regime parlamentare ma con il generale Badoglio ( tristamente noto per le sue scelleratezze avvenute nella prima guerra mondiale[ così in più opere storiche ho letto]) prescelto dal Re si cade per quanto riguarda libertà e democrazia dalla padella alla brace. I famosi 45 giorni per arrivare all’armistizio dell’otto settemmbre 1943.
    Va beh, la guerra continua, i bombardamenti “alleati” non si fermano, i nostri soldati continuano a morire sui vari fronti,
    In questa situazione di oggettiva gande confusione nei riguadi del futuro che disegna il nostro Sebastiano Craveri isolato a Carmagnola in casa di parenti ( della moglie, mi pare) : ehh, “Il secondo giro di Zoolandia”, storia in 11 puntate nella quale la corsa è secondo me un pretesto per mettere a confronto tutti o quasi i cattivi-anche facendoli resusitare- con i buoni , cioè gli animali dello zoo appoggiati da altri personaggi positivi di altre passate storie. La corsa ciclistica a tappe assume in questo modo un significato simbolico, la metafora dello scontro delle forze del male con quelle del bene.Alla fine bestie e uomini feroci e senza coscienza sono sconfitti non a suon di pedalate ma di botte!

    Io spero che Craveri identificasse le forze del bene con le persone e i movimenti della nascente democrazia che iniziarono allora ad organizzarsi in montagna in gruppi partigiani bianchi e rossi e con le armi alla mano si opposero agli scherri in camicia nera della Repubblica Sociale e alle truppe tedesche che in pratica sotto l’organizzazione di Rommel avevano occupato l’Italia dal Brennero alla Calabria e in parte della Sicilia.

  10. E dopo, che disegna Craveri?? Beh, storie di assoluta evasione come “Ritorna la macchina ( da presa)” che proseguirà ad apparire anche nel 1944 in perfetta continuity con le due puntate pubblicate negli ultimi numeri del 1943 stampati in Settembre e usciti sia in quello stesso mese che alla fine dell’anno nel mese- ovvio- di Dicembre con data cancellata con banda nera e prezzo aggiornato. La redazione scalpitava tanto che la Direzione chiese ed ottenne dalla repubblica di Salò l’autorizzazione a riprendere nel Gennaio 1944 la stampa ed uscita de “Il Vittorioso”
    Ma le cose andarono a rilento o furono volutamente rallentate, tanto che i primi numeri furono stampati in Maggio e uscirono per coincidenza in Giugno nello stesso giorno , il 4, quando gli alleati entrarono a Roma!! Roma era libera e sul vittorioso in fondo all’ultima pagina faceva bella mostra di sè l’autorizzazione fascista!!
    Mah?

  11. E dopo che accadde? Dal giorno 4 Giugno 1944 in poi??
    Un bailamme inconcepibile nelle uscite de “Il Vittorioso”, tanto che a questo problema sono stati dedicati non solo semplici articoli ma veri e propri saggi che solo pochi eletti riescono a decifrare!! Se qualcuno di voi lettori non ha scopi nelle vita e medita di tagliarsi le vene, gli consiglio di non tagliarsi niente e dedicarsi prima anima e corpo a risolvere questo rebus dell’uscita de “Il Vittorioso” nei mesi estivi del 1944, avrà così uno scopo sano ed istruttivo e vivrà felice e contento e soprattutto a lungo. Perchè mai questo elisir di lunga vita??
    Ehh, perché il mistero non è risolvibile in quanto le variabili sono infinite!!
    La matematica, ben si sa, non è una semplice opinione, quando le variabili sono infinite voi avete trovato uno scopo nella vita che ovviamente non avrà mai fine.
    Oppure, se preferite suicidarvi subito, è vostra facoltà procedere con i mezzi che voi preferite! Amen. Pax vobiscum.

  12. La chiave del tesoro??
    Su “Il Vittorioso” bisogna risalire al n° del 22 dell ‘Aprile 1938, quindi la quarta storia, preceduta dal “Primo giro ciclistico di Zoolandia”!!Disegnata con un segno ancora un poco spigoloso, come se i personoggi invece che disegnati fossero stati tagliati con dei forbicioni da dei grossi fogli di cartone per farne marionette unidimensionali per il teatrino casalingo. Comunque questa storia di craveriana memoria la ritroviamo anche incredibilmente pubblicata in bulgaro, ovviamente su un giornale di quel paese al quale rimanda la lingua testè citata,   questo su un ebdomadario disneyano nel corso del 1943, anno fatale per l’intera Europa coinvolta in una guerra che ormai chiaramente indicava che le forze dell’”asse” erano avviate alla sconfitta, ma anche per la Bulgaria che seppur alleata della Germania era guidata da un re coraggioso che si oppose alla persecuzione contro gli ebrei, tanto che nessuno di loro fu internato o inviato in campi di concentramento in altre nazioni alleate dei nazisti. “La chiave del tesoro”, storia in dieci puntata apparsa quindi nel corso del 1938 su “Il Vittorioso”, fa parte della primissima produzione craveriana, nell’ambito della quale i personaggi zoolandini a volte non compaiono neppure, o, come in questo caso, solo nelle ultime due puntate, quando ormai l’inizio della storia di genere marinaresco preso un altro indirizzo tematico di fondo, di mare,  di capitani, nostromi e ciurma varia non c’è più alcuna traccia. Non una cosa inconsueta nella produzione craveriana di quel periodo quando evidentemente l’autore aveva ben preciso lo svolgimento iniziale della storia ma non il seguito e l’epilogo. Se si volesse ritrovare nell’epopea craveriana un tema narrativo con protagonisti nave ed equipaggio relativo, occorrerebbe fare un salto in avanti di almeno tre o quattro anni:  ecco. Il salto lo faccio ed ecco qui lo “Zoo e il fatto interessante”. Va beh, ma che dire nello specifico  di questo exploit dallo svolgimento poco lineare che da questo lato assomiglia alla “Chiave del tesoro”?? A ben guardare Giraffone, Bull e compagnia bella stanno uscendo- o entrando?- trascinati da una sorta di smania giornalistica in una imprevedibile storia di incantesimi e feroci pirati, lavoro   che iniziato nel 1941 prosegue nel successivo 1942 mentre i bagliori di guerra incombono e la povera Italia lentamente soccombe travolta da forze immani. Mah, Craveri continua a coniugare diversi aspetti della favola e del mito, inventando avventure che hanno anche un lieve sentore di meravigliosa magia. Nel “Fatto interessante” ci sono pesci incantati, un arzillo e servizievole centauro: in quello stesso periodo la pedagogia di regime non guardava di buon occhio l’evasione letteraria fiabesca dedicata ai bimbi e ai fanciulli  (“Inchiostro e incenso”, di Ilaria Mattioni, Nerbini  editore 2012) che cavalcava universi lontani dal reale: meglio sarebbe stato, secondo i pedagoghi di allora, presentare ai fanciulli storie di sacrifici e di piccoli martiri offerti all’amor di patria e alla fede nella chiesa di Cristo. Tollerate erano le storie “meravigliose” se alla fine si rivelavano semplici e banali sogni. Ma Craveri e pure il nascente astro Jacovitti erano abili manipolatori di avventure favolose o fantastiche e riuscivano a passare quasi indenni attraverso le pur strette maglie della rete della censura autarchica. Altri tempi, altre atmosfere, nelle quali mi ritrovo in giorni come questo quando con sotto il nasone le annate del Vitt anteguerra le guardo e riguardo spinto da un folletto pazzo e deridente che mi tira le precchie e mi fa parlare e scrivere sotto la sua dettatura. Quindi oggi , poiché è uno di quei giorni balzani, per inarrestabile curiosità, mentre la tempesta mentale agitatrice della mia piatta esistenza non si placa, ho rifatto il confronto pagina per pagina con la la storia raccolta in albo de “La Balena d’acciaio”, che nata proprio sull’ultimo numero del nostro vitt del 1939, fu poi ristampata innumerevoli volte, tanto che chi non la conosce dovrebbe cospargersi il capo di ardenti ceneri funerarie!
    Se ne avrò voglia dopodomani continuerò, non domani poiché devo andarmi a rompere gli zebedei all’ospedale per ben due visite correlate, in cardiologia e in oculistica!! Ma voi desiderate diventare vecchi?? Che so ,arrivare a cento anni??
    Si?? Ah, vi faccio il mio in bocca al lupo mannaro!!!

  13. La chiave del tesoro??
    Su “Il Vittorioso” bisogna risalire al n° del 22 dell ‘Aprile 1938, quindi la quarta storia, preceduta dal “Primo giro ciclistico di Zoolandia”!!Disegnata con un segno ancora un poco spigoloso, come se i personoggi invece che disegnati fossero stati tagliati con dei forbicioni da dei grossi fogli di cartone per farne marionette unidimensionali per il teatrino casalingo. Comunque questa storia di craveriana memoria la ritroviamo anche incredibilmente pubblicata in bulgaro, ovviamente su un giornale di quel paese al quale rimanda la lingua testè citata,   questo su un ebdomadario disneyano nel corso del 1943, anno fatale per l’intera Europa coinvolta in una guerra che ormai chiaramente indicava che le forze dell’”asse” erano avviate alla sconfitta, ma anche per la Bulgaria che seppur alleata della Germania era guidata da un re coraggioso che si oppose alla persecuzione contro gli ebrei, tanto che nessuno di loro fu internato o inviato in campi di concentramento in altre nazioni alleate dei nazisti. “La chiave del tesoro”, storia in dieci puntata apparsa quindi nel corso del 1938 su “Il Vittorioso”, fa parte della primissima produzione craveriana, nell’ambito della quale i personaggi zoolandini a volte non compaiono neppure, o, come in questo caso, solo nelle ultime due puntate, quando ormai l’inizio della storia di genere marinaresco preso un altro indirizzo tematico di fondo, di mare,  di capitani, nostromi e ciurma varia non c’è più alcuna traccia. Non una cosa inconsueta nella produzione craveriana di quel periodo quando evidentemente l’autore aveva ben preciso lo svolgimento iniziale della storia ma non il seguito e l’epilogo. Se si volesse ritrovare nell’epopea craveriana un tema narrativo con protagonisti nave ed equipaggio relativo, occorrerebbe fare un salto in avanti di almeno tre o quattro anni:  ecco. Il salto lo faccio ed ecco qui lo “Zoo e il fatto interessante”. Va beh, ma che dire nello specifico  di questo exploit dallo svolgimento poco lineare che da questo lato assomiglia alla “Chiave del tesoro”?? A ben guardare Giraffone, Bull e compagnia bella stanno uscendo- o entrando?- trascinati da una sorta di smania giornalistica in una imprevedibile storia di incantesimi e feroci pirati, lavoro   che iniziato nel 1941 prosegue nel successivo 1942 mentre i bagliori di guerra incombono e la povera Italia lentamente soccombe travolta da forze immani. Mah, Craveri continua a coniugare diversi aspetti della favola e del mito, inventando avventure che hanno anche un lieve sentore di meravigliosa magia. Nel “Fatto interessante” ci sono pesci incantati, un arzillo e servizievole centauro: in quello stesso periodo la pedagogia di regime non guardava di buon occhio l’evasione letteraria fiabesca dedicata ai bimbi e ai fanciulli  (“Inchiostro e incenso”, di Ilaria Mattioni, Nerbini  editore 2012) che cavalcava universi lontani dal reale: meglio sarebbe stato, secondo i pedagoghi di allora, presentare ai fanciulli storie di sacrifici e di piccoli martiri offerti all’amor di patria e alla fede nella chiesa di Cristo. Tollerate erano le storie “meravigliose” se alla fine si rivelavano semplici e banali sogni. Ma Craveri e pure il nascente astro Jacovitti erano abili manipolatori di avventure favolose o fantastiche e riuscivano a passare quasi indenni attraverso le pur strette maglie della rete della censura autarchica. Altri tempi, altre atmosfere, nelle quali mi ritrovo in giorni come questo quando con sotto il nasone le annate del Vitt anteguerra le guardo e riguardo spinto da un folletto pazzo e deridente che mi tira le precchie e mi fa parlare e scrivere sotto la sua dettatura.

  14. Beh, il folletto mi tira ovviamente “le orecchie”. Mah, sempre questi errori di battitura.

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